Esercitazione militare congiunta tra USA e Armenia, invitata anche ad aderire alla NATO

Le esercitazioni militari congiunte di Armenia e Stati Uniti intitolate “Eagle Partner 2023si terranno sul territorio armeno dall’11 al 20 settembre, ha riferito il Ministero della Difesa del paese.

Nel quadro della preparazione per la partecipazione alle missioni internazionali di mantenimento della pace, l’esercitazione congiunta Armenia-USA ‘Eagle Partner 2023‘ si terrà dall’11 al 20 settembre in Armenia, in particolare nel centro di addestramento Zar della 12a Brigata di mantenimento della pace e del centro di formazione del Ministero della Difesa“, si legge nella nota.

Secondo la stessa nota del Ministero della Difesa armeno, lo scopo dell’esercitazione è quello di “aumentare il livello di interoperabilità delle unità partecipanti alle missioni internazionali di mantenimento della pace, scambiare le migliori pratiche nel controllo e nella comunicazione tattica, nonché aumentare la preparazione dell’unità armena per le previste operazioni di valutazione del concetto di capacità operative della NATO.”

Il presidente del Comitato europeo per lo sviluppo della NATO, Gunther Fehlinger

Lunedì il presidente del Comitato europeo per lo sviluppo della NATO, Gunther Fehlinger, ha invitato l’Armenia ad aderire alla NATO. Nel corso della giornata, il vice ministro degli Esteri armeno, Vahan Kostanyan ha affermato che il paese collabora con la NATO in vari formati ed è pronto a continuare questo processo.

RED




La portavoce del ministro russo Lavrov, Maria Zakharova, risponde a Maurizio Molinari

La portavoce del Ministero per gli Affari Esteri della Federazione Russa, Maria Zakharova, risponde al direttore di Repubblica, Maurizio Molinari, in merito all’editoriale dello scorso 14 novembre “Carri armati e migranti: la morsa di Putin sull’Europa”, dichiarando: “Non c’è nessuna sfida ibrida russa”.
La Zakharova usa la sua consueta ironia: “Era da tanto tempo che non vedevo un’assurdità così deliziosa” replica. La portavoce del ministro Sergey Lavrov fa anche notare che la teorie secondo cui Vladimir Putin starebbe ammassando novantamila soldati russi con tanto di artiglieria sarebbe stata smentita da una fonte insospettabile quale il Ministero della Difesa ucraino, e che questo viene riportato solo da fonti statunitensi.

Malafede o ignoranza? O un mix di entrambe le cose? La Zakharova nota come Molinari ignori deliberatamente la posizione di Mosca ma, bisogna aggiungere, al di là del filoatlantismo sfegatato del mainstream, roba che nemmeno durante la Guerra Fredda, il signor Molinari sa leggere il russo? Se sì, ha agito in malafede, altrimenti se si parla di cose russe sarebbe buona cosa metterci qualcuno che ne conosca lingua, cultura, mentalità e contesto politico-ideologico, dato che negli ultimi anni sulla Russia sono state partorite le più assurde scemenze, roba che nemmeno la propaganda in Rocky IV con Ivan Drago e “Io ti spiezzo in due”. Ma l’ignoranza non è da escludere visto che, come sottolinea nuovamente la Zakharova, la città di Yelnya, dove secondo l’illustre Molinari si sarebbero ammassate le truppe russe, manco si trova sul confine ucraino.

Si è già spesso affrontato il “mainstream del complottismo” che dipinge Putin come il cattivone dietro tutte le magagne dell’Occidente, una sorta di Goldstein sul quale scaricare gli orwelliani “due minuti di odio”. Si è anche già parlato del delirante articolo di Fabrizio Dragosei per il Corriere della Sera che non solo il sottoscritto vi può smentire poiché all’epoca viveva a Mosca, ma venne smentito da altri sul profilo social di Dragosei, trattandosi di una burla di un piccolo truffatore locale (anche qui: ignoranza o malafede? Dragosei il russo evidentemente lo legge, ma non ha contestualizzato quel che ha letto. Nell’ipotesi migliore ci è cascato come un fesso) o il caso di Gianni Riotta che si inventa una spy story inesistente su una signora russa residente a Riccione, amica anche del sottoscritto (e con la quale ride ancora di questo caso).

Il caso del “mainstream del complottismo” che vede la Russia anche dietro l’attacco hacker alla sanità del Lazio (quando forse le colpe sono di ben altra natura, compresa l’incapacità degli sviluppatori italiani.
Hastatoputin” è il mantra di un Occidente incapace, che cerca di scaricare le sue colpe sul russo, il cattivo hollywoodiano. Perché se oggi bisogna stare attenti a indicare la nazionalità di un terrorista che magari si chiama Ahmed per via del politicamente corretto, i russi, che sono bianchi, cristiani e hanno una lunga tradizione di villain cinematografici, sono perfetti per il ruolo. E mentre la Cina, totalitarismo assai più feroce, non ha tutto sommato una stampa così cattiva, la Russia resta quella dei film di spionaggio americani. In realtà la russofobia europea ha radici ben più antiche, su un falso costruito ad arte nel 1756 su commissione dei servizi francesi e diffuso poi nel 1775 dalla stampa britannica: un fantomatico “testamento di Pietro il Grande” nel quale l’imperatore consigliava ai suoi successori di conquistare l’Europa. In realtà furono gli eserciti paneuropei a invadere per ben due volte la Russia: nel 1812 con Napoleone e nel 1941 sotto le egide dell’Asse. Come è andata a finire lo sappiamo tutti.

