SU QUALI MERCATI CONCENTRARSI

Negli ultimi mesi la situazione geopolitica globale ha mostrato tali e tanti cambiamenti da rendere complesso per le aziende fare previsioni di esportazione anche soltanto a breve e medio termine. Lo stesso si applica a quelle aziende che vorrebbero elaborare un piano di lavoro mirato ad attaccare ex novo mercati esteri, o per allargare il proprio export a nuovi.

Questo perché tutto sta cambiando.

Ogni imprenditore sa bene che i cambiamenti sono sempre avvenuti nel corso del tempo col risultato che mercati un tempo floridi hanno rapidamente perso d’importanza ed altri, in precedenza poco rilevanti, hanno reso il loro posto.

Un tipico esempio di quanto, e quanto rapidamente, un mercato possa cambiare è rappresentato dalla Repubblica Popolare Cinese. Nei primissimi anni ’80 del secolo scorso la Cina era ancora un Paese industrialmente arretrato, ma chi oggi visita Pechino o Shanghai per la prima volta potrebbe non credere che solo quarant’anni prima nessun uomo d’affari avrebbe scommesso sulla Cina.

Lo stesso vale per altri mercati.

Basti pensare al Giappone di fine anni quaranta e a com’è il Giappone di oggi. Oppure a Singapore che proprio in questi giorni festeggia i suoi primi sessant’anni come Paese indipendente dopo essere stato a lungo poco più di una piccola isola priva di qualsiasi tipo di risorse, compresa l’acqua potabile .

Questi esempi sono la dimostrazione vivente di quanto rapidamente possa svilupparsi un paese quando vi siano le condizioni.

Peraltro i cambiamenti possono avvenire sia in meglio che in peggio.

Il caso tipico di cambiamento negativo è rappresentato dall’Europa che non è esagerato dire che oggi vede l’inizio di un periodo di declino nonostante sia stato uno dei più importanti motori economici del mondo.

Prendiamo l’Italia, paese membro della UE, che, seppure per un breve periodo, fu la quarta potenza economica del mondo e che oggi, quanto a prodotto interno lordo, occupa solo l’ottavo posto dietro a Stati Uniti, Cina, Germania, India, Giappone, Regno Unito e Francia.

D’accordo, il PIL, o GDP in lingua inglese, è uno dei tanti fattori da considerare seppure certamente non l’unico, ma comunque questo dato ci aiuta abbastanza a capire come le cose possano cambiare.

Insomma, i mercati cambiano, il ché è sempre avvenuto nella Storia.

Ciò che oggigiorno è diverso è che il mutamento di un notevole numero di mercati sta avvenendo in tempi tanto brevi da sorprendere chiunque.

Questa rapidità e il peso dei cambiamenti in atto portano ogni imprenditore a sentirsi in difficoltà nel tracciare linee strategiche che consentano all’azienda di stare al passo coi tempi. Questo è un dato di fatto, tuttavia va detto che, proprio nelle ultime settimane, il quadro è divenuto via via sempre più chiaro, specialmente grazie al summit Putin-Trump di Anchorage che ha mostrato con chiarezza che il tentativo di globalizzazione è fallito e quale piega potrebbero prendere a breve i mercati.

Può piacere oppure no, specialmente ai burocrati della UE, ma ormai è chiaro che l’Europa ha perso il ruolo avuto finora e che i BRICS e l’EURASIA saranno le principali future aree di sviluppo dell’intero pianeta.

Anche il continente africano sta mostrando segnali che potrebbero preludere ad una crescita, se non di tutti, almeno di alcuni paesi del continente. In fondo l’Africa dispone di grandi ricchezze naturali, quindi prevedere un futuro migliore non è certo un’illusione.

In definitiva, dato che i cambiamenti in atto sono davvero epocali, il consiglio per questo complesso periodo è di lavorare sulla fidelizzazione della clientela estera al fine di garantirsi il mantenimento delle proprie quote nei mercati dove si è già presenti. Nello stesso tempo, qualora non lo si sia già fatto, è necessario, anzi proprio imprescindibile iniziare a studiare le possibilità di penetrazione nei mercati eurasiatici.

Considerato che a breve il mercato europeo potrebbe subire i contraccolpi di  scelte politiche della Commissione Europea rivelatesi inadeguate o addirittura controproducenti, per le aziende europee è necessario essere presenti nei mercati Eurasiatici esattamente come nei BRICS perché è lì che ci sarà il maggiore sviluppo.

Alberto Bertoni




CONFINDUSTRIA: MA GLI ACCORDI COMMERCIALI FAVORISCONO L’EXPORT ITALIANO?

Roma – I recenti accordi commerciali dell’Unione europea con il Canada, in vigore da fine settembre 2017, e con il Giappone, da febbraio 2019, hanno favorito la dinamica delle vendite italiane (fatta eccezione per il debole inizio 2018, quando hanno agito da freno l’euro più forte e l’avvio delle tensioni protezionistiche). Nei primi cinque mesi del 2019 – come evidenzia uno studio del Centro Studi Confindustria (CSC) – l’export italiano in Canada è aumentato del 13 per cento (sullo stesso periodo 2018) e in Giappone del 15 per cento, molto più che nelle altre destinazioni extra-europee (+4 per cento).

L’Unione europea deve puntare sui trattati bilaterali per contrastare la minaccia dei dazi USA e la crisi del multilateralismo. A febbraio il parlamento ha approvato l’accordo con Singapore. A fine giugno la commissione ha firmato il trattato con il Vietnam e un’intesa politica con i paesi Mercosur (Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay). Negoziati sono in corso con Messico, Australia e Nuova Zelanda. Nel complesso, i nuovi accordi potrebbero riguardare il 14 per cento dell’export italiano extra-Ue.

RED

 




The World’s 50 Best Restaurants 2019: primo il ristorante francese “Mirazur”

Il ristorante Mirazur di Mauro Colagreco si è guadagnato il 1° posto sul podio dei The World’s 50 Best Restaurants 2019.

Il Mirazur, sito a Mentone (Francia), è stato nominato The World’s Best Restaurant 2019, sponsorizzato da S.Pellegrino & Acqua Panna.  La lista del 2019 include ristoranti situati in 26 Paesi di tutto il mondo e presenta 12 ristoranti esordienti e 3 che ritornano sulla lista. L’Italia figura con due posizionamenti: il Piazza Duomo di Enrico Crippa a Alba al No.29 e Le Calandre di Max e Raffaele Alajmo a Rubano al No.31

• Il Noma, sito a Copenaghen (Danimarca), è stato annunciato come Highest New Entry, facendo il suo debutto nella lista alla posizione No.2 nella sua nuova incarnazione
• L’Azurmendi, sito a Larrabetzu (Spagna), si aggiudica il Westholme Highest Climber Award,
salendo di 29 posti fino alla posizione No.14
Alain Passard dell’Arpège, sito a Parigi (Francia), è stato votato dai suoi colleghi come
vincitore dello Chefs’ Choice Award, sponsorizzato da Estrella Damm
• Il Den a Tokyo (Giappone), si aggiudica l’Art of Hospitality Award, sponsorizzato da Legle
• Il Schloss Schauenstein, sito a Fürstenau (Svizzera), si porta a casa il Sustainable Restaurant Award

Tra i vincitori dei premi speciali già annunciati che hanno ricevuto tali riconoscimenti alla cerimonia, vi sono:

