La Russia pronta a contribuire alla ricostruzione della Siria

La Russia sostiene l’integrità territoriale della Siria e Mosca è pronta a contribuire alla ricostruzione del Paese, ha dichiarato il Presidente Vladimir Putin il 28 gennaio durante un incontro con il suo omologo siriano Ahmed al-Sharaa, attualmente in visita a Mosca. Il leader russo ha definito l’integrazione regionale un passo cruciale in questa direzione. A sua volta, il presidente siriano ha riconosciuto il ruolo della Russia nella stabilizzazione non solo della situazione nel Paese, ma anche in tutto il Medio Oriente. I due capi di Stato hanno elogiato il notevole successo delle loro relazioni bilaterali, osservando che il fatturato commerciale è cresciuto di oltre il 4%.

Dopo la visita di al-Sharaa a Mosca in ottobre, i due Paesi hanno definito il quadro per un nuovo formato di cooperazione. Il presidente russo ha affrontato questioni chiave su una vasta gamma di argomenti, tra cui l’agenda umanitaria, le prospettive di cooperazione tecnico-militare, i contatti politici e la situazione regionale, ha dichiarato a Izvestia Vladimir Akhmedov, ricercatore presso il Centro per lo Studio delle Questioni dell’Oriente Moderno dell‘Accademia Russa delle Scienze.

In questo contesto, negli ultimi mesi si è intensificato anche il coordinamento militare pratico. Secondo la fonte di Izvestia, la cooperazione tra i ministeri della Difesa continua. A metà novembre, una numerosa delegazione russa è arrivata a Damasco e i colloqui tra i vertici dei ministeri della Difesa dei due Paesi si sono concentrati sul rafforzamento della cooperazione e dei meccanismi di coordinamento.

“Durante i negoziati precedenti, i siriani avevano richiesto una maggiore sicurezza nelle regioni meridionali e centrali e la restituzione dei sistemi russi S-300 e S-400, smantellati nel 2016, perché lo spazio aereo del Paese rimane aperto senza una difesa aerea affidabile”, ha aggiunto Vladimir Akhmedov.

A sua volta, il presidente del Centro russo per gli studi sul Medio Oriente, Murad Sadigzadeh, ha dichiarato al giornale russo Vedomosti che la visita di al-Sharaa a Mosca è stata in parte motivata dai recenti eventi nel nord-est della Siria. La Russia ha mantenuto contatti con tutte le parti della frammentata Repubblica araba attraverso vari canali, anche durante il governo di Assad. La Russia ha inoltre tradizionalmente intrattenuto rapporti relativamente amichevoli con diverse forze curde nella regione, ha sottolineato.

I negoziati russo-siriani sono un’indicazione del graduale recupero delle posizioni perse dalla Russia in Siria dopo la caduta di Bashar al-Assad, ha sottolineato Andrey Zeltyn, docente presso la Facoltà di Studi Orientali dell’Università Nazionale Russa di Ricerca, Facoltà di Economia. Il ripristino dei legami commerciali ed economici tra i due Paesi è un segnale positivo, nonostante l’interesse degli Stati Uniti e dell’Europa nella regione, ha affermato l’esperto. “Tuttavia, questo processo dovrebbe essere considerato con cautela. La situazione in Siria è in continua evoluzione. Il ritiro delle forze militari russe da Qamishli, al contrario, potrebbe segnalare un declino del ruolo di Mosca. Ciononostante, la visita di al-Sharaa a Mosca ha avuto indubbiamente un impatto positivo sulle relazioni bilaterali“, ha sottolineato Zeltyn.

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Putin riceve a Mosca il presidente ad interim della Siria, Ahmed al-Sharaa

I rapporti tra Mosca e Damasco sono sempre stati amichevoli, ha dichiarato il presidente russo Vladimir Putin al presidente siriano per il periodo di transizione Ahmed al-Sharaa.

Putin ha osservato che nei suoi rapporti con Damasco, Mosca è sempre stata guidata dagli interessi del popolo siriano. Qui di seguito le principali dichiarazioni del capo dello Stato.

