Il Testimone: film russo che in Italia non vogliono sia visto, arriva Lamezia Terme (CZ)
Category: Cinema
16 Febbraio 2024
Dopo varie città, ma soprattutto tante proteste e polemiche, il film russo “il Testimone” approda ora anche in Calabria a Lamezia Terme (CZ) dove, per iniziativa di Donbass Italia, dell’Associazione Europa-Abcasia e Oscanews, è in programma la proiezione per il 17 febbraio 2024 alle 17.30 presso il Centro Congressi Prunia. Un’occasione da non perdere per tutti gli interessati alla visione di questo controverso film, che tratta uno dei temi più dibattuti della nostra attualità e che racconta un’altra verità rispetto a quella che circola in Italia
Il film/lungometraggio russo del regista David Dadunashvili, “Il Testimone” è un’opera cinematografica che vede protagonista l’attore Karen Badalov nei panni del personaggioDavid Cohen, un violinista belga che, trovandosi a Kiev per un concerto, nel febbraio 2022 diventa testimone di ciò che accade dopo l’inizio dell’operazione speciale della Federazione Russa.
Un film drammatico, prodotto da Ap Entertaintment, che intreccia in modo cinematografico vicende recenti tra oligarchi ucraini, miliziani del battaglione Azov, torture e bombardamenti in uno scenario di conflitto aperto.
L’attore protagonista Badalov, tra l’altro, ha realizzato un video dedicato al pubblico italiano, nel quale dichiara di ammirare molto il nostro Bel Paese.
Una pellicola decisamente controcorrente sottoposta ora a boicottaggio. Numerosi infatti i tentativi di opporsi alle proiezioni di questo film con le quali, in modo del tutto indipendente, si vuole sollevare un dibattito sui rapporti di forza in atto tra Ucraina e Russia.
La visione del film, per la sceneggiatura di Sergey Volkov, verrà preceduta da un dibattito introduttivo. Da remoto interverrà per il pubblico riunito a Lamezia Terme Kan Taniya, ambasciatore della Repubblica dell’Abcasia. Seguiranno gli interventi del cavaliere Vito Grittani, l’editore Pasquale Salatino e, da remoto, Andrea Lucidi e Vincenzo Lorusso, reporter di Donbass Italia.
Nasce a Venezia il primo giornale italiano dedicato alla Repubblica di Abcasia
Category: Abcasia
16 Febbraio 2024
Sukhum, capitale della Repubblica di Abcasia
Una repubblica indipendente e un popolo, quello abcaso, che ha scelto la strada di costruire uno stato sovrano dopo la vittoria. Una guerra, quella georgiano-abcasa del 1992-1993 e il cammino del moderno stato abcaso che da questo conflitto sono stati colpiti L’Abcasia (Abkhazia) ha tenuto due referendum nel 1994 e nel 1999, durante i quali proprio il popolo ha determinato inequivocabilmente l’ulteriore destino del paese: la creazione di uno stato sovrano, democratico e legittimo.
Questa in brevissima sintesi la storia recente di questo straordinario paese, dalle enormi potenzialità di sviluppo economico e turistico, che confina con la Russia e la Georgia e si affaccia sul Mar Nero con la sua capitale Sukhum.
Uno stato amico della Russia e di cui abbiamo spesso parlato, anche recentemente in occasione della degli accordi bilaterali sottoscritti tra il presidente abcaso Aslan Bzhania e il presidente della Federazione Russa, Vladimir Putin.
Queste sono state le principali premesse che hanno fatto convergere la decisione del nostro editore (Italeurasia Promonetwork di Venezia), di sostenere l’Abcasia, allargargando la diffusione e la conoscenza di questo paese anche in Italia e in Europa, con un nuovo progetto editoriale che si aggiunge a Russia News ( che proprio quest’anno ha compiuto i suoi 10 anni di vita) ed Eurasia News, che funge da portale giornalistico di informazione per l’area eurasiatica. Da pochi giorni è infatti attivo online Abcasia News ( www.abcasianews.eu ), “testata giornalistica dedicata all’informazione relativa alla Repubblica dell’Abcasia“.
Gianfranco Vestuto
“Abbiamo già fatto una operazione simile qualche anno fa con “Azerbaijan News” – ha dichiarato il direttore responsabile ed editoriale di Russia News, Gianfranco Vestuto– è nostro chiaro intento quello di far conoscere in Italia e in Europa, storie e territori dei paesi che pur avendo percorsi antichi hanno iniziato nuovi progetti di democrazia dopo la dissoluzione dell’ex Unione Sovietica. La Federazione Russa, a nostro avviso , resta il punto di riferimento su cui ruota la costruzione di nuove autonomie e indipendenze di questa vastissima area, che cercano nuovi schemi di cooperazione e di convivenza pacifica attraverso progetti federativi o di indipendenza ed in questo bisogna riconoscere il grandissimo lavoro del presidente russo Vladimir Putin che ha sempre lavorato avendo davanti a se questi obiettivi“. “Abcasia News – ha poi concluso il direttore Vestuto nella sua presentazione – va in questa direzione e vuole creare una sinergia comunicativa bilaterale unitamente con gli stessi operatori dell’informazione abcasi, perchè ciò aiuterà la reciproca conoscenza, elemento necessario per ciò che conta realmente per lo sviluppo di tutti i territori: l’amicizia tra i popoli e la cooperazione“.
