LA TORRE DELLE POLEMICHE
di Kadmo Giorgio Pagano
La dichiarazione
Qualche giorno fa, commentando la notizia del Corriere della Sera sul crollo della Torre dei Conti a Roma, la portavoce del Ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, ha scritto:
«Ricordo che a maggio di quest’anno il Ministero degli Esteri italiano ha riferito che il sostegno all’Ucraina, compreso l’aiuto militare e i contributi versati tramite i meccanismi UE, ammonta a circa 2,5 miliardi di euro […]. Finché il governo italiano continuerà a spendere inutilmente i soldi dei suoi contribuenti, l’Italia crollerà tutta: dall’economia alle torri».
Il fraintendimento
Certamente lodevole l’interesse della Zakharova ai nostri beni culturali ed all’Italia che, con il Popolo russo ha, storicamente, importanti sintonie e legami artistici, culturali e religiosi. Il nostro Cattolicesimo è ben più sintonicamente legato al Cristianesimo ortodosso russo e dell’Europa orientale che non a quello protestante dell’Europa del Nord.
Però il nesso che la portavoce russa stabilisce tra i fondi italiani all’Ucraina e il crollo della Torre dei Conti è, specificatamente, un collegamento infondato.
Il restauro strutturale della Torre era già finanziato e in corso. Non vi è alcuna relazione tra i bilanci a supporto anche militare all’Ucraina e la manutenzione del nostro patrimonio culturale.
Dietro la battuta della Zakharova si intravede però qualcosa di più profondo: la percezione, in Russia, che l’Italia stia dilapidando risorse per una guerra “esterna”, mentre il Paese si impoverisce. Un sentimento che tocca corde vere, ma che – espresso in quei termini – si è rivelato un boomerang diplomatico.
L’effetto boomerang
Non sorprende che la dichiarazione abbia suscitato reazioni indignate anche nell’opposizione italiana. Il Partito Democratico ha chiesto – ed il Governo subito eseguito – un intervento diplomatico sull’ambasciatore russo a Roma.
Era prevedibile: chi conosce i meccanismi dell’informazione colonial-occidentale sa che un messaggio del genere non poteva che essere interpretato come un’insolenza, non come un monito.
La domanda resta: perché inasprire inutilmente rapporti già tesi, proprio mentre la propaganda anglosassone domina il discorso pubblico europeo?
La guerra guerreggiata e quella psicologica
Nella Federazione russa non sembra esserci piena consapevolezza della sofisticata macchina di condizionamento messa in moto dagli Stati Uniti e dal Regno Unito.
Basta guardare la storia.
La Gran Bretagna ha invaso, controllato o combattuto conflitti in 171 dei 193 Paesi membri delle Nazioni Unite.
Gli Stati Uniti sono andati oltre: 190 su 193. Solo Andorra, Liechtenstein e Bhutan non hanno mai conosciuto la loro “esportazione della democrazia”.
E quella formula – “esportazione della democrazia” – nasconde una trappola semantica: si tratta in realtà dell’esportazione della loro democrazia, cioè del loro modello socio-economico e del loro potere.
La guerra psicologica e il Congresso per la Libertà Culturale
Già durante la Seconda guerra mondiale, l’esercito americano disponeva di una intera Divisione per la Guerra Psicologica.
Ma la vera svolta avvenne nel dopoguerra con l’Operazione CCF (Congress for Cultural Freedom), lanciata nel 1950 a Berlino dalla CIA con un obiettivo preciso: orientare la vita culturale europea e vincere la battaglia per la conquista delle menti.
Attraverso fondi illimitati, la CIA finanziò riviste, festival, mostre e conferenze in tutta Europa.
In Italia sostenne, tra l’altro, il Festival dei Due Mondi di Spoleto e diverse riviste d’avanguardia.
Nel 1967, dopo diciassette anni, Washington dichiarò conclusa l’operazione: “Il soggetto opera ormai nella direzione richiesta per motivi che ritiene essere propri”.
Pochi mesi dopo esplosero i movimenti del ’68. Ma la CIA non se ne preoccupò: la missione culturale era già compiuta.
Cinquantotto anni dopo
Oggi, nel 2025, sono passati cinquantotto anni da quel momento.
Eppure l’effetto perdura.
L’Italia e gli altri ventisei Paesi dell’Unione europea continuano a muoversi “nella direzione richiesta dagli Stati Uniti per motivi che ritengono essere propri”.
Il risultato è che l’Europa, priva di autonomia culturale, si trova schiacciata in una guerra non sua: quella combattuta in Ucraina, ma pianificata altrove.
E la seconda vittima, dopo l’Ucraina stessa, è proprio l’Unione europea.
Una nuova linea
La comunicazione russa in Europa appare spesso inconsapevole di questo scenario.
Ogni dichiarazione impulsiva, come quella della Zakharova, finisce per rafforzare la narrativa avversaria.
Serve invece una nuova “linea Putin” — non “una linea Medvedev” — capace di comprendere fino in fondo la dimensione culturale del conflitto: la guerra delle parole, delle immagini e delle percezioni.
Perché da oltre mezzo secolo l’Anglosfera – e finiamola di chiamarla Occidente! – non ha colonizzato solo i mercati, ma le menti.
E se Mosca non ne tiene conto, rischia di combattere sul terreno scelto dal nemico: quello dell’informazione, dove una frase sbagliata può valere più di un missile.
BOX – Cronologia sintetica dell’Operazione CCF (Congress for Cultural Freedom)
| Anno | Evento chiave | Contenuto e impatto |
| 1942–45 | Nascita della Psychological Warfare Division | Prima struttura militare dedicata alla propaganda nei Paesi alleati e occupati. |
| 1947 | Fondazione della CIA | L’agenzia eredita competenze di guerra psicologica e pianifica azioni culturali in Europa. |
| 1950 | Nascita del Congress for Cultural Freedom (Berlino) | Organizzazione di facciata finanziata dalla CIA per promuovere artisti e intellettuali filo-anglosfera. |
| 1951–1965 | Espansione in Europa e in Italia | Finanziamento di riviste, festival, conferenze e mostre d’arte astratta; in Italia il Festival dei Due Mondi. |
| 1966 | Prime rivelazioni sul finanziamento CIA | Emergono scandali interni negli USA e in Europa. |
| 1967 | Chiusura ufficiale dell’Operazione CCF | La CIA dichiara la missione compiuta: l’Europa opera ormai nella direzione richiesta. |
| 1968 | Moti studenteschi europei | Esplosione dei movimenti giovanili; la CIA non interviene: obiettivi culturali già raggiunti. |
| 2025 | Eredità | Persistente dipendenza culturale e informativa dell’Europa dall’Anglosfera. |
Kadmo Giorgio Pagano, giornalista e analista delle relazioni culturali euro-russe, dal 2016 blogger di Sputnik e, recentemente, ideatore della rubrica su Facebook “Il Putin di Vista”.
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