ATP Cup 2020: Marat Safin sarà il capitano della Russia

Sydney – Dopo il trionfo spagnolo nella rinnovata Coppa Davis che aveva chiuso il 2019, il 2020 del tennis maschile riparte da un’altra competizione a squadre. Un nuovo format voluto dai vertici della Association of Tennis Professionals che torna così ad organizzare un torneo delle nazioni dopo la World Team Cup (che di fatto viene così sostituita), evento disputatosi tra il 1978 ed il 2012 (e che vide la Russia arrivare in finale in quattro occasioni – nel 2000, 2001, 2002 e 2008). Nella prima edizione della ATP Cup (questo il nome della nuova competizione) che si disputerà in Australia tra Brisbane, Perth e Sydney, parteciperanno 24 nazioni, qualificate sulla base del ranking Atp del loro miglior giocatore (per le prime 18 con la classifica al 9 settembre, per le restanti 6 con quella all’11 novembre). Lo scorso 16 settembre sono stati sorteggiati i 6 gironi da quattro squadre da cui si qualificheranno le 8 selezioni (le prime 6 e le 2 migliori seconde classificate) che daranno inizio alla fase ad eliminazione diretta a partire dai quarti di finale. A Brisbane saranno di scena i gironi A (Serbia, Francia, Sudafrica e Cile) ed F (Germania, Grecia, Canada ed Australia); a Perth si disputeranno i match dei gironi B (Spagna, Giappone, Georgia ed Uruguay) e D (Russia, Italia, Stati Uniti e Norvegia); infine a Sydney si daranno battaglia le nazionali dei gironi C (Belgio, Gran Bretagna, Moldavia e Bulgaria – quest’ultima in sostituzione della Svizzera che ha rinunciato alla partecipazione) ed E (Austria, Croazia, Argentina e Polonia). Così come nella Coppa Davis, i match si disputeranno al meglio delle tre partite (con due prove di singolare ed una di doppio).

La fase a gironi scatterà il 3 gennaio per concludersi il giorno 8; il 9 ed il 10 saranno dedicati ai quarti di finale; sabato 11 sono in programma le due semifinali, prima della finale di domenica 12. Il ricco montepremi sarà di 15 milioni di dollari ed il torneo metterà in palio fino a 750 punti validi per la classifica di singolare dell’Atp, 250 per il doppio (con assegnazione dei punti parametrata in relazione al turno ed al ranking dell’avversario affrontato). Non ci sarà invece la Hopman Cup (come già annunciato lo scorso marzo – conclusasi di fatto nel 2019, con il successo nell’ultima edizione andato alla Svizzera di Roger Federer e Belinda Bencic), il torneo di esibizione a squadre miste organizzato dalla ITF sin dal 1989 a Perth, nello stesso periodo precedente agli Australian Open, che nel 2007 vide il trionfo della Russia di Nadia Petrova e Dmitry Tursunov.

La Russia, inserita nel girone D con Italia, Stati Uniti e Norvegia, ritrova Daniil Medvedev (assente nella Coppa Davis che ha visto la selezione guidata in panchina da Shamil Tarpischev ed in campo da Andrey Rublev e Karen Khachanov approdare fino alle semifinali), autore di un 2019 indimenticabile in cui (tra gli altri) ha conquistato due Master 1000 (Cincinnati e Shangai) concludendo la stagione alla quinta posizione del ranking mondiale. Con Daniil, ci saranno Karen Khachanov (da cui ci si attende un riscatto dopo un 2019 ben al di sotto delle aspettative), Ivan Nedelko e Konstantin Kravchuk. Capitano della spedizione sarà l’ex tennista, ex parlamentare della Duma, Hall of Fame, due volte vincitore slam (Us Open 2000, Australian Open 2005), Marat Safin. La Russia farà il suo esordio il 3 gennaio contro l’Italia (priva della punta di diamante Matteo Berrettini – assente per un infortunio agli addominali) di Fabio Fognini (battuto proprio da Daniil Medvedev lo scorso 14 dicembre in un match di esibizione in Arabia Saudita; 6-2, 6-2 il risultato in favore del moscovita) e Stefano Travaglia; due giorni dopo affronterà gli Stati Uniti di John Isner e Taylor Fritz, per concludere poi la fase a gironi il 7 gennaio contro la Norvegia. 

