Il mercato delle calzature in Russia

L’ultimo decennio ha visto una esplosione della domanda di calzature in termini di volume (+25%) e di valore (+78%), la domanda di calzature a livello globale ha continuato ad aumentare, per l’espansione demografica nei paesi emergenti correlata a una maggiore distribuzione della ricchezza. I maggiori esposratori sono l’Italia e la Cina, anche se negli ultimi anni e’ cresciuto notevolmente il ruolo del Vietnam. Difatti, la crescita del costo della manodopera in Cina ha spinto le industrie manifatturiere locali e internazionali a spostare la produzione impianti in altre regioni, principalmente Asia sud-orientale e Asia meridionale.

L’Asia complessivamente nel 2017 detiene l’87% del mercato mondiale della produzione in questo settore merceologico ma negli ultimi anni si è verificata una significativa tendenza al re-shoring dei manufatti di qualità, di cui ha beneficiato l’Europa, che vede raggiungere il picco decennale in termini di quantità della produzione (13,8%), accompagnato da una quota sul valore del 36%.

Gli Stati Uniti rimangono il mercato di riferimento per le importazioni, dato che la produzione interna è molto lontana per coprire la domanda.

Per quanto riguarda il settore della calzatura Italiana nell’est Europa, nel corso del 2018 si e’ partito con una flessione generale delle esportazioni italiane verso l’area dell’ex CSI del -7% in valore e -2% in quantità.  All’interno di questo dato negativo, riconducibile a un crollo (-22,5%) per le calzature da donna, alla contrazione del segmeno pantofole (-50%) e sandali (-18.6%). Si riscontrano piccoli segnali in incoraggianti in sottosettori specifici: degli stivali (+35,5%), delle calzature sportive (+11,1%), coi come le calzature con tomaia “unisex” (+17,4%), le calzature di sicurezza (+85,6%), che però ancora hanno volumi molto marginali.

L’andamento dei prezzi medi ha visto dinamiche annuali incoraggianti:  (+9,7%) nelle calzature sportive, (+267,7%) sul tomaio gomma, (+10,8%) sul tomaio sintetico, (+11,3%) sulle pantofole, (+13,3%) sul tomaio tessuto, il che ha attenuato l’impatto della riduzione dell’export registrato nei volumi.

L’export delle calzature italiane in Russia è trainato da prodotti in pelle e cuoio (64,2%), seguiti dal tessuto (15,6%) e dal sintetico (19,3%) ma con una differente performance che mostra variazioni significative.

Anche la composizione delle aree di produzione calzaturiera il cui export è orientato verso la Russia sta mutando. Nell’ambito di un calo complessivo, le Marche detengono ancora un primato con il 36,9% ma in drastico calo rispetto all’anno precedente (-23,6%). L’Emilia Romagna, al secondo posto, è in flessione (-8,8%) mentre la terza e la quarta posizione, Lombardia (+5,2%) e Veneto (+5,9%) registrano interessanti segni di ripresa.

In realtà, nel quadriennio 2013-2017 la tendenza negativa è diffusa e costante per tutte le regioni, tranne piccole nicchie in Umbria (+434%) e Lazio (+14%); nel distretto di Perugia, la Russia è passata dal diciottesimo all’ottavo posto come cliente per importanza  in valore.

I principali canali di vendita sono rappresentati dagli ipermercati, negozi specializzati (outlet retail localizzati prevalentemente in periferia e generalmente nei grandi centri commerciali), department Stores, Catene Monomarca,

Showroom (spesso concetrate in “shopping streets” o in “aree ex-industriali” riqualificate, dei grandi centri urbani dove il cliente può visionare direttamente il prodotto, il campionario e avere una completa panoramica del brand) e gli e-commerce (anche se in questo caso comprano da piattfaforme logistiche locali, e dunque il produttore di scarpe si deve organizzare in questo senso).

Il presente articolo è tratto da un’analisi di mercato effettuata da GruppoBPC International  durante le sue attività di monitoraggio dei trend di consumo.

