IL FUTURO DELL’ITALIA NELLA GIORNATA CONCLUSIVA DEL “FORUM AMBROSETTI”

Cernobbio (Como) – Si è chiuso oggi il forum organizzato dalla The European House – Ambrosetti, tradizionale appuntamento per il mondo della finanza, della politica e dell’economia. In una Villa d’Este pressoché blindata e sottoposta a stringenti e rigorosissime misure di sicurezza, il gotha della governance e della grande imprenditoria si è riunito per discutere del futuro dell’Italia, in un momento storico particolarmente delicato ed importante come quello attuale.

Illustri esponenti della classe politica e produttiva italiana si sono confrontati in una tre giorni, in cui si è discusso dei temi che stanno tenendo banco nell’opinione pubblica e che caratterizzeranno ed animeranno l’ormai imminente campagna elettorale, con la scadenza del mandato dell’attuale esecutivo di centro-sinistra guidato da Paolo Gentiloni. E che culminerà presumibilmente con il ritorno alle urne, previsto per la primavera del prossimo anno.

La parola d’ordine, che è circolata in questi giorni nei saloni di Villa d’Este, è ottimismo. Sia pur con le dovute precauzioni e cautele, considerando che la dura crisi ha fiaccato e non poco la capacità produttiva di un paese che, in questi ultimi anni, ha perso tantissimo in termini di competitività e sviluppo. Dopo che nei giorni scorsi si è discusso ai temi globali dal punto di vista geopolitico ed economico e delle importanti sfide che attendono l’Europa che verrà, l’ultima sessione di lavori ha avuto ad oggetto un focus sull’Italia. Partendo dalle varie ricette politiche per risollevare le sorti di un paese che sta dando sì incoraggianti segnali di ripresa (+1,5% di incremento tendenziale nel secondo semestre del 2017, cui si accompagna un +0,4% congiunturale, con un orientamento positivo confermato da tutti gli indicatori anticipatori del ciclo economico). Ma che corre ancora ad una velocità inferiore rispetto ai propri partner europei (basti pensare al +2,8% previsto per la Spagna), a dispetto delle dichiarazioni quasi trionfalistiche e sensazionalistiche rilasciate ieri dall’attuale premier, per il quale il Bel Paese si sarebbe ormai lasciato alle spalle la crisi più grave degli ultimi 30 anni.

Le sfide della ricerca e l’innovazione, la situazione della giustizia, le leve e le proposte per il rilancio del Paese ed infine gli investimenti, l’economia e la finanza, sono stati gli altri aspetti dell’outlook, di cui si è dibattuto per tutta la mattinata e fino alla conclusione dei lavori.

Il continuo susseguirsi e sciamare di auto blu, che ha fatto da contrasto con la tranquillità e la riservatezza della rinomata località lacustre, ha scandito l’arrivo alla spicciolata del Ministro dell’Istruzione Valeria Fedeli, del leader della Lega Nord Matteo Salvini e del titolare del dicastero alla Giustizia, Andrea Orlando.

Avvistati nella hall dell’albergo che ospita i prestigiosi convenuti, anche il giornalista Bruno Vespa e l’ex primo ministro Mario Monti, intervenuti ieri. E’ stato poi il turno del candidato in pectore del M5S Luigi Di Maio e del Governatore della Regione Liguria, Andrea Toti a farsi strada fra i flash dei fotografi e la presenza delle telecamere per accedere alla Sala Impero, inaccessibile incredibilmente agli operatori del mondo dell’informazione.