Stefano Tardi




ATP San Pietroburgo: Medvedev, Khachanov e Rublev a caccia del titolo in patria. Berrettini guida la delegazione italiana

San Pietroburgo – Conclusa la stagione nordamericana con lo slam newyorkese, il circuito si avvia, tra Asia ed Europa, verso il finale di questo 2019 che culminerà con le ATP Finals di Londra, prima della Coppa Davis. Questa settimana, fino a domenica 22 settembre, i riflettori saranno puntati sul Petersburg Sports and Concert Complex, l’impianto che è il teatro del torneo ATP 250 di San Pietroburgo (cemento indoor, montepremi da 1.248.665 dollari). Un evento che ha fatto la sua prima apparizione nel 1995 e che (con la sola eccezione del 2014 in cui non si disputò) è giunto ormai alla sua ventiquattresima edizione. Quattro i successi dei padroni di casa: Evgeny Kafelnikov (1995), Marat Safin (2000, 2001) e Mikhail Youzhny (2004).

Dopo le fatiche nordamericane (4 finali su 4 tornei, tra cui quella epica degli US Open conclusa al quinto set dopo quasi cinque ore di battaglia sportiva con Rafael Nadal), Daniil Medvedev non sembra intenzionato ad arrestare la sua corsa. Il giovane moscovita (classe ’96), dopo il Master 1000 conquistato a Cincinnati e la finale di New York, si è issato fino alla quarta posizione del ranking mondiale, alle spalle solo delle tre leggende viventi che rispondono ai nomi di Novak Djokovic, Rafael Nadal e Roger Federer. Daniil (finito anche sull’ultimo numero di Vogue Russia), che a San Pietroburgo è la testa di serie numero 1 (e già al secondo turno grazie ad un bye, dove potrebbe trovare sulla sua strada il connazionale Evgeny Donskoy entrato nel main draw grazie ad una wild card), proverà a conquistare il titolo per la gioia dei sostenitori, che da 15 anni non vedono un russo imporsi sul cemento amico. Ma non sarà l’unico. Dall’altro lato, nella parte bassa del tabellone, Karen Khachanov (testa di serie numero 2 e pertanto anche lui già al secondo turno in attesa di sfidare il vincente del match tra il portoghese Joao Sousa e lo slovacco Jozef Lovalik), proverà a riscattare una stagione fin qui piuttosto deludente. Karen è chiamato a dare una sterzata decisa ad una situazione che rischia di complicarsi ulteriormente nei prossimi mesi. Sebbene occupi ancora la nona posizione mondiale, nella race il russo è il numero 19 della classifica e, da qui a fine anno, avrà due cambiali pesantissime da riscattare, la Kremlin Cup e, sopratutto, il Master 1000 di Parigi-Bercy, conquistati in un 2018 che fu, invece, da incorniciare. Situazione diversa per Andrey Rublev (testa di serie numero 5, atteso al primo turno dal qualificato bielorusso Ivashka), che dal rientro dopo l’infortunio ha inanellato una serie di buoni risultati, trovando una continuità che gli sta permettendo di risalire rapidamente la classifica, dove attualmente ricopre la posizione numero 38 (ma è già 31 nella race). Inserito nella stessa parte di tabellone del connazionale Medvedev, Andrey è atteso da un probabile derby nei quarti di finale. Partendo dalle qualificazioni è entrato nel tabellone principale Alexey Vatutin, opposto al primo turno all’ungherese Marton Fucsovics.

