Dal conflitto russo-ucraino al conflitto Conte-Draghi - Russia News / Новости России

Il Punto

Pubblicato il Aprile 23rd, 2022 | Da Redazione Russia News

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Dal conflitto russo-ucraino al conflitto Conte-Draghi

Da giorni sui social media imperversa una richiesta da parte di molti italiani: “Aridatece Conte!

Un inaspettato ritorno di popolarità per l’ex Presidente del Consiglio, che arriva congiuntamente ad un vorticoso calo di consensi per Mario Draghi, che raccoglie fischi ed insulti in ogni angolo del Paese dove si reca in visita.

Molti cittadini stanno dimostrando una crescente insofferenza per il Governo in carica, che appare indifferente ai veri bisogni del Paese, mentre spende tempo, parole e soprattutto soldi pubblici in priorità fittizie, utili per ribadire la sudditanza alla UE ma che non riguardano, anzi piuttosto danneggiano, il Popolo italiano.

Il motivo principale si colloca senza alcun dubbio nell’atteggiamento irresponsabile dell’attuale Premier verso il conflitto russo-ucraino, e nella sua insistenza a voler buttare il denaro dei contribuenti per inviare armi all’Ucraina; gesto che non solo crea ulteriore tensione sul fronte bellico, ma colloca i problemi degli italiani nella fascia di serie B. Proprio in questi giorni infatti spopola la polemica dei sindaci di varie città, in Friuli e in Veneto, che si lamentano delle casse vuote a causa dell’accoglienza dei “profughi” ucraini e non sanno con che soldi continuare a mantenerli. Naturalmente degli indigeni friulani e veneti non importa nulla a nessuno, tantomeno ai Governatori, gli ex populisti Massimiliano Fedriga e Luca Zaia. Ma prima di accettare tanti ucraini in maniera indiscriminata, perché non hanno contato quanti spiccioli dei veneti e dei friulani avevano in tasca?

G20 summit or meeting concept. Row from flags of members of G20 Group of Twenty and list of countries, 3d illustration

La crescente crisi del Belpaese, tra aziende che chiudono, disoccupazione in forte aumento, inflazione in costante rialzo, sanità allo sbando, povertà sempre più tangibile, sembra non scalfire la fredda corazza dell’Esecutivo, che marcia spedito verso la sua missione di cieca obbedienza ai diktat della NATO, che ci impone anche di aumentare i fondi destinati agli armamenti.

Ma gli elettori, che nonostante le menzogne dei media hanno ben capito quanto la responsabilità effettiva del conflitto sia da ricondurre all’occidente, non vogliono vedere i soldi delle proprie tasse spesi per finanziare le pretese belliche del poco lucido Zelensky e chiedono invece il perseguimento della pace, che non è poi così lontana, basterebbe iniziare con il rispetto di Minsk 2 da parte del regime ucraino.

Pace che però “l’impero della menzogna” non intende inseguire e in questo contesto il Primo Ministro italiano sembra essere il più agguerrito; oltre all’invio di armamenti fin da subito, pare che il blocco dei fondi esteri che fanno capo alla Banca Centrale Russa sia stato fortemente voluto proprio da lui.

Nel frattempo paesi più assennati, quali Francia e Germania, stanno ponendo dei freni sia sulle armi che sulle sanzioni; ovviamente, e giustamente, per salvaguardare i propri interessi e l’economia dei propri stati.

Sono bastate pertanto poche e chiare parole da parte di Giuseppe Conte, che si scaglia da giorni contro l’invio di mezzi bellici a Zelensky e l’aumento della percentuale del PIL destinata al riarmo, per riaccendere gli animi dei suoi sostenitori, e non solo, che hanno fortemente apprezzato questa presa di posizione.

Probabilmente non lo fa per amor di Patria, ma più semplicemente per ritagliarsi un ruolo politico di spicco in un futuro riassetto del Paese, vista anche la crisi in cui sta progressivamente scivolando il non eletto Governo Draghi, ma a questo punto ogni parola spesa in favore di una risoluzione pacifica è benvenuta e assolutamente auspicabile.

Il Presidente dei pentastellati, ribadisce con forza la sua posizione: “Siamo fermamente contrari a un incremento massiccio delle spese militari a carico del bilancio dello Stato. Di fronte all’instabilità di questo conflitto non si può rispondere con una reazione emotiva e alcune spinte a un riarmo indiscriminato. Non possiamo distrarre risorse rispetto ai pilastri della sicurezza dei cittadini italiani, in questo momento di grande difficoltà economica e sociale, e investire fondi straordinari nel riarmo. Noi siamo assolutamente contrari“.

Ma siccome “ce lo chiede la NATO” is the new “ce lo chiede l’Europa” (frase con cui ci raggirano da anni), Draghi prosegue imperterrito a rimarcare il servilismo strisciante della colonia Italia verso gli ordini d’oltreoceano; il suo mantra ormai è diventato “armiamo Zelensky”, sordo agli appelli delle associazioni di industriali, commercianti, artigiani che sono costretti a licenziare, chiudere e magari svendere a capitali stranieri.

Dunque, sappiamo che a pensare male si fa peccato ma spesso ci si azzecca: a qualcuno non viene il sospetto che forse era proprio questo l’obiettivo finale?

Chiedere ai greci…

Eva Bergamo

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