IL 57° VINITALY CHIUDE CON 97.000 PRESENZE DA OLTRE 130 PAESI

Si è chiusa lo scorso 9 aprile a Veronafiere la 57a edizione di Vinitaly con 97.000 presenze totali e una percentuale di operatori esteri che sale al 33% del totale: oltre 32.000 arrivi da oltre 130 Paesi, con un incremento complessivo del 7% rispetto all’edizione dello scorso anno. In particolare, sono aumentati i buyer provenienti dai tre principali mercati di destinazione del vino italiano: Stati Uniti (+5%), Germania (+5%) e Regno Unito, che hanno fatto registrare un balzo in avanti del 30%, mentre la Cina ha registrato una flessione (-20%).

Anche in Europa si sono registrati riscontri molto positivi, con Francia (+30%), Belgio (+20%) e Paesi Bassi (+20%). Buoni anche i risultati di Svizzera (+10%) e Giappone (+10%). Stabili le presenze da Canada e Brasile. Questo risultato è ancora più significativo se si considera il contesto complicato dall’aumento dei dazi negli Stati Uniti e dalle tensioni geopolitiche.

Vinitaly and the City, l’evento fuori salone dedicato agli amanti del vino e organizzato nel centro storico di Verona, ha registrato oltre 50.000 biglietti di degustazione venduti, lo stesso numero del 2024, nonostante la durata inferiore di un giorno.

Vinitaly 2025 si chiude quindi come un evento commerciale e strategico sempre più internazionale: si pone come asset centrale per il futuro del vino italiano e piattaforma di dialogo e confronto che coinvolge oltre 4.000 aziende del settore, oltre ad associazioni di categoria e istituzioni nazionali ed europee. Per la prima volta in assoluto, anche due Commissari europei hanno effettuato visite ufficiali a Vinitaly: Christophe Hansen (Agricoltura e Sviluppo Rurale) e Olivér Várhelyi (Salute). Vinitaly ha accolto anche il Ministero delle Politiche Agricole, il Ministero delle Imprese e del Made in Italy, il Ministero degli Affari Esteri e l’Agenzia ICE (che ha contribuito allo sviluppo del piano di incoming per gli operatori professionali internazionali).

Vinitaly 2025 si chiude con un successo, in cui il mondo del vino italiano ha dimostrato ancora una volta unità e capacità di reazione, anche di fronte alle difficoltà iniziali legate all’introduzione dei dazi statunitensi“, ha dichiarato Federico Bricolo, presidente di Veronafiere. “Verona si conferma capitale europea del vino, anche grazie alle visite di due Commissari UE, che hanno annunciato nuove ed efficaci iniziative a supporto della filiera proprio durante Vinitaly, insieme ai ministri, e all’ampia presenza istituzionale a Verona durante la manifestazione. Un segnale molto positivo in un momento in cui chiarezza, coesione e visione strategica sono fondamentali. Vinitaly consolida anche il legame con gli Stati Uniti: dopo il debutto nel 2024, la manifestazione torna a Chicago il 5 e 6 ottobre 2025 per la seconda edizione di Vinitaly USA. Il vino italiano ha le idee chiare su questo mercato: continuare a costruire un rapporto solido e duraturo con i consumatori americani, da sempre al centro del successo del nostro export“.

Vinitaly si conferma un brand solido, capace di offrire al mondo del vino una risposta di sistema allo scenario internazionale“, ha spiegato il direttore generale di Veronafiere, Adolfo Rebughini. Tra le novità di quest’anno, il debutto di Vinitaly Tourism, il format specificamente dedicato all’enoturismo, e l’inserimento in programma di trend emergenti, come i vini analcolici, il vino crudo e i vini in anfora. Iniziative che arricchiscono ulteriormente l’esperienza fieristica, confermando Vinitaly come un evento non solo in ascolto e inquadramento del settore, ma anche in grado di anticiparne le traiettorie. Vinitaly, oggi più che mai, rappresenta un asset strategico in un momento di profondi cambiamenti. Operatori professionali ed espositori di altissima qualità, soddisfatti da un fitto calendario di appuntamenti, sottolineano la centralità della manifestazione nell’ascolto dei mercati e nella promozione del vino italiano a livello globale.
Il prossimo Vinitaly è in programma dal 12 al 15 aprile 2026.

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Vinitaly 2024: una manifestazione di successo dal 1967

La cinquantaseiesima edizione di Vinitaly, certamente una delle più iconiche fiere del settore, si è chiusa lo scorso 17 Aprile con un bilancio molto positivo che si può riassumere citando i numeri della manifestazione:

  • 97.000 visitatori dei quali oltre 30.000 stranieri da 140 paesi;
  • 1.200 top buyer da 65 nazioni, con un aumento del 20% rispetto alla manifestazione del 2023;
  • 20.000 incontri d’affari organizzati nell’ambito della piattaforma Vinitaly Plus  quindi praticamente un raddoppio rispetto al 2023.

A questo si aggiunge la generalizzata soddisfazione degli espositori a dimostrazione della vitalità di questo importante settore.

Dalla prima edizione del 1967 Vinitaly ha fatto moltissima strada arrivando a diventare ciò che è oggi, cioè uno dei più importanti punti d’incontro fra domanda e offerta con manifestazioni ed eventi a livello globale. Ciò è avvenuto grazie allo sviluppo che ha avuto il settore vitivinicolo, ma anche alla capacità degli Organizzatori di captare il crescente interesse per il vino a livello mondiale e rispondere con una serie di manifestazioni ed eventi in molteplici mercati letteralmente in grado di accompagnare i produttori alla conquista del mercato globale.

