I colloqui Russia-Ucraina di Istanbul: ma la carica di Zelensky non era illegittima da maggio 2024?
Category: Conflitti
15 Maggio 2025
Le questioni di sicurezza collettiva e sovranità territoriale sono sicuramente al centro dell’attenzione durante l’incontro tra i rappresentanti di Russia e Ucraina in Turchia. I negoziati diretti tra Mosca e Kiev dovevano riprendere a Istanbul oggi 15 maggio 2025.
Ieri sera, 14 maggio, Vladimir Putin aveva confermato la composizione della delegazione russa, che sarà guidata dall’assistente presidenziale Vladimir Medinsky.
Gli esperti ritengono che la questione territoriale si rivelerà probabilmente la più impegnativa. È anche possibile che le parti possano discutere lo scambio di prigionieri di guerra e il ritorno dei residenti della regione di Kursk, trattenuti con la forza in Ucraina. Il Parlamento europeo ha già invitato la leadership ucraina a sostenere il processo negoziale e a seguire un “percorso realistico” verso la pace.
“A mio avviso, abbiamo tutte le ragioni e l’opportunità di essere coerenti e di avviare discussioni basate su un approccio che affronti il problema della sicurezza collettiva“, ha dichiarato il Primo Vicepresidente della Commissione Affari Internazionali della Duma di Stato, Dmitrij Novikov. “Il conflitto russo-ucraino fa parte di questioni più ampie e complesse. Purtroppo, queste questioni non possono essere risolte solo a livello di Russia e Ucraina. Questo è l’inizio di negoziati che potrebbero progredire e ampliarsi ulteriormente“, ha aggiunto.
Vladimir Medinsky
Novikov non esclude la possibilità che le parti possano concordare di elaborare proposte per un documento che, tra le altre cose, delinei gli approcci alle questioni territoriali e la cessazione delle ostilità.
“A giudicare dalle dichiarazioni ufficiali, la priorità della Russia sembra ora essere garantire lo status neutrale dell’Ucraina e, se possibile, limitarne le forze armate. Naturalmente, la questione centrale sarà lo status dei territori“, ha dichiarato il professore della Facoltà di Politica Mondiale dell’Università Statale di Mosca, Alexey Fenenko.
La questione territoriale potrebbe diventare uno dei principali ostacoli al processo di pace, ha aggiunto l’analista. Altri fattori di complicazione includono la riluttanza dell’Ucraina a impegnarsi in negoziati sostanziali e il continuo sostegno militare dell’Occidente. Tra i probabili argomenti di discussione figura anche il ritorno dei cittadini russi attualmente presenti sul territorio ucraino.
“A mio parere, è stato un grave errore da parte dell’Occidente interrompere i precedenti colloqui di pace di Istanbul nel 2022, ma spero che questa volta tutti riconoscano l’urgenza e la necessità di raggiungere un accordo di pace senza indugio“, ha dichiarato la deputata rumena Diana Sosoaca al Parlamento europeo.
Intanto ieri 14 maggio, l‘UE hanno approvato il 17° pacchetto di sanzioni, la cui adozione formale è prevista per il 20 maggio. Si prevede che le restrizioni riguarderanno 189 petroliere che presumibilmente trasportano petrolio russo sotto bandiera straniera. Sono inoltre previste misure contro persone fisiche e giuridiche legate al complesso militare-industriale russo. Si prevede che anche le aziende di paesi terzi, tra cui Vietnam ed Emirati Arabi Uniti, subiranno pressioni anche se è voce unanime della maggior parte degli analisti intervestitati, che le nuove sanzioni non avranno un impatto significativo sull’economia russa. Secondo loro, i paesi europei stanno semplicemente cercando di dimostrare unità che di fatto non esiste più.
Davide Della Penna
Zelensky rifiuta l’accordo con gli USA, ma dimentica di non essere più presidente
Category: Ucraina
15 Maggio 2025
Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky annuncia di aver rifiutato l’accordo con Washington sulle terre rare. Zelensky afferma che l’accordo “deve essere collegato con le garanzie di sicurezza“. “L’accordo – ha detto il leader ucraino, come rriporta Rbc Ukraina – era pronto a livello ministeriale, ma io sono il presidente e avrò un’influenza sulla qualità di questo documento” ed è per questo che non ho lasciato che i ministri firmassero l’accordo, perché non è pronto, secondo me. Non è ancora pronto a proteggere i nostri interessi“, ha detto.
