Non solo gas: Putin avvia la produzione di componenti per l’energia solare a Kaliningrad

Il complesso produttivo consentirà di produrre wafer di silicio monocristallino per celle solari con una capacità totale fino a 1,3 GW all’anno.

Il presidente Vladimir Putin ha dato inizio in videoconferenza alla produzione di componenti per l’energia solare nello stabilimento Enkor nella regione di Kaliningrad.

Situato sul territorio del parco industriale di Chernyakhovsk, il complesso industriale per la produzione di wafer di silicio per batterie solari è uno dei più grandi della Russia. L’impianto è stato progettato e realizzato ex-novo in due anni. L’investimento privato totale nel progetto ammonta a 30 miliardi di rubli (333 milioni di dollari). È stato implementato con il sostegno del Fondo per lo sviluppo industriale.

La Russia scommette sull’energia solare

Il Paese è freddo, ma il sole non manca (in Siberia fino a 300 giorni all’anno). Il settore è in forte sviluppo e un’azienda russa già produce i pannelli con la più alta efficienza ora disponibile al mondo: il 22%

Anche se la domanda di energia solare in Russia è bassa, ha sede a Mosca  la Hevel, la società che produce i pannelli solari con l’efficienza di conversione energetica più alta al mondo.

Oltre a Hevel, nel mondo solo altre due società producono apparecchiature solari con un’efficienza simile: Panasonic (Giappone) e Sun Power (Usa). La maggior parte degli altri principali produttori mondiali, tra cui le società cinesi e coreane, che hanno la quota di mercato più elevata, convertono l’energia solare in energia elettrica con un’efficienza di conversione energetica che raramente supera il 15%.  

La Russia ha cominciato a costruire impianti di energia solare non perché era in voga, ma perché la loro crescente efficacia li rende redditizi in regioni molto lontane dalle fonti energetiche tradizionali e che al tempo stesso hanno molto sole. Anche in alcune regioni della Siberia il numero di giornate di sole è quasi 300 all’anno, nonostante le basse temperature giornaliere.

La Crimea, che è tornata alla Russia dopo il referendum del 2014, ha 13 centrali solari con una potenza totale di 400 megawatt, ma non sono integrate nel sistema energetico unificato della Russia e forniscono energia solo alla penisola.

Oltre agli impianti che fanno parte del sistema energetico unificato della Russia, esistono anche centrali solari che funzionano autonomamente. Ad esempio, quella del villaggio siberiano di Menza, nel Territorio della Transbajkalia (6.150 chilometri a est di Mosca) fornisce energia a tre insediamenti remoti, e l’impianto solare autonomo nel villaggio di Jailju sul Lago Teletskoe, sugli Altai (4.000 chilometri a est di Mosca) è molto meglio, per i residenti, rispetto al vecchio generatore diesel. C’è anche un piccolo impianto sulla famosa isola di Valaam, sul Lago Ladoga (1.100 chilometri a nord di Mosca), che fornisce energia per le serre del monastero.

La maggior parte di queste centrali solari, ad eccezione degli impianti della Crimea, quella della regione di Orenburg, quella della regione di Belgorod e della Khakassia, sono state costruite da Hevel. Le due centrali più grandi utilizzano i pannelli fotovoltaici di Hevel. Nel prossimo futuro, la Russia prevede di mettere in campo altri 334 megawatt di potenza di energia solare nelle regioni di Orenburg, Saratov, Volgograd e Astrakhan, nonché nelle repubbliche dell’Altai, della Buriazia e del Bashkortostan

RED




Dmitry Medvedev: le azioni del regime ucraino sono atti di terrorismo e i terroristi devono essere eliminati

Dmitry Medvedev, vicepresidente del Consiglio di sicurezza russo, ha descritto le azioni del regime ucraino di Shebekino a Belgorod, come azioni di terrorismo, sottolineando che l’unico modo per contrastare i terroristi è distruggerli.