Tra i protagonisti annunciati del torneo spicca la testa di serie numero 3 del tabellone, Matteo Berrettini, che, al pari di Medvedev, può essere considerato la vera rivelazione di questo 2019. Nato a Roma il 12 aprile 1996, Matteo, dopo aver conquistato il primo titolo in carriera a Gstaad nel luglio dello scorso anno, aveva chiuso il 2018 alla posizione numero 54 della classifica ATP.  Quest’anno, dopo aver confermato la sua competitività su terra rossa vincendo l’Hungarian Open, ha sfruttatto le sue qualità fisiche (196 cm di altezza) e tecniche (un servizio devastante) per imporsi anche sulle superfici veloci. Dopo una spettacolare stagione sull’erba, impreziosita dal successo di Stoccarda nella Mercedes Cup (6-4, 7-6 all’astro nascente canadese Félix Augier-Aliassime), cui è seguita la semifinale di Halle e l’ottavo di finale conquistato a Wimbledon (dove si è inchinato solo a Sua Maestà Roger Federer), Berrettini, dopo un infortunio che lo ha costretto a saltare parte della stagione nordamericana, si è confermato ai massimi livelli raggiungendo la semifinale degli US Open. Per l’azzurro, adesso, il sogno è raggiungere le ATP Finals di Londra. Un obiettivo tutt’altro che impossibile per il tennista romano, che attualmente occupa la posizione numero 13 (ma che è nono nella race) e che da qui a fine anno ha pochi punti da difendere. Una rincorsa che partirà da San Pietroburgo, di cui Matteo conserva ottimi ricordi. Nella scorsa edizione infatti, insieme al connazionale Fabio Fognini, ha conquistato il titolo in doppio. A completare la nutrita spedizione italiana ci saranno anche il lucky loser Matteo Viola (che se la vedrà al primo turno con il padrone di casa Donskoy), Thomas Fabbiano e Salvatore Caruso (attesi da un derby nel primo turno). Eliminati invece in apertura di torneo la giovane promessa Jannik Sinner, classe 2001 e già numero 127 del mondo (in tabellone grazie ad una wild card), sconfitto 6-3, 7-6 (4) dal kazako Mikhail Kukushin (numero 6 del seed) e Stefano Travaglia, superato 7-5, 6-2 dal francese Adrian Mannarino. Tra i favoriti della vigilia, il croato Borna Coric (numero 4 del tabellone) rappresenta una delle novità più significative del circuito maschile (è coetaneo di Medvedev e Berrettini) ed attualmente ricopre la quindicesima posizione del ranking ATP.

