Anna Netrebko è Aida, regina del 99°Arena di Verona Opera Festival 2022

Anna Netrebko interpreta per la prima volta in Arena il ruolo più amato del Festival dal 1913∙ Debutto anche sul podio di Aida per Marco Armiliato, Direttore Musicale del Festival∙ In scena con Netrebko il compagno d’arte e di vita Yusif Eyvazov, Clémentine Margaine, Gűnther Groissbőck∙ Esordio stagionale per Ambrogio Maestri, Romano Dal Zovo, con i giovani Rados e Maionchi e le stelle della danza Eleana Andreoudi, Alessandro Staiano e Ana Sophia Scheller ∙ L’allestimento è quello dorato e sontuoso di Franco Zeffirelli con i multicolori costumi di Anna Anni e le coreografie di Vladimir Vasiliev.

L’Arena di Verona ha fatto il suo trionfale debutto tre anni fa come regale Leonora in tre serate de Il Trovatore, immortalate anche in video. Nel difficile biennio segnato dalla pandemia, è stata vicina al pubblico internazionale del Festival veronese con un memorabile concerto e portando per la prima volta in Italia la sua principessa Turandot. L’atteso ritorno per il 99° Opera Festival 2022 avviene di nuovo nel segno di Verdi, con il titolo più amato e rappresentato in Arena da quella prima serata d’opera il 10 agosto 1913: Aida. Anna Netrebko ne ha interpretato l’eroina eponima solo in pochissime selezionate occasioni: dopo il debutto avvenuto al Festival di Salisburgo sotto la direzione di Riccardo Muti, ha affrontato l’impegnativo ruolo solamente al Metropolitan di New York e per il proprio esordio al San Carlo di Napoli. Ogni rappresentazione è stata accolta con entusiasmo da pubblico e critica: ora è il millenario anfiteatro veronese ad attendere col suo abbraccio unico la prima volta di Anna Netrebko come protagonista dell’opera regina dell’Arena.

Al suo fianco torna il compagno d’arte e di vita, il tenore azero Yusif Eyvazov, già applaudito Radamès: il giovane generale egizio è conteso fra l’amata e amante Aida e la principessa Amneris, ruolo in cui si conferma il mezzosoprano francese Clémentine Margaine dopo il grande successo personale riscosso sia nell’opera di Verdi che nella Carmen inaugurale. Il gran sacerdote Ramfis, dopo il felice doppio esordio in Arena e nel ruolo, è di nuovo il basso austriaco Gűnther Groissbőck, così come si confermano i giovani Riccardo Rados quale Messaggero e Francesca Maionchi come Sacerdotessa. Il cast prevede altre grandi novità.

Il basso veronese Romano Dal Zovo interpreta il Re degli Egizi, padre della principessa Amneris, e sullo schieramento opposto fa il suo esordio stagionale il celebre baritono Ambrogio Maestri quale Amonasro, Re degli Etiopi e padre di Aida. Insieme al Ballo areniano coordinato da Gaetano Petrosino, oltre alla Akmen di Ana Sophia Scheller, debuttano due giovani étoile: l’applaudita Eleana Andreoudi, prima ballerina dell’Opera Nazionale Greca, e Alessandro Staiano, primo ballerino del massimo teatro napoletano.

Infine, per la prima di quattro imperdibili rappresentazioni di luglio, sale sul podio di Aida il Maestro Marco Armiliato, Direttore musicale del 99° Arena di Verona Opera Festival 2022, alla guida di Orchestra della Fondazione Arena e Coro preparato da Ulisse Trabacchin. L’allestimento propone l’Egitto aureo e i multicolori tessuti preziosi immaginati da Franco Zeffirelli per il Festival areniano esattamente vent’anni fa con i costumi di Anna Anni: una visione che restituisce alla perfezione la doppia anima dell’opera di Verdi, in equilibrio fra intimismo e grandeur, fra amori, gelosie, passioni turbolente e messaggi di pace tra popoli.

La prima si è tenuta l’8 luglio, le repliche: 16, 24, 28 luglio (ore 21.00)∙ 5, 21, 28 agosto e 4 settembre (ore 20.45)

Fondazione Arena di Verona desidera esprimere il proprio speciale ringraziamento a tutti gli sponsor che hanno confermato il loro prezioso contributo a sostegno della Fondazione e del suo prestigioso Festival. In primis Unicredit, da oltre 25 anni a fianco del nostro teatro, che si riconferma major partner del Festival e gestore della Biglietteria insieme a TicketOne. Un grande ringraziamento va ai partner Calzedonia, Pastificio Rana, Volkswagen Group Italia, DB BAHN, RTL 102.5 e una menzione speciale va anche a tutte le aziende, gli imprenditori, gli ordini professionali e le associazioni di categoria che hanno aderito alla campagna di fundraising 67 colonne per l’Arena di Verona 2022. Al suo primo anno, è stata insignita del 1° premio come miglior progetto di fundraising del 2021 nella VI Edizione del Concorso Art Bonus, indetto dal Ministero della Cultura. La cerimonia si è tenuta proprio nell’Anfiteatro veronese e ha ospitato tutti i finalisti del concorso nazionale.

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PLÁCIDO DOMINGO, UNA SETTIMANA IN ARENA PER I 50 ANNI DAL SUO DEBUTTO

Dal 28 luglio al 4 agosto Plácido Domingo, la star planetaria dell’Opera, torna all’Arena di Verona per una settimana di festeggiamenti a lui dedicata nel Festival 2019: direttore d’orchestra, baritono e protagonista della serata evento che ne celebra in un gala i 50 anni dal debutto assoluto in Arena e in Italia. 