Vito Grittani
Positive ed entusiastiche anche le parole dell’ambasciatore a.d. della Repubblica di Abcasia, Vito Grittani, che nelle dichiarazioni rilasciate al nostro giornale, esprime il suo plauso all’iniziativa editoriale, rigraziando il direttore Vestuto con cui si è incontrato pochi giorni fa a Bari e con cui ha disegnato una “road map” collaborativa per questo progetto, unico e primo in assoluto in Italia e in Europa. “Per noi è fondamentale avere uno strumento di comunicazione che faccia conoscere in tutte le sue caratteristiche l’Abcasia al di fuori dei nostri confini ed ancora di più in Italia che è comunque ritenuto un paese storicamente crocevia dell’Europa e del Mediterraneo. Dopo vari referendum noi ci poniamo – ha proseguito Grittani – come stato autonomo e proprio quest’anno ci accingiamo a festeggiare il 30° anniversario della nostra indipendenza.
Kan Taniya e Sergey Lavrov
Sulla stessa lunghezza d’onda di Grittiani , le dichiarazioni di Kan Taniya, ex viceministro degli Esteri del governo della Repubblica dell’Abcasia e attuale ambasciatore a.d. : “Sono veramente contento di questa iniziativa e già da mesi proprio con il direttore Vestuto, abbiamo iniziato un lavoro di consultazione reciproca per delineare il progetto di “Abcasia News” che noi riteniamo molto importante per il nostro Paese, ma che può costituire un esempio anche per altre realtà territoriali dell’immensa area eurasiatica, ancora troppo coinvolta in conflitti interregionali che ci auguriamo si risolvano soprattutto con l’utilizzo del buon senso comune. Abbiamo programmato una serie di briefing periodi per tarare e mettere a punto al meglio il cammino di questa importantissima iniziativa e già stiamo pensando di affiancare il giornale con dei nostri corrispondenti dall’Abcasia. Ho avuto modo di conoscere il direttore Vestuto in più occasioni e personalmente lo ritengo attualmente il giornalista più autorevole per sviluppare un progetto del genere per l’area russofona ed eurasiatica“.
Abcasia News è giò presente sui social. Qui di seguito vi indichiamo i relativi link:
1. La dichiarazione di Zurabishvili sul ritorno pacifico dell’Abcasia e dell’Ossezia del Sud alla Georgia sembra una semplice serie di parole che riflettono la tipica retorica della stragrande maggioranza dei politici georgiani. Non tengono conto di realtà fondamentali e consolidate: l’Abcasia e l’Ossezia del Sud sono Stati sovrani. La storia ricorda bene i fatti: aggressione militare contro l’Abcasia (guerra del 1992-1993) e azioni provocatorie sistematiche sul territorio dell’Abcasia (un attacco al distretto di Gal nel 1998, un elicottero della missione ONU abbattuto nell’ottobre 2001, l’invasione della gola di Codor nello stesso anno).
La Repubblica di Abcasia nutre quindi giustificate preoccupazioni circa le garanzie di sicurezza del Paese.
2. Ancora una volta la signora Zurabishvili ha confuso la situazione in Ucraina con la guerra georgiano-abcasa del 1992-1993, sostituendo apertamente i fatti nella sua frase: “Abbiamo avuto guerre, come ho detto, ci sono state tre aggressioni russe”.
Ma i fatti parlano chiaro: tre aggressioni militari sono state compiute dalla Georgia, con una popolazione di milioni di persone, contro i due piccoli popoli dell’Abcasia e dell’Ossezia del Sud.
3. Alla domanda sulle prospettive di integrazione della Georgia nella NATO e nell’UE, la Presidente Zurabishvili ha espresso la sua fiducia nella possibile adesione della Georgia a queste organizzazioni.
Il desiderio della Georgia di risolvere pacificamente le questioni con gli abcasi e gli osseti del sud, da un lato, e il desiderio sfrenato di entrare nella NATO, dall’altro, contraddicono completamente la stabilità e la sicurezza dell’intera regione del Caucaso meridionale. L’aggressore manipola la verità mascherandosi da vittima.
RED
L’Assemblea Generale dell’ONU adotta una risoluzione sui rifugiati dell’Abcasia e dell’Ossezia del Sud
Category: Caucaso
16 Febbraio 2024
Ancora una volta, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, ha adottato una sbilenca bozza di risoluzione presentata dalla Georgia (documento A/77/L.73) sugli sfollati interni e i rifugiati dall’Abcasia e dell’Ossezia del Sud.
“La risoluzione – commenta l’ex viceministro degli Esteri della Repubblica dell’Abcasia, l’ambasciatore Kan Taniya – è chiaramente distaccata dalla realtà, essendo stata adottata annualmente per 15 anni, ma le sue disposizioni rimangono inattuate. Inoltre, prima del voto, ai rappresentanti dell’Abcasianon viene data la possibilità di esprimere la propria opinione, il che rende l’intero processo parziale e non ha nulla a che vedere con il desiderio della Georgia e di tutti coloro che sostengono la risoluzione di risolvere una serie di questioni in sospeso“.
“L’Assemblea generale delle Nazioni Unite – prosegueTaniya – è stata concepita come una piattaforma per il dialogo e il processo decisionale consensuale. Quando si votano le risoluzioni relative all’Abcasia e all’Osseziadel Sud, è importante ascoltare le opinioni degli abcasi e degli osseti stessi per eliminare le imprecisioni e garantire una comprensione completa della complessità della questione“.
