CONFINDUSTRIA: MA GLI ACCORDI COMMERCIALI FAVORISCONO L’EXPORT ITALIANO?

Roma – I recenti accordi commerciali dell’Unione europea con il Canada, in vigore da fine settembre 2017, e con il Giappone, da febbraio 2019, hanno favorito la dinamica delle vendite italiane (fatta eccezione per il debole inizio 2018, quando hanno agito da freno l’euro più forte e l’avvio delle tensioni protezionistiche). Nei primi cinque mesi del 2019 – come evidenzia uno studio del Centro Studi Confindustria (CSC) – l’export italiano in Canada è aumentato del 13 per cento (sullo stesso periodo 2018) e in Giappone del 15 per cento, molto più che nelle altre destinazioni extra-europee (+4 per cento).

L’Unione europea deve puntare sui trattati bilaterali per contrastare la minaccia dei dazi USA e la crisi del multilateralismo. A febbraio il parlamento ha approvato l’accordo con Singapore. A fine giugno la commissione ha firmato il trattato con il Vietnam e un’intesa politica con i paesi Mercosur (Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay). Negoziati sono in corso con Messico, Australia e Nuova Zelanda. Nel complesso, i nuovi accordi potrebbero riguardare il 14 per cento dell’export italiano extra-Ue.

RED

 




Il mercato delle calzature in Russia

L’ultimo decennio ha visto una esplosione della domanda di calzature in termini di volume (+25%) e di valore (+78%), la domanda di calzature a livello globale ha continuato ad aumentare, per l’espansione demografica nei paesi emergenti correlata a una maggiore distribuzione della ricchezza. I maggiori esposratori sono l’Italia e la Cina, anche se negli ultimi anni e’ cresciuto notevolmente il ruolo del Vietnam. Difatti, la crescita del costo della manodopera in Cina ha spinto le industrie manifatturiere locali e internazionali a spostare la produzione impianti in altre regioni, principalmente Asia sud-orientale e Asia meridionale.

L’Asia complessivamente nel 2017 detiene l’87% del mercato mondiale della produzione in questo settore merceologico ma negli ultimi anni si è verificata una significativa tendenza al re-shoring dei manufatti di qualità, di cui ha beneficiato l’Europa, che vede raggiungere il picco decennale in termini di quantità della produzione (13,8%), accompagnato da una quota sul valore del 36%.

Gli Stati Uniti rimangono il mercato di riferimento per le importazioni, dato che la produzione interna è molto lontana per coprire la domanda.

Per quanto riguarda il settore della calzatura Italiana nell’est Europa, nel corso del 2018 si e’ partito con una flessione generale delle esportazioni italiane verso l’area dell’ex CSI del -7% in valore e -2% in quantità.  All’interno di questo dato negativo, riconducibile a un crollo (-22,5%) per le calzature da donna, alla contrazione del segmeno pantofole (-50%) e sandali (-18.6%). Si riscontrano piccoli segnali in incoraggianti in sottosettori specifici: degli stivali (+35,5%), delle calzature sportive (+11,1%), coi come le calzature con tomaia “unisex” (+17,4%), le calzature di sicurezza (+85,6%), che però ancora hanno volumi molto marginali.

L’andamento dei prezzi medi ha visto dinamiche annuali incoraggianti:  (+9,7%) nelle calzature sportive, (+267,7%) sul tomaio gomma, (+10,8%) sul tomaio sintetico, (+11,3%) sulle pantofole, (+13,3%) sul tomaio tessuto, il che ha attenuato l’impatto della riduzione dell’export registrato nei volumi.

L’export delle calzature italiane in Russia è trainato da prodotti in pelle e cuoio (64,2%), seguiti dal tessuto (15,6%) e dal sintetico (19,3%) ma con una differente performance che mostra variazioni significative.

Anche la composizione delle aree di produzione calzaturiera il cui export è orientato verso la Russia sta mutando. Nell’ambito di un calo complessivo, le Marche detengono ancora un primato con il 36,9% ma in drastico calo rispetto all’anno precedente (-23,6%). L’Emilia Romagna, al secondo posto, è in flessione (-8,8%) mentre la terza e la quarta posizione, Lombardia (+5,2%) e Veneto (+5,9%) registrano interessanti segni di ripresa.

In realtà, nel quadriennio 2013-2017 la tendenza negativa è diffusa e costante per tutte le regioni, tranne piccole nicchie in Umbria (+434%) e Lazio (+14%); nel distretto di Perugia, la Russia è passata dal diciottesimo all’ottavo posto come cliente per importanza  in valore.

I principali canali di vendita sono rappresentati dagli ipermercati, negozi specializzati (outlet retail localizzati prevalentemente in periferia e generalmente nei grandi centri commerciali), department Stores, Catene Monomarca,

Showroom (spesso concetrate in “shopping streets” o in “aree ex-industriali” riqualificate, dei grandi centri urbani dove il cliente può visionare direttamente il prodotto, il campionario e avere una completa panoramica del brand) e gli e-commerce (anche se in questo caso comprano da piattfaforme logistiche locali, e dunque il produttore di scarpe si deve organizzare in questo senso).