Le inesattezze di Molinari, del Corriere e via dicendo non sono che la versione parodistica (perché come diceva il vecchio Marx la Storia si ripete prima come tragedia e poi come farsa) del “Testamento di Pietro il Grande”. La Russia non sta minacciando l’Europa, casomai è vero il contrario. E sappiamo bene come è andata a finire le altre due volte e Stoltenberg (sunt nomina omina) non pare nemmeno un genio militare come Napoleone o Heinz Wilhelm Guderian.
Tornando a noi, la campagna russofoba italiana è il più clamoroso caso di suicidio economico mai visto: la Russia era uno dei partner economici privilegiati per l’Italia, vista l’italomania dilagante nel Paese degli Zar. Le varie sanzioni e controsanzioni sono costate all’Italia costano all’Italia 3 miliardi l’anno. Ma andiamo avanti coi Molinari, i Riotta e i Dragosei, servi sciocchi della russofobia.

RED




Putin ha il Parkinson? Il Cremlino smentisce: “Spazzatura assoluta”

Mosca“Questa è spazzatura assoluta. Il presidente sta bene”Dmitrij Peskov, il portavoce del Cremlino, smentisce seccamente che il presidente russo Vladimir Putin abbia intenzione di dimettersi il prossimo gennaio perché malato, come ha sostenuto il politologo Valerij Solovej in un’interivsta ai microfoni dell’emittente radiofonica Eco di Mosca, poi citata anche dal tabloid britannicoThe Sun.

Secondo Solovej, sarebbero la sua presunta compagna, ex olimpionica di ginnastica artistica Alina Kabaeva, 38 anni, e le sue due figlie, Marina Vorontsova e Katerina Tikhonova, a premere perché il sessantottenne Putin lasci il Cremlino, preoccupate come sono per le condizioni di salute del leader. Solovej non ha specificato di quale “grave malattia” soffrirebbe Putin, ma dall’analisi di vari filmati in cui apparirebbe malfermo, alcuni osservatori avrebbero ipotizzato il morbo di Parkinson.

Le nuove rivelazioni sono state accolte dagli analisti russi con scetticismo e persino ironia. Non è la prima volta che il politologo ed ex direttore dell’Istituto Statale di Relazioni Internazionali di Mosca, allontanato nel 2019 perché considerato troppo critico del Cremlino, prefigura un ritiro dalla politica di Putin. Già nel 2016 aveva scritto su Moskovskij Komsomolets, di dimissioni del leader entro il dicembre di quell’anno e di elezioni anticipate nel 2017. Il pezzo, rilanciato dal britannico Daily Mail, era stato cancellato dopo poche ore.

Gli analisti si interrogano piuttosto sui due disegni di legge presentati nei giorni scorsi: il primo garantirebbe l’immunità a vita agli ex presidenti, e quindi a Putin, non solo per reati commessi durante i suoi mandati al Cremlino, ma anche da privato cittadino; il secondo gli conferirebbe la carica di senatore a vita in caso di dimissioni. Gli esperti hanno dato un’interpretazione quasi unanime: Putin si sta preparando ad abbandonare la politica, forse anche prima dello scadere del suo mandato.

L’ipotesi di una dimissione anticipata confermerebbe anche l’idea avanzata da vari analisti che la recente riforma costituzionale – che consente al leader russo di ricandidarsi per altri due mandati e quindi di restare al potere fino al 2036 – abbia lo scopo non di garantire a Putin il potere a vita, ma di scongiurare un ultimo mandato da anatra zoppa e di consentirgli di organizzare la sua uscita di scena e successione. Peskov ha però minimizzato: “È la pratica seguita in molti Paesi ed è ben giustificata“.

Non è la prima volta che si specula sulla salute del leader russo. Nel 2016 bastarono sette giorni di assenza di Putin dalle scente pubbliche per dare il via a ipotesi di “stress” e perfino “depressione”, ma anche a facili battute sulla presunta “malattia dello Zar”. Ma il presidente russo, a dispetto dei 68 anni compiuti da poco, continua a incarnare l’ideale machista del leader. Sono decine le pose da vero “action man” in cui si è fatto immortalare in 20 anni al potere: in tuta da sub con un’anfora ripescata dai fondali del Mar Nero, in casacca da judo, alla guida di un bolide da Formula 1 o in gabbia con un leopardo delle nevi.

RED




Europei maschili di Volley 2019: la Russia, campione in carica, cerca la riconferma nella competizione continentale che inizia il 12 settembre

Parigi – Archiviata la manifestazione femminile dei campionati europei con il successo della Serbia, con la stessa innovativa formula partirà il 12 settembre l’edizione maschile, con 24 nazionali ai nastri di partenza pronte a contendersi il titolo. Come nell’edizione femminile, anche la XXXI edizione degli europei maschili di pallavolo vedrà quattro nazioni coinvolte nell’organizzazione: la Francia (Montpellier, Nantes, Parigi), l’Olanda (Amsterdam, Apeldoorn, Rotterdam), la Slovenia (Lubiana) ed il Belgio (Anversa e Bruxelles).  Nella prima fase (12-19 settembre) le squadre saranno divise in 4 gironi da 6: in Francia si giocheranno i match della Pool A (Bulgaria, Francia, Grecia, Italia, Portogallo, Romania), in Belgio quelli della Pool B (Austria, Belgio, Germania, Serbia, Slovacchia, Spagna), in Slovenia quelli della Pool C (Bielorussia, Finlandia, Macedonia del Nord, Russia, Slovenia, Turchia), in Olanda quello della Pool D (Estonia, Montenegro, Olanda, Polonia, Repubblica Ceca, Ucraina). Le prime quattro di ogni girone accederanno alla fase ad eliminazione diretta: ottavi di finale (21-22 settembre), quarti (23-24 settembre), semifinali (26-27 settembre), prima della conclusione parigina alla AccorHotels Arena, con la finale per il bronzo (28 settembre) e quella per l’oro (29 settembre).

