Gli Stati Uniti minacciano la Cina di sanzioni per aver sostenuto la Russia

Gli Stati Uniti con ipocrisia chiedono la fine dei combattimenti in Ucraina ma in realtà aggiungono benzina sul fuoco: lo ha affermato il People’s Daily, il più grande quotidiano cinese, in risposta agli appelli del segretario al Tesoro statunitense, Janet Yellen a Pechino per condannare la Russia. Altrimenti, la Cina dovrebbe abbandonare i suoi piani per integrarsi nell’economia globale. Secondo Nezavisimaya Gazeta , gli Stati Uniti e l’UE potrebbero considerare di imporre sanzioni alla Cina simili a quelle imposte alla Russia. Tuttavia, gli analisti prevedono che ciò porterà al collasso dell’economia mondiale.

Se la Cina non prenderà una linea più dura contro la Russia, perderà la sua posizione nel mondo, ha detto Yellen. La sua osservazione è coerente con le precedenti richieste della Casa Bianca che Pechino tagliasse i legami con Mosca. Secondo il Wall Street Journal, Washington ha lanciato un avvertimento simile all’India. Biden, in particolare, ha avvertito il primo ministro indiano, Narendra Modi che l’acquisto di petrolio dalla Russia sarebbe stata una cattiva idea. “La neutralità di entrambe le potenze non soddisfa gli Stati Uniti. Chi non sta al passo con gli Stati Uniti ei suoi alleati corre il rischio di essere tagliato fuori dall’economia globale“, scrive Nezavisimaya Gazeta.

Il congelamento delle riserve cinesi è tecnicamente possibile, ma bloccherebbe l’economia globale. Primo, la Cina non è solo un detentore di dollari, ma anche un consumatore. Le aziende negli Stati Uniti e in Europa dipendono dal commercio di dollari e euro con Cina“, ha detto al quotidiano Alexey Maslov, direttore dell’Istituto di studi asiatici e africani dell’Università statale di Mosca, aggiungendo: “In secondo luogo, l’investimento cumulativo della Cina negli Stati Uniti raggiungerà centinaia di miliardi di dollari. Se tutti gli investimenti vengono congelati, non solo soldi, ma anche fabbriche, produzioni, aziende, dopodiché nessun Paese investirà negli Stati Uniti”.

La Cina è il più grande produttore dell’industria farmaceutica, dell’elettronica di consumo e di altri settori strategicamente importanti. “Ciò porterebbe alla creazione di due regioni con i propri standard tecnologici, e questo rafforzerebbe solo lo yuan, anziché indebolirlo“, ritiene Maslov.

RED




Bloomberg annuncia per errore l’invasione russa dell’Ucraina

Il titolo errato pubblicato dal colosso dell’informazione americano, sarebbe rimasto online per circa mezz’ora, poi è stato cancellato. Sul sito dell’agenzia di stampa è stata pubblicata poi una nota di scuse.

Un errore che avrebbe potuto avere conseguenze pesanti quello commesso dall’agenzia di informazione Bloomberg, che alle 22 circa di venerdì sera 4 febbraio, ha diffuso per errore la notizia dell’avvio dell’invasione dell’Ucraina, con un titolo che sarebbe rimasto online circa mezz’ora, per poi essere cancellato. Sul sito dell’agenzia di stampa è stata pubblicata poi una nota di scuse in cui si spiega che i titoli vengono preparati “per differenti scenari e quello che recitava ‘La Russia invade l’Ucraina’ è stato inavvertitamente pubblicato“. Nella nota si assicurava anche che si sta indagando “sulle cause” dell’errore. Sui social media diversi utenti oggi riferiscono che la falsa notizia è stata subito ripresa da altre testate, tra cui il Wall Street Journal.

Il portavoce del Cremlino, Dmitri Peskov, ha commentato tra il serio e faceto, facendo notare che “messaggi di questo tipo possono portare a conseguenze irreparabili” e che “ora invece di parlare di fake-news potremmo dire Bloomberg news“.