GRUPPOBPC INTERNATIONAL




IL MERCATO DELLE CALZATURE NELLA FEDERAZIONE RUSSA

L’ultimo decennio ha visto una esplosione della domanda di calzature in termini di volume (+25%) e di valore (+78%), la domanda di calzature a livello globale ha continuato ad aumentare, per l’espansione demografica nei paesi emergenti correlata a una maggiore distribuzione della ricchezza. I maggiori esposratori sono l’Italia e la Cina, anche se negli ultimi anni e’ cresciuto notevolmente il ruolo del Vietnam. Difatti, la crescita del costo della manodopera in Cina ha spinto le industrie manifatturiere locali e internazionali a spostare la produzione impianti in altre regioni, principalmente Asia sud-orientale e Asia meridionale.

L’Asia complessivamente nel 2017 detiene l’87% del mercato mondiale della produzione in questo settore merceologico ma negli ultimi anni si è verificata una significativa tendenza al re-shoring dei manufatti di qualità, di cui ha beneficiato l’Europa, che vede raggiungere il picco decennale in termini di quantità della produzione (13,8%), accompagnato da una quota sul valore del 36%.

Gli Stati Uniti rimangono il mercato di riferimento per le importazioni, dato che la produzione interna è molto lontana per coprire la domanda.

Per quanto riguarda il settore della calzatura Italiana nell’est Europa, nel corso del 2018 si e’ partito con una flessione generale delle esportazioni italiane verso l’area dell’ex CSI del -7% in valore e -2% in quantità.  All’interno di questo dato negativo, riconducibile a un crollo (-22,5%) per le calzature da donna, alla contrazione del segmeno pantofole (-50%) e sandali (-18.6%). Si riscontrano piccoli segnali in incoraggianti in sottosettori specifici: degli stivali (+35,5%), delle calzature sportive (+11,1%), coi come le calzature con tomaia “unisex” (+17,4%), le calzature di sicurezza (+85,6%), che però ancora hanno volumi molto marginali.

L’andamento dei prezzi medi ha visto dinamiche annuali incoraggianti:  (+9,7%) nelle calzature sportive, (+267,7%) sul tomaio gomma, (+10,8%) sul tomaio sintetico, (+11,3%) sulle pantofole, (+13,3%) sul tomaio tessuto, il che ha attenuato l’impatto della riduzione dell’export registrato nei volumi.

L’export delle calzature italiane in Russia è trainato da prodotti in pelle e cuoio (64,2%), seguiti dal tessuto (15,6%) e dal sintetico (19,3%) ma con una differente performance che mostra variazioni significative.

Anche la composizione delle aree di produzione calzaturiera il cui export è orientato verso la Russia sta mutando. Nell’ambito di un calo complessivo, le Marche detengono ancora un primato con il 36,9% ma in drastico calo rispetto all’anno precedente (-23,6%). L’Emilia Romagna, al secondo posto, è in flessione (-8,8%) mentre la terza e la quarta posizione, Lombardia (+5,2%) e Veneto (+5,9%) registrano interessanti segni di ripresa.

In realtà, nel quadriennio 2013-2017 la tendenza negativa è diffusa e costante per tutte le regioni, tranne piccole nicchie in Umbria (+434%) e Lazio (+14%); nel distretto di Perugia, la Russia è passata dal diciottesimo all’ottavo posto come cliente per importanza  in valore.

I principali canali di vendita sono rappresentati dagli ipermercati, negozi specializzati (outlet retail localizzati prevalentemente in periferia e generalmente nei grandi centri commerciali), department Stores, Catene MonomarcaShowroom (spesso concetrate in “shopping streets” o in “aree ex-industriali” riqualificate, dei grandi centri urbani dove il cliente può visionare direttamente il prodotto, il campionario e avere una completa panoramica del brand) e gli e-commerce (anche se in questo caso comprano da piattfaforme logistiche locali, e dunque il produttore di scarpe si deve organizzare in questo senso).

Il calendario degli appuntamenti di Assocalzaturifici nel mondo pervede altre importanti tappe fieristiche: 5-7 febbraio, Moda Italia & Shoes From Italy Tokyo in Giappone; 10-11 febbraio, Moda Italia & Shoes From Italy a Seul in Corea del Sud(da confermare); 18-21 marzo a Mosca; 23-25 marzo 2014, Moda Made in Italy Exhibition Centre a Monaco in Germania; 24-26 marzo 2014, the MICAM Shanghai in Cina; 2-4 aprile, Moda Italia & Shoes From Italy ad Almaty in Kazakistan; 7-8 aprile, Moda Italia & Shoes From Italy a Kiev in Ucraina.

