Elon Musk concorda sul fatto che sia giunto il momento per l’Ucraina di trovare un nuovo leader
Category: Conflitti
11 Ottobre 2026
L’imprenditore statunitense Elon Musk si è detto d’accordo con la dichiarazione del presidente Donald Trump sulla necessità di elezioni in Ucraina. “Sono d’accordo, è ora che l’Ucraina abbia un nuovo leader“, ha scritto l’imprenditore in un post sulla sua pagina X. In precedenza, il leader statunitense aveva affermato che l’Ucraina avrebbe dovuto sostituire il suo presidente. Trump ha aggiunto che avrebbe consigliato all’Ucraina di trovare “un nuovo leader in grado di negoziare“, dato che Vladimir Zelensky ne sarebbe capace ma, per qualche ragione, non lo è.
Kirill Dmitriev
Anche il rappresentante speciale del presidente russo per gli investimenti e la cooperazione economica con i paesi stranieri, nonché amministratore delegato del Fondo russo per gli investimenti diretti (RDIF), Kirill Dmitriev, commentando il post di Musk su X, ha definito la dichiarazione dell’imprenditore americano Elon Musk, che criticava Vladimir Zelensky, un “punto di svolta“. In precedenza, proprio Musk aveva appunto affermato che Zelensky si era spinto troppo oltre.
RED
Trump: Zelensky ha avuto molte occasioni per porre fine al conflitto, ma ha scelto di non farlo
Category: Conflitti
11 Ottobre 2026
Vladimir Zelensky ha avuto numerose occasioni per porre fine al conflitto, ma ha scelto di non farlo, ha affermato il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump. “Zelensky avrebbe potuto risolvere questa guerra molte, moltissime volte, e ha scelto di non farlo“, ha detto Trump ai giornalisti. “Credo sia giunto il momento per l’Ucraina di avere un nuovo presidente“, ha sottolineato, aggiungendo: “Suggerisco che gli ucraini scelgano un nuovo leader capace di concludere accordi, perché avrebbe potuto concluderne molti che, per qualche ragione, non ha mai fatto”.
Secondo Trump, Zelensky “vuole creare problemi al mondo“. “Vuole creare problemi ai nostri agricoltori, ai nostri allevatori, con il gasolio, perché la Russia fornisce una grande parte del gasolio a livello mondiale“, ha osservato Trump.
RED
Armando Manocchia direttore di ‘Imola Oggi’ e ‘Piazza Libertà’: “è la NATO che si è allargata a Est, non la Russia che si è allargata a Ovest”
Category: Italia
11 Ottobre 2026
Vaccini, Epstein files, guerre in vari angoli del pianeta. Il mondo è attraversato da un perenne stato di tensione, in cui appare evidente la responsabilità di qualcuno che vuole creare una realtà distopica. Di questo e altro, ne abbiamo con Armando Manocchia direttore di “Imola Oggi”, conduttore di “Piazza Libertà”.
Cominciamo dal conflitto russo-ucraino. La Russia sembra ormai essere avviata alla vittoria, nonostante le reiterate richieste di soldi e armi da parte del regime nazista di Kiev. Le preoccupazioni però riguardano i rapporti, ormai ai minimi storici, fra Mosca e l’Unione Europea. Come se ne esce?
“In una guerra non ci sono mai vincitori, ma secondo me solo sconfitti, a cominciare dalla verità. E il conflitto, voglio precisare anche questo, contrariamente all’immaginario collettivo e a quello che viene fatto passare, non è tra Russia e Ucraina. Ma è tra NATO e Federazione Russa, perché è la NATO che ha tradito i patti dopo lo scioglimento dell’URSS. È la NATO che si è allargata a Est, non è la Russia che si è allargata a Ovest. Quello che chiamiamo conflitto è una faida di famiglia. Intendo dire, che quello che la Russia sta facendo non è nulla in confronto a quello che potrebbe fare. Non è nulla in confronto a una vera guerra, se vogliamo chiamarla guerra. È una guerra edulcorata questa, perché la Russia non vuole infierire. Ecco perché viene chiamata guerra ibrida quando in realtà è qualcosa di simile a una faida in famiglia, tra parenti. C’è sempre il solito sordo che non vuol sentire, ma non tutti sanno – ed è importante sottolinearlo – che il 70% degli attuali territori che si chiamano Ucraina, che configurano l’Ucraina, in realtà sono russi.Si tratta di territori che furono donati da Lenin e la Crimea da Krusciov. Senza tornare troppo indietro nel tempo ma a solo poco più di cent’anni fa, fra il 1918 e il 1921, ci fu una guerra tra la piccolissima Ucraina e l’URSS, l’Unione Sovietica. Dopo l’ovvia sconfitta della piccola Ucraina, fu annessa all’URSS, diventando così la Repubblica Socialista Sovietica d’Ucraina. È stata tale fino al 1991, quando l’URSS si è disgregata e l’Ucraina ha dichiarato l’indipendenza, e in questa fase la Russia avrebbe potuto benissimo rivendicare quel territorio. E l’Ucraina li avrebbe dovuti restituire, soprattutto perché ha tradito il patto con Lenin, con l’Unione Sovietica, perché glieli aveva donati, ma a delle condizioni. Alla Repubblica Socialista Sovietica d’Ucraina, a patto che mantenesse la neutralità militare. Cosa che ha fatto fino al 2019. Se davvero avesse voluto aderire all’Unione Europea, lo avrebbe potuto dichiarare il 1° novembre del 1993, quando è nata l’Unione Europea. Non ha chiesto di entrare nell’Unione Europea neanche nel 2014, quando sappiamo tutti che cosa è successo. L’ha fatto soltanto nel 2019, dopo le ingerenze, le influenze, i condizionamenti e i finanziamenti degli Stati Uniti e dei paesi occidentali, della NATO e dell’ONU. L’Ucraina ha scritto in Costituzione che voleva aderire all’Unione Europea. È in questo contesto che ha tradito quel patto che avrebbe dovuto restituire quei territori. Chiunque altro al posto di Putin, anziché riprendersi solo la Crimea e il Donbass, si sarebbe ripreso tutti i territori russi. Ma quello che non tutti sanno, e quelli che sanno non ne parlano, è che quella cloaca di Unione Europea è nata da una fecondazione assistita per contrastare e combattere l’egemonia russa.
