Dmitry Medvedev: Pavel Durov ha sbagliato i calcoli quando ha lasciato la Russia

Pavel Durov, “ha sbagliato i calcoliquando ha lasciato la Russia: in Occidente è ancora considerato non un uomo di pace, ma un russo pericoloso“.

Lo scrive su Telegram il vicepresidente del Consiglio di sicurezza russo, Dmitry Medvedev, commentando il fermo del fondatore di Telegram in Francia.
    “Una volta, tempo fa, chiesi a Durov perché non volesse collaborare con le forze dell’ordine in caso di reati gravi“. “Questa è la mia posizione di principio“, affermò.

Allora ci saranno problemi seri in ogni Paese, gli dissi – racconta Medvedev -. Ha ritenuto di avere i maggiori problemi in Russia e se n’è andato, ottenendo poi anche permessi di cittadinanza/residenza in altri Stati. Voleva essere un brillante ‘uomo di mondo’ che vive benissimo senza patria. ‘Ubi bene ibi patria!(Dove sto bene lì è la mia patria, ndr). Ha sbagliato i calcoli. Per tutti i nostri nemici comuni, ora è russo, e quindi imprevedibile e pericoloso. Di sangue diverso.
    Non certo Musk o Zuckerberg (che, tra l’altro, sta collaborando attivamente con l’Fbi). Durov dovrebbe finalmente rendersi conto che la Patria non può essere scelta…”.

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Il fondatore di Telegram Pavel Durov è stato arrestato in Francia

La Francia di Macron ha fatto ciò che nemmeno Putin era riuscito a fare: arrestare il fondatore e CEO di Telegram. Pavel Durov aveva lasciato la Russia quando il governo voleva la sua società ma è stato arrestato in Occidente dove chi si rifiuta di accettare le censure è un criminale.

Secondo Le Monde e altri media francesi, Durov è stato arrestato all’aeroporto di Le Bourget, a nord di Parigi, dopo essere atterrato con il suo jet privato proveniente dall’Azerbaigian

L’Office Mineurs (OFMIN), l’agenzia francese che si occupa dei reati contro i minori, ha emesso un mandato di perquisizione nell’ambito di un’indagine preliminare su Telegram. L’Agence France-Presse (AFP), agenzia di stampa francese, ha riferito che i presunti reati vanno dalla frode al traffico di droga, dal cyberbullismo al crimine organizzato. Numerosi report indicano che l’indagine si basa sulla presunta mancanza di moderazione dei contenuti da parte di Telegram.

È l’OFMIN a star coordinando le indagini su Durov e Telegram. Secondo quanto riferito, il CEO dovrebbe presentarsi in tribunale il 25 agosto: Durov potrebbe rischiare fino a 20 anni di carcere.

TON, il protocollo blockchain che Telegram ha integrato nel suo servizioha confermato su X che l’arresto di Durov non ha in alcun modo influenzato le operazioni, rilasciando queste dichiarazioni:

A seguito delle recenti notizie relative al fondatore di Telegram, Pavel Durov, vogliamo assicurare a tutti che la community di TON rimane forte e pienamente operativa. Essendo una comunità votata alla libertà di parola e alla decentralizzazione, restiamo fermamente al fianco di Pavel in questo momento difficile. Pavel è sempre stato un convinto sostenitore di questi valori, e crediamo che i suoi sforzi per promuovere un Internet aperto e decentralizzato continueranno a ispirare milioni di persone. La community di TON rimane concentrata sulla propria missione e continuerà a lavorare per sostenere questi principi a livello globale. Incoraggiamo tutti a rimanere calmi, uniti e a continuare a costruire mentre affrontiamo insieme questa situazione. Vi ringraziamo per il vostro continuo sostegno“.

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VLADIMIR PUTIN “PRESIDENTE A VITA”

Mosca – Dopo il via libera della Duma, anche il Consiglio della Federazione (la Camera alta del Parlamento russo) ha approvato a stragrande maggioranza il pacchetto di emendamenti alla Costituzione che, tra le altre cose, permetterà a Vladimir Putin di rimanere presidente della Russia ancora per 16 anni, fino almeno al 2036, quando avrà ormai 84 anni, di cui 36 passati al comando del Paese.

