Parmigiano? Ottimo, ma ora la Russia ringrazia per le sanzioni e se lo produce da se
Category: Food
10 Agosto 2023
La Russia produrrà il suo parmigiano a Kaliningrad. Questo è il risultato della mancata possibilità di esportazione del prodotto italiano, per le vigenti sanzioni. Il famoso formaggio italiano poi potrebbe rientrare in Unione Europea attraverso altri canali o triangolazioni con altri paesi.
La produzione di parmigiano verrà avviata nella regione di Kaliningrad. L’attrezzatura necessaria alla produzione è in fase di preparazione sul territorio dello stabilimento nel parco industriale di Chernyakhovsk. La produzione del formaggio inizierà la prossima settimana, i prodotti saranno in vendita tra sei mesi, ma i vari tipi di stagionatura saranno disponibili entro il 2025.
Il parmigiano dovrebbe essere prodotto con il marchio Würth, e gli stessi produttori promettono di rendere il prezzo del formaggio “il più conveniente possibile“.
Il lancio dell’impianto era previsto nel primo trimestre del 2023. Tuttavia, a causa di difficoltà con la consegna delle attrezzature, l’inizio della produzione è stato posticipato all’estate.
Nati in pochi mesi per sostituire le produzioni originali che ora latitano e già arrivati a sfornare “Russkiy Parmesan” (anche negli impianti di Stavropol) e simili per un valore di 250 milioni di euro. Dagli Urali alla regione di Sverdlovsk, come si è potuto vedere di recente alCibus di Parma, sta infatti proliferando un’industria lattiero-casearia e salumiera che non tralascia nemmeno il Montasio, i pecorini, la mozzarella e la ricotta. Con le aggiunte di mascarpone, robiola, salami, pizze, scamorze e insalate vendute in confezioni e fogge ‘ispirate’ a quelle delle nostre prelibatezze.
E secondo il sindacato russo dei produttori lattiero-caseari, il Soyuzmoloko, questo fenomeno ha contribuito pesantemente a fare schizzare i livelli di produzione di formaggio russo a quota 47 miliardi di rubli (600 milioni di dollari, quattro volte il valore del pre-guerra). Mentre le speranze dei produttori locali, nonostante le difficoltà a investire nell’industria alimentare in tempi in cui la nazione governata da Vladimir Putin ha altre priorità, sono di arrivare a produrre parmigiano di alta qualità buono anche per l’export entro 5 o 7 anni. Sulle solide basi di un attuale “Russkiy Parmesan” descritto da chi lo realizza come “un’alternativa al Parmigiano Reggiano dalla consistenza dura molto simile e dal gusto e aroma intensi specifici”. Se questi sono i risultati delle sanzioni europee, la Russia sentitamente ringrazia.
RED
Vladimir Putin ha parlato con gli imprenditori italiani di investimenti e cooperazione tra Russia e Italia
Category: ITA-RUS
10 Agosto 2023
Nel formato di videoconferenza si è svolto l’incontro di Vladimir Putin con i dirigenti delle grandi aziende italiane. Sono state discusse la cooperazione economico-commerciale e d’investimento tra la Russia e l’Italia, le prospettive dell’ulteriore allargamento dei legami d’affari. Alla conferenza ha preso parte anche il presidente dellaCamera di Commercio italo-russa, dott. Vincenzo Trani. Hanno preso parte i ceo di 16 grandi aziende italiane, riuniti in collegamento con dall’hotel Principe di Savoia a Milano e dal St Regis a Roma, inclusi Marco Tronchetti Provera, amministratore delegato di Pirelli, Francesco Starace, ceo di Enel, Guido Barilla, presidente del gruppo alimentare di famiglia, Andrea Orcel, ceo di Andrea Orcel, e Gabriele Galateri, presidente delle Assicurazioni Generali. Assenti, anche se invitati, i manager di Eni, Snam e Saipem. Il governo italiano avrebbe chiesto alle società partecipate di dare forfait, ma solo l’Eni ha ammesso di aver rinunciato «alla vigilia» dell’evento.
Qui di seguito il suo discorso e il VIDEO integrale dell’intervento del presidente russo, Vladimir Putin:
Vladimir Putin: Egregi colleghi, buongiorno!
Sono molto lieto di avere la possibilità di vedervi – gli imprenditori leader italiani, nostri colleghi e amici.