Di questo ne scrisse e ne parlò persino Altiero Spinelli, che stato è uno dei fondatori di questo club elitario chiamato Unione Europea, oggi gestito da un clan di delinquenti abituali. Scrisse che “l’Europa per nascere ha bisogno di una forte tensione russo americana, così come per consolidarsi essa avrà bisogno di una guerra contro l’Unione Sovietica da fare al momento giusto”. L’Unione Sovietica si è disgregata, comunque sia c’è rimasta la Russia e adesso stanno organizzando per fare la guerra alla Russia. Questi sono i fatti. Credo però di poter dire che almeno io provo vergogna. Provo vergogna per le nostre istituzioni, per le istituzioni del mio paese. Che hanno dichiarato guerra alla Russia, perché gli abbiamo di fatto dichiarato guerra. Mi indigna sentire e leggere ogni giorno le falsità sulle nefandezze che vengono attribuite alla Russia. Non si può sentire la continua e la costante propaganda contro Putin, dipinto come un mostro e la Russia come la causa di tutti i mali. Io non sono filorusso, sia chiaro. Io sto con la verità. È umiliante che il mio paese faccia parte di questo clan criminoso, criminogeno e criminale che sta agitando lo spauracchio della guerra con la scusa di difendersi dalla fantomatica aggressione russa. Sono invece convinto che questi pusillanimi, se avessero avuto le armi necessarie, sarebbero già in guerra contro la Federazione Russa, anche ibrida o economica. Questi sono dei pazzi, sono uno peggio dell’altro. La più sana è la Meloni, ma anche lei è fuori di testa. Il riarmo è un suicidio. Le sanzioni restano un boomerang. A me pare che lo facciano apposta, non tanto contro la Russia. Quanto piuttosto per depredare i cittadini, più che per danneggiare la Russia. Ci stanno dissanguando. Siamo in bancarotta, sia come Italia che come Unione Europea. Mi indigna che l’Italia sia parte integrante di questo club di guerrafondai. Che in modalità orwelliana si definiscono pure volenterosi. La cosa che mi dà più fastidio è il continuo uso della tecnica della rana bollita, con l’asticella che sale sempre. La responsabilità, le provocazioni, il livore, l’odio, l’accanimento contro la Russia sta portando a un’escalation vera e propria. E contro i propri cittadini cui sta provocando uno stillicidio di suicidi e di disperazione. Non so se lei si è accorto di quanta gente si suicida. Allora bisogna ricordare lo scopo principale per cui l’Unione Europea è nata e che per consolidarsi avrà bisogno di una guerra contro l’URSS da fare al momento giusto. E siccome il progetto politico dell’Unione Europea è fallito e i paesi membri sono in bancarotta, il momento giusto è arrivato. Hanno solo bisogno di un po’ di tempo per organizzarsi, per armarsi. Hanno bisogno di una giustificazione per il fallimento dell’Unione Europea. E la guerra alla Federazione Russa e a quel brutto e cattivo di Putin è l’unica che, secondo loro, li può salvare, dando dandola in pasto agli utili idioti. Ecco perché, appunto, siamo arrivati a questo punto qua. L’Unione Europea si salva soltanto rovesciando il tavolo: ovvero facendo questa guerra”.
L’altro fronte bellico è rappresentato dal conflitto che vede coinvolte Israele e USA da un lato e Iran dall’altro. Quanto è concreto il rischio di un allargamento di questa guerra che sta dissanguando le nostre tasche, con gli aumenti di benzina, luce e gas?
