Cento anni fa i bolscevichi trucidarono la dinastia dei Romanov sciogliendone i corpi con 175 litri di acido

Nella notte tra il 16 e il 17 luglio 1918 lo zar Nicola II, la moglie Aleksandra e il loro cinque figli vennero uccisi a Ekaterinburg dai rivoluzionari bolscevichi.

Alle due di notte del 17 luglio, il funzionario della CeKa incaricato dell’esecuzione arrivò nella casa requisita al commerciante Ipatyev (dove i Romanov erano stati trasferiti in autunno) con un plotone composto da ex prigionieri austriaci convertiti alle idee rivoluzionarie. Lo zar Nicola II, la moglie Aleksandra, i figli Aleksej, Olga, Tatyana, Maria e Anastasiya furono riuniti in una stanza assieme al medico di corte dottor Botkin, alla dama di compagnia Demidova, al cameriere Trupp e al cuoco Kharitonov. Iniziò il massacro. I bolscevichi fecero fuoco ma non riuscirono ad ammazzare tutti i prigionieri. Le donne avevano cucito diamanti e altre pietre preziose all’interno degli abiti per nasconderle e i proiettili rimbalzavano, secondo il racconto del capo dei carnefici. Disse in seguito Yakov Yurovskij: “Dovemmo finire le donne a colpi di baionetta“. Poi, per sicurezza, un colpo di pistola alla testa.

I corpi furono portati nella vicina foresta di Porosyonkov Log per far sparire le tracce. Smembrati, bruciati, parzialmente sciolti nell’acido (utilizzarono 175 litri di acido solforico) per impedire l’identificazione. Yurovskij recuperò nove chili di gioielli dai vestiti delle donne e delle ragazze.

Dopo lo scioglimento dell’Urss del 1991, la città aveva da poco ripreso il suo nome di Ekaterinburg che per settant’anni era stato sostituito da quello di Sverdlov, il dirigente comunista che tanto aveva insistito per l’uccisione di tutta la famiglia imperiale. Negli anni Settanta Boris Eltsin, futuro presidente della Russia post-sovietica, aveva fatto abbattere, in qualità di dirigente locale del Pcus, la casa della prigionia perché il partito non voleva che diventasse meta del pellegrinaggio di cittadini sovietici nostalgici dello zarismo. Dei corpi non si era saputo più nulla, anche se gli uraliani parlavano spesso tra loro di quella foresta piena di acquitrini. Poi, con il crollo dell’Urss, lo storico Aleksandr Avdonin poté riesumare i corpi che aveva già individuato nel 1979. La prova del Dna confermerà poi l’autenticità dei resti.

Boris Eltsin decise nel luglio del 1998 di dare finalmente una degna sepoltura ai resti della famiglia imperiale. Dopo esami sul Dna, condotti anche grazie alla collaborazione di diverse famiglie reali europee (tutte imparentate con i Romanov, compresi i Savoia), la cerimonia avvenne a San Pietroburgo, che pure aveva recuperato il suo antico nome sostituito dai bolscevichi con quello di Lenin. Le salme furono interrate con una solenne cerimonia nella cattedrale di Pietro e Paolo sull’isola Zayachij nell’antica capitale fondata da Pietro il Grande. Erano passati ottant’anni dalla brutale esecuzione e ottantuno dai “Dieci giorni che sconvolsero il mondo“, secondo la felice definizione del giornalista comunista americano John Reed.

Nei giorni scorsi, in occasione del centenario dell’eccidio, il Patriarca ortodosso russo, Kirill, ha guidato una processione sino al monastero di Ganina Jama, nei pressi di Ekaterinburg, dove la Chiesa russa ortodossa crede che vennero sepolti i corpi dei Romanov. Non c’è stata invece alcuna commemorazione governativa. 

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A Roma la VI Edizione del Gran Ballo Russo in onore della storica dinastia dei Romanov

L’evento si terrà il 13 gennaio 2018 all’Hotel Westin Excelsior di Roma.

La storia della Russia è stata segnata dalla dinastia Romanov, ultima famiglia imperiale regnante, cui è dedicata la VI Edizione del GRAN BALLO RUSSO da sempre promosso dalla “Compagnia Nazionale di Danza Storica” di Nino Graziano Luca – ideatore ed organizzatore dell’evento – da “Eventi-Rome” di Yulia Bazarovapromotrice della cultura russa in Italia, giornalista e organizzatrice dell’evento – e dalla “Associazione amici della grande Russia” che promuove la storia e la cultura russa sia in Italia che in Russia, di Paolo Dragonetti de Torres Rutili.