La modifica più discussa, quella proposta ieri da una delle icone dell’Urss, la prima donna nello Spazio e deputata di Russia Unita, Valentina Tereshkova, prevede l’azzeramento dei mandati presidenziali, su cui comunque rimarrà il tetto massimo di due consecutivi. L’idea era già stata accolta, con ostentata cautela, da Putin: intervenendo in aula alla Duma, si era detto favorevole, a patto che ci fosse il consenso della Corte costituzionale, il cui verdetto a molti appare scontato.

Da quando a metà gennaio, a sorpresa, il governo di Dmitri Medvedev si era dimesso in blocco e il presidente aveva avanzato una serie di radicali cambiamenti alla Carta costituzionale (mai modificata dalla sua adozione nel 1993), analisti e politici avevano formulato le più disparate ipotesi di riassetto del sistema, che potesse permettere una transizione controllata del potere: nel 2024, Putin terminerà il suo secondo mandato consecutivo e non potrebbe ricandidarsi. In assenza di un vero e proprio delfino al momento, secondo diversi osservatori Vladimir Vladimirovich si stava ritagliando un nuovo ruolo che gli consentisse di continuare a guidare il Paese anche senza sedere al Cremlino. Tra le ipotesi vi erano quelle di rimanere capo di Stato ma di un’entità nazionale ‘allargata’, con un’annessione della Bielorussia, o di guidare il Consiglio di Stato, un organo meramente consultivo oggi ma che sarà potenziato dalla nuova Costituzione. Secondo il direttore del Carnegie Center di Mosca, Dmitri Trenin, questi piani, valutati in modo serio inizialmente da Putin, “non hanno trovato l’appoggio di quelli che lo circondano, i quali temono di perdere le loro posizioni”.

L’ampia riforma, che sarà sottoposta a referendum popolare il 22 aprile, prevede anche un rafforzamento delle prerogative del presidente, del Parlamento e delle misure sociali, rende incostituzionali i matrimoni omosessuali e inserisce per la prima volta nella storia russa la parola Dio nella Costituzione.

Per giustificare il perpetuarsi del suo potere, Putin e i suo fedelissimi – come il sindaco di Mosca, Serghei Sobyanin, e il presidente della Duma, Viacheslav Volodin – fanno perno sulla necessità di “stabilità” nazionale contro nemici “interni ed esterni”, che “cercano di minare l’indipendenza e l’autonomia” della Russia. Per i detrattori del Cremlino, come l’oppositore Aleksei Navalny, si tratta di un “colpo di Stato” con cui Putin dimostra di voler rimanere presidente a vita, anche se in passato aveva dichiarato il contrario. La decisione del Comune di Mosca di vietare, fino al 10 aprile, gli eventi con oltre 5 mila persone per impedire la diffusione del nuovo coronavirus è stata letta come il tentativo di evitare che l’opposizione possa scendere in piazza contro la riforma costituzionale.

L’approvazione dell’emendamento Tereshkova traccia uno scenario possibile, ma non scontato, per il 2024. Putin non è solito scoprire in anticipo i suoi piani e non lo farà neppure questa volta. Non è detto che non sorprenda di nuovo tutti decidendo, a tempo debito, di non sfruttare l’opportunità di ricandidarsi.

Secondo Nezygar, uno dei canali Telegram più seguiti sulla politica russa, inserire il tema del proseguimento della presidenza Putin nella riforma costituzionale ha come obiettivo più immediato “mobilitare un elettorato apatico e impaurito per il coronavirus”: l’affluenza al referendum di aprile sarà decisiva per confermare la piena legittimità del presidente, prima e dopo il 2024. Ora gli occhi sono puntati sulla Corte costituzionale, da cui deve arrivare il via libera agli emendamenti; nel 1998, si era espressa contro l’azzeramento dei mandati, di fatto proibendo al primo presidente della Russia, Boris Eltsin, di candidarsi nel 2000. Ma 11 dei 15 giudici che compongono la Corte costituzionale oggi, compreso il presidente Valery Zorkin, sono stati nominati dietro suggerimento di Putin; difficile che vogliano mettersi contro il leader del Cremlino.