Il presente articolo è tratto da un’analisi di mercato effettuata da GruppoBPC International  durante le sue attività di monitoraggio dei trend di consumo.

GRUPPOBPC INTERNATIONAL




CON IL TRAINO DI RUSSIA E BIELORUSSIA RIPARTE L’EXPORT VERSO UEE

Roma, 22 giugno 2017.  Si intensifica l’asse Italia-Unione economica eurasiatica (Uee) nella road map del commercio internazionale. Nel primo trimestre di quest’anno, infatti, l’interscambio tra il nostro Paese e i 5 Stati dell’alleanza eurasiatica (Russia, Kazakistan, Bielorussia, Armenia e Kirghizistan) ha sfiorato complessivamente i 5,7 miliardi di euro, in crescita del 14,7% rispetto allo stesso periodo del 2016. Ad influire positivamente sulla bilancia, non solo la ripresa degli scambi con la Russia, principale motore economico dell’Unione, ma anche il potenziamento della presenza italiana sugli altri promettenti mercati di sbocco, con qualche sorpresa registrata sul fronte kazako. È quanto emerso oggi in apertura del 5° Seminario eurasiatico in corso a Roma, organizzato dall’Associazione Conoscere Eurasia, Roscongress, Forum economico internazionale di San Pietroburgo in collaborazione con Intesa Sanpaolo, Banca Intesa Russia e lo Studio legale Gianni Origoni Grippo Cappelli & partners e che vede tra le presenze anche i ministri economici e di politica finanziaria della Commissione economica eurasiatica.

In aumento anche l’export italiano verso l’Uee. Secondo i dati Istat elaborati da Conoscere Eurasia, l’Italia ha esportato in quest’area quasi 2 miliardi di euro fra beni e servizi, guadagnando così un +11% generale nel periodo considerato. Nel dettaglio, è la Russia il mercato leader di riferimento per le aziende italiane con quasi 1,8 miliardi di euro raggiunti nei primi 3 mesi dell’anno (+26,8%). A spingere la crescita è il manifatturiero che incassa un +27%, portandosi a oltre 1,7 miliardi di euro; in pole position per valore i macchinari (+55%) e il tessile (+17%).  Bene anche le vendite made in Italy verso Bielorussia (+48%), Armenia (+12%) e Kirghizistan (18%); mercati ancora modesti ma dal forte potenziale di sviluppo. In retromarcia, invece, l’export tricolore verso Astana che perde il 60%. Tra i settori maggiormente colpiti dalle mancate vendite quello dei macchinari (-55%), dei metalli (-86%), degli articoli in gomma e materie plastiche (-35%).

Per Antonio Fallico, presidente di Conoscere Eurasia e di Banca Intesa Russia: “L’Unione economica eurasiatica è un soggetto ormai imprescindibile nel mercato globale. Nonostante il susseguirsi di accordi commerciali e di trattati tra l’Unione economica eurasiatica e molti Paesi, a partire dalla Cina, ma anche India, Vietnam, Israele, Iran, l’Unione Europea non ha ancora manifestato il riconoscimento di questo importante protagonista dell’economia. Auspichiamo che ci possa essere un’accelerazione delle decisioni a beneficio del business e delle aziende anche italiane”.

RED

(Dati ufficio stampa “Conoscere Eurasia”)

EXPORT ITALIA-UEE INTERSCAMBIO ITALIA-UEE
PAESE GEN-MAR 2016 GEN-MAR 2017 VARIAZIONE GEN-MAR 2016 GEN-MAR 2017 VAR.
Russia 1.384.871.906 1.755.759.378 26,8% 4.165.368.959 5.047.133.772 21,2%
Kazakhstan 333.807.712 135.299.293 -59,5% 668.616.872 493.035.520 -26,3%
Bielorussia 47.611.840 70.403.737 47,9% 70.479.026 87.677.894 24,4%
Armenia 21.227.284 23.804.632 12,1% 26.274.890 28.914.089 10,0%
Kirghizistan 4.119.156 4.858.717 18,0% 4.268.766 5.135.115 20,3%
Totale UEE 1.791.637.898 1.990.125.757 11,1% 4.935.008.513 5.661.896.390 14,7%



Il mercato del pomodoro in Russia

I prodotti di frutta e verdura “caserecci” rappresentano ancora una percentuale significativa in Russia, anche se è previsto un trend di crescita positivo per la produzione industriale. Secondo i dati di CredInform, il valore di questo mercato nel 2014 ammontava a 138.7 miliardi di rubli (circa € 2 miliardi) e dalle più recenti analisi risulta che i più grandi produttori presenti nel mercato abbiano riportato una crescita in doppia cifra dei profitti annuali.  In particolare, l’embargo del 2014 su frutta e verdura in scatola esportati da Moldavia e Ucraina e l’aumento della domanda interna, hanno favorito l’aumento della produzione degli agricoltori russi.