I partecipanti rivivranno il fascino ineffabile della dinastia Romanov in una suggestiva serata  dall’atmosfera regale all’Hotel Westin Excelsior in Via Vittorio Veneto a Roma, luogo per eccellenza della Dolce Vita. In un contesto di raffinata eleganza, il Gran Ballo Russo darà l’occasione di immergersi in un’atmosfera  imperiale, in un ambiente ricercato accompagnato da eccellenti vini, ricche pietanze, spettacoli d’antan e danze storiche.

La VI Edizione del GRAN BALLO RUSSO sarà aperta dalla rappresentanza degli allievi Junker del prestigioso Istituto di Arte e Industria di Mosca. Gli allievi Junker sono una confraternita che segue l’antico sistema formativo e conta tra le brillanti personalità della propria storia scrittori come Tolstoj e Sumorokov, e compositori come Rimskij-Korsakov e Glazunov. Questa confraternita nata entro le mura del prestigioso Istituto di Arte e Industria di Mosca  impartisce agli studenti valori quali dovere, onore, rispetto reciproco e fedeltà alla parola data. Gli allievi Junker, che indosseranno i costumi da loro stessi creati, entreranno in parata, innalzando le bandiere della Russia, della Casa Imperiale Russa e del gruppo Junker, intonando l’Inno Russo Imperiale accompagnato da musica dal vivo con tamburi e trombe.

L’attesissimo evento vedrà presenti centinaia di danzatori della Compagnia Nazionale di Danza Storica provenienti da molte città italiane che balleranno meravigliose quadriglie, appassionate mazurche ed incantevoli valzer; una ventina di danzatori dell’associazione Russian Waltz da Mosca capitanati da Olga ed Aleksandr Pokrovskii (invitati per la seconda volta da Nino Graziano Luca); il Corpo di Ballo del celeberrimo Istituto Statale di Cultura in Russia sarà rappresentato dalle bravissime danzatrici Anna Koltzova, Maria Panchenko, Daria Neletova che balleranno una coreografia sul Valzer di Georgij Sviridov; il violoncellista russo di fama internazionale Georgy Gusev arriverà appositamente da Los Angeles per partecipare al Gran Ballo Russo ed eseguirà due dei brani che in febbraio saranno nel programma del suo Concerto alla Carnegie Hall.

Ad accompagnare l’atmosfera storica non sarà esclusivamente la peculiare solennità, la musica, le antiche tradizioni, il galateo, ma anche i costumi, realizzati da molte sartorie artigianali italiane ed internazionali. Ad esempio quello di Yulia Bazarova sarà realizzato dall’Atelier Artinà di Monica Fiorito, ispirato dai volumi di storia del costume rievocanti la Russia Imperiale.

Gli organizzatori dell’evento dichiarano che il GRAN BALLO RUSSO non è un semplice ballo, ma è un evento socio-culturale volto a consolidare i rapporti fra Russia e Italia, un’occasione per esprimere a viva voce  la necessità di pace a livello internazionale, favorendo ponti interculturali che rafforzino i rapporti tra tutti i paesi.

Presenzieranno all’evento dei rappresentanti istituzionali italiani, così come l’élite italiana e russa del mondo  intellettuale, artistico ed imprenditoriale. Tra gli invitati del Gran Ballo Russo avremo l’onore di ricevere: i Principi Sforza e Maria Pia Ruspoli, con la figlia Giacinta; il Principe Guglielmo Giovanelli Marconi; il direttore RAI Danilo Scarrone, la stilista Eleonora Altamore, la famosa pittrice russa, nonché ritrattista ufficiale dei papi Natalia Tsarkova, il Rettore dell’Istituto Arte Industria e Design di Mosca Egorov Alexei, il direttore del Centro per la Scienza de la Cultura Russa, Oleg Ossipov ed altri illustri ospiti.