(fonte: agenzia AGI)

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Putin firma la nuova legge su internet: la Russia avrà la sua RuNet

Mosca – Il presidente della Federazione Russa, Vladimir Putin, ha firmato la legge da molti definita sul “patriottismo digitale” che consegna nelle mani dell’Agenzia federale Roskomandzor la possibilità di isolare l’infrastruttura della rete internet del Paese dal resto del mondo.

In attesa dell’imponente parata del Giorno della Vittoria, mercoledì prossimo 8 maggio, quando la Russia celebrerà la Grande guerra patriottica, cioè la Seconda guerra mondiale – Vladimir Putin ha firmato una nuova legge su Internet. Il provvedimento, già passato alla Duma nei mesi scorsi anche in risposta alle mosse di cybersicurezza statunitensi, consentirà – almeno potenzialmente – di isolare l’infrastruttura russa dalla rete internet mondiale proprio in caso di una guerra elettronica. Trasformandola all’occorrenza in un’autentica RuNet (“russian network”) di fatto sotto il controllo del Cremlino, custode delle chiavi.

A quanto pare, l’opinione pubblica su questo nuovo provvedimento, sarebbe spaccata: un sondaggio di Stato, condotto dall’agenzia VTsIOM, sostiene che il 52% sarebbe contrario all’implementazione della legge sul “sovranismo digitale”. Fra le altre cose, il documento richiede che i fornitori di servizi in Russia si sgancino progressivamente dai server stranieri per le loro attività. Non solo: il provvedimento, che di fatto aggiunge un ulteriore livello di filtro ai collegamenti dei cittadini russi, prevede anche lo sviluppo di un sistema nazionale di domini, cioè di indirizzi dei siti, che consentirebbe alla rete di rimanere online e operativa anche quando sganciata dalle interconnessioni globali. Un sistema dunque parzialmente alternativo a quello globale gestito dall’Icann (l’Internet corporation for assigned names and numbers) che ha lanciato qualche anno fa un’operazione di maggiore democratizzazione ma rimane di fatto sotto il coordinamento statunitense.

Di fatto, si tratterà di una sorta di scudo (o cupola, tanto per allinearsi a un vocabolario più consono all’ortodosso skyline moscovita) sotto il controllo del Roskomnadzor che sarà in grado di bloccare ogni fonte proibita in Russia, dai siti inclusi nelle blacklist nazionali ai programmi di messaggistica istantanea come Telegram oltre ai sistemi di Vpn, rete virtuale privata che si appoggia a snodi internazionali, non autorizzati. I fornitori dei servizi dovranno obbligatoriamente installare hardware e software necessari all’operazione spiegando esattamente come hanno provveduto al rispetto di quanto previsto dalla legge. Si tratterà di ‘interruttori’ integrati nelle loro infrastrutture con le quali il governo avrà di fatto il controllo totale del flusso. Verrebbe da paragonarlo a una muraglia di chiuse che appunto si aggiungerà ai filtri già applicati dagli Isp. Tempi, modi e scadenze saranno stabiliti non dal parlamento ma dall’ufficio del primo ministro Dmitrij Medvedev, che da vent’anni si scambia i due ruoli di vertice del Paese con Putin.

Sempre l’agenzia federale per le comunicazioni è incaricata di costruire un nuovodomain name system” che i fornitori di servizi dovranno iniziare a usare a partire dal primo gennaio 2021. Fra due anni, insomma, RuNet sarà sostanzialmente svincolata dall’Icann per quanto riguarda i siti nazionali: chi si opporrà sarà inabilitato a portare avanti il proprio business perché il suo traffico sarà scartato dai punti di diramazione russi. Il principale di questi exchange point, da cui transita la metà del traffico russo, si trova proprio nella capitale ed è noto in codice come “Msk-Ix”. Si tratta dell’edificio da 19 piani che i giornalisti Andrei Soldatov e Irina Borgan descrivono nel loro libro “The Red Web” uscito nel 2015 come “cuore dell’internet russo” dove grandi gruppi, internet provider e agenzie federali siedono fianco a fianco. Il Roskomnadzor fonderà anche un’istituzione no profit che gestirà i domini di primo livello .ru, .su e .p e ne sarà di fatto considerata proprietaria e responsabile nel contesto dell’Icann e della Iana, l’Internet Assigned Numbers Authority controllata dall’Icann e responsabile dell’assegnazione degli indirizzi IP.