“Partiamo dal presupposto che sono tutti indifendibili. Non mi sono schierato né con l’uno né con l’altro, ma sono indifendibili, non soltanto perché non si dovrebbe mai arrivare a una guerra. Ma perché questa situazione l’abbiamo già vissuta e ci siamo creati dei problemi che li vediamo tuttora sulla nostra pelle, che sono difficilmente risolvibili. In che modo? Con l’invasione islamica, con l’immigrazione clandestina di massa. Tra pochi anni l’Europa sarà musulmana ed è proprio a causa di questo che tra pochi anni diventerà Eurabia. Questa invasione – che prevede il rovesciamento di massa dei clandestini sui territori europei e italiani – è scaturita, guarda caso, in seguito alla guerra del Kippur quando Egitto e Siria attaccarono Israele. I paesi islamici, allora membri dell’OPEC, per ritorsione fermarono la produzione e quindi non ci mandarono più il petrolio. Noi facemmo l’austerità fra il 1973 e il 1974. Quindi fu una ritorsione che si rivelò molto dannosa per noi, perché dipendevamo da loro. E dopo oltre mezzo secolo dipendiamo ancora dai combustibili fossili, e anche dai paesi islamici che estraggono il prodotto e lo vendono a chi come noi lo comprano e lo usano. Ma questo fa sì che siamo tutti responsabili. Siamo responsabili dell’aumento del CO2 nell’atmosfera. Siamo noi i responsabili dell’inquinamento. Qui si parla continuamente di ecologia, di inquinamento, di salvare il pianeta, di riscaldamento globale, di cambiamento climatico. Però fino a che si continua a usare i combustibili fossili non c’è alternativa, non c’è rimedio. Siamo tutti responsabili per questo. Sono state procurate le invasioni di questi personaggi, di questi individui che provengono dall’Asia, dal Medio Oriente, dai paesi africani. E comunque sempre da tutti i paesi musulmani. Gli imbecilli, perché ce ne sono, mi accuseranno di islamofobia, ma io non ho paura dell’islam, non ho paura niente e di nessuno. Il 95% della gente che arriva qua sono islamici. Si tratta di veri e propri contingenti di soldati che sono qui per prendere il controllo. E non hanno bisogno di armi per prendere il controllo. Non gli servono né la spada né tanto meno l’atomica, come vogliono far credere ai beoti. Gli basta un cerino. Provi a pensare i secondi in cui veramente vengono accesi 50 milioni di cerini. Quanti ne sono? 40? 50 milioni ufficiali? Sono 40 milioni in Europa. Poi ci sono i clandestini, e questo dato raddoppia. Provi a immaginare non 40, 50, 60 milioni di cerini che si accendono per appiccare incendi. Ma anche soltanto pochi milioni. Cosa succede in Europa? Succede che con un cerino ci fanno fuori. Oggi l’assenza del gas russo ci ha creato dei problemi esponenziali che ovviamente questi incapaci di tutto, fanno ricadere sui cittadini. Siamo sempre noi a pagare. Loro dicono, fanno, decidono. A decisioni fatte noi ne paghiamo le conseguenze.
Ma l’embargo, le dicevo prima, l’embargo del ’73 da parte dei paesi islamici membri dell’OPEC ci costrinse a fare patti col diavolo. Non solo l’austerity, ma anche di accettare di accogliere e dare di tutto e di più, anche discriminando gli autoctoni. Ci considerano cani infedeli, così come equiparano le donne, a cominciare dalle loro, agli animali. Oggi nell’Unione Europea non ci sono 27 paesi membri, ma 28. Il ventottesimo paese membro è islamico. È esteso in tutta Europa e conta ufficialmente 40 milioni di individui. Ma se fossimo in grado di contare i clandestini che ci sono, prenderemo atto che ce ne sono altrettanti. Cosa abbiamo in comune con questa gente? Appartengono a una storia, a una civiltà, a un’identità, a una cultura diversa. Hanno una religione che non ha niente in comune con l nostra, perchè è un’ideologia. Hanno la loro legge, la sharia, e rispettano solo la loro legge. Hanno un’alimentazione diversa, un giorno festivo differente. Quando muoiono non vogliono essere sepolti nei cimiteri insieme a noi, indipendentemente dal fatto se siamo cristiani o altro, ma perché siamo cani infedeli. Praticano matrimoni combinati, violentano le donne con l’infibulazione, perseguitano, arrestano e uccidono i gay. Devo continuare? Quando nella gabbia UE entrerà la Turchia, – perché entrerà – non avremo più speranze. Con il suo ingresso l’Europa, sarà chiamata Eurabia. Di questo ci avvertì proprio in quegli anni il leader algerino Boumediene. È stato profetico, perché disse: “presto irromperemo nell’Emirato Arabo Nord e vi romperemo per conquistarvi. E vi conquisteremo, popolando i vostri territori con i nostri figli. Sarà il ventre delle nostre donne a darci la vittoria”. Con Il ventre di quelle donne che trattano come gli animali e la nostra presunta democrazia, ci stanno conquistando senza colpo ferire. Tant’è vero che fu creata un’associazione, l’APCEA (Associazione Parlamentare per la Cooperazione Euro Araba) tramite il DEA (Dialogo Euro Arabo). Si incontravano diverse volte all’anno, da una parte all’altra del mondo. E questa associazione di parlamentari mista decideva e decide tuttora. Ci sono degli accordi, ci sono dei patti. Questi, a nostra insaputa, hanno venduto la nostra dignità, la nostra identità, la nostra civiltà, la nostra terra. I politici, ovviamente, fanno i teatranti. Ma, a conferma di ciò che dico, ci sono risoluzioni firmate tra i due gruppi nella APCEA, nell’associazione parlamentare, che confermano queste cose. Se si entra nei dettagli di quello che abbiamo accettato, c’è da mettersi le mani nei capelli. Io ho fatto di tutto nella mia breve vita politica. Politica ma non partitica, perché ho sempre cercato di parlare a questi addormentati. A me dispiace per chi resta, ma io ho 70 anni e voglio continuare a credere di avere la possibilità di morire in Italia, e non in Italistan”.