Le manifestazioni fieristiche ed eventi di Vinitaly sono:

Gli eventi sono di diversi tipi, dalla fiera tradizionale ai wine tasting, che si tengono sempre in location di prestigio, ed alla creazione e gestione di partecipazioni di gruppi di produttori vitivinicoli ad eventi fieristici creando così una vera e propria fiera nella fiera.

Tornando alla manifestazione appena conclusasi a Verona va sottolineato che presentare le cantine italiane divise per regione, ognuna con un proprio padiglione dedicato, è un’ottima scelta. Il motivo è che ogni regione italiana ha proprie specificità quasi sempre molto marcate; questo quanto a storia, arte, cultura, tradizioni, dialetto e, ovviamente, cibi e vini. Per questo dedicare un padiglione alle cantine di ogni regione è senz’altro la cosa migliore.

Di ritorno dalla manifestazione ho avuto modo di scambiare opinioni con altri visitatori, molti dei quali assidui già da parecchi anni, e tutti, sia uomini d’affari che semplici appassionati, hanno espresso la loro piena soddisfazione nei confronti di Vinitaly.

Concludendo, di Vinitaly si può certamente dire che è un ottimo strumento di promozione per i produttori Italiani. Questo non solo per la esperienza, notorietà e prestigio acquisiti in 56 edizioni, ma soprattutto per aver compreso appieno come fornire agli espositori un servizio che va ben oltre il mettere a disposizione uno spazio espositivo… e questo sia in Italia che nei più importanti mercati.

Alberto Bertoni




Vino per Roma: un evento dedicato alla cultura enogastronomica italiana

Manca poco all’inizio della manifestazione Capitolina nata nel 2021 per promuovere cultura del vino in abbinamento alle eccellenze del cibo del territorio.

Da mercoledì 5 a venerdì 7 luglio dalle 19,30 alle 23,30 The BoX”, accoglierà la terza edizione di “Vino X Roma, evento dedicato alla cultura enogastronomica italiana che vedrà partecipare una selezione composta da 13 aziende vinicole, 3 di distillati e 9 del settore agroalimentare per un totale di 25  aziende del territorio laziale e 12 tra i migliori chef della  Regione .

Anche per questa terza edizione, abbiamo il piacere e l’onore di ricevere il supporto della Camera di Commercio di Roma e della Regione Lazio.

Il tema della manifestazione del 2023 sarà “Tecnica e Progresso” con    l’intento di stimolare tutti i protagonisti riguardo gli argomenti della ricerca, l’innovazione, lo sviluppo e l’internazionalizzazione.

Le eccellenze enogastronomiche del territorio e, in particolare il vino, saranno attori di Vino X Roma suddiviso in aree tematiche tra cui la Tasting Area con gli stand delle 25 aziende di wine & food in cui si potranno degustare i prodotti e l’Area Cooking show che vedrà 9 chef e 3 maestri gelatieri del panorama laziale alternarsi nel presentare le ricette innovative ed esclusive in abbinamento ai calici di vino.  Saranno presenti tra gli altri, Enrico Camponeschi chef di Acquasanta, Christian Spalvieri di Vitti, Jacopo Ricci di Dopolavoro Ricreativo, Fabio Dodero di Metis, Fundim Gjepali dell’Antico Arco, Giuseppe Fiorella di Giulia e Sisto, Marco Morello di Collettivo Gastronomico, Diego Filipponi di Tenuta di Polline e i gelatieri Christian Monaco, Eugenio Morrone e Federico Molinari.

Novità dell’edizione 2023 dell’evento sarà la consegna del Riconoscimento Quality First by Excellence a 30 attività commerciali del territorio, 10 in ognuna delle 3 categorie, Ristoranti con migliore mescita, Enoteche con cucina e Cocktail Bar.

Partner dell’evento sarà la pizzeria Casa Consorti che, oltre a proporre le classiche della tradizione italiana, realizzerà per la manifestazione alcune pizze che identificano al meglio la filosofia del giovane ma già affermato pizzaiolo, Mattia Consorti, e saranno particolarmente adatte ad abbinarsi con i vini delle cantine di vino presenti.

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Wine Intelligence: il mercato del vino in Russia

Russia Wine Landscape 2021”: la pandemia frena la crescita di lungo corso, pesano le accise. Italia leader nelle spedizioni e nell’immaginario

La Russia, per i consumi di vino, si conferma mercato a due facce. Da un lato, la crescita nel lungo periodo è costante, guidata, come nei Paesi più maturi, dalla classe media e dai Millennials delle due grandi città, Mosca e San Pietroburgo, quindi categorie di consumatori che, nel loro pantheon, hanno messo in maniera stabile anche il vino. Dall’altro, però, la pandemia in Russia ha colpito come e più che nel resto del mondo. La crisi del petrolio ha portato ad una sensibile svalutazione del rublo, e quindi ad una perdita del potere d’acquisto, specie dei beni importati. Se a questo si aggiunge l’effetto delle chiusure forzate delle attività di ristorazione, e quindi al quasi azzeramento dei momenti di socializzazione, ecco che il quadro, per i consumi di vino, specie di qualità, si fa fosco.