Un sistema solo teoricamente a prova di bomba, dal costo stimato inizialmente in 300 milioni di dollari e che punta a far transitare tutto il traffico domestico attraverso i “routing point” casalinghi, al quale mancano tuttavia ancora molti elementi e che non eviterebbe rallentamenti delle connessione e black out che il provvedimento, almomento, non si premura in nessun modo di evitare.

Vi è da sottolineare infine, che questo dispositivo segue di poco, in ordine temporale, anche ad un’altra legge sul web approvata appena un paio di mesi fa, in un asfissiante uno-due sulle libertà civili: quella dedicata alle fake news che consente alle autorità di bloccare siti e testate che non rimuovono i contenuti ritenuti fasulli, cioè di “notizie non verificate presentate come fatti”. “L’informazione – aveva spiegato settimane fa Aleksei Kuriny, vice presidente del Partito Comunista russo contrario a quest’altro provvedimento che riguarda anche account e blog privati, oscurabili senza preavviso e con possibili salate multe per i gestori – sarà determinata da istituti appositamente creati, qualcosa tra l’ufficio del procuratore della Repubblica e l’autorità garante, il Roskomnadzor. Essi determineranno se l’informazione è decente o indecente, se insulta o meno la “moralità pubblica“.

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Vladimir Putin concede ai residenti del Donbass la cittadinanza russa con procedura semplificata. Le reazioni ucraine

Mosca – Mercoledì scorso, Vladimir Putin ha firmato un decreto che renderà più semplice per i cittadini dell’Ucraina orientale richiedere il passaporto russo. Sarà sufficiente presentare alcuni documenti: uno che dichiari di risiedere a Donetsk o a Lugansk, un giuramento di fedeltà nei confronti della Russia e poi la restituzione del passaporto ucraino. Basteranno tre mesi e i filorussi potranno diventare russi, e così Vladimir Putin ha di nuovo allungato le mani sull’Ucraina senza toccarne però i territori.

E’ un mossa delicata, una provocazione – Kiev ha già presentato un esposto al Consiglio di sicurezza dell’Onu affinché dimostri che la decisione russa sia in violazione degli accordi internazionali – alla quale il neoeletto Zelenski ha risposto dicendo che si tratta di una conferma, l’ulteriore, del fatto che Mosca stia aggredendo l’Ucraina.

Il processo di indipendenza della Crimea e la guerra nel Donbass avevano provocato per  Mosca le sanzioni occidentali, anche dopo la crisi nel Mare di Azov, quando a novembre la Russia aveva sequestrato tre navi militari di Kiev che cercavano di passare per lo stretto di Kerch sono arrivate nuove sanzioni.

Il decreto firmato mercoledì da Putin – che in realtà corregge una norma già esistente che prevedeva che gli abitanti delle province ribelli potessero ottenere la cittadinanza russa in cinque anni – smuoverà sicuramente le critiche della comunità internazionale.

Nel Decreto pubblicato sul sito ufficiale del Presidente della Federazione Russa si legge: “Si stabilisce che le persone che risiedono permanentemente nei territori dei distretti separati delle regioni di Donetsk e Lugansk in Ucraina, hanno il diritto d’inoltrare domanda per l’acquisizione della cittadinanza della Federazione Russa con modalità semplificata”.

Il documento, inoltre, annota che la decisione è stata presa “al fine di proteggere i diritti e le libertà della persona e del cittadino”, “in base ai principi e alle norme universalmente riconosciute del diritto internazionale”.

Il popolo del Donbass ha accolto questo decreto con esultanza generale: le persone piangono dalla gioia, ridono, si congratulano l’un l’altra – è apparsa loro la speranza di un futuro comune con la Russia, che per il popolo del Donbass vale molto.

Diverso ovviamente, è l’umore sul fronte ucraino.