Daniela Soto-Innes, chef residente a New York, vincitrice del The World’s Best Female Chef Award 2019
Jose Andres, chef e filantropo spagnolo, premiato con il primo American Express Icon Award
• Il ristorante italiano Lido 84, vincitore del Miele One To Watch Award 2019
Jessica Prealpato, chef francese, nominata The World’s Best Pastry Chef 2019, sponsorizzata da Sosa
• Il giovane chef canadese Andersen Lee, a cui è stata assegnata la 50 Best BBVA Scholarship

Le stelle del mondo della ristorazione si sono riunite questa sera (25 giugno 2019) per la premiazione dei The World’s 50 Best Restaurants 2019, sponsorizzati da S.Pellegrino & Acqua Panna, tenutasi presso il Marina Bay Sands a Singapore. L’evento di quest’anno ha visto 26 paesi dei cinque continenti premiati con un posto nella lista. L’evento è culminato con l’annuncio di un nuovo No.1, quando lo chef Mauro Colagreco è salito sul palco per ritirare il doppio premio per il suo ristorante Mirazur, a Mentone (Francia), in quanto The World’s Best Restaurant 2019 e The Best Restaurant in Europe 2019.
Subentrando alla posizione No.1, al posto dell’Osteria Francescana, ascesa al gruppo Best of the Best nella hall of fame, il Mirazur ha scalato la cima dalla posizione No.3 nel 2018. Nel 2017 il ristorante si era classificato al 4° posto nella lista. Il Mirazur di Colagreco è affiancato sul podio dal Noma (No.2) a Copenaghen (Danimarca) e dall’Asador Etxebarri (No.3) ad Atxondo (Spagna).

Il riconoscimento conferito al Mirazur, situato su una Costa Azzurra mozzafiato, è una testimonianza dell’amore che lo chef Colagreco nutre per i prodotti locali, la maggior parte dei quali sono coltivati nel giardino a tre piani del ristorante, a pochi metri dalla sala da pranzo.

William Drew, il direttore dei contenuti di The World’s 50 Best Restaurants, ha commentato: “Quest’anno siamo entusiasti di vedere il Mirazur aggiudicarsi il primo posto, dopo essere salito dal posto No.35 nella classifica dal suo debutto nella lista dei The World’s 50 Best Restaurants nel 2009. Assistere al suo progresso è stato fantastico. Questo è stato un anno di crescita meravigliosa per l’intera lista, con così tante nuove entrate da tutti gli angoli del mondo. Siamo altrettanto lieti di dare il benvenuto ai sette ristoranti che in precedenza hanno occupato la posizione No.1 nella nuova categoria Best of the Best“.

L’Italia è rappresentata nella lista di quest’anno da due ristoranti, oltre che il Lido 84, vincitore del premio Miele One To Watch 2019 e posizionatosi nella lista estesa al No.78. Piazza Duomo ad Alba si posiziona al No.29, mentre solo due posti più in basso si trova Le Calandre di Rubano. L’Osteria Francescana, che nel 2018 vinse il titolo di The World’s Best Restaurant, è quest’anno ascesa alla categoria Best of the Best con gli altri sei ristoranti che hanno raggiunto la posizione No.1 nella storia della lista. Lo chef Massimo Bottura, presente la sera della celebrazione, ha anche partecipato agli eventi #50BestTalks: Kitchen Karma, presentato da Miele, e al Food Meets Future, un evento sul futuro della gastronomia organizzato in occasione del 120° anniversario dello sponsor principale S.Pellegrino.

La Spagna è in prima linea con i suoi sette ristoranti presenti nei The World’s 50 Best Restaurants, di cui tre nella top 10: l’Asador Etxebarri (No.3), il Mugaritz (No.7), e il Disfrutar (No.9). Fuori dalla top 10 per poco, l’Azurmendi (Larrabetzu) ha saltato 29 posti fino ad arrivare al No.14 per vincere il Westholme Highest Climber Award 2019. Anche la Francia è rappresentata da cinque ristoranti di tutto rispetto che figurano nella top 50, tra cui l’Arpège (No.8), il Septime (No.15), l’Alain Ducasse au Plaza Athénée (No.16), l’Alléno Paris au Pavillon Ledoyen (No.25), così come il Mirazur.

Gli Stati Uniti contano sei ristoranti nella lista, tra cui il Cosme (No.23), guidato dal The World’s Best Female Chef 2019, Daniela Soto-Innes, e due nuove entrate: l’Atelier Crenn (No.35) e il Benu (No.47), entrambi a San Francisco (California).
Quest’anno la Danimarca vanta due dei primi cinque riconoscimenti per la nuova incarnazione del Noma (No.2) e per il Geranium (No.5), entrambi siti a Copenaghen. Anche il Perù è tra i primi dieci posti nella lista con ristoranti di Lima, tra cui vi sono il Central (No.6), ancora una volta votato come The Best Restaurant in South America, e il Maido (No.10). Il Messico vanta anche due posti al vertice della lista, tra cui il Pujol (No.12), nominato The Best Restaurant in North America, e il Quintonil (No.24), entrambi siti a Città del Messico. Anche il Regno Unito, l’Italia, il Giappone, la Cina, la Thailandia e la Russia sono rappresentati da due ristoranti nella lista.

Alain Passard dell’Arpège di Parigi (No.8) vince il Chefs’ Choice Award, sponsorizzato da Estrella Damm. Il prestigioso riconoscimento viene votato dai migliori chef del mondo presenti nella lista e assegnato a un collega che abbia ricoperto un ruolo decisivo nel mondo della ristorazione nell’ultimo anno. Il premio The Art of Hospitality Award, sponsorizzato da Legle, viene assegnato al Den di Tokyo (No.11). Il ristorante è molto apprezzato per il suo approccio olistico nel servire gli ospiti, dal momento in cui si siedono a tavola fino al momento in cui concludono il loro pasto. Tra i ristoranti asiatici vi sono anche il Gaggan (No.4) di Bangkok, nominato The Best Restaurant in Asia, e l’Odette (No.18) dalla città ospitante di Singapore. Il The Test Kitchen (No.44), sito a Città del Capo, è stato nominato The Best Restaurant in Africa.

Il Schloss Schauenstein, sito a Fürstenau, Svizzera (No.50), si aggiudica il Sustainable Restaurant Award 2019. Questo premio è stato aggiudicato attraverso un’ispezione indipendente condotta dalla Food Made Good Global, divisione internazionale della Sustainable Restaurant Association, che valuta le strutture nella lista di 120 ristoranti che si auto-nominano per il premio sulla base di criteri di sostenibilità stabiliti.

Nuovo per il 2019, l’American Express Icon Award è stato conferito allo chef e filantropo spagnolo José Andrés, residente negli Stati Uniti. Questo prestigioso riconoscimento celebra un personaggio che ha apportato un contributo eccezionale al mondo della ristorazione nel corso della propria carriera fino a oggi, la cui portata va ben oltre l’ambito culinario. Jessica Préalpato, capo pasticciere presso l’Alain Ducasse au Plaza Athénée (No.16) a Parigi, riceve il The World’s Best Pastry Chef Award, sponsorizzato da Sosa. L’etica innovativa di Préalpato si basa sulla creazione di dolci naturali con prodotti di stagione dal sapore deciso, ma a basso contenuto di zuccheri
e grassi.