Ci siamo visti nell’ottobre 2018 ed allora abbiamo avuto un colloquio costruttivo sulle prospettive dello sviluppo dei legami economico-commerciali e d’investimento tra Russia e Italia. Molte delle vostre utili raccomandazioni sono state prese in considerazione nel nostro lavoro quotidiano sulla formazione del clima favorevole per la crescita e lo sviluppo dell’ambiente economico, perfezionamento della gestione aziendale e, ovviamente, sul miglioramento del clima d’affari di cui ho appena parlato, compreso il contesto dell’attrazione degli investimenti dall’estero.
Certo, causa pandemia di coronavirus, i contatti di lavoro sono stati ostacolati, ed in generale la situazione volatile nell’economia globale, ovvio, non ha contribuito alla realizzazione di nuovi progetti ed iniziative. Però possiamo constatare con soddisfazione che i nostri Paesi sono riusciti a conservare la cooperazione nel settore economico ad un livello abbastanza alto. Negli undici mesi dell’anno scorso il commercio bilaterale è cresciuto del 53,8% fino a 27,5 miliardi di dollari. Credo anche che alla fine del conteggio molto probabilmente questo indice supererà la soglia di 30 miliardi di dollari.
Oggi, egregi colleghi, propongo di concentrare la nostra discussione sui temi che preoccupano voi – nostri colleghi, investitori, imprenditori che lavorano in Russia e che sono interessati nell’allargamento dei legami commerciali con il nostro Paese, discutere le questioni più incalzanti della cooperazione economica russo-italiana.
Vorrei sottolineare in particolare che noi consideriamo l’Italia uno dei principali partner economici. Il vostro Paese occupa il terzo posto tra gli stati dell’Unione Europea per il livello degli scambi commerciali con la Russia. Gli investimenti delle aziende italiane nell’economia russa ammontano a circa 5 miliardi di dollari, e gli investimenti russi in Italia sono stimati di circa 3 miliardi di dollari.
Con grande rendimento funziona la piattaforma di investimenti russo-italiana creata con la partecipazione del Fondo degli investimenti diretti nel 2019 per il finanziamento dei grandi progetti comuni ad alta intensità di capitale.
Adesso in Russia lavorano circa 500 strutture di business italiane. Lo spettro dei settori in cui sono presenti è veramente impressionante: energia elettrica, acciaieria, industria petrolifera e petrochimica, produzione di elicotteri, alte tecnologie, complesso di produzione agraria, infrastrutture di trasporti, settore bancario e assicurativo e molti altri.
In particolare siamo soddisfatti dalla cooperazione di successo con le aziende italiane e con le banche nei progetti di grande portata nel settore energetico. Intendo “Yamal LNG” nonché “Arctic LNG-2” in cui sono coinvolte più di 60 imprese dall’Italia. I produttori italiani di attrezzature di alta tecnologia sono molto presenti nel progetto “Vostok Oil” che la “Rosneft” sta realizzando al Nord di Russia nella Regione di Krasnoyarsk.
Il nostro Paese è un fornitore affidabile delle risorse energetiche ai consumatori italiani. Nel 2021 “Gazprom” ha inviato in Italia 22,7 miliardi di metri cubi del gas naturale, il ciò è significativamente più del 2020. Allora c’erano 20,8 miliardi di metri cubi.
Vorrei evidenziare che le aziende italiane energetiche continuano a lavorare con “Gazprom” su base dei contratti a lungo termine ed oggi hanno la possibilità di acquistare il gas ai prezzi più bassi, direi, molto più bassi di quelli di mercato, di cosiddetti di mercato, in realtà di spot, che sono cresciuti notevolmente sullo sfondo del freddo inverno e del deficit dell’offerta.
Vediamo delle serie prospettive per l’allargamento del partneriato russo-italiano in altri campi d’energia. Prima di tutto si tratta di lavorazione, impiego e commercializzazione dell’energia delle fonti rinnovabili.
L’imprenditoria italiana ha già investito circa 500 milioni di euro nella costruzione degli impianti eolici in tre regioni russe: Regione di Stavropol, Rostov – il Sud di Russia, la Regione di Murmansk al Nord. Sulla base dell’impianto di generazione dal vento di Murmansk verrà prodotto congiuntamente il cosiddetto idrogeno verde per l’ulteriore esportazione nei Paesi d’Europa.