Per quel poco che ci è stato dato di rilevare, segnaliamo l’intenzione del movimento guidato da Beppe Grillo di un’apertura al dialogo con il governo e le altre forze politiche, pur mantenendo una certa freddezza in merito alla legge elettorale. Ed il confronto che ha tenuto banco nel primo incontro della giornata fra Di Maio e Salvini, sui temi molto sentiti dell’occupazione e soprattutto della pressione fiscale, all’indomani dei dati divulgati dalla CGIA di Mestre che ha stimato in addirittura 100 il numero delle tasse pagate dai cittadini italiani per un ammontare pro capite della bellezza di circa 8.000 euro (che diventano 12.000, considerando anche i contributi previdenziali versati all’INPS). L’esponente grillino punta sull’innovazione tecnologica quale volano della ripresa, con coinvolgimento sia del pubblico che del privato allo scopo di far diventare l’Italia una “smart nation”. Di diverso avviso, invece, l’esponente leghista per il quale “è necessario ridurre vincoli e tasse” per dare fiato a produttività e consumi, non prima di aver ribadito il proprio netto disaccordo sulle misure economiche adottate dalla coalizione di governo e criticato anche l’operato del Sindaco di Roma, Virginia Raggi. Immancabile, infine, il passaggio sulla controversa legge dello Ius Soli definita da Salvini “una follia”.

Dopo una breve pausa, il secondo panel ha visto fra gli altri la presenza del Presidente di Confindustria Vincenzo Boccia, del Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio Maria Elena Boschi direttamente dal red carpet veneziano, il Ministro della Coesione Territoriale Claudio De Vincenti, e del Ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan che incontrerà il proprio omologo francese Bruno Le Marie a Roma, il prossimo 11 settembre, a proposito del dossier Fincantieri-Stx.

Il presidente degli industriali, prima di accedere alla Sala Impero per prendere parte al dibattito, ha rilasciato alcune dichiarazioni ai numerosi giornalisti presenti. Facendo intendere che ConfIndustria vaglierà le ricette economiche, volta per volta, senza preclusioni ideologiche. “I segnali sono incoraggianti – ha commentato Vincenzo Boccia, rispondendo a chi gli chiedeva se la crisi fosse finalmente terminata – ma basta davvero poco per tornare subito indietro nel tunnel. Esiste ancora una forte criticità rappresentata dalla disoccupazione giovanile e femminile, ma per superarla occorre stimolare la crescita con la quale potremo ridurre debito e disparità. Tutti i partiti sono credibili, ma valuteremo le loro proposte in termini di politica economica”.

Il Ministro De Vincenti ha invece ricordato “le misure intraprese dall’attuale esecutivo a favore delle imprese come la riduzione dell’IRES, gli investimenti sul piano infrastrutturale come quello sulla banda larga o il super ammortamento”, incentrando il proprio intervento soprattutto sul Sud e su alcuni interessanti dati. “Recentemente – ha osservato – abbiamo esteso i benefici della banda ultra-larga anche alle aree “bianche”, ovvero quelle sottoposte a fallimento di mercato. In merito alle immobility, non parliamo solo di auto elettrica ma anche di mobilità intelligente. Gli investimenti che abbiamo effettuato su autostrade come la Salerno-Reggio Calabria mirano anche a ridurre il numero di incidenti. Sulla disoccupazione giovanile e femminile, soprattutto al meridione, i risultati ottenuti parlano di segnali incoraggianti che ci invitano ad andare avanti, anche se molto resta ancora da fare. Due anni di crescita sono certamente pochi per poter dire che il divario con il Nord si sta colmando, ma rappresentano indubbiamente un punto di partenza molto significativo, perché certificano un certo fermento imprenditoriale nel Mezzogiorno. L’incremento degli investimenti attraverso anche l’utilizzo dei fondi strutturali europei e la decontribuzione, hanno fruttato 58.000 nuovi posti di lavoro, nei primi sei mesi dell’anno”.

