Djokovic si schiera con la Serbia contro Kosovo e NATO

Novak Djokovic è un grande tennista, anche per chi non segue questo sport e lo sport in generale, ma è anche un campione che non ha paura di esporre le proprie idee politiche e sociali, spesso pagando per questo. Lo abbiamo visto in occasione della vaccinazione di massa a livello mondiale contro il Covid-19, quando fu estromesso dagli Australian Open per non essersi vaccinato. Ora il campione serbo si è schierato apertamente anche in favore della Serbia, nell’ultima crisi con il Kosovo.

Dopo il comunicato della Nato Kosovo Force che informava dei 25 militari rimasti feriti negli scontri avvenuti in Kosovo, in seguito all’insediamento di sindaci di etnia albanese nelle aree a netta maggioranza serba, Novak Djokovic, impegnato nel torneo del Roland Garros a Parigi, ha dichiarato:

“Non sono un politico, né intendo entrare in dibattiti. Come serbo, mi fa male quello che sta accadendo in Kosovo. La nostra gente è stata espulsa dai comuni. Questo è il minimo che potessi fare. Come personaggio pubblico, sento l’obbligo di mostrare sostegno alla nostra gente e a tutta la Serbia. Ho sentito che ci sono state molte critiche sui social. Non so se qualcuno mi punirà o qualcosa del genere, ma lo rifarei. Sono contrario a guerre e conflitti di qualsiasi tipo. Il Kosovo è il nostro cuore, la roccaforte, il centro degli eventi più importanti, la più grande battaglia si è svolta lì, il maggior numero di monasteri. Ci sono molte ragioni per cui ho scritto questo, mio padre è nato lì“.

Le parole del serbo, che a Parigi insegue il 23esimo Slam, arrivano come detto, dopo gli episodi di tensione registrati lunedì a Zvecan, la città nel nord del Kosovo dove è cresciuto proprio il padre di Djokovic cosi come lui stessso ha dichiarato. Gli scontri hanno causato una trentina di feriti tra i soldati della Kfor, la forza di peacekeeping della NATO.

RED




WTA Ladies Trophy: le stelle del tennis mondiale si ritrovano a San Pietroburgo

Sakkari Maria GRE vs Rybakina Elena KAZ

San Pietroburgo. Terminati gli Australian Open con il successo dell’idolo di casa nonchè numero uno al mondo Ashleigh Barty, i riflettori del circuito femminile tornano a riaccendersi in una delle città più incantevoli del mondo: San Pietroburgo. Dal 7 al 13 febbraio la città russa, fondata nel 1703 sul delta della Neva per volontà di Pietro il Grande, accoglierà la settima edizione del WTA Ladies Trophy (votato dalle giocatrici come miglior torneo nella categoria dei 500). Non ci sarà la detentrice del trofeo Daria Kasatkina, che lo scorso anno s’impose in finale nel derby tutto russo sulla connazionale Margarita Gasparyan: la tennista nativa di Togliatti è risultata positiva al Covid e non potrà quindi difendere il prestigioso titolo conquistato nel 2021. Alla Sibur Arena (la cui capienza, nel rispetto delle misure restrittive per la pandemia, sarà ridotta al 50%) non mancheranno comunque le stelle.

Siniakova_Katerina_CZE_vs_Rybakina_Elena_KAZ

A guidare il tabellone dell’evento sponsorizzato da Gazprom Export sarà la tennista greca (numero 8 del mondo) Maria Sakkari, che al primo turno affronterà la russa Anastasia Potapova. La seconda testa di serie del torneo è l’estone (numero 9 della classifica WTA) Anett Kontaveit, attesa da un primo turno tutt’altro che agevole che la vedrà contrapporsi alla svizzera Jil Teichmann. Elena Rybakina (finalista nel 2020) torna a San Pietroburgo da numero tre del seeding. La giovane moscovita, naturalizzata kazaka, dopo un’ottimo avvio di stagione culminato con la finale raggiunta ad Adelaide ed il miglioramento del proprio best ranking (attualmente è la numero 12 del mondo), ritroverà il campo dopo l’infortunio che l’aveva costretta al ritiro al secondo turno degli Australian Open.

Al primo turno affronterà una giocatrice proveniente dalle qualificazioni. Testa di serie numero quattro è Anastasia Pavlyuchenkova: la russa (numero 14 della classifica WTA e finalista al Roland Garros lo scorso anno) è attesa al primo turno dal confronto con la romena Jaquelin Cristian. La medaglia d’oro olimpica (n. 5 del seed) Belinda Bencic sfiderà la russa Veronika Kudermetova. Tra le protagoniste annunciate la fuoriclasse ceca (bicampionessa slam, nonchè già trionfatrice a San Pietroburgo nel 2018) Petra Kvitova (in tabellone grazie ad una wild card), così come la lettone (vincitrice del Roland Garros nel 2017) Jelena Ostapenko, la belga Elise Mertens e l’italiana Camila Giorgi. Nell’attesa che il tabellone si completi con i risultati delle qualificazioni, sono già nel main draw le russe Ekaterina Alexandrova, Vera Zvonareva (semifinalista lo scorso anno) e Kamilla Rakhimova.

Stefano Tardi




European Open: ad Amburgo Andrey Rublev supera Tsitsipas e vince il terzo titolo in stagione

Amburgo – Un anno fa, la terra tedesca aveva significato il rientro in campo dopo l’ennesimo infortunio della sua giovane carriera, e la finale raggiunta il punto di partenza verso la risalita tra i grandi del tennis mondiale. Andrey Rublev, che a febbraio del 2018 si era spinto a ridosso della top 30 (numero 31 al mondo il 19 febbraio), un anno dopo (nel 2019) si era ritrovato scaraventato fuori dalla top 100 (n. 115 del ranking il 18 febbraio). Il russo, però, dopo aver recuperato la condizione, ha avuto la forza di reagire, di ritrovare match dopo match il suo tennis e, dopo la finale di Amburgo, finire in crescendo il 2019, culminato con il trionfo casalingo alla Kremlin Cup, a Mosca, ovvero nella città che il 20 ottobre del 1997 gli ha dato i natali. Terminato il 2019 da numero 23 del mondo, Andrey ha iniziato il 2020 in modo entusiasmante, vincendo due tornei consecutivi: a Doha (Qatar) ed Adelaide (Australia), spingendosi fino alla posizione numero 14 del ranking ATP. Poi, sul più bello, è arrivata la pandemia. Dopo aver vinto un torneo esibizione in Austria a luglio, Rublev ha raggiunto i quarti di finale agli US Open, fermato nella sua corsa solo dal connazionale Daniil Medvedev. Un risultato importante, quello ottenuto sul cemento newyorkese, che gli ha consentito di agguantare il suo best ranking, ovvero la posizione numero 12 al mondo, ad un passo dall’obiettivo da sempre dichiarato: la top ten.