La Federazione Russa di Pallavolo, che non ha mai mancato la qualificazione al torneo continentale, è alla sua quattordicesima partecipazione consecutiva dal 1993, ed ha fin qui conquistato otto medaglie (2 ori, 3 argenti e 3 bronzi). La nazionale allenata da Tuomas Sammelvuo proverà a rendere indimenticabile un’estate fin qui praticamente perfetta (coronata dal successo nella Volleyball Nations League e dal raggiungimento della qualificazione olimpica per Tokyo 2020), difendendo il titolo conquistato nel 2017, quando la formazione allora guidata in panchina da Sergey Shlyapnikov s’impose sulla coriacea Germania di Andrea Giani 3 set a 2 (25-17, 22-25, 19-25, 25-22, 15-12). Una formazione, quella russa, che già aveva avviato un graduale ricambio generazionale che  Sammelvuo dovrà completare, per costruire un ciclo che avrà come primo obiettivo le Olimpiadi di Tokyo (2020) per poi puntare al Mondiale del 2022, che la Russia ospiterà. Tra le protagoniste annunciate dalle manifestazione, l’Italia guidata dallo “ZarIvan Zaytsev, desiderosa di riscattare il mondiale casalingo (2018) chiuso al quinto posto e di ritrovare una medaglia che agli europei manca dal 2015, quando conquistò il bronzo, mentre l’ultimo successo degli azzurri risale al 2005. Candidata all’oro è anche la Polonia (campione del mondo in carica), così come la Francia (campione d’Europa nel 2015) che, ospitando le finali, può essere considerata la vera padrona di casa di questa edizione. Nel lotto delle favorite anche la Serbia che, nonostante un’estate difficile, con la mancata qualificazione diretta per le Olimpiadi ed il conseguente cambio in panchina (con Slobodan Kovac al posto di Nikola Grbic), resta una della formazioni più temibili.

La Russia, inserita nel gruppo C della Slovenia, disputerà la fase a gironi nella Arena Stozice di Lubiana (inaugurata nel 2010 e con una capienza di 12.480 posti), affrontando nell’ordine: Turchia (12 settembre), Bielorussia (13 settembre), Macedonia del Nord (14 settembre), Finlandia (16 settembre) e Slovenia (18 settembre).

Stefano Tardi




I doni imperiali dello zar a Napoli

Napoli – L’ensemble del barone Peter von Klodt Domatori di cavalli” davanti al palazzo reale di Napoli ogni anno diventa sempre più famoso. Spesso delle statue però scrivono anche ripetendo una serie di idee sbagliate. La verità è che l’opera non è una copia dei domatori di San Pietroburgo, però neanche l’originale

La storia non è facile. Per prima cosa Klodt fuse una coppia di bronzo dei gemelli Dioscuri per la Prospettiva Nevsky, più precisamente per il ponte Anichkov attraverso la Fontanka (il canale, affluente del fiume Neva). Un’altra coppia provvisoria poi fu scolpita da un gesso colorato di bronzo. Un po’ più tardi, fecero un secondo getto di bronzo in cambio del gesso, ma non la misero sulla Nevsky: l’imperatore la mandò a Berlino, come regalo al suo cognato prussiano. Lo scultore fece pazientemente un nuovo (il terzo getto), che rimase per circa un anno a San Pietroburgo. Nel 1845, lo zar russo stava per partire per Napoli e ordinò di prendere le statue e inviarle al re napoletano via mare, attraverso l’Oceano Atlantico. La delicata navigazione per il trasporto (fu necessario portare l’opera di bronzo all’arrivo di Nicola I) fu affidata ad un capitano dell’isola di Procida, noto per le sue tradizioni marine. Il Ponte Anichkov era di nuovo orfano dei cavalli, o meglio il gesso già assai difettoso quando Klodt, come persona creativa, si oppose a fare ancora una copia: se prima erano due coppie di gemelli, ora fece un Domatore che cade, si alza, doma cavallo e lo guida, già ferrato. Le circostanze della donazione al re Ferdinando II sono disposte su due targhe commemorative, montate su piedistalli: il testo è scritto in italiano e in latino (sarebbe bello sottoscrivere una traduzione russa da qualche parte). I cavalli russi a Napoli furono solennemente inaugurati un anno dopo la visita dell’imperatore, nel dicembre 1846, il giorno di San Nicola. Nel 2002, l’opera è stata poi restaurata con successiva inaugurazione.