Pier Carlo Padoan, titolare del dicastero di via XX Settembre, ha annunciato che “occorrerà rivedere le stime del PIL”, paragonando il premier Gentiloni all’ex fuoriclasse della Roma, Francesco Totti per i risultati conseguiti. “Sino a qualche giorno fa – ha affermato il Ministro dell’Economia – , le domande che mi erano rivolte riguardavano la ripresa nel nostro paese. Ovvero se era ciclica o strutturale, e se la policy avesse avuto o meno un impatto su di essa. Siamo alle prese con una ripresa dalla forte componente sia ciclica perché riguarda tutti i paesi dell’Eurozona, che strutturale anche se per quest’ultimo punto aspettiamo ancora un altro po’. E sulla quale, la politica economica in questi anni ha indubbiamente influito. Avere una politica economica strutturale aiuta la stabilità e la crescita, e non esiste una sola misura che abbia lo stesso potere della bacchetta magica. Con questo, voglio dire che occorrono una serie di interventi, che siano coerenti fra di loro. Abbiamo bisogno di investimenti, regolamentazione flessibile e nuova, rafforzare la collaborazione fra scuola, università e ricerca per sviluppare il capitale umano. Ed infine, i mercati finanziari che devono corroborare queste scelte. Dobbiamo essere bravi a cogliere queste possibilità, altrimenti il paese va indietro. Non possiamo permetterci di perdere le opportunità che ci sono state offerte dalla crisi, su un cammino che dovrà essere confermato anche dal prossimo governo”. L’altro aspetto toccato dall’intervento di Padoan ha riguardato alcuni provvedimenti come le riforme attuate sul lavoro, come il Jobs Act, la facilità di accesso al credito per le imprese e lo sviluppo della concorrenza nei settori primari. “Se proseguiremo sulla strada della crescita strutturale ed inclusiva e la riduzione del debito pubblico – ha poi concluso Padoan – saremo visti dai mercati finanziari come un paese maggiormente affidabile. La legge di bilancio mi auspico rafforzi le strategie, secondo una visione pluriennale che sostenga in particolare l’occupazione giovanile. Il tutto secondo una dimensione europea che però non vuol dire discutere, in questa sede, sull’idea di creare un Ministro delle finanze anche per l’Europa”.

Francesco Montanino






BOCCIA (PRESIDENTE CONFINDUSTRIA): PER LE SANZIONI ALLA RUSSIA LA POLITICA DOVRA’ ASSUMERSI LE PROPRIE RESPONSABILITA’

Cernobbio (Como) – Il mondo imprenditoriale si è incontrato stamane sul Lago di Como, in occasione di un appuntamento ormai divenuto di grande rilievo nel panorama economico europeo e non. Nell’incantevole e prestigioso scenario di Villa Erba, si è tenuta l’edizione 2017 del World Manifacturing Forum (che dall’anno prossimo in p\oi, si svolgerà stabilmente in Lombardia grazie alla sinergia fra Confindustria Lombardia, Politecnico di Milano e Regione Lombardia), che ha visto la partecipazione di molti operatori del settore e delle istituzioni così come ha attestato la presenza, fra gli altri, del Governatore della Regione Lombardia Roberto Maroni e del Presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia.

ll Manufacturing Summit 2017 – “Manufacturing 4.0: the key drivers enabling competitiveness and societal prosperity”, nato con l’obiettivo di rilanciare la Lombardia come leader nella definizione dei macrotrend del manifatturiero mondiale, è stato introdotto dagli interventi dei promotori, il presidente di Regione Lombardia Roberto Maroni, il presidente di Confindustria Lombardia Alberto Ribolla, e il professor Marco Taisch del Politecnico di Milano, nell’ambito del panel “The Future of Manufacturing.

La giornata è stata caratterizzata da una serie di panel in cui si sono man mano confrontati istituzioni, università ed imprese sulle prospettive di un settore, quello manifatturiero, da sempre fiore all’occhiello del sistema produttivo lombardo. Oltre alla ricerca di soluzioni attraverso cui renderlo ancor più al passo con i tempi, con lo sviluppo dell’automazione e delle tecnologie digitali che garantiranno un certo vantaggio competitivo.