Queste, però, sono solo le premesse al quadro dipinto dal “Russia Wine Landscape 2021” di Wine Intelligence, che ha individuato sette trend principali: la crescita costante a volume e a valore dei consumi a tutto il 2019; la crescita del numero dei wine lovers tra Mosca e San Pietroburgo; crescita del canale off trade guidata dal calo della valuta e dall’aumento delle tasse; posizione di forza del vino italiano; crescita dei Millennials nelle quote di vino acquistato, specie a Mosca e San Pietroburgo, con un coinvolgimento sempre più grande; con l’aumentare dei prezzi i consumatori cercano sempre più sconti e premiano il rapporto qualità/prezzo; infine, con la pandemia calano i consumi (anche se le evidenze maggiori arriveranno alla fine del primo semestre).

Come detto, il mercato del vino in Russia vive una traiettoria di crescita a lungo termine, iniziata nel 2015, e tra il 2019 e il 2020 ha scalato 23 posizioni tra i mercati più attrattivi per il commercio di vino fermo, piazzandosi alla posizione n. 10. La tendenza di lungo termine mostra che i volumi di vino consumato, sia russo che importato dall’estero, sono passati dalle poco più di 60.000 casse (da 12 bottiglie, ndr) del 2015, alle quasi 100.000 del 2019, ad un prezzo medio di 3,90 dollari a bottiglia. La quota di vino che arriva dall’estero vale il 29% del totale, e i tra maggiori esportatori verso il mercato russo sono Spagna, Italia e Georgia. Anche i volumi dei consumi di spumanti sono leggermente aumentati, dell’1% tra il 2015 e il 2019. Le importazioni, che rappresentano una bottiglia di bollicine su quattro in Russia, guidano la crescita, che in valore è stata del 10% nello stesso periodo. Infine, il consumo pro capite, che è cresciuto del +14,7% tra il 2015 e il 2019 e del +18,3% tra il 2018 e il 2019.

L’aspetto forse più interessante che caratterizza questi ultimi anni il mercato del vino in Russia è l’evoluzione dell’atteggiamento dei consumatori, supportato dal boom dei wine lover guidato dai Millennials, curiosi e desiderosi di assaggiare sempre nuovi vini: oggi il 63% dei consumatori di vino ha tra i 18 e i 44 anni, numeri tanto più veri a Mosca e San Pietroburgo, dove la tendenza di lungo termine mostra un aumento significativo dei Millennials tra chi consuma vini importati, cui fa da contraltare una diminuzione significativa nella fascia 18-24 anni.

Le tendenze geografiche mostrano una popolazione di bevitori di vino importato significativamente più alta a Mosca, dove l’incidenza dei Millennials sulla popolazione totale è particolarmente elevata. Questi giovani bevitori sono, di solito, anche le persone che hanno viaggiato di più e che hanno una visione più avventurosa e curiosa del mondo, approccio che si vede anche nel vino. Le tendenze dell’attitudine al vino, non a caso, vedono aumentare la percentuale di chi ha voglia di scoprire sempre nuovi vini, guidati, curiosamente, dai consumatori di mezza età.

Chi beve vino importato dà sempre più importanza al vino nella propria vita, e infatti i russi che hanno un coinvolgimento alto o medio con il vino sono aumentati in maniera significativa negli ultimi 6 anni.

Sono, essenzialmente, wine lover a cui piace prendersi il proprio tempo quando acquistano una bottiglia di vino, che hanno un forte interesse per il mondo del vino, e che ritengono il vino una componente importante e distintiva nel loro stile di vita. In cui ha un certo protagonismo il vino italiano (che ha chiuso il 2020 a 126 milioni di euro, in calo del -3,6% sul 2019) specie il Prosecco, che vanta performance positive in termini di volumi, consapevolezza da parte dei consumatori e crescita degli acquisti. Le importazioni dall’Italia, così, stanno trainando i volumi di spumante in Russia, facendo segnare una crescita del +12% tra il 2015 e il 2019 e del +20% tra il 2018 e il 2019, per una quota di mercato del 18%. Mentre l’incidenza dei consumi è diminuita per la maggior parte dei Paesi produttori di vino stranieri, l’Italia sta assistendo all’effetto opposto, con la percentuale di consumatori in aumento nel lungo, medio e breve termine.

In generale i consumatori di vino importato in Russia stanno pagando sempre di più. Sul lungo periodo, c’è stato un aumento significativo della spesa media per bottiglia in tutto il canale dell’off-trade, in gran parte guidato da una combinazione di tasse e svalutazione del Rublo. Inoltre, il Governo russo continua ad aumentare le accise sul vino, con il vino fermo che è passato a pagare dai 18 rubli (0,29 dollari) del 2018 ai 31 rubli (0,50 dollari) del 2020, mentre lo spumante è passato da 36 a 40 rubli. E nel 2021 arriveranno, con ogni probabilità, ulteriori rialzi, per entrambe le categorie.

D’altro canto, i consumatori di vino russi diventano sempre più sensibili alle dinamiche di prezzo, cercando il modo di spendere meglio. Innanzitutto mostrando atteggiamenti più attenti ai prezzi: il 92% dei bevitori di vino russi ritiene che il rapporto qualità-prezzo sia il fattore più importante per l’acquisto; c’è un significativo aumento di coloro che danno la priorità alle offerte promozionali quando acquistano una bottiglia; aumentano coloro a cui non importa quale vino acquistano purché il prezzo sia giusto. Le elevate accise russe sul vino importato sono probabilmente il fattore che influenza maggiormente queste tendenze, con i consumatori che gravitano così verso i vini più economici.