All’European Open di Amburgo, torneo di categoria ATP 500, Andrey Rublev si è presentato da testa di serie numero 5. Il giovane tennista russo al primo turno ha avuto la meglio sullo statunitense Tennys Sandgren, liquidato con un doppio 6-3 in poco più di un’ora di partita, mentre agli ottavi di finale un altro statunitense, Tommy Paul, lo ha costretto al terzo set (6-1, 3-6, 6-2). D’autorità il successo ai quarti sullo spagnolo Roberto Bautista-Agut (numero 11 del ranking e 4 del seeding), superato in due set (6-2, 7-5) e di spessore (6-2, 6-4) quello sul norvegese Casper Ruud (semifinalista a Roma e tra i più in forma sulla terra rossa) che gli ha spalancato le porte della finale. Ultimo ostacolo per la conquista del titolo il greco (di madre russa) Stefanos Tsitsipas, numero 6 al mondo e 2 del tabellone. In una finale ben giocata, a tratti spettacolare, ad avere la meglio è stato Rublev, che ha visto premiata la sua maggior regolarità, a discapito di un greco troppo discontinuo e letteralmente crollato nel finale quando, presentatosi a servire per il titolo nel terzo parziale sul 5 a 4 in suo favore, ha perso tre game di fila chiudendo il match con un doppio fallo che, dopo due ore e ventuno minuti di battaglia sportiva senza esclusione di colpi, ha sancito il 6-4, 3-6, 7-5 in favore del moscovita. Per Andrey, che ha issato la bandiera russa in Germania per la prima volta dopo il 2009 (quando ad imporsi fu Nikolay Dadydenko), è arrivato così il quinto successo in carriera nel circuito ATP, il terzo in stagione, il primo nella categoria 500.

Non ci sarà però neanche il tempo di godersi il meritato successo. Mentre si giocava la finale ad Amburgo, a Parigi si sono già aperte le danze per il terzo ed ultimo slam stagionale (a Wimbledon non si è giocato quest’anno), il Roland Garros. In Francia, Andrey (testa di serie numero 13) giocherà il primo turno contro lo statunitense Sam Querrey. Nel main draw anche i connazionali Daniil Medvedev (testa di serie numero 4), atteso dal confronto con l’ungherese Marton Fucsovics, e Karen Khachanov (testa di serie numero 15) che al primo turno sfiderà il polacco Kamil Majchrzak.

Stefano Tardi




Roland Garros: Khachanov supera anche Del Potro e stacca il pass per i quarti di finale dello slam parigino

Parigi – Dopo tre turni complessivamente agevoli e superati in scioltezza , Karen Khachanov si è trovato per la prima volta nel torneo ad affrontare il match da sfavorito, almeno secondo le quote dei bookmakers, al cospetto dell’argentino Juan Martin Del Potro, testa di serie numero 8 del torneo, semifinalista nella passata edizione del Roland Garros; un big del cricuito dal curriculum importante: uno Us Open conquistato nel 2009, il Master 1000 di Indian Wells dello scorso anno, l’argento olimpico conquistato a Rio nel 2016 ed una storica Coppa Davis, sempre nel 2016, vinta da protagonista assoluto contro la Croazia a Zagabria.  Un giocatore amato dalle folle e capace di portare sempre il tifo dalla sua parte, e non solo quello degli argentini che lo seguono in tutto il mondo. “DelPo”, come è soprannominato, con quel suo dritto spettacolare da molti indicato come il più devastante del circuito.

Il gigante di Tandill (198 cm di altezza, come Khachanov), classe 1988, all’inizio fa valere tutta la sua potenza, serve una altissima percentuale di prime palle impedendo al giovane moscovita di essere pericoloso in risposta. Per inverso l’argentino riesce a farsi minaccioso sul servizio del russo tanto da procurarsi ben cinque palle break (tre nel quinto, due nell’undicesimo gioco) senza però riuscire a concretizzare. Merito anche di Karen, che nei momenti importanti trova il massimo dalla battuta e non consente a Del Potro la possibilità di giocarsi le chance di break. Poi, quando il tie break sembra essere l’epilogo più scontato, arriva la zampata del russo. Dopo cinque turni al servizio praticamente perfetti l’argentino cala il rendimento in battuta e Khachanov è concentrato nel cogliere al volo l’opportunità. Si procura l’unica palla break grazie ad un dritto in avanzamento dal centro del campo e chiude il set grazie ad un errore dell’argentino che manda in rete un tentativo di variazione di rovescio in lungolinea: 7 a 5 dopo 56 minuti. Il successo nel primo parziale dà sicurezza al russo che gioca un secondo set praticamente perfetto.

Comanda lo scambio con regolarità, varia il gioco con qualche smorzata e scende a rete con buona efficacia. Nel secondo gioco trova il break a zero e, grazie ad un ottimo rendimento in battuta, non concede nulla sui propri turni a DelPo, aggiudicandosi il secondo parziale per 6 giochi a 3. Sotto due a zero, nel terzo parziale l’argentino reagisce d’orgoglio. Strappa la battuta a Khachanov nel secondo gioco ma il russo non si scompone, resta lucido, e nel game successivo conquista l’immediato contro break grazie ad un vincente di dritto in lungolinea. L’inerzia del match sembra essere ormai dalla parte del russo che però, nel sesto gioco, incappa in un pessimo turno di servizio consentendo a Del Potro un altro, stavolta decisivo, break. Khachanov prova a pareggiare i conti ma l’argentino ritrova l’efficacia della battuta e, soprattutto, trova nel rovescio, fin li poco efficace (come di consueto suo punto debole), un insperato alleato e porta a casa il parziale: 2 a 1 e match riaperto.

Sono ormai quasi le 21, quando inizia il quarto set, e la sensazione è che, comunque vada, sia l’ultimo di giornata: in caso di vittoria del parziale da parte dell’argentino e conseguente aggancio sul due pari, il rinvio del quinto set al giorno dopo appare scontato. Del Potro prova a sfruttare l’onda lunga del set appena conquistato e si procura due palle break consecutive senza però riuscire a trasformarle. L’occasione non sfruttata pesa sulla testa dell’argentino, così come fisicamente, ormai da un po’, pesano sulle gambe gli scambi lunghi. Nel game successivo, con un doppio fallo regala due opportunità a Khachanov a cui basta la prima, che arriva grazie ad una risposta profonda non controllata da Del Potro, per ottenere il break decisivo. Dà li in avanti, come nel secondo parziale, il russo è impeccabile. Detta lo scambio provando a muovere e l’argentino, sempre più in difficoltà negli spostamenti, per  decidere poi il momento in cui accelerare, e quando l’argentino prova a sfondare col dritto Khachanov si difende efficaciemente, riuscendo spesso a ribaltare le sorti dello scambio. Nel sesto gioco si procura altre due palle break, una delle quali grazie ad una splendida demi-volée, ma Del Potro si salva con un vincente di dritto. Fino al nono gioco, quando Khachanov serve per il set. Un rovescio out dell’argentino vale il match point che il giovane russo trasforma con un imprendibile ace al centro: finisce 7-5, 6-3, 3-6, 6-3 dopo tre ore e dodici minuti di battaglia. Un successo che significa la top ten nel ranking ATP ed i quarti di finale, il miglior risultato di sempre per il ventitreenne moscovita in un torneo del grande slam. Prossimo avversario uno specialista della terra, l’austriaco Dominic Thiem.