Si apre con la direzione della storica Aida firmata da de Bosio la settimana per i 50 anni dal debutto di Plácido Domingo in Arena, luogo del cuore e palco mai più abbandonato da lui, fedele ospite per la gioia delle masse artistiche e del pubblico internazionale della Fondazione veronese. Domingo ha cominciato il suo illustre percorso in Italia proprio all’Arena di Verona nell’estate 1969, conTurandot di Puccini (era il 16 luglio ed anche il suo debutto nel temibile ruolo di Calaf) e Don Carlo di Verdiaccanto ad altre leggende come Birgit Nilsson, Montserrat Caballé (entrambe per la prima volta a Verona), Piero Cappuccilli, Fiorenza Cossotto, Ivo Vinco e Gabriella Tucci, in allestimenti favolosi (registi erano Luigi Squarzina e Jean Vilar mentre Pier Luigi Pizzi curava scene e costumi). Da allora è seguita una carriera inarrestabile ai massimi livelli, come cantante, direttore d’orchestra, general manager e mentore di giovani talenti. Gli eventi che lo vedono protagonista nel 2019 consolidano il suo profondo legame con l’Arena Opera Festival, a conferma di quel talento eclettico che gli ha consentito negli anni di sviluppare una sconfinata curiosità artistica su più fronti, dagli amati ruoli baritonali al podio, dimostrandosi musicista a tutto tondo e vero mattatore dal carisma mediatico e popolare.

Domenica 28 luglio, ore 21 – Aida

Il 28 luglio 2019 il grande artista madrileno sale sul podio areniano per dirigere orchestra, coro e cast d’eccezione in Aidadi Verdi, nell’edizione storica di Gianfranco de Bosio, maestro del teatro italiano che con il suo fortunato allestimento ricrea la magica prima notte operistica del 10 agosto 1913, quando tutto iniziò per il Festival in Arena. Domingo ha diretto per la prima volta questo capolavoro verdiano nel 1975 ad Amburgo e da allora per ben 35 recite. Sul palcoscenico salgono artisti internazionali come Tamara Wilson (Aida), Violeta Urmana (Amneris), Fabio Sartori (Radamès), Sebastian Catana (Amonasro), Marko Mimica (Ramfis), Krzysztof Bączyk (Re), Francesco Pittari (messaggero), Yao Bo Hui (sacerdotessa) e primi ballerini dalla Scala, dal San Carlo di Napoli e dal Los Angeles Ballet: Petra Conti, Mick Zeni e Alessandro Macario.

Giovedì 1 agosto, ore 20.45 – La Traviata

Si prosegue nel segno del genio di Busseto e in particolare de La Traviata, nella nuova produzione del Festival 2019, ultima creazione di Franco Zeffirelli, da poco scomparso. Il 1 agosto 2019 Plácido Domingo interpreta la più importante delle grandi figure paterne verdiane: Giorgio Germont, il vero motore dell’infelice storia d’amore tra Violetta ed Alfredo, ruolo che Domingo ha interpretato più volte come tenore e che rimarrà storico nel film-opera di Franco Zeffirelli. Con lui, per quest’unica speciale serata due star indiscusse del belcanto mondiale: Lisette Oropesa, voce impeccabile e personalità di grande appeal, e l’estroverso ed eclettico Vittorio Grigolo, altro grande amante sia dei teatri internazionali sia della divulgazione popolare dell’opera, a cui dedica appuntamenti trasversali di notevole impatto, come la recente esperienza nella tv nazionalpopolare con Amici di Maria de Filippi e la conduzione con Antonella Clerici della diretta mondiale della première della medesima Traviata il 21 giugno scorso. Quella del 1 agosto sarà dunque una Traviata indimenticabile sotto l’egida dell’ultimo grande protagonista dell’epoca d’oro dell’arte registica italiana, Franco Zeffirelli, amico ed estimatore di Domingo, per un’unica serata speciale ad altissimo tasso emotivo per rendere ancora più saldo e importante il rapporto tra il compianto Maestro fiorentino e la città di Verona. Col Ballo dell’Arena sono protagonisti le étoile Petra Conti e Giuseppe Picone, creatore delle coreografie. A dirigere solisti e l’orchestra e il coro areniani è per l’occasione il maestro Marco Armiliato.

Domenica 4 agosto, ore 20.45 – Plácido Domingo 50 Arena Anniversary Night

Questa irripetibile settimana si conclude con una serata evento unica: il 4 agosto 2019 va in scena la Plácido Domingo 50 Arena Anniversary Night, un nuovo allestimento in forma scenica completa per tre atti operistici. Il cast riunito attorno a Domingo in occasione del festeggiamento dei suoi 50 anni dal debutto in Arena è interamente composto da artisti di primo piano: il soprano Anna Pirozzi, il tenore Fabio Sartoriil mezzosoprano Géraldine Chauvet e il basso Marko Mimica con Elisabetta Zizzo, Carlo Bosi, Lorrie Garcia e Romano Dal Zovo. Il programma è tutto dedicato a Verdi e a tre dei suoi più complessi e maestosi ruoli baritonali, ruoli a cui per la loro intensità espressiva Domingo ambiva già da molti anni e che ora sono più adatti alla sua voce brunita. Aprono la serata la celebre Sinfonia iniziale e le parti III e IV di Nabucco (che affiancano l’immancabile “Va’ pensiero” alla grande aria Dio di Giuda). La seconda parte comprende ampi brani dagli atti II e III di Simon Boccanegra (vero capolavoro di rara esecuzione in Arena, dove manca dal 1973) con la celebre aria di Gabriele Adorno, interpretato da Fabio Sartori, “Oh inferno! Cielo pietoso rendila”, e l’impressionante scena finale che culmina con la morte del Doge. Il gala si conclude con l’intero atto finale di Macbeth, scrigno di perle musicali quali la grande scena del Sonnambulismo affidata ad Anna Pirozzi e l’aria finale di Macbeth Mal per me che m’affidai, scritta da Verdi per la prima assoluta dell’opera e tanto amata da Domingo. Lo spettacolo si avvale della regia di Stefano Trespidi, di scene e proiezioni disegnate da Ezio Antonelli, dei costumi coordinati da Silvia Bonetti, delle luci di Paolo Mazzon e delle coreografie create da Giuseppe Picone per il Ballo dell’Arena istruito da Gaetano Petrosino, nonché di numerosi figuranti sull’immenso palcoscenico areniano. Dirige il maestro valenciano Jordi Bernàcer, già applaudito nell’anfiteatro veronese in Aida e Nabucco e nel gala Antologìa de la Zarzuela proprio con Plácido Domingo, e qui di nuovo alla guida dell’Orchestra areniana e del grande Coro preparato da Vito Lombardi.