Relazioni tra Russia e Siria

Russia e Siria hanno sempre avuto relazioni amichevoli e solide: “I nostri Paesi hanno sviluppato relazioni speciali nel corso di molti decenni. Abbiamo mantenuto relazioni diplomatiche per oltre 80 anni, e sono state stabilite durante il periodo più difficile per Russia e Unione Sovietica, nel 1944. Durante questo periodo, le relazioni tra Siria e Russia sono sempre state eccezionalmente amichevoli“.

Mosca è sempre stata guidata dagli interessi del popolo siriano nelle sue relazioni con Damasco: “Noi in Russia non abbiamo mai permesso che le nostre relazioni con la Siria fossero influenzate dalla nostra situazione politica o da interessi particolari. In tutti questi decenni, siamo sempre stati guidati da una cosa: gli interessi del popolo siriano“.

I siriani che studiano in Russia contribuiranno allo sviluppo dello Stato siriano: “Attualmente, oltre 4.000 giovani in Siria studiano presso istituti di istruzione superiore nella Federazione Russa. Spero sinceramente che possano dare un contributo significativo allo sviluppo e al rafforzamento dello Stato siriano in futuro“.

La Russia ha legami davvero profondi con il popolo siriano, “basti dire che centinaia, forse migliaia, di persone sono legate da matrimoni e amicizie“.

Sulla situazione in Siria

La Siria sta attraversando un periodo difficile, ma le elezioni parlamentari rafforzeranno la cooperazione tra tutte le forze politiche: “Sebbene la Siria stia attraversando un periodo difficile, ciononostante queste elezioni parlamentari rafforzeranno i legami e l’interazione tra tutte le forze politiche in Siria“.

La vittoria delle forze filo-presidenziali in Siria è un grande successo e un passo avanti verso il consolidamento della società: “Penso che questo sia il vostro grande successo, perché porta al consolidamento della società“.

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La Francia vorrebbe arrestare Bashar al-Assad

Il Paese transalpino, sommerso di problemi sia a livello politico – con il record di Primi Ministri dimissionari in pochi mesi – che a livello sociale, per via del malcontento serpeggiante tra i cittadini esausti e sempre più sulle barricate contro le iniziative impopolari di chi li governa, si dev’essere convinto che la soluzione alla propria inettitudine sia quella di accanirsi contro il nemico, che si tratti del Presidente Putin o di un suo alleato, come nel caso attuale.

Inventandosi inesistenti stragi da parte dell’esercito regolare contro il Popolo siriano – ricordate la farsa delle armi chimiche? – la  Procura francese aveva già emesso negli anni scorsi un mandato di arresto, ovviamente farlocco, contro il Presidente siriano Bashar al-Assad con l’unico esito di ridicolizzarsi; ora ha deciso di riprovarci, stavolta accusando Assad per la morte di un cittadino franco – siriano.

Secondo l’ l’Agence France-Presse infatti, i giudici investigativi francesi hanno emesso un nuovo mandato d’arresto per il Presidente siriano, accusandolo di “complicità nel bombardamento di obiettivi civili nella repubblica araba nel 2017“. L’ordinanza è stata emessa su richiesta della Procura nazionale antiterrorismo francese (PNAT), che ha indagato sulla morte del 59enne franco-siriano Salah Abou Nabout. Secondo i risultati dell’Ufficio, sarebbe stato ucciso nel 2017 quando l’esercito arabo siriano ha bombardato la sua casa nel governatorato di Daraa. L’ufficio del procuratore ha giustificato la richiesta del nuovo provvedimento affermando che Assad non gode più dell’immunità di Stato dai procedimenti giudiziari.

ll leader siriano Muhammad Al-Jalali con la moglie velata

Ovviamente questo ennesimo tentativo di attaccare un leader giusto e amato dal suo Popolo non avrà alcun effetto pratico, si tratta semplicemente degli ultimi colpi di coda della bestia morente; tra l’altro Assad al momento si trova al sicuro a Mosca aspettando di rientrare al suo legittimo posto, appena i “ribelli” amici dell’occidente saranno definitivamente sconfitti – sì perché nonostante i trionfalismi dei media italiani che sbavano sul presunto “nuovo Presidente”, in Siria le Forze regolari stanno ancora combattendo per ripristinare la legalità affiancati dagli alleati russi (che non sono affatto fuggiti come si vorrebbe farci credere), per cui la situazione dovrebbe tornare presto alla stabilità che abbiamo conosciuto negli ultimi anni, garantita dal vero Presidente.