Stefano Tardi




Roland Garros: Khachanov travolge Klizan e raggiunge gli ottavi di finale

Parigi – L’obiettivo, per tutti, quando si affronta un torneo del grande slam è sempre quello: arrivare alla seconda settimana. Ovvero quando, dagli ottavi di finale in poi, inizia un torneo nel torneo, dove restano solo i migliori. Una fase a cui arrivare possibilmente senza aver speso troppo energie, fisiche e nervose, nei match precedenti, per giocarsi, nel caso specifico, l’ambita coppa dei moschiettieri trovando la miglior condizione proprio quando il gioco si fa duro. Una missione perfettamente compiuta da Karen Khachanov, 23 anni compiuti lo scorso 21 maggio, una settimana prima dell’inizio di questa avventura parigina. Il giovane moscovita, accreditato della teste di serie numero 11, nel primo turno ha travolto il tedesco Stebe (6-1, 6-1, 6-4 in un’ora e trentanove minuti), ha lasciato un solo set al francese Barrere (6-3, 7-6, 0-6, 7-5 in due ore e quarantesei minuti), prima di trovarsi di fronte il sempre temibile slovacco Martin Klizan, numero 55 del mondo, capace di estromettere dal torneo il beniamino di casa Lucas Pouille.

Nei primi due giochi entrambi tengono la battuta a zero. Il primo punto in risposta lo firma il russo, che trova il dritto vincente sul servizio dello slovacco. Un passante di rovescio, invece, porta Kachanov sul 15- 40 che significa due palle break consecutive. Basta la prima: Klizan non tiene lo scambio da fondo e va fuori giri con il dritto. Khachanov tiene ancora la battua nel game successivo confermando il break di vantaggio e strappa nuovamente il servizio allo slovacco che non riesce a tenere da fondo la pressione esercitata dal russo con il dritto. Due errori di fila (un dritto in rete nel tentativo di cercare la variazione in lungolinea ed uno slice di rovescio che supera la riga di fondo) regalano un altro break al russo: 4 ad 1 e parziale in cassaforte. Il set si chiude poco dopo, con Khacahanov che strappa la battuta a zero a Klizan; sei giochi di fila e 6 ad 1 il punteggio finale, dopo appena ventitre minuti. Nel secondo set, però, Khachanov perde efficacia al servizio, dimunendo drasticamente la percentuale di prime in campo (a fine parziale saranno appena il 50%). Nei primi tre giochi si susseguono così altrettanti break (2 ad 1 per lo slovacco). Il russo pareggia il conto dei break nel sesto giocco: un vincente di dritto in lungolinea vale il tre pari. Nel game successivo Khachanov, per la prima volta nel parziale, tiene la battuta e si porta avanti nel punteggio. Nel decimo gioco, sul 5 a 4 per il russo, Klizan si ritrova a servire per provare a restare nel set. Khachanov però è implacabile, gioca un game perfetto e chiude il parziale con due dritti vincenti (il primo in risposta, l’altro al termine di un lungo scambio). Nel terzo e decisivo set Klizan alza il livello di gioco, ma il russo non fa sconti e tiene alta la concentrazione. Nei primi cinque giochi non ci sono palle break; poi, nel sesto, la svolta. Sul trenta pari Klizan regala palla break con un doppio fallo e poi spedisce un rovescio in corridoio: 2 a 4. Khachanov non concede palle break e chiude sul proprio turno di servizio; l’ennesimo dritto vincente il lungolinea vale il match point, trasformato alla prima occasione grazie ad un ace esterno (l’undicesimo della partita). Finisce 6-1, 6-4, 6-3 dopo un’ora e quarantadue minuti.

Un risultato importante, che eguaglia il miglior risultato raggiunto dal russo fin qui negli slam (a Parigi è per la terza volta consecutiva agli ottavi di finale). Un risultato prestigioso, arrivato in un momento tutt’altro che esaltante, con Khachanov che si è presentato al Roland Garros con il non lusinghiero bilancio di 10 vittorie e 12 sconfitte in stagione. Un inizio di 2019 difficile che, ad esclusione dei quarti di finale raggiunti in marzo ad Indian Wells  e le due vittorie in Coppa Davis a febbraio, non lo ha mai visto protagonista. A differenza del 2018, culminato con la vittoria nel Master 1000 di Parigi-Bercy e con il record stagionale nel circuito di vittorie sul cemento indoor. Prossimo avveesario, l’argentino Juan-Martin Del Potro, semifinalista lo scorso anno a Parigi, rientrato a Roma (dove ha raggiunto i quarti di finale) dopo un lungo (l’ennesimo) infortunio. Per il russo in palio ci sono i quarti di finale e la possibilità di entrare tra i primi dieci giocatori al mondo.

Stefano Tardi




Roland Garros: sul Philippe Chatrier va in scena il primo acuto di Anastasia Potapova

Parigi – Le prime volte non si dimenticano mai, sono destinate a lasciare il segno, a restare impresse nella mente, ricordi indelebili che segnano vite, storie, carriere. Le urla di gioia, la commozione di questo 26 maggio 2019, saranno emozioni che Anastasia Potapova si porterà per sempre nel cuore. La prima vittoria al Roland Garros, lo slam parigino, da debuttante. Non è stata la prima vittoria in assoluto in un torneo dello slam. Quella era già avvenuta qualche mese fa, a Melbourne, quando era ancora diciassettenne. 15 gennaio, primo turno dell’Australian Open, un’ora e quarantatre minuti per avere la meglio sulla veterana francese Pauline Parmentier (6-4, 7-6). Ma lì, non c’erano i riflettori, niente luci della ribalta. Stavolta, invece, match di primo turno in programma sul leggendario Philippe Chatrier, il campo centrale di Parigi, uno di quei luoghi dove si scrive la storia del tennis. Il nuovo Chatrier, ristrutturato ed ammodernato, è stato così inaugurato dal match tra la numero 5 del tabellone Angelique Kerber (ex numero uno della classifica WTA, tre titoli slam in bacheca) e, per l’appunto, Anastasia Potapova, presentatasi esordiente nello slam parigino da numero 81 al mondo.

La giovane russa, nata a Saratov il 30 marzo 2001, è entrata in campo decisa, determinata a far sua la partita, a comandare lo scambio, per nulla intimorita né dal prestigio dell’avversaria né dalla responsabilità di giocare sullo Chartier. Anastasia ha iniziato a picchiar duro, come è solita fare, già dal primo game al servizio, tenuto agevolmente. Nel secondo gioco, un gran rovescio lungolinea le ha regalato la prima palla break, sprecata da un tentativo di drop shot, non perfettamente eseguito, che ha consentito alla tedesca di arrivare sulla pallina e portare il game ai vantaggi. Anastasia però non si è scomposta, ha ricominciato a pressare da fondo campo costringendo la Kerber a due errori di fila,  strappandole così la battuta. Match iniziato come meglio non si potrebbe ma l’impazienza, la giovanile frenesia, se non controllata, rischia di produrre anche conseguenze negative. La ricerca della potenza e della profondità ad ogni costo, unitamente alla volontà di chiudere il punto velocemente, portano Potapova a commettere qualche errore gratuito di troppo, regalando alla tedesca, senza sforzo, l’immediato contro break e, nel game successivo, l’aggancio sul due pari. A questo punto la giovane russa ha il merito di leggere la partita, di intuire che contro una delle migliori giocatrici in fase difensiva del circuito (se non la migliore), che sa perfetttamente appoggiarsi alla spinta dell’avversaria, serve la pazienza di saper giocare qualche colpo in più, reggere gli scambi lunghi aspettando il momento giusto per sfoderare il vincente senza forzare troppo, senza prendere rischi eccessivi, contenendo l’irruenza. Muovere l’avversaria, variare il gioco, magari anche con qualche palla corta, e perchè no insistendo sul gioco in contropiede, approfittando delle non perfette condizioni della Kerber.