Il presente articolo è tratto da un’analisi di mercato effettuato da GruppoBPC International (www.gruppobpc.com) durante le sue attività di monitoraggio dei trend di consumo. Potete scaricare l’intero Report dal sito di GruppoBPC International.

GruppoBPC Internationa




SPELLO: UN’OASI DI LUCE NELLA VERDE UMBRIA TRA CULTURA, NATURA E GASTRONOMIA

Spello va molto più in là del suo slogan che la enfatizza come “città d’arte e dei fiori”, ma è un borgo che vive il suo passato strizzando un occhio al suo futuro, grazie alla tecnologica struttura di “Villa dei Mosaici”, realizzata con materiali ecosostenibili e che è divenuta il fiore all’occhiello, non solo del suo tessuto urbano, quanto un fulgido esempio di progettazione integrata con nuovi sistemi costruttivi. Siamo in provincia di Perugia, nella verde Umbria.

I panelli solari, alternati al tetto giardino e sorretti da arcate in legno lamellare sono divenuti un must di architettura contemporanea, tanto da aver vinto un premio a Bruxelles ed aver avuto il plauso da parte della nomenklatura cinese, che è rimasta così entusiasta da aver invitato una spedizione locale in terra asiatica.

Nel suo interno è possibile visitare antichi mosaici, che riportano in auge fasti passati di una domus romana, un viaggio in cui il visitatore può immedesimarsi grazie ad appropriate time-lime e tour virtuali.

Nonostante sia bassa stagione, la cittadina pullula di visitatori e capiamo all’istante che il turismo insieme all’ottima gastronomia siano i suoi motori economici trainanti. Ci fermiamo un attimo prima d’iniziare i lavori ed assaggiamo un prodotto tipico: la Crescia, una specie di Piadina. Norcinerie e vendita di prodotti tipici sono presi letteralmente d’assalto, tanto che prima di pagare il nostro conto dobbiamo aspettare una buona mezz’ora.

Il primo step che ci eravamo prefissati per la sua forte ambientazione sono le torri romaniche di Properzio, che sembrano fungere da guardiani della città e che sono state rese agibili dopo un accurato restauro. Nonostante la loro robustezza e la forma dodecagonale, la loro altezza ed asimmetria è tale da renderle più snelle di quelle che in verità sono.

Tendenzialmente i borghi da me visitati, hanno sempre una modesta estensione, ed è facili girali in una oretta scarsa. Spello, invece ha un centro storico così vasto da suggerirci sempre nuovi spunti per begli scatti fotografici, che vanno dalla Collegiata di Santa Maria Maggiore, che ospita addirittura affreschi del Pinturicchio fino al suo palazzo Comunale, senza dimenticare le tante chiese “minori”, che si avvicendano durante il nostro tragitto tra le eleganti rue in muratura.

Ci spingiamo sulla parte più in alto, dove una croce in ferro, adiacente l’arco romano e la piccola chiesa di San Severino, domina lo scenario. Il magnetico silenzio che si è impossessato del contesto ci fa all’istante pensare che siamo nella terra dei Santi, per magia gli strumenti che hanno gravato sulle nostre spalle durante il nostro cammino tra le ripide salite sembrano, infatti divenuti più leggeri.

Un signore dai modi garbati ci viene incontro, ci dice che nonostante abbia un figlio addetto al controllo del traffico aereo Enav, non ha mai visto decollare un drone e ci chiede gentilmente, se possiamo farlo volteggiare sopra le nostre teste. Mi spingo in alto sfiorando i limiti imposti dalle normative, ma nonostante l’altezza non riesco a prendere tutto il centro storico, che da questo punto di vista è ancora più affascinante. Ci ringrazia dopo l’atterraggio e scopriamo sulla nostra pelle l’amabilità di tutta la cittadinanza, che si avvicina sempre con garbo, augurandoci speranzosi che il nostro pezzo possa far lievitare le già cospicue presenze.

L’accoglienza di Spello è cementata dalla nostra amichevole chiacchierata con il sindacoMoreno Landrini, che ha lasciato probabilmente i suoi cari per venirci a salutare. E’ il primo dei cittadini sì, ma dall’umiltà delle sue parole sembra essere uno dei tanti suoi amati paesani, che lavorano con impegno per migliorare il vissuto quotidiano di Spello.

