RUSSOFOBIA E CENSURA AD ANGELO D’ORSI

Non solo solidarietà

L’unione delle nazioni europee – ricordava Schuman il 9 maggio del 1950 – esige l’eliminazione del contrasto secolare tra la Francia e la Germania, ebbene oggi dobbiamo tutti esigere l’eliminazione del contrasto tra i Paesi europei – artatamente soggiogati e mentalmente colonizzati dall’Anglosfera – e la Russia.

Angelo D’Orsi – Pina Picierno

Caro Angelo, ho subito ripreso il tuo allarmante comunicato dell’8 novembre per la censura della tua conferenza “Russofobia, russofilia, verità” prevista a Torino nei locali del Polo del ‘900 ed annullata “Manu Picierni”: Pina Picierno, altresì vicepresidente del Parlamento dell’Unione europea “ha chiesto anzi ingiunto al sindaco di Torino di far annullare l’evento”.

Ora so che ti aspetti sei cose:

  1. che la ministra dell’Università si schieri al suo fianco e gli faccia tenere la conferenza;
  2. che il sindaco di Torino dichiari di non essere intervenuto per bloccare la conferenza;
  3. le scuse dell’ANPPIA torinese (sezione locale dell’Associazione Nazionale Perseguitati Politici Italiani Antifascisti) e ente organizzatore della conferenza;
  4. le scuse della presidenza e della direzione del Polo del ‘900;
  5. la sconfessione della Picierno da parte della segretaria del PD;
  6. un gesto di solidarietà dal mondo accademico e intellettuale, almeno cittadino.

Come anche tu temi, probabilmente “nessuno di questi atti avverrà” ma, intanto, mi felicito per essere riuscito, comunque, a mantenere l’appuntamento di Torino il 12 novembre seppure in luogo diverso.

Ti confesso che anch’io, da tempo, sono preoccupato della piega da “tappabocca” e guerrafondaia di questa brutta Unione europea, i cui Stati componenti sono talmente sottomessi alla NATO (alter ego degli Stati Uniti d’America) da far passare in second’ordine gl’interessi dei loro stessi popoli.

Eppure è nota la protervia di quel Paese che, pur nella sua abbastanza recente storia, ha invaso, combattuto conflitti o esercitato un controllo in 190 su 193 stati membri delle Nazioni Unite.

È noto che con l’Operazione CCF – l’ho ricordata giusto qualche giorno fa su Russia News – la CIA ha condotto una guerra psicologica nel continente europeo tesa a sovrapporre imperialisticamente la cultura americana e la lingua inglese (ricorderai certamente il mio apposito scritto sul numero 12 – addirittura del 2013 – del tuo Historia Magistra, anche sponsor della conferenza) a quelle di tutti i popoli europei.

Guerra psicologica che Washington dichiarò vinta già nel 1967 perché ormai “Il soggetto opera ormai nella direzione richiesta per motivi che ritiene essere propri”.

È in atto un disegno geopolitico statunitense finale che vuole farci condurre una guerra fratricida tra europei.

È Trump, non Putin, che ci vessa in ogni modo con dazi inammissibili, attentando ai territori europei sostenendo che “in un modo o nell’altro” ci prenderà la Groenlandia: la più grande isola del mondo.

È Trump, non Putin, che sta conducendo un doppio gioco con Rutte-NATO/Gran Bretagna, per usarci come testa d’ariete contro la Russia facendosi comprare le armi da noi fessi europei i quali, però, più che degli F35 dovrebbero comprare i Sukhoi Su-57 per difendere “in un modo o nell’altro” la propria Groenlandia.

È Trump che fa il marpione con Putin con la “scusa” dell’Ucraina, per fare affari con le materie prime russe mentre obbliga noi a comprarle da lui. Ben sapendo, come lo sanno tutti nell’Unione europea, che l’Ucraina è stata dichiarata corrotta e in mano agli oligarchi ucraini già a fine 2021 dalla Corte dei Conti dell’Unione europea in ben 80 pagine sostenendo, la Corte, che già i 10 miliardi di Euro dati fino ad allora dalla Commissione erano stati mal impiegati: la follia è stata, ed è, che i Capi di Stati e di Governo dell’Ue ne hanno continuati a dare di miliardi di Euro a quel paese corrotto e in mano agli oligarchi, e vogliono continuare a farlo.

E allora, caro Angelo, spero converrai con me che è ora scossa per andare a dire la verità alle istituzioni europee, non solo sulla russofobia ma anche sull’eurocidio che, sulle menzogne, stano perpetrando portandoci in guerra contro un popolo, quello russo, nostro fratello, tra i più importanti d’Europa.
Penso, considerato anche il fatto che Pina Picierno è vicepresidente del Parlamento europeo, che potremmo cominciare a farlo con una manifestazione pubblica proprio davanti all’Ufficio di collegamento del Parlamento europeo in Italia, in Via IV Novembre, dove peraltro c’è anche la Rappresentanza della Commissione europea in Italia.