La strategia funziona, Potapova si porta a condurre 5 giochi a 4 e la tedesca si ritrova a servire per restare nel set. Kerber si porta sul 40-0 ma la giovane russa infila sei punti consecutivi (il primo, una splendida palla corta – l’ultimo, un poderoso diagonale di rovescio) e si aggiudica il primo set 6 giochi a 4. Il secondo parziale è, di fatto, un lungo assolo della Potapova che s’invola sul 4 a 0 prima di avere un piccolo passaggio a vuoto, un momento di esitazione, che porta la tedesca sul 2 a 4 ad un solo break di distanza. Ma è solo un attimo, la giovane russa riprende la sua strada e chiude trionfalmente il match (6-4, 6-2) in un’ora e quattordici minuti.

Certo, si dirà che quella vista sullo Chatrier non era la migliore Kerber, che la terra rossa non è la sua superficie prediletta, che la tedesca non giocava un match dal 5 maggio in seguito ad un infortunio che, per sua stessa ammissione nella conferenza stampa pre match, aveva rischiato di mettere in dubbio la sua partecipazione allo slam parigino. Tutto vero, come evidenziato anche dalle due vistose fasciature alle caviglie della tedesca. Vero è anche, però, che Anastasia è entrata determinata fin da subito, ha mostrato carattere, non ha ceduto all’emozione, ha saputo mantenere alta la concentrazione nei momenti importanti non consentendo ad una giocatrice esperta come la Kerber di rientrare in partita. Segnali di crescita, da una ragazza da poco maggiorenne, formatasi nell’accademia di Alexander Ostrovsky (suo manager), che alla fine del 2016, neanche sedicenne, annunciava il ritiro dalla categoria juniores per esordire nel circuito professionistico. Un successo che segna anche il primo importante risultato da quando a seguirla nel suo angolo c’è, da pochi giorni, Iain Hughes (ex coach di giocatrici come Elina Svitolina e Belinda Bencic), che ha preso il posto della sua storica allenatrice, Irina Doronina.

Stefano Tardi




Roland Garros: inizia a Parigi l’Open di Francia, lo slam che ha fatto la storia del tennis russo

Parigi – Dopo Madrid e Roma, la stagione su terra rossa raggiunge il momento più alto ed atteso dell’anno con il Roland Garros, secondo slam stagionale.  Un torneo, quello parigino, particolarmente ricco di significato nella storia del tennis russo. Nel 1996, infatti, sul Philippe Chatrier, Evgeny Kafelnikov conquistò la Coppa dei Moschettieri e divenne il primo giocatore russo nella storia ad aggiudicarsi un titolo del grande slam, superando in tre set il tedesco Michael Stich (7-6, 7-5, 7-6). Anche in ambito femminile Parigi è stata la terra dove si è scritta la storia. Nel memorabile 2004, il 5 giugno resta una data indelebile; sul Philippe Chatrier, sotto gli occhi dell’ex presidente Boris Eltsin, due russe scendono in campo per regalarare alla Russia il primo titolo dello slam: Anastasia Myskina e la connazionale Elena Dementieva, con la prima ad alzare al cielo la Coppa Suzanne Lenglen e ad iscrivere il proprio nome nell’albo d’oro del torneo imponendosi 6-1, 6-2. Nel 2009, in un’altra finale tutta russa, Svetlana Kuznetsova conquista il suo secondo titolo slam in carriera (dopo lo Us Open del 2004) superando Dinara Safina (6-4, 6-2). Tre finali consecutive e due successi per Maria Sharapova, nel 2012 su Sara Errani (6-3, 6-2) e nel 2014 su Simona Halep (6-4, 6-7, 6-4). Da ricordare anche il 2013, con il successo in doppio della coppia formata da Elena Vesnina ed Ekaterina Makarova su quella italiana composta da Sara Errani e Roberta Vinci (7-5, 6-2).

Anche questa edizione vedrà una nutrita partecipazione di atleti russi, soprattutto in ambito femminile. Nella parte alta del tabellone, al primo turno sarà derby tra Margarita Gasparyan, ammessa direttamente nel main draw, e la qualificata Anna Blinkova; Evgeniya Rodina si troverà di fronte la statunitense Madison Keys. Primo turno decisamente complicato per Vitalia Diatchenko: la tennista di Sochi dovrà infatti fronteggiare Serena Williams e la sua determinazione nel cercare il ventiquattresimo titolo slam in carriera. Daria Kasatkina (unica testa di serie russa, numero 21) è attesa al primo turno dalla qualificata italiana Jasmine Paolini; Ekaterina Alexandrova affronterà la testa di serie numero 30 Mihaela Buzarnescu, mentre l’esperta Vera Zvonareva si troverà di fronte la qualificata Aliona Bolsova Zadoinov. Nella parte bassa, invece, primo turno di prestigio per Anastasia Potapova, opposta alla tedesca Angelique Kerber (tre titoli slam in carriera) e Veronika Kudermetova che si troverà di fronte l’ex numero del mondo Caroline Wozniacki; la veterana Anastasia Pavlyuchenkova incrocerà le racchette con Mandy Minella, mentre l’ex detentrice del titolo Svetlana Kuznetsova si troverà di fronte la qualificata Kristina Kucova. Dalle qualificazioni hanno raggiunto il tabellone principale anche Sofya Zhuk (opposta alla tedesca Laura Siegemund) e Liudmila Samsonova, attesa dalla croata Donna Vekic. Assente Maria Sharapova, ancora infortunata.

In campo maschile occhi puntati su Karen Khachanov (testa di serie numero 10), inserito nella parte alta del tabellone, che al primo turno sarà opposto al tedesco Marcel-Cedric Stebe. Nella parta bassa del tabellone, invece, Daniil Medvedev (testa di serie numero 12) se la vedrà con il francese Pierre-Hugues Herbert. Ostacolo francese anche per Alexey Vatutin (arrivato dalle qualificazioni), opposto a Corentin Moutet.