Nel corso della serata inoltre gli ospiti che sfoggeranno i costumi storici più originali e raffinati, verranno premiati con un soggiorno presso “hotel partner”del GRAN BALLO RUSSO: Colonna Pevero Hotel in Sardegna, Hotel Hermitage isola d’Elba e Hotel Valadier a Roma. Non mancherà, infine la sfarzosa cena di gala, nel corso della quale gli ospiti, oltre alle innumerevoli prelibatezze, avranno la possibilità di assaporare tipici prodotti siciliani del ristorante romano “Le Sicilianedde”, la prestigiosa vodka russa Elit By Stolichnaya distribuita da Velier SRL, le bollicine dal Nord della Tenuta Schiavon, i Vini delle Terre del Gattopardo prodotti dalle CANTINE SETTESOLI, il Caviale dell’allevamento Agroittica Lombarda, i prodotti biologici della bottega GustARTE e l’azienda agricola Il Marrugio in collaborazione con l’associazione culturale italo-russa Russki Klub.

L’evento è patrocinato dal Comune di Roma, dalla Camera di Commercio Italo-Russa, dal Centro per la Scienza e la Cultura Russa e dal Foro di Dialogo tra Italia e Russia.

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Династия Романовых, последняя правящая императорская семья, оставила глубокий след в истории России,именно ей и посвящен Шестой Большой Русский Бал, который по традиции проводится Итальянской национальной компанией исторического танца под руководством Нино Грациано Лука, идейного вдохновителя и организатора мероприятия; компанией EVENTI ROME Юлии Базаровой, промоутера русской культуры в Италии, журналиста и организатора мероприятия, и культурной ассоциацией «Друзья Великой России», которая  продвигает русскую историю, культуру и литературу в Италии, а итальянскую -в России во главе с кавалером Паоло Драгонетти де Toррес Рутили.

Участники смогут ощутить несказанное очарование династии Романовых в этот волнующий вечер в роскошных залах гостиницы Westin Excelsior, которая находится в центральной части римской «сладкой жизни» на улице Витторио Венето в Риме – идеальном месте для избранной элиты. В обстановке изысканной элегантности Большой Русский Бал предоставит возможность погрузится в царскую атмосферу, и в этом торжественном окружении позволит насладиться превосходными винами, чёрной икрой, пышными блюдами, музыкой и историческими танцами.

Шестой Большой Русский Бал откроют ученики молодежного движения «Юнкер», основанного в стенах престижного Московского художественно-промышленного института. «Юнкер» – движение, которое следует старинной системе образования и почитает выдающихся деятелей русской истории таких, как писатели Толстой и Сумароков, композиторы Римский-Корсаков и Глазунов. Это движение прививает студентам такие ценности, как долг, честь, взаимное уважение и верность слову. Ученики «Юнкера», одетые в созданные собственноручно костюмы, пройдут маршем с флагами Российской Федерации, Имперского русского и юнкерского дома под Гимн Российской Империи в сопровождении барабанов и труб.

В долгожданном событии примут участие сотни танцоров из итальянской национальной компании исторического танца из разных городов Италии, которые станцуют блистательную кадриль, проникновенную мазурку и чарующие вальс; двадцать танцоров из московской танцевальной ассоциации «Русский вальс» под руководством Ольги и Александра Покровских во второй раз примут участие в престижном мероприятии; танцевальный состав прославленного Государственного Института культуры России представят лучшие балерины Анна Кольцова, Мария Панченко, Дарья Нелетова, которые в свою очередь станцуют  вальс  известного русского композитора Георгия Свиридова, а также виолончелист международного уровня Георгий Гусев, специально приедет из Лос-Анжелеса для участия в Большом Русском Бале, чтобы исполнить два из своих произведений, которые в феврале войдут в состав его концертной программы в Карнеги Холл.

Дополнять историческую атмосферу будут не только особенная торжественность, музыка, старинные традиции, этикет, а также костюмы, сшитые ремесленными мастерскими Италии и других стран, например, костюм Юлии Базаровой шьёт Ателье «Артина»в лице Моники Фиорито, вдохновенной томами по истории костюма, хранящими воспоминания об Императорской России.

Организаторы мероприятия открыто заявляют, что Большой Русский Бал – это не просто Бал, но важное социальное и культурное событие, направленное на укрепление отношений между Россией и Италией – это возможность выразить публично необходимость установления мира на международном уровне, поддержать, таким образом, межкультурные связи, которые улучшают отношения между двумя странами.