Questo è un atto di terrorismo e non c’è altro modo per qualificarlo. Se si tratta di un atto di terrorismo, c’è solo un modo per rispondere. Nessun paese può permettersi di negoziare con i terroristi, i terroristi devono essere distrutti ” ha detto Medvedev, commentando le azioni del regime ucraino. Ha pubblicato sul suo account Telegram un video che mostra la sua conversazione con i militari nel campo di addestramento combinato Prudboy nella regione di Volgograd.

È chiaro a tutti che si è trattato di un attacco assolutamente terroristico, non è stata una battaglia militare, non è stata un’azione militare. Non si adatta nemmeno a nessuna regola di guerra“, ha detto Medvedev. Ci si chiede quale scopo potesse avere un simile attacco: “Per causare danni alla popolazione civile e solo quello, perché quei mezzi di distruzione, quei droni che sono stati utilizzati, non possono danneggiare né le strutture militari né gli edifici della pubblica amministrazione“, ha detto. “L’obiettivo era semplice: causare danni, danneggiare in qualche modo la popolazione civile“, ha ribadito Medvedev.

E il fatto che il nostro nemico si stia già comportando da terrorista caratterizza in modo molto specifico sia il regime ucraino sia coloro che vi stanno dietroin primis gli americani e gli europei, che, di fatto, sono scesi sul sentiero di guerra con noi“, ha sottolineato Medvedev. A suo avviso, “gli atti terroristici devono comportare la più dura rappresaglia possibile“.

RED




DAL DONBASS UN GERMOGLIO DI PACE

Roma – Potrebbe essere una vittima della tragedia della guerra “invisibile” in corso nel cuore dell’Europa una dei candidati al Premio Nobel per la Pace 2019. Il prestigioso Premio assegnato dal Comitato norvegese prenderà in esame anche la candidatura di Anna Tuv, giovane donna di Gorlovka nel Donbass, che dal 2015, anno in cui è stata colpita direttamente dagli effetti drammatici della guerra, si batte per la Pace. Nel Donbass e nel mondo.

Era il 26 maggio del 2015 quando una bomba centrò la casa dove Anna viveva con il marito ed i loro tre figli. Ben tre razzi distrussero completamente la casa e segneranno per sempre la vita di Anna. Sotto quelle bombe dirette su una abitazione civile restarono uccisi il marito e la loro figlia primogenita di 11 anni. Gli altri due figli della coppia, rispettivamente di 2 anni il maschio e di appena 15 giorni la più piccola, rimasero gravemente feriti con conseguenze che si portano ancora dietro. Come la stessa Anna che ha dovuto subire l’ amputazione di un braccio. Forti difficoltà burocratiche hanno segnato il periodo successivo per Anna che solo dopo numerosi sforzi è riuscita ad ottenere l’ impianto di una moderna protesi che ora le permette di vivere una vita leggermente migliore insieme ai suoi bambini rimasti comunque traumatizzati per sempre.

Un fattivo aiuto, il supporto più importante, è stato dato ad Anna dall’Italia. La protesi è stata impiantata dalla Inail di Budrio grazie alla tenacia dell’ associazione “Aiutateci a Salvare i Bambini”, una onlus italiana che opera da anni nei paesi dell’ ex CSI fornendo supporto e salvando le vite di decine di bambini vittime della guerra o che versano in condizioni economiche non floride. Donbass negli ultimi anni ed in precedenza Beslan con i giovanissimi superstiti dell’ attacco terrorista alla scuola nel 2004, i bambini che hanno vissuto la guerra in Ossezia del Sud ed Abkhazia ma anche i bambini di Arkhangelsk, Volgograd, Mosca.

Proprio l’associazione AASIB, si è fatta promotrice principale della candidatura di Anna Tuv a Premio Nobel per la Pace. Anna, negli ultimi quattro anni ha girato molto l’Europa girando tra Italia, Serbia, Danimarca, Germania, San Marino, Russia raccontando la guerra e predicando la pace, partendo dalla sua tragica personale esperienza, con l’ augurio che  “i bambini non debbano mai più conoscere la guerra”.