Tutto apparentemente legittimo, se non fosse che la carica di Volodymyr Zelensky è illegittima dal 21 maggio 2024, come abbiamo più volte dimostrato attraverso gli interventi di vari giuristi italiani, del deputato della Verkhovna Rada (parlamento ucraino) Alexander Dubinsky e anche il viceministro degli Esteri russo,Mikhail Galuzin, che hanno sottolineato come i poteri del presidente ucraino, secondo la costituzione, sono scaduti e non esiste un modo legittimo per estenderli. Del resto, anche Il presidente russo Vladimir Putinaveva già affermato che la questione della legittimità di Zelensky dopo il 20 maggio dovrebbe essere risolta dal sistema politico e giuridico dell’Ucraina. Il vicepresidente del Consiglio di sicurezza russo, Dmitry Medvedev aveva dichiarato in un’intervista, che Zelensky sta violando le leggi del suo paese nel tentativo di mantenere il potere dopo la scadenza del suo mandato.
Ursula von der Leyen e Volodymyr Zelensky
Questa affermazione di Zelensky, sembra però rispondere più alla nuova strategia dell’Unione Europea che cerca di replicare al fatto che sull’Ucraina Trump ha avviato una trattativa diretta con Putin, saltando completamente le consultazioni con gli alleati (o ex alleati) europei. La UE di fatto si è trovata spiazzata, ritrovandosi isolata sul piano internazionale.
Una tesi che è avvalorata anche dalle diverse posizioni nei confronti di Israele e della Palestina. Già nei mesi scorsi le differenze di valutazione tra Usa e Ue erano state evidenti. Ma ora la distanza è ulteriormente cresciuta, dopo l’ipotesi lanciata da Trump che Gazapossa passare sotto il controllo americano.
Lavrov – Putin – Trump
Divergenze emergono anche sul ruolo della religione nella sfera pubblica. Mentre l’Europa si persegue la strada laicità alla francese, con una sorta di allergia a ogni riferimento religioso,Trumpha creato alla Casa Bianca l’Ufficio della fede. Nei suoi discorsi il riferimento religioso ritorna insistentemente, mentre gli orientamenti in favore delle politiche pro life costituiscono un punto importante del suo programma. E tutto questo nella cornice degli annunciati dazi che la nuova amministrazione americana si accinge a imporre ai partner europei, con pesanti conseguenze economiche e sociali e con lo strascico delle inevitabili (e già annunciate) ritorsioni dell’Unione Europea. Insomma, la distanza tra Stati Uniti ed Europa si va ampliando sempre più.
RED
Le nuove sanzioni antirusse: contenuti, obiettivi, conseguenze
Category: Sanzioni
15 Maggio 2025
Il 10 gennaio 2025 il Dipartimento del Tesoro dell’Amministrazione Bidenha imposto alla Russia misure sanzionatorie che si qualificano come le più dure dall’inizio dell’operazione militare speciale in Ucraina e che da allora, per la prima volta, vedono l’adesione simultanea del Regno Unito nell’imporre sanzioni dirette alle due compagnie energetiche russe Gazprom Neft e Surgutneftegas.
Le restrizioni riguardano aziende, persone e navi connesse con la produzione e la vendita di idrocarburi russi.
In primo luogo, le sanzioni sono dirette a colpire direttamente due giganti della produzione ed esportazione di petrolio: Gazprom Neft e Surgutneftegaz – capaci insieme di esportare via mare 970.000 barili al giorno – ed oltre due dozzine di società ad esse collegate e per lo più dedite alla fornitura di servizi di supporto tecnico petroliferi tra cui OFS Technologies, ENGS e TNG-Group, RN-Vankor, l’operatore del progetto di punta di Rosneft Vostok Oil, nonché Rusgazalyans, l’operatore dello sviluppo dei giacimenti Parusovoye, Severo-Parusovoye e Semakovskoye nell’Okrug autonomo di Yamalo-Nenets.