Infine, la pandemia globale, che ha avuto un impatto negativo sul mercato del vino russo con i consumatori che hanno bevuto meno vino negli ultimi mesi rispetto a prima della pandemia. Le occasioni di bere vino in casa sono diminuite, specie quelle più informali, ed i bevitori di vino importato, in Russia, hanno aumentato, contestualmente, i consumi di acqua in bottiglia, tendenza che guidato specialmente dalla Gen Z, i giovanissimi.

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Enoteca Verso: mangiare a Roma tra 900 etichette di vino

Nel quartiere di San Giovanni, a Roma, questa enoteca ha una selezione sceltissima di vini internazionali, e alcune referenze non convenzionali, da abbinare a una cucina ricercata e sempre in divenire.

Roma – Il senso di questo luogo speciale si ritrova nella definizione stessa di che cos’è una enoteca. “Una raccolta di bottiglie di vini pregiati di vario tipo – per citare la Treccaniin cui i vini sono conservati per la vendita, o anche per la degustazione”. Un posto, quindi, conviviale e di ritrovo, spesso caratterizzato dalla presenza di una cucina.
Enoteca Verso nasce 3 anni fa esattamente con queste dichiarazioni di intenti e a dargli forma e anima è stato Giorgio Mansueti, proprietario di questo wine bar nel quartiere romano di San Giovanni. Insieme a Mirko Di Mambro, fedele sommelier dagli esordi dell’enoteca, ha costruito nel tempo un locale che oggi conta circa 900 etichette, può vantarne ben 20 in mescita e altre importanti bottiglie somministrate grazie al sistema del coravin. Una carta dei vini in cui si leggono grandi nomi del mondo dell’enologia ma che fa di tutto per valorizzare piccole realtà territoriali, soprattutto a conduzione familiare, con un focus interessante sul mondo dei vini naturali. Un capitolo a parte che Enoteca Verso ha approfondito, con lungimiranza e curiosità, fin dall’apertura; una categoria difficile da circoscrivere ma che sostanzialmente premia il contadino che lavora bene non solo in vigna ma anche in cantina. Si parla, in questo caso, della biodiversità della vigna, rifiutando l’utilizzo di sostanze chimiche aggiunte artificialmente per dare corpo, colore, odore e gusto a uve non standardizzate.

L’altro punto di forza di Enoteca Verso è la parte di ristorazione, un servizio nato in seno al progetto che ha sviluppato una propria identità connotata con piatti ricercati e allo stesso tempo rassicuranti che raccontano territori e persone attraverso materie prime sceltissime e di provenienza certa. Tra i fornitori d’eccellenza Colprem per il vero Prosciutto di Parma, il Parmigiano Reggiano stagionato 36 mesi e la Coppa artigianale emiliana o Re Norcino per altri tipi di affettati. La Formaggeria di Francesco Loreti a Piazza Epiro somministra loro rarità e bontà casearie mentre il forno Prelibato consegna ogni giorno il pane ancora caldo. In cucina dalla scorsa estate c’è Fulvio Penta, cuoco non ancora quarantenne che dopo la scuola alberghiera ha intrapreso questa professione con serietà e dedizione partendo dalle cucine del De Russie, entrando in punta di piedi in quella a Labico del maestro Colonna e collezionando altri passaggi da Porto Fluviale e Pastificio San Lorenzo. Il menu che ha creato per Enoteca Verso è coerente con l’idea di affiancare a grandi vini ottimi piatti, senza eccessi o voli pindarici. Si parte dalle tapas (tutte a 4 euro) per stuzzicare il palato con mini porzioni fantasiose: sono piccoli assaggi dalla cucina serviti su fette di pane di grano duro o di segale caratterizzando queste preparazione in pieno stile italiano con i sottoli di Agnoni. Oltre a questi appetizer è possibile accompagnare il proprio calice di vino con taralli, olive verdi di Cerignola, mandorle salate e chips espresse al gusto cacio e pepe, affumicato oppure lime. A questi si aggiunge la voce Aperitivi, piatti più sostanziosi che inaugurano il vero e proprio menu gastronomico di Enoteca Verso che evidenzia tecnica, carattere e originalità. Tra i più gettonati oltre alla selezione di affettati e alla degustazione di formaggi, il polpo verace scottato su cicoria ripassata e stracciata vaccina, tartare di manzo, filangé di carciofo con la sua riduzione, mentuccia e scaglie di pecorino e assolutamente le costine di suino iberico con rub affumicato e salsa bbq. Per i più indecisi gli antipasti sono disponibile anche sotto forma di finger, tutti a 5 euro, per un solleticare l’appetito e provare bocconi diversi.

Tra i primi, oltre al trionfo delle ricette romane, le paste fresche sono home come per i ravioli ripieno di branzino e zucchine, pomodoro del piennolo e maggiorana. Galletto agli agrumié, erbe provenzali e patate al forno e maialino cotto a bassa temperatura con mostarda di cremona e chutney di peperone sono i due assi nella manica per i secondi mentre c’è una sezione dedicata ai burger in cui verso burger rappresenta il panino di punta: Manzo, insalata iceberg, pomodoro verdone, bacon, cheddar e uovo strapazzato. A queste voci segue una carrellata di contorni di stagioni e dolci tradizionali come Tiramisù, Brownie, Cremoso al pistacchio, Cannolo scomposto.