Ritratto di prestigio

Negli anni 40 dell’Ottocento, Napoli di fronte alle “confusioni” europee, guardò con speranza e ammirazione verso San Pietroburgo. Ferdinando II copiava in modo maestro il tipo di governo paternalistico di Nicola I: l’impero settentrionale gli sembrava un modello di stato giusto, dove non c’è posto per il libero pensiero, l’ateismo e la dissolutezza. I cavalli della prospettiva Nevskij in modo visibile, pubblico, dimostrarono l’unione tra i due monarchi. Ma il re napoletano desiderava dare una conferma ulteriore della sua amicizia con lo zar. Due anni dopo l’installazione di sculture, ordinò un pittoresco ritratto dello zar Nicola.  Il quadro fu messo tra gli altri ritratti di persone note e posizionato nei grandi appartamenti del Palazzo Reale. La storia del percorso del ritratto è la seguente: fu acquistato a Parigi, consegnato via terra a Marsiglia, e da lì via mare, a Napoli. E’ noto che il re l’aveva pagato 700 franchi. Però non si sa chi sia l’autore del ritratto. Nei documenti d’archivio, a cui si riferisce la critica d’arte Lucia Tonini, figura Hawinsky. Ma non era questo artista, anche se per molto tempo si è creduto che questo fosse il cognome distorto di Ajvazovskij. Proprio come l’opera di Ajvazovskij che mi hanno mostrato dieci anni fa i collaboratori della Reggia di Caserta, dove questo ritratto era appeso nel loro ufficio. La trama ricordava i tempi sovietici: da una parte è scomodo mettere lo zar reazionario nell’esposizione principale e dall’altra parte è un peccato posizionare un bel quadro nel fondo del palazzo come fosse di seconadaria importanza e così decisero di lasciarlo in ufficio. Ora il ritratto ha preso nuovamente il suo posto nel palazzo reale di Napoli, nella sala XIV secolo. La sua precedente posizione di prestigio negli appartamenti principali rispecchiato nell’acquerello del pittore Lorenzo Starita. Il quadro mostra anche due vasi cinesi, modificati come lampade , che sono un altro regalo proveniente da San Pietroburgo.

Viste da Mosca

Nicola I nella sua visita napoletana portò, oltre ai cavalli un certo numero di piccoli doni. Oltre due vasi cinesi conservati, l’imperatore regalò due costruzioni originali, dei piani per buffet con fiori e gabbie dorate per uccelli. I piani dei buffet erano fatti con strati di porcellana con dipinti specifici presso la fabbrica porcellana imperiale. Purtroppo questi oggetti rari danneggiate durante i bombardamenti degli alleati del palazzo alla fine del 1943. E ora i resti sono esposti con un’etichetta imprecisa “Viste di Mosca” in un’esposizione permanente. Sui tre pezzi rimasti, Mosca è raffigurata solo su uno con l’immagine del Palazzo di Pietro che nella letteratura speciale è erroneamente attribuito a Tsaritsyno (Caricyno). In un altro resto è raffigurato il campo di Borodino con i monumenti, la gloria della Russia, in cui lo zar volle ricordare a Napoli. Il terzo è la Casa del tè a San Pietroburgo. C’erano più resti, ma non tutti furono salvati. Tutti questi doni servivano come garanzia per l’amicizia degli autocrati. Infatti, quando nel 1853 l’Europa occidentale fece una crociata contro la Russia (la guerra di Crimea, all’epoca chiamata Guerra d’Oriente,  un conflitto durato dal 4 ottobre 1853 al 1º febbraio 1856, fra l’Impero russo da un lato e un’alleanza composta da Impero ottomanoFranciaGran Bretagna e Regno di Sardegna dall’altro ), il re napoletano, nonostante le pressioni diplomatiche, non si unì ad esso, a differenza del re piemontese (in quel periodo ufficialmente sardo). Ferdinando non visse a lungo dopo il suo mito Nicola, morì nel 1859. Suo figlio Franceschiello non mantenne la pesante corona e un anno dopo l’enorme regno scomparì. Alessandro II guardò indifferentemente la caduta del suo sfortunato “amico del Sud“. Le relazioni politiche russo-napoletane, il cui picco si ebbe a metà del XIX secolo e si espresse in una serie di artefatti, caddero in rovina. Ma grazie a Dio Napoli ha molto da offrire oltre alla politica.

Michael Talalay

 

Articolo in lingua originale russa




MIAMI INTERNATIONAL BOAT SHOW 2018 

Майа́ми  —это город, расположенный на побережье Атлантического океана на юго-востоке Флориды.

Район Майами-Бич в южной части города известен как один из самых гламурных мест в мире из-за своих ночных клубов, пляжей, исторических зданий и магазинов. Ежегодные мероприятия, такие, как Miami Masters, Art BaselWinter Music ConferenceSouth Beach Wine & Food Festival и Mercedes-Benz Fashion Week Miami и другие привлекают миллионы посетителей каждый год.

Особое место отводится знаменитому Miami International Boat Show , корабельной выставке мирового значения, где ежегодно бывают представлены последние инновации в сфере яхтостроения , включая моторы , паруса, спасательное оборудование и так далее. Демонстрируются там и новые модели парусных и моторных лодок .  В этом году в сфере надувных плавучих средств произвели впечатление на публику лодки Zar . Они чисто итальянского производства , собраны в  Милане, несмотря на русское название. Начиная с тендеров для яхт и заканчивая крейсерскими надувными лодками повышенной комфортабельности – все они отличаются истинно итальянской элегантностью и инновационным концептом по форме и содержанию.