В мероприятии будут участвовать представители итальянских учреждений, представляющих интеллектуальную, артистическую и бизнес элиты. В числе приглашенных гостей- Принц Сфорца Русполи и Принцесса Мариа Пиа Русполи с дочерью Джачинта, Принц Гульельмо Джованелли Маркони, правнук основателя радио со своей очаровательной супругой Викторией, директор телеканала RAI Данило Скарроне, стилистка Элеонора Альтамора, известная русская художница и официальная портретистка римских пап Наталья Царькова, ректор Московского художественно-промышленного института Алексей Егоров, Директор российского центра науки и культуры Олег Осипов и другие гости.

Кроме того, в ходе вечера гости Бала по традиции примут участие в конкурсе-показе «самые лучшие исторические костюмы». Премии предоставила гостиница-резорт «Колонна Певеро Отель» на Сардинии, гостиница «Эрмитаж» на острове Эльба и « Валадиер» в городе Рим. По окончании мероприятия пройдет пышный Гала-ужин, в течение которого гости вечера помимо многочисленных кулинарных шедевров смогут попробовать сицилийскую кухню от римского ресторана «Ле Сичилианедде», фирменную русскую водку «Элитная Столичная», предоставленную компанией «Вельер», просекко из Северной Италии от «Тенута Скьявон», сицилийские вина от «Кантина Сеттесоли», икру “ Кальвисиус»от фермы «Агроиттика Ломбарда», биологические продукты из мастерской «ГустАрте» и фермерского хозяйства «Марруджо» при сотрудничестве с культурной российско-итальянской Ассоциации «Русский клуб».

Мероприятие проводится под патронатом римской мэрии, Российского центра науки и культуры, Итало-Российской Торговой Палаты и Российско-Итальянского Форум-диалога по линии гражданских обществ

 

 




La Merano dei Russi – Русский Мерано

I rapporti tra la città di cura alpina e la Russia vantano una lunga storia: a Merano vivevano membri del casato dei Romanov, aristocratici e borghesi russi, artisti, scrittori, musicisti, medici vi esercitavano la loro professione, sacerdoti vi celebravano le funzioni, come testimoniano la Casa russa con la chiesa di San Nicola ed altri luoghi memorabili. Questo il tema del nuovo libro di Michail TalalayBianca Marabini Zoeggeler e Rosanna Pruccoli edito da Edizioni ALPHABETA Verlag.

 

Русский Мерано

Альпийский курорт и Россия имеет долгую историю отношений: в Мерано жили представители Дома Романовых, русские аристократы и мещане, художники, писатели, музыканты, трудились врачи, служили священники, свидетельством чему остались Русский Дом с Никольской церковью и другие памятные места.

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SERGIO ROMANO: “PUTIN E LA RICOSTRUZIONE DELLA GRANDE RUSSIA”

Milano – Uno degli aspetti forse meno conosciuti dall’opinione pubblica quando si parla della Russia di Putin, è indubbiamente quello delle vicissitudini storiche che ne hanno contrassegnato Presentazione del libro su Putin di Sergio Romano - foto di Evgeny Utkinil cammino negli ultimi 25 anni. Il passaggio traumatico che ha accompagnato il gigante eurasiatico dal crollo della dittatura comunista all’avvento di Boris Eltsin, sembrava dover far inabissare la superpotenza eurasiatica nell’anonimato, nonostante la nascita delle prime istituzioni democratiche, dopo interi decenni in cui era sempre stata la segreteria del PCUS a stabilirne l’agenda politica. Un periodo scandito anche dall’avvento di potentissimi gruppi oligarchici, di pericolosi nazionalismi (vedi Zhirinovsky) ed anche da condizioni di diffusa e spaventosa povertà, in una popolazione che – seppur duramente provata – però non ha mai perso la propria innata capacità di reagire di fronte alle avversità.

Ed infine, l’arrivo quasi in punta di piedi di Vladimir Putin che ha restituito alla Russia orgoglio, decoro e dignità che, ad un certo punto, parevano essere stati definitivamente consegnati ai libri di storia. Tanto che qualcuno si è pure affannato a proferire di nuovo la parola “guerra fredda”, in considerazione dell’innegabile ruolo da protagonista sullo scacchiere politico internazionale che Mosca è tornata ad avere in questi ultimi anni.

Presentazione libro Sergio Romano su PutinDi questo ed altro se n’è parlato oggi pomeriggio nella sede dell’”Associazione Italia-Russia”, nel corso della presentazione dell’ultimo lavoro editoriale (alla sua terza ristampa) dell’ambasciatore e storico Sergio Romano (“Putin e la ricostruzione della Grande Russia”) che ricostruisce – com’è nel suo consueto stile – con una certa precisione e dovizia di particolari, le circostanze che hanno portato all’inarrestabile ascesa al potere di Putin, che da oltre 15 anni è il protagonista indiscusso della scena politica russa.

