ROSARIO ALESSANDRELLO (CCIR): “RUSSIFICAZIONE DEL PRODOTTO E ACCESSO AL MICROCREDITO STRUMENTI PER AGGIRARE LE SANZIONI”.

Il recente X°Forum Economico Eurasiatico che si è tenuto a Verona ha, ancora una volta, ribadito che solo la creazione di solide relazioni economiche fra i paesi europei e quelli che fanno da interfaccia con il mercato asiatico, può essere il vero antidoto alla crisi ed alla stagnazione che da ormai oltre 10 anni stanno mettendo a dura prova gli assetti produttivi di tanti paesi.

L’introduzione oltre 3 anni fa del regime sanzionatorio nei confronti della Russia, all’indomani del referendum con cui la Crimea ha chiesto di tornare sotto la storica ala protettiva di Mosca, ha indubbiamente complicato una situazione già di per se abbastanza compromessa, con diversi paesi fra cui l’Italia sull’orlo della bancarotta.

Che il clima stia decisamente cambiando del resto emerge anche dal dato relativo alle esportazioni dei paesi aderenti all’UE, nel mese di agosto. Secondo l’ultima relazione mensile sul commercio pubblicata oggi dalla Commissione Europea, ad agosto 2017 le esportazioni agroalimentari europee sono rimaste forti, con un aumento della bilancia commerciale di 2,4 miliardi di euro.  Nello specifico, sono aumentate di 11,5 miliardi di euro (+8% rispetto a luglio 2017).

Gli incrementi mensili maggiori delle esportazioni hanno riguardato ancora una volta la Russia e gli Stati Uniti, rispettivamente  con +153 milioni e +108 milioni di euro rispetto al 2016. Riguardo ai settori, le esportazioni di vino e vermut e di latte in polvere hanno registrato l’aumento maggiore, rispettivamente 130 milioni e 123 milioni di euro rispetto all’anno precedente. Anche le importazioni agroalimentari dell’UE sono aumentate, precisamente del 4% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, registrando un’eccedenza di 2,4 miliardi di euro nella bilancia commerciale agroalimentare.

La relazione di questo mese si concentra in particolare sul commercio agroalimentare con la Russia. Dopo un calo iniziale, sia dei prodotti vietati che di quelli non vietati, le esportazioni UE di prodotti non vietati verso la Russia hanno ripreso a crescere fino a raggiungere 6.299 milioni di euro nel periodo settembre 2016-agosto 2017, con un aumento di valore del 14% rispetto al periodo precedente.

La Russia torna così al quarto posto tra le principali destinazioni dell’esportazione di prodotti agroalimentari dell’UE, davanti al Giappone (https://ec.europa.eu/agriculture/trade-analysis/monitoring-agri-food-trade_it).

Insomma, anche le statistiche confermano l’assoluta inefficacia ed inutilità di un provvedimento fortemente voluto dall’amministrazione Obama e che, nonostante ci sia stato il cambio della guardia con l’ascesa alla Casa Bianca di Donald Trump, qualcuno si ostina ancora con una rigidità al limite del masochismo, a difendere e ad applicare in maniera a dir poco ottusa e stupida.

Ne abbiamo parlato con il Presidente della Camera di Commercio Italo-Russa (CCIR), Rosario Alessandrello con il quale abbiamo provato a fare un po’ il punto della situazione, in uno scenario che si presenta mai come oggi in continua evoluzione e che presenta prospettive molto interessanti.

