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Venezia

Pubblicato il giugno 20th, 2014 | Da admin

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ALLA BIENNALE DI VENEZIA ANCHE LE NUOVE ARCHITETTURE RUSSE

logo Biennale di VeneziaLa Russia delle tensioni politiche con l’Ucraina, i riflettori olimpici dei Giochi di Sochi, le polemiche sulla “questione gay”: questi i grandi temi che hanno fatto da premessa e da contorno alla partecipazione del Paese guidato da Vladimir Putin, alla edizione 2014 della Biennale di Venezia. Al Parco ha lavorato, fra gli altri, uno dei più importanti studi di architettura russi, Gup Mniip (Mosproject-4). Fondato nel 1968, ha realizzato numerosi progetti “sociali” a Mosca ed è tra le firme a capo del Moscow Committee for Architecture and Urban Planning, un’istituzione che si occupa di cercare nuove soluzioni nel rispetto nel patrimonio esistente, preservando gli edifici storici e introducendo restrizioni sulle nuove costruzioni nel centro di Mosca.

E’ stata definita “la Biennale della storia“,  i 65 paesi partecipanti hanno infatti riletto criticamente ed in profondità la loro storia urbanistica e architettonica, concentrandosi sulle fondamenta dell’architettura con cui questa Biennale,  firmata da Rem Koolhaas, sta già ottenendo notevoli risultati.

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Il Presidente Paolo Baratta ha dato il via alla manifestazione in un’atmosfera dove l’imbarazzo per il recente terremoto giudiziario che ha travolto la città e la regione era palpabile. Per la prima volta la vernice della Biennale Architettura ha raggiunto come visitatori i numeri record totalizzati dalla vernice della sua sorella maggiore, la Biennale Arte.

Il Leone d’oro per la migliore partecipazione nazionale è andato alla Coreaper la straordinaria capacità di presentare un nuovo corpus di conoscenza sull’architettura e l’urbanistica in una situazione politica particolarmente delicata”. «È un premio importante per il nostro paese – ha spiegato il curatore Minsuk Cho – che ci permette di avvicinare culture diverse». Il Leone d’argento invece è andato al Cileper la sua capacità di affrontare un capitolo critico della storia della globalizzazione mondiale”. Premiato con un altro Leone d’argento anche il miglior progetto di ricerca della sezione Monditalia: Sales Oddity. Milano 2 and the Politics of Direct-to-home TV Urbanism, curato dall’architetto Andrés Jaque. Accanto ai Leoni molte menzioni speciali: al Canada, alla Francia e alla Russia per i padiglioni e ad Italian Limes, Intermundia e Radical Pedagogies: Action-reaction-interaction per quanto riguarda i progetti. Biennale di Venezia 2014 14

Pezzo forte della cerimonia d’apertura la consegna del Leone d’oro alla carriera alla architetto canadese Phyllis Lambert. “Non come architetto, ma come committente e curatore, Phyllis Lambert ha offerto un eccezionale contributo all’architettura” legge dalla motivazione Rem Koolhaas, principale promotore del premio a questa “signora dell’architettura nord-americana”. Un Leone alla carriera dunque attribuito ad una personalità sicuramente di spicco a livello internazionale, ma donna conosciuta soprattutto come critico, curatore, per le numerose battaglie ambientaliste e per la salvaguardia dei tessuti storici delle città. Ma perché sottolineare che il premio, attribuito in passato ad archi-star del calibro di Renzo Piano, Paolo Soleri, Jørn Utzon, Toyo Ito e allo stesso Koolhaas, viene assegnato ad un architetto ma “non come architetto”? Una possibile risposta viene dalla lettura della seconda parte della motivazione, dove il testo recita: “Senza la sua partecipazione, uno dei pochi esempi di perfezione assoluta realizzato nel XX secolo, il Seagram Building a New York, non sarebbe mai esistito… Gli architetti creano architettura; Phyllis Lambert ha creato architetti”. Rem Koolhaas dunque nella sua Biennale dedicata alla storia del modernismo nei vari paesi del mondo ha scelto per il massimo riconoscimento una archi-mater, una personalità eccentrica rispetto all’archi-star-sistem in senso stretto. Una sorta di mossa strategica che gli permette – lui teorico del post-modernismo – di non attribuire il premio ad un collega e contemporaneamente, nella sua Biennale di ripensamento storico, di non avallare uno stile architettonico piuttosto che un altro: insomma meglio prediligere una mater certa in mancanza di un pater incerto anche quando si parla di architettura. Particolarmente soddisfatto dei risultati di questa Biennale il Ministro della cultura Dario Franceschini che a fine cerimonia ha twittato il suo compiacimento “Ecco cosa può essere l’Italia!”, sottolineando poi come la Biennale sia un modello di “virtuosità che nella sua forma giuridica il Ministero sta pensando di adottare anche per altre istituzione culturali italiane nel quadro del complesso piano di ristrutturazione del mondo della cultura e dello stesso ministero varato con il recente decreto cultura”.

Francesca Brienza

Servizi fotografici di Manuel Chingon Zamattio e Walter Dabalà

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