Questo concept è abilmente orchestrato in sala da Silvia Cruciani che in questi mesi ha affrontato il cambiamento di Enoteca Verso in modo pratico e giudizioso. I coperti sono stati ridimensionati su una capienza di 15 interni e di 16 sedute nel dehors, senza contare la chicca al piano di sotto che dedica un’intera saletta a degustazioni ed eventi privati.

La passione per i sigari di Giorgio, il proprietario, ha fatto sì che un angolo dell’Enoteca fosse dedicato ai tabacchi pregiati, un momento da vivere nello spazio esterno, in assoluta lentezza, e magari abbinare con distillati da loro selezionati per prolungare il piacere meditativo.

L’enoteca attualmente ospita i propri clienti dalle ore 10:00 alle ore 18:00, sette giorni su sette, continuando a lavorare anche dopo questo orario con la consegna a domicilio o l’asporto. Un ambiente disteso e familiare, reso accogliente dallo stile rustico e allo stesso tempo elegante di un posto che sembra un’osteria senza tempo tra mattoncini a vivo sulle pareti, le sedute e i tavoli in legno scuro oltre ai caratteristici portabottiglie alle pareti in ferro battuto e alla lavagna con i calici del giorno. Un indirizzo strategico e versatile che offre la possibilità di fermarsi quanto si desideri per bere solo un bicchiere, magari lavorando al pc o concedersi un momento di svago e relax. Enoteca Verso ha attivato anche il proprio delivery (contattando direttamente il locale o su Deliveroo o Glovo) con consegna gratuita entro i 3 chilometri, mentre incoraggia take away mettendo a disposizione le referenze dell’intera cantina.

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Italia prima nell’export di vino in Russia anche nel 2020

Nel 2019 in Russia l’Italia è stato il primo Paese fornitore di vino (codice doganale 2204) con 302 milioni di euro di fatturato export (+14,1% rispetto al 2018) e una quota che arriva quasi al 30% del mercato. Secondo Paese è la Georgia, con 175 milioni di euro (+24,3%), terza è la Francia, con 171 milioni di euro (+5,24%). Le importazioni totali di vino sono state pari nel 2019 a 1.038,595 milioni di euro, il 16% in più rispetto al 2018 quando erano state pari a 895,355 milioni di euro. E’ quanto emerge dall’ultima Nota dell’Ufficio ICE Mosca 2020 “Il settore del vino nella Federazione Russa”.

Nel 1° semestre del 2020 l’Italia è sempre leader tra i Paesi fornitori della Federazione Russa, con 101,7 milioni di euro di fatturato export e una quota di mercato pari al 27,27% (con punte del 60,13% per il comparto degli spumanti), la Francia scende in terza posizione con 60,5 milioni di euro e la quota del mercato pari a 16,21%, a vantaggio della Georgia che si colloca al secondo posto con 65,1 milioni di euro e una quota del 17,46. La Spagna è quarta con 57,5 milioni di euro e la quota di mercato pari a 15,42%.

Per quanto riguarda le tonnellate, nel 2019, la Spagna è prima in quantità con 124.743 tonnellate, mentre l’Italia scende al secondo posto con 89.627 tonnellate, la Georgia è terza con 67.000 tonnellate e la Francia è al quarto posto con 39.112 tonnellate. Nel 1° semestre del 2020 l’Italia sale al primo posto con 53.232 tonnellate, la Spagna scende al secondo posto con 45.057 tonnellate, a seguire la Georgia con 42.493 e la Francia al quarto posto con 23.864 tonnellate per la quantità esportata.

Secondo ICE, la crescita del volume del mercato e del consumo dei vini nella Federazione Russa dovrebbe continuare anche nel prossimo futuro. Le importazioni di vini in Russia sono passate da 267 milioni di euro del 2003 all’1,038 miliardo del 2019 (+388%). L’export italiano di vino in Russia è quindi nello stesso periodo cresciuto di oltre 18 volte passando dai 16 milioni del 2003 ai 302 milioni del 2019.

Il successo del Bel Paese è confermato da un rafforzamento progressivo dell’immagine del “brand Italia”: i vini italiani sono apprezzati dal pubblico russo, l’offerta è variegata e di alto livello, i marchi sono conosciuti e il vino è percepito come un piacere e nostro “stile italiano”.

La maggior parte del mercato russo è occupato dai vini di produzione locale. I vini di produzione italiana, nel 2019, hanno occupato il 4,3% di mercato, che rispetto alle possibilità d’offerta di produttori italiani, risulta una percentuale ancora marginale e dunque tale situazione di mercato potrebbe essere vista come una notevole potenzialità di crescita.

L’Unione russa dei viticoltori e dei produttori di vino della Russia ha previsto che tra 10 anni ed entro il 2030 nel Paese verranno consumati 250 milioni di decalitri di vino all’anno. Secondo le stime, la crescita del volume di mercato e del consumo medio annuo di vini in Russia nel periodo 2020-2021 sarà di circa il 2,5% all’anno. Considerato questo scenario di sviluppo, secondo una nota di Federvini, il volume del mercato russo del vino nel 2021 potrà raggiungere 19,9 mln di hl. Il potenziale di vendita dei vini italiani in questo caso sarà pari a 1 milione di hl, a condizione che le vendite del vino italiano arrivino al 5% del mercato.