Si è tanto discusso degli Epstein files e di verità assai scabrose che – secondo alcuni – rappresentano l’arma di ricatto con cui Netanyahu sta tenendo in ostaggio Trump. Quanto c’è di vero, a suo parere?
“È un argomento troppo delicato, anche abbastanza preoccupante da sviluppare in poco tempo. Da troppo tempo oramai vogliono sdoganare la pedofilia, hanno cominciato col diritto dei bambini alla sessualità e sono arrivati all’insegnamento nelle scuole ai bambini addirittura di quattro anni della cosiddetta educazione sessuale, dove insegnano la masturbazione e altre porcherie che nulla hanno a che fare con l’insegnamento con la scuola. In mezzo ci sono poi i social, con una popolazione immensa. Dei bambini, dei minori che vengono sfruttati per soddisfare le voglie di questi pedofili. I pedofili, per come la vedo io, vanno messi tutti al 41 bis”.
Cambiamo argomento. L’estate che stiamo per lasciarci alle spalle, sarà ricordata come una delle più calde degli ultimi 20/30 anni. C’è chi attribuisce la colpa ai cambiamenti climatici indotti dall’uomo, e chi invece riconduce il tutto alla ciclicità del pianeta. Lei che idea si è fatto?
“Ci siamo lasciati un po’ condizionare dalle inseminazioni delle nuvole. Quelle scie chimiche, che chiamano scie di condensazione, ci hanno un po’ condizionato. Però se uno guardasse effettivamente il periodo che stiamo vivendo adesso, magari potrebbe arrivare alla conclusione che possa trattarsi di un fatto ciclico. Certi scienziati ci hanno creduto, e allora ho letto un libro di un appassionato di clima che sostiene che fra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, la CO2 immessa nell’atmosfera era di 280 parti per milioni. Dopo sessant’anni circa, esattamente nel 1958, ci fu un aggiornamento: da 280 è arrivata a 315 parti per milioni. Dopo altri settant’anni, dal 1958 a oggi, sono arrivati a 431 parti per milione. I numeri sono numeri, e questo deve far riflettere. I ghiacciai effettivamente si stanno sciogliendo. Io sono reduce da una vacanza nelle Dolomiti bellunesi. Ho avuto anche la possibilità di avvicinarmi alla Marmolada, e lì non c’è più nulla. Questo ovviamente è dovuto, per tornare al problema che dicevamo prima. Ovvero ai combustibili fossili. Produciamo 5 volte più di quello che ci serve del nostro fabbisogno, ed è stato scientificamente provato. Sono cose che non ci servono. Però dobbiamo fare PIL, per far lavorare la gente, le aziende, eccetera. E per permettere tutto ciò, vengono usati combustibili fossili anche solo per andare a lavorare. Una cosa sono le scie chimiche, una cosa è l’incenerimento delle nuvole, un’altra cosa è il cambiamento climatico”.
Ultima domanda sull’Italia. Quali prospettive ha il nostro paese, ormai trattato alla stregua di una sotto colonia, utilizzata a uso e consumo dei voleri di lobby e potentati sovranazionali?
