Nacque in Italia l’affermazione “l’aritmetica non è un’opinione“, spesso attribuita al politico italiano,
Che il mondo fosse affetto da una Russo-fobia cronica già lo sapevo da quando, per la prima volta circa 20 anni fa misi piede in Russia, la realtà che mi si era palesata davanti strideva talmente forte rispetto a tutte le leggende metropolitane o meglio baggianate che riempivano i giornali, gli uffici e i bar del tempo.
E’ di qualche ora fa l’ennesimo articolo a firma di un giornalista del Financial Times (categoria composta da grandi professionisti che stimo e rispetto) che fotografa la Russia sull’orlo del fallimento. Un articolo che snocciola dati, percentuali e numeri in modo disordinato per creare il sensazionalismo da finale di un talent show. Un articolo che sarebbe facilmente smentibile e smontabile se qualcuno avesse voglia di masticare qualche numero o dato finanziario invece, tutti i media italiani e non solo, come sotto l’effetto di un magico intruglio ripetono a pappagallo quanto la Russia sia brutta, sporca e cattiva sulla base di una privata personale opinione, non su inequivocabili fattori numerici.
Il Financial Times da mesi continua la sua guerra verso la Russia fatta da bit e parole, dando spazio a degli articoli
Ogni avvenimento, a breve anche meteorologico, diventa un’opportunità per raccontare non il fatto, la notizia in modo chiaro, indipendente e onesto ma una occasione per propinare la propria dottrina politica analizzando il tutto senza il minimo di competenza finanziaria o statistica.
Qualche settimana fa sempre il Financial Times, tacciò le manifestazioni di protesta di Agosto in Piazza Rossa come prova provata che la Russia sta affrontando una profonda crisi economica che porterà il paese al fallimento. Notizia che rimbalzò sui media italiani con un grande risalto mediatico, peccato che la notizia durò meno di 24 ore in quanto il giorno successivo l’agenzia di rating globale Fitch, probabilmente la più autorevole nel campo finanziario, aggiornava il rating investment grade della Russia elevandolo a “BBB” (Stesso rating dato a Italia, Portogallo e Baharain) da “BBB-“
Stare in silenzio non aiuta, e oggi vorrei prendere le difese non della Russia ma della statistica, perché sono un banchiere, imprenditore e Presidente della Camera di Commercio Italo-russa e ogni giorno lavoro con cifre e imprenditori che vivono la vera Russia e quindi sarò diretto, dicendo una ovvietà che al Financial Times non piace: i numeri non mentono. Mai.
Nell’articolo odierno il giornalista racconta una realtà che non esiste, sovvertendo i fatti in quanto dal 1999 ad oggi il salario medio di un cittadino russo è passato dai 56 dollari/mese del 1999 ai 790 dollari/mese di Giugno 2019* (dato molto simile se si valutano i salari medi delle Europeissime Malta, Grecia, Portogallo, Estonia, Rep. Ceca, Croazia e Polonia**) ed è in continua crescita nonostante le fluttuazioni che il rublo ha subito negli scorsi anni.
Quali sono però gli effetti di questo tipo di propaganda? Sono spaventosi, i giornali italiani avidi di roboanti titoli ripubblicano senza verificare o approfondire pensando di promuovere un libero e indipendente pensiero che invece in realtà è una macchina ad orologeria progettata a danno del tessuto imprenditoriale italiano che vuole crescere ed esportare. Queste notizie disorientano i piccoli e medi imprenditori che nella Russia e nell’export potrebbero trovare prosperità e futuro invece vengono bombardati da notizie basate su una visione politica e non da una visione oggettiva o da una conoscenza effettiva del mercato.
Vincenzo Trani
Presidente della Camera di Commercio Italo-Russa
Source:
* Elaborazione dei dati statistici http://www.rusfact.
** Rapporto pubblicato da Adecco e Barceló & Associates, su dati Ine (l’istituto nazionale di statistica spagnolo) ed Eurostat.