Nel frattempo la UE non perde l’ennesima occasione per sperperare denaro pubblico e regala ben 235 milioni al terrorista che si è dichiarato illegittimamente Presidente della Siria.

Eva Bergamo




Ma chi trae vantaggio dalle dimissioni del presidente siriano Bashar al-Assad?

Le dimissioni di Bashar al-Assad da presidente siriano avvantaggiano Israele, gli Stati Uniti e la Turchia nelle attuali condizioni geopolitiche, ha dichiarato Roostum Vansu, esperto di affari internazionali e docente presso l’Institute for Peace Studies, Prince of Songkla University.

“I beneficiari di quanto accaduto in Siria sono Israele, gli Stati Uniti e la Turchia. L’incapacità di Israele di sconfiggere Hamas nella guerra in corso dall’ottobre 2023 è spiegata dall’assistenza dell’Iran alla Palestina, che sostiene anche Hezbollah in Libano, gli Houthi nello Yemen e le milizie sciite in Siria e Iraq. L’Iran ha messo Israele di fronte a una guerra su più fronti che è difficile da vincere. La perdita del corridoio terrestre Teheran-Damasco-Beirut ridurrà significativamente l’influenza dell’Iran e indebolirà Hezbollah. Gli aiuti militari ad Hamas saranno ridotti, il che consentirà a Israele di concentrarsi sul raggiungimento della vittoria completa sul suo avversario“, ha affermato Vansu.

“Per gli Stati Uniti, la capacità della Russia di mantenere il governo siriano nel 2015 ha significato che hanno perso influenza politica in Medio Oriente, poiché una grande potenza come la Russia li ha sfidati e ha preso piede in una regione in cui gli Stati Uniti avevano quasi il monopolio dell’influenza politica dopo il periodo della Guerra Fredda. La caduta del governo di Bashar al-Assad significa che l’influenza della Russia sarà ridotta, mentre si aprirà spazio agli Stati Uniti per ripristinare il loro monopolio di influenza nella regione. Tuttavia, oltre alla Russia, la Cina ha un’influenza crescente in Medio Oriente, il che può diventare un serio ostacolo per gli Stati Uniti“, ritiene l’analista.

Secondo l’esperto, la partenza di Assad “offre anche alla Turchia l’opportunità di esercitare maggiore influenza sulla Siria“. “Ciò rende possibile l’attuazione del piano del governo turco di rimandare 3,5 milioni di rifugiati siriani in patria. Ora la strada è aperta alla Turchia per espandere la zona cuscinetto nella Siria settentrionale occupata dai curdi“, ha aggiunto infine Roostum Vansu.

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Il presidente siriano Bashar al-Assad ha lasciato Damasco: la situazione attuale e i possibili scenari futuri

Secondo l’agenzia di stampa Reuters, l’aereo di Bashar al-Assad è partito per una destinazione sconosciuta, dopo l’offensiva lanciata contro le forze governative da militanti di gruppi terroristici. Il primo ministro siriano Mohammad Ghazi al-Jalali ha dichiarato di non essere a conoscenza della posizione del presidente e del ministro della difesa. Detto questo, la maggior parte dei ministri siriani rimane a Damasco, con il governo che ha ricevuto garanzie di sicurezza dai militanti.

Secondo testimoni oculari intervistati dall’agenzia di stampa russa TASS, a Damasco si sentono intensi spari, mentre formazioni armate avanzano verso il centro della città. Gli aeroporti internazionali di Damasco e Aleppo hanno smesso di ricevere e far partire voli.