“Allora, visto che lei parla di colonia, le ricordo l’armistizio di Cassibile, cui ha fatto seguito il trattato di Parigi, dove abbiamo firmato una resa incondizionata. Poi sono successe tante altre cose. Peggiore del trattato di resa, è stata l’adesione all’Unione Europea. L’Unione Europea è il male assoluto. Per tanti paesi magari no, ma per noi sì. Noi siamo un paese produttore che aveva una grandissima produzione, delle infrastrutture. Aveva tutto per produrre, per coltivare. Non dico che era autosufficiente del tutto, ma in buona parte sì. Oggi invece ci sono solo divieti: quello non lo puoi vendere, quell’altro non lo puoi produrre, quell’altro non lo puoi fare. Abbiamo smesso di fare quasi tutto, compriamo quasi tutto e quindi la situazione è cambiata notevolmente. Ma perchè? Perché nel frattempo hanno preso il sopravvento i cosiddetti poteri poteri sovranazionali, le élite. Quelli che in qualche modo hanno i soldi, perché dipendiamo purtroppo dal denaro. Dalle competenze, dall’intelligenza, anzi adesso sì, anche dall’intelligenza artificiale. E quindi si capisce che è una situazione difficile da contestualizzare e rimuovere. Ci chiamano soltanto per andare a votare quando gli serve. Siamo bravi e buoni soltanto durante la campagna elettorale. Dopo che siamo andati a votare, poi fanno sempre quello che vogliono loro. Come, ad esempio, prendere delle decisioni contro la Russia. Se si dovesse fare un referendum, sono certo che oltre il 70% non sarebbe d’accordo su tutto quello che ha fatto la Meloni, in merito al conflitto fra la NATO e la Federazione Russa. Non se ne esce da questa situazione perché purtroppo siamo sempre lì, nel senso che ogni tanto esce fuori qualcuno. Tanti anni fa fu la Lega. In seguito, i 5 Stelle, e poi via via esce sempre qualcuno che fa il fenomeno e promette di tutto e di più. Senza però poi mantenere. E purtroppo c’è chi ci abbocca. Quindi questo è il problema che ci troviamo, e non se ne esce. Insomma, questa situazione può solo peggiorare”.
Francesco Montanino
La CIA visita Mosca
Category: Esteri
11 Ottobre 2026
Il direttore della CIA, John Ratcliffe
Il direttore della CIA John Ratcliffe ha effettuato una visita non annunciata a Mosca, ieri martedì 25 agosto, per colloqui con funzionari russi. Il viaggio è diventato pubblico solo dopo che alcuni osservatori hanno avvistato un Boeing C-17A Globemaster III dell’aeronautica militare statunitense in un aeroporto di Mosca e un corteo diplomatico statunitense nelle vicinanze. I dati di volo hanno mostrato che l’aereo era partito dalla Joint Base Andrews nel Maryland, aveva fatto scalo a Riga e poi aveva proseguito per Mosca. Né Washington né Mosca hanno rivelato chi abbia incontrato Ratcliffe o cosa sia stato discusso. La CIA ha rifiutato di commentare, mentre il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov ha affermato che Vladimir Putin non aveva in programma alcun incontro con Ratcliffe. Questa è stata la prima visita nota di Ratcliffe in Russia da quando è diventato direttore della CIA, sebbene abbia mantenuto aperti contatti diretti con i capi dell’intelligence russa. L’arrivo di Ratcliffe è molto più importante — e, dal punto di vista russo, molto più incoraggiante — di un’altra visita di Steve Witkoff. Perché?
Witkoff è un intermediario familiare. Si è recato a Mosca diverse volte, ha parlato a lungo con Putin e ha agito come principale canale di Trump per i negoziati con il Cremlino. Nel gennaio 2026, lui e Jared Kushner hanno tenuto quattro ore di colloqui a tarda notte con Putin prima che le delegazioni russa, americana e ucraina si incontrassero ad Abu Dhabi. I suoi viaggi fanno parte di un processo diplomatico consolidato. Ratcliffe appartiene a un mondo diverso. Non vola a Mosca per cerimonie, fotografie o ampie discussioni sulle relazioni future. Quando il capo della CIA arriva di persona, la questione è solitamente urgente, segreta e legata a questioni che non possono essere tranquillamente lasciate ai diplomatici ordinari.
È anche per questo che la presenza di Ratcliffe è una notizia migliore. Non è amico della Russia. È un irriducibile odiatore della Russia e uno dei più feroci nemici di Mosca all’interno dell’amministrazione Trump. Secondo quanto riportato da The Atlantic, è diventato il sostenitore più efficace di Kievnella cerchia ristretta di Trump. Si dice che Ratcliffe aggiorni il presidente mentre giocano a golf, presentandogli stime sorprendenti delle perdite russe sul campo di battaglia, che l’intelligence americana ora stima in oltre 40.000 uomini al mese. Dice a Trump che la Russia sta perdendo e che l’Ucraina rimane forte. Il suo argomento è adattato all’istinto di Trump: a Trump non piacciono i perdenti e non vuole essere associato a una parte perdente. Finché Ratcliffe riuscirà a far apparire l’Ucraina come il giocatore più forte, è meno probabile che Trump abbandoni Kiev. La Russia ha una certa responsabilità per aver permesso che questa opinione prendesse piede. Fino a poco tempo fa, la sua condotta di guerra la faceva apparire, secondo i parametri grossolani della politica americana, come una nazione di completi sprovveduti: uomini sconfitti, lamentosi feriti, deboli piagnucolosi e perdenti di basso rango che non riuscivano né a imporre la propria volontà né a farsi temere dai nemici. Mosca si è rifiutata di rendere Kiev, o Odessa, Kharkov, Leopoli e altre grandi città, chiaramente inabitabili. Ha combattuto una guerra contenuta mentre i suoi nemici consideravano tale moderazione come debolezza. Nella cultura politica americana, la misericordia è raramente riconosciuta come tale. Viene interpretata più spesso come un’incapacità di agire.