Un cittadino americano residente ci saluta e rifletto a quello che sta accadendo in tutta la nostra amata penisola. Questi nuovi “italiani”, che stanno acquistando sia le nostre proprietà immobiliari che il nostro tessuto produttivo, come sta accadendo con la comunità olandese e belga nelle Marche, quella inglese in Toscana e via discorrendo, creeranno nuove sinergie o saranno solo degli speculatori che si muoveranno liberi tra gli interstizi della nostra debole economia?

Spello ci ha donato un po’ di luce, poiché sembra agli antipodi con le problematiche italiane e da quella frase detta dai più e che sminuisce il nostro sapere. “…Potremmo vivere solo di turismo, data la nostra storia”. La nostra nazione è il capofila mondiale in questo settore, ma bisogna prendere coscienza che le nuove economie corrono veloci verso nuovi lidi di conoscenza, come sviluppo delle rinnovabili e nanotecnologie. La nostra politica sembra dimenticarselo, mentre qui nella verde Umbria, un piccolo borgo è divenuto un vero e proprio laboratorio sperimentale.

Spello è un esempio di vivibilità e sostenibilità, un punto di partenza, ma non di arrivo per l’arenata nave Italia, per portarci lontani da quel “disagio della libertà”, che come  spesso ripete lo stesso Augias, ci trasciniamo per inerzia da troppo tempo.

Marco Iaconetti 

(consulenza fotografica: Andreea Popa)






SPOLETO UNA CITTA’ IN CUI TORNARE E RITORNARE

Spoleto ha tutte le caratteristiche della “paesologia” umbra e mi scuso con lo scrittore Franco Arminio, a cui rubo il suo emblematico sostantivo, che esule dal nostro vocabolario, mi sembra incida maggiormente ogni qual volta si parli di idilli naturalistici.

Una folta vegetazione, con cittadine che si affastellano su ripide colline, sono le caratteristiche di questa meravigliosa terra umbra, che cambia radicalmente la sua struttura geografica, rispetto alle più pianeggianti Marche.

Mi rapporto ottimamente con la celere polizia di Stato, che mi rilascia nell’immediato il permesso per il volo del drone, anche se il Comune colpito a morte da un fulmine sembra essere irraggiungibile. Dopo aver provato e riprovato diversi numeri, riesco grazie alla cortesia del signor Massimo della Proloco, di capire a chi spedire il mio patentino.

Per arrivare alle destinazioni prefissate, preferiamo andare a piedi per conoscere meglio il centro storico, usando successivamente la ingegneristica scala mobile, che penetra la città, permettendo a tutti senza sforzo di godersela a pieno. Una struttura ipogea, addobbata con delle mostre interne che arricchiscono il passaggio, ed in cui sono messi in evidenza gli espressivi materiali usati per la sua realizzazione. Come dire quando i fondi europei sono usati con sapienza per dare una valore aggiunto al miglioramento della fruibilità della propria città.

Il Duomo, splendidamente rifinito dagli affreschi interni del Pinturicchio, è di una bellezza sconvolgente e stranamente anche se siamo di mattina presto non ci sono le file di turisti che mi aspettavo, anche se più tardi si riverseranno in massa tre le sue antiche rue. Mentre immortaliamo dall’alto la città, l’unico ad interessarsi del nostro operato è un uomo, malamente vestito che in un italiano forbito ci parla di un’antica rua, che secondo la sua visione, se pur poco celebre è il pezzo forte della città. Dalle sue labbra esce una parola tipica del gergo urbanistico: “non luoghi”, capisco all’istante che questo enigmatico e singolare personaggio, baratta parte della sua cultura per qualche euro e penso a cosa abbia potuto ridurlo in questa misera condizione.

Il Ponte delle Torri, è la nostra seconda tappa, un acquedotto romano di notevole altezza, chiuso spero per problemi statici piuttosto che per i tanti suicidi, che si sono avvicendati durante il corso degli anni. Nemmeno la targa dì Goethe, che durante il suo viaggio in Italia, esalta il suo amore per lo “Stivale”, mi dà la giusta serenità per attuare il piano di volo che mi ero prefissato. Le storie sinistre mi innervosiscono a tal punto da farmi desistere e preferisco sorvolarlo lontanamente, piuttosto che avvicinarmi, per mettere in risalto la camaleontica vegetazione del suo intorno.