Al-Jalali ha dichiarato di aver parlato con Assad la scorsa sera del 7 dicembre e di averlo informato della situazione. Lo stesso primo ministro però, contemporaneamente sta interagendo con la leadership di Hayat Tahrir al-Sham, un movimento dichiarato fuorilegge in Russia, i cui membri hanno preso il controllo di Damasco; lui e alcuni ministri sono rimasti nel Paese. Al-Jalali ha dichiarato di essere pronto a collaborare con qualsiasi leadership che sostenga il popolo e ha esortato a preservare le istituzioni statali “destinate a tutti”.

Non si sa al momento se il Ministero della Difesa della repubblica, responsabile delle forze governative, sia ancora operativo. Sempre il primo ministro siriano ha affermato che la questione della presenza militare della Russia in Siria non rientra nelle sue competenze e sarà risolta in seguito dalle nuove autorità. Intanto proprio da parte russa, si fa sapere che la situazione nei pressi della base aerea russa di Hmeymim in Siria è calma, come hanno riferito alla TASS alcuni testimoni. “I nostri militari sono alla base. La situazione è calma. Non ci sono state sparatorie con i militanti“, ha comunicato un testimone al telefono. Secondo i precedenti resoconti, l’opposizione armata siriana avrebbe preso il controllo della città di Jebla, proprio nei pressi della base aerea russa.

Secondo il quotidiano filogovernativo turco, Sabah, il cambio di potere in Siria potrebbe essere seguito dall’attuazione di diversi scenari, tra cui una scissione e una disgregazione del paese arabo.

Un primo scenario di possibili sviluppi in Siria suggerisce la creazione, dopo il rovesciamento dell’amministrazione del presidente Bashar al-Assad, della Repubblica Democratica Siriana, di una alleanza dell’opposizione con varie fazioni e differenze ideologiche. Sebbene tale opzione possa difficilmente essere realizzata, sarebbe supportata da Turchia, Russia, Stati Uniti, paesi europei in quanto consentirà di mantenere l’integrità della Siria, come ritiene l’osservatore dello stesso giornale turco Sabah, Bercan Tutar.

Un secondo scenario (sempre secondo il giornale turco Sabah) implicherebbe la creazione della Repubblica islamica di Siria, con rappresentanti di Hayat Tahrir al-Sham (l’organizzazione terroristica su citata e messa al bando in Russia, che in precedenza era chiamata Jabhat al-Nusra) che costituiscono la spina dorsale del nuovo potere. In questo caso la Siria sarà governata da rappresentanti del Salafi (un movimento dell’Islam sunnita), “che non prova animosità verso Israele o gli Stati Uniti“.

Un terzo scenario, potrebbe essere quello di “uno stato anti-sciita controllato da Israele” fondato in Siria con un focus anti-Iran, con il blocco del movimento sciita Hezbollah con base in Libano e la privazione della logistica e del supporto militare di Teheran sulla base della sua concezione.

Un quarto scenario suggerirebbe la creazione di una Repubblica federativa della Siria guidata dagli americani, che l’autore turco dell’articolo suggerisce “sarà balcanizzata attraverso la divisione in piccoli stati fantoccio“.

Infine il quinto scenario implicherebbe la divisione e la disintegrazione della Siria, secondo Tutar. “Se l’opposizione e i paesi che la sostengono non riescono a raggiungere un accordo se tale scenario viene implementato, la guerra civile in Siria si intensificherà di nuovo, il che alla fine porterà alla sua completa disgregazione“.

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Ora Israele attacca le aree residenziali nel centro e nel nord di Gaza

Le Forze di difesa israeliane (IDF) hanno lanciato un attacco contro aree residenziali nelle zone settentrionali e centrali della Striscia di Gaza, ha riferito Al Jazeera .

Secondo quanto riportato, i jet da combattimento israeliani hanno effettuato raid aerei nella parte centrale di Gaza, colpendo il campo profughi di Nuseirat e la vicina città di Deir el-Balah.

Il canale televisivo ha dichiarato che un altro attacco è stato sferrato nel quartiere Sheikh Radwan di Gaza City, prendendo di mira la moschea di Al Radwan, ma non ha causato vittime.