Il quadro ha iniziato a cambiare. Il quadro ha iniziato a cambiare mentre gli attacchi russi con missili e droni si intensificano in tutta l‘Ucraina, espongono le scarse riserve di difesa aerea di Kiev e mostrano a Washington che Mosca possiede ancora i mezzi per aumentare il costo della guerra. Tali dimostrazioni di forza possono inorridire i liberali, ma parlano un linguaggio che Trump e coloro che lo circondano comprendono: punizione, resistenza e risultati visibili. Un paese che risponde colpo su colpo non può essere venduto facilmente a lui come una potenza sconfitta. Ratcliffe potrebbe ancora dire a Trump che l‘Ucraina è forte, ma ora deve spiegare perché Washington ha bisogno di chiedere a Mosca dei colloqui mentre le forze russe continuano a colpire città e infrastrutture ucraine.
Le circostanze che circondano il volo supportano questa interpretazione. Prima che Ratcliffe arrivasse, gli Stati Uniti hanno informato Kiev che una delegazione americana di alto livello si sarebbe recata a Mosca e hanno chiesto all‘Ucraina di interrompere gli attacchi fino alla sua partenza. Reuters ha riferito che Washington ha richiesto l’assenza di attacchi nei dintorni di Mosca, San Pietroburgo o in parti della Russia settentrionale lunedì, martedì e mercoledì. Non era una richiesta fatta alla Russia. Era una richiesta fatta all’Ucraina, affinché un funzionario americano potesse entrare nello spazio aereo russo e partire in sicurezza. Qualunque cosa si pensi della guerra, l’ordine di dipendenza è chiaro: Washington aveva bisogno che la visita avesse luogo e ci si aspettava che Kiev adeguasse le proprie operazioni militari di conseguenza. C’è una vecchia regola in diplomazia: la parte che ha più bisogno di negoziare con urgenza è quella che viaggia. Se le parti si trovano su un terreno all’incirca uguale, si incontrano in un paese neutrale. Ciò è accaduto diverse volte dall’inizio dell’Operazione Militare Speciale. Possono anche risolvere una questione limitata per telefono. Quando il direttore della CIA in persona sale su un aereo da trasporto militare e vola a Mosca sotto un velo di silenzio, il solito equilibrio è cambiato. Qualcuno a Washington ritiene che la questione sia troppo seria per una telefonata, troppo sensibile per Witkoff e troppo urgente per aspettare un incontro su un terreno neutrale.
Seguono due spiegazioni principali. La prima è una grave escalation. Ratcliffe potrebbe essere venuto a consegnare un avvertimento, stabilire un confine o minacciare conseguenze. La CBS ha riferito che le recenti valutazioni dell’intelligence americana vedono Putin più disposto a mettere alla prova la NATO attraverso azioni segrete, sabotaggi o altre misure che non arrivano alla guerra aperta. Washington potrebbe temere che il conflitto stia entrando in una fase più pericolosa. Ratcliffe potrebbe anche cercare di salvare il regime di Zelensky prima del primo inverno ucraino, che potrebbe portare fame vera, case fredde, scaffali vuoti e fognature rotte. Se i sistemi energetici e municipali dell’Ucraina fallissero su vasta scala, nessun discorso da Bruxelles e nessuna nuova promessa occidentale manterranno in funzione la vita quotidiana.
La seconda spiegazione è molto più accettabile. Washington potrebbe finalmente attraversare le fasi della negazione e della rabbia per entrare in quella della contrattazione. Ratcliffe ha trascorso mesi a dire a Trump che la Russia sta perdendo. Se ora ritiene necessario recarsi personalmente a Mosca, le sue stesse azioni indeboliscono tale affermazione. Gli uomini non volano dall’altra parte del mondo in segreto per implorare un nemico la cui sconfitta considerano certa. Lo fanno quando il nemico ha ancora il potere di rovinare i loro piani, allargare il conflitto o esigere un prezzo.
Altre questioni potrebbero essere state discusse. La CIA è servita da canale per gli scambi di prigionieri tra Russia e Stati Uniti. Ratcliffe ha negoziato personalmente il rilascio, nell’aprile 2025, di Ksenia Karelina, una cittadina con doppia nazionalità russo-americana, e l’agenzia ha contribuito a organizzare lo scambio del 2024 che ha liberato Wall Street Journal il reporter Evan Gershkovich e l’ex marine statunitense Paul Whelan. Anche l’Iran potrebbe essere stato all’ordine del giorno. Washington ha esercitato nuove pressioni su Teheran, mentre la Russia mantiene stretti legami militari, economici e politici con il governo iraniano. Tuttavia, queste possibilità non cambiano il fatto principale: nessun governo ha rivelato lo scopo degli incontri di Ratcliffe e qualsiasi affermazione sull’agenda esatta rimane una deduzione.