E che può probabilmente considerarsi come il più grande statista dei nostri tempi. Soprattutto in virtù del fatto che, oltre che ad essere amato dal suo Presentazione del libro su Putin di Sergio Romano 3popolo, vanta un numero sempre crescente di estimatori e consensi anche in quello stesso Occidente che – secondo Romano – ha commesso diversi errori che, nel tempo, hanno contribuito a risvegliare dal torpore nel quale era caduto, l’orso russo.

In una sala completamente gremita, Romano ha parlato naturalmente anche della questione delle sanzioni e dei rapporti con il neoeletto presidente americano, Donald Trump. Facendo però prima un salto indietro nel tempo, considerando che la disamina dell’ambasciatore e dello storico, parte dalla concezione di Stato inculcata da Stalin che molto ha influito sull’attuale visione del presidente russo.

“Per capire Putin – ha esordito Romano – e capire dove sta andando, occorre analizzare la rilevanza che ha la figura di Stalin, nella sua visione Presentazione del libro su Putin di Sergio Romano 2politica che mira alla restaurazione dell’autorevolezza e del prestigio della Russia in Europa e nel mondo. Vale la pena però raccontare un episodio a suo modo significativo, per capire meglio quali sentimenti abbiano da sempre animato Putin, di cui si è sempre parlato negli anni immediatamente successivi al suo insediamento al Cremlino. Nel 1989 durante una sua visita a Dresda, Mikhail Gorbaciov fece un discorso molto critico nei confronti di Erich Honecker, ex dirigente della DDR, creando l’aspettativa di un comunismo riformista. Un processo che però era iniziato già molto tempo prima, con riunioni segrete e proteste nei confronti del regime, e per questo Gorbaciov era ritenuto una sorta di “acceleratore” di questo processo di cambiamento. Ne seguì una forte protesta da parte della popolazione che era sempre più arrabbiata, e che si concentrò in un edificio occupato dai sovietici. Putin, che vi si trovava al suo interno, si mise subito in contatto con il comando delle truppe sovietiche che allora erano circa 700.000 unità in Germania Est. E la risposta che gli venne data fu che non poteva avere istruzioni, perché a Mosca tutto taceva. Non avendo ricevuto istruzioni, fece da sé e si trovò così costretto a dover bruciare tutte le carte del KGB in una stufa, che poi esplose.Il libro di Sergio Romano su Vladimir Putin Questa fu un’esperienza che non dimenticò mai, perché vedeva sgretolare lo stato. E lo segnò profondamente, sino a quando non mise piede al Cremlino. Alla luce di tutto questo, contrariamente a quello che si potrebbe pensare, non è affatto un restauratore del comunismo, in quanto – a giudicare dalle biografie che sono state scritte sul suo conto – non è assolutamente ideologizzabile. Sotto questo aspetto è un patriota, un nazionalista. Ma non nel senso che abbiamo imparato a conoscere negli anni ’30. Bensì, la nazione come faro illuminante. Ma cosa bisogna fare per recuperare l’autorevolezza perduta, escludendo il recupero dell’ideologia comunista? Occorre lavorare sulla storia e sui migliori valori espressi dalla Russia. Riscoprendo dunque le tradizioni ortodosse, ed anche le doti di battaglia e di grande combattività che hanno sempre contraddistinto il popolo russo. Non a caso, è amico del patriarca Kirill che qualcuno credeva appartenesse anch’esso al KGB. È molto devoto se pensiamo che fa il segno della croce con grande visibilità come tutti gli ortodossi, e porta la croce che gli ha regalato la madre la prima volta che andò a Gerusalemme. E quando va in giro per il mondo, non si dimentica mai di andare nei luoghi sacri dell’ortodossia, così come ha fatto nella sua ultima visita in Grecia. Per tutta questa serie di ragioni, non è ideologicamente identificabile. Un uomo così può fare a meno di Lenin, ma non certo di Stalin. E spiego anche il perché. Stalin ha costruito lo stato sovietico, così come lo conosciamo, con tutti i suoi vizi e virtù. Per un uomo che intende recuperare la grandeur storica russa, non si può assolutamente Presentazione del libro su Putin di Sergio Romanofare a meno di ignorare ciò che fece Stalin per vincere la Seconda Guerra Mondiale. Una guerra che l’URSS, la Russia, ha vinto e non credo che sarebbe finita in quel modo se non fosse intervenuto Stalin per arginare la Germania di Hitler. Certo, c’è una parte di Stalin che non è facilmente recuperabile e rivalutabile se pensiamo alle purghe ed alle brutali persecuzioni effettuate contro i suoi nemici. Oppure anche all’introduzione di minoranze che sono state poste all’interno di ciascun paese appartenente all’URSS, con il solo scopo di creare contrasti e tensioni sociali, che poi lui avrebbe provveduto a dirimere come arbitro. Per Lenin, invece, il discorso è totalmente diverso perché è un personaggio assai ingombrante e ritenuto da Putin responsabile di fatti divisori che non vanno ricordati. Dal 1968 in poi, abbiamo assistito alla rivisitazione dei fatti storici, in cui erano di moda i dibattiti sulle “colpe dei padri” con le rivisitazioni dei fascismi, come la Francia di Petain o di Vichy. È per questa ragione che Putin preferisce non parlarne. Lenin è un personaggio straordinariamente importante nella storia russa, ma assai difficile da maneggiare. Per rendere l’idea, ha tagliato corto su una vecchia discussione a proposito del Mausoleo di Lenin: è curioso però come in alcune zone siano scomparsi dei vecchi monumenti che lo commemoravano, mentre in Sergio Romano presentazione libro su Putin - Milanoaltre città invece c’è chi non è affatto disposto a farli togliere perché c’è ancora qualcuno che non vuole fare a meno di questa figura. L’ultima parola in capitolo però spetta sempre a Putin che può decidere di non far svolgere le celebrazioni e le commemorazioni, per ricordare la Rivoluzione di Ottobre. Va rilevato comunque che ha recuperato anche diversi pezzi della storia pre-rivoluzionaria, se pensiamo che ha istituito la giornata della cacciata dei polacchi da Mosca nel 1613 che è coincisa con l’avvento della dinastia dei Romanov. Qualcuno parla di dittatura, ma secondo me sbaglia. All’interno della Federazione Russa, infatti, ci si può ancora spostare e c’è ancora una certa libertà di stampa checché se ne dica. È un regime di tipo nuovo che non è né una dittatura, né qualcosa che abbia lontanamente a che vedere con le democrazie occidentali. Così come da queste parti esiste in maniera insensata la russofobia, allo stesso modo in Russia esiste una certa diffidenza nei nostri confronti. In particolare, è diffuso il sentimento di avversione nei confronti di certe ONG che noi riteniamo innocue, mentre loro invece le considerano la quinta colonna di una potenza straniera. C’è chi addirittura le ritiene, probabilmente esagerando, come una perversione del tessuto sociale”.