Infine, il Lido 84 a Gardone Riviera (Italia) si aggiudica il Miele One To Watch Award, premio che celebra una stella nascente tra i ristoranti di tutto il mondo presenti nella classifica ampliata, un ristorante che possiede il potenziale per fare la differenza nelle classifiche dei prossimi anni. Adesso è al 78° posto, ma chissà dove arriverà nelle classifiche future.

Il processo di votazione La lista dei The World’s 50 Best Restaurants viene aggiudicata in modo indipendente dalla società di consulenza professionale Deloitte. Questo controllo assicura la protezione dell’integrità e dell’autenticità della votazione e della lista dei The World’s 50 Best Restaurants 2019 che viene così creata. La lista è votata da oltre 1000 esperti internazionali del settore della ristorazione e da gourmet che hanno viaggiato molto che formano la The World’s 50 Best Restaurants Academy. L’Academy comprende 26 regioni separate nel mondo, e ognuna ha 40 votanti con un presidente. Nessuno degli sponsor dell’evento ha alcuna influenza sulla votazione.

Best of the Best
I ristoranti d’élite classificatisi al 1° posto (sotto elencati) hanno dimostrato di gran lunga il proprio valore e adesso saranno riconosciuti per sempre come mete culinarie nella Best of the Best hall of fame. Gli chef e ristoratori che hanno portato i loro ristoranti in cima alla lista hanno espresso la volontà di investire nel futuro del settore e “ripagare” il mondo della ristorazione attraverso nuovi progetti e iniziative.

La famiglia di 50 Best include anche Latin America’s 50 Best Restaurants, Asia’s 50 Best RestaurantsThe World’s 50 Best Bars, Asia’s 50 Best Bars e le serie #50BestTalks e 50 Best Explores, tutte di proprietà della William Reed Business Media e da essa gestite.

I seguenti ristoranti sono stati nominati No.1 nei The World’s 50 Best Restaurants dalla nascita della lista e quindi non potevano ricevere voti nel 2019 o successivamente:
El Bulli (2002, 2006-2009)
The French Laundry (2003-2004)
The Fat Duck (2005)
Noma – sede originaria (2010-2012, 2014)
El Celler de Can Roca (2013, 2015)
Osteria Francescana (2016, 2018)
Eleven Madison Park (2017)

RED






S.PELLEGRINO CELEBRA IL 120° ANNIVERSARIO CON LO SGUARDO RIVOLTO AL FUTURO

S.Pellegrino, icona di italianità nel mondo, ha celebrato a Milano i suoi primi 120 anni scegliendo Palazzo Reale e la partnership con Camera della Moda.

La Sala delle Cariatidi ha ospitato due preziose tavole imbandite e animate da uno spettacolare meccanismo di rappresentazioni scelte per narrare la storia di S.Pellegrino che attraversa due secoli lungo un percorso che interseca la moda, il cinema, il design e il fine dining.

Tre giovani talenti dalla scena gastronomica internazionale – l’italiano Paolo Griffa, il giapponese Yasuhiro Fujio e la peruviana Elisabeth Puquio Landeo, orchestrati dal tristellato Enrico Cerea – hanno firmato il singolare menu dell’anniversario, un’occasione per guardare al futuro di S.Pellegrino puntando i riflettori su una nuova generazione di chef.

Tra gli ospiti Carlo Capasa Presidente di CNMI, il designer Giulio Cappellini e Dario Rinero CEO di Poltrone Frau oltre a celebrity chef tra cui Carlo Cracco, Davide Oldani, Andrea Berton, Anthony Genovese, Moreno Cedroni, Fabio Pisani, Antonio e Alberto Santini, riuniti per celebrare un’icona italiana simbolo di eccellenza, eleganza e stile, ambasciatrice dell’arte di vivere all’italiana. Wine partner della serata Franciacorta, eccellenza enologica italiana, che ha studiato un percorso di degustazione in abbinamento ai diversi piatti proposti dagli chef.

La Società Sanpellegrino che imbottiglia l’acqua dalla celebre stella rossa è stata fondata nel 1899, anno in cui ha preso avvio il percorso di successo che ha definito il profilo internazionale di un brand apprezzato in oltre 150 Paesi. A 120 anni dalla fondazione, S.Pellegrino sceglie di celebrare l’identità e i valori che hanno reso unica la marca svelando l’Edizione dell’Anniversario, autentico oggetto da collezione, impreziosito da un esclusivo motivo che reinterpreta la sfaccettatura di un diamante.

Per l’Edizione dell’Anniversario, ci siamo ispirati a un elemento naturale – il diamante – puro e prezioso, che trae origine dalla terra, proprio come S.Pellegrino”, ha dichiarato Federico Sarzi Braga, Presidente e Amministratore Delegato del Gruppo Sanpellegrino. “I diamanti, come le emozioni più autentiche, sono per sempre. Per S.Pellegrino, i momenti più preziosi sono quelli che uniscono le persone attorno a una tavola. L’Edizione dell’Anniversario è un omaggio al gusto per la condivisione.

L’Edizione dell’Anniversario sarà protagonista sulle tavole dei migliori ristoranti italiani durante il mese di aprile nell’ambito dell’iniziativa speciale Diamond Week. Sarà l’occasione per tutti gli appassionati di buona cucina per apprezzare le proposte dei cuochi più interessanti del panorama gastronomico italiano, impreziosite dalla possibilità di gustare S.Pellegrino nella sua veste più esclusiva. 

Il naturale connubio con il mondo della ristorazione di qualità oggi si riafferma e va oltre. Perché il cibo è più che mai fenomeno sociale, culturale, creatore naturale di momenti di condivisione.

I festeggiamenti dedicati all’anniversario segnano l’esordio di un anno di celebrazioni nell’ambito degli eventi più importanti della comunità gastronomica internazionale, tra cui il World’s 50 Best Restaurants a Singapore e delle iniziative più prestigiose nel mondo del fashion e del cinema come la Settimana della Moda di Milano e il Festival di Cannes.

RED




Russia: partita per l’Artico la nuova centrale nucleare galleggiante “Akademik Lomonosov”

E’ salpata pochi giorni fa dal cantiere navale di San Pietroburgo, la controversa centrale nucleare galleggiante russa “Akademik Lomonosov”.

L’impianto sarà rimorchiato dal luogo dove è stato costruito, attraverso il Mar Baltico e intorno alla punta settentrionale della Norvegia, fino alla gelida Murmansk, la città russa “eroina” dal 1985 affacciata sul mar artico  e odierna sede della flotta nucleare russa. Il fatto di aver tenacemente resistito all’invasione tedesca nel 1941 è infatti il vanto di questa perla nordica: già all’aeroporto, una gigantesca scritta azzurra ricorda a tutti che quella è una “città degli eroi”.

Murmansk  i suoi due reattori saranno caricati con il combustibile nucleare. Originariamente Rosatom (impresa statale russa che si occupa di nucleare) aveva previsto di caricare i reattori nel cantiere navale di San Pietroburgo, a soli 2300 metri dalla cattedrale di San Isacco, in una metropoli abitata da 5 milioni di persone. Ma una petizione popolare, e le pressioni del governo della Norvegia, di quello danese e di quelli di altri paesi Baltici hanno consigliato Rosatom di soprassedere spostando l’operazione di carica del combustibile – sempre rischiosa – da San Pietroburgo a Murmansk, che è pur sempre una città di 300 mila abitanti. Da lì il reattore galleggiante sarà trainato per 5 mila chilometri nel mare Artico – oggi in estate libero dai ghiacci grazie al cambiamento climatico – sino al remoto porto di Pevek, nella regione siberiana della Chukotka, dove dal 2019 fornirà elettricità ai 5 mila abitanti e alle vicine miniere di carbone.  Una centrale nucleare per estrarre carbone, piazzata in un ecosistema estremamente fragile è davvero un paradosso unico.