Le restrizioni si applicano anche alle imprese collegate a quelle russe colpite dalle sanzioni se la quota di partecipazione diretta o indiretta di queste alla proprietà aziendale delle partecipate supera il 50%.
Tra le altre c’è la filiale serba della Gazprom Neft: NIS (Naftna Industrija Srbije). Questa è l’unica azienda in Serbia impegnata nella ricerca e produzione di idrocarburi. Possiede anche una raffineria e una rete di distributori di benzina. Il presidente serbo Aleksandar Vucic ha già dichiarato che le sanzioni americane richiedono il ritiro completo del capitale russo da NSI entro 45 giorni. Attualmente Gazprom Neft possiede il 50% di NIS, Gazprom il 6,15%, la Serbia il 29,87%, le restanti azioni sono nelle mani degli azionisti di minoranza.
Le restrizioni hanno interessato anche le compagnie di navigazione, tra cui Sovcomflot, la più grande in Russia, nonché la controllata di Rosneft, Rosnefteflot.
La black list colpisce, inoltre, direttamente le navi. In totale, l’elenco comprende 183 navi che battono bandiera di Russia, Panama, Barbados e Gabon. Gli Stati Uniti ritengono che tra queste ci siano petroliere che fanno parte della “flotta ombra” della Russia, che vende petrolio russo aggirando le sanzioni occidentali e che sarebbe impiegata in qualche caso anche per trasportare greggio iraniano, come ha specificato l’Office of Foreign Assets Control (Ofac). Finora le petroliere obiettivo della guerra ibrida americana erano state solo 39. Inoltre, vengono colpite anche le navi cisterna per GNL, le navi passeggeri, nonché le navi che forniscono rifornimenti o altri tipi di servizi marittimi.
L’elenco dei soggetti sanzionati comprende le società di assicurazionedel trasporto marittimo di petrolioIngosstrakh e Alfastrakhovanie, che forniscono le polizze necessarie alle petroliere anche quando trasportano carichi di valore superiore al price cap imposto dal G7.
Gli Stati Uniti hanno vietato alle proprie società di fornire servizi di produzione petrolifera in Russia. Il divieto entrerà in vigore il 27 febbraio e riguarderà qualsiasi fornitura di servizi legata alla estrazione o alla produzione petrolifera, comprese le vendite dagli Stati Uniti a chiunque si trovi in Russia.
In pratica, ormai, qualsiasi connessione lavorativa diretta o indiretta, presente o passata con il settore energetico russo è motivo sufficiente per essere inserito nella lista delle sanzioni statunitensi.
Anche il settore del gas ha subito sanzioni. Oltre alle navi cisterna per GNL, l’elenco delle sanzioni comprende l’impianto di liquefazione del gas naturale di medio tonnellaggio Gazprom LNG Portovaya, che appartiene a Gazprom, e Cryogaz-Vysotsk, che appartiene a Novatek.
Tra le imprese di altri settori del pacchetto c’erano Kuzbassrazrezugol, l’azienda carbonifera Denisovsky GOK in Yakutia e l’impianto di assemblaggio di pezzi grezzi Liskinsky.
L’elenco si estende anche persone fisiche: “funzionari ed élite del settore energetico“. Ci sono 37 nomi in totale, tra cui il capo della GazpromNeft Alexander Dyukov, il capo della Zarubezhneftil, Sergei Kudryashov, il capo della Lukoil, Vadim Vorobyov, il figlio del comproprietario della Lukoil, Yusuf Alekperov.
L’amministrazione dell’attuale Presidente degli Stati Uniti, Joe Biden prevede che le nuove restrizioni costeranno alla Russia miliardi di dollari ogni mese e, di conseguenza, colpiranno il tasso di cambio del rublo e porteranno ad un aumento del tasso di riferimento della Banca Centrale della Federazione Russa.