Sergio RomanoNumerose le domande poste dal folto pubblico presente in sala, e naturalmente non potevano mancare anche la gestione dell’immigrazione, la questione ucraina ed i rapporti con gli USA, alla luce dell’insediamento di Donald Trump pochissimi giorni fa alla Casa Bianca.

“In merito all’immigrazione – ha osservato -, la Russia è l’unico impero al mondo ad avere le colonie al suo interno. Non dimentichiamo che al suo interno vivono 20 milioni di musulmani, e per questo ritengo sia stato stupido non rivolgersi ad essa per risolvere il problema dell’integralismo islamico. Si è cercato di creare delle convivenze, così come ha fatto Stalin. Ma come si fa a governare un paese etnicamente e religiosamente disomogeneo? In passato si è provato con il comunismo, perché era un’ideologia. Oggi, invece, si sta cercando di ricreare l’identità eurasiatica, così come già diversi secoli fa avevano suggerito alcuni slavisti. Putin crede molto nell’Eurasia, perché sa bene che se si identificasse troppo nell’Europa Occidentale rischierebbe di perdere in qualche modo quel consenso di quella parte di paese che europea non è. Ho sempre cercato di spiegare a quei lettori che hanno dei pregiudizi nei confronti della Russia che questo paese va capito. E’ vero, ha fatto i suoi errori. Ma è altrettanto innegabile che presenta diversi punti in comune con noi. Ricordo inoltre che è il primo paese ad aver subìto l’esperienza del terrorismo islamico. Ci siamo già dimenticati della strage della scuola di Beslan, dell’attentato alla metropolitana di Mosca, dell’occupazione di un teatro o dell’abbattimento di due aerei da parte delle truppe cecene. Sono fatti accaduti appena 10-15 anni fa, eppure tutti ce ne siamo già dimenticati perché continuiamo a ritenerli dei barbari. E Tatiana Rykoun - Evgeny Utkin e Sergio Romano alla presentazione del libro su Putin - Milano associazione Italia-Russiala cosa, a dire il vero, mi dà un po’ fastidio. Sulla gestione dell’immigrazione, il problema non si pone e non è minimamente paragonabile con quanto sta accadendo in Europa, perché in Russia la polizia dispone del potere e dell’autorità per intervenire”.