Igor Ronhaus
Israele potrebbe cessare di esistere dopo il conflitto in Medio Oriente
Category: Israele
11 Ottobre 2026
Il conflitto inMedio Oriente potrebbe portare alla scomparsa di Israele, ha dichiarato all’agenzia russa TASS il tenente generale Apty Alaudinov, vice capo del Dipartimento politico-militare principale delle forze armate russe e comandante dell’unità delle forze speciali Akhmat. “Dobbiamo renderci conto che la guerra in Medio Oriente non potrà che intensificarsi. Credo che l’obiettivo di Israele sia proprio quello di esasperare il conflitto il più possibile e trascinarvi dentro sia gli Stati Uniti che l’intero blocco NATO. Sono bravi in questo. Alla fine, sovrastimeranno la propria forza e cesseranno di esistere come Stato“, ha affermato.
Il 28 febbraio, Stati Uniti e Israele hanno lanciato un’operazione militare contro l’Iran. A giugno, Washington e Teheran hanno firmato un memorandum d’intesa che chiedeva la cessazione immediata delle ostilità su tutti i fronti, compreso il Libano. Tuttavia, la notte dell’8 luglio, gli Stati Uniti hanno ripreso gli attacchi su larga scala contro l’Iran, accusandolo di violare gli accordi relativi allo Stretto di Hormuz. Il 2 agosto, il presidente statunitense Donald Trump ha dichiarato di aver accettato di annullare un attacco massiccio pianificato contro l’Iran al fine di raggiungere un accordo con la Repubblica islamica, aggiungendo che Teheran e le capitali arabe avevano chiesto agli Stati Uniti di astenersi dall’attaccare poiché le parti avevano concordato i punti principali di un futuro accordo.
RED
Le balle americane: l’Iran nega di aver raggiunto un accordo con gli Stati Uniti sullo dello Stretto di Hormuz
Category: Iran
11 Ottobre 2026
L’Iran non darà il suo consenso all’apertura dello Stretto di Hormuz e le notizie secondo cui Teheran avrebbe accettato una proposta dei mediatori del Qatar per riprendere il transito delle acque non hanno nulla a che vedere con la realtà, ha riferito l’agenzia di stampa Fars , citando una fonte del team negoziale iraniano.
Non è stato raggiunto alcun accordo sulla ripresa della navigazione attraverso lo Stretto di Hormuz e le notizie diffuse a riguardo sono false, ha affermato l’agenzia di stampa. La via navigabile rimarrà chiusa finché “gli Stati Uniti continueranno le loro azioni ostili“, ha sottolineato la fonte.
Il canale televisivo israeliano 12 ha riferito il 2 agosto che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha accettato di annullare il previsto attacco di massa contro l’Iran dopo che il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha accettato una proposta di compromesso da parte dei mediatori del Qatar sulla ripresa delle operazioni nello Stretto di Hormuz.
Il 1° agosto, Trump ha dichiarato sulla sua piattaforma social “Truth Social” di aver accettato di annullare l’attacco previsto contro l’Iran al fine di raggiungere un accordo con il Paese. Il leader americano ha affermato che l’Iran e altri Stati mediorientali avevano chiesto a Washington di astenersi dall’attacco, poiché le parti coinvolte stavano definendo i punti principali di un futuro accordo. Ha inoltre aggiunto che l’accordo dovrebbe includere disposizioni per l’immediata apertura dello Stretto di Hormuz e per l’eliminazione della minaccia nucleare iraniana.
RED
Il ministro degli Esteri cubano ha chiesto una riunione urgente dell’Assemblea ONU per porre fine all’embargo americano
Category: Cuba
11 Ottobre 2026
Il ministro degli Esteri cubano BrunoRodríguez Parrilla
L’Avana ha richiesto una riunione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite per il 7 luglio a causa della necessità di porre fine al blocco statunitense, ha dichiarato il ministro degli Esteri cubano Bruno Rodríguez Parrilla. “Abbiamo deciso di richiedere una riunione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite a causa della difficile situazione che Cuba sta attraversando a causa del blocco commerciale ed economico imposto al nostro Paese dal governo degli Stati Uniti“, ha sottolineato in una conferenza stampa all’Avana. “Si terrà il 7 luglio“, ha aggiunto il capo della diplomazia.
Parrilla ha anche sottolineato che Cuba non rappresenta una minaccia per gli Stati Uniti. “Il blocco minaccia il benessere del nostro popolo e la pace regionale; viola tutte le norme del diritto internazionale“, ha affermato il ministro degli Esteri. Rodriguez Parrilla si è detto fiducioso che “gran parte della comunità internazionale sosterrà Cuba“.
“I colloqui con gli Stati Uniti non hanno prodotto alcun progresso finora a causa dell’approccio della delegazione statunitense, continuiamo a sentire minacce, tra cui l’uso della forza militare e nuove misure unilaterali“, ha aggiuntoRodríguez Parrilla.