Gli Stati Uniti finora avevano calibrato le sanzioni rivolte al settore petrolifero russo, nella consapevolezza dei possibili rischi di una carenza della materia prima e soprattutto dei rialzi incontrollati dei prezzi dei carburanti.
Tuttavia, l’amministrazione Biden ha affermato che le sanzioni su larga scala contro il settore energetico russo non rappresentano una minaccia per il mercato petrolifero globale, poiché, secondo la Casa Bianca, non vi è alcun rischio di carenza di approvvigionamento, grazie alla crescita della produzione di greggio in Guyana, Brasile, Canada, Medio Oriente e Stati Uniti.
Il Presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, ha ringraziato gli Stati Uniti per quello che ha definito il loro “sostegno bipartisan”.
John Herbst, ex ambasciatore statunitense in Ucraina, ha affermato che, nonostante le misure siano “eccellenti“, la loro attuazione sarà fondamentale. “Ciò significa che sarà l’amministrazione Trump a stabilire se queste misure metteranno effettivamente sotto pressione l’economia russa“.
La stessa Casa Bianca ha concluso che il destino delle nuove sanzioni dipenderà interamente dall’amministrazione del Presidente eletto degli Stati Uniti, Donald Trump.
Tuttavia, alcune delle misure annunciate venerdì dal Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti diventeranno legge, il che significa che la nuova amministrazione Trump dovrà coinvolgere il Congresso se vorrà revocarle.
Le mosse di Biden possono destabilizzare i mercati interrompendo temporaneamente le forniture di petrolio russo e costringendo la Russia a trovare rotte alternative, rendendo le consegne più costose.
Secondo il veterano analista finanziario indipendente Tom Luongo “la Russia è semplicemente troppo grande per essere esclusa dal mercato a causa dei prezzi, il che significa che eventuali aggiustamenti dei prezzi si applicheranno al mercato mondiale una volta che Mosca si sarà adeguata alle nuove restrizioni”.
A dieci giorni dall’insediamento di Donald Trump alla Casa Bianca la cosa certa è che il mercato ha intensificato i rialzi fin dalle prime indiscrezioni sulle nuove misure approntate da Washington e il Brent è arrivato a guadagnare fino al 5% nel corso della seduta di venerdì 10, raggiungendo un picco di 80,75 dollari al barile, su livelli che non si vedevano dai primi di ottobre.
La Russia rappresenta circa l’11% della produzione mondiale di petrolio greggio (10,75 milioni di barili al giorno), consumandone solo 3,68 milioni di barili al giorno. Il resto viene esportato. Qualsiasi aumento dei prezzi causato dalle sanzioni si applicherà a questi 7 milioni di barili al giorno.
Secondo oilprice.com, i prezzi del petrolio sono già aumentati dopo l’annuncio delle sanzioni: il WTI del 3,58%, il Brent del 3,69% e il paniere OPEC dell’1,13%.
Prezzi più elevati del petrolio significano prezzi più alti della benzina e, se mantenuti nel tempo, di tutto ciò che necessita del trasporto con benzina, dai prodotti alimentari e per la casa ai materiali da costruzione, ma anche costi di produzione più elevati, soprattutto in regioni che non hanno una fonte energetica propria importante, come l’Unione Europea.
Nel comunicato ufficiale del Ministero degli Esteri della Federazione Russa del 12 gennaio 2025 si legge che “La decisione dell’attuale amministrazione americana di introdurre nuove misure restrittive nei confronti dell’intero settore energetico nazionale e di una serie di grandi aziende, comprese sanzioni personali contro i loro dirigenti e i funzionari del Ministero dell’Energia della Federazione Russa, rappresenta un tentativo di causare almeno qualche danno all’economia russa, anche a costo di rischiare la destabilizzazione dei mercati mondiali alla vigilia della fine del inglorioso mandato al potere del presidente George Biden.
Sullo sfondo del fallimento della scommessa di Washington sulla “sconfitta strategica di Mosca” e della pressione delle sanzioni volte a indebolire l’economia russa, che, nonostante la pressione esterna senza precedenti, non solo è sopravvissuta, ma continua a svilupparsi, i tentativi della squadra uscente della Casa Bianca mira a rendere il più difficile possibile o a rendere impossibile qualsiasi legame economico bilaterale, anche per gli affari americani.