 

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ARRIVA DALLA CALABRIA IL VINO VEGANO

Storia ed innovazione vanno di pari passo per le Cantine Statti, storica azienda di Lamezia Terme (CZ) che affonda le radici nel territorio fin dal sec. XVII. Dalla passione per il vino e l’attenzione per l’ambiente il Lamezia DOC Statti si tinge ora di “verde”.

Sin dalla nascita, le due linee del Lamezia DOC hanno rappresentato al meglio il territorio, con caratteristiche di forte autenticità della terra da cui provengono: Lamezia Terme. Dal vigneto alla cantina tutti i processi di produzione escludono l’utilizzo di qualsiasi sostanza di origine animale. Il livello qualitativo è sempre alto, ma l’intenzione e l’attenzione nella sua certificazione sono diverse: un vino sano, proveniente da viti sane e in equilibrio con l’ecosistema e la biodiversità che li circonda.

Il vino vegano non contiene sostanze di origine animale al suo interno pur mantenendo assolutamente il gusto e l’aspetto organolettico come il vino tradizionale. Come tutti gli altri vini prodotti in azienda, il vino vegano nasce in campagna, la differenza sta nel fatto che le concimazioni per le uve destinate alla DOC Lamezia, non vengono effettuate con letame, ma completamente green, interrando i residui vegetali della potatura ed utilizzando la tecnica del sovescio della biodiversità presente naturalmente nel vigneto.

In cantina durante il processo di lavorazione non vengono utilizzati coadiuvanti di origine animale quali: albumina d’uovo, colla di pesce, gelatina, caseinato, ma semplicemente bentonite, un minerale di origine argillosa con la caratteristica di assorbire le particelle in sospensione e farle depositare.

L’impegno delle Cantine Statti è quello di coltivare i vigneti nel modo più naturale possibile, in modo da ottenere vini genuini, tipici e legati al territorio. Il vino vegano è un vino per tutti, sia per la dieta onnivora che vegetariana, è buono come tutti gli altri e non esistono differenze organolettiche.

L’attuale proprietà fa capo ai fratelli Alberto ed Antonio Statti. La famiglia coltiva più di 500 ettari di terreno e produce olio, vino e latte (con più di 300 bovine in lattazione) di ottima qualità. L’olio extra vergine di oliva, prodotto e confezionato in azienda, è distribuito in Italia e all’estero così come i vini, con vitigni autoctoni calabresi e internazionali, mentre il latte di alta qualità è conferito in una centrale del latte locale affiliata al Gruppo Granarolo. L’attività quindi spazia dall’olivicoltura alla vitivinicoltura, dall’agrumicultura alla zootecnia e, grazie al biogas, anche all’agro-energia. La particolare attenzione all’ambiente attraverso l’utilizzo di energie rinnovabili d’avanguardia, uniche nella nostra regione, rende tutti i prodotti Statti GREEN ed ECOSOSTENIBILI.

Particolarità: la Cantina Statti è tra le poche aziende italiane, e non solo, ad avere l’impianto di trigenerazione: ossia ha installato cogeneratori che utilizzano l’aria calda proveniente dall’impianto del biogas per produrre acqua fredda che viene quindi utilizzata per mantenere le temperature di affinamento dei vini in acciaio, con un risparmio energetico importante, ma soprattutto sostenibile.

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IN LIGURIA: TEAM BUILDING ART-FOOD-WINE CON TURISTI RUSSI

Ranzo (IM) – Gli straordinari vigneti di Ranzo e le aziende di Campagna Amica conquistano i turisti italiani e stranieri e li  trasformano in promoter “dell’altra Liguria”.

La filosofia prodotti a Km zero, da sempre promossa da Coldiretti, sommata all’esperienza unica di vivere l’emozione della vigna e della vita a contatto con i produttori e le loro eccellenze, ha fatto scaturire nei partecipanti al Team building l’effetto wikibrand e le loro pagine social si sono riempite di immagini e contenuti taggati #Art&Wine.

Un effetto engagement frutto di un progetto pilota di social media marketing realizzato da Franco Laureri e da Egidio Mantellassi incentrato sulla relazione e l’interazione tra azienda e cliente.

Villeggianti russi hanno lasciato lettino ed ombrellone per scoprire i tesori al di là del mare, grazie al nuovo format di team building ideato dal Centro Studi sul Turismo dell’Alberghiero F.M. Giancardi in collaborazione con l’Associazione Italiana Sommelier, le aziende Coldiretti, Massimo Alessandri, La Fattoria di Ranzo e Le Roveri di Albenga, e finalizzato a promuovere il segmento esperienziale legato all’enogastronomia.

La sfida verso un turismo emozionale, fatto di esperienze uniche, come “fare e stare insieme” in contesti ludico-didattici, è stata vinta, a testimonianza che c’è bisogno dell’entroterra e delle produzioni di eccellenza per innovare l’offerta climatico-balneare ormai matura se non in fase di declino.

Nella vigna dell’azienda Massimo Alessandri i partecipanti ai giochi di squadra si sono cimentati nell’arte dei bouquet di verdura, nella realizzazione di salse al mortaio, nella sommellerie e, supportati dal maestro Luciano Conteduca, nella tecnica dell’acquarello.

Tutte le prove dovevano essere fotografate, filmate e commentate sul profilo face book di ciascuno con l’obiettivo di conquistare più“like” degli altri concorrenti, una sfida che si è conclusa con la prova di cooking team building consistente nella preparazione di una merenda a km Zero accompagnata dal Pigato della Cantina Alessandri Massimo.