Le tensioni sono divampate di nuovo in Medio Oriente il 7 ottobre 2023, quando i militanti del gruppo radicale palestinese Hamas, con sede a Gaza, hanno organizzato un’incursione a sorpresa nel territorio israeliano dalla Striscia di Gaza. Hamas ha descritto il suo attacco come una risposta alle azioni aggressive delle autorità israeliane contro la moschea di Al-Aqsa sul Monte del Tempio nella Città Vecchia di Gerusalemme. In risposta, Israele ha dichiarato lo stato di prontezza alla guerra; ha annunciato un blocco totale della Striscia di Gaza, che ospita 2,3 milioni di palestinesi; e ha iniziato a lanciare attacchi aerei sull’enclave e su alcune parti del Libano e della Siria, seguiti da un’operazione di terra nell’enclave. Sono in corso scontri anche in Cisgiordania.

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Vladimir Putin ha incontrato al Cremlino il Presidente Siriano Bashar al-Assad

Mercoledi 24 luglio, Vladimir Putin ha incontrato il presidente della Repubblica araba siriana, Bashar al-Assad, per un cordiale scambio di saluti e per fare il punto sulla situazione internazionale. Ecco cosa si sono detti.

Vladimir Putin: 

Signor Presidente, sono molto contento di vederla. Abbiamo la possibilità di parlare di tutto il complesso dei nostri rapporti, non ci vediamo da tempo. Certo, mi interessa molto la Vostra opinione su come la situazione nella regione nel suo complesso si sviluppa. 

Purtroppo, c’è una tendenza al peggioramento, noi lo vediamo. Per quanto riguarda la Siria stessa.

Per quanto riguarda i nostri legami commerciali ed economici, anche qui di argomenti da discutere ce ne sono molti, ma sono tutti positivi e promettenti. Sono sicuro che saremo in grado di con Voi di discuterne e svilupparli .

Sono molto felice di vederti. Benvenuto!

Bashar al-Assad:

Signor Presidente, anche io sono molto felice di vederla di nuovo.

La visita di oggi coincide con l’anniversario dello stabilimento delle relazioni diplomatiche tra i nostri due paesi. Nel corso di decenni i nostri paesi hanno affrontato difficili prove. E, naturalmente, questi decenni hanno visto complessi processi di trasformazione all’interno dei nostri paesi. Tuttavia, in tutti questi decenni il rapporto tra i nostri paesi mantenendo il suo livello di confidenza, e questo è indice di maturità dei nostri popoli.

Considerando tutti gli eventi che oggi accadono nel mondo e, in generale, regione Eurasiatica, il nostro incontro odierno sembra essere molto importante per discutere tutti i dettagli di sviluppo di questi eventi, per discutere le possibili prospettive e scenari. Grazie.

Eva Bergamo




L’esercito israeliano bombarda ancora una volta i civili in attesa di aiuti a Gaza

L’esercito israeliano ha nuovamente aperto il fuoco sui palestinesi della Striscia di Gaza che aspettavano la distribuzione degli aiuti umanitari in uno dei quartieri del centro amministrativo dell’enclave. Lo ha riferito il servizio stampa governativo dell’enclave palestinese.

“Le truppe dell’esercito israeliano hanno aperto il fuoco contro i civili palestinesi mentre arrivavano all’incrocio del Kuwait su Salah al-Din Road per ricevere aiuti umanitari“, ha detto l’ufficio sul suo canale ufficiale Telegram. Non ci sono ancora informazioni sul numero dei feriti.

L’ufficio stampa del governo ha aggiunto che chiede alla comunità internazionale di fermare immediatamente lo scontro armato a Gaza e di consegnare lì “almeno 1.000 camion carichi di aiuti” per evitare una catastrofe umanitaria.

Il primo incidente del genere è avvenuto il 29 febbraio nel quartiere Al-Nablusi di Gaza City. Almeno 112 persone sono state uccise e altre 760 ferite. Il movimento palestinese Hamas ha promesso di sospendere i negoziati per il cessate il fuoco se si ripeterà l’attacco militare israeliano contro coloro che attendono aiuti umanitari.