Stefano Tardi




Ad Amburgo torna a brillare la stella di Andrey Rublev

Amburgo – Ci sono tornei che possono segnare la svolta di una stagione, e la speranza di Andrey Rublev è che quello disputato ad Amburgo sia l’inizio di un finale di 2019 in cui andarsi a prendere quelle soddisfazioni che i primi mesi dell’anno non hanno regalato al moscovita classe ’97. Di sicuro il russo ha ritrovato il suo tennis e, soprattutto, una condizione capace di farlo esprimere ad un livello di gioco ampiamente alla portata dei suoi mezzi tecnici. Troppo spesso Andrey, figlio di un ex pugile titolare di una catena di ristoranti a Mosca,  è stato fermo per infortuni più o meno lunghi che ne hanno rallentato l’ascesa ai vertici del tennis, nonostante un talento da predestinato che già negli esordi aveva abbagliato gli addetti ai lavori, consentendogli, neanche ventenne, di vincere il primo titolo sulla terra rossa di Umago e di raggiungere, sempre nel 2017, i quarti di finale agli US Open (suo miglior risultato di sempre in un major) e terminare la stagione raggiungendo la finale delle Next Gen ATP Finals di Milano, concludendo l’anno tra i primi 40 giocatori della classifica mondiale. Anche il successivo 2018 era iniziato sotto i migliori auspici, con la finale raggiunta in gennaio a Doha ed il best ranking agguantato un mese dopo (al numero 31 della classifica ATP), prima che un infortunio alla schiena gli facesse saltare quattro mesi di stagione e perdere quaranta posizioni in classifica. Un rientro difficile, in cui il giovane russo ha faticato a ritrovare la continuità e che ha avuto i suoi migliori momenti nella semifinale del Citi Open di Washington e nel terzo posto conquistato a Milano, ancora alle Next Gen ATP Finals. Quindi il 2019, dove, dopo l’eliminazione al primo turno degli Australian Open in gennaio, si è ritrovato un mese dopo, ad anno esatto di distanza dal best ranking, precipitato al numero 115 della classifica mondiale. Dopo due terzi turni raggiunti in marzo sul cemento americano, tra Indian Wells (da lucky loser) e Miami, alla fine di aprile un infortunio al polso destro lo ha tenuto lontano dal circuito per oltre un mese e mezzo, permettendogli di rientrare solo dopo il Roland Garros. Un secondo turno a Wimbledon ed Umago, poi Amburgo.  Qui Rublev ha ritrovato la condizione, il gioco, i risultati e la fiducia nei propri mezzi. Nel primo turno ha avuto la meglio del cileno Garin, uno dei migliori interpreti stagionali sulla terra rossa, 6-4, 7-6 (5) e, successivamente, agli ottavi di finale ha rimontato il norvegese Ruud (3-6, 7-5, 6-3). Ai quarti ha compiuto l’impresa estromettendo dal torneo la testa di serie numero 1 (nonchè recente finalista dello slam parigino) Dominic Thiem in due set ed altrettanti tie break 7-6 (3), 7-6 (5): un capolavoro di lucidità e freddezza nei momenti chiave del match che gli sono valsi la prima vittoria in carriera contro un top 5. In semifinale ha piegato alla distanza la resistenza del regolarista Pablo Carreno-Busta, battuto in rimonta 4-6, 7-5, 6-1, regalandosi così la terza finale in carriera in un torneo ATP, la prima in uno di categoria 500. Avversario in finale il numero 16 della classfica mondiale (e testa di serie numero 4 del tabellone) Nikoloz Basilashvili, detentore del titolo ed approdato all’ultimo atto dopo aver estromesso in semifinale l’idolo locale Alexander Zverev. Ci si aspettava un match spettacolare, tra due giocatori che prediligono il dominio dello scambio e le accelerazioni da fondo senza star troppo ad aspettare l’errore dell’avversario; ed in parte così è stato, tra scambi durissimi sulle diagonali (sia strette che profonde, sia di dritto che di rovescio) e coraggiose variazioni da entrambe le parti. Nel primo set è stato il russo il primo ad allungare, grazie ad una variazione di rovescio in lungolinea che gli ha consentito di strappare il servizio a Basilashvili, prima di essere raggiunto nel sesto gioco quando, dopo aver salvato tre palle break, al quarto tentativo il georgiano ha trovato il vincente di diritto in lungo linea all’incrocio delle righe, per poi chiudere il set nel dodicesimo gioco, al quarto set point, grazie all’ennesima prodigiosa risposta (migliore e decisivo colpo di giornata) non controllata dal russo. Nel secondo set Rublev ha variato schema al servizio, cercando soluzioni al corpo dell’avversario per evitarne le traiettorie in diagonale. Strategia riuscita, che ha consentito al russo di non concedere palle break e di portarsi a casa il set, strappando il servizio al georgiano nel settimo e decisivo gioco. Nel terzo set, complice anche la stanchezza, Rublev (entrato in campo appena 17 ore dopo la semifinale disputata sabato) ha perso incisività in batutta (mettendo dentro solo il 67% di prime in campo, contro il 78% del secondo set) e, dopo tre break consecutivi tra il secondo ed il quarto gioco, il match è scivolato via, senza ulteriori sussulti, in favore di Basilashvili, che ha conquistato meritatamente il titolo, vincendo la finale 7-5, 4-6, 6-3 dopo oltre due ore di battaglia. Conclusa la stagione su terra rossa, si volerà ora sul cemento nordamericano, con vista sugli US Open, ultimo slam stagionale. Con un Rublev ritrovato che, condizioni fisiche permettendo, potrà tornare d’ora in avanti a scalare la classifica per poi dare il suo contributo alla Russia, con Khachanov e Medvedev, nella fase finale della nuova Coppa Davis.