Ad esempio, sempre secondo l’ex vice ministro degli Esteri abcaso, è necessario prendere in considerazione i seguenti fatti:
Legittimità dell’indipendenza dell’Abcasia: la risoluzione contraddice il legittimo diritto del popolo abcasi all’autodeterminazione. La stragrande maggioranza ha votato per la costruzione dello Stato indipendente in referendum liberi ed equi nel 1994 e nel 1999, che hanno stabilito la Repubblica di Abcasia come Stato sovrano, democratico e basato sul diritto. Questo esercizio del diritto all’autodeterminazione è coerente con i principi sanciti dalla Carta delle Nazioni Unite.
Contesto storico: la risoluzione trascura il contesto storico del conflitto tra Abcasia e Georgia. La guerra scatenata dalla parte georgiana nel 1992-1993 è stata accompagnata da violenze su larga scala, atti terroristici contro i civili e atrocità commesse contro il popolo abcaso. I leader georgiani hanno dichiarato apertamente il loro desiderio di commettere un genocidio e di cancellare l’intero popolo abcaso dalla faccia della terra. Questi e molti altri fatti cruciali vengono sempre più spesso taciuti oppure omessi dai rappresentanti georgiani. In questo modo la parte georgiana è diventata un “negazionista storico”, poiché considera l’inizio del conflitto come il 2008 e le precedenti guerre georgiano-abcaso e georgiano-ossetino meridionale. Dal 2008, i georgiani hanno trasformato con successo questi due conflitti in uno quello con la Russia, incolpando quest’ultima di tutti gli errori della leadership georgiana degli ultimi 28 anni. Di fatto, sostenendo l’approccio unilaterale georgiano ai conflitti, la comunità internazionale sta mediando la trasformazione della Georgia da aggressore a vittima.
Sicurezza e stabilità: il riconoscimento dell’indipendenza dell’Abcasia da parte della Federazione Russa ha svolto un ruolo cruciale nel mantenimento della stabilità e della sicurezza dell’intera regione del Caucaso meridionale. Bisogna riconoscere che l’indipendenza dell’Abcasia e dell’Ossezia del Sud ha portato alla pace, alla riconciliazione e alla tutela dei diritti delle persone.
Dialogo costruttivo: invece di imporre misure unilaterali, la comunità internazionale dovrebbe incoraggiare un dialogo costruttivo tra tutte le parti coinvolte. Siamo fermamente convinti che solo attraverso negoziati costruttivi si possano raggiungere soluzioni sostenibili.
Cooperazione regionale: l’adozione della risoluzione mina seriamente gli sforzi per mantenere la stabilità e la sicurezza nella regione del Caucaso meridionale e svaluta gli sforzi compiuti dai diplomatici per firmare il documento di non uso della forza nelle margini delle discussioni di Ginevra.
A queste considerazioni fanno eco le parole dell’ambasciatore a disposizione della Repubblica di Abcasia, Vito Grittani, che aggiunge: “ogni conflitto ha una serie di sottili sfumature e l’elenco potrebbe essere completato con altre decine di punti che l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite dovrebbe prendere in considerazione per un dialogo equo, in cui gli interessi e le preoccupazioni di tutte le parti possano essere effettivamente presi in considerazione. Altrimenti, questa e qualsiasi altra bozza di risoluzione relativa all’Abcasia e discussa senza tenere conto del punto di vista della parte abcasa, nasconderà i vizi delle autorità georgiane sotto l’apparenza della virtù“.
Territori Contesi: un dibattito televisivo sui conflitti tra vecchie e nuove patrie dell’Eurasia
Category: TV
16 Febbraio 2024
Due ore di diretta televisiva su un argomento di scottante attualità quale è quello dei “Territori Contesi” nell’area Eurasiatica e quelli dell’ex Unione Sovietica. Questo è quanto andato in onda venerdi sera 19 maggio 2023 su Canale Italia, nell’ambito del programma “Notizie Oggi Lineasera“, condotto dal giornalista Vito Monaco. Ospiti della trasmissione in studio: Nicola Marzaro – Osservatore internazionale in Donbass, l’avv. Marco Pata, l’ambasciatore abcaso Vito Grittani e Giorgio Descovich Deschi. Collegati in remoto, il diplomatico abcaso Kan Taniya, Gianfranco Vestuto, giornalista e direttore responsabile di Russia News e Ennio Bordato, presidente dell’Associazione Aiutiamo i bambini del Donbass.
Tra gli argomenti principali del programma c’era l’operazione militare speciale della Russia in Ucraina e un’analisi comparativa con altri conflitti nello spazio post-sovietico nel suo complesso. In particolare, la guerra georgiano-abcasa del 1992-1993 e il cammino del moderno stato abcaso che da questo conflitto sono stati colpiti. I diplomatici abcasi Kan Tania e Vito Grittani hanno posto l’accento sulle differenze tra la guerra georgiano-abcasa e l’operazione militare speciale, ma anche sul perché la Georgia ha iniziato questa guerra e perché il popolo abcaso ha scelto la strada di costruire uno stato sovrano dopo la vittoria. “l’Abcasia (Abkhazia) ha tenuto due referendum nel 1994 e nel 1999, durante i quali il popolo ha determinato inequivocabilmente l’ulteriore destino del paese – la creazione di uno stato sovrano, democratico e legittimo“, ha dichiarato Khan Tania.
Inoltre, i diplomatici hanno raccontato anche perchè dal 2014, i volontari abcasi della Brigata Pyatnashka, creata da Ahra Avidzba, stanno continuando a difendere il Donbass.
“I volontari abcasi sono andati a proteggere il popolo del Donbass perché non potevano rimanere indifferenti alla sistematica discriminazione etnica da parte delle autorità di Kiev. Questa è la stessa mancanza di rispetto per la lingua, la cultura e le tradizioni native che i georgiani nel loro tempo hanno mostrato agli abcasi“, ha detto Kan Tania.