Il discorso è quindi scivolato sulla “questione Ucraina” che ha provocato l’inasprimento ed il deterioramento con i paesi del blocco occidentale con le successive sanzioni economiche, sulla quale Romano ha evidenziato un episodio di cui poco si è parlato. “La Russia – ha precisato l’ambasciatore Romano – non ha mai violato il principio di autodeterminazione dei popoli. Tutti piuttosto dovrebbero ricordare che nelle concitate ore precedenti la fuga di Yanukovich e la tragedia di piazza Maidan, in realtà era stato trovato un accordo, alla presenza di quattro notai, fra il presidente e le forze dell’opposizione che prevedeva finalmente anche lo svolgimento di libere elezioni. L’accordo però  stranamente saltò, ed alcuni governi intersezioni LA SOVRANITÀ DIMEZZATA: L'ITALIA E LA CHIESA DA CAVOUR A CRISPI, DA MUSSOLINI A BERLUSCONI Nella foto: Sergio ROMANO Festival dell'Economia Teatro Sociale Trento, 1 giugno 2013 Foto Paolo Pedrottioccidentali decisero di intervenire aiutando il Parlamento ucraino. A quel punto, Putin rispose con l’occupazione della Crimea che in realtà da sempre era stata a maggioranza russofona. Bastava aspettare mezz’ora per evitare tutto quello che poi ne è seguito. Sulle successive e conseguenti sanzioni, sono contrario perché, conoscendone le motivazioni, si tratta politicamente di un qualcosa di ostile e di scorretto. Lo scopo di chi le ha fortemente volute ed imposte era quello di far ribellare il popolo, contro un governo in realtà sovrano, in quanto democraticamente eletto. Non rendendosi invece conto che non solo sono controproducenti dal punto di vista squisitamente economico ma possono, quale effetto indesiderato, anche sviluppare il senso di identità ed appartenenza nazionale. Un po’ come accadde, facendo i dovuti  e debiti distinguo, nel 1936 con Mussolini che si oppose alle sanzioni della Società delle Nazioni, dopo l’invasione dell’Etiopia”.

Per quanto riguarda i rapporti con il nuovo presidente americano Donald Trump, Romano ha offerto una chiave di lettura diversa, rispetto a quellaVladimir Putin presidente della Federazione Russa che ci è stata sinora propinata dai mainstream nostrani che in maniera malcelata continuano a pescare nel torbido, laddove invece non c’è. “La mia sensazione – ha confermato – è che Putin avrà un rapporto piuttosto distaccato con Trump, nel senso che non vuole apparire come colui che investe su di lui perché lo ritiene inaffidabile ed imprevedibile. E credo che lo stesso discorso vada fatto anche per gli altri “Trump d’Europa”, come può essere ad esempio la Le Pen in Francia. Sulla questione hacker, non so se sorridere o arrabbiarmi, perché in fondo lo fanno tutti. Non solo perché politicamente è utile, ma è pure lecito. In tal senso, voglio raccontare un aneddoto. Nella primavera del 2001, George W. Bush era stato da poco eletto presidente, quando un grosso aereo americano fu costretto – probabilmente perché abbattuto – ad Un precedente libro su Sergio Romano - Memorie di un conservatoreatterrare in una grande isola cinese. Seguì un vivace battibecco fra USA e Cina, e quando gli statunitensi lo ripresero – dopo un accordo di cui non abbiamo mai saputo i contenuti – lo trovarono svuotato perché prima fu portato a Pechino. Con questo voglio dire che finché si rubano dei documenti, non è un problema. Ma stavolta stiamo assistendo ad una nuova forma di utilizzo e boicottaggio del sistema informatico. Qui invece entriamo in una zona molto più pericolosa, perché si tratta di atti ostili che addirittura possono essere causa di conflitti, non più e non solo verbali. Credo che Putin di questo ne sia consapevole, e non penso che esagererà”.