A proposito, negli ultimi tempi la Russia ha intrapreso una serie di passi importanti nel processo di creazione dell’economia a basso tenore di carbonio. In programma – avrete sentito, ed io ho già detto – raggiungere la neutralità carbonica entro il 2060 mantenendo nello stesso tempo sostenibile crescita economica.
La Russia possiede grandi risorse e possibilità tecnologiche che intendiamo utilizzare per lo sviluppo dell’energia “verde”. Nei prossimi anni cominceranno dei progetti pilota nella produzione dell’idrogeno a basso livello dell’emissione di gas serra ed il suo utilizzo nel settore energetico, nei trasporti, nell’industria. Viene realizzato il concetto dell’energia ad idrogeno ed entro il 2035 la Russia può diventare uno dei più grandi produttori ed esportatori mondiali di idrogeno.
Siamo interessati al fatto che gli imprenditori stranieri inclusi quelli italiani si sentino al mercato russo quanto più possibile a loro agio. Intraprendiamo sistematicamente delle misure per migliorare il clima di affari e di investimenti. Un grande contributo a questo dà il Consiglio di consulenza per gli investimenti stranieri presso il Governo della Russia, che già da 26 anni si occupa del perfezionamento delle condizioni per l’imprenditoria.
In Russia si svolgono regolarmente numerosi forum economici internazionali e voi li conoscete tutti: Il Forum di San Pietroburgo, Il Forum Orientale, l’esposizione annuale “Innoprom” a Ekaterinburg ed altri. Le aziende italiane tradizionalmente prendono parte attiva ai loro lavori. L’anno scorso ai margini del Forum di San Pietroburgo è stata organizzata una sessione speciale del dialogo imprenditoriale russo-italiano, invece a “Innoprom” l’Italia è venuta in qualità del Paese-Partner.
Vorrei menzionare anche che la capitale russa Mosca ha avanzato la propria candidatura ad ospitare l’Esposizione universale mondiale “EXPO-2030”. Certo, sappiamo, stimati colleghi, che anche Roma è la città-candidata. L’Italia ha già svolto tali eventi, è stata padrona dell’Esposizione universale mondiale. Il nostro Paese non l’ha mai fatto malgrado che partecipa da 170 anni e fa parte del movimento internazionale d’esposizione, era presente alla prima “EXPO” a Londra nel 1851. Facciamo gara con voi, facciamo gara.
Egregi colleghi!
Riteniamo, il fattore chiave dell’attrattività d’investimenti della Russia sia la stabilità macroeconomica, al supporto della quale dedichiamo e intendiamo dedicare nel futuro l’attenzione prioritaria.
Vorrei sottolineare che la crisi economica globale provocata dalla pandemia non ha avuto un impatto grave sul nostro Paese in paragone agli altri stati. È stato reso possibile per molti versi grazie all’affidabilità strutturale dell’economia russa. Secondo le stime, come l’esito dell’anno passato il PIL ammonterà a circa 4,5%. La disoccupazione si mantiene ai minimi storici – 4,3%.
Vorrei notare anche, che le aziende operanti nel nostro Paese usufruiscono attivamente dei diversi meccanismi di sostegno. Se ne approfittano siccome noi li offriamo a partner sia nostri che stranieri. Le aziende straniere che hanno localizzato la produzione sul territorio della Russia, ricevono ulteriori benefici, possono usufruire dei benefici fiscali nelle zone “porto franco”, lavorare in base a contratti d’investimento speciali. Oltre a questo a metà dell’anno corrente entrerà in vigore un ordine preferenziale e semplificato del rilascio del permesso di soggiorno agli investitori stranieri.
È ovvio che non contribuisce all’intensificazione dei contatti di lavoro e dei viaggi il fatto che tra la Russia e l’Unione Europea non è terminato fino ad oggi il processo del riconoscimento reciproco dei vaccini e dei certificati di vaccinazione.
A questo punto voglio menzionare la recente ricerca congiunta russa-italiana comparativa sui vaccini, condotta nell’Istituto nazionale di malattie infettive L.Spallanzani, secondo l’esito della quale il vaccino russo “Sputnik–V” ha dimostrato il titolo più alto di anticorpi neutralizzanti la variante “Omicron” ed ha di nuovo ribadito con questo la propria alta efficienza.
Egregi colleghi!