Stefano Tardi




Roma: dal 6 al 19 maggio la 76esima edizione degli Internazionali BNL d’Italia

Roma – Con le prequalificazioni che scatteranno il 6 maggio si aprirà ufficialmente la 76esima edizione degli Internazionali BNL d’Italia, che entrerà nel vivo a partire dal 12 (ultimo turno delle qualificazioni e primi incontri del tabellone maschile), per poi concludersi domenica 19 (giorno delle finali). Dal 2011 il torneo vede svolgersi contemporaneamente sia l’evento maschile (categoria Master 1000 del circuito ATP) che quello femminile (categoria Premier 5 del circuito WTA), e rappresenta l’ultimo grande evento su terra rossa prima del Roland Garros. Un torneo che è ormai uno degli appuntamenti più importanti della stagione tennistica, in crescita costante, ed apprezzato da tutti (addetti ai lavori e spettatori), con tanto di riconoscimenti ufficiali: l’edizione femminile è stata infatti premiata dalla WTA (ovvero dai voti delle giocatrici), per tre anni consecutivi (2016, 2017, 2018), come il miglior torneo di categoria Premier 5. La bellezza del Foro Italico, in cui spicca la spettacolarità dello Stadio della Pallacorda (intitolato poi nel 2006 a Nicola Pietrangeli – leggenda del tennis italiano, due volte trionfatore nello slam parigino ed altrettante agli Internazionali d’Italia), con i suoi gradoni di marmo bianco e le statue che lo circondano, crea un’atmosfera unica. Un’ambiente che, unitamente all’efficienza organizzativa ed alla passione del pubblico ha contribuito a fare degli Internazionali uno degli eventi più attesi dell’anno, nella capitale e non solo. L’edizione del 2019, poi, cade in un momento particolarmente felice del tennis italiano, galvanizzato dal trionfo di Fabio Fognini al Master 1000 di Montecarlo (primo giocatore italiano a trionfare in un torneo di questa categoria) e dalla attribuzione, alla città di Torino, delle ATP FINALS per il quinquiennio 2021-2025. Fattori che, oltre ad un appeal in costante ascesa che lo rende un evento sempre più partecipato, fanno sperare gli organizzatori di veder superare il record di 204.000 presenze registrate nel 2016 e quello degli incassi, risalente al 2017. Del resto, come già annunciato dal Presidente della FIT (Federazione Italiana Tennis) Angelo Binaghi, sono già state superate le prevendite registrate nel 2018, quando l’affluenza complessiva fu di 203.758 spettatori e l’incasso di 11.629.011 euro.

Numeri alla portata, perchè, oltre alla speranza di vedere un italiano protagonista ad oltre quarant’anni di distanza dall’ultimo successo azzurro al Foro Italico (quello di Adriano Panatta nell’indimenticabile annata del 1976, in cui trionfo’ anche al Roland Garros e fu protagonista della nazionale che vinse la Coppa Davis in Cile), il 2019 vedrà il ritorno a Roma del fuoriclasse elvetico Roger Federer (assente nelle due ultime due edizioni in seguito alla rinuncia a giocare la stagione su terra), quattro volte finalista agli Ibi e molto amato dal pubblico della Capitale, oltrechè, naturalmente, dagli appassionati di tutto il mondo. Senza contare tutti gli altri protagonisti del circuito mondiale. Dallo spagnolo Rafael Nadal (che con 8 affermazioni vanta il record di successi a Roma), chiamato a difendere il titolo conquistato lo scorso anno per confermarsi principe del Foro Italico, a Novak Djokovic (il serbo, numero uno al mondo, otto volte finalista a Roma e trionfatore in ben 4 edizioni), al tedesco (di genitori russi) Alexander Zverev, massimo rappresentante della nuova generazione, finalista nel 2018 e che qui, nel 2017, ha conquistato il suo primo Master 1000 in carriera. Solo per citarne alcuni.

In ambito femminile, invece, l’ucraina Elina Svitolina (la cui partecipazione non è scontata, a cusa di problemi al ginocchio) difende i due titoli conquistati consecutivamente nelle ultime due edizioni. Un torneo, quello femminile, particolarmente aperto e senza una favorita della vigilia. Basti pensare che i primi 22 tornei disputati in stagione hanno visto trionfare ben 21 diverse giocatrici, con la sola Petra Kvitova in grado di conquistare 2 titoli. Come in campo maschile, anche  in quello femminile si avrà un grande ritorno, quello di Serena Williams (regina del Foro Italico quattro volte: 2002, 2013, 2014, 2016).

Tra le assenze spicca quella di Maria Sharapova. La siberiana (regina del Foro Italico in ben tre occasioni: 2011, 2012, 2015), ancora convalescente dopo l’operazione conseguente all’infortunio alla spalla destra, ha dovuto dare forfait, e non potrà difendere la semifinale conquistata nella passata edizione.  In campo femminile, pertanto, le speranze russe saranno riposte su Daria Kasatkina ed Anastasia Pavlyuchenkova, cui potrebbero aggiungersi altre connazionali provenienti dalle qualificazioni. Oltre ai successi di Masha, il Foro Italico ha visto anche altre protagoniste russe. La prima ad imporsi nella Capitale fu infatti, nel 2009, Dinara Safina, che s’impose 6-3, 6-2 nella finale tutta russa sulla connazionale Svetlana Kuznetsova. Una stagione particolarmente fortunata, il 2009, per le giocatrici russe su terra. Nelle stesso anno, infatti, Sveta e Dinara furono protagoniste di altre due finali sulla stessa superficie, a Stoccarda ed al Roland Garros, che segnarano altrettanti successi per la Kuznetsova.

In campo maschile, invece, saranno Karen Khachanov e Daniil Medvedev a rappresentare la Russia nel main draw del Master 1000 di Roma. Karen, dopo un difficile avvio di stagione, è chiamato al riscatto, seppur sulla superficie meno adatta alle sue caratteristiche; Daniil che pure, come il connazionale, prediligie le superficie veloci, proverà invece a dare continuità agli ottimi risultati che in questa stagione sono arrivati anche su terra rossa. Non ci sarà invece Andrey Rublev, che ha affidato ad un tweet la sua delusione per aver dovuto interrompere la stagione su terra a causa di un infortunio al posto destro.

Stefano Tardi

 

 

 

 




A Barcellona Thiem e la spalla fermano Medvedev, ma il russo continua la sua ascesa al vertice