Vito Grittani ha invece raccontato le sfide che i cittadini della Repubblica dell’Abcasia devono affrontare nei paesi dell’UE: “al momento, i diplomi di istruzione superiore, passaporti e altri documenti rilasciati nella Repubblica dell’Abcasia non sono riconosciuti dai paesi dell’Unione Europea. “A questo proposito, abbiamo preparato, insieme ad avvocati competenti, un appello e lo abbiamo inviato al ministro degli Esteri italiano, Antonio Tajani chiedendo a un gruppo di lavoro di sviluppare un meccanismo che consenta ai cittadini abcasi di realizzare i diritti umani fondamentali per accedere all’istruzione e alla medicina“.
Il direttore di Russia News, Gianfranco Vestuto, ha posto l’accento sul ruolo dell’informazione che dopo l’inizio dell’operazione militare speciale della Russia in Ucraina, è divenuta spudoratamente fuorviante e menzognera, impedendo persino il dovuto contraddittorio giornalistico. Ciò, ha detto Vestuto, “ha impedito all’opinione pubblica italiana, ma anche europea, di avere una visione realistica della situazione sia nei territori contesi tra Russia e Ucraina, ma anche negli altri focolai conflittuali che esistono e che sono ignorati“. “Tutto ciò – ha proseguito il direttore di Russia News – senza contare i danni che le sanzioni della Unione Europeacontro la Russia, hanno provocato proprio in Italia, per gli interrotti scambi commerciali che in alcuni settori rappresentavano volumi decisamente rilevanti“.
Su questo argomento dei danni commerciali provocati dal regime sanzionatorio dell’UE, è intervenuto anche Nicola Marzaro, imprenditore veneto e osservatore internazionale durante i referendum nel Donbass, che ha ricordato come proprio la sua regione aveva negli anni passati un enorme volume di affari con la Russia, improvvisamente interrotti con danno irreparabile per aziende e lavoratori.
L’avvocato Marco Pata, anch’egli osservatore internazionale durante i referendum nel Donbass, ha illustrato invece la situazione di tensione che esiste in Moldavia, con l’area dichiaratasi indipendente della Transnistria e il dissenso politico interno che pone l’attuale presidente, Maia Sandu, in condizioni di instabilità governativa.
Infine, le parole toccanti di Ennio Bordato, che ha spiegato come in questi conflitti, i più colpiti siano i bambini, sottoposti spesso a sofferenze indicibili e ingiuste, nell’indifferenza dell’opinione pubblica internazionale, ma soprattutto di un Occidente che è sempre più pronto a stanziare soldi per rinpinguare gli armamenti, invece di destinarli al futuro delle nuove generazioni e al loro diritto alla vita.
RED
Lavrov sul caso Georgia e Moldavia: “i paesi vicini alla Russia dovrebbero capire quanto sia pericoloso essere risucchiati nella sfera di influenza degli Stati Uniti”
Category: Caucaso
16 Febbraio 2024
Migliaia di manifestanti sono scesi nelle strade della capitale georgiana di Tbilisi il 7-8 marzo dopo che i legislatori avevano approvato la prima lettura di un disegno di legge sugli agenti stranieri. Oltre 130 persone sono state arrestate nei due giorni di proteste. Il partito al governo ha deciso di ritirare il disegno di legge il 9 marzo. A febbraio, il parlamento del paese ha registrato una versione georgiana del disegno di legge sugli agenti stranieri e una traduzione della legge statunitense sugli agenti stranieri. Secondo la versione georgiana, i media possono essere designati come agenti stranieri, ma l’iniziativa non riguarda le persone fisiche. La versione statunitense si applica sia alle entità che agli individui e introduce anche la responsabilità penale. Le iniziative hanno suscitato forti critiche sia dall’opposizione che dai politici occidentali.
Le reazioni
La Russia
L’Occidente sta adottando un approccio diverso alle proteste in Georgia e Moldavia perché l’opposizione in Moldavia non soddisfa gli interessi occidentali, ha detto venerdì il ministro degli Esteri russoSergey Lavrov.
“L’opposizione georgiana non solo è autorizzata ma obbligata a fare ciò che vuole, ma in Moldavia le proteste contro l’attuale governo sono condannate perché mentre l’opposizione georgiana riflette gli interessi occidentali, l’opposizione in Moldavia riflette interessi diversi e gli interessi occidentali sono rappresentati dal governo e il presidente“, ha sottolineato in un’intervista al programma televisivo “The Great Game” di Channel One.
Secondo Lavrov, i paesi vicini alla Russia dovrebbero decidere da soli quanto sia pericoloso essere risucchiati nella “sfera di influenza” degli Stati Uniti. Ha anche osservato che, commentando l’operazione speciale della Russia in Ucraina, l’Occidente ammette apertamente che era in gioco la sua egemonia negli affari globali. “Quando gli Stati Uniti e i loro alleati della NATO commentano ciò che sta accadendo in Ucraina e la nostra operazione militare speciale, chiedono che venga inflitta alla Russia una sconfitta strategica sul campo di battaglia, ammettendo apertamente che si tratta di un conflitto esistenziale, il cui esito sarà determinare gli interessi di sicurezza globale dell’Occidente e, per dirla semplicemente, questo è ciò da cui dipende il futuro dell’egemonia e del dominio dell’Occidente guidato dagli Stati Uniti negli affari globali“, ha concluso il ministro degli Esteri russo.