I principali fornitori per il mercato russo sono Italia, Cina, Taiwan, Spagna, Polonia, Paesi Bassi, India, Ungheria, Vietnam, Bielorussia e Germania (83% delle importazioni). In particolare, l’Italia è leader nell’esportazione di prodotti a base di pomodoro (52%), mentre Taiwan e India dominano il mercato dei cetrioli (42% e 32%) e Cina e Ungheria quello dei piselli e del granturco (25% e 24%). Questo settore è soggetto ad un’alta stagionalità, che provoca un innalzamento dei prezzi nel periodo invernale e un abbassamento durante l’estate. Inoltre, è da considerare una notevole differenza tra i prezzi all’ingrosso e al dettaglio. Nell’Ottobre del 2015, una confezione da 1Kg era venduta a 17.8 rubli (€0.25) all’ingrosso, e rivenduta a 140.9 rubli (circa €2) al dettaglio. Il segmento retail rappresenta l’84% delle vendita in termini di canali commerciali, mentre le restanti quote sono rappresentate dalle strutture governative e al segmento ho.re.ca. (12% e 4% rispettivamente).

Ma qual’è l’attuale situazione del mercato dei prodotti a base di pomodoro in Russia? Nel periodo 2012-2016 i volumi di vendite sono aumentati del 8.9%, ad eccezione del 2015 quando, a causa del deprezzamento del rublo, della riduzione delle importazioni e dell’aumento dei prezzi, è stata registrata una diminuzione della domanda e delle vendite. Ciononostante, nel periodo 2017-2021 è prevista una crescita indicata tra il 3.3% e il 4.5% per raggiungere più di 700.000 tonnellate di merce (+21% rispetto al 2016).

Il ketchup è la seconda salsa più diffusa in Russia dopo la maionese e, nonostante la diminuzione del potere d’acquisto, i consumatori non dimostrano di voler rinunciare a questo prodotto che, secondo quanto riportato dal rappresentante di GK NEFIS, non ha sofferto il peso dell’embargo sui pomodori freschi. Tra il 2012 e il 2016, la percentuale media di vendita di ketchup e salse tra i prodotti a base di pomodoro ha raggiunto il 40%. Leader del mercato sono le multinazionali come Unilever e Heinz, oltre ad aziende russe (EFKO, RUSSKOE POLE). La maggior parte della produzione proviene dal Distretto Federale del Volga (nel 2016 34%), seguito da quello Centrale e del Nord-Ovest. Per quanto riguarda la produzione di sughi e salse, tra il 2011 e il 2015 si è assistito a un aumento della produzione del 63.4%, mentre l’import è diminuito del 6.2% (soprattutto dalla Cina). Secondo i dati di BusinessStat, il tasso di crescita della produzione domestica sarà tra il 25.1% del 2016 e il 10.2% del 2020, mentre le importazioni diminuiranno del 6.7% all’anno.

Le vendite sia di ketchup sia di salse e sughi stanno aumentando nel canale ho.re.ca., passando dal 12.3% nel 2009 al 14.5% nel 2015, ed è prevista una ulteriore crescita fino al 16% nel 2018. Negli ultimi anni, i consumatori russi sono diventati più sensibili al prezzo e anche alla qualità del prodotto, come dimostrato dalla crescita del tasso di switching e del consumo di prodotti con private label. E’ quindi auspicabile una strategia che includa prezzi competitivi e che tenga conto di promuovere i prodotti anche presso catene di distribuzione di fascia medio-bassa.

Il presente articolo è tratto da un’analisi di mercato effettuato da GruppoBPC International (www.gruppobpc.com) durante le sue attività di monitoraggio dei trend di consumo. Presto sarà disponibile un Industry Report sul settore sul sito, liberamente scaricabile. Monitorate gli Industry Report disponibili, preziosa fonte per il vostro export o sviluppo business in Russia !

GruppoBPC International

 

 

 




DALLA RIVOLUZIONE RUSSA A VLADIMIR PUTIN: L’ANALISI STORICA DI SERGIO ROMANO

Asti – La storia cambiata dalle rivoluzioni, ieri come oggi. Quest’anno ricorre il centenario della Rivoluzione di Ottobre che ha modificato il corso degli eventi, non solo in Russia ma – come abbiamo potuto poi constatare – nel resto del mondo.

Organizzato da “Passepartout festival” (www.passepartoutfestival.it) nell’ambito di un ciclo di seminari dedicato alle rivoluzioni, si è tenuto stamani in una Biblioteca AstenseGiorgio Faletti” gremitissima, un interessante incontro in cui sono state ripercorse dallo storico Sergio Romano le tappe che hanno scandito l’irruzione della Rivoluzione Bolscevica. Per poi affrontare inevitabilmente la realtà odierna, toccando i rapporti con USA, UE ed anche le dinamiche che muovono il terrorismo integralista.