Barcellona – Che Daniil Medvedev avesse imboccato la strada giusta lo si era capito già ad inizio stagione, quando aveva confermato i progressi della seconda metà del 2018. Con la finale a Brisbane (persa con Nishikori al terzo set), gli ottavi di finale all’Australian Open (sconfitto dal futuro vincitore Djokovic), la vittoria a Sofia , la semifinale a Rotterdam (con eliminazione per mano del vincitore del torneo Monfils) ed il terzo turno a Miami (in cui si è arreso solo a Sua Maestà Roger Federer, vincitore poi del Master), Daniil aveva archiviato la prima parte di stagione sul cemento con ottime sensazioni e la serenità di poter cominciare quella su terra rossa senza particolari pressioni (non avendo di fatto punti da difendere in classifica). Arrivato al Rolex Master 1000 di Montecarlo il ventiduenne russo ha sorpreso tutti, dimostrando di essere ormai un giocatore completo, capace di sfidare i migliori del circuito non solo sul veloce. Dopo due turni agevoli (6-1, 6-1 a Joao Sousa e 6-1, 6-2 a Radu Albot), agli ottavi di finale, ha sconfitto Stefanos Tsitsipas (numero 8 del mondo) 6-2, 1-6, 6-4; poi, ai quarti di finale, il capolavoro contro il numero uno Novak Djokovic, sconfitto 6-3, 4-6, 6-2 prima di cedere in semifinale ad un altro serbo, Dusan Lajovic (7-5, 6-1). Con il prestigioso risultato ottenuto in terra monegasca, Medvedev è arrivato a Barcellona con il quinto posto nella race come biglietto da visita. Accreditato di un bye, in quanto testa di serie numero 7, il russo ha iniziato la sua avventura spagnola al secondo turno contro lo spagnolo Albert Ramos-Vinolas (battuto 6-3, 2-6, 6-1); ha quindi superato lo statunitense Mckanzie McDonald (6-3, 6-2) ed il cileno Nicolas Jarry (6-3, 6-4), prima di incrociare in semifinale le racchette con il nipponico Kei Nishikori (numero 7 del mondo), unico giocatore in grado di spezzare il dominio dei tennisti spagnoli che nel torneo catalano trionfavano ininterottamente dal 2003, imponedosi in ben due occasioni (2014 e 2015). Quarto confronto tra i due, con il giapponese avanti (2 a 1) nei precedenti e vicitore dell’unico confronto tra i due su terra rossa (a Montecarlo, nel 2018).

Medvedev vs. Nishikori. Un match caratterizzato subito da grande intensità e scambi duri in cui il nipponico, quando lo scambio si allunga, sembra essere, come da pronostico, più a suo agio. Ma il russo, che nei precedenti incontri ha imparato a conoscerlo, ha il merito di tenere e la pazienza di saper aspettare l’occasione che puntualmente si presenta. Nel quinto gioco (sul 2 a 2), con uno splendido passante di dritto incrociato da fuori campo si porta sul 15-40 conquistando due palle break; il giapponese sbaglia e regala il vantaggio al russo. E’ lo strappo decisivo del set, visto che nessuno dei due perderà più la battuta nel parziale. Nel decimo gioco Nishikori si procura una palla break, ma Daniil è bravo ad annullarla di rovescio e poi a ribaltare la situazione con due ace, il primo con uno slice esterno da sinistra, il secondo trovando la riga al centro per chiudere 6 giochi a 4 la prima frazione. In apertuta del secondo parziale Medvedev prova a sfruttare la scia del set appena concluso e si procura una palla break che però il nipponico annulla con coraggio, tenendo il servizio. Seguono sei giochi di fila senza palle break prima del game decisivo, quando Daniil concede al giapponese due opportunità consecutive; annulla la prima con il servizio ma sulla seconda, nel tentativo di uscire dallo scambio, prova una palla corta letta da Nishikori che ci arriva, il russo cerca il lob che risulta però corto e consente al nipponico lo smash che lo porta a condurre 5 a 3 per chiudere poi il parziale nel successivo di turno di servizio con una bella smorzata. Il terzo set si apre con Medvedev in battuta; il russo concede subito palla break che il nipponico sfrutta con un pizzico di fortuna: una stecca di dritto si trasforma in un diagonale stretto su cui Daniil arriva in leggero ritardo consegnando il break in apertuta all’avversario. Il russo sfoga tutta la sua frustrazione sulla racchetta. Sembrerebbe la svolta del match, anche perchè Nishikori sembra sempre più in fiducia; tiene la battuta agevolmente e poi, nel turno successivo di risposta si porta avanti 15-30. Medvedev ha però il merito di non cedere, si aggrappa al servizio ed ottiene il game. Poi, quasi inaspettato, arriva il passaggio a vuoto del giapponese, che, con due errori gratuiti di fila, regala il controbreak al russo: 2 a 2. Dopo 7 turni consecutivi senza perdere il servizio il tiebreak sembrerebbe l’epilogo scontato; invece, nel dodicesimo gioco, con Medvedev avanti 6 a 5, il russo prima trova la parità con un rovescio in diagonale, poi si costruisce il match point a conclusione di uno scambio perfetto in cui chiude di rovescio lungolinea, dopo essersi aperto meravigliosamente il campo dopo una diagonale stretta; nel punto decisivo Nishikori spara in rete il dritto lungolinea, fissando il punteggio sul 6-4, 3-6, 7-5 e regalando a Medvedev la prima finale in carriera su terra rossa. Un russo torna così in finale a Barcellona sedici anni dopo quella persa da Marat Safin contro Moya nel 2003; lo stesso Safin che nel 2000 aveva iscritto il suo nome nell’albo d’oro del torneo sconfiggendo Juan Carlo Ferrero in una finale epica (4-6, 7-5, 6-3, 3-6, 7-5).

Terminato il match è andata in scena la seconda semifinale, tra l’idolo Rafael Nadal (11 volte trionfatore a Barcellona), chiamato a riscattare la sconfitta in semifinale a Montecarlo per mano di Fabio Fognini (poi vincitore del Master), e l’austriaco Dominic Thiem, solitamente indicato come il principale antagonista del campione maiorchino su terra rossa e finalista nell’ultima edizione del Roland Garros, nonchè recente vincitore, in marzo, del suo primo Master 1000 ad Indian Wells, in una spettacolare finale contro Federer. Premesse di un match che non ha deluso, tra scambi intensi e colpi spettacolari, che ha visto trionfare 6-4, 6-4 il  tennista austriaco, capace di strappare due volte il servizio allo spagnolo (una volta per set), senza mai perdere la battuta, dopo due ore di partita. Thiem, a caccia del tredicesimo titolo in carriera, si è così ritrovato in finale a Barcellona dopo quella persa due anni prima per mano di Nadal. Un precedente tra i due, sul veloce, quando nel 2018 l’austriaco si impose sul giovane moscovita al tiebreak del terzo set a San Pietroburgo.

PRIMO SET.        Thiem vince il sorteggio e sceglie di servire. Nel primo gioco si scambia poco, con Daniil che tiene agevolmente la battuta. Il secondo game è invece una battaglia; Medvedev si conquista una prima palla break con una accelerazione di dritto annullata dall’austriaco con uno smash dopo aver condotto bene lo scambio; subito dopo, però, Thiem manda largo un dritto dal centro del campo e concede una seconda chance al russo, che però spedisce in rete la risposta; altra parità e scambio lungo con Medvedev che tiene senza problemi da fondo. Ci prova allora Thiem ad uscire dallo scambio con una palla corta che però non supera la metà campo; il successivo doppio fallo consegna poi il break al russo che, tenendo la battuta subito dopo,  s’invola sul 3 a 0. Nel quarto gioco Thiem tiene per la prima volta il servizio, ma è costretto ad alzare il livello di gioco; splendida la smorzata che gli consegna il primo game del suo match. Poi la partita cambia. Medvedev inizia ad avvertire qualche fastidio alla spalla; non incide al servizio e prova ad accorciare gli scambi forzando le soluzioni: due errori consecutivi di dritto consegnano il break a zero all’austriaco, che rientra così subito in partita; tiene la battuta nel game successivo ed aggancia il russo sul 3 pari. Daniil prova a reagire, ma Thiem intuisce le difficoltà dell’avversario ed inizia a giocare il suo miglior tennis, variando in continuazione le soluzioni, alternando slice ed accelarazioni, e dettando sistematicamente lo scambio, anche perchè il russo non riesce più ad ottenere supporto dalla prima di servizio. Così, nel settimo game, l’austriaco rimonta da 0-40  ed ottiene un altro break con Medvedev che arriva sull’ennesima palla corta di Thiem ma manda out il dritto in avanzamento. Un game a testa porta i contendenti sul 5-4 per l’austriaco. Daniil chiama il medical time out per farsi curare la spalla, senza però riuscire a superare il problema. Thiem si presenta al servizio per chiudere il set e non spreca l’occasione; un dritto a sventaglio gli regala il primo parziale: 6 giochi a 4.