All’incontro di oggi sono presenti da parte russa i ministri chiave del blocco economico del Governo, nonché i dirigenti di una serie di grandi aziende nazionali. Loro, naturalmente, terranno presenti i problemi che vi preoccupano e saranno con voi in costante contatto per favorire il vostro ulteriore lavoro di successo in Russia.
Passiamo al nostro lavoro, direttamente alla discussione. Vi ringrazio dell’attenzione e con piacere cedo la parola al presidente della Camera di commercio italo-russa, dott. Vincenzo Trani.
Certo, un’altra volta vorrei sottolineare che proprio adesso sono collegati con noi i componenti del Governo della Federazione Russa, miei colleghi, come ho già detto, dirigenti delle grandi aziende – che sono spesso vostri partner. E come la volta scorsa, con piacere passerò la parola a loro durante la nostra discussione. Cosi potrete sentire in prima persona le valutazioni dei vostri colleghi russi sulle prospettive dell’ulteriore sviluppo dei legami economici russo-italiani.
RED
IL VIDEO INTEGRALE DEL DISCORSO DEL PRESIDENTE RUSSO VLADIMIR PUTIN:
Considerare la Russia per investimenti locali come strategia di crescita della tua impresa
Category: Export & Business
10 Agosto 2023
Negli ultimi anni si è intensificata la competizione internazionale tra paesi per attrarre gli investimenti internazionali, ed è partita una corsa ad una serie di strumenti, quali le agevolazioni fiscali, le facilitazioni burocratiche-amministrative, la legiferazione per istituire norme a tutela dei capitali e della conduzione delle imprese, e così via. Non manca all’appello la Russia, che ha avviato una campagna importante con una doppia finalità: attrarre gli investimenti esteri e ribilanciare la sua economia verso le regioni russe al di fuori delle aree metropolitane più avanzate di Mosca e San Pietroburgo.
Così, già dal 2005, il Governo ha istituito le ZES, ovvero le zone economiche speciali, destinando risorse pubbliche importanti per creare le condizioni allo sviluppo imprenditoriale locale, soprattutto per investitori internazionali.
Secondo molti operatori, la nascita delle ZES è una concreta opportunità per espandere il proprio business in tutta la federazione, e con la nascita del mercato unico Euroasiatico, in tutti i paesi limitrofi aderenti.
Ma esattamente cosa sono le ZES?
Le zone economiche speciali sono delle aree, istituite sia a livello federale che regionale, che beneficiano di una serie di esenzioni e/o agevolazioni (fiscali, doganali, immobiliari e amministrative) a vantaggio di quelle imprese straniere disposte ad effettuare investimenti al di sopra di determinati valori.
L’obiettivo è quello di attrarre capitali e tecnologia dall’estero per lo sviluppo del paese e delle sue regioni.
La legge sulle Zone Economiche Speciali (federali)del 2005 prevede quattro tipi di Zone:
Industriale – produttiva;
Tecnico – innovative;
Turistico – ricreative;
Portuali.
Le zone di tipo industriale-produttivo sono otto:
Lipetsk;
Alabuga (nella Repubblica del Tatarstan);
Togliatti (nella Regione di Samara);
«Valle del Titanio» (nella Regione di Sverdlovsk, sugli Urali);
Kaluga;
Pskov;
Vladivostok;
Zes “Lotos” di Astrakhan.
Le zone tecnico-scientifiche Federali sono invece cinque:
Zelenograd (area amministrativa indipendente della Città di Mosca);
Dubna (Regione di Mosca);
San Pietroburgo;
Tomsk;
“Innopolis” a Kazan (Rep. del Tatarstan).
Le zone turistiche sono sei: due posizionate sul Lago Baikal (Repubblica di Buriatia e Regione di Irkutsk), due nella Repubblica Gorno Altai, una nella Regione di Stavropol (Mineralnie Vodi) nel Caucaso del Nord e nelle Regioni di Kaliningrad e Primorje.
Quelle di tipo portuale sono ospitate nelle Regioni di Ul’janosvk, Khabarovsk e Murmansk.
Ogni ZES ha una qualità giuridica speciale conferita dallo Stato, il che dà agli investitori una serie di agevolazioni fiscali e preferenze doganali, garantendo inoltre l’accesso alle infrastrutture di ingegneria, trasporto e commercio. I costi per gli investitori possono ridursi del 30% rispetto ad altre zone non speciali.