Informazioni e biglietti ( Prezzi da 22 a 230 euro): www.arena.it e sui canali social.

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LA SEDUCENTE MANON LESCAUT DI GRAHAM VICK TORNA AL TEATRO FILARMONICO DI VERONA

Verona – Torna oggi pomeriggio alle 15,30 al Teatro Filarmonico di Verona uno dei capolavori del compositore di Lucca: Manon Lescaut di Giacomo Puccini. L’opera è proposta per quattro rappresentazioni nella provocatoria coproduzione di Fondazione Arena e Teatro La Fenice di Venezia ideata da Graham Vick nel 2010 e qui ripresa da Marina Bianchi, con le scene di Andrew Hays, i costumi di Kimm Kovac, il lighting design di Giuseppe Di Iorio e i movimenti mimici firmati da Ron Howell e qui ripresi da Danilo Rubeca.

La direzione di Orchestra, Coro e interpreti è affidata alla giovane ed esperta bacchetta di Francesco Ivan Ciampa che, dopo l’ottima sinergia instaurata con i complessi areniani negli ultimi due anni sia in campo operistico che sinfonico, torna sul palcoscenico veronese per affrontare per la prima volta questo titolo pucciniano.

Repliche: martedì 6 marzo, ore 19.00 – giovedì 8 marzo, ore 20.00 – domenica 11 marzo,
ore 15.30.

Rappresentata per la prima volta al Teatro Regio di Torino il 1° febbraio 1893, con oltre trenta chiamate della prima compagnia alla ribalta Manon Lescaut decreta fin da subito il grande successo del suo compositore, allora poco più che trentenne, sulla scena internazionale; e proprio grazie a quest’opera, George Bernard Shaw l’anno successivo designerà profeticamente Puccini quale “erede di Verdi”. Sempre nel 1893 il titolo approda al Teatro Filarmonico di Verona, come seconda opera del musicista lucchese ad esservi rappresentata dopo Le Villi. Tornerà poi al Filarmonico in tempi più recenti, nel 1984 e, quindi, nel 2011 con la regia di Vick ripresa da Marina Bianchi. All’Arena di Verona Manon viene rappresentata solamente nel 1970, ma l’occasione è memorabile per il debutto sul palcoscenico scaligero della grande Raina Kabaivanska.

Definita un «racconto aspro ma ricco d’immaginazione» (per riprendere le parole del giornalista Cesare Galla), Manon trova nella messa in scena di Graham Vick una lettura che porta in evidenza in maniera cruda, tagliente e quasi espressionista quanto l’eroina pucciniana sia profondamente e tragicamente attuale. L’allestimento in «versione moderna», come afferma lo stesso Vick nelle sue note di regia, intende discostarsi da una rappresentazione tradizionale dell’opera, rivisitandola e inquadrandola invece in una sorta di “lezione di morale” per «ricreare l’impatto giovane e fresco della prima Manon; una freschezza che emerge anche dalla ricchezza e dall’abbondanza delle invenzioni musicali di Puccini, un Puccini che “sogna” un amore romantico, ideale, poetico». Per Puccini, infatti, della Manon del racconto Histoire du chevalier Des Grieux et de Manon Lescaut dell’abate Antoine François Prévost, da cui trae il soggetto per la sua musica, interessa proprio il suo essere «légère et impudente», emblema dannato della femminilità. È infatti la protagonista a reggere le fila della vicenda, non Des Grieux, come emerge dal «calore che infiamma la partitura tutte le volte che l’attenzione è rivolta a Manon, – ha sottolineato nel 1984  il musicologo Leonardo Pinzauti – come se da lei si riverberasse misteriosamente, in una morbidezza che sembra dilagare su tutto e su tutti, un incontenibile e tragico fascino di donna, e di una donna tutta di carne».

Da questo calore prende energia la lettura orchestrale di Francesco Ivan Ciampa, che debutta alla direzione di quest’opera: «la sentirò all’italiana, con passione disperata» dichiara, citando una storica affermazione del compositore. A Manon Lescaut Ciampa arriva con un percorso quasi “al contrario” rispetto alle composizioni pucciniane: «Sono partito da Turandot e poi le ho affrontate quasi tutte; Manon Lescaut è la penultima, poi mi manca solo La fanciulla del West». E in Manon Ciampa legge quanto Puccini avesse bisogno di dimostrare chi fosse davvero, quali fossero le sue capacità, per questo trova nella partitura «un’esplosione, un torrente di idee». Inoltre il direttore d’orchestra dichiara di avere una predilezione particolare per questo titolo anche per un altro motivo: «Manon è l’unica eroina non solo pucciniana, ma nella storia del melodramma, che muore a tempo di minuetto. E questo è geniale». Infatti, per tutta l’opera vediamo una donna costretta a scappare o interrompere il suo rapporto d’amore a causa delle frivolezze e delle vanità dalle quali dipende completamente. Tuttavia alla fine sembra accorgersi in cosa consista l’amore vero e più puro e, come in una slow motion, ripercorre la sua vita accompagnata fino all’ultimo respiro da questo minuetto via via sempre più lento: «È meraviglioso pensare che non esista tempo musicale più giusto. Il minuetto era un danza d’élite e così Puccini, rallentandolo fino all’estremo, in 4 o 5 battute condensa tutto il concetto dell’esistenza di Manon».

