Roma

Pubblicato il novembre 25th, 2013 | Da Francesca Brienza

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I Tetti di Roma

Qualche sera fa mi trovavo a cena a casa di amici. Una villettina nel dodicesimo quartiere di Roma, a ridosso delle Mura Aureliane e del fiume Tevere. Quartiere Gianicolense per la precisione, comunemente chiamato  dagli abitanti “Monteverde”. Una di quelle zone residenziali della capitale che si estende dalle  mura gianicolensi, appunto,  fino a via del Casaletto. Insomma, come avrete capito, è uno di quei posti in cui piacerebbe viverci a molti, dove eleganza e quiete fanno da padrone.

A catturare la mia attenzione, però, non è stata tanto la bellezza della casa disposta su tre piani,  quanto il panorama che ho conosciuto una volta raggiunta la terrazza in cima. E’ successo  in quel preciso momento,  mentre osservavo tutti quei tetti timidamente  illuminati dalla luna,  che avrei voluto saper fluttuare in aria come una farfalla per  poter godere lo spettacolo di un’ inconsueta Roma dall’alto.

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In pochi istanti mi son tornate in mente le descrizioni di Italo Calvino in Palomar (1983), oggi ancora attualissime: “ La forma vera della città è questo sali e scendi di tetti, tegole vecchie e nuove, coppi ed embrici[…] Separati da golfi di vuoto irregolari e frastagliati, si fronteggiato terrazzi proletari con corde per i panni stesi [..] e terrazzi residenziali con spalliere di rampicanti su tralicci di legno..”.

Proprio così. Estendendo il più possibile lo sguardo, si trova questo e molto altro sulla cornice di Roma . L’attico a destra, il campanile della chiesa in fondo a sinistra, finestre bifore e trifore, cupole che tondeggiano sul cielo, tegole. Colori dal rosa pastello al giallo vivo si mischiano davanti a noi, disarmati spettatori.

E’ femmina Roma, è solare, allegra e romantica. Ti rapisce lo sguardo e te lo inchioda su di Lei. Bella e raggiante, al buio e in piena luce. E’ irresistibile. Non è tanto la capacità di osservarla che conta, quanto la voglia di farlo davvero. E se ciò accade, una volta sola non ti basterà. Dopo un po’ ne sentirai di nuovo il bisogno. Vorrai vederla un’altra volta, in silenzio, senza proferire parola perché nei pensieri celati vi direte tante cose. Mosso da un bramoso desiderio di Lei, inizierai a frequentare tutti i posti ove poterla spiare senza che se ne accorga: nel pomeriggio andrai alle Terrazze del Vittoriano, dove la vista spazia dalla magnificenza del Colosseo e dei Fori Imperiali alle chiese del centro storico, dal Fiume Tevere al Ghetto ebraico, dalla Piazza del Campidoglio al Quirinale e  dal moderno quartiere Eur ai caratteristici Castelli Romani; al calar del sole ti sposterai al Pincio, a guardarla con occhi innamorati, dalla splendida Terrazza di Piazza Napoleone I. Di notte, invece, ti fermerai al Gianicolo, sulla riva destra del Tevere, in prossimità della statua di Garibaldi, e da quel colle ne ammirerai, affascinato, i suoi scorci storici, le sue curve antiche. E il cuore lo sentirai palpitare forte, fremere nel petto, scoppiare d’amore. Sentirai l’impulso forte di dichiararti a lei, ma sarebbe folle, un castigo troppo grande. Perché sai che non potrebbe mai essere solo tua. E’ la più corteggiata di tutte Roma, la più desiderata, invidiata, idolatrata. La sua impossibilità di corrisponderti sarebbe una pena troppo grande per il tuo povero cuore.

E allora questo amore, questa passione, non glieli confiderai mai. Resteranno sentimenti che continuerai a  coltivare in segreto, dentro di te, ogni volta che andrai a trovarla e a guardarla da lontano, lasciando che il suo vento soffice ti sfiori la faccia.

Anche se a me piace pensare che non si tratti di vento. Ogni volta chiudo gli occhi e immagino che sia la mano di Roma a sfiorarmi per farmi una carezza.
 
Francesca Brienza

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One Response to I Tetti di Roma

  1. Un articolo capace di entrare nel cuore del lettore. Un pezzo che è una testimonianza d’AMORE per una città che ti fa dimenticare pure il severo problema del traffico, per quanta bellezza sa sprigionare, sulle vedute come nei suoi scorci. Che ti fa comprendere la fortuna di essere romano e abitare o passare per ROMA.
    Delle righe che mi hanno fatto iniziare bene la giornata, che mi hanno incendiato il cuore, in un mondo sovente basato su superficiali conclusioni, per quanto è fatto bene, con una prosa fluida; di chi ha passato qualche ora sui libri e di chi sa recitare, anche attraverso lo scritto, il proprio rapporto coi sentimenti, veri, autentici. In quest’ottica la citazione di Calvino parla della tua preparazione ed è azzeccata
    Marco Ferradini lo definirebbe una spremuta di cuore. Andiamo ad analizzare i passaggi più belli. La frase “che avrei voluto saper fluttuare in aria come una farfalla per poter godere lo spettacolo di un’ inconsueta Roma dall’alto” mi fa dire: umana, profonda, brava, forte e dolce, in una sola parola FRANCESCA. Questa, è una frase degna della tua straordinaria solarità, di chi ha scritto un articolo così bello.
    E l’altra frase che esalta quanto è passato dal cuore alla capacità descrittiva è la seguente: “Anche se a me piace pensare che non si tratti di vento. Ogni volta chiudo gli occhi e immagino che sia la mano di Roma a sfiorarmi per farmi una carezza”. Questa è persino sublime, degna chiosa.

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