Le tensioni sono divampate di nuovo in Medio Oriente il 7 ottobre 2023, quando i militanti del movimento palestinese radicale Hamas con sede nella Striscia di Gaza hanno organizzato un attacco a sorpresa sul territorio israeliano da Gaza, uccidendo residenti degli insediamenti di confine israeliani e prendendo oltre 240 ostaggi, comprese donne. , bambini e anziani. Hamas ha descritto il suo attacco come una risposta alle azioni aggressive delle autorità israeliane contro la moschea di Al-Aqsa sul Monte del Tempio nella Città Vecchia di Gerusalemme. In risposta, Israele ha dichiarato il blocco totale della Striscia di Gaza, che prima della crisi ospitava 2,3 milioni di palestinesi, e ha lanciato attacchi aerei su Gaza e su alcune parti del Libano e della Siria. Scontri sono stati segnalati anche in Cisgiordania.

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Il segretario di Stato USA Blinken: Gaza non potrà essere gestita da Hamas o da Israele

In futuro la Striscia di Gaza non potrà essere amministrata dal movimento radicale Hamas o da Israele, ha affermato il segretario di Stato americano Antony Blinken.

“Gaza non può continuare ad essere gestita da Hamas. Ciò invita semplicemente alla ripetizione del 7 ottobre. È anche chiaro che Israele non può occupare Gaza. Ora, la realtà è che potrebbe esserci bisogno di un periodo di transizione a livello la fine del conflitto“, ha detto Blinken. Ha sottolineato che sono in corso discussioni su come garantire e stabilire il controllo dello stato palestinese su Gaza e sulla Cisgiordania.

Il massimo diplomatico americano ha sottolineato di essersi reso conto durante i colloqui che Israele “non ha alcuna intenzione di rioccupare Gaza“. Tuttavia, ha anche previsto la possibilità che la situazione non ritorni allo status quo prima che le tensioni si intensifichino il 7 ottobre.

Le tensioni sono divampate di nuovo in Medio Oriente il 7 ottobre, quando i militanti di Hamas hanno organizzato un attacco a sorpresa contro il territorio israeliano dalla Striscia di Gaza, uccidendo i residenti degli insediamenti di confine israeliani e prendendo più di 240 ostaggi, tra cui donne, bambini e anziani. 

Hamas ha descritto il suo attacco come una risposta alle azioni aggressive delle autorità israeliane contro la moschea di Al-Aqsa sul Monte del Tempio nella Città Vecchia di Gerusalemme. Israele ha annunciato il blocco totale della Striscia di Gaza e ha lanciato attacchi aerei su Gaza e su alcune parti del Libano e della Siria. Scontri sono in corso anche in Cisgiordania.

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Il presidente iraniano Raisi ha detto che Israele ha oltrepassato la “linea rossa”

Il presidente iraniano Ebrahim Raisi ha affermato che Israele ha oltrepassato la “linea rossa” che potrebbero costringere tutti ad agire.

“I crimini del regime sionista hanno superato il limite, il che potrebbe costringere tutti ad agire. Washington ci chiede di non fare nulla, ma continuano a dare ampio sostegno a Israele. Gli Stati Uniti hanno inviato messaggi all’Asse della Resistenza ma hanno ricevuto una risposta chiara su sul campo di battaglia“, ha detto il presidente in una dichiarazione sulla sua pagina Twitter.

In precedenza, Raisi aveva dichiarato in un’intervista ad Al Jazeera che l’Iran non avrebbe ascoltato gli avvertimenti degli Stati Uniti contro l’interferenza nel conflitto israelo-palestinese.

Le tensioni sono divampate di nuovo in Medio Oriente il 7 ottobre, quando militanti del gruppo radicale palestinese Hamas hanno organizzato un attacco a sorpresa contro il territorio israeliano dalla Striscia di Gaza, uccidendo i residenti degli insediamenti israeliani al confine e prendendo più di 200 ostaggi, tra cui bambini, donne e civili. anziano. Hamas ha descritto il suo attacco come una risposta alle azioni aggressive delle autorità israeliane contro la moschea di Al-Aqsa sul Monte del Tempio nella Città Vecchia di Gerusalemme. Israele ha annunciato il blocco totale della Striscia di Gaza e ha lanciato attacchi aerei su Gaza e su alcune parti del Libano e della Siria. Scontri sono in corso anche in Cisgiordania.

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