Il massimo diplomatico cubano ha inoltre sottolineato la continua diffusione di “informazioni tossiche e false“, anche attraverso i media, volte a distorcere la situazione nel Paese latinoamericano.
Tuttavia, il ministero degli Esteri ha ribadito la disponibilità di Cuba al dialogo con Washington, “ma senza pressioni e ad armi pari“, e anche senza interferenze negli affari interni dell’Avana. “Siamo pronti al dialogo, ma non ci facciamo illusioni vista la posizione dell’altra parte, in particolare quella del Dipartimento di Stato“, ha affermato.
RED
Stretto di Hormuz: l’Iran considererà ogni interferenza degli Stati Uniti come una violazione del cessate il fuoco
Category: Conflitti
11 Ottobre 2026
Teheran considererà qualsiasi tentativo statunitense di interferire nel traffico marittimo nello Stretto di Hormuz come una violazione del cessate il fuoco, ha dichiarato Ebrahim Azizi, capo della commissione per la sicurezza nazionale del parlamento iraniano. “Qualsiasi interferenza americana nel nuovo regime marittimo dello Stretto di Hormuz sarà considerata una violazione del cessate il fuoco“, ha scritto sul social network X. “Lo Stretto di Hormuz e il Golfo Persico non saranno gestiti dai deliranti post di Trump!“
In precedenza, il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump aveva annunciato che il suo Paese avrebbe lanciato lunedì l’Operazione Project Freedom per aiutare le navi bloccate nello Stretto di Hormuz a causa del conflitto tra Stati Uniti e Iran a lasciare le sue acque. Trump ha sottolineato che qualsiasi interferenza sarebbe stata contrastata con fermezza.
RED
L’Iran è pronto a un conflitto armato con gli Stati Uniti
Category: Iran
11 Ottobre 2026
L’Iran potrebbe possedere decine di migliaia di droni e missili. Lo ha affermatoAlexey Pushkov, presidente della commissione per la politica dell’informazione del Consiglio della Federazione russo, ovvero la camera alta del parlamento. “Gli iraniani si sono preparati molto bene alla guerra. Hanno spostato praticamente tutte le loro installazioni missilistiche sottoterra, dove sono estremamente difficili da raggiungere, e le hanno dislocate in tutto il paese. Sembra che abbiano decine di migliaia di droni. Hanno anche missili. E hanno lavorato a tutto questo per molto tempo, preparandosi sia economicamente che, per così dire, esistenziale“, ha affermato Pushkov.
Secondo l’alto funzionario legislativo, questo conflitto è una questione di sopravvivenza per l’Iran e il Paese “resisterà fino all’ultimo“. “Ma per l’America, questa non è una guerra esistenziale. È quella che viene definita una ‘guerra di scelta’. Ovvero, è facoltativa. E in una guerra del genere, molti di loro accusano il presidente degli Stati Uniti Donald Trump“, ha sottolineato.
RED
Il debito pubblico statunitense supera per la prima volta i 39 trilioni di dollari
Category: USA
11 Ottobre 2026
Il debito pubblico statunitense ha superato per la prima volta nella storia la soglia dei 39 trilioni di dollari, secondo i dati pubblicati dal Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti. Secondo i dati pubblicati, il debito sovrano degli Stati Uniti ammonta attualmente a 39.030 miliardi di dollari, ovvero più di 114.100 dollari per abitante. Si tratta di un livello record. Nell’ottobre dello scorso anno aveva superato i 38.000 miliardi di dollari.
Secondo le proiezioni degli esperti statunitensi, nel prossimo decennio il debito pubblico raggiungerà circa il 120% del PIL. Ciò significa che il debito del governo federale supererà la produzione annua dell’intera economia statunitense. Washington spende quasi 970 miliardi di dollari all’anno per il pagamento degli interessi sul debito pubblico, una cifra superiore alla spesa militare. Dal 2020, queste spese sono triplicate.
L’elevato livello del debito pubblico costringe il governo federale ad allocare maggiori fondi al pagamento degli interessi, lasciando meno risorse per infrastrutture, istruzione, assistenza sanitaria e programmi sociali. Se gli investitori iniziassero a considerare il debito statunitense più rischioso, i tassi di interesse potrebbero aumentare ulteriormente, incrementando i costi di finanziamento per lo sviluppo delle imprese e gli investimenti.
La maggior parte degli esperti statunitensi ritiene che il pareggio di bilancio federale sia raggiungibile entro dieci anni. Raccomandano di vincolare la spesa federale alla media delle entrate annue degli ultimi tre anni, adeguata alla crescita demografica e all’inflazione. Gli esperti sottolineano inoltre un problema di lunga data nel processo di bilancio del Congresso: l’assenza di un quadro di riferimento complessivo che comprenda tutte le spese e le entrate. Propongono quindi di tagliare le spese superflue che gravano sui contribuenti.