Конкуренцию им пытаются составить надувные лодки BRIG. Они проектируются и строятся на Украине силами команды единомышленников – бывших военных специалистов, которые занимались инженерными разработками в области авиации. После распада Советского Союза они легко простились с самолётами-истребителями и взялись за маломерные суда.

Неотделимо от Miami Boat Show прошла большая ежегодная яхтенная выставка на воде- Miami Yacht Show. Дополнительная площадка Superyacht Miami в марине Майами-Бич принимает яхты свыше 47 метров в длину.

Всего в акватории, отведенной под выставку, выстроились  порядка 500 новых и брокеражных яхт.

Одним из самых популярных мест на этой выставке стал огромный стенд Ferretti Group.

Много лет назад некие братья Ферретти, начав, по сути, с нуля, строят 10-метровую деревянную яхту. Их добротный парусно-моторный круизер, выставленный на бот-шоу в Генуе, пользуется небывалым успехом. В настоящее время в Ferretti Group входит восемь крупных яхтостроителей. Ориентируясь на топовых покупателей, Ferretti Yachts делает моторные яхты, отличающиеся не только необычной архитектурой и убранством интерьеров, но и прекрасной автоматизацией/компьютеризацией всех бортовых процессов. Ferretti одними из первых начали устанавливать на серийные яхты стабилизаторы качки zero-speed. В модельном ряду Ferretti Yachts — флайбриджные круизеры размерами от 50 до почти 100 футов.

Эти яхты , характеризующиеся ярко выраженным итальянским стилем , привлекают покупателей  со всего мира. В этом году некоторые из них были приглашены на празднование 50 летия деятельности производителя . VIP коктейль состоялся прямо на стенде, где можно было не только полюбоваться последними моделями яхт, но и под живую музыку насладиться одним из лучших вин Италии – La Scolca. Это известное вино  всегда находится в первых рядах мирового lifestyle наряду с самыми знаменитыми итальянскими брендами, и всё это благодаря деятельности винодела и просто красивой женщины Кьяре Солдати (Chiara Soldati).

Ирина Рас 

 

MIAMI INTERNATIONAL BOAT SHOW 2018 

Innovazione e glamour italiano trionfano a Miami International Boat Show: I mega yacht
Ferretti e il vino La Scolca – binomio di eccellenza italiana, Zar – nome russo per eleganti gommoni made in Milano, Brig tecnologia aeronautica di ex URSS a servizio della marina, anche militare.

Irina Ras




LE ANTICHE RADICI TRA IL REGNO DI NAPOLI E LA RUSSIA.

Il giorno 8 settembre 2017 si celebra l’antico legame tra Napoli e la Russia che fu suggellata con il dono dello zar Nicola I alla città di Napoli della celebre coppia di cavalli con domatori in bronzo. Un legame politico, militare e commerciale, che fu interrotto con l’Unità d’Italia, che sprofondò l’antica capitale napoletana ed il Regno delle Due Sicilie nel più profondo disastro sociale ed economico, che dura tutt’oggi.

Napoli e San Pietroburgo, allora capitale della Russia, furono legate da un ponte d’amicizia testimoniato dai cavalli di bronzo russi, che ornano l’ingresso dei giardini di Palazzo Reale di Napoli ed un’altra coppia identica posta all’inizio del Ponte Anickov sul fiume Neva a San Pietroburgo. Il ponte fu anche commerciale perché l’incontro tra i due amici sovrani intensificò i rapporti politico–commerciali tra lo stato russo e quello duosiciliano. Fu così che a Kronstadt, una località isolana di fronte la Capitale russa, si realizzò una fabbrica uguale a quella di Pietrarsa tanto ammirata dallo Zar; furono poi replicati a San Pietroburgo i successi del Teatro San Carlo, mentre a Napoli si cominciò a gustare la bontà del baccalà del baltico e l’importanza del grano duro che aprì la strada a lavorazioni pregiate come quella della pasta e della pastiera napoletana. Gli intensi scambi artistico-culturali continuarono per molto tempo e non è un caso che uno dei maggiori architetti che in quegli anni modellarono l’ex Capitale russa sia stato il napoletano Carlo Domenico Rossi, poi naturalizzato russo.

Ma anche il musicista napoletano G. Paisiello per lunghi anni deliziò la corte Russa. La pittrice russa Irina Federava ebbe a dire all’epoca che i russi erano particolarmente grati al Regno di Napoli perché  ”a partire dal XVIII secolo, questi divenne la culla dei migliori talenti russi: pittori, scrittori, compositori, critici letterari”. Persino la canzone più famosa del mondo, ‘O sole mio‘, fu scritta nel 1898 per un concerto da tenersi a San Pietroburgo e si racconta nacque ad Odessa laddove Giovanni Capurro fu ispirato da un’alba sul Mar Nero e, in un impeto nostalgico, diede inconsapevolmente vita ad uno dei più grandi capolavori della storia della musica.