Significativa inoltre la presenza di una delegazione della Regione di Mosca capeggiata dal Vice Governatore Denis Butsaev e dal Ministro degli Investimenti e dell’Innovazione Anton Loginov, a testimonianza di come la Russia guardi sempre con grande attenzione allo sviluppo di proficue relazioni economiche con il nostro paese, all’indomani della recente visita del premier Gentiloni al Cremlino. “Non escludiamo – ha affermato ai nostri microfoni il Vice Governatore Butsaev – che le prossime edizioni del workshop possano vedere anche la partecipazione di imprese russe, fortemente interessate ad avviare un proficuo interscambio commerciale con le loro omologhe europee. Il settore manifatturiero per noi riveste una grossa importanza, e non a caso su di esso intendiamo puntare in futuro”. E non potrebbe essere altrimenti, considerando che il manifatturiero rappresenta circa l’80% delle esportazioni dall’area UE. Ovvero, il più efficace biglietto da visita con cui l’Europa dà il meglio di sé nei mercati globali.

Gli illustri ospiti sono arrivati, come prevedibile, alla spicciolata e la sala si è man mano riempita, sino all’inizio dei lavori. Inaugurati dal professor Marco Taisch (Ordinario di Sistemi di Produzione Automatizzati e Tecnologie Industriali del Dipartimento di Ingegneria Gestionale del Politecnico di Milano) che, dopo aver dato il benvenuto ai presenti, ha introdotto gli incontri tematici che hanno riguardato fra gli altri i punti chiave del futuro prossimo di questo settore, sottolineando come “il Manufacturing Summit di Cernobbio è l’occasione di lanciare, davanti ai leader del mondo manifatturiero, accademico e politico, una grande iniziativa internazionale, che nei prossimi anni avrà sede stabile in Italia, proprio a Cernobbio, e che vede nel Politecnico di Milano uno dei principali protagonisti. Il World Manufacturing Forum – ha proseguito –, si propone di mettere intorno ad un tavolo i leader politici, insieme ai leader industriali e al mondo della ricerca e della innovazione per discutere sui temi del manifatturiero. Il Manifatturiero, infatti, è ritornato ad essere importante e di primario interesse nelle agende politiche dei paesi dopo la crisi del 2008, dando slancio ai paesi manifatturieri più avanzi a cui l’Italia appartiene. Il World Manufacturing Forum è un progetto ambizioso, nato nel 2011 con il primo evento organizzato proprio a Cernobbio, con il contributo della Commissione Europea, come evento per condividere i risultati di una roadmap per la ricerca europea di questi anni. Dal 2011 l’evento è cresciuto contando un numero sempre maggiore di speakers e partecipanti dei tre mondi che insieme collaborano per rilanciare il manifatturiero: questa collaborazione porterà, nel 2018, alla realizzazione del primo Global Manufacturing Report, documento che riporterà i risultati di questo primo anno di lavori e che sarà presentato nell’edizione del prossimo anno.

Il Presidente di Confindustria Lombardia, Alberto Ribolla ha evidenziato soddisfatto come “il manifatturiero lombardo può diventare ancora più innovativo e competitivo incrementando ricchezza e prosperità, nel momento in cui diventerà un territorio assai attrattivo per gli investimenti. Organizzare un evento di portata internazionale dal 2018 è un punto di arrivo e di partenza. Il WMF era un obiettivo al quale abbiamo lavorato, in sinergia con Regione e Politecnico, dall’inizio della mia presidenza ed è frutto di un percorso partito dalla definizione del Piano #Lombardia2030, incanalando in una visione globale e di lungo periodo le peculiarità e i tanti punti di forza dei territori lombardi, che ha individuato nell’Industria 4.0 un salto rivoluzionario per l’intera società”.

Ringraziando le associazioni territoriali che compongono il sistema Confindustria Lombardia, Alberto Ribolla sottolinea che “riunire qui, oggi e negli anni a venire, il top del manifatturiero mondiale, apre una nuova fase: adesso dobbiamo lavorare insieme per dettare l’agenda dell’innovazione nel settore manifatturiero e che questo capiti stabilmente in Lombardia è estremamente significativo. Non solo per il prestigio, ma anche e soprattutto per la ricaduta sul territorio regionale e nazionale in termini di know-how ed investimenti. Questo permetterà al manifatturiero di generare, come nel dopoguerra, ricchezza e benessere crescenti contribuendo ad eliminare le disuguaglianze. E farebbe il paio con il portare a Milano l’Ema, rendendo la Lombardia sempre più attrattiva” – ha constatato Ribolla.