Il progetto ha coagulato intorno al principio “fare squadra per vincere” una delle più prestigiose strutture ricettive della “Città del Muretto”, il residence Le Terrazze, gli straordinari vigneti dell’azienda Massimo Alessandri di Ranzo, Coldiretti, il punto vendita di Campagna Amica dell’azienda agricola Le Roveri di Alassio, il Panificio Cacciò di Gavenola, l’agriturismo La Fattoria di Costa BacelegaRanzo e il Centro Studi dell’Alberghiero F. M. Giancardi. Le attività in vigna sono coordinate da Franco Laureri, Massimo Sabatino, Augusto Manfredi, Flavia Mallamaci, Maria Elisabetta Corradi, Monica Barbera, Ania Gai, Stefano Pezzini, Patrizia Durante, Agnese Vinai e dai soci Coldiretti Sandra Plando, Marisa Plando, Carla Simondo e Luciano Alessandri.

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CHIUSO VINITALY 2018: IN QUESTA 52^ EDIZIONE CRESCIUTE QUALITA’ E PRESENZE DEI BUYER.

VeronaOperatori esteri in crescita percentuale rispetto al 2017 da Stati Uniti (+11%), Cina (+34%), Nord Europa – Svezia, Finlandia, Norvegia e Danimarca (+17%) -, Paesi Bassi (+15%), Polonia (+27%) e triplicati da Israele; mentre la top ten delle presenze assolute sul totale vede primi i buyer da USA seguiti da quelli provenienti da Germania, Regno Unito, Cina, Francia, Nord Europa (Svezia, Finlandia, Norvegia e Danimarca), Canada, Russia, Giappone, Paesi Bassi insieme al Belgio.

A Veronafiere per quattro giorni presenti oltre 4.380 aziende espositrici (130 in più dello scorso anno) da 36 paesi. A Vinitaly and the City quasi 60 mila appassionati e wine lover tra Verona e i tre borghi storici della provincia: Bardolino, Valeggio sul Mincio e Soave.
Il 52° Vinitaly ha chiuso a Verona registrando complessivamente 128mila presenze da 143 nazioni, in linea con l’edizione precedente ma aumentando invece la qualità e il numero dei buyer esteri accreditati che quest’anno registrano un significativo +6% per un totale di 32mila presenze.
Un risultato ottenuto grazie ai continui investimenti nell’incoming da parte di Veronafiere, selezionando operatori top attraverso la rete dei propri delegati in 60 paesi e con la collaborazione di ICE-Agenzia nell’ambito del piano di promozione straordinaria del made in Italy, voluto dal Mise (Ministero dello sviluppo economico). All’evento di Verona presenti   più di 15.100 vini proposti tramite l’innovativo strumento della “Vinitaly Directory online”, in lingua italiana, inglese e cinese per favorire contatti commerciali tutto l’anno.
Vinitaly 2018 ha confermato la vocazione di rassegna dedicata al business e alla promozione del mondo vitivinicolo – commenta il presidente di Veronafiere, Maurizio Danese siamo sulla strada giusta, individuata con determinazione in occasione del Cinquantesimo. La rassegna in quartiere è sempre più orientata al professionista, mentre cresce notevolmente il fuori salone pensato per i wine lover in città. Proprio Vinitaly and the City quest’anno ha portato quasi 60 mila appassionati nel centro storico di Verona e nei comuni di Bardolino, Valeggio sul Mincio e Soave. Un progetto uscito dalla fase di start-up e diventato ormai un prodotto a sé stante e come tale sarà sviluppato a partire dalla prossima edizione”.

La crescente presenza di professionisti all’edizione 2018 – spiega il direttore generale di VeronafiereGiovanni Mantovanitestimonia il consolidamento del ruolo b2b di Vinitaly a livello internazionale, con buyer selezionati e accreditati da tutto il mondo. La top ten delle presenze assolute sul totale di 32.000 buyer accreditati da 143 nazioni, vede primi gli Stati Uniti d’America seguiti da Germania, Regno Unito, Cina, Francia, Nord Europa (Svezia, Finlandia, Norvegia e Danimarca), Canada, Russia, Giappone, Paesi Bassi insieme al Belgio. Paesi che presidiamo durante tutto l’anno anche attraverso il sistema Vinitaly e con Bellavita Expo, la società compartecipata con Fiera di Parma attraverso la new.co VPE. Nel corso di questa edizione, abbiamo presentato anche la nuova iniziativa Wine South America, in programma a settembre di quest’anno nello stato di Rio Grande do Sul“.

Ad integrare e ampliare l’offerta di Vinitaly, si sono svolte come ogni anno in contemporanea Sol&Agrifood, la manifestazione di Veronafiere sull’agroalimentare di qualità ed Enolitech, rassegna su accessori e tecnologie per la filiera oleicola e vitivinicola.
La 53ª edizione di Vinitaly è in programma dal 7 al 10 aprile 2019.

RED

Articolo in lingua russa






A FIERAGRICOLA L’AGRICOLTURA È DIGITALE PER IMPRESE, TECNICI E SCUOLE

Verona – Agricoltori, tecnici, distributori e scuole: quattro destinatari per conoscere le opportunità dell’agricoltura digitale e un’intera giornata – giovedì 1 febbraio – dedicata alle rivendite di mezzi tecnici in agricoltura, durante la quale saranno analizzati il contesto, le problematiche e le possibilità offerte dal digitale per la loro risoluzione. È il Distributore Day, una delle novità di Fieragricola 2018, in programma a Verona dal 31 gennaio al 3 marzo, organizzato in collaborazione con Image Line, azienda Hi-Tech specializzata nelle soluzioni digitali per l’agricoltura e annoverata tra le «pmi innovative» in Italia.