Stefano Tardi




Roland Garros: Khachanov travolge Klizan e raggiunge gli ottavi di finale

Parigi – L’obiettivo, per tutti, quando si affronta un torneo del grande slam è sempre quello: arrivare alla seconda settimana. Ovvero quando, dagli ottavi di finale in poi, inizia un torneo nel torneo, dove restano solo i migliori. Una fase a cui arrivare possibilmente senza aver speso troppo energie, fisiche e nervose, nei match precedenti, per giocarsi, nel caso specifico, l’ambita coppa dei moschiettieri trovando la miglior condizione proprio quando il gioco si fa duro. Una missione perfettamente compiuta da Karen Khachanov, 23 anni compiuti lo scorso 21 maggio, una settimana prima dell’inizio di questa avventura parigina. Il giovane moscovita, accreditato della teste di serie numero 11, nel primo turno ha travolto il tedesco Stebe (6-1, 6-1, 6-4 in un’ora e trentanove minuti), ha lasciato un solo set al francese Barrere (6-3, 7-6, 0-6, 7-5 in due ore e quarantesei minuti), prima di trovarsi di fronte il sempre temibile slovacco Martin Klizan, numero 55 del mondo, capace di estromettere dal torneo il beniamino di casa Lucas Pouille.

Nei primi due giochi entrambi tengono la battuta a zero. Il primo punto in risposta lo firma il russo, che trova il dritto vincente sul servizio dello slovacco. Un passante di rovescio, invece, porta Kachanov sul 15- 40 che significa due palle break consecutive. Basta la prima: Klizan non tiene lo scambio da fondo e va fuori giri con il dritto. Khachanov tiene ancora la battua nel game successivo confermando il break di vantaggio e strappa nuovamente il servizio allo slovacco che non riesce a tenere da fondo la pressione esercitata dal russo con il dritto. Due errori di fila (un dritto in rete nel tentativo di cercare la variazione in lungolinea ed uno slice di rovescio che supera la riga di fondo) regalano un altro break al russo: 4 ad 1 e parziale in cassaforte. Il set si chiude poco dopo, con Khacahanov che strappa la battuta a zero a Klizan; sei giochi di fila e 6 ad 1 il punteggio finale, dopo appena ventitre minuti. Nel secondo set, però, Khachanov perde efficacia al servizio, dimunendo drasticamente la percentuale di prime in campo (a fine parziale saranno appena il 50%). Nei primi tre giochi si susseguono così altrettanti break (2 ad 1 per lo slovacco). Il russo pareggia il conto dei break nel sesto giocco: un vincente di dritto in lungolinea vale il tre pari. Nel game successivo Khachanov, per la prima volta nel parziale, tiene la battuta e si porta avanti nel punteggio. Nel decimo gioco, sul 5 a 4 per il russo, Klizan si ritrova a servire per provare a restare nel set. Khachanov però è implacabile, gioca un game perfetto e chiude il parziale con due dritti vincenti (il primo in risposta, l’altro al termine di un lungo scambio). Nel terzo e decisivo set Klizan alza il livello di gioco, ma il russo non fa sconti e tiene alta la concentrazione. Nei primi cinque giochi non ci sono palle break; poi, nel sesto, la svolta. Sul trenta pari Klizan regala palla break con un doppio fallo e poi spedisce un rovescio in corridoio: 2 a 4. Khachanov non concede palle break e chiude sul proprio turno di servizio; l’ennesimo dritto vincente il lungolinea vale il match point, trasformato alla prima occasione grazie ad un ace esterno (l’undicesimo della partita). Finisce 6-1, 6-4, 6-3 dopo un’ora e quarantadue minuti.