Il gentile ristoratore, del bar sottostante la fortezza apre i battenti e ci chiede il perché della nostra presenza. Spezzo il suo soliloquio domandando a mia volta se la famosa serie televisiva Don Matteo abbia implementato le presenze. L’uomo, sorridendo mi mostra orgogliosamente delle foto in cui è sia con Terence Hill, che descrive come persona di grande umanità, che con Nino Frassica, che viene tratteggiato come personaggio meno incline alla gaiezza.

La Fortezza, ultima tappa della nostra ricca visitata, è tenuta con grande cura e non si vedono gli sfregi architettonici che spesso hanno deturpato parte del nostro tessuto storico. Anche il suo ampio cortile è molto pulito, cosa che mi permette di sedermi tranquillamente sull’erba umida, mentre parlotto con un signore, che insieme a sua moglie aspetta l’apertura.

Bisogna aspettare diversi minuti per entrare, faccio vedere i permessi della polizia e i messaggi spediti alla Proloco locale ma la ragazza del desk mi dice che non può farmi filmare. Questo malinteso mi mette molta amarezza,  purtroppo a causa delle precedenti condizioni meteo, gli enti turistici non hanno concertato bene e perciò dobbiamo desistere.

La città pullula di visitatori, che all’attualità in questa regione particolarmente, possono viaggiare con quella serenità che non in tutti i luoghi è permesso.

Tornerò sicuramente a Spoleto, per terminare la mia visita e spero che questa volta riceva più celermente le autorizzazioni necessarie.

Marco Iaconetti

 

 






ITALIA INVASA DALL’AFRICA: ORA ANCHE IL CALDO SAHARIANO

Sono 16 le città italiane contrassegnate dal Bollino rosso del Ministero della Salute per il caldo eccessivo, praticamente l’intera penisola dal Nord al Sud. In coincidenza dell’arrivo della quinta ondata di caldo africano, si comincia con Roma, Frosinone, Pescara e Campobasso, alle quali si aggiungeranno altre 12 città: Bari, Bologna, Bolzano, Brescia, Cagliari, Firenze, Latina, Milano, Napoli, Perugia, Rieti e Viterbo.

Una stranezza forse, ma la bolla calda africana sembra dirigersi più al Centro-Nord. Le regioni meridionali verranno colpite più duramente nel primo weekend di Agosto. I valori comunque si assesteranno attorno ai 34/36°, con punte di 40° in Puglia.
Valori altissimi previsti in Sardegna, colpita direttamente dal caldo intenso. Nelle sue zone interne si potranno registrare anche 46°, sulla Sicilia invece 42 gradi, specie sull’Agrigentino.
In un’Italia infuocata da nord a sud, Ferrara conquista, tra i capoluoghi, il record della temperatura percepita: 46 gradi alle 18, secondo i rilievi dell’Aeronautica Militare, anche se il termometro segnava 35 gradi. Record assoluto per Capo San Lorenzo, in Sardegna, con 49 gradi percepiti alle ore 16 e temperatura reale di 33 gradi; a Termoli, sensazione di calore pari a 45 gradi alle 18. Sempre secondo l’Aeronautica Militare, temperature percepite intorno ai 40 gradi in diversi capoluoghi, 43 a Trapani, 38 gradi a Roma.

Insomma, in Italia, dopo le polemiche sull’enorme flusso di immigrati clandestini provenienti per la maggior parte proprio dal continente africano e che hanno occupato, grazie ai contributi del Governo e della Unione Europea, buona parte delle strutture alberghiere e turistiche, si parla ironizzando con amarezza, di una ennesima “invasione africana“.