In tal senso, “la Regione Lombardia – fa sapere in una nota l’Assessore allo Sviluppo Economico, Mauro Paroliniha quali priorità quelle di creare un “ecosistema” favorevole all’impresa, attraverso un nuovo rapporto fra impresa e Pubblica Amministrazione. Con quest’ultima che deve cambiare profondamente il suo atteggiamento nei confronti dell’impresa, riconoscendone anche il suo valore sociale”.

Per il Presidente di Regione Lombardia Roberto Maroni “il grande progetto di portare in Lombardia il ‘World Manufacturing Forum’ è riuscito. Dal prossimo anno, infatti, il più importante evento internazionale sulla manifattura si svolgerà stabilmente nella nostra regione. Abbiamo investito molto per raggiungere questo straordinario risultato, ottenuto grazie alla volontà e alla sinergia di Regione Lombardia, Confindustria Lombardia e Politecnico di Milano, con il sostegno della Commissione Europea, del Ministero dello Sviluppo Economico e dell’IMS. Il momento è importante per il dialogo sul futuro della manifattura, in un mercato del lavoro sempre più orientato alla tecnologia e al digitale. Regione Lombardia crede nell’innovazione come motore della sua crescita sociale ed economica, e si è già mossa concretamente per confermare la sua leadership in Italia e in Europa su questo fronte. Le nostre leggi regionali Impresa Lombardia, Manifattura Diffusa 4.0 e, quella più recente, Lombardia è Ricerca e Innovazione, sono il risultato di un confronto costante con le imprese, i ricercatori, e tutti gli stakeholders. Vogliamo continuare in questa direzione e sono certo che dal rinnovato ‘World Manufacturing Forum’ emergeranno sempre nuove idee per la crescita della Lombardia e delle nostre imprese”.

La chiave di volta attraverso cui si può realizzare l’innovazione, passa per lo sviluppo delle nuove tecnologie. Non a caso è stato utilizzato il termine “industry 4.0”, per descrivere la quarta rivoluzione industriale che come ha osservato il presidente degli industriali, Vincenzo Boccia “è ad alta intensità di capitale, innovazione e tecnologia. Oggi occorre costruire nuove filiere, senza ricorrere a protezionismi, ed anzi allargandole all’esterno. Questo perché ai protezionismi degli uni, corrisponderanno inevitabilmente quelli degli altri. Il messaggio lo voglio rivolgere in particolare ai partiti ed alle istituzioni, perché ciò non si sposa affatto con una visione globale che invece come sappiamo garantisce benessere e sviluppo, combattendo al contempo diseguaglianze e povertà. Occorre rilanciare la “questione industriale”, e questo deve valere per tutti. “Industria 4.0, per una società 5.0”, così come hanno opportunamente coniato i colleghi giapponesi evidenziando la nostra volontà di aprirci alla società. Questa non è una tematica – ha poi concluso – solo industriale, ma anche e soprattutto di carattere sociale”.

Non è mancato un accenno alla questione spinosa delle sanzioni contro la Russia che ha eroso consistenti fette di fatturato agli operatori del settore che si sono visti negare la possibilità di entrare in un mercato economicamente assai appetitoso, come quello rappresentato dal gigante eurasiatico.

Meno business, meno profitti, minori opportunità lavorative. Un circolo vizioso che – come abbiamo avuto modo di constatare – ha solo prodotto danni, sotto tutti i punti di vista. E che non a caso, è visto in maniera molto negativa soprattutto dal mondo imprenditoriale che ha pagato in questi ultimi anni un conto molto salato.

Durante il break di metà mattinata, Boccia rispondendo ad una nostra precisa domanda ha ribadito che “in merito alle sanzioni russe ed ai protezionismi in generale, la politica dovrà assumersi le proprie responsabilità perché come ho avuto già modo di evidenziare si innesca un meccanismo deleterio che non fa bene a nessuno, ed è uno degli ostacoli da superare per la realizzazione della quarta rivoluzione industriale. Anche perché siamo in presenza di una società e di un contesto globale caratterizzati da un marcato dinamismo.