Ieri Anna è tornata in Italia, il “paese che le ha ridato la speranza” ed al quale si sente oramai particolarmente legata considerata la sempre cordiale accoglienza che riceve ovunque si sposti per la penisola. Questa volta è tornata per la presentazione della sua candidatura al Premio Nobel tramite una conferenza stampa che si è svolta nella sala stampa della Camera dei Deputati a Montecitorio a Roma con il supporto, oltre che dall’associazione promotrice della candidatura rappresentata dal suo presidente dott. Ennio Bordato, anche di alcuni deputati della Lega tramite il segretario della Commissione Affari Esteri e Comunitari on.Vito Comencini, dal sociologo dott. Mauro Murgia che da tempo si occupa dell’ area ex Urss e da numerose altre personalità del campo della solidarietà, del giornalismo e dalla società italiana.

Con l’ auspicio che come in Italia anche ad Oslo non considerino utopia la speranza che “l’ inferno in terra della guerra non venga più vissuto dai bambini di tutto il mondo”.

Luca Pingitore




LA RUSSIA DEL DOPO VOTO PUNTA ALLA STABILITA’

A distanza di circa un mese dalle elezioni presidenziali, pubblichiamo alcune riflessioni fatte da Luigi Marino, presidente dell’Associazione “Massimo Gorki” e Osservatore Internazionale in occasione del voto (nella Regione di Volgograd).

I commenti dei giornali russi sono abbastanza univoci: in Russia si è votato per la stabilità.

Dalla “Nezavisimaja  gazeta alla  “Izvestija“, “Vedomosti”, “Rossijskaja gazeta” è tutto un riportare di dati elettorali che parlano da soli. Per Putin hanno votato 56,4 milioni di elettori su 73,4 milioni di votanti, ottenendo quasi 11 milioni di voti in più rispetto al 2012. Anche Mosca e San Pietroburgo, ove l’opposizione è più consistente, hanno votato per il Presidente uscente. Gli esperti hanno sottolineato che vi è stata una campagna di mobilitazione degli elettori, mentre l’elettorato di protesta è risultato disorganizzato e confuso sia per i numerosi candidati alternativi che per lo stesso invito al boicottaggio della consultazione da parte di A. Naval’nyj .

Il Segretario del Comitato Centrale del KPRF Sergej Obuchov così si è espresso: “Hanno contribuito la possente mobilitazione delle compagnie statali, le risorse amministrative, la carnevalizzazione dei seggi con i banchetti per i buffet, i concerti degli allievi di parecchi istituti e scuole”. Ma al di là di queste rimostranze va in ogni caso rilevato che la partecipazione al voto è stata del 67,47%, un risultato che di per sé sta a significare che l’appello a disertare le urne non ha ottenuto riscontro, dal momento che solo nel 1991 si raggiunse il 76,66 % dei votanti.

Inoltre non si può ignorare che in tutti i seggi erano presenti i rappresentanti dei diversi candidati, gli osservatori nazionali ed internazionali, nonché un sistema di video-controllo delle operazioni. Ma soprattutto non vi sono state significative trasgressioni sia nel corso delle votazioni che dello spoglio.

Per il KPRF è il peggior risultato ottenuto nelle presidenziali. Zirinovskj aspirava al 2° posto, ma il suo risultato è di gran lunga inferiore alle sua aspettative, il che significa che anche parte del suo elettorato ha preferito un Presidente garante della stabilità.

A Mosca Putin ha ottenuto il 72,6%, un successo personale dal momento che nella precedente elezione del 2012 aveva ottenuto il 47% dei voti. A San Pietroburgo  79,5 %.

In tutta la Russia i risultati sono stati questi:

–   Putin 76,6%, Grudinin del KPRF 11,8%, Zirinovskij  5,65, K.Sobcak 1,68%. Javlinskij 1,05%

Occorre rimarcare che Mironov del partito “Russia Giusta” non aveva presentato la propria candidatura né altri candidati, per cui è da pensare che i voti siano confluiti sul Presidente Putin.

Che il Presidente uscente parta avvantaggiato nella competizione per evidenti motivi di quasi quotidiana esposizione pubblica, soprattutto in rapporto a chi si candidi per la prima volta, è indubbio. Questo vale in qualsiasi sistema di Repubblica presidenziale e comunque riguarda gli alti esponenti di tutte le istituzioni parlamentari e non. Ma obiettivamente questo di per sé non può costituire motivo per “delegittimare” il successo di Putin ed il consenso ottenuto al di là di ogni aspettativa, del resto in linea con gli stessi sondaggi effettuati precedentemente alle elezioni.