RED




SCARPE COMODE ALLA CASCATA DELLE MARMORE

Sono stata a visitare questo posto piu’ di una volta con gruppi di amici sempre nel periodo di Pasqua. La cosa basilare da sapere, prima ancora di pianificare la gita, prima ancora di raggiungere la Cascata delle Marmore, è l’orario di La cascata delle Mrmore vista dall'altoapertura dell’area e l’orario di rilascio dell’acqua. Capirete subito perché. Non molto distante dal Lazio, in Umbria, provincia di Terni, la Cascata delle Marmore è tra le piu’ alte d’Europa. Formata dal fiume Velino, ha una natura artificiale, con un flusso controllato diviso in tre salti, e si estende per circa 165m . Si chiama così per via dei sali di carbonato di calcio presenti sulle rocce, simili a marmo bianco. Per i piu’ romantici, sulle origini di questa cascata c’è una leggenda: una ninfa di nome Nera si innamora di Velino, un bel pastore, ma Giunone, gelosa di questo amore, trasforma la ninfa in un fiume da nome, appunto, Nera. Allora Velino, per non perdere la sua amata, si getta a capofitto dalla rupe di Marmore. La cascata-delle-Marmore in UmbriaSalto questo, destinato a ripetersi per l’eternità, si replica ora nella Cascata delle Marmore. Oltre la leggenda, però, la realtà parla di un console romano ,Manio Curio Dentato, che nel 271 a.C. ordina la costruzione di un canale per far defluire le acque stagnanti in direzione del salto naturale di Marmore. Tuttavia, questa soluzione crea un altro problema: in concomitanza delle piene del Velino, l’enorme quantità d’acqua trasportata dal Nera minaccia direttamente il centro abitato di Terni. Nel 54 a.C. a risolvere la questione arriva il Senato Romano: Rieti rappresentata da Cicerone, Terni da Aulo Pompeo. La causa purtroppo si risolve con un nulla di fatto, e le cose restano così per i secoli successivi. Cade poi, ahimè, anche l’Impero Romano d’Occidente e finisce la manutenzione del canale; questo porta a una diminuzione del deflusso delle acque e ad un progressivo impaludamento della Piana Reatina. Dopo varie peripezie, nel 1422 un nuovo canale viene costruito, con l’intento di ripristinare l’originaria portata del fiume. Ma nei due secoli seguenti l’opera crea non pochi fastidi alla piana sottostante, ostacolando il corretto deflusso del Nera e provocando l’allagamento delle campagne circostanti. Per ordine di Papa Pio VI, nel 1787, l’architetto Andrea Vici opera direttamente sui balzi della cascata, dandole l’aspetto attuale e risolvendo finalmente la maggior parte dei problemi. Ma perché bisogna arrivare Cascata delle Marmore in Umbria - Italypremuniti di orari alla mano? Nei nostri tempi le acque della cascata sono sfruttate intensamente per la produzione di energia elettrica. Questo comporta che la cascata vera e propria non sia continuamente attiva, ma per la maggior parte del tempo si riduce alle dimensioni di un torrente. Pertanto, per vederla “funzionante” , bisogna andarci in determinati momenti, in orari e periodi definiti, in cui la cascata viene fatta funzionare alla massima portata. Attraverso un segnale acustico, si avvisa dell’apertura delle paratoie di regolazione e in pochi minuti la portata aumenta fino al suo valore massimo. Davvero uno spettacolo piacevole, seppur gestito. Normalmente la cascata funziona un paio di ore al giorno, con orari di funzionamento che vengono prolungati in occasione di giorni festivi. Ricordo che per assistere nel modo migliore all’apertura, io ho scelto la vista dal Belvedere Inferiore. L’esperienza, tra l’altro, non consta solo di questo: ci sono dei bellissimi percorsi da fare a contatto con la natura che qui, trattandosi di un’area importante per la sua biodiverità, per la sua flora e per la sua fauna, è stata riconosciuta a livello europeo come Zona di protezione speciale. Tipica della macchia mediterranea, la cascata delle Marmore ospita anche specie di uccelli rari o addirittura unici in Italia che non vi starò ad elencare ma che vale la pena provare a vedere da vicino. Come potete immaginare, opere ingegneristiche di questa portata e la natura che la circonda, hanno da sempre richiamato un gran numero di turisti e visitatori, anche illustri come: Plinio, Cicerone, un gran numero di papi , Galileo Galilei, Vittorio Alfieri, Ferdinando II delle Due Sicilie, la Regina Madre di Napoli, Gioachino Belli, Lord Byron, Benito Mussolini e tanti altri. Uniamoci allora anche noi a questa lunga lista, famosi o non, illustri o non. L’importante è esser mossi dalla stessa sete di conoscenza e indossare le scarpe piu’ comode che avete.
Francesca Brienza