Su invito dello Zar i Borbone di Napoli inviarono in Crimea maestranze qualificate nell’agricoltura, allevamento, nelle bonifiche con lo scopo di sviluppare economicamente quelle terre depresse della Russia. Queste comunità napoletane, che all’inizio del XIX secolo ivi si trasferirono, lasciando il caldo sole del Regno di Napoli, hanno oggi in quei luoghi i loro discendenti e sono ricordati da una stele monumentale voluta da Putin. Sulle basi marmoree dei “cavalli di bronzo” ancora oggi è scolpita in latino la testimonianza dell’amicizia e della stima tra i due sovrani che produsse quegli scambi commerciali e culturali dagli innegabili vantaggi reciproci. Ponendo la Napoli Capitale dei Borbone al centro dell’Europa che conta ed in ogni campo, a dispetto di quella di oggi post-unitaria ai margini della normalità.

Altri due eventi di importanza internazionale certificano l’indissolubile legame tra i due Stati e popoli. Nella guerra di Crimea combattuta dal 1853 al 1856, che vide l’aggressione della Russia da parte dell’impero ottomano, Francia, Regno Unito e Regno di Piemonte, non partecipò il Regno delle Due Sicilie, dichiardosi neutrale, ma offrì alla Russia i propri porti nel Mediterraneo per l’assistenza alla flotta e nonostante l’embargo commerciale imposto dalla coalizione aggressore, Napoli commerciò con l’impero Russo. Colpa che ebbe un peso decisivo nella decisione Inglese di organizzare la caduta dei Borbone finanziando Garibaldi e l’invasione del Regno delle Due Sicilie.

Un altro più emblematico evento sancì l’indissolubile legame tra il Regno di Napoli e la Russia, fu la riconquista del Regno da parte dei Borbone di Napoli grazie al determinante aiuto militare dello Zar a favore dell’Armata della Santa Fede del cardinale Ruffo, che il 13 giugno 1799 entrò trionfante nella Napoli liberata, sconfiggendo l’esercito dell’invasore francese e delle sanguinarie milizie locali, che imposero ai napoletani per sei mesi la sanguinosa dittatura della pseudo repubblica partenopea. Nella circostanza lo Zar Paolo I inviò in aiuto dei Borbone quattro battaglioni di soldati dell’esercito regolare russo, due battaglioni di cosacchi e tre navi da guerra.

Pertanto, venerdi 8 settembre 2017, alle ore 11:00 in via Chiaia n° 1 a Napoli, presso lo storico Gran Caffè Gambrinus, si terrà una conferenza stampa per ricordare i 240 anni di relazioni diplomatiche tra Il Regno di Napoli e l’Impero Russo. A seguire, a Palazzo Pescolanciano in Via Nardones n°118, antica residenza del 1° Ambasciatore russo  A.K. Razumovsky, verrà scoperta una targa commemorativa per ricordare e rinverdire l’antico legame e proclamare il 13 giugno giornata dell’amicizia tra Napoli e la Russia. Alla manifestazione interverranno l’Ambasciatore plenipotenziario della Federazione Russa in Italia, Sergey Razov e il sindaco di Napoli, Luigi De Magistris.

RED

 




“La rivoluzione del 1917. La Russia e la Svizzera”

Al Landesmuseum Zürich la mostra “La Rivoluzione del 1917. La Russia e la Svizzera” ripercorre i rapporti, gli eventi storici ed i personaggi che hanno legato i due paesi.

In occasione del centenario della rivoluzione russa il Landesmuseum Zürich ospita fino al 25 giugno prossimo la mostra “La Rivoluzione del 1917. La Russia e la Svizzera”. L’esposizione è il frutto della collaborazione con il Deutsches Historisches Museum di Berlino (DHM) e si avvale della concessione di numerosi reperti, quali fotografie, documenti, filmati, oggetti, dipinti, ecc. provenienti da archivi, biblioteche e musei svizzeri, tedeschi, russi, inglesi, italiani e francesi.

Il percorso espositivo fa luce sui rapporti che legavano la Svizzera e la Russia in un’epoca di grandi stravolgimenti.

La mostra apre con un‘inaspettata prospettiva sul panorama culturale russo del periodo a cavallo tra i due secoli (XIX e XX), caratterizzato da posizioni ideologiche, artistiche, filosofiche e tecniche molto avanzate e di rottura rispetto al passato. Questa scelta non casuale porta il visitatore ad allargare la propria visione ed aspettativa, non concentrandosi solo sulle vicende storiche, politiche e sociali.

È noto che il movimento definito “Avanguardia russa” difficilmente può essere delimitato in termini spaziali e temporali e circoscritto da un punto di vista dello stile e dei contenuti; quello che è certo è il fatto che abbia dato i ‘natali culturali’ ad artisti come Chagall, Kandinskij, Rodchenko, solo per citarne alcuni, che si sono distinti per essersi distaccati dalla tradizione accademica per approdare ad esperienze nuove e produzioni poliedriche ed innovative.

L’Avanguardia russa è nata proprio in un clima di forti contraddizioni sociali e di strappi radicali dalla tradizione ed è stata capace, almeno in principio, di rimanere lontana dalle vicende politiche contemporanee. Gli artisti difficilmente si sono spesi in prima linea nelle dispute sociali e politiche ma, piuttosto, hanno interpretato il proprio tempo dando vita a nuovi universi artistici. Verso la fine della mostra diventa chiaro che questa peculiarità non caratterizzò, invece, i periodi successivi a partire in particolare dal 1932, con l’avvio del cosiddetto Realismo Socialista.