I fattori determinanti del successo di Putin sono stati diversi: la determinazione nelle scelte, chiaramente esposte nel messaggio all’Assemblea Federale del 1° Marzo, certamente il risvegliare l’orgoglio nazionale ferito, ma anche l’assicurare una crescita concreta delle condizioni generali di vita dei cittadini, tutelando l’identità culturale e la sicurezza del paese.

A Mosca come in tutto il paese, dalle Olimpiadi in poi sino alle più recenti accuse da parte del Governo inglese, si è venuta a creare una situazione per cui i cittadini della Russia si sono sentiti come in una fortezza assediata ed hanno reagito con il riconfermare il Presidente uscente.

Se qualcuno ha pensato che le accuse inglesi a distanza di qualche settimana dal voto potessero indebolire il prestigio di Putin e quindi influire negativamente sul risultato elettorale ha certamente sbagliato a fare i conti e alla luce del consenso ottenuto il tutto si è risolto in un vero e proprio boomerang.

Anche gli elettori russi all’estero a fronte di questa campagna anti Russia hanno dato un voto quasi plebiscitario a Putin.

La “Nezavisimaja gazeta” del 20 marzo ha scritto che undici organizzazioni della comunità russa presente negli Stati Uniti si erano rivolte al Congresso americano perché non riconoscesse il risultato elettorale e non si rallegrasse con un “presidente illegittimamente eletto”. Così pure nel Regno Unito ed in alcuni paesi della Unione Europea. E’ stato un abbaiare alla luna, dal momento che per la prima volta invece nella storia della Russia post-sovietica il vincitore delle elezioni presidenziali ha ricevuto più della metà dei voti di tutti gli elettori.

Come anche in precedenza Putin il giorno dopo la sua elezione ha incontrato tutti gli altri candidati per esporre i suoi piani per il futuro, sollecitando sforzi unitari per la soluzione dei problemi.

In sintesi il suo discorso è stato questo: “L’unità è necessaria per andare avanti ! E per questo occorre sentire il polso di ogni cittadino, mettendo all’ordine del giorno anzitutto le questioni interne (crescita economica, innovazione tecnologica, produzione industriale, infrastrutture, sviluppo dl sistema sanitario, istruzione e formazione) per elevare il livello di vita della popolazione della Federazione russa. Va da sé che poniamo e porremo la necessaria attenzione all’ulteriore rafforzamento del sistema difensivo del Paese. Nessuno intende retrocedere dalla corsa agli armamenti, ma noi al contrario intendiamo costruire rapporti con tutti gli Stati affinché questi diventino costruttivi

Con questi risultati e con queste linee di politica interna ed estera tutti gli altri paesi dovranno confrontarsi nel prossimo futuro.

Luigi Marino

Osservatore Internazionale in Russia (Regione di Volgograd)




Russia: nella Repubblica di Adighezia un nuovo impianto per la lavorazione dei legumi

In Russia, nella Repubblica di Adighezia (territorio situato sul Mar Nero, a sud di Volgograd) i primi di luglio è stato inaugurato un nuovo stabilimento per la lavorazione dei legumi da parte della Krasnodarzernoproduct-Expo. La capacità produttiva è di circa 170 tonnellate al giorno per una produzione stimata in nove milioni di scatole l’anno.

L’azienda ha subito firmato contratti con agricoltori di cinque distretti della regione per la fornitura dei legumi. I coltivatori, inoltre, potranno fornire alla fabbrica le proprie melanzane e zucchine per preparare conserve, i pomodori per le salse e ancora cetrioli e altri vegetali per ulteriori prodotti.