Che ne dici?
Nell’attesa di un tuo, auspico, positivo riscontro, ti segnalo due importanti documentari sulla russofobia realizzati da RT (ancora censurata in Europa) che ho provveduto qualche mese fa a rendere più facilmente fruibili e noti attraverso Youtube.

Sono in tutto circa un’ora e mezza di girato che possono essere utili non solo a te per la conferenza di mercoledì ma, anche, ai tanti amici e colleghi che ti seguono e ti stimano:

il primo, Russicidio: la Guerra culturale alla Russia, è con i sottotitoli in italiano da attivare, mentre l’altro, Russofobia: storia di un odio, era già fornito da RT doppiato in italiano, seppure in qualche punto la traduzione è inadeguata avendo, ad esempio, tradotto con “polipo” un termine che avrebbe dovuto essere tradotto con “piovra”.

Saluti fraterni,

Kadmo Giorgio Pagano 

https://youtu.be/MYf1upRHdnc

Il comunicato di Angelo d’Orsi

La mia conferenza Russofobia, russofilia, verità, prevista il 12 novembre a Torino nei locali del Polo del ‘900 è stata inopinatamente annullata. L’accusa che “spiega” l’annullamento è la stessa che ha impedito al direttore d’orchestra russo Gergiev, al baritono Abdrazaov, per citare solo gli ultimi episodi di cronaca, ossia di fare “propaganda”. E quindi senza neppure aspettare che io tenga la mia conferenza vengo poco democraticamente silenziato in nome della democrazia, di cui l’Occidente sarebbe il faro, mentre la Russia di Putin affoga nella “autocrazia”.

Chi sono io? Sono un “terrone” (salernitano) e vivo a Torino dal 1957, e vi ho compiuto tutti gli studi dalle Medie all’Università dove mi sono laureato con Norberto Bobbio. Sono stato professore«ordinario di Storia del pensiero politico nell’ateneo cittadino, e ho insegnato nelle Facoltà di Scienze politiche e di Lettere e Filosofia, diverse altre discipline. Ho collaborato alla creazione dell’Archivio storico dell’ateneo e ho inventato e diretto per un quindicennio i “Quaderni di Storia dell’Università di Torino. E tra i miei libri ve n’è uno, molto corposo, specificamente dedicato alla nostra università (Allievi e maestri. L’università di Torino tra 800 e 900).

Ho 43 anni di docenza alle spalle, senza contare gli ultimi tre anni nei quali sono stato docente a contratto al Politecnico. Ho presieduto per anni il più importante corso di laurea della mia Facoltà, quello in Scienze politiche.

Di Torino ho studiato la storia culturale pubblicando opere rimaste come pietre miliari, a cominciare da La cultura a Torino tra le due guerre (2000) il libro più discusso in quell’anno, vincitore di premi importanti. Ho scritto la biografia dei tre iconici intellettuali del 900 che hanno operato sotto la Mole: Antonio Gramsci, Leone Ginzburg e ultimo Piero Gobetti, che uscirà in libreria tra qualche mese.

Ho fondato e diretto le riviste “Historia Magistra” e “Gramsciana” che escono tuttora e sono considerate testate autorevoli a livello internazionale.

Sul piano della milizia civile, dopo essere stato redattore capo del glorioso foglio di GL “Resistenza” ho fondato e diretto “Nuova Sinistra” e, anni dopo, “Nuvole”, che poi ho abbandonato. Giornalista pubblicista del 1971 (ho ricevuto la targa per i decani dei giornalisti piemontesi”), ho collaborato intensamente per un ventennio al quotidiano “La Stampa” e ad altri quotidiani (“Corriere della Sera”, “Il Sole 24 ore”, “Il Manifesto”…).

Ho pubblicato oltre 50 volumi, e miei scritti sono usciti in inglese francese spagnolo portoghese tedesco serbocroato: è appena stata pubblicata la traduzione spagnolo della mia biografia di Gramsci, per citare solo l’ultimo esempio.

Ho preso parte, sempre, alla vita culturale e al dibattito civile e politico, da indipendente, in città e sul piano nazionale Sono stato anche, sempre come indipendente, candidato sindaco di una coalizione di sinistra. Le mie posizioni di sinistra sono note a tutti, e non tocca a me sottolineare il mio peso di studioso e di intellettuale, ma credo sia universalmente riconosciuto.

Ebbene, non avrei mai (e dico mai) potuto immaginare che venisse annullata una mia conferenza nella mia città. Era previsto anche un collegamento dal Donbass con un giornalista italiano, Vincenzo Lorusso, in quanto autore di un recente volumetto intitolato De “russophobia”, quindi persona informata e qualificata per parlare. Ma questo era un “di più”: il cuore dell’incontro annullato era precisamente la mia conferenza.