Non è mancato un accenno, infine, anche alla controversa riforma del diritto di famiglia, oggetto di una serie di clamorosi errori commessi dai media nostrani. “A dire il vero – ha commentato Romano -, non ne sono affatto sorpreso, perché è il riflesso di un atteggiamento conservatore da parte del gruppo dirigente putiniano ed anche della volontà della Chiesa Ortodossa di recuperare con fermezza il tradizionale potere di influenza sulla società russa”.

 

Francesco Montanino

 






CHIUSURA IMPERIALE PER IL PADIGLIONE RUSSO A EXPO 2015 CON PIU’ DI 4 MILIONI DI VISITATORI E LA MOSTRA DEDICATA AI ROMANOV

La Russia degli Zar, attraverso la collezione Romanov proveniente dal Museo DAPHNÉ di Sanremo, una mostra itinerante di abiti documenti, stampe e fotografie originali raccolte nel corso di 50 anni di attività dell’Atelier 1 - Abiti del XIX secolosanremese, saranno esposte per la prima volta ad Expo 2015, nel Padiglione Russia dal 27 al 30 ottobre.

Un’iniziativa nata da un connubio assai particolare tra i profumi delle terre di Sanremo, amate allora da Marija Aleksandrovna e riproposte con le fragranze della rosa, fiore che lei tanto amava, fanno di questa mostra un’interessante unione culturale tra i due paesi: Russia e Italia tra presente e passato
2 - abito '800 - uno degli abiti che si potrà ammirare alla mostraFiori, profumi, costumi, la storia che arriva fino a noi attraverso la passione, la cura e la costanza della famiglia Borsotto, fondatrice del brand DAPHNÉ Sanremo, che ha raccolto in tanti anni di attività sartoriale, abiti ed oggetti colmi di storia da raccontare, spesso donati da clienti internazionali dell’Atelier le cui antenate erano blasonate nobildonne russe, italiane e francesi, rendendo prezioso il Museo DAPHNÉ della moda e del profumo, creato nel cuore di Sanremo.

Ciò che si potrà ammirare nel Padiglione Russia ad Expo, nella settimana di chiusura, è solo una piccola parte della vasta collezione di oggetti appartenuti alla nobiltà russa che ha frequentato la Riviera da metà ‘800 ad oggi, a partire da Marija Aleksandrovna che fece di Sanremo la sua 9 - Sfilata DAPHNÉ Collezione Romanovseconda dimora e diede inizio all’era del turismo russo nella Riviera dei Fiori.

L’Atelier DAPHNÉ ha dedicato ai Romanov una collezione di foulard su seta raffiguranti la “Rosa Romanov”, ibridata da Antonio Marchese, eccellente ibridatore italiano.
Nel corso della kermesse sarà possibile ammirare la rosa dal vivo in tutto il suo splendore, i presenti potranno inoltre degustare tipici vini del Ponente ligure: il Vermentino ed il Rossese, che la Zarina ebbe modo 4 - Profumi dell'epoca zaristadi assaggiare durante il suo soggiorno in Riviera e forniti per l’occasione da MAIXEI uno dei pochi consorzi che utilizza ancora la tecnica tradizionale del 100% uve mono vitigno.

Non è la prima volta che DAPHNÉ è ospite di importanti eventi legati alla Russia; la Maison di Sanremo è stata invitata qualche anno fa al Moscow Fashion Week in rappresentanza della moda italiana, al ballo di Guerra e Pace a San Pietroburgo, all’Ambasciata Russa di Parigi per la mostra gli Zar e la Francia e di recente ha 8 - Bouquet Romanovpartecipato all’esposizione Romanov & GrimaldiPalazzo Grimaldi a Montecarlo.

Un ringraziamento particolare va al Console Generale di Russia Aleksander Nurizade, che ha apprezzato questa proposta per la chiusura di Expo al Padiglione Russo ed all‘agenzia EVENTIKA per il supporto all’allestimento.

Curatrici mostra: Barbara e Monica Borsotto
Promozione e coordinamento: Rossella Bezzecchi

Francesca Brienza

(photo cover: Egveny Utkin)

3 - Zarina Marija Aleksandrova, nel periodo in cui venne a  Sanremo5 - Lettera originale dell'epoca7 - Rosa Romanov