Il presidente uscente dell’Ucraina Petro Poroshenko si è già attivato con un videomessaggio rivolto alla comunità internazionale, con la richiesta d’adottare provvedimenti: “Esorto i partner internazionali a non permettere il peggior scenario e a condannare fermamente le azioni distruttive e criminali delle autorità russe, nonché a rafforzare il regime internazionale di sanzioni”. Poroshenko ha incaricato il Ministero degli Esteri ucraino di avviare urgentemente una discussione su questa questione all’interno del Consiglio di Sicurezza dell’ONU, dell’OSCE e dell’UE.

Il rappresentante permanente dell’Ucraina presso l’ONU, Vladimir El’chenko, ha reso noto, sul suo account Twitter, che il compito è stato eseguito: “Su incarico di Poroshenko ci siamo già rivolti al Consiglio di Sicurezza dell’ONU. Questo passo  audace (della Russia ndr.) contraddice gli accordi di Minsk approvati dal Consiglio di Sicurezza!”. Tuttavia, il rappresentante permanente, chissà perché, si è ricordato solo ora degli accordi di Minsk, nonostante, nel contempo, all’incontro del gruppo di contatto trilaterale a Minsk, nemmeno è stato possibile concordare la tregua di Pasqua.

Di li a poco, sulla pagina ufficiale Facebook della Missione Permanente dell’Ucraina presso l’ONU, è stato riferito che i diplomatici stanno chiedendo la convocazione di una riunione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite: “L’Ucraina ha chiesto di convocare una riunione del Consiglio di Sicurezza dell’ONU per discutere l’audace decisione della Federazione Russa sul rilascio di passaporti russi nei territori temporaneamente occupati dell’Ucraina”.

Addirittura, il ministro degli esteri ucraino Pavel Klimkin, su Twitter, ha rivolto un appello ai residenti del Donbass esortandoli a non accettare la cittadinanza russa: “Esorto i cittadini ucraini nei territori occupati dalla Russia a non accettare i passaporti russi. La Russia vi ha privato del presente e ora insidia il vostro futuro. La decisione della Federazione Russa di emettere passaporti russi nei territori occupati dell’Ucraina è un proseguimento dell’aggressione e dell’interferenza nei nostri affari interni. Questa è la nuova fase “dei passaporti” dell’occupazione del Donbass”.

Facebook è diventato un ribollire di emozioni: rappresentanti (ucraini ndr.) delle “precedenti autorità”, politologi e giornalisti stanno esprimendo la loro opinione in relazione al decreto di Putin.

Anche il vicepresidente della Verkhovna Rada, Irina Gerashchenko, seguendo l’esempio di Poroshenko ha puntato su un videomessaggio per affermare che tale decreto è l’esito di un “indebolimento del governo ucraino”, indicando chiaramente che bisognava votare per Petro Alekseevich (Poroshenko ndr). “Avevamo preavvisato: la Russia aspetta l’indebolimento delle autorità ucraine. Sfortunatamente, le peggiori previsioni si stanno avverando – la Federazione Russa sta iniziando un’offensiva, per il momento sul fronte diplomatico. Ci opporremo a questo”, ha promesso coraggiosamente la Gerashchenko.

Sono sostanzialmente due le conclusioni sulla firma di Putin di tale decreto:

  1. La finestra delle possibilità di preservare il Paese (l’Ucraina ndr.) entro i confini attuali si sta restringendo: o gli accordi di Minsk senza pretesti e condizioni, o la perdita dei territori.
  2. La finestra delle possibilità per il ritorno delle LNR e DNR con la forza militare si è chiusa, allo stesso modo in cui è già stata chiusa con la Crimea.

Alexander Skubchenko, il capo dell’Unione per gli alloggi dell’Ucraina, ha scritto: “Vladimir Vladimirovich (Putin ndr.) ha fatto una mossa, è la risposta per Vladimir Aleksandrovich (Zelenskij ndr.)”.

Il politologo Taras Berezovets, sulla linea della Gerashchenko, accusa Zelenskij per la firma di Putin su tale decreto: “Non molto tempo fa, sarebbe sembrata una fantasticheria e tale sarebbe rimasta se Poroshenko fosse stato rieletto. Ma come presidente è diventato Vladimir Zelenskij. L’obiettivo è ovvio. Mettere in difficoltà il neo-eletto presidente per creare posizioni favorevoli ad una trattativa. Adesso ogni azione nella zona delle Operazioni delle Forze Congiunte (“Operatzija Ob”edinjonnyx Sil” – nuova definizione delle operazioni militari nel Donbass) può essere considerata, dal Cremlino, come un atto di aggressione nei confronti dei cittadini russi (là presenti ndr.)”.