Protagoniste in scena per il ruolo del titolo le voci sopranili di Amarilli Nizza (4, 8, 11/03), apprezzata interprete di numerose produzioni areniane dal 2003, e Francesca Tiburzi (6/03) al suo debutto con Fondazione Arena. Debutta con i complessi artistici areniani nei panni di Lescaut anche Giorgio Caoduro (4, 8/03), baritono che ha sostenuto i principali ruoli del repertorio lirico e brillante nei più prestigiosi teatri del mondo, al quale si alterna Elia Fabbian (6, 11/03), voce che abbiamo potuto apprezzare lo scorso anno in Pagliacci. Dopo il successo come Radamès durante lo scorso Festival areniano, affronta ora per la prima volta il palcoscenico del Filarmonico con il personaggio di Renato Des Grieux il tenore uruguaiano Gaston Rivero (4, 8/03), in alternanza al coreano Sung Kyu Park (6, 11/03), che torna a Verona dopo l’applaudita performance del 2012 in Iris di Mascagni. Il giovane basso veronese Romano Dal Zovo debutta il ruolo di Geronte de Ravoir, dopo la brillante performance come Lodovico nell’Otello che ha inaugurato la Stagione. Dopo aver preso parte ad Otello tornano anche Giovanni Bellavia nel duplice ruolo dell’Oste e del Sergente degli arcieri e Alessia Nadin nei panni di Un musico, mentre nuove voci completano il cast di questa produzione: Andrea Giovannini come Edmondo, Bruno Lazzaretti sia per Un lampionaio che per Il maestro di ballo, infine Alessandro Busi in Un Comandante di Marina.

La produzione vede impegnati l’Orchestra, il Coro preparato da Vito Lombardi e i Tecnici dell’Arena di Verona.

Anche per Manon Lescaut è prevista l’iniziativa Ritorno a Teatro rivolta al mondo della Scuola all’interno della proposta Arena Young 2017-2018: martedì 6 marzo alle ore 18.00 e giovedì 8 marzo alle ore 19.00 gli studenti delle classi elementari, medie e superiori, i loro familiari, gli insegnanti, i dirigenti scolastici e il personale ATA potranno assistere allo spettacolo a prezzo speciale: € 6,00 per gli studenti e € 12,00 per gli adulti. L’incontro propone anche un Preludio all’Opera, momento introduttivo durante il quale viene spiegata la trama e vengono forniti ai ragazzi elementi utili per la comprensione dello spettacolo, grazie alla partecipazione di alcuni dei protagonisti; segue quindi un aperitivo nel Bar del Teatro.

Per informazioni e prenotazioni:

Ufficio Formazione della Fondazione Arena di Verona

tel. (+39) 045 8051933 – fax (+39) 045 590638 – scuola@arenadiverona.it

Inoltre ricordiamo che la Fondazione Arena di Verona è tra gli esercenti accreditati di 18App e Carta del Docente, dando la possibilità ai giovani nati nel 1999 e ai docenti di ruolo di spendere il proprio Bonus Cultura di 500 euro per acquistare biglietti, open ticket e carnet per gli spettacoli della Stagione Artistica al Teatro Filarmonico e dell’Opera Festival all’Arena di Verona.

Le modalità di registrazione e di attivazione dei buoni sono indicate sui siti www.18app.it e https://cartadeldocente.istruzione.it; mentre per procedere all’emissione del voucher dell’importo corretto è possibile consultare le tariffe nelle pagine dedicate sul sito di Fondazione Arena www.arena.it.

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Il Nabucco di Giuseppe Verdi inaugurerà la 95a edizione dell’Opera Festival 2017 all’Arena di Verona

Verona – Il “Nabucco“, dramma verdiano composto sul libretto di Temistocle Solera, sarà proposto per 12 serate, dal 23 giugno ( serata inaugurale) fino al 26 agosto, in un nuovo allestimento che porta la firma di Arnaud Bernard per regia e costumi e di Alessandro Camera per le scene. Alla direzione d’orchestra potremo apprezzare Daniel Oren (23, 29/6 – 7/7 – 4, 9, 12, 18, 23, 26/8), che dal 1984 ha guidato magistralmente solisti, Orchestra e Coro areniani in 45 titoli lirici per 28 Festival; mentre per tre serate salirà sul podio Jordi Bernàcer (12, 15, 18/7), talentuoso direttore al suo debutto all’Arena di Verona.

In scena spiccano i nomi di grandi interpreti verdiani: nei panni del protagonista Nabucco troviamo per la Prima e le due recite successive George Gagnidze (23, 29/6 – 7/7), cui seguono Leonardo Lòpez Linares (12, 15, 18/7 – 4/8), Boris Statsenko (9, 12, 18/8), al suo debutto nell’anfiteatro, e Sebastian Catana (23, 26/8). Il personaggio della fiera Abigaille è affidato a Tatiana Melnychenko (23, 29/6 – 7/7) e Anna Pirozzi (4, 9, 12/8) – che proprio in questo ruolo hanno visto il loro debutto in Arena rispettivamente nel 2013 e nel 2015 – e Susanna Branchini (18, 23, 26/8), apprezzata interprete areniana dal 2008, mentre sarà alla sua prima nell’anfiteatro veronese Rebeka Lokar (12, 15, 18/7). Altro debutto con Fondazione Arena, nel ruolo di Zaccaria, per Stanislav Trofimov (23, 29/6 – 7/7 – 23, 26/8), a cui fanno seguito i ritorni di Rafał Siwek (12, 15, 18/7) e In-Sung Sim (4, 9, 12, 18/8). Nei panni di Fenena vedremo Carmen Topciu (23, 29/6 – 7, 12/7 – 4/8), Anna Malavasi (15, 18/7) e Nino Surguladze (9, 12, 18, 23, 26/8), e in Ismaele Walter Fraccaro (23, 29/6 – 7/7), Mikheil Sheshaberidze (12, 15, 18/7 – 4, 9/8) e Rubens Pelizzari (12, 18, 23, 26/8).

Completano il cast, nel ruolo del Gran Sacerdote di Belo Romano Dal Zovo (23, 29/6 – 7, 12, 15, 18/7) e Nicolò Ceriani (4, 9, 12, 18, 23, 26/8); nei panni di Abdallo Paolo Antognetti (23, 29/6 – 7/7 – 18, 23, 26/8) e Cristiano Olivieri (12, 15, 18/7 – 4, 9, 12/8); infine, daranno voce ad Anna Madina Karbeli (23, 29/6 – 7, 12, 15, 18/7 – 4/8) ed Elena Borin (9, 12, 18, 23, 26/8).