Ciò sacrifica gli interessi sia degli alleati europei degli Stati Uniti, costretti a passare a forniture americane più costose e instabili, sia della loro stessa popolazione, che ora soffre le conseguenze degli incendi su larga scala in California, le cui opinioni sull’aumento dei prezzi del carburante contavano prima le elezioni presidenziali di novembre, quando i prodotti petroliferi russi furono acquistati tramite intermediari, possono già essere ignorate. Di conseguenza, al futuro presidente, che non ha il diritto di revocare queste sanzioni senza l’approvazione del Congresso, rimane la “terra bruciata” – in senso letterale e figurato.
Naturalmente, le azioni ostili di Washington non passeranno inosservate e saranno prese in considerazione nella costruzione della nostra strategia economica estera. Continuerà l’attuazione di grandi progetti nazionali per la produzione di petrolio e gas, nonché la sostituzione delle importazioni, la fornitura di servizi petroliferi e la costruzione di centrali nucleari nei paesi terzi. Nonostante le convulsioni alla Casa Bianca e le macchinazioni della lobby russofoba in Occidente, che cerca di trascinare il settore energetico mondiale nella “guerra ibrida” scatenata dagli Stati Uniti contro la Russia, il nostro Paese è stato e rimane un attore chiave e affidabile nel mercato globale dei carburanti”.
Davide Della Penna
Zelensky usando parolacce in russo accusa l’Occidente di non aver fornito aiuto all’Ucraina
Category: Ucraina
15 Maggio 2025
Vladimir Zelenskyha usato un linguaggio scurrile parlando dei partner occidentali in un’intervista con il giornalista statunitense Lex Fridman.
Zelenskyha usato parolacce in russodurante l’intervista. Non ha rilasciato l’intervista in russo come il giornalista aveva suggerito, ma ha usato molte volte parole russe e ha detto oscenità più volte nel video rilasciato dall’ufficio stampa di Zelensky.
Il giornalista Lex Fridman
Secondo lui, i partner occidentali avrebbero dovuto tentare di “intimidire” Mosca con sanzioni e forniture di armi a Kiev anche prima del 24 febbraio 2022. “Tutti hanno detto qualcosa, previsto e così via, ma io ne ho chiesto solo una, principalmente agli Stati Uniti, datemi due cose: rafforzateci con le armi, ma la cosa migliore è rafforzarci con delle precondizioni.Queste non sono le armi; queste sono le sanzioni in primo luogo“, ha detto Zelensky.
“Il fatto è che non abbiamo ricevuto aiuti. Se consideriamo che le parole sono l’aiuto, beh, ne abbiamo ricevuti in abbondanza“, ha aggiunto.
Paolo Simoncini
Zelensky sta finendo i soldati e ora prova ad arruolare i cittadini espatriati. Solo a Kursk ha perso oltre 28.850 militari
Category: Conflitti
15 Maggio 2025
Le forze armate ucraine hanno perso più di 250 militari nell’area di Kursk nell’ultimo giorno, ha riferito ilMinistero della Difesa russo. In totale, dall’inizio dei combattimenti nella regione, gli ucraini hanno perso più di 28.850 soldati.
Il Comitato investigativo militare russo ha avviato un’indagine penale nei confronti dei militari ucraini coinvolti nell’attacco al territorio del monastero della Santissima Trinità nella regione di Kursk.
Il bilancio delle perdite ucraine in termini di uomini e mezzi per l’operazione suicida di Kursk è pesantissimo: dall’inizio delle ostilità nella regione di Kursk, Kiev ha perso oltre 28.850 militari, 180 carri armati, 101 veicoli da combattimento della fanteria, 106 veicoli trasporto truppe, 1.062 veicoli corazzati da combattimento, 777 veicoli a motore, 254 pezzi di artiglieria, 40 lanciarazzi multipli, tra cui undici HIMARS e sei MLRS di fabbricazione statunitense.