Gli Stati Uniti
Il consigliere per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti, Jake Sullivan ha detto al presidente georgiano Salome Zourabichvili che il suo paese non dovrebbe prendere parte all’aiuto alla Russia per eludere le sanzioni occidentali, si legge in una nota dell’ufficio stampa della Casa Bianca in una dichiarazione.
Secondo la lettura dell’incontro, le parti “hanno discusso la necessità di garantire che la Russia continui a sostenere tutti i costi economici delle sanzioni, dei controlli sulle esportazioni e di altre restrizioni economiche imposte dagli Stati Uniti” e dai suoi alleati per l’operazione militare speciale in Ucraina.
Sullivan ha poi sottolineato “la necessità che la Georgia eviti di diventare una strada per l’evasione o il riempimento“, afferma il documento dell’ufficio stampa della Casa Bianca.
Sullivan e Zourabichvili hanno anche “discusso i recenti sviluppi in Georgia, sottolineando l’interesse condiviso dei loro paesi per l’integrazione euro-atlantica della Georgia“.
“Hanno parlato della difesa del presidente Zourabichvili per un approccio unificato e inclusivo per realizzare le riforme necessarie per far avanzare la candidatura della Georgia all’adesione all’Unione europea“, ha affermato il servizio stampa della Casa Bianca.
“Hanno anche discusso la loro comune preoccupazione per il progetto di legge per registrare e stigmatizzare le organizzazioni della società civile per ricevere finanziamenti esterni, che potrebbero ostacolare l’importante lavoro di centinaia di ONG georgiane che lavorano per migliorare le loro comunità. Hanno accolto con favore la recente decisione del governo di ritirare i due progetti leggi“, si legge nella nota della Casa Bianca.
L’Abcasia
In una nota di Kan Taniya e Vito Grittani, ambasciatori a disposizione presso il Ministero degli Esteri della Repubblica di Abcasia, si legge “laGeorgia bipolare o tutte le strade portano a… Sukhum?“. La nota prosegue così:
In Georgia si sono tenute manifestazioni contro il progetto di legge sugli agenti stranieri, con disordini all’esterno del Parlamento. I partner occidentali della Georgia hanno condannato l’iniziativa legislativa, affermando che è incompatibile con le aspirazioni del Paese all’UE. Allo stesso tempo, le persone riunite fuori dal Parlamento hanno iniziato a chiedere una soluzione alla questione dell’Abcasia, bruciando la bandiera russa e cantando l’inno ucraino – come diceva Lev Tolstoj: “tutto era sottosopra in casa Oblonskij“.
Dall’inizio dell’operazione militare russa in Ucraina, la leadership Ucraina ed alcuni politici occidentali cercavano in vari modi di convincere la dirigenza politica georgiana di far scatenare una nuova guerra georgiano-abcasa. Nei media questa folle idea si è diffusa sotto il nome di un “secondo fronte“ volto a indebolire e a fare ulteriore pressione sulla Russia.
Il progetto di legge, approvato in prima lettura, è stato ritirato. Prevedeva, tra le altre cose, che le organizzazioni non governative e i media indipendenti che avessero ricevuto oltre il 20 per cento dei loro finanziamenti dall’estero si dichiarassero “agenti stranieri”.
In diverse occasioni i politici ucraini si sono apertamente appellati alla leadership georgiana per l’apertura di un secondo fronte. Il 13 settembre, Irakli Kobakhidze, presidente del Partito del Sogno georgiano al potere, ha risposto a un altro suggerimento del presidente della Verkhovna Rada: “Lasciamo che sia il popolo a dire se vuole aprire un secondo fronte in Georgia contro la Russia”.
Oggi sentiamo cantare “Sokhumi, Sokhumi” dal popolo georgiano, che si è riunito davanti al Parlamento per protestare contro l’adozione della legge sugli agenti stranieri, chiedendo la restituzione dell’Abkhazia. Questo significa che il popolo è “favorevole”?
A quanto pare, i sentimenti revanscisti verso l’Abcasia sono ancora forti nella società georgiana e questa manifestazione ne è l’ennesima conferma. Vengono utilizzati modelli ben collaudati per scuotere la situazione e costringere la leadership georgiana a compiere un passo che, di fatto, distruggerebbe la statualità del Paese.
Al riguardo spieghiamo qual è il nostro punto di vista:
1. l’esercito abcaso ha una vasta esperienza di successo nei combattimenti contro le forze georgiane. L’esercito abcaso è noto per il fatto che comprende tutti gli uomini del Paese che sono pronti a difendere incondizionatamente le loro famiglie, le loro case e il loro Paese.
2. Inoltre, esistono diversi accordi interstatali tra l’Abcasia e la Russia sulla difesa congiunta, che prevedono, ad esempio, un raggruppamento comune di truppe in caso di minaccia militare.
3. L’esercito ucraino, che è ben preparato per le operazioni di combattimento in anticipo, riceve enormi quantità di aiuti dai Paesi occidentali e supera di decine di volte l’esercito georgiano, non può sopportare solo una piccola parte del potenziale militare russo, quindi in caso di apertura di un “secondo fronte” in Abcasia per cercare di indebolire laRussia non potrà che distruggere la Georgia stessa.
Possiamo dire con certezza che coloro che stanno cercando di destabilizzare la già tesa situazione nel Caucaso meridionale e vogliono distruggere la Georgia e il suo popolo sono interessati allo sviluppo di uno scenario di “secondo fronte”.