“Il X° Forum Eurasiaticoafferma il Presidente della Camera di Commercio Italo-Russaha confermato che il regime sanzionatorio nei confronti della Russia allo scopo di indebolirla, non solo non hanno per niente funzionato ma dobbiamo anche rilevare che quest’ultima ha reagito, attraendo le produzioni non soggette a sanzioni dall’Europa ed in più incrementando i rapporti con la Cina che ha finanziato una serie di grandi opere che prima sarebbero state finanziate con crediti provenienti dal Vecchio Continente, con il quale c’era un interscambio ragguardevole. Tutto questo sta facendo sì che la Russia si stia creando una serie di infrastrutture verso Est, accelerando un processo che era già in atto. Chi ha pagato maggiormente il conto sono state le nostre piccole e medie imprese, visto che Germania, Francia e Giappone hanno portato le proprie produzioni automobilistiche in Russia. Ciò ha provocato gravi danni alla nostra componentistica, così come per l’agroalimentare che storicamente è sempre stato apprezzato dal mercato russo. Molte imprese soprattutto meridionali che producono ad esempio uva da tavola o il pomodorino e che avevano circa il 50% del mercato, sono tornate a zero! Questo piccolo esempio attesta quanto il nostro agroalimentare abbia particolarmente sofferto le sanzioni, in questi ultimi anni”.

Il Presidente della CCIR, quando gli è stato fatto osservare che l’economia ha superato e fatto meglio della politica, per quel che concerne le scelte strategiche, è stato ancora più netto. “Non c’è assolutamente dubbio su questo, e più che fatto meglio – ha tagliato corto – potremmo dire che ha fatto i propri interessi, com’è giusto che sia. Ha provato ad aggirare le sanzioni ed a difendersi in Russia, aiutandola a portare avanti il proprio processo di industrializzazione”.

In tal senso, una delle possibili soluzioni indicate da Alessandrello per poter aggirare l’ostacolo rappresentato dalle sanzioni ed iniziare ad interagire con questo immenso e ricco mercato, è quella di costituire una società regolamentata dalla legislazione russa. “La società con personalità giuridica russa – ha confermato – può aiutare anche nella filiera ed inoltre presenta il vantaggio di non passare attraverso i vincoli delle dogane, perché i prodotti diventano russi e restano in questo mercato. Se si intende difendere il nostro prodotto, questo è un passo assai importante che va fatto. La “russificazione” del prodotto – attraverso la nostra incessante attività che permette di individuare il partner giusto – e la localizzazione, oggi inoltre sono ulteriormente facilitati dalla svalutazione del rublo, dalla riduzione dei costi per l’energia, dai maggiori voucher ambientali perché stiamo parlando di un territorio immenso e dalla riduzione delle tasse. Un altro strumento particolarmente importante è quello del microcredito che stanno agevolando e non poco soprattutto quelle piccole realtà imprenditoriali che trovano grosse difficoltà ad accedere ai finanziamenti da parte delle banche. Molte società di microcredito italiane – ha poi concluso – stanno spingendo da tempo in tal senso, ottenendo ottimi risultati”.

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NUOVE FRONTIERE PER L’UNIONE ECONOMICA EURASIATICA

Verona – In una sala auditorium del Palazzo di Gran Guardia pressoché gremita, hanno avuto inizio stamani i lavori del X° Forum Economico Eurasiatico, divenuto ormai un tradizionale quanto importante appuntamento nell’agenda politico-economica mondiale. Erano presenti, fra gli altri, l’ex premier Romano Prodi, il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Maria Elena Boschi, il Presidente dell’ENI nonché ex presidente di ConfIndustria Emma Marcegaglia, l’ex cancelliere tedesco Gerhard Schroder, il Presidente e CEO della Rosneft Igor Sechin ed il Direttore Esecutivo della China Energy, Li Yong.

Organizzato dall’Associazione Conoscere Eurasia, Fondazione Roscongress e Forum economico internazionale di San Pietroburgo in collaborazione con Banca Intesa Sanpaolo; Rosneft; Gazprombank; Credit Bank of Moscow; Region – Group of Companies; Visa Handling Services e con il supporto di Banca Intesa Russia, Coeclerici e Generali Italia, l’edizione 2017 assume una particolare rilevanza anche in considerazione delle tensioni internazionali che stanno caratterizzando l’Estremo Oriente con la minaccia rappresentata dal preoccupante muro contro muro fra Corea del Nord e USA. Oltre che della volontà di allargare gli scambi economici ad altre realtà eurasiatiche,così come attesta l’accordo di uno spazio economico comune firmato pochissimi giorni fa, fra l’Unione Economica Eurasiatica e la Cina.