I lavori sono proseguiti con i keynote speech del presidente di Confindustria Vincenzo BocciaThe Challenge of a New Industrial Revolution’, e del CEO di Siemens Jan Mrosik ‘Driving the Digital Enterprise for a Discrete Industries’ e con le sessioni di approfondimento ‘ICT, Automation and mechatronics works towards Industry 4.0’, ‘Industry 4.0 presents the Evolution of skills and Education’ e ‘Industrial needs: the key pillars of the Manufacturing Agenda’ moderate dal direttore di Class Cnbc, Andrea Cabrini.

Al Manufacturing Summit sono intervenuti: Abraham Tijerina (IMS International), Jurgen Tiedje (Commissione Europea – DG Research), Gerhard Dambach (CEO Bosch spa), Thorsten Schroer (IBM Corporation), Jan Mrosik (CEO digital factory division – Siemens AG), Diego Andreis (Managing Director Fluid-o-Tech, presidente CEEMET, presidente Gruppo meccatronici Assolombarda), Mauro Fenzi (CEO COMAU Spa), Alfredo Ramponi (CEO Ramponi Srl), Manos Raptopoulos (SAP), Stefano Venturi (VP Hewlett Packard Enterprise) Antonio De Bellis (Development Manager ABB), Olivier Drean (Dassault Systemes), Nazzareno Mengoni (General Director Kubedesign), Andrea Pontremoli (CEO e General Manager Dallara), Andrea Robbiani (Country manager Nebbiolo Technologies), Marco Gualtieri (Founder & Chairmen Seeds&Chips), Stefano Firpo (DG Ministero dello Sviluppo Economico – Italia), Sean R. Keith (General Electric), Max Lemke (Commissione Europea – DG Connect), Agostino Santoni (Managing director Cisco), Mauro Parolini (assessore allo Sviluppo Economico di Regione Lombardia), Wolfgang Scheremet (DG Politiche Industriali del Ministero federale per gli Affari Economici e l’Energia – Germania).

A partire dal 2018 il World Manufacturing Forum sarà organizzato dalla costituenda legal entity di cui Confindustria Lombardia, Politecnico di Milano e IMS (Intelligent Manufacturing Systems) saranno i tre fondatori.

Francesco Montanino






RUSSIA: QUALI OPPORTUNITÀ PER LE IMPRESE ITALIANE?

Sondrio – I recenti colloqui fra il premier italiano Paolo Gentiloni ed il Presidente della Federazione Russa Vladimir Putin, hanno rilanciato agli occhi del mondo produttivo il tema delle relazioni economiche fra il nostro paese ed il gigante eurasiatico.

Nonostante i dati sull’interscambio negli ultimi anni abbiano sempre fatto segnare una regressione, l’Italia è agli occhi della Russia un partner privilegiato.

Si è tenuto stamani presso la sede centrale della Banca Popolare di Sondrio, un interessante incontro incentrato sulle opportunità di business per le nostre imprese nell’area russofona. Sono stati snocciolati una serie di dati in cui è stato evidenziato come nell’ultimo biennio (2014-2016) ci sia stato un calo del 35,2% dell’interscambio fra questo due paesi dovuta ad una serie di fattori non necessariamente riconducibili solo alle sanzioni ma anche al rallentamento della crescita economica a livello mondiale, alla considerevole riduzione del prezzo del petrolio ed alla forte svalutazione del rublo.