Dopo un comunicato di una ignota associazione ucraina e di una sigla legata al Partito radicale (che, ricordo, ha sempre sostenuto le forze di estrema destra nei Balcani e ora in Ucraina, contribuendo a far scarcerare il responsabile dell’omicidio del nostro fotoreporter Andrea Rocchelli, nel Donbass), è scesa in campo la ben nota Pina Picierno (che ricopre la carica di vicepresidente del Parlamento UE), la quale e ha chiesto anzi ingiunto al sindaco di Torino di far annullare l’evento. Così è avvenuto. E io l’ho saputo da un post gongolante della stessa signora, prima che gli organizzatori me lo comunicassero.

Ora mi aspetto che la ministra dell’Università venga al mio fianco e mi faccia tenere la conferenza come ha fatto con rulli di tamburi e squilli di trombe con Emanuele Fiano (al quale nessuno aveva vietato di tenere conferenza, ma era stato contestato dagli studenti, cosa ben diversa e che dopo l’episodio sta girando la Penisola per godere dei frutti di quell’episodio). Mi aspetto che il sindaco di Torino dichiari di non essere intervenuto per bloccare la conferenza. Mi aspetto che l’ANPPIA nazionale che a quanto leggo su agenzie di stampa avrebbe sconfessato la sezione locale, ente organizzatore della conferenza, mi chieda scusa. E aspetto le scuse anche della presidenza e della direzione del Polo del ‘900. Mi aspetto che la segretaria del PD sconfessi la Picierno. Mi aspetto un gesto di solidarietà dal mondo accademico e intellettuale, almeno cittadino.

Temo che nessuno di questi atti avverrà. Perciò chiedo alle testate giornalistiche con le quali ho collaborato in passato o collaboro nel presente, e ai programmi televisivi delle diverse reti di quali sono stato e sono frequentemente ospite di pubblicare questa mia o di darmi spazio per esporre pubblicamente le mie ragioni nel primo momento utile. Che ad uno storico di professione, un accademico “togato”, frequentemente invitato a tenere lezioni in Europa e fuori (le prossime saranno a Parigi, Saragozza, Barcellona, Teheran), venga impedito di tenere una pubblica conferenza è un fatto inaccettabile, di cui sarebbe vergognoso tacere o sarebbe colpevole sottovalutare.

Angelo d’Orsi – Torino, 8 novembre 2025




Il Parlamento Europeo rifiuta di riconoscere i risultati delle elezioni presidenziali russe

“Il Parlamento europeo è pieno di contraddizioni interne e da tempo si è trasformato in un generatore di dichiarazioni rozze, le cui azioni sono fortemente basate sulla russofobia“: questo è quello che ha detto ai media il portavoce del presidente russo Dmitry Peskov, commentando la risoluzione del Parlamento europeo che chiede il rifiuto di riconoscere i risultati del le elezioni presidenziali russe.

“Il Parlamento europeo ha assunto da tempo una posizione di russofobia forte e sistematica. E, naturalmente, si attiene a questa posizione contrariamente alla principale vocazione dei legislatori: costruire un dialogo e cercare modi per costruire un dialogo. Si è trasformato in una macchina piena di contraddizioni interne che continua a generare dichiarazioni rozze“, ha detto il portavoce del Cremlino.

Nella risoluzione adottata dal Parlamento europeo nella sessione plenaria di Strasburgo, i suoi membri hanno chiesto il rifiuto di riconoscere i risultati delle elezioni presidenziali russe, che ha definito antidemocratiche. Gli autori del documento hanno inoltre raccomandato agli stati dell’UE di sostenere quelle che hanno descritto come organizzazioni indipendenti della società civile, media indipendenti e difensori dei diritti umani e di sostenere l’opposizione democratica russa. Le risoluzioni del Parlamento europeo non hanno valore legale e hanno carattere consultivo, ma vengono utilizzate nell’UE per promuovere e diffondere determinati punti di vista politici.

RED




Putin: “stiamo combattendo per la libertà non solo della Russia, ma del mondo intero”

Il presidente della Federazione Russa, Vladimir Putin, è intervenuto in videoconferenza alla sessione plenaria del Consiglio mondiale del Popolo Russo (VRNS), dedicata al 30° anniversario dell’organizzazione. L’evento è stato organizzato con il sostegno del Fondo presidenziale per le iniziative culturali.

Il tema centrale del forum era “Il presente e il futuro del mondo russo”. All’incontro hanno partecipato il Patriarca Kirill di Mosca e di tutta la Russia’, rappresentanti della Chiesa ortodossa russa e di altre organizzazioni religiose della Russia, enti governativi, associazioni pubbliche, scienziati e personalità della cultura.
Putin ha ricordato che il Consiglio mondiale del Popolo Russo è nato nel 1993. Dalla creazione del Consiglio fino al 5 dicembre 2008, il capo è stato il Patriarca di Mosca e di tutta la Russie’ Alessio II. Dal 1 febbraio 2009 – Patriarca di Mosca e di tutta le Russie, Kirill. L’assemblea rappresenta un punto di svolta per il Paese. La cattedrale ha potuto unire attorno a obiettivi comuni rappresentanti della Chiesa ortodossa russa, altre organizzazioni religiose, partiti politici, movimenti, personaggi della cultura, scienziati, imprenditori – persone con punti di vista diversi, ma unite nella loro ferma posizione patriottica.
Sulla sovranità e sul diritto storico di essere Russia.
Il Presidente ha ringraziato i presenti per il contributo al rafforzamento dello Stato russo, alla pace civile e all’armonia, al consolidamento della società e per aver aiutato i vostri connazionali e tutti coloro che sono uniti dal “grande mondo russo”, compresi quelli che si trovano nel Donbass e in Novorossiya in i ranghi delle unità militari.