Nel dare il benvenuto al pubblico presente in sala, il Presidente di “Conoscere Eurasia” e di “Banca Intesa Russia”, Antonio Fallico, ha osservato che “Oggi, nella previsione di un Pil positivo dell’economia mondiale negli anni 2017-2018, abbiamo la tentazione di non riflettere sul fatto che questa ripresa è soltanto congiunturale perché la crisi strutturale degli anni precedenti è ancora in agguato e ha una fenomenologia carsica: continua a erodere e a scavare come l’acqua. L’economia mondiale ha bisogno di riforme profonde capaci di interpretare l’esigenza di uno sviluppo economico-sociale equo, inclusivo e aperto alle nuove frontiere dell’Est e dell’attuale ruolo geopolitico della Grande Eurasia, da Lisbona a Vladivostok e a Singapore. Essa – ha proseguito – deve essere congiunta a una nuova governance internazionale, che dovrebbe scaturire anche da un radicale cambiamento strategico della Banca Mondiale e del Fondo Monetario Internazionale”.

La presenza di oltre 900 imprese italo-eurasiatiche al consesso, del resto, è il segnale più eloquente dell’importanza strategica di un’area che, nel primo semestre di quest’anno, – secondo l’analisi della direzione Studi e Ricerche di Intesa SanPaolo, in collaborazione con l’Associazione “Conoscere Eurasia” – ha fatto registrare un incremento dell’interscambio del 15,9%, pari a 117 miliardi di euro. Dato corroborato dall’export del “Made in Italy” che si è portato ad un +15% che diventa addirittura un +24% in Russia, e che da solo copre l’85% dell’intero mercato. Una ripresa costante, ma che è ancora ben lontana dai picchi toccati nel 2013, quando solo nel primo semestre, le esportazioni italiane nell’UEEA raggiunsero quota 5,7 miliardi di euro, ovvero il 32% in più rispetto ad oggi.

Fra i settori maggiormente attivi, segnaliamo i macchinari meccanici (+30,4%), in testa al paniere con una quota di interscambio di 1,3 miliardi di euro nei primi sei mesi di quest’anno, seguiti dal tessile (+14,5%, 808 milioni), i prodotti chimici (+20,3%, 333 milioni) ed anche gli apparecchi elettrici (+47,9%, 279 milioni).

Dallo studio, inoltre, emerge come nel triennio 2013-2016, si sia passati per il nostro paese da un interscambio di 36,2 miliardi di euro a 20,1 miliardi, a causa dell’anacronistico quanto deleterio regime sanzionatorio in vigore contro la Federazione Russa. A risentirne maggiormente, il Nord-Est (-1,7 miliardi di euro) ed il Nord-Ovest (-1,6 miliardi di euro) che insieme rappresentano ben l’80% delle vendite verso l’UEEA. A seguire, in questa particolare classifica, il Centro (-719 milioni di euro) ed infine il Sud (-115 milioni di euro). I settori che maggiormente hanno risentito di questo trend negativo sono stati la meccanica (-1,3 miliardi), l’abbigliamento (-520,5 milioni), la filiera della pelle (-403 milioni), l’automotive (-362,8 milioni), gli altri mezzi di trasporto (-274 milioni ), i metalli (-259,4 milioni ), l’elettrotecnica (-185,6 milioni di euro) e l’alimentare (-165,4 milioni).

“Il nostro know how – ha osservato Fallicoè storicamente importante in Russia ed in Eurasia, ma lo potrà essere anche in Cina, a partire dai suoi grandi progetti infrastrutturali. Qualche giorno fa proprio la Cina, che è ben rappresentata al Forum, ha infatti firmato un accordo per uno spazio economico comune con l’Unione Economica Eurasiatica. Il bacino di cui stiamo parlando, che si fonda su un terreno fertile, non conterà solo i 180 milioni di abitanti dell’Unione, ma anche 1,3 miliardi di cinesi. Il progetto sostenuto dalla Repubblica Popolare Cinese, si chiama “One Belt, One Road”, e su questo scenario si possono aprire altri orizzonti con Paesi – come Cina, India, Corea del Sud, Giappone, Sud-Est Asiatico, Medio Oriente, Africa del Nord – interessati a costruire zone di libero scambio con l’Unione Eurasiatica. Sarebbe un vero peccato – ha concluso – se l’Unione Europea si trovasse fuori da questo contesto”.