Sempre più l’agricoltura si sta dirigendo verso innovazioni tecnologicamente avanzate e connesse a internet, secondo un modello di Agricoltura 4.0 che l’Italia ha legittimamente sposato – afferma Giovanni Mantovani, direttore generale di Veronafiere -. C’è ancora molto da fare, se si pensa che l’economia digitale rappresenta il 22% del Pil mondiale, mentre in Italia siamo al 18%, contro il 33% degli Stati Uniti e con l’agricoltura che, fra tutti i comparti economici, costituisce il 2,2% del Pil”.

Nel futuro dello sviluppo rurale, grazie agli incentivi dell’Unione europea per la diffusione della banda larga, ci sarà sempre di più la digitalizzazione. “In quest’ottica Fieragricola ha pensato di approfondire, insieme a Image Line, una tematica chiave per incrementare la competitività del Made in Italy agroalimentare e per agevolare gli obiettivi posti dal ministero delle Politiche agricole, che vorrebbe raggiungere entro il 2021 una diffusione dell’agricoltura di precisione pari al 10% della Superficie agricola utile“, prosegue Mantovani.

“Negli ultimi tre anni abbiamo condotto diverse indagini rivolte a professionisti del settore agricolo dotati di accesso ad internet. Dai risultati emerge che oltre il 60% degli agricoltori utilizza tutti i giorni strumenti digitali  dichiara Ivano Valmori, fondatore di Image Line . Il futuro del lavoro sui campi sarà sempre più caratterizzato da innovazione e sostenibilità. In questo contesto, continua a crescere l’utilizzo di software e oltre il 50% dei giovani agricoltori connessi è sempre più interessato all’utilizzo di strumenti per l’agricoltura di precisione per rispondere tempestivamente alle esigenze del mercato. Un chiaro segnale dell’inversione di tendenza a favore di un’agricoltura 4.0, testimoniata anche dalla crescita della community digitale di Image Line che oggi raccoglie più di 150.000 iscritti. Sono convinto del fatto che solo integrando e condividendo le informazioni che arrivano dal campo, dalla sensoristica, dai satelliti e da chi svolge ricerca si potranno ottenere quei vantaggi competitivi che rendono le nostre produzioni delle vere eccellenze del Made in Italy apprezzate in tutto il mondo”.

La ricerca con Nomisma. Nel corso del Distributore Day, che coinvolgerà rappresentanti istituzionali, enti controllori e mondo della ricerca, saranno presentati per la prima volta i risultati della ricerca rivolta ai distributori di mezzi tecnici per l’agricoltura, condotta da Image Line e Nomisma. L’appuntamento è l’1 febbraio alle ore 10, in Sala Salieri. Dalle 14, allo stand di Image Line (padiglione 7, stand D8) ci saranno focus tecnici sul sistema di distribuzione.

La figura del distributore di mezzi tecnici per l’agricoltura è il punto di riferimento dell’agricoltore per l’acquisto dei prodotti necessari alla coltivazione ed è colui che deve fornirne la relativa documentazione obbligatoria dopo ogni acquisto. Inoltre, è un anello fondamentale della filiera, in quanto trasferisce all’agricoltore le soluzioni per la protezione e la nutrizione delle colture, sviluppate dalle aziende produttrici di mezzi tecnici.

Vite e vino digitali e sostenibili. Venerdì 2 febbraio, invece, al padiglione 4 (Area Forum, dalle 11 alle 12:30), il calendario degli appuntamenti prevede invece il convegno «Dal campo al calice di vino: digitale e sostenibilità per lo sviluppo della produzione viticola», organizzato da Image Line, nell’ambito del progetto Tergeo di Unione Italiana Vini, che coinvolgerà anche l’Associazione Donne della Vite.

Sarà l’occasione per approfondire la normativa attuale, che richiede una trasparenza sempre maggiore nelle fasi di lavorazione del vigneto per monitorarne l’evoluzione, avere una mappatura dei prodotti fitosanitari utilizzati e dare al consumatore finale un prodotto coltivato secondo i migliori standard di sostenibilità. In questo contesto, si parlerà dell’utilizzo degli strumenti digitali, software, droni e ricerche, che oggi assumono un ruolo sempre più importante, portando in campo un nuovo approccio ai metodi di coltivazione.

Istituti agrari in rete. Le scuole saranno invece protagoniste nello spazio espositivo di Image Line, all’interno dell’area dedicata ad AgroInnovation EDU, il progetto che, grazie alla firma del Protocollo di intesa con la Rete nazionale degli Istituti Agrari, porta l’agricoltura digitale nelle scuole, permettendo agli studenti di conoscere i più moderni e sofisticati software e agli insegnanti di approfondire le tematiche correlate all’agricoltura 4.0, grazie alla formazione continua.

Registrazione obbligatoria. Per partecipare agli eventi è necessario registrarsi:

Per il «Distributore Day»: https://www.imageline.it/dday. Per il convegno «Dal campo al calice di vino»: https://www.imagelinenetwork.com/it/agroinnovation-tour/fieragricola-2018/.

RED