Finalmente, solo in nottata, la squadra di Vladimir Zelenskij ha reagito al decreto di Putin dichiarando su Telegram: “Con il decreto sull’emissione di passaporti russi ai cittadini ucraini che si trovano nei territori temporaneamente fuori dal controllo del nostro stato, la Federazione Russa ha riconosciuto la propria responsabilità come “stato-occupante”. Queste azioni sono un’altra chiara conferma per la comunità internazionale dell’attuale ruolo della Russia come “stato-aggressore”, che sta conducendo una guerra contro l’Ucraina”.

Inoltre, la squadra del nuovo presidente promette che “l’Ucraina farà tutto il possibile per proteggere, fornire un’adeguata assistenza e garantire i diritti dei suoi cittadini che sono costretti a vivere nei territori occupati”.

Tuttavia, su come l’Ucrainaprotegge” i suoi cittadini, gli abitanti del Donbass lo sanno e lo ricordano perfettamente.

I rappresentanti delle “nuove” autorità hanno addirittura esortano l’intervento di forze esterne: “L’Ucraina conta sul sostegno della comunità internazionale per la protezione degli interessi, dei diritti e delle libertà dei cittadini ucraini nei territori temporaneamente occupati, conta sul rafforzamento delle pressioni diplomatiche e sanzionatorie sulla Federazione Russa”.

Soprattutto, da Zelenskij, viene promesso che si cercherà di “risolvere i problemi essenziali e vitali degli espatriati e di ampliare le opportunità per mantenere i legami con i cittadini ucraini presenti nei territori occupati”.

Fonte: www.fondsk.ru

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FARE TURISMO CON LA RUSSIA: ISTRUZIONI PER L’USO

Milano – La Russia come meta per lo sviluppo del business, nel settore turistico. Lo svolgimento dell’ultima edizione dei Campionati Mondiali di Calcio e, ancor più recentemente di una tappa del Mondiale di Formula 1, ha posto alla ribalta planetaria il gigante eurasiatico. Al di là dell’indubbio successo dal punto di vista organizzativo, ha impressionato anche la capacità del sistema ricettivo ed infrastrutturale russo, nel far fronte all’arrivo di tantissimi tifosi ed appassionati provenienti da tutti gli angoli del pianeta. Si tratta di un aspetto di fondamentale importanza, perché è proprio la cura dei dettagli a fare la differenza, anche nel processo di acquisizione e fidelizzazione dei turisti russi.

Infatti, oltre ad essere stata una delle destinazioni più gettonate di questo 2018, da questo paese ogni anno si spostano milioni di persone, desiderose di conoscere ed approfondire la propria cultura. Se n’è parlato nel corso di un interessante seminario tenutosi stamani alla sede milanese della Camera di Commercio italo-russa (CCIR) ed organizzato con la collaborazione di EsplorEst, in cui erano presenti operatori del settore interessati ad allargare il proprio business.

Dalle varie testimonianze di addetti ai lavori e dalle relazioni del segretario generale della CCIR, Leonora Barbiani e di Caterina Horbatkova, direttore Marketing di Esplorest, è emerso un quadro sorprendente, ma non troppo, in cui si evince che i russi prediligono quali destinazioni turistiche Turchia, Cina e Finlandia (per ragioni di vicinanza geografica) mentre il nostro paese non è molto gettonato nei circuiti dei tour operator, e non solo a causa delle famigerate sanzioni. Pur restando una naturale attrazione, grazie alla presenza dell’enorme patrimonio culturale ed artistico, che da sempre è uno dei marchi di fabbrica dell’Italia.