La Akadimk Lomonosov è lunga 144,4 metri e larga 30 e ha una stazza di 21.500 tonnellate. Ha due reattori nucleari navali KLT40 modificati, reattori ad acqua pressurizzata (PWR), in grado di fornire 70 MW di elettricità o 200 MW di calore. Meno di dieci-quindici volte di una moderna centrale a turbogas. Quanto un parco eolico. I reattori sono prodotti da una sussidiaria di Rosatom, la OKBM Afrikanton di Nizhniy Novgorod e sono stati assemblati dal Nizhniy Novgorod Research and Development Institute Atomenergoproekt.

I russi hanno iniziato a pensare a questo tipo di centrali negli anni novanta, rispolverando un progetto degli anni ’70 per un grosso rompighiaccio a propulsione nucleare e piazzandoci due reattori di quelli da 171 MW utilizzati sui rompighiaccio classe Tamyr o sulla portacontainer a propulsione nucleare Sevmorput. Solo nel 2002 l’ex ministero dell’Energia atomica e l’Agenzia per la costruzione navale russa hanno elaborato congiuntamente un piano di progetto per la FNPP. Nel 2006, l’agenzia succeduta a Minatom, la Rosatom, ha firmato un contratto con l’impresa navale Sevmash, con sede a Severodvinsk. Nei prossimi dieci anni erano previste la costruzione di sette centrali nucleari galleggianti. Secondo Rosatom, “una serie sufficientemente ampia di reattori galleggianti era l’unico modo per garantire al progetto le sue prospettive economiche, comprese quelle di vendere tali stazioni a potenziali clienti all’estero“. La costruzione però ha accumulato ritardi su ritardi e su decisione del governo, nel 2008 la costruzione è stata trasferita in un cantiere navale di San Pietroburgo,  il Baltiisky Zavod, dove il 30 giugno 2010 lo scafo della nuova FNPP Akademik Lomonosov è stato solennemente varato a San Pietroburgo. Da allora ci sono voluti altri 8 anni per completarla.

Per gli ambientalisti norvegesi dell’associazione Bellona (da sempre attiva sul tema del nucleare russo), e quelli di Greenpeace, il progetto però è pericoloso e troppo caro. “È opinione comune -osserva l’associazione norvegese Bellona – che quanto più piccole sono le dimensioni di un progetto, tanto maggiore è il controllo che il cliente ha sui costi del progetto stesso. In pratica, tuttavia, il costo del progetto della FNPP che la Russia sta attualmente portando avanti è passato dai 150 milioni di dollari, dichiarati dalla Minatom nel 2001, ai 550 milioni di dollari del 2010 (all’epoca, del costo totale della FNPP, pari a 16,5 miliardi di RUR ai tassi di cambio del 2010, 14,1 miliardi di RUR avrebbero dovuto essere spesi per la centrale stessa e i restanti 2 miliardi di RUR per l’ingegneria idraulica e gli impianti a terra) a 1,2 miliardi di dollari a fine 2013, quando l’ordine è stato completato, a circa l’80%. In altre parole, il costo del progetto è aumentato di otto volte nel corso di dodici anni“.

Se lo sviluppo del progetto non sarà bloccato – denuncia Greenpeace –  si rischia una Chernobyl sul ghiaccio. Reattori nucleari galleggianti nell’Artico pongono una ovvia minaccia ad un ambienta fragile, che è già sotto enorme pressione da parte del cambiamento climatico. Le caratteristiche della Lomonosov, con la sua chiglia piatta e la mancanza di propulsione, la pongono a rischio rovesciamento e affondamento in caso di forte maltempo, e lo porrebbero anche di più se il progetto fosse venduto all’estero, magari in paesi a rischio cicloni, tsunami o tifoni“.

Un rischio molto improbabile perchè secondo Rosatom ben 15 Paesi hanno mostrato interesse. Tra questi Cina, Indonesia, Malesia, Algeria, Namibia, Capo Verde e Argentina. Tra i paesi interessati Singapore e Bangladesh.

La China National Nuclear Power (CNNP) ha annunciato l’intenzione di costruire nei prossimi anni, a partire dal 2020, ben 20 centrali nucleari galleggianti che vorrebbe piazzare nel Mar Cinese meridionale, dove è in atto una espansione cinese contestata dai paesi vicini (Vietnam, Taiwan, Filippine, Brunei e Malesia) e dagli Stati Uniti e dove le centrali nucleari galleggianti sarebbero usate per fornire l’energia necessaria a costruire le isole artificiali alle quali i cinesi stanno già oggi lavorando.  Del progetto si occuperà nuova società con sede a Shanghai, formata da cinque società esistenti, guidate da CNNP (controllata dalla China National Nuclear Corporation) e dalla Shanghai Electric Power. Avrà un capitale sociale di 150 milioni di dollari.

Wang Yiren, vice-direttore dell’Amministrazione statale per la Scienza, la Tecnologia e l’Industria per la Difesa Nazionale, ha detto all’inizio del 2017 che “l’espansione delle capacità di energia nucleare della Cina è una parte vitale del suo piano quinquennale”. Il paese avrà come priorità lo sviluppo di una piattaforma galleggiante di energia nucleare, al fine di sostenere le sue attività offshore di estrazione di petrolio e gas, e la sua presenza nelle isole Paracel e Spratley. Nel 2015 la Commissione nazionale per lo sviluppo e la riforma, il principale responsabile della pianificazione economica del paese, ha approvato il progetto ACPR50S del China General Nuclear Power Group (CGNP), controllato dallo Stato, e i piani per il reattore galleggiante ACP100S della China National Nuclear Corp. Ora si tratterà di scegliere quale modello di reattore utilizzare e avviare la costruzione.

RED






Made in Italy nuovamente bastonato dalla UE

Bruxelles – E’ stato siglato l’accordo tra Unione Europea e Messico per la rimozione dei dazi su quasi tutte le merci destinate all’import-export.

A tal proposito, il Presidente della Commissione Europea, Jean-Claude Juncker, ha dichiarato che “Con questa intesa il Messico si aggiunge a Canada, Giappone e Singapore nella lista dei Paesi che vogliono lavorare con l’UE per difendere un commercio equo e aperto”.

Il Ministro dello Sviluppo Economico (attualmente ancora in carica) Carlo Calenda, si unisce all’esaltazione positiva dell’accordo, con queste parole: “Potremo beneficiare di una liberalizzazione daziaria al 99%, di cui 98% all’entrata in vigore, oltre che dell’abolizione dei dazi sul formaggio (ora fino al 20%) pasta (20%) carne di maiale (45%), della protezione di numerose indicazioni geografiche, e di una forte riduzione delle formalità per l’esportazione dei beni industriali sia a livello regolamentare che doganale“.