Pertanto la legge federale «Sulle zone economiche speciali» presenta un sistema di privilegi e agevolazioni per gli investitori, in particolare:
Regime amministrativo speciale: riduzione delle barriere amministrative, regime di “sportello unico”;
Gestione e legislazione trasparente: sostegno dello stato e del ministero dello sviluppo russo;
Personale qualificato: centri scientifici e di addestramento;
Regime doganale libero: IVA e dazi doganali al 0%;
Tutte le infrastrutture necessarie: locali ad uso ufficio, gas, acqua, corrente elettrica;
Garanzie statali: firma di un accordo col governo della Federazione Russa;
Regime fiscale speciale: ridotta imposta sui profitti, non esiste imposta sulla proprietà, sulla terra e sui trasporti.
Avere una panoramica di queste opportunità rappresenta il primo importante passo per le imprese italiane che sono interessate alla espansione del loro business nella Federazione Russa: oltre alle agevolazioni fiscali, occorre considerare la grande opportunità di creare realtà produttive e di servizi che avrebbero il vantaggio di competere localmente, senza barriere doganali, logistiche e distributive tipiche delle imprese localizzate all’estero.
IL MERCATO DELLE CALZATURE E DELLE PELLI CONQUISTA LA RUSSIA
Category: ITA
10 Agosto 2023
Milano – Il “Made in Italy” alla conquista della Russia. I settori del calzaturiero e delle pelli tradizionalmente sono sempre stati una delle punte di diamante dell’eccellenza imprenditoriale nel nostro paese. Nonostante l’annosa questione delle sanzioni, le produzioni nostrane in questo mercato continuano comunque a recitare un ruolo di primo piano nell’export nel gigante eurasiatico. Si è tenuto oggi pomeriggio presso la sede dell’ITA (Italian Trade Agency) un focus avente ad oggetto i buoni risultati conseguiti dalle imprese italiane delle calzature e delle pelli in Russia.
Dopo i saluti del Direttore dell’ITAMarinella Loddo (“è un incontro assai importante perché crediamo nella possibilità di fare tutti insieme sistema”), l’incontro è entrato nel vivo con la presentazione dello studio sull’evoluzione di queste due produzioni da parte di Pierpaolo Celeste, Direttore dell’Ufficio ICE a Mosca, che ha snocciolato una serie di dati molto interessanti.
“Il mio consiglio – ha esordito, rivolgendosi agli imprenditori presenti in sala – è quello di non limitarsi solo ad investire a Mosca, ma anche di guardare con attenzione alle aree limitrofe. Laddove ci sono i soldi, dobbiamo essere bravi ad intercettare la domanda. In merito allo studio, la Russia ha prodotto nel 2016, 1313 miliardi di euro di PIL, con un outlook destinato quest’anno a crescere. Siamo al secondo posto come importatori con 5 milioni di paia di scarpe vendute che hanno generato un indotto di circa 12 milioni di Euro. Il mercato russo cerca essenzialmente prodotti che imitino la pelle dei rettili ed anche la pelle naturale è molto ricercata. Ma guai a portare il prodotto sbagliato, nonostante ci sia una favorevole predisposizione ad acquistare i prodotti italiani. All’interno della Federazione Russa, ci sono 8 regioni che abbiamo, a loro volta, suddiviso in una serie di distretti che abbiamo mappato per popolazione. Il distretto federale nord-occidentale è quello di San Pietroburgo e la prima notizia interessante è che lì la gente spende di più per i settori “non food” (64,2%) rispetto a quelli food (35,8%). Ci siamo concentrati su 894 negozi per un totale di 2718 punti vendita che trattano calzature e pelletterie. La promozione di queste produzioni avviene online, ovvero con i social Facebook, Instagram e Vkontakte, siti specializzati, forum e motori di ricerca. Questo perché la carta stampata lì non viene quasi mai utilizzata, e dunque per fare una buona campagna marketing si fa ricorso ai mezzi di comunicazione più in voga. Il distretto federale degli Urali è quello di Ekaterinburg e risalta per la sua disponibilità di spazi commerciali, ovvero la possibilità di costruire con i circa 11.000 Euro pro capite che la rendono particolarmente ricca. In termini di promozione, qua si fa ricorso alle riviste anche se la maggior parte dei negozi fa comunque ricorso alle reti. Le particolari condizioni climatiche “costringono” i consumatori ad acquistare più paia di scarpe per stagione, ed a discapito degli