RED

(Fonte: Ice Mosca e Tass)




SARA’ UN LUPO LA MASCOTTE SIMBOLO DEI MONDIALI DI CALCIO DI RUSSIA 2018

Tre i personaggi a contendersi il simbolo del Campionato mondiale di calcio 2018 in Russia: gatto, tigre e lupo. Per scegliere il vincitore è stata avviata una consultazione popolare sufifa-world-cup-2018-mascot-design-with-candidates-catsofia-podlesnykh-tigervaleria-taburenko-and-wolf-ekaterina-bocharova scala nazionale. Hanno votato oltre un milione di cittadini russi: con il 52,8% dei consensi ha vinto il Lupo Segna Gol (in russo Volk fifa-russland-2018-fifa-russia-2018-logo-design-tagebuchZabivaka). Diventerà il simbolo ufficiale del campionato calcistico che si svolgerà in Russia dal 14 giugno al 15 luglio del 2018 in 12 stadi di 11 città russe: Mosca, San Pietroburgo, Kazan, Nizhni Novgorod, Saransk, Kaliningrad, Volgograd, Ekaterinburg, Samara, Sochi e Rostov sul Don.
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LO SPORT SOPRA LA POLITICA

Evgeny UtkinAnche dall’Italia è partita una iniziativa a sostegno degli atleti russi “puliti”, esclusi dalle Olimpiadi di Rio. Il sostegno dalle PutinGirls, dai cittadini, la corsa-protesta e la petizione alla CIO ed altro.

di Evgeny Utkin

Alla fine solo una parte della squadra russa va a Rio. Erano 387, atleti russi che potevano partecipare agli Olimpiadi, ma non sono tutti passati. Tutti “puliti” completamente (come tutta laЕлена Исинбаева - Elena Isinbaeva RU squadra di atletica leggera, 68 sportivi, meno una, Daria Klishina, che partecipa perche ultimi anni è vissuta negli States) o quelli, pochi, che avevano superato i tempi di squalifica (alcuni da più di 10 anni). La squadra andrà, ridotta, troncata da alcuni migliori, ma molto arrabbiata e  decisa.

Elena Isinbaeva, pluricampionessa mondiale e olimpica, vera stella dell’atletica mondiale, ha da poco avuto una bambina, ma è subito entrata in forma fisica per potersi qualificare alle Olimpiadi. Ha vinto il Campionato russo con il miglior risultato al mondo ed era pronta a vincere la medaglia d’oro a Rio. Sarebbe stata la sua ultima Olimpiadi. Non si è mai dopata. Ma come altre 67 persone della squadra, è stata esclusa, colpita per “la responsabilità collettiva” che IAAF (federazione internazionale della atletica leggera) ha applicato.

Елена ИсинбаеваUna petizione a suo sostegno è partita da Volgograd (celebre Stalingrado nella Seconda guerra mondiale), la città natale di Elena Isinbaeva. In pochi giorni ha raccolto 10.000 firme, con una unica richiesta. Far partecipare la regina dell’atletica leggera alle Olimpiadi di Rio. “Expulsion from participation in Olympic Games of the strongest athletes who were not taking a drug, just on a national basis is unacceptable!”, dice la petizione lanciata da Svetlana Chugunova. Come ha scritto Alejandro Blanco, il presidente del comitato olimpico spagnolo: “Se uno sportivo passa 10 controlli e non risulta dopato. Lo eliminiamo perché è russo?”.Елена Исинбаева - Elena Isinbaeva

Si firma in tutto il mondo, centinaia di italiani hanno già firmato. E c’è ancora tempo per firmare e forse fare l’ultimo miracolo.

Ad Elena Isinbaeva sono arrivate centinaia di lettere di sostegno da tutto il mondo, alcune dall’Italia. “La motivazione di questa indegna decisione (escludere la squadra di Atletica leggera russa dagli Olimpiadi di Rio) distrugge ogni principio giuridico su cui si basa il mondo civile: quello della responsabilità soggettiva. E una tale decisione non solo sconvolge ogni fiducia nella giustizia (sportiva e non), ma soprattutto avrà una Ennio Bordatopesantissima ripercussione sulle future decisioni del Cio in merito alla partecipazione degli altri atleti russi a Rio 2016. Ancora una volta la politica si inserisce pesantemente nello sport”- scrive Ennio Bordato, che promette una campagna in Italia per boicottare le Olimpiadi di Rio 2016… ridotti “ad un business per qualche multinazionale americana e ad un bordello di russofobia”.