SECONDO SET: l’apertura della seconda frazione conferma le difficoltà del russo che prova con il serve and volley a limitare i danni senza però successo; subisce il break a zero e di, fatto, il match finisce qui. Medvedev resta in campo fino all’ultimo ma conquista solo 5 punti (dei 29 complessivi giocati) in tutto il set. Thiem chiude con una volée il match 6-4, 6-0 ed iscrive il suo nome nel prestigioso Torneo Godò, diventando il secondo tennista austriaco a riuscire nell’impresa dopo la doppietta di Thomas Muster (1995 e 1996).

Per Medvedev una settimana comunque da incorniciare, con il raggiungimento della prima finale in carriera su terra rossa e la consapevolezza, ormai, di poter esser competitivo su qualunque superficie. Nonostante la sconfitta, resta, al momento, il giocatore del circuito ad aver vinto più partite nel 2019, ben 25.

Stefano Tardi




IL TENNIS RUSSO TRA VECCHIE E NUOVE GENERAZIONI DI CAMPIONI

All’alba della nuova stagione di uno degli sport più amati a Mosca e dintorni ripercorriamo la stagione attraverso le gesta ed i risultati degli atleti che più si sono distinti nell’annata appena conclusa.

Daria Kasatkina Classifica alla mano è lei la capofila del movimento femminile della Federazione Russa. La ventunenne di Togliatti ha chiuso la stagione al decimo posto della classifica Wta dopo un’annata più che positiva (42 vittorie e 24 sconfitte nel circuito), impreziosita dal successo nel torneo di Mosca lo scorso ottobre. Una stagione iniziata ad alti livelli e che ha avuto il suo culmine in due finali di prestigio. A febbraio, a Dubai, “Dasha” è arrivata all’ultimo atto dopo aver regolato giocatrici del calibro di Radwanska, Konta, la connazionale Vesnina e la campionessa slam Muguruza prima di arrendersi ad Elina Svitolina. A marzo ha espresso tutto il suo talento ed il miglior tennis dell’anno nel deserto californiano arrivando fino in fondo al Premier Mandatory BNP Paribas Open di Indian Wells. Sul cemento statunitense, prima di cedere alla giapponese Osaka (futura trionfatrice agli US Open), la giovane russa si è presa lo scalpo di ben 4 vincitrici slam: la beniamina di casa Sloane Stephens, la numero due del mondo e fresca vincitrice degli Australian Open Caroline Wozniacki, Angelique Kerber ed un’icona del tennis mondiale come Venus Williams. In primavera, nella parte di stagione su terra rossa è mancato l’acuto, ma meritano di essere menzionati i quarti di finale ragggiunti a Madrid (sconfitta solo dalla futura campionessa Kvitova), il terzo turno a Roma (eliminata anche qui dalla futura vincitrice Svitolina) ed i quarti di finale raggiunti al Roland Garros. La russa ha poi confermato la sua attitudine ai grandi appuntamenti centrando i quarti di finale anche sull’erba londinese di Wimbledon dove, anche in questa circostanza, ha ceduto il passo solo alla futura trionfatrice del torneo, ovvero l’esperta tedesca Angelique Kerber (vincitrice in finale su Serena Williams).  Poi, nel finale di stagione, il trionfo di Mosca. Una finale sofferta, quella giocata contro la tunisina Jabeur, entrata in campo da sfavorita e quindi senza nulla da perdere. Pressione ed emozione hanno invece investito Dasha, entrata in campo contratta ma che ha saputo poi reagire, dopo aver perso il primo parziale, imponendosi in rimonta con il punteggio di 2-6 ; 7-6 (3) ; 6-4 per la gioia del pubblico di casa.

Karen Kachanov Se Daria guida la squadra femminile, Karen si è guadagnato sul campo il ruolo di leader del fronte maschile. Il gigante di Mosca (alto 1,98 m), classe ’96, ha confermato nel 2018 tutte le aspettative che si erano create attorno a lui. Una stagione che lo ha visto chiudere subito a ridosso della top ten (11ma posizione nel ranking ATP – 46 vittorie e 22 sconfitte nel 2018) e conquistare ben 3 titoli. Un anno iniziato subito con il primo successo arrivato già a febbraio sul cemento di Marsiglia, dove ha superato in una finale tirata l’idolo di casa, il francese Lucas Pouille con il punteggio di 7-5 ; 3-6;  7-5. Più sofferta, anche per le caratteristiche tecniche del giocatore, è stata la parte centrale di stagione disputata su terra rossa. Una superficie più lenta e quindi meno adatta a mettere in risalto la velocità di palla e la potenza di braccio del russo.  Poi dopo l’estate, il ritorno sul cemento ha segnato la sua definitiva esplosione. Prima a New York, dove agli US Open ha raggiunto il terzo turno prima di uscire a testa alta contro il pluricampione Rafael Nadal, in un tiratissimo  7-5; 5-7; 6-7 (7); 6-7 (3). Dunque il trionfo di casa, alla VTB Kremlin Cup di Mosca, dove ha facilmente superato in finale il francese Mannarino con un doppio 6-2. Infine, il suo capolavoro. Nell’ultimo Master 1000 di stagione, sul cemento indoor del Rolex Masters di Parigi-Bercy, Kachanov è giunto al trionfo superando ben 4 top ten: il gigante statunitense John Isner, il capofila della Next Gen Alexander Zverev, l’autriaco Dominc Thiem e, all’atto finale, il fuoriclasse serbo (trionfatore degli ultimi due slam di stagione), Novak Djokovic, superato in una finale pressochè perfetta con il punteggio di 7-5 ; 6-4. Un’impresa che ha riacceso i riflettori e dato nuova linfa al movimento tennistico russo. L’ultimo ad imporsi in un torneo di pari livello era stato, nel 2009, Nikolaj Davydenko.