Il titolo impegna l’Orchestra, il Coro preparato dal M° Vito Lombardi ed i Tecnici dell’Arena di Verona insieme a numerose comparse.

Repliche: 29 giugno, ore 21.00 – 7, 12, 15, 18 luglio, ore 21.00 – 4, 9, 12, 18, 23, 26 agosto, ore 20.45

Con oltre 200 rappresentazioni tra le antiche pietre dell’Arena, Nabucco è tra i colossal delle stagioni areniane: terza per numero di recite dopo Aida e Carmen, l’opera, dalla sua prima rappresentazione nell’anfiteatro nel 1938, tornerà infatti in cartellone per 21 Festival, presentata in 10 gloriosi diversi allestimenti. Titolo di un giovane Verdi infervorato di passione politica e dalla voglia di riscatto nel panorama musicale, è molto amato dal pubblico, soprattutto per il celeberrimo coro del Va’, pensiero, magistralmente eseguito e bissato ogni sera dal Coro areniano. Grandi nomi si sono susseguiti per questo titolo in Arena: tra tutti ricordiamo la direzione d’orchestra di Gianandrea Gavazzeni per l’edizione del 1962, la regia di Sandro Bolchi nel 1971 e le memorabili interpretazioni di Ghena Dimitrova, quale potente Abigaille, oltre a Renato Bruson, Leo Nucci e Plácido Domingo nel ruolo del protagonista.

Nabucco lega la sua storia anche a Verona: la terza opera del compositore di Busseto viene portata per la prima volta sulla scena cittadina al Teatro Filarmonico nel 1844, a due anni dal debutto milanese, con la supervisione dello stesso Giuseppe Verdi, la direzione di Carlo Sampietro e le voci protagoniste di Filippo Collini e Giuseppina Strepponi.

Per il Festival 2017 Nabucco è proposto nel nuovo allestimento del regista francese Arnaud Bernard che traspone la messa in scena tra il 1848 e il 1860, periodo in cui l’Impero austriaco dominava il Regno Lombardo-Veneto. La regia di Bernard, difatti, legge nel contrasto insito nella vicenda narrata nell’opera – che si esprime nel conflitto tra Babilonia e Gerusalemme – la storia d’Italia negli anni turbolenti del Risorgimento. Ed è proprio questa visione profondamente risorgimentale suggerita da musica e libretto, e propria dei rivoluzionari italiani negli anni in cui Verdi componeva l’opera, che ha permesso a Nabucco di diventare nell’immaginario collettivo il titolo patriottico per eccellenza, con il suo Va’, pensiero che si eleva come una bandiera ad inno del riscatto nazionale. Bernard quindi parte da questa interpretazione, per rendere il dramma più storico, umano e verosimile: a riprova di ciò, nel secondo atto Nabucco non verrà colpito da un fulmine divino, ma si farà allegoria dell’uomo politico vittima di un attentato da parte di rivoluzionari armati di fucile; il Va’, pensiero sarà cantato dietro le barricate, fra i gesti di conforto e aiuto che si scambiano i reduci di ritorno da una battaglia; e tutta la messa in scena avrà come ambientazione luoghi ben riconoscibili: un noto teatro, il sagrato di una cattedrale, un bastione semi-diroccato, la sala di un palazzo nobiliare. Come ci racconta il regista, la vicenda parte da un momento storicamente ben definito, quasi fosse una fotografia d’epoca: «L’azione si svolge attorno al Teatro [alla Scala] durante una reale rappresentazione di Nabucco, per sottolineare maggiormente quanto l’opera e la musica di Verdi potessero entusiasmare ed accendere gli animi ancor più di mille proclami». Perché, chiarisce Bernard, «sicuramente la colonna sonora di questo periodo storico è stato il melodramma italiano, e in particolare le opere di Giuseppe Verdi».

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Per info: Call center (+39) 045 800.51.51 – www.arena.it – Punti di prevendita Geticket

 




DAL DUE LUGLIO ALL’ARENA DI VERONA VA IN SCENA “LA TRAVIATA” DI GIUSEPPE VERDI

Il 2 luglio alle 21.00 debutta il terzo titolo in cartellone della 94° edizione del Festival Lirico: La Traviata, melodramma in tre atti su libretto di Francesco Maria Piave e LaTraviata_290616_FotoEnnevi_2238musica di Giuseppe Verdi.

L’elegante allestimento, che ha aperto il Festival 2011 ed è stato riproposto due anni dopo, è firmato da Hugo de Ana con le coreografie di Leda Lojodice. Per il Festival 2016 la direzione d’orchestra è affidata a Jader Bignamini (2, 5, 8, 12/7), al suo debutto all’Arena di Verona, che si alterna a Fabio Mastrangelo (15, 22, 26, 30/7).

Repliche: 5, 8, 12, 15, 22, 26, 30 luglio 2016 (ore 21.00)

L’opera, andata in scena per la prima volta sul palcoscenico areniano esattamente 70 anni fa, è stata presentata in 14 edizioni del Festival per un LaTraviata_290616_FotoEnnevi_2464totale di 104 rappresentazioni. Il melodramma è ispirato al romanzo La dame aux camélias di Alexandre Dumas figlio, che racconta la triste vicende della più celebre tra le cortigiane della Parigi di Luigi Filippo, Alphonsine Plessis, morta di tisi nel 1847 alla giovane età di 23 anni. Il successo del libro è così grande che dal medesimo titolo viene tratta una pièce teatrale andata in scena a Parigi nel febbraio 1852 proprio durante il soggiorno di Verdi nella capitale francese. La protagonista, che nel romanzo si chiama Marguerite Gautier, viene ribattezzata Violetta Valéry nel titolo verdiano.

Il compositore infatti si era impegnato con il Teatro La Fenice di Venezia a scrivere un’opera nuova per il carnevale 1853 e la stesura della nuova partitura avviene in soli quaranta giorni, mentre il libretto viene affidato a Francesco Maria Piave.