Un risultato importante, che eguaglia il miglior risultato raggiunto dal russo fin qui negli slam (a Parigi è per la terza volta consecutiva agli ottavi di finale). Un risultato prestigioso, arrivato in un momento tutt’altro che esaltante, con Khachanov che si è presentato al Roland Garros con il non lusinghiero bilancio di 10 vittorie e 12 sconfitte in stagione. Un inizio di 2019 difficile che, ad esclusione dei quarti di finale raggiunti in marzo ad Indian Wells  e le due vittorie in Coppa Davis a febbraio, non lo ha mai visto protagonista. A differenza del 2018, culminato con la vittoria nel Master 1000 di Parigi-Bercy e con il record stagionale nel circuito di vittorie sul cemento indoor. Prossimo avveesario, l’argentino Juan-Martin Del Potro, semifinalista lo scorso anno a Parigi, rientrato a Roma (dove ha raggiunto i quarti di finale) dopo un lungo (l’ennesimo) infortunio. Per il russo in palio ci sono i quarti di finale e la possibilità di entrare tra i primi dieci giocatori al mondo.

Stefano Tardi




Roma: dal 6 al 19 maggio la 76esima edizione degli Internazionali BNL d’Italia

Roma – Con le prequalificazioni che scatteranno il 6 maggio si aprirà ufficialmente la 76esima edizione degli Internazionali BNL d’Italia, che entrerà nel vivo a partire dal 12 (ultimo turno delle qualificazioni e primi incontri del tabellone maschile), per poi concludersi domenica 19 (giorno delle finali). Dal 2011 il torneo vede svolgersi contemporaneamente sia l’evento maschile (categoria Master 1000 del circuito ATP) che quello femminile (categoria Premier 5 del circuito WTA), e rappresenta l’ultimo grande evento su terra rossa prima del Roland Garros. Un torneo che è ormai uno degli appuntamenti più importanti della stagione tennistica, in crescita costante, ed apprezzato da tutti (addetti ai lavori e spettatori), con tanto di riconoscimenti ufficiali: l’edizione femminile è stata infatti premiata dalla WTA (ovvero dai voti delle giocatrici), per tre anni consecutivi (2016, 2017, 2018), come il miglior torneo di categoria Premier 5. La bellezza del Foro Italico, in cui spicca la spettacolarità dello Stadio della Pallacorda (intitolato poi nel 2006 a Nicola Pietrangeli – leggenda del tennis italiano, due volte trionfatore nello slam parigino ed altrettante agli Internazionali d’Italia), con i suoi gradoni di marmo bianco e le statue che lo circondano, crea un’atmosfera unica. Un’ambiente che, unitamente all’efficienza organizzativa ed alla passione del pubblico ha contribuito a fare degli Internazionali uno degli eventi più attesi dell’anno, nella capitale e non solo. L’edizione del 2019, poi, cade in un momento particolarmente felice del tennis italiano, galvanizzato dal trionfo di Fabio Fognini al Master 1000 di Montecarlo (primo giocatore italiano a trionfare in un torneo di questa categoria) e dalla attribuzione, alla città di Torino, delle ATP FINALS per il quinquiennio 2021-2025. Fattori che, oltre ad un appeal in costante ascesa che lo rende un evento sempre più partecipato, fanno sperare gli organizzatori di veder superare il record di 204.000 presenze registrate nel 2016 e quello degli incassi, risalente al 2017. Del resto, come già annunciato dal Presidente della FIT (Federazione Italiana Tennis) Angelo Binaghi, sono già state superate le prevendite registrate nel 2018, quando l’affluenza complessiva fu di 203.758 spettatori e l’incasso di 11.629.011 euro.