RED




SANZIONI ONU ALLA COREA DEL NORD? RUSSIA E CINA SE NE INFISCHIANO

Mosca – Alcuni documenti del ministero dell’Interno russo visti dal Wall Street Journal, rivelano che la Russia starebbe facendo entrare nel suo territorio migliaia di lavoratori nordcoreani in violazione delle sanzioni approvate dal Consiglio di sicurezza dell’ONU, che anche il governo russo è tenuto a rispettare. Dall’introduzione del divieto, sostiene il Wall Street Journal, più di 10mila nuovi lavoratori nordcoreani sarebbero stati registrati in Russia, 700 dei quali solo quest’anno. Inoltre molte delle società che assumono lavoratori provenienti dalla Corea del Nord sarebbero joint venture con società nordcoreane, con le quali però le sanzioni internazionali vietano di fare affari. Il problema, hanno sottolineato diversi funzionari dell’ONU e del governo statunitense, è che la maggior parte dei soldi guadagnati dai lavoratori e dalle aziende nordcoreane finisce direttamente nelle casse del governo di Kim Jong-un, che è precisamente la cosa che le sanzioni vorrebbero evitare.

La violazione delle sanzioni internazionali imposte alla Corea del Nord non è una cosa nuova e già in passato la Russia, insieme alla Cina, era stata accusata di non avere rispettato i divieti stabiliti. I governi russo e cinese, per esempio, hanno continuato ad aiutare la Corea del Nord a importare prodotti petroliferi, nonostante le sanzioni.

I lavoratori nordcoreani impiegati in Russia sono destinati per lo più nel settore delle costruzioni. Le società russe li assumono perché costano poco e perché lavorano dalle 7 del mattino fino a sera inoltrata – a volte fino anche a mezzanotte, ha spiegato una società di San Pietroburgo al Wall Street Journal – facendo solo due ore e mezza di pausa a pranzo e cena per mangiare riso e pesce essiccato. Le società locali di costruzioni sostengono di pagare le aziende che assumono lavoratori nordcoreani – aziende che spesso sono legate alle istituzioni statali della Corea del Nord – un corrispettivo di circa 100mila rubli al mese per lavoratore (1.350 euro); queste aziende, però, pagano i lavoratori nordcoreani stipendi tra i 16mila e i 20mila rubli (tra i 215 e i 270 euro). La differenza rimane alle aziende, e quindi al governo della Corea del Nord.

Secondo le stime del dipartimento di Stato americano, negli ultimi anni circa 100mila nordcoreani hanno lavorato all’estero generando un profitto per il regime di Kim Jong-un che si aggira attorno a 1,7 miliardi di euro.

RED




LA RUSSIA EMETTERA’ 3 MILIARDI DI DOLLARI DI BOND E IL GOVERNO AMERICANO DICE: “NON COMPRATELI”