La nostra battaglia per la sovranità, per la giustizia, senza alcuna esagerazione, è di natura di liberazione nazionale, perché difendiamo la sicurezza e il benessere del nostro popolo. Il più alto diritto storico è la Russia: una potenza, un paese, una civiltà forte e indipendente.

Sul “mondo russo”.

Secondo il capo dello Stato, il “mondo russo” ha ancora una volta bloccato la strada a coloro che rivendicano il dominio del mondo e la propria esclusività. È la Russia ad essere ora in prima linea nella formazione di un ordine mondiale più equo; senza una Russia sovrana e forte, nessun ordine mondiale duraturo e stabile è possibile.
“Ora stiamo combattendo per la libertà non solo della Russia, ma del mondo intero. Diciamo apertamente che la dittatura di un egemone, lo vediamo, lo vedono tutti adesso, è decrepita e semplicemente pericolosa per chi lo circonda“, ha detto Putin.

Allo stesso tempo, sempre secondo Putin, senza i russi come gruppo etnico non può esistere un mondo russo e la stessa Russia. Ma questa affermazione non ha alcuna pretesa di esclusività: è semplicemente un dato di fatto. Pertanto, sono i russi ad avere la responsabilità di salvare la Russia; questo è vero patriottismo.

“Solo una Russia unita, forte e sovrana è in grado di garantire il futuro e lo sviluppo originale sia del popolo russo che di tutti gli altri popoli che da secoli vivono e vivono nel nostro Paese, uniti da un comune destino storico”.

Sulla russofobia come ideologia dell’Occidente

La russofobia, così come altre forme di razzismo e neonazismo, secondo il presidente della Federazione Russa, sono diventate praticamente l’ideologia ufficiale delle élite dominanti occidentali.
“L’Occidente, in linea di principio, non ha bisogno di un paese così grande e multinazionale come la Russia. La nostra diversità e unità di culture, tradizioni, lingue ed etnie semplicemente non rientra nella logica dei razzisti e dei colonialisti occidentali. Nel loro crudele schema di totale spersonalizzazione, disunità, repressione e sfruttamento”.
Per “decolonizzazione” della Russia, l’Occidente intende lo smembramento e il saccheggio del Paese.
“Consideriamo qualsiasi interferenza esterna, provocazione con l’obiettivo di provocare conflitti interetnici o interreligiosi come azioni aggressive contro il nostro Paese. Come un tentativo di lanciare ancora una volta il terrorismo e l’estremismo contro la Russia come strumento per combatterci. E reagiremo di conseguenza.” Ha sottolineato Putin.

Sulle lezioni della rivoluzione

Secondo il capo dello Stato, la forza della Russia risiede nella sua diversità, che deve essere rafforzata e tutelata, e ricordare anche le lezioni della rivoluzione del 1917, della guerra civile, del crollo dell’URSS nel 1991. Anche i nati in il 21° secolo sta ancora pagando “per i calcoli errati fatti allora, per aver indulgere alle illusioni e alle ambizioni separatiste, per la debolezza del governo centrale, per la politica di divisione artificiale e violenta della grande nazione russa, il popolo trino – russi, bielorussi e ucraini.” Questi errori non possono essere ripetuti. Voglio sottolineare ancora una volta che qualsiasi tentativo di seminare odio etnico e religioso, di dividere la nostra società, è un tradimento, un crimine contro tutta la Russia. Non permetteremo a nessuno di dividere la Russia, cosa che abbiamo da soli. Su di lei, sulla nostra Patria, sono le nostre preghiere, che risuonano in diverse lingue“.

Il Presidente ha ricordato le parole di San Gregorio il Teologo: “Onorare la propria madre è una cosa sacra, ma ognuno ha la propria madre, e la madre comune è la Patria”.

Sull’abolizione dell’educazione artistica liberale in Occidente

Secondo Putin, in Occidente si pratica non solo la politica della cancellazione culture, ma anche la vera e propria abolizione dell’educazione umanistica. Di conseguenza, sia la cultura che l’istruzione diventano primitive.
“Molte materie classiche vengono semplicemente espulse dai programmi di studio occidentali, sostituite da qualche tipo di genere e scienze simili, le pseudoscienze. Ma noi, al contrario, abbiamo bisogno di una vera svolta nella vita culturale”, ha affermato.