Numeri alla portata, perchè, oltre alla speranza di vedere un italiano protagonista ad oltre quarant’anni di distanza dall’ultimo successo azzurro al Foro Italico (quello di Adriano Panatta nell’indimenticabile annata del 1976, in cui trionfo’ anche al Roland Garros e fu protagonista della nazionale che vinse la Coppa Davis in Cile), il 2019 vedrà il ritorno a Roma del fuoriclasse elvetico Roger Federer (assente nelle due ultime due edizioni in seguito alla rinuncia a giocare la stagione su terra), quattro volte finalista agli Ibi e molto amato dal pubblico della Capitale, oltrechè, naturalmente, dagli appassionati di tutto il mondo. Senza contare tutti gli altri protagonisti del circuito mondiale. Dallo spagnolo Rafael Nadal (che con 8 affermazioni vanta il record di successi a Roma), chiamato a difendere il titolo conquistato lo scorso anno per confermarsi principe del Foro Italico, a Novak Djokovic (il serbo, numero uno al mondo, otto volte finalista a Roma e trionfatore in ben 4 edizioni), al tedesco (di genitori russi) Alexander Zverev, massimo rappresentante della nuova generazione, finalista nel 2018 e che qui, nel 2017, ha conquistato il suo primo Master 1000 in carriera. Solo per citarne alcuni.

In ambito femminile, invece, l’ucraina Elina Svitolina (la cui partecipazione non è scontata, a cusa di problemi al ginocchio) difende i due titoli conquistati consecutivamente nelle ultime due edizioni. Un torneo, quello femminile, particolarmente aperto e senza una favorita della vigilia. Basti pensare che i primi 22 tornei disputati in stagione hanno visto trionfare ben 21 diverse giocatrici, con la sola Petra Kvitova in grado di conquistare 2 titoli. Come in campo maschile, anche  in quello femminile si avrà un grande ritorno, quello di Serena Williams (regina del Foro Italico quattro volte: 2002, 2013, 2014, 2016).

Tra le assenze spicca quella di Maria Sharapova. La siberiana (regina del Foro Italico in ben tre occasioni: 2011, 2012, 2015), ancora convalescente dopo l’operazione conseguente all’infortunio alla spalla destra, ha dovuto dare forfait, e non potrà difendere la semifinale conquistata nella passata edizione.  In campo femminile, pertanto, le speranze russe saranno riposte su Daria Kasatkina ed Anastasia Pavlyuchenkova, cui potrebbero aggiungersi altre connazionali provenienti dalle qualificazioni. Oltre ai successi di Masha, il Foro Italico ha visto anche altre protagoniste russe. La prima ad imporsi nella Capitale fu infatti, nel 2009, Dinara Safina, che s’impose 6-3, 6-2 nella finale tutta russa sulla connazionale Svetlana Kuznetsova. Una stagione particolarmente fortunata, il 2009, per le giocatrici russe su terra. Nelle stesso anno, infatti, Sveta e Dinara furono protagoniste di altre due finali sulla stessa superficie, a Stoccarda ed al Roland Garros, che segnarano altrettanti successi per la Kuznetsova.

In campo maschile, invece, saranno Karen Khachanov e Daniil Medvedev a rappresentare la Russia nel main draw del Master 1000 di Roma. Karen, dopo un difficile avvio di stagione, è chiamato al riscatto, seppur sulla superficie meno adatta alle sue caratteristiche; Daniil che pure, come il connazionale, prediligie le superficie veloci, proverà invece a dare continuità agli ottimi risultati che in questa stagione sono arrivati anche su terra rossa. Non ci sarà invece Andrey Rublev, che ha affidato ad un tweet la sua delusione per aver dovuto interrompere la stagione su terra a causa di un infortunio al posto destro.