Quindi la UE e l’attuale Governo italiano stanno cercando di far passare tale provvedimento come una positiva rimozione degli ostacoli allo scambio di merci tra i Paesi coinvolti; ma a mostrare il rovescio della medaglia ci pensa la Coldiretti, che definisce invece la firma dell’accordo come una “scelta autolesionista della Commissione Europea“, che colpisce soprattutto il Made in Italy e le sue apprezzate tipicità.

Ancora una volta, il Belpaese subisce le decisioni di un organismo sovranazionale non voluto dal Popolo, le cui conseguenze rischiano di mettere ancor più in ginocchio la nostra, già sofferente, economia.

Perché se da un lato le esportazioni di prodotti italiani potranno risultare facilitate, dall’altra parte si apriranno invece le porte all’invasione di imitazioni dei nostri alimenti, tra cui Parmesano, salamini italiani, vino Dolcetto, tutto Made in Messico, dove potranno essere prodotti e venduti senza limiti oltre il 90% degli 817 prodotti a denominazione di origine nazionali riconosciuti in Italia e nell’Unione Europea (293 prodotti alimentari e 523 vini)“; dati forniti dalla stessa Associazione degli agricoltori.

Il danno non sarebbe meramente di marchio, ma anche finanziario, in quanto le produzioni più tipiche subiranno un vero e proprio “furto di identità“, che non verrebbe certo compensato dalla riduzione delle barriere tariffarie, dato che le esportazioni agroalimentari italiane sono già ampiamente superiori alle importazioni dal Messico, soprattutto per il settore vinicolo, che già gode di politica “dazio zero” in base ad un accordo del 2000.

La priorità dell’UE, e anche del Governo italiano, dovrebbe pertanto essere la “tutela delle denominazioni” e non la loro svendita, con gravi danni all’agricoltura, alla salute dei cittadini e all’economia italiana, che simili politiche scellerate stanno invece concretizzando.

Coldiretti fa comunque capire che intende dare battaglia contro questa ed altre decisioni assurde prese a Bruxelles: “Dall’intesa con il Canada (Ceta) a quella siglata con il Giappone e Singapore, da quella con il Messico fino alla trattativa in corso con i Paesi del Sudamerica (Mercosur), si assiste al moltiplicarsi di accordi di libero scambio da parte dell’Unione Europea che legittimano a livello internazionale la pirateria alimentare a danno dei prodotti Made in Italy più prestigiosi”.

Difendere gli interessi nazionali o piegarsi ancora alla volontà dell’Europa dei burocrati? Vediamo in quale direzione sceglierà di muoversi il nuovo Governo, sempre che si riesca ad averne uno…

Eva Bergamo




MARMOMAC 2017: UN RUOLO GUIDA INTERNAZIONALE PER BUSINESS E CULTURA DELLA PIETRA NATURALE

L’Industria lapidea italiana ancora in crescita sui mercati. Nel primo semestre 2017 in aumento le esportazioni: blocchi grezzi, materiali semilavorati e finiti raggiungono un controvalore di 969 milioni di euro (+3,3%); bene anche macchinari e tecnologie con 640 milioni di euro (+26,3%).

Verona – Più di 1.650 aziende espositrici, di cui il 64% estere da 56 nazioni, con quattro paesi in più rappresentati rispetto al 2016; tutti gli spazi sold-out a cinque mesi dall’inizio, per un totale di oltre 80mila metri quadrati di aree espositive. Sono questi i numeri con cui la 52ª edizione di Marmomac si prepara ad accogliere i 67mila operatori specializzati e buyer attesi da più di 145 stati.

Dal 27 al 30 settembre 2017, torna infatti alla Fiera di Verona il più importante salone internazionale dedicato alla filiera della pietra naturale, dai prodotti grezzi ai semilavorati e finiti, dai macchinari, tecnologie e accessori per la lavorazione fino alle ultime applicazioni nell’architettura e design.

Marmomac accompagna e riflette l’evoluzione di un comparto che vede l’Italia da sempre ai primi posti nell’interscambio mondiale: sul gradino più alto del podio per quanto riguarda le quote di mercato globali relative alle tecnologie (25%) e in quinta posizione per i marmi lavorati (10%).

L’industria lapidea italiana che conta oltre 3.200 aziende e 33.800 addetti, secondo i dati di Confindustria Marmomacchine, ha raggiunto nel 2016 una produzione di 3,9 miliardi di euro, per il 74% destinata all’estero. Export che segna numeri in crescita anche nel primo semestre del 2017, con le vendite di marmi oltreconfine che – tra blocchi grezzi, materiali semilavorati e finiti – hanno superato i 969 milioni di euro (+3,3%). Risultato molto positivo anche per i macchinari tricolore che hanno toccato da gennaio a giugno i 640 milioni di euro di controvalore (+26,3%).

In questo scenario un ruolo centrale è giocato dal Distretto del marmo e delle pietre di Verona che, con 100 aziende presenti come espositori a Marmomac, si conferma anche nei primi sei mesi dell’anno la provincia italiana di riferimento per la lavorazione di marmi e graniti, contribuendo al 28% dell’export nazionale.

La 52ª edizione di Marmomac è stata presentata oggi, mercoledì 20 settembre alla Fiera di Verona da Maurizio Danese, presidente di Veronafiere, Claudio Valente, vicepresidente di Veronafiere, Giovanni Mantovani, direttore generale di Veronafiere, Elena Amadini, vicedirettrice commerciale di Veronafiere e da Raffaello Galiotto, designer e curatore delle mostre del padiglione 1, insieme all’architetto Vincenzo Pavan.

«Marmomac – commenta Maurizio Danese, presidente di Veronafieread ogni nuova edizione rafforza la propria leadership di piattaforma globale per business, formazione e innovazione legati alla pietra naturale. Un ruolo riconosciuto anche dal Governo italiano che dal 2015 ha inserito la rassegna tra quelle strategiche nell’ambito del Piano di promozione straordinaria del Made in Italy portato avanti dal Mise-ministero per lo Sviluppo economico e da Ice-Agenzia. Anche per questa edizione continua il percorso di sviluppo della manifestazione che sarà rafforzato ulteriormente dalla trasformazione di Veronafiere in SpA, dal piano industriale da 100 milioni di euro di investimenti al 2020 e dalla digital transformation collegati».

Il successo di Marmomac risiede soprattutto dalla capacità di coniugare gli affari alla cultura di un prodotto che in Italia ha tradizioni millenarie ma guarda al futuro. Un concetto che a Marmomac 2017 trova espressione con ‘The Italian Stone Theatre’: un padiglione di 3.500 metri quadrati allestito in collaborazione con ministero per lo Sviluppo economico, Ice-Agenzia e Confindustria Marmomacchine, dove tre mostre – ‘Territorio & Design’, ‘Macchine Virtuose’ e ‘Soul of City’ – raccontano l’interazione tra pietra, tecnologie di lavorazione, sperimentazione e design attraverso progetti d’avanguardia di famosi architetti e designer. ‘The Italian Stone Theatre’, poi, riserva anche quest’anno uno spazio alle eccellenze del wine&food interpretate dagli chef del Ristorante d’Autore ‘Rosso Verona’.