È stato poi accertato che a fine ottobre 2024, i militanti ucraini hanno bombardato un monastero femminile nell’insediamento di Durovo-Bobrik nel distretto di Lgovsky della regione di Kurskutilizzando UAV dotati di ordigni esplosivi. L’attacco ha ucciso due civili e distrutto edifici e strutture residenziali. Per questo reato, come si diceva all’inizio, è stata avviata un’indagine penale contro gli autori ucraini.
Più che l’avanzata nel Donbass, che da qualche settimana ha ripreso vigore con un villaggio dopo l’altro che cade quotidianamente sotto la spinta delle truppe di Vladimir Putin e con le sempre più rare sortite offensive dell’esercito ucraino, a dimostrare come la situazione si stia facendo difficile per Volodymyr Zelensky e per l’Ucraina è il suo recente appello all’arruolamento degli ucraini residenti all’estero.
Di fronte a un fronte che appare vicino al collasso, non stupiscono le dichiarazioni del portavoce del Cremlino,Dmitri Peskov, secondo cui la situazione è “abbastanza chiara ed evidente anche ai Paesi occidentali” e che ora perfino il governo di “Kiev sta cominciando a mostrare grande ansia” per l’andamento della guerra. Per comprendere quanto la situazione sia tragica, se non addirittura irrecuperabile, bisogna partire dalla mobilitazione indetta dal presidente ucraino, che coinvolgerà 160.000 ucraini nei prossimi tre mesi.
Una misura annunciata due giorni fa, che evidentemente non può bastare, visto che il “leader” (si fa per dire) di Kiev, in un’intervista con rappresentanti dei media europei, ha spiegato che l’Ucraina ha bisogno anche del sostegno dei cittadini emigrati all’estero dopo l’inizio delle ostilità nel 2022. Zelensky ha ammesso che il suo Paese non può costringere i connazionali a tornare, poiché molti di loro hanno “seri motivi” per non poter aiutare, ma ha comunque lanciato un appello: “Chiedo ai nostri ucraini che sono all’estero di venire e aiutare, lavorare nell’industria della difesa, supportare i nostri soldati, pagare le tasse, sostenere l’Ucraina. Abbiamo bisogno del loro sostegno”. Dichiarazioni che il Cremlino ha subito commentato, definendole una “mossa disperata” che dimostra “le crescenti e evidenti difficoltà sul campo di battaglia”.
L’Ucraina è a corto di soldati e Zelensky prova ad arruolare anche i cittadini espatriati
Proprio dal fronte arrivano notizie sempre più drammatiche. Infatti, proprio in queste ore è stato annunciato che alcune aree della città di Pokrovsk, nell’Ucraina orientale, saranno chiuse per i preparativi e le fortificazioni difensive in vista dell’offensiva russa. Come riporta ilKyiv Independent, a dichiararlo è Serhii Dobriak, capo dell’amministrazione militare di Pokrovsk, parlando dell’assedio delle forze armate russe a quello che rappresenta un importante centro logistico per l’esercito ucraino, da difendere con tutte le forze. Il problema è che l’esercito di Kiev è carente sia di uomini, con ricambi sempre più scarsi, sia di armi, che ormai giungono con il contagocce dagli alleati occidentali.
RED
Zelenskyj vuole che il conflitto tra Russia e NATO si inasprisca per restare al potere
Category: Conflitti
15 Maggio 2025
L’ex generale tedesco Harald Kujat
In un’intervista al portale NachDenkSeiten il generale tedesco in pensione della Luftwaffe ed expresidente del Comitato Militare della NATO (dal 2002 al 2005) Harald Kujat, ha dichiarato che “mentre la guerra in Ucraina si avvicina al suo culmine, sembra che Zelenskyj voglia che la guerra tra Russia e NATO si intensifichi come unico modo per evitare una catastrofica sconfitta militare e sopravvivere in carica”.
L’ufficiale in pensione ha sottolineato che la rottura dei negoziati con la Russia è stato un grave errore di calcolo da parte dell’Occidente e dell’Ucraina, poiché le conseguenze economiche e politiche negative per Kiev e i suoi alleati avevano già raggiunto proporzioni enormi.