La Russia deve prendere tutto il meglio che i sistemi nazionali e mondiali di istruzione classica hanno accumulato. Allo stesso tempo, le scuole, le università e i college russi devono essere moderni, aperti a tutto ciò che è avanzato. È necessario un sistema educativo olistico in cui la famiglia, il sistema educativo, la cultura nazionale, il lavoro dei bambini, dei giovani, dello sport, delle organizzazioni militare-patriottiche e il movimento di mentoring si completino armoniosamente a vicenda.

Sul futuro della Russia

“Dobbiamo risolvere compiti colossali nello sviluppo di vasti spazi dall’Oceano Pacifico al Baltico e al Mar Nero. La nostra economia, industria, agricoltura, nuove industrie, industrie creative, imprese nazionali devono aumentare il loro potenziale”, ha affermato Putin.

È stato grazie al lavoro ben coordinato degli imprenditori, ritiene il presidente, che è stato possibile contrastare “l’aggressione economica senza precedenti dell’Occidente” e la “guerra lampo delle sanzioni”.
Allo stesso tempo, le imprese nazionali, lavorando per rafforzare la sovranità, diventano esse stesse più forti e più sovrane, meno dipendenti dalle componenti estere. Il Presidente ha promesso di aumentare il sostegno alle imprese nazionali sovrane.

Lo sviluppo sovrano della Federazione Russa e della sua economia deve essere equo per tutti i cittadini, ma non stiamo parlando di “perequazione”.

“La giustizia è, prima di tutto, condizioni di vita dignitose e moderne strutture culturali, sanitarie e sportive in tutte le regioni del Paese. Si tratta di un lavoro qualificato, ben retribuito, di alto prestigio sociale per un lavoratore, un ingegnere, un insegnante, un medico, un artista, una figura culturale, un imprenditore, ogni specialista coscienzioso, un artigiano“, ha affermato il presidente.

La Russia deve affrontare molti compiti su larga scala, la cui soluzione richiede un “lavoro conciliare”, ha aggiunto Putin.

“Siamo pronti per questo. Siamo diventati più forti. Le nostre regioni storiche sono tornate alla Russia. La società abbandona tutto ciò che è superficiale e si rivolge ai valori veri, autentici. Insieme abbiamo dimostrato una forza nazionale, una volontà nazionale, una determinazione nel difendere i nostri interessi fondamentali”, ha detto il presidente russo.

RED




Il portavoce del Cremlino Peskov: Mosca non prende neanche in considerazione la risoluzione del Parlamento europeo

La risoluzione del Parlamento europeo che riconosce la Russia come uno stato sponsor del terrorismo non è legalmente vincolante, Mosca non prende in considerazione tali decisioni, ha detto domenica il portavoce presidenziale russo Dmitry Peskov al programma “Mosca. Cremlino. Putin” sul canale televisivo Rossiya-1.

“Il Parlamento europeo è il tipo di organizzazione che basa piuttosto il proprio lavoro sulle emozioni, su un approccio emotivo“, ha detto Peskov. “Certo, non è un segreto che negli ultimi anni il Parlamento europeo ci abbia amato poco. In cambio, abbiamo avuto poca voglia di tenere conto di quello che sta succedendo lì e di prenderlo molto a cuore “, ha sottolineato il portavoce del Cremlino.

“La situazione in cui tale sfacciata russofobia e odio verso la Russia si stanno appena esaurendo. Ma questo non ha alcuna natura giuridicamente vincolante. È così che dovrebbe essere trattato“, ha spiegato Dmitry Peskov in una conversazione con il giornalista Pavel Zarubin.

La parte russa vede “un’enorme mancanza di approccio professionale e un’enorme mancanza di professionalità” nel Parlamento europeo, ha proseguito. “E le emozioni sono una cosa così mutevole. Oggi sono russofobe, domani ci sarà qualcos’altro. E poi, forse arriverà un momento di chiarezza“, ha infine concluso Peskov.

RED




L’asse eurasiatico guidato da Russia-Cina sempre più forte e distante dall’Occidente. Il suicidio politico dell’Europa

Il presidente Xi Jinping, nel vertice virtuale con l’omologo Vladimir Putin, ha detto che “le relazioni Cina-Russia hanno superato prove di varie tempeste e dimostrato nuova vitalità“. Cina e Russia hanno dimostrato “le loro responsabilità di grandi potenze e sono diventate il pilastro del vero multilateralismo e della salvaguardia dell’equità e della giustizia internazionali“. Le parti “si sostengono a vicenda su temi di interesse centrale e difendono interessi condivisi”. Xi, per i media di Pechino, si è detto pronto a “nuovi piani di cooperazione in vari campi, per lo sviluppo duraturo e di alta qualità dei legami bilaterali”.