Si inizia, quindi, con un’interessante panoramica sull’Avanguardia russa: una ventata di vivaci novità, innovazioni, moti e cambiamenti, che – come detto – si riflettevano nelle diverse forme artistiche; una straordinaria pagina culturale, che troviamo in alcuni quadri di note artiste quali Natalja Goncharova, Ljubov’ Popova e Olga Rosanova, nonché in opere scientifiche e manifesti in cui si descrivono nuovi ideali sociopolitici e modelli di un mondo più equo (a fare da guida fu la traduzione del Capitale di Carlo Marx, che sortirà un effetto esplosivo in Russia alla sua pubblicazione nel 1872).

Ritornando al titolo della mostra, che cosa davvero avvicinava la Svizzera e la Russia prerivoluzionaria? È davvero una storia fatta di legami più stretti di quanto non si pensi e di un’osmosi continua fra due culture profondamente diverse? La risposta è sicuramente positiva.

Nell’immaginario comune, la Svizzera è vista come un luogo tranquillo, semplice, dove potersi dedicare a meditazioni, studi, sperimentazioni e ricerche. In realtà, non va dimenticato che il paese elvetico era un contesto, che se da una parte garantiva riparo da tumulti e agitazioni internazionali, grazie alla propria neutralità, assicurando un ambiente fecondo e sicuro, non costituiva affatto una realtà aliena dalle novità e trasformazioni culturali, politiche e sociali di quel periodo. Come non ricordare che proprio in questo contesto, per esempio, venne aperto a febbraio 1916 in Spiegalgasse 1 a Zurigo il Cabaret Voltaire, locale di intrattenimento con intenzioni artistiche e politiche sperimentali, considerato universalmente la culla del dadaismo, che sappiamo essere stato un movimento di rottura e rinnovamento delle logiche artistiche tradizionali.

Le migrazioni di cittadini svizzeri verso la Russia e di russi verso la Svizzera, in effetti, hanno caratterizzato tutto la storia del XIX secolo: si calcola che siano stati circa 20.000 gli svizzeri che fino al 1917 hanno cercato nel paese degli zar una nuova vita; si è trattato soprattutto di imprenditori, fornai, casari, insegnanti e istitutrici, quindi di professioni che all’epoca erano molto richieste in Russia. Gli svizzeri trovarono in Russia in un impero multietnico basato sull’agricoltura e permeato da forti contraddizioni sociali: mentre i contadini russi vivevano con il minimo necessario e gli operai in condizioni disumane, l’élite autocratica dello zar si circondava di lusso e sfarzo, come testimonia un uovo Fabergé con orologio incorporato della marca Moser & Cie, fondata dall’emigrato Heinrich Moser di Sciaffusa.

Allo stesso tempo, sono stati circa 8.500 i russi che hanno cercato in Svizzera migliori condizioni di vita ed in particolare libertà di stampa, di pensiero, di associazione, stabilità e neutralità politica, tranquillità per lo studio; arrivarono intellettuali, artisti e rivoluzionari, e tra di essi era alta la rappresentanza femminile che qui, diversamente che in Russia, poteva frequentare l’università.

Fra tutti gli esuli il più celebre è stato sicuramente Vladimir Il’ič Ul’janov (Lenin), che visse più di sei anni tra Ginevra, Berna ed infine Zurigo. Insieme con la moglie Nadezhda Krupskaja, dal febbraio 1916 fino all’inizio di aprile dell’anno seguente, Lenin soggiornò in Spiegelgasse 14 a Zurigo (guarda caso, proprio nella stessa strada a qualche numero di distanza dalla sede di Cabaret Voltaire), dove portò avanti i propri piani e da dove parti sul «treno piombato» alla volta di San Pietroburgo, arrivando dopo tre giorni di viaggio e accolto da una grande folla.

A ricordo e testimonianza della sua presenza in questo luogo ed impegno nella stesura di scritti di importanza storica, viene qui esposta la sua scrivania dell’appartamento zurighese come oggetto rappresentativo di tale periodo.

Con la presa di potere dei bolscevichi in seguito alla Rivoluzione d’ottobre, e con la guerra civile iniziata l’anno successivo, i rapporti diplomatici tra Svizzera e Russia si raffreddano. Fotografie, lettere e documenti ufficiali esposti lasciano intuire come le voci sul presunto coinvolgimento dell’ambasciata sovietica nello sciopero generale del 1918 in Svizzera alimentino ulteriormente i timori di una deriva comunista. L’ambasciata sovietica viene espulsa dal Paese, i rapporti diplomatici interrotti e riavviati solo nel 1946.

L’esposizione procede attraverso 26 postazioni, che illustrano le tappe degli avvenimenti storici in Russia dal 1917 al 1932: la guerra civile, le carestie, gli scioperi ed il malcontento dovuto alla fame che sfocia in grandi manifestazioni di protesta e che pongono fine al dominio dello zar Nicola II nel febbraio del 1917.

Si prosegue con lo sviluppo della politica economica, la lotta di Stalin contro l’opposizione e la sua ascesa al potere, l’industrializzazione e le sue conseguenze. La mostra si sofferma, inoltre, sulla creazione del Gulag; nel 1923, ancora in periodo leninista, nacque il primo campo di lavoro correttivo delle Isole Solovki, che diventò il modello del sistema dei lager sovietici. Con Stalin si sviluppò in seguito una fitta rete di campi di lavoro forzato: dal 1929 in poi, egli ricorse proprio a questa politica per portare avanti l’industrializzazione del paese sovietico.