A determinare le scelte di viaggio, i prezzi, la predisposizione a destinazioni in cui si combinino aspetti come il relax o l’opportunità di visitare città d’arte e – last but not least – l’aspetto linguistico che non va assolutamente sottovalutato, quale altro fondamentale fattore critico di successo. Un sito con una perfetta traduzione in lingua russa fa la differenza rispetto ad uno in cui, ci si preferisce avvalere del traduttore istantaneo di Google. I prodotti turistici di successo del nostro paese inoltre annoverano mare, montagna, laghi, terme e wellness, borghi, crociere ed anche gli itinerari enogastronomici.

L’identikit del turista russo tipo, è quello di una persona fra i 35 ed i 55 anni, che non conosce appieno la lingua inglese e che, per le prime scelte di viaggio, ricorre sempre più spesso all’utilizzo di internet (87 milioni di navigatori e 35 milioni di utilizzatori di smartphone), ed in particolare ai social. Un fattore che non va assolutamente sottovalutato è costituito dal fatto che la Russia, annovera 95 regioni con differenze culturali che si traducono in diversi stili di vita, distribuiti fra 11 fusi orari. Questo significa che nell’ideazione di un prodotto turistico, è indispensabile conoscere in maniera approfondita le abitudini del target di riferimento. Anche se è facile intuire che, lo standard qualitativo richiesto è particolarmente alto: a sostegno di ciò, basti pensare che il 47% dei turisti russi predilige alberghi di categoria a 3 e 4 stelle se individuali, mentre il 58% dell’utenza business, punta su quelli a 5 stelle con trattamento di lusso.

Dopo aver fatto un’analisi di mercato accurata ed approfondita, è necessaria l’ottimizzazione dei siti, utilizzare un’adeguata strategia comunicativa sui social network ed, in ultima analisi per i tour operator, nel post-vendita adeguata attività off-line e di stampa per fidelizzare i clienti. Il motore di ricerca più utilizzato in Russia è Yandex Business (48,3%) particolarmente gettonato dalle fasce d’età medio-alte per il costo per click più basso ed il rating che tiene conto del livello di conoscenza della lingua russa del sito, mentre i più giovani prediligono Google (45,1%).

In particolare, il primo prevede anche l’utilizzo di un apposito software (Yandex Metrica e Yandex Commander) che è simile a Google Analytics, per l’impostazione degli obiettivi da raggiungere nelle campagne pubblicitarie, delle keywords e del budget da utilizzare. La scelta su Yandex trova la sua logica spiegazione nel fatto che i turisti russi esigono la descrizione dettagliata di come trascorreranno il tempo libero al di fuori della struttura, lo storytelling del territorio, le informazioni sul visto, l’organizzazione del viaggio ed una serie di convenzioni e pacchetti speciali a loro riservati.

Ovvero, una serie di contenuti particolarmente apprezzati perché amano essere guidati in tutte le fasi della loro esperienza di viaggio da chi può dare loro utili e preziosi consigli sul modo con cui spostarsi con autobus e treni, sul dove soggiornare e quali angoli nascosti del nostro paese scoprire.

Per quanto riguarda i social, la gestione del contest su Instagram (che in Russia è utilizzato in modo ben diverso che nel nostro paese) può essere determinante il modo con cui ci si presenta ai blogger ed agli influencer che, nell’ambito dell’ottimizzazione SEO, hanno il delicato compito veicolare il messaggio e l’immagine della struttura turistica, sul target di riferimento.

La scelta delle foto, nel caso in cui ci si rivolga ad un blogger (naturalmente russo), deve avere uno stile comune ed un tema ben preciso, allo scopo di trasmettere ai follower la voglia di approfondirne i contenuti e dunque di creare una proficua interazione, specificando bene prezzi e caratteristiche che si intendono promuovere.

Meno gettonati VKontakte (che si rivolge ad un pubblico essenzialmente giovane, composto in maggioranza da donne) e Facebook, anche se per gli alberghi appare indicato l’utilizzo del Wiki-Menù che è simile alle pagine sponsorizzate di FB, in cui è possibile inserire recensioni, consultare cataloghi, leggere una descrizione ecc.

Per le newsletter, generalmente è consigliato Telegram con l’utilizzo di un coupon in euro e l’invio di gadget nelle occasioni particolari (compleanno, capodanno, Natale, ecc.) che possono tradursi nell’acquisizione di un cliente a vita. Va comunque tenuto presente che il processo decisionale dei turisti russi, può essere lungo e abbastanza articolato. Appare perciò fondamentale, creare siti e video ben fatti e ricchi di contenuti, che possano suscitare un certo appeal fra i seguaci del blogger.