“Siamo qui – ha esordito l’ex ambasciatore – non certo per celebrare, festeggiare o commemorare questo evento ad Ottobre, ma ad Aprile quando Lenin arrivò a Pietrogrado mettendosi in qualche modo al servizio dei tedeschi accelerando la caduta dell’Impero zarista. Cosa che gli ha attratto del risentimento da certi ambienti che glielo hanno sempre contestato, pur nella consapevolezza che secondo lui era un prezzo necessario da pagare. In realtà, Lenin non era così convinto che una rivoluzione comunista potesse attecchire in Russia, perché sapeva che era un paese ancora profondamente arretrato in cui non era ancora avvenuta la rivoluzione industriale. Era piuttosto fiducioso nel fatto che semmai in Germania aveva maggiori possibilità di riuscita perché era il paese di Marx e di Engels ed era presente un grosso partito socialdemocratico. Questa rivoluzione sarebbe avvenuta solo dopo la fine della guerra, con la vittoria di qualcuno che di sicuro non era la Russia. La rivoluzione bolscevica effettivamente ebbe successo in Germania, con la nascita di una repubblica sovietica a Berlino nel 1918. Così come non dimentichiamo che nel 1919, ci fu la guerra civile fra comunisti e socialdemocratici. Ma oramai Lenin era partito con la sua strategia, con cui voleva provocare rivolte comuniste ovunque. Vi furono tentativi parzialmente riusciti di rivoluzione in Ungheria, in Baviera a Vienna ed anche in Italia, con le proteste nelle fabbriche nel 1921 ai tempi del governo Giolitti. Lenin aveva guardato per un certo periodo con speranza a ciò che stava avvenendo nel nostro paese, confidando – pensate un po’ – almeno inizialmente su..Mussolini. Le aspettative però furono ben presto deluse e dovette cambiare le sue strategie, creando la Terza Internazionale con cui tutti i partiti comunisti europei avrebbero dovuto rompere i legami con i socialisti. Sarebbero dovuti diventare indipendenti, votandosi a servire fedelmente e con disciplina tutti gli ordini provenienti da Mosca. Non ci fu ne’ rivoluzione mondiale, né tantomeno europea. La cosa poi ci è ulteriormente spiegata dalle frizioni fra Trotsky (che voleva cambiamenti ovunque) e Stalin (che più realisticamente riteneva potessero avvenire solo in Russia) che avevano visioni differenti sulle conseguenze di queste rivoluzioni. Credo che questo rappresento’ l’inizio della grande spaccatura fra i socialisti ed i comunisti. Lenin temeva i socialisti e non perdeva occasione per combatterli, mentre Stalin li riteneva addirittura una versione caricaturale dei fascisti, dal momento che erano i loro principali concorrenti nel poter portare avanti una rivoluzione democratica. Questi sono gli avvenimenti, ed ora bisogna porsi il problema se esista o meno un retaggio del bolscevismo. La risposta è che è completamente scomparso. Certo, esistono – ed è giusto che sia così, perché è stata una storia importante – i nostalgici, ma non ha nulla a che vedere con la realtà odierna. Sappiamo che ci sono regimi come quelli di Cina, Cuba o il Vietnam che si richiamano al comunismo, ma in realtà lo hanno profondamente modificato. Oggi bisogna fare i conti con Putin, che di sicuro comunista non è. Certo, è un uomo di stato russo. Ma non ha mai abbracciato quella ideologia, se pensiamo che esiste un video in cui nel 1992 quando dovette fare un’intervista per la televisione federativa russa tolse il busto di Lenin. Il giornalista rimase sorpreso nel non vederlo più. E quando gli fu chiesto cosa ne pensava della rivoluzione bolscevica, disse molto seccamente che fu “una bella favola, ma perniciosa” e che “siamo stati sconfitti da un paese sconfitto” riferendosi alla Germania ed al trattato firmato a Brest-Litovsk nel 1918 con cui Trotsky cedette ai tedeschi parte del territorio russo. Inoltre, disse che “la rivoluzione bolscevica ci ha danneggiato perché ci ha bloccato quando eravamo in una fase di crescita economica, bloccando qualsiasi rapporto commerciale con i paesi stranieri”. Ecco, questo è il pensiero di Vladimir Putin a proposito di Lenin, che viene quasi ignorato e lasciato a Mosca sulla Piazza Rossa a due passi dal Cremlino. Certo, c’è qualcuno che lo vorrebbe trasferire a San Pietroburgo, ma sarebbe troppo complicato.  Putin tutto sommato non lo considera un personaggio ingombrante, nonostante esistano molti più nostalgici di quello che si pensi. Quindi, attenzione a non confonderlo con gli antenati sovietici. Piuttosto, va inquadrato con quei personaggi che si richiamano alla Russia imperiale. Questo perché quello russo è un vero e proprio impero che ha avuto buon gioco, quando altri più antichi come quello cinese o persiano sono andati in disgrazia, permettendogli di espandersi molto rapidamente sino al Pacifico. Ma come si gestisce e si governa un tale grande impero, composto da persone che hanno storie, etnie e religioni diverse? Di sicuro, non con l’autorità. La differenza con gli altri è che quello russo ha già le colonie al suo interno, mentre invece ad esempio quello inglese le ha al suo esterno se pensiamo all’India. Come mai non abbiamo mai visto il primo ministro indiano a Londra, mentre al contrario a Mosca abbiamo visto premier armeni, ucraini, georgiani, azeri? La risposta è che la Russia non si governa all'”europea”  e questo significa che non è possibile pensare che possa essere guidata dagli altri. Non esiste solo l’impero russo, perché ci sono gli Stati Uniti che pur non avendo mai utilizzato la parola “impero”, nei fatti con la dottrina Monroe hanno sempre ritenuto l’Europa come casa d’altri, auto-concependosi come paese guida. Ciò è stato portato avanti con fini nobili, come prova il piano Marshall attraverso cui sono stati prestati tantissimi soldi ai paesi europei per ricostruire. Oggi, la leadership americana ha assunto un’altra veste. A volte isolazionista, altre protezionista. Ma con la prevalenza di un’ideologia liberale e democratica che non è quella di Donald Trump. Non votiamo negli Stati Uniti, ma abbiamo il diritto ed il dovere di fare delle riflessioni su questa strada intrapresa dagli americani, prendendo di nuovo in mano il nostro destino. Ecco, è questo ciò che dobbiamo fare”.