Si manifesta sempre più profonda la spaccatura tra l’Occidente e il fronte eurasiatico guidato da Russia e Cina, sempre più unito. E il baratro potrebbe ulteriormente farsi più spaventoso, con i prossimi Giochi Invernali di Pechino, che gli Usa, ma non solo gli Usa intendono boicottare almeno sul piano diplomatico. Ma le tensioni latenti tra Pechino e Washington stanno gettando un’ombra anche sui mercati, dopo che la Camera dei rappresentanti degli Stati Uniti ha approvato una risoluzione per vietare le importazioni dalla regione cinese dello Xinjiang, misure per dire no a lavoro forzato e altri abusi. Oltre a questo, gli Stati Uniti stanno considerando sanzioni che andrebbero a colpire la produzione miliardaria cinese di chip per computer. La faccenda si complica ulteriormente dopo che Pechino ha definito infondate le preoccupazioni sulla sicurezza dei diplomatici lituani in Cina, partiti frettolosamente.

Pechino ha declassato le relazioni diplomatiche con la Lituania il mese scorso dopo che Taiwan ha aperto un ufficio di rappresentanza nella capitale dello stato baltico. Una spaccatura non da poco con uno dei Paesi più atlantisti del blocco a 27, da sempre in posizione critica rispetto alla Russia e alla Bielorussia. “Il prossimo febbraio, finalmente, potremo incontrarci di persona a Pechino“, dice Vladimir Putin a Xi Jinping, mostrano la loro buona intesa durante una videoconferenza, in piena tensione con l’Occidente. Il numero uno del Cremlino conferma così la sua visita alle Olimpiadi invernali cinesi. Giusto per sottolineare chi sta con chi. Mentre il resto del mondo dimostra scetticismo.

Insomma, ad osservare la politica dell’Occidente, di Europa e America, nei confronti della Russia, viene da chiedersi se non si sta assistendo a un lento, doloroso e inspiegabile tentativo di suicidio politico. Pare infatti che le cancellerie europee facciano tutto ciò che possono per spingere sempre più la Russia verso le braccia della Cina. Si sforzino, cioè, di consegnare definitivamente il più vasto deposito di materie prime e risorse naturali (gas e petrolio, certo, ma anche una gamma vastissima di minerali indispensabili all’industria, oltre a oro e diamanti), la Russia appunto, all’influenza della potenza manifatturiera della Cina. Favorendo così i piani di Xi Jingpi e della dirigenza cinese, che punta ormai a sfidare gli Usa sul piano della competizione globale.

La russofobia a stelle e strisce, alimentata attraverso la Nato e i Paesi dell’ex Est europeo, serve a questo: a impedire una normalizzazione dei rapporti tra Bruxelles e Mosca e bloccare l’Europa nell’ambito delle politiche decise a Washington. Non a caso i Paesi europei con cui la polemica di Washington è più forte sono la Francia di Macron (che chiede l’esercito europeo e giudica la Nato in stato di “morte cerebrale”) e la Germania, che con la Russia conduce una diplomazia a sé stante. Per questi motivi dunque, si può parlare di suicidio politico dell’Europa, che infatti, a dispetto del proprio ruolo fondamentale, da lungo tempo non riesce a essere protagonista delle scelte che la riguardano.

RED




La portavoce del ministro russo Lavrov, Maria Zakharova, risponde a Maurizio Molinari

La portavoce del Ministero per gli Affari Esteri della Federazione Russa, Maria Zakharova, risponde al direttore di Repubblica, Maurizio Molinari, in merito all’editoriale dello scorso 14 novembre “Carri armati e migranti: la morsa di Putin sull’Europa”, dichiarando: “Non c’è nessuna sfida ibrida russa”.
La Zakharova usa la sua consueta ironia: “Era da tanto tempo che non vedevo un’assurdità così deliziosa” replica. La portavoce del ministro Sergey Lavrov fa anche notare che la teorie secondo cui Vladimir Putin starebbe ammassando novantamila soldati russi con tanto di artiglieria sarebbe stata smentita da una fonte insospettabile quale il Ministero della Difesa ucraino, e che questo viene riportato solo da fonti statunitensi.

Malafede o ignoranza? O un mix di entrambe le cose? La Zakharova nota come Molinari ignori deliberatamente la posizione di Mosca ma, bisogna aggiungere, al di là del filoatlantismo sfegatato del mainstream, roba che nemmeno durante la Guerra Fredda, il signor Molinari sa leggere il russo? Se sì, ha agito in malafede, altrimenti se si parla di cose russe sarebbe buona cosa metterci qualcuno che ne conosca lingua, cultura, mentalità e contesto politico-ideologico, dato che negli ultimi anni sulla Russia sono state partorite le più assurde scemenze, roba che nemmeno la propaganda in Rocky IV con Ivan Drago e “Io ti spiezzo in due”. Ma l’ignoranza non è da escludere visto che, come sottolinea nuovamente la Zakharova, la città di Yelnya, dove secondo l’illustre Molinari si sarebbero ammassate le truppe russe, manco si trova sul confine ucraino.