Il regista argentino Hugo de Ana posticipa l’ambientazione della sua messa in scena di circa quarant’anni, ambientando la vicenda nel 1890 per LaTraviata_290616_FotoEnnevi_2070mantenere il senso di criticità storica del periodo in cui è stata concepita l’opera. La vicenda di Violetta prende vita in una sorta di spazio dei ricordi, una pinacoteca smontata e messa a soqquadro, in cui le tele vuote sottolineano il gioco della verità e della finzione scenica. È in questo spazio che lo spettatore può cogliere le molteplici sfaccettature della vita della protagonista: la prostituzione, il denaro, la mondanità e la superficialità di un mondo in declino, dove lei rinasce con la scoperta dell’amore fino al momento estremo.

Il regista argentino ha dichiarato che non è stato facile «mettere mano ad opere pensate per il chiuso, non per spazi dispersivi, problematici per svolgere una vicenda intima»: da qui l’idea delle enormi cornici semoventi, svuotate dagli specchi smontati e posti sul palcoscenico, così da colmare gli ampi spazi areniani. Ma anche per significare simbolicamente il lusso e nel contempo suggerire l’idea della decadenza dei sentimenti e della corruzione dei personaggi. Precisa infatti Hugo de Ana: «Non bisogna mai dimenticare che alla fine quest’opera è di forte impatto critico-sociale rispetto alla vita di certe persone che vivono in maniera forse spregiudicata, un po’ superficiale, sopra le righe. Di personaggi che possono passare la barriera del tempo per essere perfino attuali, dei nostri giorni».

LaTraviata_290616_FotoEnnevi_2711E nel finale non c’è redenzione in senso religioso: «Nella morte della protagonista di cristianamente religioso esiste solo l’accettazione, in una visione borghese assolutamente libera. Anche Verdi viveva così, se ha sposato dopo anni di convivenza la Strepponi. Non credo che ci sia questa specie di redenzione di Violetta nel senso morale: ne perderebbe di forza tutta la storia ed il soggetto. Voglio sempre vederla, invece, come una riflessione del personaggio davanti alla morte, che parta dall’idea del sempre addio».

Violetta è un personaggio profondamente umano, profondamente femminile, la cui sensualità è abilmente sottolineata anche dai costumi scelti per l’allestimento. Il regista ha guardato ad un periodo ben specifico, partendo da un quadro visto al museo Revoltella di Trieste, una “Dama delle camelie” italiana di fine Ottocento, di un pittore poco noto, Eugenio Scomparini: «Ho guardato più volte quella pittura… ed è proprio Violetta che sta morendo. Ho sempre avuto l’idea di utilizzarla come immagine in un teatro più piccolo. Così ho ambientato la vicenda nel 1890, un periodo in cui, con la rinascita del mondo industriale, l’ambiente lascia segni profondi anche sui lineamenti della protagonista. La mia intenzione è quella di sottolineare la Il manifesto de La Traviata - Arena di Veronasua fragilità interiore, ma anche di evidenziare le caratteristiche di donna ideale per dare una forza visiva maggiore all’uso di espressioni chiare nell’allestimento». Ne scaturisce così una Traviata più vicina alla tradizione, al bel stile italiano del melodramma.

Nel cast, alternati per le otto rappresentazioni, grandi protagonisti: Violetta Valéry sarà interpretata da Nino Machaidze (2, 5, 8, 12/7) ed Ekaterina Bakanova (15, 22, 26, 30/7); nel ruolo di Alfredo Germont troveremo Francesco Demuro (2, 5, 8, 12, 26, 30/7) e Cristian Ricci (15, 22/7). Nelle vesti di Giorgio Germont, padre di Alfredo, vedremo Gabriele Viviani (2, 5, 8/7), Dalibor Jenis (12, 15, 22/7) e Artur Rucinski (26, 30/7).

Flora Bervoix  sarà impersonata da Clarissa Leonardi, Annina da Madina Karbeli (2, 22, 26, 30/7), e Teona Dvali (5, 8, 12, 15/7). Gastone di Letorières avrà il nome di Paolo Antognetti, il Barone Douphol di Alessio Verna, il Marchese d’Obigny di Romano Dal Zovo, il Dottor Grenvil di Paolo Battaglia, Giuseppe di Cristiano Olivieri e il duplice personaggio del Domestico/Commissionario di Victor Garcia Sierra.

Arena di Verona logo partnersOrchestra, Coro, Corpo di ballo e Tecnici dell’Arena di Verona insieme a mimi e comparse.

Novità del Festival 2016, che ha riscosso già l’unanime successo tra gli spettatori, è l’introduzione di due schermi ledwall ai lati del palcoscenico utilizzati per i sopratitoli in lingua italiana e inglese per una migliore comprensione dell’opera.

Per informazioni è possibile consultare il sito ufficiale (www.arena.it)

Barbara Cassani




ARENA DI VERONA: DAL 25 GIUGNO L’EDIZIONE STORICA DEL 1913 DELL’AIDA DI GIUSEPPE VERDI

VeronaAida, opera in quattro atti su libretto di Antonio Ghislanzoni e musica di Giuseppe Verdi, è il secondo titolo del 94° Opera Festival all’Arena di Verona, Aida atto II quadro II dl foto Ennevi 419proposto per 16 serate a partire dal 25 giugno fino alla serata conclusiva del 28 agosto 2016.

Il capolavoro verdiano è presentato nell’allestimento di Gianfranco de Bosio ideato nel 1982 – e replicato per 18 stagioni – che rievoca l’edizione storica del 1913 di Ettore Fagiuoli. Le coreografie portano la firma di Susanna Egri. Tre bacchette di grande prestigio si alternano alla direzione d’orchestra: Julian Kovatchev (25, 30/6 – 3, 7, 14, 17, 24/7), il veronese Andrea Battistoni (28, 31/7 – 7, 9, 28/8) per concludere con Daniel Oren (14, 18, 21, 24/8).