Non è mancato poi un passaggio sull’attualità, ed in particolare sui rapporti fra la Russia, l’Unione Europea e gli Stati Uniti. Sulle relazioni con il neo presidente Trump, accusato di aver ricevuto appoggi da Mosca, Romano – rispondendo alle domande provenienti dal folto pubblico presente in sala –  ha evidenziato come “il partito repubblicano oggi offra alla Russia sicuramente un approccio più pragmatico e realistico, rispetto ai democratici. Non dimentichiamo che uno dei periodi migliori, durante la guerra fredda, fu quando alla Casa Bianca c’erano Reagan o Nixon, mentre al contrario i rapporti furono tesi con Kennedy o Carter. Ciò non esclude che possa anche esserci chi si sia pentito di aver votato Trump, che oggi addirittura qualcuno vorrebbe eliminare con l’impeachment, e non più e solo con attentati come è accaduto in passato con Reagan o la grande promessa Kennedy che non riuscì a realizzare ad esempio l’uguaglianza della popolazione di colore. La pratica della messa in stato d’accusa, prevista dalla costituzione americana, era tornata in auge all’epoca di Bill Clinton che aveva mentito, in merito alle sue relazioni sessuali con la Lewinsky. Teniamo presente che lui è un cristiano battista e considerato le casistiche sessuali degli appartenenti a questo rito, non ha tutto sommato detto bugie. Per Trump, invece, si sta utilizzando il Russiagate come cavallo di Troia per spodestarlo, montando un caso internazionale che alla fine potrebbe provocare effetti imprevisti, e ciò è assai preoccupante ritenendolo – pensate – un pericolo pubblico. Non si tratta, chiarisco, di simpatia o antipatia verso Trump. Perché proporre a se stessi l’incriminazione del presidente della repubblica, non può non portare anche a conseguenze indesiderate. Per questo, mi sento di poter affermare che, in merito alle accuse di spionaggio, si tratta di un peccato collettivo. L’errore che semmai si può addebitare alla Russia e’ che oggi esiste uno spionaggio nuovo, fondato sulle tecnologie e sui satelliti (Echelon, nda). Ed anche  con gli strumenti informatici, si possono fare molte più cose come interrompere il sistema informatico. In questo i russi sono stati bravissimi, quando lo hanno fatto contro l’Ucraina. Una pratica sulla quale però è preferibile che i russi non ci giochino più di tanto. Anche le sanzioni rivolte dall’Occidente nei confronti della Russia, come questi atti, però sono un atto ostile perché per come sono state concepite vogliono spingere la popolazione e l’opinione pubblica del paese sanzionato, a sollevarsi contro il governo. Ma lì andiamo in un terreno, che non ha nulla a che vedere con la lotta politica. La Russia in certi momenti si lascia trascinare da queste situazioni, e non è del tutto incomprensibile il suo sentimento di accerchiamento considerando che gli Stati Uniti, quando propongono l’allargamento ad Est della NATO, non capiscono che questa è un’alleanza militare sorta per programmare la prossima guerra. Ovvero con strategie, analisi, progetti ed ipotesi da parte dei comandanti supremi. Se voi foste russi, sicuramente vi sentireste accerchiati, nonostante che la guerra fredda fosse finita più di 20 anni fa. E questo è stato indubbiamente un errore commesso, non solo – è bene evidenziarlo – dagli americani”.

Sul terrorismo di matrice islamista, Romano ha utilizzato la metafora della matrioska per sottolineare come “presenti caratteristiche uniche che lo contraddistinguono anche da quello precedente. Infatti, si tratta di azioni individuali che rispondono ad un nemico più difficile da individuare, perché non facente parte di organizzazioni. Le sue motivazioni non sono necessariamente politiche o ideologiche, ma anche personali perché prevede l’uso della propria persona come arma. Di solito in tutte le guerre, comprese quelle più atroci e violente, un soldato parte per tornare a casa magari uccidendo il nemico. Qui invece siamo di fronte a terroristi pronti a sacrificare la propria vita, convinti che possa esistere una vita eterna. Ma come si combatte questo nemico? Si tratta di un fenomeno totalmente nuovo, dove oggi Facebook sembra essere il brodo di coltura in cui queste menti malate, denunciano se stesse. I servizi segreti israeliani hanno fatto un ottimo lavoro, sotto questo aspetto, individuando nell’Intifada dei “coltelli” le ragioni di fondo del fenomeno. Hanno imparato a studiare ed esaminare i profili psicologici di queste persone con questo social network, scoprendo che non hanno alcuna strategia se non quella di salire in cielo. Una lezione che dovremmo fare nostra, anche per diventare più credibili e fare un salto di qualità come intelligence”.