Anche il famoso gruppo femminile #PutinGirls esprime la propria vicinanza alla Russia e al Presidente Putin per l’ingiusta esclusioneEVA del gruppo Putin Girls di molti atleti russi dalle prossime Olimpiadi di Rio. La maggior parte di loro non ha mai avuto riscontri di positività al doping e in questa occasione non ha potuto dimostrare la propria estraneità; questo ci sembra quantomeno scorretto, oltre che iniquo. Riteniamo che ci sia stata una forte diversità di trattamento tra i diversi Paesi; pensiamo inoltre che la Russia sia stata danneggiata soprattutto per motivi politici e con un non tanto velato intento di togliere al Paese l’organizzazione dei Mondiali che dovrebbero tenersi nel 2018”.

E ovviamente, non mancano gli azioni sportive. Ad esempio, il 4 agosto a Roma parte Corsa di solidarietà per gli atleti russi esclusi dai giochi di Rio 2016Promossa da Irina Osipova – presidente dell’associazione RIM e sostenuta dall’associazione Lazio-Russia, rappresentata da Mauro Antonini .  “Abbiamo deciso di organizzare un sit in e una corsa in zona del villaggio Olimpico (Foro Italiaco). L’iniziativa è prevista per il 4 agosto, per la sera, verso le 19:00. Questa iniziativa potrebbe essere una buona occasione per passare una serata sportiva e di fare nuove amicizie. Potete partecipare all’iniziativa anche senza partecipare alla corsa, perché prima di tutto è importante far vedere che non siamo indifferenti”.

Non siamo indifferenti!

 

Спорт вне политики

Решение исключить всю сборную России по легкой атлетике, 68 человек (кроме Дарии Клишиной, потому что жила последние годы в США) из Олимпийских игр в Рио-де-Елена Исинбаева - RussiaЖанейро вызвала волну негодования по всему миру. В числе отстраненных оказалась и Елена Исинбаева, королева легкой атлетики, многократная чемпионка мира и Олимпийских игр, никогда не принимавшая допинг.

За несколько дней петиция в поддержку российских спортсменов и, в частности, Елены Исинбаевой, которую запустила Светлана Чугунова из Волгограда, собрала 10 000 подписей. «Мы, спортивные болельщики, не согласны с решением, принятым IAAF об putin-selfieотстранении от участия в Олимпийских играх 2016 в РИО российских спортсменов, не принимавших допинг. Чистые спортсмены, с безупречной репутацией должны принять участие в Играх!»… «Отстранять от участия в Играх сильнейших спортсменов, не принимавших допинг, просто по национальному признаку считаем недопустимым», – написано в обращении к МОКу и IAAF. Сочувственные письма Елене Исинбаевой приходили со всего мира, в том числе и из Италии.

«Я начну, надеюсь со многими последователями, кампанию в Италию, чтобы бойкотировать Олимпийские игры 2016 г. в Рио», которые Russian-girls-wearing-presidental-T-shirtsпревратились «в бизнес для нескольких мультинациональных американских компаний и в балаган русофобии», – пишет Эннио  Бордато. Известная группа #PutinGirls тоже выразила свою солидарность с чистыми российскими спортсменами, не допущенными к Олимпиаде. «Думаем, что Россия пострадала по политическим мотивам, и видим попытки отобрать у нее и Чемпионат мира по футболу 2018 года».  И наконец, в Риме 4 августа состоится пробег солидарности с российскими спортсменами, исключенными из Олимпиады в Рио.