Si è già spesso affrontato il “mainstream del complottismo” che dipinge Putin come il cattivone dietro tutte le magagne dell’Occidente, una sorta di Goldstein sul quale scaricare gli orwelliani “due minuti di odio”. Si è anche già parlato del delirante articolo di Fabrizio Dragosei per il Corriere della Sera che non solo il sottoscritto vi può smentire poiché all’epoca viveva a Mosca, ma venne smentito da altri sul profilo social di Dragosei, trattandosi di una burla di un piccolo truffatore locale (anche qui: ignoranza o malafede? Dragosei il russo evidentemente lo legge, ma non ha contestualizzato quel che ha letto. Nell’ipotesi migliore ci è cascato come un fesso) o il caso di Gianni Riotta che si inventa una spy story inesistente su una signora russa residente a Riccione, amica anche del sottoscritto (e con la quale ride ancora di questo caso).

Il caso del “mainstream del complottismo” che vede la Russia anche dietro l’attacco hacker alla sanità del Lazio (quando forse le colpe sono di ben altra natura, compresa l’incapacità degli sviluppatori italiani.
“Hastatoputin” è il mantra di un Occidente incapace, che cerca di scaricare le sue colpe sul russo, il cattivo hollywoodiano. Perché se oggi bisogna stare attenti a indicare la nazionalità di un terrorista che magari si chiama Ahmed per via del politicamente corretto, i russi, che sono bianchi, cristiani e hanno una lunga tradizione di villain cinematografici, sono perfetti per il ruolo. E mentre la Cina, totalitarismo assai più feroce, non ha tutto sommato una stampa così cattiva, la Russia resta quella dei film di spionaggio americani. In realtà la russofobia europea ha radici ben più antiche, su un falso costruito ad arte nel 1756 su commissione dei servizi francesi e diffuso poi nel 1775 dalla stampa britannica: un fantomatico “testamento di Pietro il Grande” nel quale l’imperatore consigliava ai suoi successori di conquistare l’Europa. In realtà furono gli eserciti paneuropei a invadere per ben due volte la Russia: nel 1812 con Napoleone e nel 1941 sotto le egide dell’Asse. Come è andata a finire lo sappiamo tutti.

Le inesattezze di Molinari, del Corriere e via dicendo non sono che la versione parodistica (perché come diceva il vecchio Marx la Storia si ripete prima come tragedia e poi come farsa) del “Testamento di Pietro il Grande”. La Russia non sta minacciando l’Europa, casomai è vero il contrario. E sappiamo bene come è andata a finire le altre due volte e Stoltenberg (sunt nomina omina) non pare nemmeno un genio militare come Napoleone o Heinz Wilhelm Guderian.
Tornando a noi, la campagna russofoba italiana è il più clamoroso caso di suicidio economico mai visto: la Russia era uno dei partner economici privilegiati per l’Italia, vista l’italomania dilagante nel Paese degli Zar. Le varie sanzioni e controsanzioni sono costate all’Italia costano all’Italia 3 miliardi l’anno. Ma andiamo avanti coi Molinari, i Riotta e i Dragosei, servi sciocchi della russofobia.

RED




LO SPORT SOPRA LA POLITICA

Evgeny UtkinAnche dall’Italia è partita una iniziativa a sostegno degli atleti russi “puliti”, esclusi dalle Olimpiadi di Rio. Il sostegno dalle PutinGirls, dai cittadini, la corsa-protesta e la petizione alla CIO ed altro.

di Evgeny Utkin

Alla fine solo una parte della squadra russa va a Rio. Erano 387, atleti russi che potevano partecipare agli Olimpiadi, ma non sono tutti passati. Tutti “puliti” completamente (come tutta laЕлена Исинбаева - Elena Isinbaeva RU squadra di atletica leggera, 68 sportivi, meno una, Daria Klishina, che partecipa perche ultimi anni è vissuta negli States) o quelli, pochi, che avevano superato i tempi di squalifica (alcuni da più di 10 anni). La squadra andrà, ridotta, troncata da alcuni migliori, ma molto arrabbiata e  decisa.

Elena Isinbaeva, pluricampionessa mondiale e olimpica, vera stella dell’atletica mondiale, ha da poco avuto una bambina, ma è subito entrata in forma fisica per potersi qualificare alle Olimpiadi. Ha vinto il Campionato russo con il miglior risultato al mondo ed era pronta a vincere la medaglia d’oro a Rio. Sarebbe stata la sua ultima Olimpiadi. Non si è mai dopata. Ma come altre 67 persone della squadra, è stata esclusa, colpita per “la responsabilità collettiva” che IAAF (federazione internazionale della atletica leggera) ha applicato.