Marmomac fa dell’internazionalità uno dei punti di forza come dimostrano i numeri dell’edizione 2016, con il 60% dei 67mila visitatori provenienti dall’estero, da 146 nazioni. «Il profilo internazionale di Marmomac – spiega Giovanni Mantovani, direttore generale di Veronafierecresce ad ogni edizione potendo contare sul programma di iniziative di Veronafiere che presidiano Stati Uniti, Egitto, Marocco e Brasile dove siamo presenti con Veronafiere do Brasil, controllata del Gruppo. Oltre agli appuntamenti consolidati del calendario, vogliamo far sì che Marmomac di Verona sia la finalizzazione di un percorso di avvicinamento che prosegue durante tutto l’anno, grazie a road show, eventi formativi e missioni commerciali in nuove aree ad alto potenziale di crescita. A maggio, ad esempio, abbiamo esplorato il mercato del Libano con l’iniziativa ‘We speak stone’ a Beirut e per il 2018 stiamo puntando su Cina, Regno Unito, Germania e Iran».

Sul fronte dell’attività di incoming di operatori dall’estero, prosegue la collaborazione di Marmomac con Ice-Agenzia e Confindustria Marmomacchine tra le attività legate al Piano di promozione straordinaria del Made in Italy, promosso dal ministero per lo Sviluppo economico. A Verona è previsto l’arrivo di 350 top buyer da 58 nazioni selezionati tra importatori e distributori di prodotto lapideo, macchinari e attrezzature per la lavorazione, imprese di costruzione, contractor per grandi progetti sia privati che governativi, proprietari di cave e impianti. Queste delegazioni commerciali ufficiali nel corso di Marmomac sono protagoniste di visite alle aziende del territorio e incontri b2b mirati su Africa, Medio Oriente e Far East.

Insieme alla Regione Veneto, Marmomac organizza anche quest’anno un focus per presentare le eccellenze dell’industria lapidea locale. L’iniziativa ‘Natural stone excellence in the Veneto Region: From tradition to innovation’ prevede due mattine di appuntamenti b2b tra aziende venete e operatori da Belgio, Brasile, Canada, Danimarca, Indonesia, Lituania, Malesia, Montenegro, Russia, Serbia, Singapore e Stati Uniti.

Spazio anche alla terza edizione dell’International Stone Summit: conferenza mondiale dedicata alla pietra naturale che vede la partecipazione delle principali associazioni internazionali del marmo. Proseguono da più di dieci anni, poi, i corsi di formazione della Marmomac Academy che Veronafiere organizza in collaborazione con prestigiose istituzioni e università a livello internazionale. In questa edizione cresce ancora l’attenzione di Marmomac per agli architetti, grazie al fitto programma di seminari, convegni e lectures validi per l’ottenimento dei crediti per l’aggiornamento professionale.

Tra le novità 2017, la collaborazione con Milano Design Film Festival che dà vita durante Marmomac alla rassegna ‘Storie di Pietra. Dalla materia al progetto. Sette film per sette racconti’, ciclo di cortometraggi di autori internazionali dedicati al mondo del marmo e della pietra naturale.

Dopo il debutto nel 2016, confermata anche l’assegnazione del riconoscimento ‘Icon Award’ che individua, tra le opere esposte all’interno di ‘The Italian Stone Theatre’, quella che diventerà l’immagine della campagna di Marmomac 2018.

Per il sesto anno, poi, va in scena Marmomac & the City, che porta, dal 26 settembre al 30 ottobre nelle vie e nei cortili del centro storico di Verona 12 opere e installazioni in pietra, valorizzando ulteriormente quelle realizzate delle aziende per le mostre della scorsa edizione di ‘The Italian Stone Theatre’.

Ritorna, infine, l’11° Best Communicator Award: premio di Marmomac alla cura e all’originalità dell’allestimento fieristico delle aziende espositrici.

RED

 




Fiera Automechanika Moscow

Dal 21 al 24 Agosto a Mosca si terrà la 21esima edizione del MIMS Automechanika, Fiera internazionale di Parti e Componenti, Apparecchiature e Prodotti per la manutenzione del settore automobilistico.

Con una media di 30mila visitatori in quattro giorni, si tratta della fiera più importante del settore per il mercato della Russia e dei paesi circostanti.
La Fiera, organizzata da ITEMF Expo, presenta una vastissima gamma di prodotti delle aziende leader del mercato russo ed internazionale delle seguenti classi di prodotto: ricambi auto, attrezzi per il lavaggio, per officine e stazione di riempimento, prodotti e servizi IT, accessori e tuning. Più di un migliaio le compagnie partecipanti, provenienti da circa 40 Paesi del mondo, distribuite nei padiglioni internazionali e nazionali di Cina, Francia, Italia, Corea, Singapore, Taiwan e Giappone, su più di 43 mila metri quadrati, che potranno presentare i propri prodotti all’audience russa.
Secondo le statistiche raccolte negli anni precedenti dagli organizzatori dell’evento, i prodotti che generano maggiore interesse sono le parti di ricambio e la componentistica (80%), seguiti da olii e lubrificanti (32%), accessori e apparecchiature diagnostiche e strumenti (30%) e altri.

Alla fiera sarà presente anche il team russo di GruppoBPC International che supporterà un suo cliente del settore ricambi. Infatti da circa un anno GruppoBPC sta accompagnando nello sviluppo sul mercato russo e dei Paesi CS un’azienda manifatturiera italiana impegnata nella produzione di ricambi per veicoli commerciali e industriali. L’azienda vanta una esperienza trentennale nel campo della progettazione e realizzazione di stampi per materie plastiche e poliuretaniche e di oltre vent’anni per quanto riguarda lo stampaggio e la finitura. Inoltre, i ricambi forniti dall’azienda sono completamente intercambiabili con gli originali.
GruppoBPC ha perciò analizzato il mercato dei ricambi in Russia, denotando una crescita constante del mercato dell’aftermarket negli ultimi due anni. Il significativo calo del potere di acquisto della popolazione e il perenne stato critico delle strade in Russia, dovuto alle avverse condizioni metereologiche, sono solo alcuni dei fattori che generano una forte richiesta dei parti di ricambio. Il mercato è attento alla qualità, ma anche al prezzo. Competono perciò aziende manifatturiere europee che propongono ampi cataloghi e cura dei dettagli, e aziende asiatiche, con prodotti a basso costo, ma molto meno affidabili.
La partecipazione ad una fiera permette alle aziende di far toccare con mano i propri prodotti alle aziende cliente e instaurare delle relazioni dirette con le controparti. Secondo i dati raccolti dagli organizzatori ai Automechanika Moscow, circa il 43% dei visitatori sono distributori e grossisti. Per poter godere però dei maggiori vantaggi della partecipazione ad una fiera, è cruciale l’attività promozione dell’azienda svolta prima della fiera, in modo tale da suscitare l’interesse delle potenziali controparti, che avranno così occasione di conoscersi durante la fiera.

GruppoBPC International



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IL GRUPPO BPC INTERNATIONAL AL SERVIZIO ANCHE DELLE PICCOLE E MEDIE IMPRESE

La profonda crisi economica che sta ancora attanagliando il nostro sistema imprenditoriale, pone l’esigenza sempre più marcata e sentita di cercare nuove soluzioni per mantenere la rotta in un Antonio Borello - Group BPC Internationalmondo in cui la globalizzazione sembra stia segnando il passo, dopo anni in cui aveva generato in molti la falsa aspettativa di poter facilmente entrare in una nuova e prospera “età dell’oro”.