Aida costituisce il titolo areniano per eccellenza; dal 1913 è stata proposta in 59 diverse edizioni per un totale di 650 recite. Ad essa infatti è legata in maniera indissolubile la nascita del Festival Lirico che ha trasformato l’Arena di Verona nel teatro all’aperto più grande e famoso al AIDA18-06_0198mondo.

Il 10 agosto 1913, grazie alla sinergia tra il tenore Giovanni Zenatello e l’impresario teatrale Ottone Rovato, viene scelta l’Arena per proporre Aida in occasione delle numerose celebrazioni per il centenario della nascita di Giuseppe Verdi. A Ettore Fagiuoli spetta il compito  di creare l’allestimento areniano e l’architetto veronese studia meticolosamente il lavoro dell’egittologo Auguste Mariette che aveva collaborato con Verdi per scene e costumi in occasione della “prima” di Aida al Cairo nel 1871. Nell’anfiteatro scaligero si fronteggiano così faraoni, guerrieri, schiavi e principesse, in un’ambientazione ricca di obelischi, palme, templi e sfingi.

La regia di Gianfranco de Bosio qui proposta, che riprende la prima edizione del capolavoro verdiano, si pregia di un “superamento” della messa in 2012 Aida atto IV 23 06 dl foto Ennevi 721scena originaria ad opera di Ettore Fagiuoli. Negli anni Novanta infatti, grazie alla stretta collaborazione con Rinaldo Olivieri, de Bosio realizza un dettaglio scenico che compariva solo nei bozzetti di inizio secolo: l’imponente velario che nel quarto atto domina la scena finale e copre suggestivamente la tomba di Aida e Radamès. A completamento della messa in scena, il regista affida alla coreografa Susanna Egri il difficile compito di ricreare le parti coreografiche previste dalla partitura verdiana, di cui non resta alcuna nota storica dal 1913. La Egri, che segue le edizioni di Aida in Arena dal 1982, intraprende dunque uno studio assiduo e ricerche accurate durate un intero anno, per portare in scena un lavoro  minuzioso che sa richiamare il gusto ottocentesco del contesto di composizione dell’opera e, nel contempo, pone l’accento sull’innovazione che il balletto ha vissuto nel 1913 e mette in risalto l’eccezionalità delle dimensioni del palcoscenico areniano.

Aida atto IV 23 06 dl foto Ennevi 701Si comprende quindi come Aida sia divenuta l’opera simbolo dell’Arena di Verona, un vero e proprio colossal: un successo senza tempo che, grazie all’alchimia tra la musica di Giuseppe Verdi, il libretto di Antonio Ghislanzoni e il grande palcoscenico all’aperto più grande al mondo, crea da oltre cento anni una magia senza tempo ricca di esoticità.

Nel ruolo di Aida tornano, a seguito del successo della scorsa Stagione, le voci di Hui He (25, 30/6 – 3, 7, 24/7), Monica Zanettin (14, 17/7), Susanna Branchini (28, 31/7 – 7/8), Amarilli Nizza (9, 14, 18/8) e Maria José Siri (21, 24, 28/8). La rivale Amneris sarà interpretata da Ildikó Komlósi (25, 30/6 – 3/7), Sanja Anastasia (7, 24, 28/7 – 14/8), Luciana D’Intino (14, 17/7), Ekaterina Gubanova (31/7 – 7, 9/8), Andrea Ulbrich (18, 24/8) e Anastasia Boldyreva (21, 28/8). Nel ruolo del valoroso Radames si avvicenderanno Yusif Eyvazov (25, 30/6), Walter Fraccaro (3, 7/7), Stefano La Colla (14, 17/7), Carlo Ventre (24, 28, 31/7), Dario Di Vietri (7, 21, 24, 28/8) e Fabio Sartori (9, 14, 18/8). Amonasro vedrà alternarsi Ambrogio Maestri (25, 30/6 – 3, 7/7), Alberto Mastromarino (14, 17, 24, 28, 31/7 – 7, 9/8) e Sebastian Catana (14, 18, 21, 24, 28/8). Nei panni di Ramfis troveremo Rafal Siwek (25, 30/6 Arena di Verona_Foto Ennevi– 3/7), Sergey Artamonov (7, 14, 17/7 – 7, 9, 14, 18, 21, 24, 28/8) e Gianluca Breda (24, 28, 31/7); in quelli de Il Re invece Carlo Cigni (25, 30/6 – 3, 7, 14, 17/7), Roberto Tagliavini (24, 28, 31/7), Romano Dal Zovo (7, 9, 14/8) e Gianluca Breda (18, 21, 24, 28/8). Un messaggero sarà interpretato da Antonello Ceron (25/6 – 7, 9, 14/8), Francesco Pittari (30/6 – 3, 7, 14, 17, 24/7) e Paolo Antognetti (28, 31/7 – 18, 21, 24, 28/8), mentre la Sacerdotessa da Alice Marini (25, 30/6 – 3, 7, 14/7), Elena Serra (17, 24, 28, 31/7 – 7, 9, 14, 28/8) ed Elena Borin (18, 21, 24/8).

Repliche: 30 giugno 2016 (ore 21.00) – 3, 7, 14, 17, 24, 28, 31 luglio 2016 (ore 21.00) – 7, 9, 14, 18, 21, 24, 28 agosto 2016 (ore 20.45).

Arena di Verona_Aida_Foto EnneviNel ruolo della Schiava si alterneranno le Prime Ballerine Alessia Gelmetti e Amaya Ugarteche, a fianco dei primi ballerini Evgenij Kurtsev e Antonio Russo; la Sacerdotessa sarà interpretata da Amaya Ugarteche (25, 30 giugno, 3, 7, 14, 17, 24 luglio), Teresa Strisciulli (28, 31 luglio – 7, 9 agosto) e Alessia Gelmetti (14, 18, 21, 24, 28 agosto).

Impegnati l’Orchestra, il Corpo di ballo coordinato dal M° Gaetano Petrosino e i Tecnici dell’Arena di Verona, insieme al Coro diretto dal M° Vito Lombardi e alle numerose comparse che compongono gli eserciti egiziani ed etiopi in guerra.