Евгений Уткин

Евгений Уткин - Evgeny Utkin




LEONID SLUSTKY NUOVO CT DELLA NAZIONALE RUSSA

Mosca – Sarà Leonid Slutsky il successore di Fabio Capello alla guida della nazionale russa. A distanza di circa un mese dall’esonero del tecnico friulano, la designazione dell’allenatore del CSKA Mosca è diventata ufficiale. Del resto, ilA sinistra nella foto il nuovo allenatore della nazionale russa di calcio nome di Slutsky sin da subito era quello in cima alle preferenze della Federcalcio russa, considerando la sua giovane età (appena 44 anni) e gli ottimi risultati sin qui conseguiti con la compagine del CSKA Mosca in questi ultimi anni: un titolo nazionale e due coppe nazionali, due supercoppe di Russia sono il biglietto da visita di un allenatore che ha impresso una mentalità vincente all’ex squadra dell’Armata Rossa.
LEONID SLUSTKY  guarda in altoRuolo – quello di tecnico del CSKA Mosca – che Slutsky potrà continuare ad esercitare, anche ora che sarà alla guida della Nazionale.
Leonid Slutsky è nato a Volgograd il 4 maggio 1971 ed ha intrapreso la carriera di allenatore nel 2000, nella squadra dell’Olimpia Volgograd. Dal 2002 al 2004, è stato alla guida dell’Uralan e poi dal 2004 al 2007 dell’FK Mosca. Una stagione (2008-2009) alla panchina del Krylja Sovetov di Samara, e poi l’approdo al CSKA nel 2009.
Non è difficile immaginare che il nuovo ct possa portare il blocco di giocatori russi che compongono l’ossatura del CSKA anche in nazionale, a partire ad esempio dal prossimo 5 settembre quando nella capitale arriverà la Svezia di Zlatan Ibrahimovic, in un match chiave per l’accesso alla fase finale dei campionati europei che si svolgerà in Francia, fra poco meno di un anno.Fabio Capello l'ex allenatore della nazionale di calcio russa
L’accordo stipulato con la Federcalcio russa sarà però piuttosto lungo dal momento che scadrà il 30 giugno 2019, ovvero ben oltre quello che è in realtà il vero obiettivo: la Coppa del Mondo che si giocherà in Russia nell’estate 2018, e sulla quale la massima istituzione calcistica si giocherà tutte le proprie fiches in termini di credibilità, dopo i pessimi risultati ottenuti con Fabio Capello.

Francesco Montanino

 




10 GIUGNO: LA GIORNATA NAZIONALE DELLA RUSSIA A EXPO MILANO 2015 E LA VISITA DEL PRESIDENTE VLADIMIR PUTIN

L’evento principale per ogni Paese partecipante a Expo Milano 2015 è indubbiamente la propria giornata nazionale. Per la Russia l’appuntamento è fissato per il 10 giugno. Il Padiglione Russia nella sua Giornata Nazionale sarà Lezginkaanimato da un programma culturale d’eccezione. Nel corso della giornata, al padiglione si esibiranno alcuni dei migliori gruppi di artisti della Russia. Uno è il gruppo daghestanoLezginka”. Nato nel 1958, il gruppo ha una composizione multietnica fuori dal comune. Più di 35 artisti rappresentano i colori e le tradizioni di oltre 30 diversi popoli del Caucaso: Lezginka2un fenomeno senza analoghi nel mondo. Si esibirà anche il famoso Coro del Monastero maschile “Sretenskij”, composto non solo da monaci e studenti del seminario, ma anche da cantanti dell’Accademia d’arte corale e del Conservatorio di Mosca, e dell’Accademia di musicaGnesin”. I trenta coristi partecipano regolarmente a concorsi musicali internazionali e a viaggi missionari della Chiesa ortodossa russa. Si esibiscono, inoltre, per le più solenni occasioni anche al Cremlino di Mosca. Anche laCoro Sretenskij Filarmonica statale “G.Tukay” della Repubblica del Tatarstan porterà il suo contributo sonoro al padiglione nella Giornata Nazionale della Russia a Expo. Da 75 anni questa storica struttura organizza concerti ed è attivamente coinvolta in tutti gli eventi culturali governativi del Tatarstan. Altre esibizioni saranno quelle del gruppo di canto e ballo cosacco “Stanitsa”. Fondato Stanitsanel 1981 a Volgograd, il gruppo è pluri-vincitore di diversi premi. Il più recente è il Premio nazionale della regione di Volgograd nel 2010. Uno dei momenti clou della giornata sarà quello dedicato all’orsetto-matrioshka, la mascotte del Padiglione Russia. Proprio il 10 giugno verrà ufficialmente annunciato il suo nome e sarà in Россия ЭКСПОvendita nel negozio di souvenir un’edizione speciale della simpatica mascotte. Nella cucina a vista del padiglione, eccezionalmente durante tutta la Giornata Nazionale della Russia, verranno serviti assaggi di bliny con caviale, tortini tipici russi e anche gelato! Ci saranno anche degustazioni di cucina tradizionale tatara. Prevista inoltre, la visita al Padiglione Russia del presidente della Federazione Russa Vladimir Putin.  Vi aspettiamo al padiglione per festeggiare insieme la Giornata Nazionale della Russia a Expo.