In un contesto complesso e fortemente dinamico come quello attuale, assumono dunque crescente rilievo le strutture in grado di fornire servizi e consulenza a 360 gradi a quegli imprenditori che affidano all’internazionalizzazione la possibilità di sviluppare il proprio business. In particolare in aree come quella dei paesi dell’area russa che in questi ultimi anni hanno attratto un numero non più trascurabile di operatori economici di casa nostra, nonostante le assurde sanzioni che sono state comminate alla Russia.

Ne abbiamo parlato con Antonio Borello, director di GruppoBPC International, che opera negli USA, in Russia e Paesi CSI, oltre che nel Sud-Est Asiatico, e che è ormai diventato un punto di riferimento non solo per i grandi gruppi industriali ma anche e soprattutto – contrariamente a quello che si potrebbe essere indotti a pensare – per le PMI.

Group BPC International MI - lo staff della sede di MilanoQuali sono le attività del vostro Gruppo?

“Svolgiamo l’attività di supporto all’internazionalizzazione per le piccole e medie imprese italiane, nello sviluppo del loro business su determinati mercati esteri. Ci avvaliamo, in tal senso, della presenza del nostro team di madrelingua locali e degli uffici presenti in Russia e nei paesi ex-URSS (sede a Mosca), Stati Uniti e Canada (sede a Austin in Texas ed un’altra distaccata a Washington D.C.) ed infine Sud-Est Asiatico in particolare Malesia, Indonesia e Singapore (sede a Kuala Lumpur). Abbiamo diversificato i nostri servizi, sulla base dello stadio di internazionalizzazione dell’impresa o della strategia di espansione, dividendoli in tre macro-gruppi. Disponiamo di un’area trade di supporto all’export – che è il servizio più richiesto – che consiste nella ricerca di partner internazionali, buyer e distributori con cui i nostri clienti che esportano dall’Italia possano andare a chiudere accordi di distribuzione. Segue l‘area partnership che è ideale per le imprese che si trovano in una fase di internazionalizzazione più avanzata e che magari intendono chiudere accordi strategici con i partner internazionali, attraverso joint-venture o ricorrendo al licensing o all’outsourcing. Infine, c’è la terza area, l’investment in cui l’imprenditore può cedere o acquisire un’attività o anche ad esempio un brevetto (ad ogni modo qualsiasi cosa sia legata al proprio business), ad un investitore internazionale”.

Quali sono le fasi in cui si dirama la vostra attività di supporto alle imprese?Export

“Abbiamo creato delle procedure abbastanza standardizzate che ci consentono di essere molto efficaci nell’erogazione di questi servizi, grazie all’esperienza accumulata in tanti anni di lavoro sul terreno. Si parte di solito dall’analisi dell’azienda, verificando se già esporta o meno, quali sono i suoi obiettivi, e quale valore aggiunto viene prodotto dalla sua attivita’. E questo, prima di tutto per capire le reali potenzialità di export o comunque di sviluppo internazionale in uno o più dei mercati in cui operiamo, e in caso di analisi positiva, per sviluppare successivamente la strategia migliore e più idonea da adottare. Questo perché l’imprenditore magari arriva con un’idea di crescita, ma noi capiamo che il mercato internazionale, in base alla sua conformazione, richiede una strategia di ingresso del tutto differente rispetto a quella che era nei piani aziendali”.

airliner with a globe and auto loader with boxesQuali sono i vantaggi per le piccole e medie imprese che si rivolgono a voi?

“Riteniamo che ci siano grandi vantaggi nell’offrire i nostri servizi, dal momento che funzioniamo come una sorta di ufficio export esternalizzato e ciò permette alle imprese di abbattere molti costi fissi soprattutto nella fase iniziale come l’assunzione di un export manager, o dedicando risorse all’attività quali viaggi all’estero, analisi in loco o partecipazione a fiere che sono necessari per l’avvio della prima fase di export. Agiamo dunque come “ufficio export dell’impresa”, e grazie alla nostra infrastruttura (uffici in tre grandi aree geografiche) ed alla presenza di personale madrelingua, riusciamo a fornire pacchetti di servizi “chiavi in mano” piuttosto importanti, con costi notevolmente inferiori”.

Le imprese di quali settori merceologici si sono rivolte prevalentemente a voi in questi anni?

“Devo dire, non nascondendole una piacevole sorpresa, che un giorno ci siamo fermati ad esaminarne il profilo, e abbiamo scoperto di avre gestito i esportazioniavere in portafoglio 11 settori merceologici differenti. Le principali sono quelle tipiche del Made in Italy, come il food & beverage, il design e la meccanica. Svolgiamo attività di formazione iniziale andando ad analizzare l’azienda, e cercando di massimizzarne il valore aggiunto evidenziando la qualita’ della sua proposta. Grazie a questa fase, siamo poi in grado, durante l’azione di sviluppo commerciale, di promuovere efficacemente l’impresa presso l’interlocutore estero. In una fase successiva, mettiamo quest’ultima nelle condizioni di gestire direttamente le relazioni commerciali internazionali anche se offiriamo sempre il servizio di rimanere come base di rappresentanza all’azienda sul mercato estero da noi presidiato”.

Qual è l’identikit dell’impresa che riesce ad entrare in un mercato così particolare come quello russo?

Commercio Internazionale e Nuovi Mercati“E’ una realtà che, sulla base dei nostri consigli, riesce a cogliere sin dall’inizio le specificità del mercato russo. E’ un imprenditore che ci ascolta nella fase dell’azione e che investe magari in una campagna marketing applicando una politica di prezzo aggressiva. In modo da permettere al distributore russo di apprezzare il prodotto, prima di adottarlo in modo più esteso. Poi è disposto anche a recarsi in loco, affiancando il nostro personale madrelingua russo nella visita a potenziali partner commerciali. Incontri utili non solo per ascoltare le esigenze del partner, ma anche per vedere in prima persona come altri brand sono gia’ presenti sul mercato con successo, allo scopo di replicare o ispisrarsi alla loro strategia adattandola alla peculiarità della propria attività”.

Su quali paesi operate con l’export?

“Il mercato russo è quello per noi storico, dal momento che abbiamo aperto la sede di Mosca nel 2007. Poi i paesi limitrofi di lingua russa come Uzbekistan, Kazakhstan, Bielorussia, export organizzareTajikistan, Turkmenistan sino ad arrivare all’Azerbaijan. Inoltre il mercato nordamericano, principalmente USA e Canada, anche se riusciamo a gestire richieste provenienti dal Messico, con la nostra sede di Austin. Poi Sud-Est asiatico con dei progetti aperti in Malesia, Indonesia, Singapore e Filippine, mentre al momento non ci occupiamo della Cina”.

Quali sono i mercati maggiormente attrattivi per le vostre imprese?

Antonio Borello - Group BPC International MI“Quello nordamericano, ha il più alto potenziale in valore assoluto perché presenta alta capaciata’ di spesa ed è quello potenzialmente più ricco in termini di volumi. Ma laddove esiste questa forte attrazione all’export, la concorrenza è assai più agguerrita perché – nonostante il nostro imprenditore, per esempio, produttore di vino, fornisca un prodotto Made in Italy che già di per se è sinonimo di qualità e garanzia – deve fare i conti anche con produttori emergenti, come ad esempio la Francia, il Cile, l’Argentina, l’Australia e la stessa produzione interna (in primis la California). La Russia, per vicinanza geografica e culturale ed anche per lo sviluppo tumultuoso che ha avuto dagli anni ’90 in poi, può essere considerata ancora “giovane” da questo punto di vista. Infatti, presenta ancora delle praterie potenziali con canali ancora vergini, se pensiamo alle numerose regioni che compongono la Federazione Russa, oltre quelle di Mosca e San Pietroburgo. Esistono infatti altre aree molto interessanti che hanno tassi di crescita superiore, con potenzialità d’acquisto tutte da sfruttare”.