In questo caso particolare, l’élite politica georgiana ne è ben consapevole e sta cercando di salvare lo Stato e il popolo nel suo complesso. Speriamo che non si lascino guidare da una piccola parte della popolazione e da alcuni politici folli.
RED
Perchè la Russia ha annunciato la sospensione della partecipazione al Trattato START
Category: in Russia
16 Febbraio 2024
Il 22 febbraio, la Duma di Stato ha approvato una legge che sospende la partecipazione della Russia al Trattato di riduzione delle armi strategiche (START). Il presidente russo Vladimir Putin aveva presentato questo documento alla Camera bassa del Parlamento il giorno prima.
Vladimir Putin ha annunciato la sospensione della partecipazione del nostro Paese al Trattato START durante il suo discorso all’Assemblea federale del 21 febbraio.
All’inizio di febbraio di quest’anno c’è stata una dichiarazione dell’Alleanza Nord Atlantica con la richiesta alla Russia di tornare a rispettare il Trattato di riduzione delle armi strategiche, consentendo anche le ispezioni delle strutture di difesa nucleare russe. Nelle attuali realtà geopolitiche, questo sembra il teatro dell’assurdo.
La Russia sa che l’Occidente è stato direttamente coinvolto nei tentativi del regime di Kiev di colpire le basi aeree strategiche russe. I droni utilizzati a questo scopo sono stati equipaggiati e potenziati con l’assistenza di specialisti della NATO. E ora la NATO chiede anche di ispezionare le strutture di difesa russe? Nelle condizioni attuali del confronto, questo sembra un’assurdità.
Gli Stati Uniti hanno lanciato un ultimatum: Mosca deve rispettare incondizionatamente il trattato, mentre Washington si comporterà “a suo piacimento”. La NATO vuole infliggere una sconfitta strategica alla Russia e sta ficcando il naso negli impianti nucleari russi. Questo è stato il motivo della sospensione della partecipazione della Russia al trattato. È importante sottolineare che si tratta di una sospensione, non di un ritiro.
La legge che sospende la partecipazione della Russia al Trattato START è stata presentata alla Duma di Stato il 21 febbraio. Per esaminarla, i deputati si sono riuniti in sessione plenaria straordinaria il giorno successivo.
Secondo la nota esplicativa del documento, il trattato, firmato a Praga l’8 aprile 2010, prevede che per garantire il controllo del rispetto delle disposizioni dell’accordo, ciascuna parte ha il diritto di svolgere attività di ispezione, “mentre gli Stati Uniti non rispettano intenzionalmente gli obblighi previsti dal trattato in questo settore di attività“. A questo proposito, in conformità con la legge federale n. 101-FZ del 15 luglio 1995 sui trattati internazionali della Federazione Russa, il Presidente della Russia propone la sospensione del trattato.
Di conseguenza, la Duma di Stato ha approvato all’unanimità il disegno di legge presidenziale. Il documento stabilisce che la legge entra in vigore il giorno della sua pubblicazione ufficiale.
Secondo la legge, solo il Presidente è autorizzato a decidere se il Paese debba rientrare nel Trattato START. Quando ciò avverrà dipenderà dal comportamento dei partner occidentali.
Secondo me, prima di tornare a discutere il rientro del Trattato,, dobbiamo capire che cosa rivendicano i paesi dell’Alleanza Nord Atlantica come la Francia e il Regno Unito, come renderemo conto dei loro arsenali strategici.
Il Segretario Generale della NATO, Jens Stoltenberg, ha dichiarato che l’Alleanza si è rammaricata della decisione russa sul Trattato START.
Il Segretario di Stato americano Antony Blinken ha dichiarato che Washington seguirà da vicino le ulteriori azioni della Russia e ha aggiunto che gli Stati Uniti sono pronti a parlare con la Russia di limitazione degli armamenti in qualsiasi momento. Anche l’Ambasciata statunitense a Mosca ha dichiarato che gli Stati Uniti sono pronti a continuare il dialogo con la Russia sul trattato.
Il Ministero degli Esteri russo, invece, ha affermato che la decisione è reversibile e che Washington deve dimostrare volontà politica. Ha inoltre aggiunto che la Russia continuerà a rispettare le restrizioni quantitative sulle armi previste dall’accordo.
Inoltre, la Russia continuerà a partecipare allo scambio di notifiche con Washington sui lanci di missili balistici intercontinentali e di missili balistici lanciati da sottomarini, sulla base dell’accordo in materia stipulato tra l’URSS e gli Stati Uniti nel 1988. Il Ministero degli Esteri ha inoltre aggiunto che la Russia monitorerà da vicino le ulteriori azioni degli Stati Uniti e dei suoi alleati sia nel campo dello START che in quello della sicurezza internazionale e della stabilità strategica in generale, e le utilizzerà per individuare eventuali danni agli interessi russi e la necessità di ulteriori contromisure da parte di Mosca.
Ritengo, che le azioni russe sulla sospensione siano un passo verso il ritiro completo dal trattato. È possibile sospendere le ispezioni per un po’ di tempo se ci sono circostanze straordinarie, come durante la pandemia, ma ora sono sospese per motivi politici, e può darsi che Washington stessa potrebbe ritirarsi dall’accordo sotto la pressione dell’opinione pubblica.
Penso che non ci saranno conseguenze immediate, ma che col tempo potrebbe riprendere una corsa agli armamenti nucleari. Gli Stati Uniti inizieranno a modernizzare il loro arsenale nucleare, ma ci vorranno anni.
Lo START III è l’ultimo trattato di riduzione degli armamenti nucleari tra Russia e Stati Uniti.