imprenditori italiani c’è stata la scarsa propensione allo scambio con i produttori locali. Per quanto riguarda Mosca, inutile dire che è l’area più popolosa della Federazione, si consuma sia “food” che “non food”. È l’area che ha la più alta disponibilità di spazi e dunque presenta maggiori attrazioni per le imprese, anche se personalmente ritengo che questo non garantisca automaticamente il successo. Mosca è comunque un posto particolare dove l’ultima novità e le curiosità sono ben accette ed anche qui il principale strumento di comunicazione è sempre quello on line. Il distretto federale del Volga comprende le città di Kazan (la più ricca), Ufà, Samara, Perm e Nizhny-Novgorod in cui è presente la maggiore concentrazione di centri commerciali, come attesta anche il PIL pro capite che si attesta sui 50.000 euro. Siamo in presenza di un’area che oltre ad essere ricca è molto interessante. Anche qui si comunica con i social, anche se la scarsa conoscenza del russo può essere un ostacolo. Come Ufficio ICE– ha sottolineato – , per chi è interessato, siamo a disposizione per studiare la migliore comunicazione. In merito ai consumi, il clima particolarmente rigido con un inverno che dura anche 5-6 mesi, richiede l’utilizzo di stivali fino al passaggio alle scarpe estive. C’è grande richiesta di prodotti in pelle ed ecopelle, così come di guanti a causa delle condizioni meteorologiche cui accennavo precedentemente. Il Made in Italy fa la sua presenza. Nel distretto federale meridionale che comprende l’area di Rostov-sul-Don siamo invece in presenza di condizioni climatiche sicuramente più favorevoli ed è uno dei più gettonati. C’è stata una certa riduzione nella frequenza del rinnovo del guardaroba, ma tutto sommato le produzioni italiane sono così gettonate che comunque tengono bene. Nel distretto siberiano, che è una delle aree più ricche, la concentrazione dei negozi è notevole con una disponibilità di spazi commerciale per abitante di circa 231 metri quadrati. Sono presenti circa 130 punti vendita, tutti distribuiti fra Krasnojarsk e Novosibirsk. Il distretto del Caucaso settentrionale vede in Stavropol una realtà che chiede la presenza di un buon prodotto italiano di qualità, perché è un’area in forte espansione. Si tratta di un territorio che presenta diversi punti in comune con le nostre regioni centrali, ma con un clima più mite. Mentre in alcune aree è chiaro ciò che i consumatori acquistano, ve ne sono altre in cui i rivenditori tendono a diversificare il loro venduto. L’area più popolata e ricca come reddito pro-capite è quella di Mosca, mentre quella dove si consuma di più è San Pietroburgo. Non è possibile per una nuova impresa non esaminare questi dati. Il suggerimento che mi sento di dare è quello di puntare sulla qualità che è il nostro indiscutibile punto di forza, insieme all’impegnarsi nel garantire il rispetto dei tempi di consegna. L’ottemperanza ai patti non è solo un fatto di etica ma anche di educazione e rispetto. Ripeto, la Russia è in ripresa, stanno aumentando i consumi ed è necessario sfruttare le potenzialità delle nuove Regioni, comprese quelle più scomode da raggiungere. Dal 24 al 27 ottobre – ha annunciato, terminando la sua relazione – organizzeremo la fiera “Obuv. Mir Kozhi” a Mosca, in cui saremo presenti con uno spazio collettivo”.
Soddisfatti i rappresentanti delle associazioni di categoria presenti in sala. Per Danny D’Alessandro, Vice Direttore di MIPEL che ha confermato che “oltre ai buoni rapporti ed alla proficua collaborazione che abbiamo posto in essere con l’ITA, l’altro grande motivo di soddisfazione di questo incontro riguarda la Russia, per la quale siamo stati nel 2016 il secondo paese importatore. Si tratta di una realtà che sta riprendendo a galoppare dopo un periodo di difficoltà e la prova l’abbiamo avuta all’ultimo MIPEL, dove abbiamo registrato la presenza di molti buyer russi”, mentre per Matteo Scarparo, Responsabile Area Global Trade di Assocalzaturifici, “il rapporto con l’ICE è per noi di vitale importanza per essere presenti sui mercati internazionali. In merito alla Russia, si tratta di un mercato che si sta trasformando in maniera repentina ed all’ultimo MICAM che si è tenuto a settembre dello scorso anno abbiamo avuto incremento del 21% delle presenze russe”.