Ritornano cenni all’espressione culturale del periodo sovietico, che poteva esprimersi solo nel rigoroso rispetto dei dettami decisi dal partito: nel 1932 il Comitato centrale del Partito Comunista decretò lo stile artistico del Realismo socialista e la conseguenza fu l’omologazione di tutte le forme d’arte ai principi cardine (fedeltà al partito, carattere popolare, contenuto ideologico) e nel 1934 durante il Congresso degli Scrittori e degli Artisti Sovietici a Mosca venne apertamente dichiarato da Maksim Gorkij, che l’opera artistica dovesse celebrare il progresso socialista, avere forma realista e contenuto socialista, in accordo con la dottrina marxista/leninista.

In seguito, alcuni artisti tra i quali Alexander Deineka – anch’egli rappresentato nella mostra – si distanziarono dall’astrazione e dipinsero secondo canoni realistici. I soggetti provenivano dagli edifici industriali sovietici, dal mondo dello sport e dalla vita urbana. Il Realismo socialista si affermò anche in architettura: in una lettera del 20 aprile 1932 indirizzata a Stalin, il Congrès internationale d’architecture moderne (CIAM) e l’architetto svizzero Le Corbusier protestarono contro il progetto per il Palazzo dei Soviet, d’ispirazione neoclassica.

Il percorso espositivo si conclude con gli inizi degli anni Trenta e la fine del Primo Piano quinquennale.

Le «Grandi purghe», le campagne di persecuzione ed epurazione di Stalin devono ancora arrivare.

Per info sulla mostra: www.nationalmuseum.ch

 

 Leonora Barbiani –  Segretario Generale, Camera di Commercio Italo-Russa




CHIUSURA IMPERIALE PER IL PADIGLIONE RUSSO A EXPO 2015 CON PIU’ DI 4 MILIONI DI VISITATORI E LA MOSTRA DEDICATA AI ROMANOV

La Russia degli Zar, attraverso la collezione Romanov proveniente dal Museo DAPHNÉ di Sanremo, una mostra itinerante di abiti documenti, stampe e fotografie originali raccolte nel corso di 50 anni di attività dell’Atelier 1 - Abiti del XIX secolosanremese, saranno esposte per la prima volta ad Expo 2015, nel Padiglione Russia dal 27 al 30 ottobre.

Un’iniziativa nata da un connubio assai particolare tra i profumi delle terre di Sanremo, amate allora da Marija Aleksandrovna e riproposte con le fragranze della rosa, fiore che lei tanto amava, fanno di questa mostra un’interessante unione culturale tra i due paesi: Russia e Italia tra presente e passato
2 - abito '800 - uno degli abiti che si potrà ammirare alla mostraFiori, profumi, costumi, la storia che arriva fino a noi attraverso la passione, la cura e la costanza della famiglia Borsotto, fondatrice del brand DAPHNÉ Sanremo, che ha raccolto in tanti anni di attività sartoriale, abiti ed oggetti colmi di storia da raccontare, spesso donati da clienti internazionali dell’Atelier le cui antenate erano blasonate nobildonne russe, italiane e francesi, rendendo prezioso il Museo DAPHNÉ della moda e del profumo, creato nel cuore di Sanremo.

Ciò che si potrà ammirare nel Padiglione Russia ad Expo, nella settimana di chiusura, è solo una piccola parte della vasta collezione di oggetti appartenuti alla nobiltà russa che ha frequentato la Riviera da metà ‘800 ad oggi, a partire da Marija Aleksandrovna che fece di Sanremo la sua 9 - Sfilata DAPHNÉ Collezione Romanovseconda dimora e diede inizio all’era del turismo russo nella Riviera dei Fiori.

L’Atelier DAPHNÉ ha dedicato ai Romanov una collezione di foulard su seta raffiguranti la “Rosa Romanov”, ibridata da Antonio Marchese, eccellente ibridatore italiano.
Nel corso della kermesse sarà possibile ammirare la rosa dal vivo in tutto il suo splendore, i presenti potranno inoltre degustare tipici vini del Ponente ligure: il Vermentino ed il Rossese, che la Zarina ebbe modo 4 - Profumi dell'epoca zaristadi assaggiare durante il suo soggiorno in Riviera e forniti per l’occasione da MAIXEI uno dei pochi consorzi che utilizza ancora la tecnica tradizionale del 100% uve mono vitigno.

Non è la prima volta che DAPHNÉ è ospite di importanti eventi legati alla Russia; la Maison di Sanremo è stata invitata qualche anno fa al Moscow Fashion Week in rappresentanza della moda italiana, al ballo di Guerra e Pace a San Pietroburgo, all’Ambasciata Russa di Parigi per la mostra gli Zar e la Francia e di recente ha 8 - Bouquet Romanovpartecipato all’esposizione Romanov & GrimaldiPalazzo Grimaldi a Montecarlo.

Un ringraziamento particolare va al Console Generale di Russia Aleksander Nurizade, che ha apprezzato questa proposta per la chiusura di Expo al Padiglione Russo ed all‘agenzia EVENTIKA per il supporto all’allestimento.

Curatrici mostra: Barbara e Monica Borsotto
Promozione e coordinamento: Rossella Bezzecchi

Francesca Brienza

(photo cover: Egveny Utkin)

3 - Zarina Marija Aleksandrova, nel periodo in cui venne a  Sanremo5 - Lettera originale dell'epoca7 - Rosa Romanov