In particolare, nella scelta del content bisogna tenere presente che ai russi (soprattutto alle donne giovani) piace leggere molto e quindi, oltre alla foto, è necessario trasmettere anche molte informazioni che si possono rivelare molto preziose. Senza però scadere nel banale e nel noioso, utilizzando testi che sappiano catturare l’attenzione del potenziale cliente.

Insomma, per avere successo con i turisti russi le strutture ricettive del nostro paese sono chiamate a cambiare il modo con cui vendono e concepiscono il proprio prodotto. Innanzitutto raccontandosi, e poi trasmettendo “valore” attraverso la cura dei dettagli, una costante interazione e la creazione di un rapporto basato sulla fiducia e la capacità di far vivere loro un sogno ed un emozione.

F.M.

 




ANCORA SOLDATI RUSSI CADUTI IN SIRIA E L’ISIS DIFFONDE UN VIDEO DI MINACCIA A PUTIN

Idlib (Siria) – Un elicottero militare russo del tipo Mi-8 è stato abbattuto oggi nella provincia siriana di Idlib. Morti 5 militari che erano a bordo. Avevano appena consegnato aiuti Rebels from Jabhat al-Nusra waving their flag - AP Photo -Edlib News Network ENNumanitari alla città di Aleppo.
L’area in questione si trova sotto il controllo del gruppo terrorista Jabhat al-Nusra (fuorilegge in Russia) e gruppi correlati della cosiddetta “opposizione moderata”.  E’ il terzo elicottero russo perso in Siria. Un elicottero Mi-8AMTSH era infatti stato abbattuto il 24 novembre 2015 e un elicottero d’attacco Mi-28N è precipitato nei pressi di Homs durante la notte per il 12 aprile 2016. Oltre a questo, un Mi-25 (Mi-24 in versione esportazione) elicottero delle forze aeree siriane con due ufficiali russi a bordo fu abbattuto lo scorso 8 luglio.  il Ministero degli Esteri russo ha definito “vani” i tentativi dei terroristi di Jabhat al-Nusra di cambiare i propri destini.

SYRIA. OCTOBER 6, 2015. Russia's Mil Mi-24 combat helicopters at the Hmeymim airbase. TASS Ñèðèÿ. 6 îêòÿáðÿ 2015. Ðîññèéñêèå óäàðíûå âåðòîëåòû ÌÈ-24 íà àýðîäðîìå "Õìåéìèì". ÒÀÑÑNella stessa triste giornata per la perdita dei 5 militari russi, attraverso un video diffuso in rete, arriva anche una minaccia dell’Isis al presidente russo Vladimir Putin, dove si chiede ai propri combattenti di portare la jihad in Russia. La notizia è riporata dal sito di RAI News. Nel filmato, la cui autenticità non è stata confermata, un uomo a viso coperto che guida un’auto nel deserto urla: “Ascolta Putin, verremo in Russia e vi uccideremo nelle vostre case. (…) Oh fratelli, conducete la jihad e uccideteli e combatteteli“. Il link del video potrebbe essere stato caricato su un account Telegram usato dai terroristi. Il video mostra anche degli uomini armati che attaccano veicoli blindati e tende, e raccolgono armi nel deserto. Secondo i sottotitoli si tratterebbe di un’azione avvenuta ad Akashat, nella provincia irachena di Anbar. Recentemente Russia e Usa hanno iniziato a trattare per raggiungere un maggior livello di cooperazione contro l’Isis e altri gruppi terroristici a livello militare e di servizi segreti.il filmato delle minacce a Putin

Il Cremlino dal canto suo esorta a non dare molta importanza al video “Probabilmente non dobbiamo esagerare l’importanza di questi filmati“: lo ha detto il portavoce di Putin, Dmitri Peskov, riferendosi al presunto video dell’Isis. “Ovviamente– ha aggiunto Peskov visto che la lotta contro di loro si intensifica e sono messi all’angolo, i terroristi usano la tattica dell’intimidazione“.

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