Le testimonianze dei casi di successo della Cromia/Laipe (settore pelletteria), rappresentata dal Senior Brand Manager Danilo Pavon e di Arturo Venanzi, in rappresentanza dell’Assocalzaturifici hanno concluso l’incontro. Pavon parlando del suo brand ha evidenziato come “abbiamo rilevatodegli incrementi di fatturato, nonostante la situazione che ben conosciamo, che ci garantisce una buona quota di mercato grazie a Cromia. Siamo partiti a Mosca ed a San Pietroburgo, per poi coprire altre città come Ufà e Vladivostok. I fattori determinanti del successo sono stati il prodotto, la qualità ed il rispetto dei tempi di consegna. I nostri clienti pagano anticipatamente e chiedono una consegna precisa, e dunque vanno rispettati. Vendiamo meno in quantità ma meglio, e la chiave del successo è stata la creazione di un prodotto in chiave femminile che è diverso da quello degli schemi dei primi anni 2000. L’altro fattore che ci ha permesso di avere la meglio è stato quello di aver saputo intercettare i gusti e le tendenze espressi dal territorio, e non solo a Mosca. Personalmente, le prospettive di crescita sono buone ed il bello di questo mercato è che non è saturo come quello giapponese o americano. Si tratta di una realtà molto attraente, da questo punto di vista”.
Per Venanzi, invece, “il mercato russo può ancora darci tantissimo, nonostante le sanzioni. Ancora riusciamo a vendere e questo significa che chi riesce a fare un certo tipo di prodotto, alla fine vede ripagati i propri sforzi. Dove potremmo puntare, se non sul mercato russo? Loro ci amano e ci sono dunque tutti i presupposti per andare avanti”.
Francesco Montanino
AL VINITALY DI VERONA SCORRE PER LA PRIMA VOLTA ANCHE IL VINO RUSSO
Category: Food
10 Agosto 2023
Verona – Al Vinitaly per la prima volta la Federazione Russa è presente con 18 aziende provenienti da 5 regioni – Krasnodar, Stavropol, Rostov, Dagesta e Crimea – con oltre 50 vini, tra fermi, spumanti e ice wine, prodotti da vitigni e territori diversi e realizzati anche con stili e tecniche originali, come nel caso dello storico metodo Cossack per la spumantizzazione.
La Russia è finora rimasta una terra sconosciuta per la produzione di vino anche se la storia dell’enologia risale ai tempi delle antiche colonie greche (oggi le regioni al Sud della Russia), quando il vino veniva prodotto dai greci con gli stessi autoctoni tramandati fino ad oggi. Le ultime ricerche svolte dagli enti internazionali hanno confermato che gli autoctoni del Sud della Russia non hanno nessun legame con i vitigni europei e quindi si possono trovare esclusivamente sul territorio russo. Infatti le condizioni climatiche con lunghi e freddi inverni e corte e calde estati unite a terreni particolari permettono di creare i vini dallo stile inconfondibile.
In Russia si coltivano circa 90.000 ettari di vigneti: la regione Krasnadar, situata al Sud della Russia, è considerata tra i maggiori produttori di vino con 1/3 dei vigneti e della produzione totale nazionale. Anche la Crimea ha un’antica tradizione vitivinicola e oggi si presenta come una zona di produzione di vini di qualità dove attualmente si sperimentano maggiormente i vitigni internazionali. Favorita dalle nuove politiche vitivinicole di sostegno avviate dalla Federazione Russa – che prevedono di arrivare a 140 mila ettari di vigneto nel 2020 su un potenziale di 200 mila ettari coltivabili – la produzione è aumentata di 13 volte dal 2010 a oggi, e nel 2016 si è attestata intorno a 550 mila tonnellate di uve pari a 370 milioni di litri. Negli ultimi anni la qualità del vino russo è molto cresciuta anche grazie alla presenza di alcuni dei migliori enologi europei invitati a riscoprire e valorizzare le ricche caratteristiche del territorio attraverso i suoi vini e di molti enologi russi rientrati dopo importanti esperienze all’estero. Un nuovo corso che ha inciso anche sulle preferenze dei consumatori: negli ultimi venti anni è diminuito il consumo di superalcolici del 50% a favore di quello del vino cresciuto del 70%.