Come si può vedere, la sospensione di questo accordo si è basata solo sulle azioni della NATO contro gli interessi russi, le relazioni abcaso-russe non hanno nulla a che fare con questo accordo.
Kan Taniya e Vito Grittani
Per sospendere la partecipazione della Russia al Trattato START-3 è stato necessario annullare per legge il decreto presidenziale sull’attuazione della politica estera del 2012 per evitare contraddizioni.
Come e perché questo sia legato all’Abcasia è difficile da spiegare – non fa che aggravare ulteriormente la già difficile situazione della regione. Stanno gettando olio sul fuoco – ha dichiarato sull’argomento l’ambasciatore Vito Grittani (presidente dell’Osservatorio Diplomatico Internazionale Odi-Vg).
“Se si conoscono le relazioni internazionali anche solo superficialmente, è chiaro che l’Abcasia e la Russia hanno firmato più di 200 accordi interstatali in quasi tutte le sfere di cooperazione– dice Kan Taniya, Ambassador-at-Large presso il Ministero degli Esteri dell’Abcasia – e la cancellazione di uno dei decreti presidenziali russi sull’attuazione della politica estera non annulla la validità degli accordi internazionali che hanno autorità suprema sulle leggi nazionali“.
“Inoltre, è chiaro – conclude Kan Taniya – che il Presidente della Russia ha revocato il decreto del 2012 per avere una base legale per sospendere la partecipazione al Trattato START-3“.
RED
La diplomazia abcasa risponde al presidente della Georgia
Category: Abcasia
16 Febbraio 2024
Salomé Zourabichvili
Il 1° febbraio, la presidente georgiana Ms. Salomé Zourabichvili ha rilasciato un’intervistaa Bloomberg, ripresa anche da Russia News, in cui ha suggerito che “la Russia dovrebbe abbandonare la sua occupazione di quasi 15 anni del territorio georgiano come parte di un accordo di pace dopo la fine della guerra del Cremlino in Ucraina“.
I politici georgiani credono ingenuamente che il destino dell’Abcasia possa essere negoziato con altri stati ma non con il popolo dell’Abcasia. Una pratica simile esiste già all’ONU, dove alle sessioni dell’Assemblea generale si ascolta solo l’opinione della parte georgiana. Sono passati decenni e non ci sono risultati concreti e non ci saranno fino a quando le Nazioni Unite non terranno conto della posizione abcasa sulle questioni relative all’Abcasia stessa.
Inoltre, le parole della signora Presidente contraddicono la posizione ufficiale delle autorità georgiane, che per preservare il proprio stato non interferiscono negli eventi intorno all’operazione militare speciale della Russia in Ucraina.
Vito Grittani e Kan Taniya – Abcasia
Salomé Zourabichvilitrasmette la posizione dei paesi occidentali, che stanno cercando in tutti i modi di collegare la guerra georgiano-abcasa del 1992-1993 con l’operazione militare speciale della Russia in Ucraina.
Va ricordato che il 14 agosto 1992 la Georgia ha scatenato una guerra contro l’Abcasia e il 30 settembre 1993 le truppe abcase hanno liberato il territorio dall’aggressore. Ad oggi, non ci sono segni di occupazione in Abcasia. Se il paese è stato mai occupato, erano proprio i georgiani gli occupanti dal 1992 al 1993. Il popolo dell’Abcasia lo ricorda molto bene.
“La Russia deve capire dove sono i suoi confini“, continua il presidente. Un cattivo consigliere è colui che non segue i propri consigli. È giunto il tempo che la Georgia stessa comprenda e accetti che dal 1992-1993 confina con l’Abcasia e l’Ossezia del Sud.
La Georgia ha più volte dichiarato l’intenzione di negoziare pacificamente con l’Abcasia, ma l’intervista del Presidente della Georgia è un’altra provocazione che destabilizza la già tesa situazione nella regione del Caucaso meridionale, anche sullo sfondo della cancellazione unilaterale da parte dell’Occidente del prossimo round delle discussioni internazionali di Ginevra.
RED
Текст на русском языке:
Микрофонная дипломатия С.Зурабишвили
1 февраля Президент Грузии г-жа Зурабишвили дала интервью Bloomberg, в котором высказала мысль о том, что «Россия должна отказаться от почти 15-летней оккупации территории Грузии в рамках мирного соглашения по окончании войны Кремля на Украине».
Грузинские политики наивно полагают, что о судьбе Абхазии можно договориться не с народом Абхазии. Подобная практика уже существует в ООН, где на сессиях Генеральной ассамблеи заслушивается мнение только грузинской стороны. Прошли десятилетия и никакого фактического результата нет и не будет до тех пор, пока Организация Объединенных наций не учтет позицию абхазской стороны по вопросам, касающимся Абхазии.
Более того, слова г-жи Президента противоречат официальной позиции грузинских властей, не вмешивающихся в события вокруг СВО в целях сохранения своего государства.
С.Зурабишвили транслирует позицию западных стран, которые всеми способами пытаются связать между собой грузино-абхазскую войну 1992-1993 гг. и СВО России на Украине.
Надо напомнить, что 14 августа 1992 года Грузия развязала войну против Абхазии, а 30 сентября 1993 года абхазские войска одержали Победу. На сегодняшний день в Абхазии нет никаких признаков оккупации. Если страна и была когда-то оккупирована, так только грузинскими войсками с 1992 по 1993 годы. Мы это хорошо помним, и Вы не забывайте, пожалуйста.