Francesco Montanino




MACERATESE CUORE RUSSO IN TERRA MARCHIGIANA

Mi rendo sempre più conto che il forte legame che ho con il territorio marchigiano, data la sua bellezza, lo devo condividere ormai con tante altre persone ed in particolar modo con la  semprecastello-urbisaglia-2 più folta comunità russa, che qui ha trovato un paradiso celestiale in terra.

Ho un ospite di eccezione, Ligia una ragazza romena di Bucarest, conosciuta più di un anno fa che mi è venuta a trovare ed a cui avevo promesso un viaggio ai confini del tempo per mostrarle il bel maceratese.

Abbiamo visitato tutta la zona a ridosso della città di Macerata, tra l’Abbadia di Fiastra e il Castello Pallotta di Caldarola, senza castello-urbisaglia-3dimenticare la bellissima città di Urbisaglia. Niente è lasciato al caso, i restauri, la meticolosità della cura del verde ed il rispetto per l’arte hanno creato uno scenario unico ed irripetibile, tanto che molti russi, amanti della nostra bella penisola, hanno cominciato a disertare la pur bella Toscana, acquistando vecchie ville nel cuore del Maceratese, ristrutturando i casolari anche con nuove soluzioni tecnologiche.

Quando ero seduto al bar Piramide di Mosca, vicino piazza Puskin, alcuni locali mi chiedevano se ero di Civitanova Marche, ridente chiostro-palazzo-bandinicittadina rivierasca marchigiana che date le tante presenze russe sembra una piccola Cremlino, che mi inducevano a pensare che la nuova oligarchia del paese fosse interessata solamente ai nostri brand di grido, piuttosto che alla cultura che si respira in regione. Mi sbagliavo, perché il loro è un amore a trecentosessanta gradi ed oggi ne ho avuto una conferma quando mi è stata segnalata da una delle guide la loro numerosa comunità.

Dopo aver trascorso parte della visita tra il verde dell’Abbadia di Fiastra, contorniata da una ricca avifauna e goduto delle bellezze architettoniche del Palazzo Bandini, “tagliato” da un chiostro dominato da un surreale silenzio, abbiamo raggiunto Urbisaglia, città di fondazione abbadia-di-fiastraromana coronata da un elegante castello realizzato a più riprese.

La gentile archeologa Giusy Poloni e la simpatica collega, fresca di titolo di studio, ci hanno aperto la roccaforte con un alto maschio centrale vero perno della fortezza. La loro gentilezza è molto piacevole, ci mostrano angoli, ci svelano legende ed aneddoti fatti di guerra ed anche di poesia, tracciando un filo temporale su tutto l’edificato della città.

Sintetizzano al massimo la storia, penso che Ligia non capisca molto della spiegazione, ma poi vedo che annuisce e controbatte con intelligenti ponte-levatoio-ridotta-castello-pallotta-1domande, sintomo del suo ricco vocabolario architettonico. Passeggiamo tra mura e nuvole sull’elegante camminamento, scoprendo punti di vista suscettibili, per poi entrare all’interno della torre, stando però attenti ai ripidi gradini in ferro.

Raggiungiamo la vetta che offre ai nostri occhi, come per magia uno scenario idilliaco, che non può essere spiegato semplicemente né a parole né con qualche scatto fotografico. Una meravigliosa promenade ci permette di osservare le colline adiacenti che da dolci si impennano con grande plasticismo, la riviera del Conero che sembra essere quasi a portata di mano e la città sottostante con le sue eleganti stratificazioni storiche.

Scendiamo, mi reggo con forza alla balaustra, ma sono disattento e quasi cado, facendo sorridere le presenti. Ci fermiamo un attimo, perché la signora Poloni, stanza-gialla-castello-pallottami mostra un libro a fumetti, realizzato da entrambe, che sembra essere stato fatto per i più piccoli, ma che piace anche me. Si insegna la storia giocando e colorando a proprio piacimento le figure che man mano ci passano davanti, sicuramente qualcosa di più educativo della moda dei Pokemon che sta instupidendo ed azzerando l’intelligenza delle masse.

Dopo la piacevole chiacchierata incentrata sul futuro del turismo locale, ci dirigiamo verso il Castello Pallotta di Caldarola, a qualche chilometro da Urbisaglia. La zona è così ricca di cose da vedere, di castelli, laghi che mi prometto tornarci per una seconda volta.

La roccaforte esternamente sembra un altro maniero militare costruito quasi a strapiombo sul bel borgo della piccola cittadina, mentre il suo interno ospita palazzo-bandinistanze dedicate allo svago ed all’intrattenimento, gli arredi e i minuziosi servizi sono così ben conservati che sembrano attendere chi con amore li acquisì.

Sembra che il tempo si sia fermato, e nemmeno l’abile guida che ci mostra i diversi ambienti sembra riportarmi ad oggi. Passiamo in rivista tutto il Castello, dove i dettagli sono il motivo conduttore della nostra visita.

E’ complicato rendere con qualche riga l’emozione che si può provare una volta dentro. Le stanze sono davvero tante e due me ne rimangono impresse, perché mi fanno maggiormente presa. La sala della Biblioteca e Cappella, in cui rimangono inalterati tutti gli oggetti presenti tra cui i tanti manoscritti elegantemente rifiniti, ed in cui il soffitto rappresenta una carena di una nave in stile neogotico, che è così ben dipinto da sembrare vero e la toilette, costruito con un sistema idraulico innovativo per il periodo che fu realizzato.

sferisterio-musicultura-di-macerata       Il mio cicerone, sottolinea che la contessa che vi ha dimorato fino a qualche decennio fa, qualche volta torna a far visita alla sua vecchia dimora, intrattenendosi con i visitatori. Sarebbe stato davvero bello incontrarla, perché sono convinto che le parole di una così regale inquilina avrebbero impreziosito la mia visita.

Scattiamo foto prima di andare via al ponte levatoio ed al piccolo teatro esterno contorniato da una folta vegetazione.

Terminiamo la nostra giornata salutando la direttrice dell’Abbadia di Fiastra Francesca Cola, punto di riferimento del turismo maceratese, macerata cartinache mi conferma la sempre più nutrita presenza russa, tra cui un distinto signore che ha comperato una vecchia villa verso la città di Sarnano, ammodernandola con un impianto a pavimento esterno per sciogliere la neve.

Pensiamo durante il nostro rientro allo strano “caso” di Singapore, città stato asiatica, che sta permettendo alla sua gente un buon tenore di vita, privandola, però al contempo della sua privacy, ed al ai nuovi mutamenti multimediali che circoscriveranno i nostri viaggi all’interno di una stanza, senza farci più uscire di casa. Ciò ci rattrista, ma poi pensiamo che nessuna realtà virtuale e nessuna invenzione tecnologica ci potrà dare la stessa libertà di vivere coì intensamente questa parte di Marche in cui batte un cuore russo.

Marco Iaconetti