Il Sindaco di Verona, Federico Sboarina, facendo gli onori di casa, ha sottolineato l’importanza strategica della città scaligera “quale porta di ingresso per l’Eurasia non solo per motivi geografici, ma anche e soprattutto per la centralità del proprio business”.

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X FORUM ECONOMICO EURASIATICO: ANNUNCIATO IL PROGRAMMA

Verona – Annunciato oggi il programma del X Forum Economico Eurasiatico, il summit che il 19 e 20 ottobre porterà a Verona (Palazzo della Gran Guardia) oltre 60 speaker tra ministri, politici e top manager italiani, europei ed eurasiatici. Otto le sessioni di lavoro previste per l’unico evento politico economico in Italia dedicato al ruolo propulsivo della grande Eurasia nell’attuale contesto geopolitico ed economico internazionale. Tra i temi in agenda: le prospettive della cooperazione eurasiatica; lo sviluppo dei rapporti tra l’Unione Europea e l’Unione Economica Eurasiatica che riunisce Russia, Bielorussia, Kazakistan, Armenia e Kirghizistan; lo scenario energetico ma anche l’esame dei flussi finanziari, le tecnologie digitali e l’innovazione, infrastrutture e trasporti e la leva ‘diplomatica’ regionale per un più diretto sviluppo del business verso la Russia e l’Eurasia.

Il Forum Eurasiatico è organizzato da: Associazione Conoscere Eurasia, Fondazione Roscongress e Forum economico internazionale di San Pietroburgo in collaborazione con Intesa Sanpaolo; Rosneft; Gazprombank; Credit Bank of Moscow; Region – Group of Companies; Visa Handling Services con il supporto di Banca Intesa Russia, Coeclerici e Generali Italia.

Queste le presenze peviste:

  • 19 ottobre, mattina (dalle 9.00 alle 13.30)

Maria Elena Boschi, Sottosegretaria alla Presidenza del Consiglio dei Ministri; Igor Sechin, Presidente e Ceo Rosneft; Romano Prodi, presidente Fondazione per la Collaborazione tra i Popoli;  Gerhard Schröder, presidente del Consiglio di amministrazione Rosneft; Andrey Akimov, presidente Cda Gazprombank e presidente onorario Associazione Conoscere Eurasia; Federico Sboarina, Sindaco di Verona; Antonio Fallico, presidente Banca Intesa Russia e presidente Associazione Conoscere Eurasia; Jeremi Weier, Ceo Trafigura (Singapore); Ivan Glasenberg, direttore generale Glencore International AG; Murtuza Ali Lakhani, Ceo Mercantile & Maritime; Li Yong, executive director Cefc China Energy;  Konstantin Chayka, Giudice Corte Unione Economica Eurasiatica; Grigory Rapota, Segretario di Stato Russia-Bielorussia; Antonio Tajani, presidente Parlamento Europeo (intervento videoregistrato); Giorgos Tsipras, segretario generale per le Relazioni Economiche Internazionali ministero degli Affari Esteri; Veronica Nikishina, ministro del Commercio Commissione Economica Eurasiatica; Tatiana Valovaya, ministro dell’Integrazione e della Macroeconomia Commissione Economica Eurasiatica; Elena Burmistrova, direttore generale Gazprom Export; Domenico D’Elia, Vice presidente Air Liquide Engineering & Construction; Theodoros Kitsakos, Ceo Depa (Grecia); Leonid Mikhelson, presidente Cda Novatek; Dmitry Skobelev, direttore Environmental Industrial Policy Center Research Institute.