Елена ИсинбаеваUna petizione a suo sostegno è partita da Volgograd (celebre Stalingrado nella Seconda guerra mondiale), la città natale di Elena Isinbaeva. In pochi giorni ha raccolto 10.000 firme, con una unica richiesta. Far partecipare la regina dell’atletica leggera alle Olimpiadi di Rio. “Expulsion from participation in Olympic Games of the strongest athletes who were not taking a drug, just on a national basis is unacceptable!”, dice la petizione lanciata da Svetlana Chugunova. Come ha scritto Alejandro Blanco, il presidente del comitato olimpico spagnolo: “Se uno sportivo passa 10 controlli e non risulta dopato. Lo eliminiamo perché è russo?”.Елена Исинбаева - Elena Isinbaeva

Si firma in tutto il mondo, centinaia di italiani hanno già firmato. E c’è ancora tempo per firmare e forse fare l’ultimo miracolo.

Ad Elena Isinbaeva sono arrivate centinaia di lettere di sostegno da tutto il mondo, alcune dall’Italia. “La motivazione di questa indegna decisione (escludere la squadra di Atletica leggera russa dagli Olimpiadi di Rio) distrugge ogni principio giuridico su cui si basa il mondo civile: quello della responsabilità soggettiva. E una tale decisione non solo sconvolge ogni fiducia nella giustizia (sportiva e non), ma soprattutto avrà una Ennio Bordatopesantissima ripercussione sulle future decisioni del Cio in merito alla partecipazione degli altri atleti russi a Rio 2016. Ancora una volta la politica si inserisce pesantemente nello sport”- scrive Ennio Bordato, che promette una campagna in Italia per boicottare le Olimpiadi di Rio 2016… ridotti “ad un business per qualche multinazionale americana e ad un bordello di russofobia”.

Anche il famoso gruppo femminile #PutinGirls esprime “la propria vicinanza alla Russia e al Presidente Putin per l’ingiusta esclusioneEVA del gruppo Putin Girls di molti atleti russi dalle prossime Olimpiadi di Rio. La maggior parte di loro non ha mai avuto riscontri di positività al doping e in questa occasione non ha potuto dimostrare la propria estraneità; questo ci sembra quantomeno scorretto, oltre che iniquo. Riteniamo che ci sia stata una forte diversità di trattamento tra i diversi Paesi; pensiamo inoltre che la Russia sia stata danneggiata soprattutto per motivi politici e con un non tanto velato intento di togliere al Paese l’organizzazione dei Mondiali che dovrebbero tenersi nel 2018”.

E ovviamente, non mancano gli azioni sportive. Ad esempio, il 4 agosto a Roma parte Corsa di solidarietà per gli atleti russi esclusi dai giochi di Rio 2016, Promossa da Irina Osipova – presidente dell’associazione RIM e sostenuta dall’associazione Lazio-Russia, rappresentata da Mauro Antonini .  “Abbiamo deciso di organizzare un sit in e una corsa in zona del villaggio Olimpico (Foro Italiaco). L’iniziativa è prevista per il 4 agosto, per la sera, verso le 19:00. Questa iniziativa potrebbe essere una buona occasione per passare una serata sportiva e di fare nuove amicizie. Potete partecipare all’iniziativa anche senza partecipare alla corsa, perché prima di tutto è importante far vedere che non siamo indifferenti”.

Non siamo indifferenti!

 

Спорт вне политики

Решение исключить всю сборную России по легкой атлетике, 68 человек (кроме Дарии Клишиной, потому что жила последние годы в США) из Олимпийских игр в Рио-де-Елена Исинбаева - RussiaЖанейро вызвала волну негодования по всему миру. В числе отстраненных оказалась и Елена Исинбаева, королева легкой атлетики, многократная чемпионка мира и Олимпийских игр, никогда не принимавшая допинг.

За несколько дней петиция в поддержку российских спортсменов и, в частности, Елены Исинбаевой, которую запустила Светлана Чугунова из Волгограда, собрала 10 000 подписей. «Мы, спортивные болельщики, не согласны с решением, принятым IAAF об putin-selfieотстранении от участия в Олимпийских играх 2016 в РИО российских спортсменов, не принимавших допинг. Чистые спортсмены, с безупречной репутацией должны принять участие в Играх!»… «Отстранять от участия в Играх сильнейших спортсменов, не принимавших допинг, просто по национальному признаку считаем недопустимым», – написано в обращении к МОКу и IAAF. Сочувственные письма Елене Исинбаевой приходили со всего мира, в том числе и из Италии.

«Я начну, надеюсь со многими последователями, кампанию в Италию, чтобы бойкотировать Олимпийские игры 2016 г. в Рио», которые Russian-girls-wearing-presidental-T-shirtsпревратились «в бизнес для нескольких мультинациональных американских компаний и в балаган русофобии», – пишет Эннио  Бордато. Известная группа #PutinGirls тоже выразила свою солидарность с чистыми российскими спортсменами, не допущенными к Олимпиаде. «Думаем, что Россия пострадала по политическим мотивам, и видим попытки отобрать у нее и Чемпионат мира по футболу 2018 года».  И наконец, в Риме 4 августа состоится пробег солидарности с российскими спортсменами, исключенными из Олимпиады в Рио.

Евгений Уткин

Евгений Уткин - Evgeny Utkin