«Россия должна понять, где ее границы» – продолжает Президент. Плох тот советник, который не следует своим же советам. Грузии пора бы уже самой понять и принять, что с 1992-1993 годов она граничит с Абхазией и Южной Осетией.
Грузия неоднократно заявляла о намерении мирным путем договориться с Абхазией, но интервью Президента Грузии – это очередная провокация, дестабилизирующая и без того напряженную обстановку в регионе Южного Кавказа, еще и на фоне односторонней отмены коллективным западом очередного раунда Международных Женевских дискуссий.
Vertice per la sicurezza e la stabilità nel Caucaso: rischio per la ripresa di diversi conflitti
Category: Caucaso
16 Febbraio 2024
A Sokhum, in Abcasia, il 9 novembre scorso, i copresidenti del GID (Geneva International Discussions) hanno incontrato il “vice ministro degli esteri” abcaso Irakli Tuzhba. Secondo il ministero degli Esteri abcaso, l’argomento principale dell’incontro è stata l’agenda del 57° round dei colloqui del GID. In tale contesto, Tuzhba ha osservato che in questa fase, la loro priorità nell’agenda del GID rimane l’accordo sul non uso della forza. Tuzhba ha anche sollevato la questione della libertà di movimento per coloro che detengono la cittadinanza abcasa e ha sottolineato che “la questione del riconoscimento dei passaporti nazionali abcasi come documenti di viaggio sta diventando sempre più rilevante“.
Abbiamo chiesto all’Ambasciatore generale delMinistero degli Affari Esteri della Repubblica di Abcasia, Kan Taniya, già vice ministro degli Esteri, un suo parere su questo vertice. Qui di seguito le sue considerazioni:
Kan Taniya – Ambasciatore generale delMinistero degli Affari Esteri della Repubblica di Abcasia
Nel momento della crisi mondiale in cui viviamo oggi il rischio di scongelamento dei diversi conflitti è molto alto. Il conflitto georgiano-abcaso è uno di questi. Proprio nei momenti difficili si capisce a cosa servono i diplomatici, il dialogo in generale. Ecco perché le Discussioni Internazionali di Ginevra sulla sicurezza e stabilità nel Caucaso del Sud con la partecipazione di Abcasia, Ossezia del Sud, Russia, Georgia, Stati Uniti, Nazioni Unite, Unione Europea e l’OSCE sono così importanti proprio in questo periodo. Noi diciamo che mentre i diplomatici parlano, I fucili sono silenziosi. Oppure affinché si dialoga sul nostro conflitto a Ginevra la guerra non si ripeterà. Sappiamo che nel 2008 la “Guerra dei Cinque Giorni” scoppiò per colpa della Georgia, che iniziò a bombardare di notte i civili di Tskhinval. Successivamente l’accordo Medvedev-Sarkozy portò tutte le parti coinvolte nella guerra del 08.08.08 al tavolo delle discussioni internazionali di Ginevra. L’obiettivo principale era e rimane anche oggi è la firma di un accordo di “non uso della forza” tra Abcasia e Georgia e tra Ossezia del Sud e Georgia.
Il Governo georgiano di Saakashviliha trasformato ilconflitto tra Abcasia e Georgia in un conflitto tra Georgia e Russia. E per questo, come dice laGeorgia, non firma il documento. Ma sappiamo bene che la realtà politica nel Caucaso del Sudè ormai diversa da quella che immagina il governo georgiano, e prima li capirà sarà meglio per tutta la regione del Caucaso. Ho partecipato nelle Discussioni per circa 6 anni dal 2012 fino alla fine del 2017 e per due volte ero capo della delegazione abcasa.
Per l’Abcasia il tavolo di Ginevra è importante, essendo l’unica piattaforma internazionale ufficiale dove noi abbiamo la possibilità di parlare direttamente agli attori geopolitici mondiali come ONU, UE, OSCE e di far conoscere loro il punto di vista abcaso. Il lavoro tradizionalmente si svolge in due gruppi: il primo si occupa delle questioni politiche, per esempio uno dei punti principale di cui si parla è appunto il documento di non uso della forza, mentre il secondo di quelle umanitarie.
Si possono constatare risultati concreti come, per esempio, il progetto “Missing Persons” con il contributo della Croce Rossa; un altro aiuta a combattere il “Box Tree Moth” – un parassita che si nutre delle foglie di bosso e così via. Oltre a questo, nei margini del GID è stato creato un meccanismo di prevenzione e reazione agli incidenti (IPRM) che tiene sotto controllo la stabilità e la sicurezza nelle zone intorno alla frontiera abcaso-georgiana.
Per un certo periodo le discussioni sono state messe in pausa e quando la Russia ha iniziato l’operazione speciale in Ucraina, considerando l’alta probabilità di un nuovo inizio della guerra tra Georgia e Abcasia, e l’assenza del dialogo, grazie ai diplomatici il formato GID è stato ripristinato. Purtroppo, nonostante la crisi la Georgia non firma comunque il patto di pace. Secondo me, e secondo tanti altri diplomatici abcasi, adesso è il momento più giusto per la Georgia di mostrare al popolo abcaso la voglia di risolvere il conflitto in un modo pacifico a lungo termine e non solo nelle circostanze quando conviene.
A parer mio, si deve partire almeno da una dichiarazione di “non uso di forza” da parte della Georgia, che diverse volte ha rifiutato di fare pure questo, mentre tutte le altre parti li hanno fatto durante uno dei round delle discussioni. E’ difficile parlare di prospettive pacifiche quando non c’è fiducia soprattutto tra i popoli e poi tra governi.