Ultimo passaggio, che ha generato un po’ di ilarità in sala, è sul ruolo diplomatico svolto dall’Italia. “È un miracolo – ha osservato Romano – che esista ancora la politica estera, in un paese che è estremamente fragile ed incerto, in cui basta pochissimo per scatenare la reazione delle borse di tutto il mondo per affossarlo definitivamente dando per scontato il peggio. Un paese che ha una crisi istituzionale che non riesce a risolvere, un referendum fallito, un sistema politico e parlamentare da tutti riconosciuto imperfetto ma che nessuno in realtà vuole cambiare, un debito pubblico pari al 133% del PIL, incertezza politica e criticità varie, non è perciò credibile o affidabile in politica estera. Non è un paese che possa avere una credibilità internazionale degna di questo nome, e sappiamo quanto ciò sia importante. Ma ciò non toglie che resta indispensabile per l’Unione Europea che oggi sarebbe molto più zoppa senza un suo fondatore che non con la Brexit. Per non parlare poi della sua posizione geografica al centro del Mediterraneo che lo pone al centro delle turbolenze che ben conosciamo e che non può autorizzare nessuno a non riconoscergli un ruolo strategico molto importante. Per questo motivo – ha poi concluso – , e’ meglio che andiamo avanti…”.

Francesco Montanino






APRE A MILANO IL NUOVO UFFICIO ITALIANO DI VISIT RUSSIA

Apre in Italia un nuovo ufficio dell’agenzia “VISIT RUSSA”, che avrà lo scopo di promuovere la Federazione Russa quale importante e spesso inedita meta turistica, visit-russia-presentazione-a-milano-17nov2016incentivare il flusso di visitatori italiani informandoli delle nuove opportunità turistiche del Paese, e rafforzare la collaborazione tra gli operatori turistici delle due nazioni. L’Ufficio di Milano di VISIT RUSSIA  è il secondo in Italia, dopo quello di rappresentanza a Roma aperto lo scorso anno.

Milano, 17 novembre 2016. Nei primi giorni di gennaio del 2017 aprirà a Milano il nuovo Ufficio Turistico Nazionale dell’Agenzia VISIT RUSSIA, che lavorerà alla promozione della ‘Destinazione Russia’ per stimolare il turismo italiano verso nuove  proposte di  ‘turismo esperienziale’ di questo grande Paese dalle enormi potenzialità di accoglienza.

Verrà quindi rafforzata la collaborazione  con i Tour Operator italiani e russi  che operano creando collegamenti tra i due Paesi, e si potenzierà la comunicazione dedicata ai viaggiatori italiani.

la-vice-ministro-della-cultura-della-federazione-russa-alla-manilova-e-la-sottosegretario-di-statao-del-ministero-dei-beni-culturali-italiana-dorina-bianchiL’Ufficio VISIT RUSSIA a Milano è il secondo in Italia: un Ufficio di Rappresentanza è già operativo a Roma dalla fine del 2015. Ad oggi nel mondo sono presenti 9 uffici di VISIT RUSSIA, e altri 4 verranno aperti entro la fine di quest’anno.

Partner del Ministero della Cultura della Federazione Russa e dell’Agenzia Federale del Turismo è l’agenzia di comunicazione The Round Table, che rappresenterà a Milano VISIT RUSSIA EVENTS.

La presentazione VISIT RUSSIA A MILANO, nella splendida cornice della Triennale– Design Museum, ha visto la partecipazione del Vice Ministro della Cultura della Federazione Russa, Alla Manilova e del Sottosegretario di Stato del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, Dorina Bianchi, alla presenza di oltre 40 giornalisti italiani e oltre 50 rappresentanti dell’industria turistica. I due alti esponenti dei due Ministeri coglieranno questa occasione per presentare il Piano d’Azione comune per il Turismo 2017-2019 che hanno sottoscritto nel mese di ottobre.A destra nella foto Francesco-Moneta-alla-presentazione-della-sede-milanese-di-visit-russia

Sottolinea Alla Manilova: “L’Italia è il primo Paese nel mondo in cui saranno presenti due Uffici VISIT RUSSIA, a testimonianza del forte legame tra i nostri due popoli nel segno della Cultura e del Turismo. Questo può anche essere considerato il risultato  dell’Anno del Turismo  incrociato tra Italia e Russia, che nel 2014 ebbe un successo straordinario.”

“La Russia e l’Italia stanno lavorando strenuamente per rafforzare le loro relazioni nel turismo  e i nostri sforzi sono proficui. Il flusso di turisti russi in Italia ha avuto una battuta di rallentamento nel primo semestre del 2016 (-1%), ma ci aspettiamo una crescita complessiva nell’anno tra il 5 presentazione-visit-russia-a-milano-17-nov-2016e il 10%. La dinamica del flusso turistico italiano in Russia invece è anche più positiva: è prevista una crescita annuale dal 10 al 15%” – aggiunge Alla Manilova.