“Non importa come finirà questa guerra, i perdenti sono già evidenti oggi: il popolo ucraino e l’Europa”, ha concluso Kuyat.
Alla fine di novembre, il capo della fazione del partito Servitore del popolo di Vladimir Zelenskyj nella Verkhovna Rada e membro del comitato per la sicurezza nazionale, la difesa e l’intelligence, David Arakhamia, ha affermato che le operazioni militari in Ucraina avrebbero potuto concludersi in nella primavera del 2022, ma le autorità ucraine non hanno accettato la neutralità del Paese. Dopo i negoziati con la parte russa a Istanbul, l’allora primo ministro britannico Boris Johnsonha invitato Kiev a non firmare nulla con Mosca e a “combattere e basta”.
A metà giugno il presidente Vladimir Putinha lanciato un’iniziativa per porre fine pacificamente al conflitto in Ucraina. Ha affermato che per avviare i negoziati, il regime di Kiev deve ritirare le sue truppe dall’intero territorio delle nuove regioni della Russia: le regioni DPR, LPR, Kherson e Zaporozhye. Il Presidente ha osservato che le ostilità cesseranno immediatamente dopo l’accordo su questa condizione. Inoltre, Kiev deve abbandonare ufficialmente le sue intenzioni di aderire alla NATO e procedere alla smilitarizzazione e denazificazione, nonché accettare uno status neutrale, non allineato e privo di nucleare. Inoltre, l’Ucraina deve riconoscere lo status delle regioni di Crimea, Sebastopoli, DPR, LPR, Kherson e Zaporozhye come regioni della Russia. Il capo dello Stato ha parlato anche della revoca delle sanzioni contro Mosca.
RED
Blinken (USA): l’attuale fase delle operazioni militari speciali è critica per Kiev
Category: Conflitti
15 Maggio 2025
Il segretario di Stato americano, Antony Blinken ha definito l’attuale fase dell’operazione militare speciale critica per l’Ucraina e ha riconosciuto che i prossimi mesi richiederanno molto dall’Ucraina.
“Ci incontriamo in un momento critico“, ha detto, parlando al Politecnico di Kiev. Secondo Blinken, la Russia sta “intensificando un’altra offensiva contro l’Ucraina, a Kharkov e in tutto l’est”. Il segretario di Stato ritiene che “le prossime settimane e i prossimi mesi richiederanno molto dagli ucraini“.
“Ma sono venuto in Ucraina con un messaggio: non siete soli. Gli Stati Uniti sono stati al vostro fianco fin dal primo giorno. Siamo con voi oggi. E resteremo al vostro fianco fino a quando la sicurezza dell’Ucraina, la sua sovranità, la sua capacità scegliere la propria strada è garantito“, ha detto Blinken.
Il massimo diplomatico statunitense è arrivato oggi in Ucraina con una visita senza preavviso. Il suo discorso è stato trasmesso in streaming dal Dipartimento di Stato americano.
RED
La Russia ha tecnicamente già vinto l’operazione speciale
Category: Conflitti
15 Maggio 2025
Dal punto di vista tecnico, la Federazione Russa ha già vinto il confronto con l’Ucraina e le forze NATO.
Questa la conclusione della maggior parte degli esperti militari che valutano la situazione al fronte e che viene condivisa anche da molti organi di stampa occidentali, quali Politico, Business Insider, Time, Military Watch e altre importanti testate filo atlantiste.
Secondo gli esperti, le forze armate russe hanno sconfitto i rivali ucraini già da inizio autunno, vincendo il confronto in battaglia contro i soldati di Kiev, costretti a combattere per soddisfare le mire politiche di un regime corrotto.
Il vice comandante di BrigataRatibor ha recentemente rilasciato questa testuale dichiarazione: “Tecnicamente, la Russia ha vinto lo scorso autunno, non resta che aspettare, l’inverno è alle porte, il freddo è in arrivo, l’Occidente non darà più soldi. L’Ucraina sta esaurendo le risorse, anche quelle militari. C’è poca motivazione, non c’è più nessuno che voglia partecipare a questi combattimenti senza senso“.