New York – Il governo Usa avverte le banche americane: non partecipate all’asta di titoli di stato russi. E’ potenzialmente redditizia ma anche politicamente rischiosa. L’idea di Washington è che metterebbe a repentaglio Wall Streetle sanzioni internazionali imposte dall’Occidente contro Mosca per il suo ruolo nell’Est dell’Ucraina dove parte dei territori sono controllati da separatisti pro-Russia. Lo scrive il Wall Street Journal citando fonti anonime.
La Russia intende emettere almeno tre miliardi di dollari di bond, la prima emissione in valuta estera da quando gli Usa e i suoi alleati hanno imposto sanzioni nel 2014 dopo l’annessione da parte del Cremlino della penisola di Crimea teoricamente sotto il controllo di Kiev. Per legge, alle banche statunitensi non è esplicitamente vietato di comprare i bond russi ma secondo il dipartimento di Stato aiutare a finanziare la Russia andrebbe contro la politica estera americana e l’efficacia delle sanzioni stesse. Dal canto suo la nazione presieduta da Vladimir Putin ha invitato a partecipare all’asta banche europee e cinesi così come quelle americane tra cui Bank of America Corp, Citigroup, Goldman Sachs, J.P. Morgan Chase & Co. e Morgan Stanley.
Borsa americanaE’ essenziale che le aziende private in Usa, Ue e nel resto del mondo capiscano che la Russia resterà un mercato ad alto rischio fino a quando le sue azioni volte a destabilizzare l’Ucraina continueranno“, ha commentato il dipartimento di Stato in una nota al Wall Street Journal. Il dipartimento guidato da John Kerry ha avvertito anche sui rischi “reputazionali” di tornare “a fare business come al solito in Russia“.  Le banche americane avevano fatto breccia nel mercato russo, aprendo uffici in loco e proponendosi per diverse operazioni. Dal 2002 in media circa un quarto delle entrate annuali da investment banking delle banche statunitensi proveniva dall’attività russa. Nel 2007, gli istituti statunitensi hanno guadagnato quasi 630 milioni di dollari dagli oltre 2 miliardi di dollari dell’attività di investment banking in Russia. Ma l’anno scorso, dopo l’entrata in vigore delle sanzioni, la stessa voce è scesa a 26 milioni di dollari.  JP Morgan è stata tra le banche più attive nell’ex-Unione Sovietica, anche se la sua attività nel Paese è sempre investire-in-russiastata una piccola percentuale del quadro complessivo. Secondo Dealogic, nel 2015 JP Morgan ha guadagnato più di qualsiasi altra banca statunitense nel settore dell’investment banking, anche se si tratta solo di 9 milioni di dollari. Secondo i dati di Dealogic, l’ultima emissione di bond esteri della Russia è stata nel 2013, un anno record visti gli 11,4 miliardi di dollari del totale. Lo scorso anno, i bond russi hanno raggiunto un rendimento totale del 21,1%, volando tra i top performer nel paniere dei 65 Paesi emergenti seguiti da JP Morgan.

L’indicazione dell’amministrazione Obama giunge in un momento particolarmente delicato per i rapporti Usa-Russia a causa della prolungata guerra civile in Siria. La Casa Bianca e il Cremlino hanno strettamente collaborato nel modellare un cessate il fuoco in questo teatro che dovrebbe entrare in vigore sabato. Tuttavia, dagli Usa soffia una ventata di scetticismo circa l’eventualità che la Russia sia seriamente intenzionata a far rispettare la cessazione delle ostilità. Nelle ultime settimane Mosca ha intensificato le operazioni John Kerrymilitari in Siria nel tentativo di sostenere il presidente Bashar al-Assad, l’alleato più stretto in Medio Oriente.
Sebbene gli Stati Uniti abbiano adottato le sanzioni contro le principali aziende e soggetti russi, non hanno fatto il passo più radicale di imporre provvedimenti più estensivi su settori strategici dell’economia russa, come l’energia e le banche. C’è chi insiste affinché Washington imponga nuove sanzioni alla Russia in caso di mancato rispetto del cessate il fuoco. In ogni caso, le disposizioni selettive attive al momento hanno messo in fuga le banche di investimento, vista la pressione dietro le quinte del governo americano contro le attività di business con la Russia.
Qualsiasi debito contratto tra il governo russo e le società di servizi finanziari con sede negli Stati Uniti tecnicamente non rappresenterebbe una violazione delle sanzioni Usa. Vladimir Putin RussiaTuttavia, i top manager di alcune banche temono che, partecipando all’operazione, darebbero modo alla Russia di iniettare in un secondo momento fondi nelle compagnie attualmente sotto sanzione. Di conseguenza, le banche potrebbero correre il rischio di violare inavvertitamente le sanzioni nello spirito. La questione dei bond russi esploderà nel momento in cui un minor numero di Paesi emergenti attingerà ai mercati internazionali, dato che il superdollaro e la brusca ondata di vendite che ha colpito le obbligazioni di questi Paesi ha fatto salire gli oneri finanziari. Secondo JP Morgan, i Paesi in via di sviluppo dovrebbero raccogliere 64,9 miliardi di dollari nel 2016, un fabbisogno di finanziamento minore rispetto agli 82 miliardi di dollari relativi agli ultimi dodici mesi.

RED

(fonte: The Wall Street Journal )