Oggi – dichiara Dorina Bianchisi rafforza ulteriormente il legame tra Russia e Italia. A Roma, il 5 ottobre scorso, abbiamo firmato un piano di azione per gli anni 2017-2019 che individua come prioritario il rafforzamento delle destinazioni minori ed in particolare dei borghi storici, la valorizzazione del turismo enogastronomico, il rilancio delle ferrovie storiche e lo scambio di esperti e giornalisti del settore turistico. La cooperazione tra Italia e Russia continuerà anche nel settore della cultura attraverso la predisposizione di specifici itinerari turistico culturali (la stagione lirica), con la promozione della cooperazione intermuseale e con la realizzazione di progetti espositivi di alto valore scientifico volto a diffondere il patrimonio culturale dei due Paesi.’ sergei-korneev-vice-capo-dellagenzia-federale-per-il-turismo-del-ministero-della-cultura-della-federazione-russa

La missione del nuovo Ufficio di Milano è quindi di rafforzare la cooperazione tra i due Paesi nei settori del Turismo e della Cultura, e di favorire la creazione e lo sviluppo di nuove proposte turistiche create a misura dei desideri e delle passioni dei loro viaggiatori. “L’interesse dei turisti italiani verso la Russia è tradizionalmente elevato – dice Sergei Korneev, Vice capo dell’Agenzia Federale per il Turismo del Ministero della Cultura della Federazione Russa. Secondo il Centro Visti per la Russia in Italia, nei primi nove mesi del 2016 il numero di visti per la Russia  è aumentato del 12,5% rispetto allo stesso periodo del 2015. Il compito principale dell’Ufficio VISIT RUSSIA di Milano è di sviluppare l’interesse degli italiani rispetto alla ‘Destinazione Russia’.

la-presentazione-della-sede-milanese-di-visit-russiaVISIT RUSSIA di Milano lavorerà in particolare per promuovere le nuove destinazioni turistiche rappresentate da numerose Regioni della Federazione che stanno sviluppando nuove proposte. Ne sono un esempio gli interventi di ben 10 rappresentanti – tra cui 5 Ministri regionali – che alla Triennale presentano esperienze variegate  all’insegna della Natura, della Salute, dello Sport, tra cui Sci, Caccia e Pesca. Da non dimenticare che nel 2017 la Russia ospiterà la Confederations Cup, e nel  2018 con ben 11 città coinvolte sarà teatro del Campionato Mondiale di Calcio FIFA 2018. La rappresentanza ospiterà eventi business relativi all’offerta turistica russa. Uno dei primi, a febbraio 2017, sarà proprio la presentazione delle città che ospiteranno il Campionato.

La Russia si sta quindi preparando ad accogliere milioni di turisti da tutto il mondo, appassionati dello sport più popolare del pianeta, che allo stesso tempo dovranno trovare soddisfazione nelle nuove proposte ed esperienze diffuse dalla rete dei Tour Operator e dei Mass Media.

‘VISIT RUSSIA – aggiunge Alla Manilova è un Ente di marketing della Federazione Russa istituito recentemente, nel luglio del 2015, quando è stato aperto il primo Ufficio a Helsinki.sale and tourism, happy people concept - beautiful blonde women with shopping bags in the ctiy Comprende quindi i diversi Uffici che devono promuovere nel mondo la Russia e le sue Regioni, creando relazioni proficue e informando i turisti stranieri’.

All’apertura di Helsinki ne sono seguite in breve tempo altre nei Paesi considerati chiave per la Russia: Cina, Germania, Italia, Finlandia, Emirati Arabi, Kuwait, Iran, Vietnam, Regno Unito. Entro il 2016 ne saranno aperti altri  (Milano, e ancora  Cina, Francia e Austria) e nel gennaio 2017 uno in Spagna.

Il loro compito è contribuire alla promozione dell’Offerta turistica russa nel proprio Paese, e quindi all’incremento  dell’incoming turistico, facilitando l’interazione tra i Tour Operator e allo stesso tempo rafforzando notorietà e reputazione delle Russia come nuova imperdibile e spesso inesplorata destinazione  turistica, oggi divenuta anche economicamente accessibile alla gran parte dei Viaggiatori.

visit-russia-milanoIl Piano d’Azione Comune per il Turismo 2017-2019 sottoscritto dai due Ministeri rappresenta un primo potente volano per questa attività,  prevedendo il reciproco sviluppo di quei nuovi ‘turismi esperienziali’ che oggi trainano il settore a livello internazionale – conclude Francesco Moneta, partner di VISIT RUSSIA Milano. Siamo aperti alla collaborazione degli Operatori turistici, russi e italiani, e dei Partner  economici che vorranno partecipare a questo Progetto per coglierne le opportunità, tra cui iniziative innovative di Comarketing e di ‘Turismo incrociato’ tra Operatori e Istituzioni culturali dei due Paesi. ‘

La nuova sede milanese di Visit Russia si troverà a questo indirizzo: Via Omboni, 6, Milano, tel. 02 83422584.