  • 19 ottobre pomeriggio (dalle 14.30 alle 17.45)

Luciano Cirinà, Ceo Generali Cee Holding B.V.; Alessandro Decio, Ceo e direttore generale Sace; Birzhan Kaneshev, vice Ceo Compagnia Nazionale Kazakh Invest; Gaetano Miccichè, presidente Banca IMI; Valery Pavlyuk, presidente Far Eastern Bank;  Sergey Sudarikov, membro del Consiglio di amministrazione Società di investimenti Region (Russia) e vice presidente Associazione Conoscere Eurasia;  Marco Tronchetti Provera, vice presidente esecutivo e Ceo Pirelli & C. S.p.A; Gregorio De Felice, chief economist Intesa Sanpaolo; Marcus Hartmann, Ad Swan Insights e direttore esecutivo Big Data Analytics Bisnode (Svezia); Ilya Munerman, direttore generale società di gestione “Munerman & Partners” (Russia); Alexei Sidorin, architetto di business-soluzioni IT Croc (Russia); Richard H. Veldran, Cfo The Dan & Bradstreet Corporation (Stati Uniti);  Daniel Zelensky, direttore generale United Credit Bureau (Russia); Alexandr Gurianov, Ambasciatore della Bielorussia in Italia; Sergey Razov, Ambasciatore della Federazione Russa in Italia.

  20 ottobre, mattina (dalle 9.30 alle 12.45)

Vladimir Chizhov, Ambasciatore della Russia presso la UE; Serghey Sidorsky, ministro dell’Industria e dell’Agricoltura Commissione Economica Eurasiatica; Adamkul Zhunusov, ministro per l’Energia e le Infrastrutture Commissione Economica Eurasiatica; Donato Iacovone, Ad Ernst & Young Italia; Sammy Kotwani, presidente Indian Business Alliance; Mikhail Kusnirovich, fondatore & presidente Bosco di Ciliegi Group; Stanislav Naumov, membro Management Board X5 Retail Group; Alessandro Profumo, Ad  Leonardo; Alexander Shokhin, presidente Unione degli Industriali e degli Imprenditori della Russia; Chiara Appendino, Sindaco di Torino; Ivan Belozertsev, Governatore Regione Penza (Russia); Mona Khalil, direttore esecutivo Business Consiglio russo-egiziano; Maria Vittoria Pisante, segretario generale Veolia Water Technologies Italia; Gilles Remy, presidente e Ceo Cifal (Francia); Giovanni Toti, Presidente Regione Liguria; Vadim Dymov, presidente compagnia Dimov.

  • 20 ottobre pomeriggio (dalle 14.00 alle 18.00)

Nikolay Asaul, vice ministro ministero dei Trasporti (Russia);  Delgermaa Banzragchin, Ambasciatrice della Mongolia in Russia; Aleksey Grom, Presidente “La compagnia di trasporto e logistica” (Bielorussia-Kazakistan-Russia); Frederic William Engdahl, fondatore Engdahl Strategic Risk Consulting (Stati Uniti); Victor Khristenko, presidente Unione del Consiglio degli Imprenditori dell’Unione Economica Eurasiatica; Paolo Emilio Signorini, presidente Autorità del Sistema Portuale del Mar Ligure Occidentale; Gian Paolo Balboni, Innovation Advisor – Master Mains Scuola Superiore Universitaria S.Anna di Pisa; Mikhail Gerchuk, direttore generale per l’ Eurasia Gruppo Veon (Paesi Bassi); Francesco Profumo, presidente, Compagnia di San Paolo; Aliya Prokof’eva, presidente Galaxy Group (Russia); Andrey Shpilenko, direttore Associazione dei Cluster e Parchi tecnologici (Russia); Valeriy Vaisberg, responsabile Ricerche Compagnia per gli Investimenti Region Group (Russia); Aleksander Stuglev, direttore Fondazione Roscongress.

(fonte: Ufficio stampa Associazione Conoscere Eurasia – ispropress.it)

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