Daniil Medvedev Se Kachanov ha ottenuto i successi più luminosi, non è stato l’unico a raccogliere i frutti del suo talento. Il ventiduenne moscovita è stato il primo tennista a regalare un successo alla Federazione Russa in questo 2018, al primo torneo giocato dove, nell’Atp 250 di Sydney, ha superato in finale il padrone di casa, nonché altra stella emergente della next gen Alex De Minaur, rimontando l’iniziale svantaggio, con il punteggio di 1-6 ; 6-4 ; 7-5. Poi, anche lui come il connazionale e coetaneo Kachanov, ha dato il meglio di sé nella seconda parte di stagione. Nell’estate statunitense ha trionfato al Winston-Salem Open superando in finale l’americano Steve Johnson con un doppio 6-4. Poi, nella stagione asiatica, il sigillo più importante. Ad ottobre, nella  finale del Rakuten Japan Open Tennis Championship, Daniil non ha lasciato scampo all’idolo locale, nonché favorito della vigilia, Kei Nishikori, liquidandolo con un secco 6-2 ; 6-4 e chiudendo l’annata alla posizione n. 16 del ranking Atp (con un saldo complessivo di 43 successi e 24 sconfitte).

Maria Sharapova La campionessa siberiana (5 slam in carriera: 2 Roland Garros, 1 Australian Open , 1 Wimbledon, 1 US Open) non ha certamente vissuto la sua miglior stagione, conclusasi senza titoli in bacheca e con pochi match disputati nel corso dell’anno (appena 31, 20 vittorie ed 11 sconfitte). L’assenza forzata di 15 mesi dal circuito (tra il gennaio 2016 e l’aprile del 2017), ed il conseguente azzeramento della sua classifica, hanno messo a dura prova la seconda parte di carriera di “Masha” che ha dovuto attingere a tutto il suo temperamento per risalire la china. Pur avendo chiuso l’anno senza successi, Sharapova ha comunque dimostrato di poter essere ancora competitiva a certi livelli. Ha raggiunto i quarti di finale a Madrd, la semifinale a Roma  (agli Internazionali BNL d’Italia), di nuovo i quarti di finale al Roland Garros ed ha conluso la stagione con gli ottavi di finale agli Us Open. Risultati che le hanno permesso di rientrare tra le prime 30 giocatrici al mondo (attualmente è n. 29 del ranking Wta), consentendole così l’accesso diretto al tabellone principale dei tornei della prossima stagione. A 31 anni Masha può e deve ancora dire la sua.

Svetlana Kuznetsova Così come per Masha, seppur a causa di motivazioni differenti, travagliata è stata pure la stagione della fuoriclasse, bicampionessa Slam (US Open 2004, Roland Garros 2009), Svetlana Kuznestova. La trentatreenne di San Pietroburgo ha saltato i primi due mesi di stagione a causa di un intervento al polso sinistro avvenuto nel finale del 2017. Rientrata in campo, non ancora in perfette condizioni, ha faticato a trovare gioco e ritmo. Eppure, il suo indiscusso talento, le ha permesso di agguantare, all’inizio di agosto, il Citi Open di Washington (diciottesimo titolo della sua eccezionale carriera), dove ha sconfitto in finale la croata Donna Vekic, superata in rimonta dopo aver perso il primo set con il punteggio finale di 4-6 ; 7-6 (7) ; 6-2. L’inizio del 2019 non sarà semplice (ha già annunciato che per preparare al meglio la stagione salterà gli Australian Open), ma l’augurio è di vederla giocare ai livelli ai quali gli appassionati di questo sport hanno avuto modo di ammirarla nell’arco della sua carriera.

Margarita Gasparyan Ci sono storie che più di altre si ha il piacere di raccontare.  Margarita Gasparyan, moscovita classe ’94, dopo un’ottimo inizio di carriera che l’aveva vista trionfare a Baku nel 2015, si era poi dovuta arrendere ad una ininterrotta serie di infortuni e tre interventi al ginocchio. Da Wimbledon 2016 era sparita dai campi di gioco per farvi rientro solo 15 mesi dopo, senza classifica. La svolta quest’anno, dopo i buoni risultati ottenuti nel circuito ITF ed aver chiamato al proprio angolo Carlos Martinez Comet. Il sodalizio con l’allenatore spagnolo ha dato subito i suoi frutti e così il 29 settembre, dopo aver liquidato nei turni precedenti giocatrici del calibro di Tania Maria e Mona Barthel, al Wta Tashkent Open, ha sconfitto in finale la giovane connazionale Anastasia Potapova con il punteggio di  6-2 ; 6-1, aggiudicandosi così (a tre anni di distanza dal primo) il secondo titolo in carriera.  Un successo che, unitamente ad altri risultati di rilievo, le ha consentito di scalare la classfica rientrando così tra le prime cento del mondo (attualmente è n. 92, avendo collezionato complessivamente in stagione 31 vittorie e 12 sconfitte). Un ritorno, quello della Gasparyan, salutato con affetto da tutti gli appassionati di tennis. La sensazione (e la speranza) è che si tratti per lei del luminoso inizio di una nuova carriera.

Daria, Karen, Daniil, Maria, Svetlana, Margarita, ma non solo. Merita una citazione di rilievo sicuramente la veterana del circuito Anastasia Pavlyuchenkova (numero 42 del ranking). La ventisettenne russa anche nel corso di questa stagione ha dimostrato tutta la sua determinazione, solidità e concretezza. Quelle caratteristiche che le hanno consentito, anche quest’anno, di aggiudicarsi almeno un torneo del circuito. La russa ha infatti scritto il proprio nome nell’albo d’oro del torneno di Strasburgo, dove ha superato, in una finale tiratissima, la slovacca Dominika Cibulkova: 6-7 (5) ; 7-6 (3); 7-6 (6) il risultato finale. Così come Anastasia Potapova (numero 93 del ranking). Nata a Saratov, classe 2001, la giovane russa, pur senza centrare il successo, è stata comunque in grado, appena diciassettenne, di raggiungere due finali (River Cup, persa contro Olga Danilovic; Tashkent Open, sconfitta in finale dalla Gasparyan). E c’è da essere certi che il futuro sarà ricco di successi. Così come, se i troppi infortuni che ne hanno condizionato il rendimento gli daranno tregua, sarà costellato di trionfi l’avvenire di Andrej Rublev. Il ventunenne moscovita (numero 68 del ranking e già un titolo Atp in bacheca conquistato nel 2017 ad Umago), che ad inizio anno ha raggiunto la finale in Qatar (sconfitto dal francese Monfils 6-3 ; 6-2) e che ha chiuso la stagione conquistando il terzo posto alle Atp Next Gen Final disputate lo scorso novembre a Milano, ha classe da vendere e tutte le carte in regola per affiancare i connazionali Kachanov e Medvedev ai vertici del tennis mondiale.

Una rapida cerrellata per rinfrescare la memoria in vista della stagione che sta per iniziare, pronta ad aprire i battenti a partire dalla fine di dicembre con il WTA di Shenzen (Cina, dal 30 dicembre al 5 gennaio), l’ATP e WTA di Brisbane (Australia, dal 31 dicembre al 6 gennaio), l’ATP di Doha (Qatar, dal 31 dicembre al 5 gennaio), l’ATP di Pune (India, dal 31 dicembre al 5 gennaio) ed il WTA di Auckland (Nuova Zelanda, dal 31 dicembre al 6 gennaio).

Stefano Tardi