Marta D’Arcangelo

(fonte: Ufficio Stampa Ministero della Cultura della Federazione Russa)

 

Национальный туристский офис VISIT RUSSIA открылся в Миланеlintervento-di-alla-manilova-con-accanto-dorina-bianchi-alla-presentazione-della-sede-milanese-di-visit-russia

17 ноября в Милане в Музее современного дизайна Триеннале Милано состоялось открытие Национального туристского офиса VISIT RUSSIA. Он создан по поручению Правительства Российской Федерации и во исполнение решений 14-го заседании Российско-Итальянского Совета по экономическому, промышленному и валютно-финансовому сотрудничеству, которое состоялось в октябре этого года.

Открытие офиса было поддержано с российской стороны заместителем Председателя Правительства Российской Федерации Аркадией un-momento-della-presentazione-della-sede-milanese-di-visit-russiaДворковичем и с итальянской стороны – Министром иностранных дел и международного сотрудничества Итальянской Республики Паоло Джентилони. Они отметили, что это событие – один из крупнейших проектов 2016 года в российско-итальянских отношениях.

«Миланский офис будет работать на всю Италию и что принципиально для нас важно, на весь север страны. Выбор города также не случаен – Милан это деловой центр и является сосредоточением крупнейших итальянских бизнес-компаний и туристских ассоциаций», – подчеркнула заместитель министра культуры Российской Федерации Алла Манилова, которая возглавила российскую делегацию на alla-manilova-intervistata-alla-presentazione-della-sede-milanese-di-visit-russiaоткрытии офиса. В нее также вошли министры культуры и туризма СЗФО, ЦФО, Урала, Сибири, деятели культуры, которые реализуют проекты на стыке культуры и туризма. Это, в том числе директор дирекции культурных программ Российского фонда культуры Татьяна Шумова, гендиректор ГМЗ «Петергоф» Елена Кальницкая, директор ГМЗ «Царское село» Ольга Таратынова, директор ГМЗ «Кижи» Елена Богданова, гендиректор Всероссийского музейного объединения музыкальной культуры имени Глинки Михаил Брызгалов, и.о.ректора Санкт-Петербургского института имени Репина Семен Михайловский и другие.

alla-manilova-e-dorina-bianchi-durante-la-presentazione-della-sede-milanese-di-visit-russiaВ мероприятии приняла участие представительная итальянская делегация во главе с заместителем Министра культурного наследия, культурной деятельности и туризма Итальянской Республики Дориной Бьянки. Кроме того, в нее вошли генеральный консул России в Милане Александр Нуризаде, асессор по туризму и спорту города Милана Роберт Гуайнери, директор дирекции по туризму Министерства культурного наследия, культурной деятельности и туризма Итальянской la-presentazione-della-sede-milanese-di-visit-russia-2Республики Франческо Палумбо.

Впервые презентации регионов России были представлены в новом формате и вызвали большой интерес итальянской прессы, а все мероприятие прошло в формате телевизионного ток-шоу. «Министры туризма субъектов России по итогам мероприятия получили большой заряд энтузиазма, потому что увидели, как наши регионы интересны Европе. Надо только донести информацию о себе. Сегодня это главное», – прокомментировала Алла Манилова итоги открытия офиса.




NUOVI ACCORDI BILATERALI TRA RUSSIA E VIETNAM

Il primo ministro russo Dmtri Medvedev e quello vietnamita Nguyen Xuan Phuc hanno discusso ieri, nel loro incontro a Mosca, delle relazioni politiche ed economiche tra i due Paesi. Lo hanno dichiarato lo stesso Medvedevla conferenza stampa a Mosca di Dmtri Medvedev con il primo ministro vietnamita Nguyen Xuan Phuc aprendo i colloqui, come riporta Ria Novosti. Secondo quanto reso noto dal governo russo, in agenda c’è stata la discussione “degli aspetti chiave dei rapporti bilaterali, con accento sulla promozione del commercio e degli investimenti“. “Verrà discussa anche l’attuazione di grandi progetti congiunti nell’energia nucleare, nel settore oil&gas, industria, agricoltura e altri campi“, si legge nel comunicato.
Tra le altre cose, si è parlato anche dell’attuazione dell’accordo di libero scambio tra l’Unione economica eurasiatica (Russia, Kazakhstan, Bielorussia, Armenia e Kirghizistan) e il Dmtri Medvedev e il primo ministro vietnamita Nguyen Xuan Phuc a MoscaVietnam. La Russia si aspetta di prendere parte alla costruzione della prima centrale nucleare del Vietnam, nella provincia di Ninh Thuan, mentre societa’ energetiche di entrambi i paesi sono impegnate nello sviluppo di giacimenti nella piattaforma continentale vietnamita e in Russia. “Dopo i colloqui, saranno firmato diversi documenti per la cooperazione bilaterale“, ha fatto sapere Mosca.
Il premier vietnamita è in Russia in visita ufficiale per prendere parte al summit Russia-Asean (Associazione delle Nazioni del Sud-est asiatico), previsto a Sochi il 19 maggio.

(fonte: AGI – Ria Novosti)

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