Per informazioni: www.arena.it

 

Barbara Cassani

(foto: Ennevi – Ufficio stampa Fondazione Arena di Verona)




IL FLAUTO MAGICO FIRMATO MARIANO FURLANI E MASBEDO DEBUTTA SUL PALCO DEL TEATRO FILARMONICO DI VERONA

Verona – Debutterà  domani 8 novembre alle 15,30 al Teatro Filarmonico di Verona IL FLAUTO MAGICO (Die Zauberflöte) di Wolfgang Amadeus Mozart, con un nuovo allestimento proposto in lingua originale dallaFlautoM_FotoEnnevi_2801 Fondazione Arena di Verona a conclusione della Stagione Opera e Balletto 2014-2015.
La regia dello spettacolo è firmata da Mariano Furlani, che ha ideato lo spettacolo insieme al celebre duo di video-artists MASBEDO, composto da Nicolò Massazza e Iacopo Bedogni, a cui è affidata la parte video. Le scene sono di Giacomo Andrico, che insieme allo stesso Furlani firma anche i costumi. Il lighting design è di Paolo Mazzon. Sul podio dirige Orchestra, Coro e cantanti il M° Philipp von Steinaecker.
Repliche: martedì 10 novembre alle ore 19.00, giovedì 12 novembre alle ore 20.30 e domenica 15 novembre alle ore 15.30.

La Stagione lirica 2014-2015 al Teatro Filarmonico si conclude con il nuovo allestimento di Fondazione Arena de Il flauto magico (Die Zauberflöte), Singspiel in due atti di Mozart, che verrà eseguito in lingua originale.
FlautoM_FotoEnnevi_2907«La salda convinzione che mi sorregge nell’allestire una nuova produzione de “Il flauto magico” è che il lavoro da fare sia quello di accostarsi ai grandi capolavori con l’unico intento della coerenza tra quello che lo spettatore sente e quello che vede in palcoscenico», spiega il regista Mariano Furlani. La sfida, infatti, è quella di trovare un punto di vista personale e «possibilmente inedito» per la messa in scena, restando però coerenti con la storia e l’ambientazione dell’opera. Il regista quindi decide di non attualizzare l’allestimento, al contrario ripone «una fiducia piena nella favola come struttura in grado di ospitare il basso e l’alto, il razionale ed il fantastico, il tragico ed il comico senza mai perdere credibilità». Tutti elementi che si rispecchiano benissimo nella partitura mozartiana, in grado di restituire allo spettatore «quell’universo espressivo di un’opera che pur nei voli della fantasia rimane commedia umana».
Il progetto nato con i MASBEDO si sviluppa secondo questa linea interpretativa, per trasmettere il senso del “meraviglioso”, inteso come oggettivazione del possibile e dell’impossibile. La video arte risulta, quindi, un importante strumento per trasmettere il punto di vista registico ed autoriale della vicenda, amplificandolo sia come “paesaggio della mente” sia come FlautoM_FotoEnnevi_3549“riflesso interno dei personaggi”: «L’idea di regia – precisa Furlanivuole dunque insistere sul viaggio di formazione di Tamino e Pamina per arrivare a conoscere loro stessi, liberi finalmente dal manicheismo dei due regni, quello della Regina della Notte e quello di Sarastro così tetragoni ai cambiamenti da perpetrarne in ugual misura pericolosità e dogmi. La coppia degli innamorati deve riuscire inoltre a superare anche il limite del loro genere di appartenenza, ovvero un femminile superstizioso ed irrazionale ed un maschile rigido ed inflessibile. Sulla scena del Flauto magico accadrà in maniera misteriosa (non necessariamente misterica) che le tenebre ed il sole, il principio matriarcale e quello patriarcale, si fondano in virtù dell’Amore e della Musica, altro vero motore all’interno dell’opera». E alla fine gli spiriti puri di Tamino e Pamina  troveranno nella “giovinezza”, intesa come novità dello sguardo sul mondo, la chiave in grado di salvarli.
Il direttore d’orchestra Philipp von Steinaecker guida sul palcoscenico del Filarmonico esperti interpreti mozartiani, quali Insung Sim in Sarastro, Leonardo Cortellazzi In Tamino, Ekaterina Bakanova in Pamina, Sofia Mchedlishvili (8 e 12 novembre) e Daniela Cappiello (10 e 15 novembre) nella Regina della notte, Christian Senn come FlautoM_FotoEnnevi_3120Papageno, Lavinia Bini in Papagena e Marcello Nardis in Monostato; le tre Damigelle della Regina della Notte sono rispettivamente Francesca Sassu, Alessia Nadin ed Elena Serra, l’Oratore degli iniziati Andrea Patucelli, mentre troviamo nei doppi ruoli di primo uomo corazzato e secondo sacerdote Cristiano Olivieri e come secondo uomo corazzato e primo sacerdote Romano Dal Zovo; infine il Primo fanciullo sarà interpretato dalla voce bianca di Federico Fiorio, il Secondo fanciullo da quella di Stella Capelli e il Terzo fanciullo da Maria Gioia.  Con Il flauto magico, per i ragazzi delle scuole e tutti gli Under 30, si conferma il progetto Ritorno all’Opera: martedì 10 novembre alle ore 18.00 e giovedì 12 novembre alle ore 19.30 gli studenti delle classi elementari, medie e superiori, i loro genitori, gli insegnanti, i dirigenti scolastici e il personale ATA potranno assistere allo spettacolo al prezzo speciale di € 6,00 (studenti) e
€ 12,00 (adulti). La proposta include anche “Preludio all’Opera”: un incontro di avvicinamento alla lirica, in cui viene spiegata la trama dell’opera, illustrati i personaggi e analizzato il linguaggio musicale come guida all’ascolto. E prima di entrare a Teatro un aperitivo insieme!Arena di Verona Opera - logo

Per informazioni e prenotazioni: Ufficio Formazione della Fondazione Arena di Verona  www.arena.it
tel. (+39) 045 8051933 – fax (+39) 045 590638 – scuola@arenadiverona.it

 

Barbara Cassani