Stefano Tardi

 

 

 

 




Coppa Davis 2019: Russia con i titolari per il primo turno contro la Svizzera

Biel (Svizzera) – Dopo un’estate rovente in cui se ne è parlato più fuori che dentro il campo di gioco, la nuova Coppa Davis apre finalmente i battenti. Dopo oltre un secolo di storia (con la prima edizione disputata nel 1900), la competizione mondiale riservata alle nazionali ha subito profondi cambiamenti, tra le proteste degli appassionati che da ogni parte del globo hanno espresso il proprio disappunto per il nuovo regolamento, dettato soprattutto dalla necessità di rendere più appetibile “il prodotto” al pubblico televisivo, favorire la partecipazione dei top player ed attrarre quindi gli investimenti. Ragioni che hanno spinto l’ITF (Federazione Internazionale Tennis) a cedere i diritti della competizione al Gruppo Kosmos, fondato e presieduto dal giocatore spagnolo del Barcellona Gerard Piqué e dal giapponese Hiroschi Mitikani (fondatore e CEO di Rakuten, società specializzata nel commercio elettronico e, tra l’altro, sponsor proprio del Barcellona) per una cifra pari a 3 miliardi di dollari (120 milioni l’anno per 25 anni). La Davis è stata così trasformata in un vero e proprio mondiale, specie nella fase finale, con sfide al meglio delle tre partite (non più cinque, due singolari ed un doppio) e dei tre set (anche in questo caso non più al meglio dei cinque) e, soprattutto, una fase finale con le 18 squadre qualificate da disputarsi in appena una settimana di novembre in Europa (quest’anno a Madrid). Sei nazioni sono già certe della partecipazione alle fasi finali: le quattro semifinaliste dello scorso anno (la Croazia campione in carica, la Francia, gli Stati Uniti e la Spagna) e le due beneficiarie della wild card (Argentina e Gran Bretagna). Le altre dodici si giocheranno il pass nel primo week end di febbraio. Tra queste la Russia.

La Federazione Russa di tennis ha trionfato nella competizione due volte (2002 e 2006). Il primo successo avvenne in seguito ad un’epica rimonta a Parigi, contro la Francia padrona di casa, che, dopo i primi due singolari ed il doppio, si era ritrovata avanti 2 ad 1. Poi la netta vittoria di Marat Safin su Grosjean prima del punto decisivo di Michail Juznyj, capace di recuperare due set di svantaggio set al francese  Paul-Henri Mathieu, regalarono l’insalatiera d’argento a Kafelnikov e compagni. Il secondo ed ultimo successo, quattro anni dopo nella finale di Mosca, fu deciso anche in questo caso al quinto e decisvo match, vinto da Marat Safin.                                                                                                                                                                                               Il primo turno dell’edizione 2019 vedrà la Russia opposta ai padroni di casa della Svizzera che  hanno scelto il cemento della Swiss Tennis Arena di Biel per provare a fronteggiare la squadra capitanata da Shamil Tarpischev. L’allenatore russo, per l’occasione, ha convocato in rosa tutti i migliori che hanno risposto presente all’appello. A sfidare gli elvetici saranno pertanto i 4 top 100 Karen Kachanov e Daniil Medvedev (impegnati nei match di singolare), Evgeny Donskoy ed Andrey Rublev (impegnati nel doppio), oltre alla promessa, appena quattordicenne, Konstantin Zhzhenov.

Biel, Venerdì 01 Febbraio 2019
Henri LAAKSONEN  Vs Daniil MEDVEDEV  
Marc-Andrea HUESLER  Vs Karen KHACHANOV     
Biel, Sabato 02 Febbraio 2019
M.A. HUESLER / H. LAAKSONEN  Vs Evgeny. DONSKOY / Andrey RUBLEV  
Henri LAAKSONEN Vs  Karen KHACHANOV
Marc-Andrea HUESLER  Vs Daniil MEDVEDEV   

 

Stefano Tardi