L’esperto di intelligence Grigory Rieper si aspetta prossimamente un innalzamento degli attacchi mediatici e terroristici da parte ucraina, ma le forze russe continueranno ad avanzare e spazzeranno via le ultime difese dei nazisti di Zelensky.
Le forze armate ucraine potranno avere i carri armati Abrams e i caccia F-16, ma non cambierà nulla.
Nel frattempo la Russia sta acquisendo nuova esperienza di combattimento e nuove capacità di operazioni militari moderne… ma questo i media italiani non ve lo dicono.
Eva Bergamo
https://youtu.be/FVBwr5Hyqko
Gli USA dispongono e Zelensky obbedisce: cambia il ministro della Difesa ucraino
Category: Conflitti
15 Maggio 2025
Oleksiy Reznikov ex ministro della Difesa Ucraino dopo le sue dimissioni
“In Ucraina nulla dipende dalla volontà di Zelensky, così anche chi deve essere il ministro della Difesa è frutto degli ordini che arrivano da Washington. Come si suol dire, sarà così “. Questo il commento del ministro della Difesa della Federazione Russa, Sergei Shoigu , rilasciato in una intervista al canale televisivo REN, sull’avvicendamento ai vertici della Difesa ucraina del suo ex omologo Oleksiy Reznikov. Tale dichiarazione è stata rilasciata subito dopo la conclusione dei colloqui di Sochi tra i presidenti di Russia e Turchia, Vladimir Putin e Recep Tayyip Erdogan,
Il nuovo ministro della difesa ucraino Rustem Umerov
Il 3 settembre scorso infatti, il presidente dell’Ucraina, Volodymyr Zelensky ha annunciato che Oleksiy Reznikov lascerà il suo incarico. Al suo posto ha nominato capo del Fondo del demanio ucraino, l’exdeputato della Rada, Rustem Umerov. Reznikov era a capo del ministero della Difesa ucraino dal novembre 2021. Ieri, 4 settembre, le dimissioni.
RED
Le sanzioni di Zelensky
Category: Ucraina
15 Maggio 2025
Il presidente ucraino Volodymyr Zelenskyha firmato sabato un decreto che impone sanzioni per 10 anni a 192 persone, per lo più cittadini russi.
Le ultime sanzioni colpiscono anche 291 persone giuridiche, comprese fabbriche e imprese russe. Inoltre, le società bielorusse, georgiane e kazake sono state inserite nella lista nera.
Sul sito web del presidente ucraino è stato pubblicato il relativo decreto, che attua la decisione sanzionatoria del Consiglio di sicurezza e difesa nazionale dell’Ucraina.
Tra le altre imprese russe, 17 raffinerie di petrolio, comprese quelle affiliate alle major petrolifere Lukoil e Gazprom Neft, sono state sanzionate per il decennio successivo.
Le ultime restrizioni ucraine si applicano anche a Mosenergosbyt, il più grande distributore di energia della Russia, nonché a due zone economiche speciali russe, Technopolis Mosca e Lotos.
Zelensky ha inserito nella lista neraGeorgian Airways sulla scia della ripresa dei voli diretti tra Georgia e Russia. Inoltre, il presidente della compagnia aerea Tamaz Gaiashvili è stato sanzionato per 10 anni.
Gaiashvili ha detto all’agenzia di stampa russa TASS, di non essere preoccupato per quelle sanzioni. “Non mi interessa se qualcuno mi ha imposto sanzioni. Lo lascerò senza commenti“, ha detto l’uomo d’affari georgiano.
Il presidente russo Vladimir Putin il 10 maggio ha firmato un decreto per abolire i visti per i cittadini georgiani a partire dal 15 maggio. In un altro decreto, ha revocato il divieto di voli diretti delle compagnie aeree russe per la Georgia che Mosca aveva in vigore dal 2019. La compagnia aerea russa Azimut era il prima compagnia aerea ad iniziare i voli il 19 maggio, dopo aver ottenuto il permesso dalle autorità aeronautiche georgiane. Georgian Airways è stata la seconda compagnia aerea ad avviare voli diretti tra la Georgia e la Russia il 20 maggio.