Red

Fonte : Ufficio stamapa Russia Expo 2015




Dopo Stalingrado allarme terrorismo anche a Mosca

Un kamikaze si fa esplodere all’ingresso della stazione di Volgograd provocando la morte di almeno 17 persone e il ferimento di altre 40. È stato il secondo attentato in pochi mesi nella ex Stalingrado dopo quello del 21 ottobre che causò la morte di sette persone. La tensione è alle stelle. A Mosca è stata evacuata la Piazza Rossa per un allarme bomba. Secondo le informazioni diffuse dal canale tv Ntv, è stato ordinato lo sgombero urgente della piazza a ridosso delle mura del Cremlino. L’allarme è scattato quando una donna, che poi è stata arrestata, ha lasciato una borsa presso la Torre Spasskaya. Ormai anche nella Capitale è alta l’attenzione sul terrorismo. Per ora sono due le stazioni della metropolitana della capitale transennate. La prima e più centrale è Biblioteca Lenin, accanto al Cremlino: secondo quanto riferito, sulla piattaforma tra i due treni è stata trovata una borsa sospetta. Stessa cosa per la più periferica Izmailovskaja, vicina al mercato di Izmailov, noto anche ai turisti: è stato trovato un oggetto sospetto. Gli esperti hanno esaminato una valigia incustodita. In entrambi i casi, non sono state evacuate le stazioni della linea sotterranea.
Putin, intanto, ha firmato una legge per bloccare i siti con contenuto estremista. In base a quanto pubblicato, la norma prevede il blocco immediato di siti web che distribuiscono appelli a sommosse e altre informazioni estremiste.
L’attacco è un colpo alla strategia del presidente russo Vladimir Putin, che punta al rilancio internazionale con le Olimpiadi invernali di Sochi.

Questa in definitiva sembrerebbe la scelta dei terroristi islamici, che sono tornati a colpire nel territorio della Federazione. Gli agenti hanno sequestrato finora 152 armi da fuoco e 4,7 chili di sostanze stupefacenti e fermato 87 persone. Lo si apprende da fonti della sicurezza. Ma non c’è nessuna indicazione su eventuali connessioni tra i fermati e gli attentati degli ultimi giorni. Secondo le forze dell’ordine, le persone fermate hanno opposto resistenza agli agenti o non avevano documenti d’identità o di registrazione validi. All’operazione, denominata “Vortice“, stanno partecipando 5.200 poliziotti. Secondo il portavoce della polizia Andrei Pilipchuk, gli agenti hanno già controllato 152 alberghi, 104 dormitori, 32 stazioni degli autobus, 23 stazioni ferroviarie, l’aeroporto e tre porti fluviali, nonché 592 soffitte e 673 scantinati. Secondo l’agenzia Itar-Tass, gli agenti stanno concentrando i controlli sui lavoratori provenienti dal Caucaso, persone che secondo le associazioni per la difesa dei diritti umani sono spesso vittime di violenze da parte della polizia russa. Per l’attentato di domenica alla stazione ferroviaria di Volgograd, dove sono morte 18 persone, gli investigatori hanno dapprima pensato a una vedova nera, la 26enne daghestana Oksana Aslanova, poi però hanno detto che il kamikaze potrebbe anche essere stato un uomo: Pavel Pecenkin, che nel 2012 si è unito ai militanti del Daghestan dopo essersi convertito all’Islam.