“Non sono state solo le sanzioni e le controsanzioni – ha precisato durante la sua relazione, Leonora Barbiani Segretario Generale della Camera di Commercio Italo-Russaa determinare questo trend. Tanto più che i dati relativi a questi primi mesi del 2017 evidenziano finalmente un’inversione di tendenza come attestano gli 1,78 miliardi di esportazioni dall’Italia vero la Russia (+32%, fonte Dogane Russe) ed i 2,99 miliardi di importazioni (+40%, fonte Dogane Russe). La Federazione Russa sta spingendo molto per incentivare gli imprenditori italiani ad investire nelle sue regioni, anche perché le nostre PMI sono in grado di sviluppare molto bene le loro tecnologie. Anche se non hanno la capacità di effettuare gli investimenti, come fanno invece le loro omologhe di altri paesi”

Ma quali sono i settori che hanno risentito maggiormente di questa ripresa delle relazioni commerciali fra l’Italia e la Russia? “Indubbiamente – ha confermato Barbiani – la meccanica e’ quella che ha un po’ fatto la parte del leone, considerando che lo scostamento fra il marzo di quest’anno è quello del 2016, evidenzia una quota totale importato del 36%. Seguita dai semilavorati ed anche dall’agroalimentare. Invito comunque a fare molta attenzione sulle capacità delle imprese di disporre di produzioni in grado di soddisfare la domanda Russa, perché non è escluso che possano esserci delle opportunità anche in periodi di forte criticità come quelli vissuti negli ultimi anni. Un altro fattore da esaminare con grande attenzione concerne il PIL russo, che ha subito forti contrazioni sino ad avere, secondo le previsioni dell’agenzia Moody, un incremento di un punto percentuale. In questo momento, le autorità (dalla banca centrale al governo) si stanno impegnando a sostenere il rublo. L’Italia, nonostante tutto, continua ad occupare posizioni di vertice nelle importazioni russe. Ciò perché produciamo beni di ottima qualità, particolarmente apprezzati da questo mercato: pensiamo ad esempio al vino, le cui esportazioni sono cresciute di quasi il 9%. L’applicazione di misure restrittive da parte dell’UE nei confronti della Russia ha generato una serie di controsanzioni, soprattutto nel settore agroalimentare. Il tutto ha prodotto quale altra conseguenza quella dell’adozione della cosiddetta pratica della “Import Substitution”, il cui obiettivo è quello di modernizzare, migliorare e diversificare l’economia russa. Le nostre imprese possono sia entrare nel mercato russo che collaborare con altri partner europei con produzioni in loco. Il governo russo è ben conscio del fatto che c’è ancora una certa dipendenza dall’estero sopratutto nei settori della meccanica, delle macchine utensili, dell’agroindustria, della farmaceutica e della medicina ed infine dell’elettronica. Entro il 2020 l’obiettivo è quello di dimezzare le importazioni, e si tratta di un progetto assai ambizioso da raggiungere perché la tempistica è piuttosto breve. Siamo di fronte a quello che ho definito ad uno sviluppo industriale 2.0. Dove se è vero che Mosca spinge per una produzione “Made in Russia“, è anche vero che le nostre imprese possono rivitalizzare il “Made in Italy. Come Camera di Commercio Italo-Russa cerchiamo di fornire servizi alle imprese che possano avere un grado di expertise diverso, con attività di consulenza mirata a seconda delle esigenze di ognuna”.

Antonio Borello, Direttore del Gruppo BPC International ha poi presentato la piattaforma “Export Alliance“, attraverso cui può essere portato un bene/servizio sul mercato russo. “Abbiamo due versioni di questa piattaforma – ha evidenziato -, una sui prodotti di consumo ed è la Warehouse,  dove già sono sdoganati e dunque pronti per il mercato russo (ad esempio, i pomodori in scatola). Si vende il prodotto in piccoli lotti (generalmente cartoni) ai buyer locali in pronta consegna e questo consente di accelerare il processo di valutazione ed adozione del prodotto da parte dei clienti russi. Come il buyer paga, la merce viene spedita. Si tratta di una soluzione particolarmente adatta sia per le imprese di piccole e medie dimensioni che possono dedicare una parte delle proprie produzioni al mercato russo, che a quelle di grandi dimensioni che possono fare un test. Ma non solo. La piattaforma Export Alliance permette anche di ovviare alla difficoltà del calcolo del prezzo CIF che tiene conto di quello reale presente a Mosca, ed è tradotto in rubli. Il percorso di export è agevolato, perché il pallet è già pronto nel magazzino estero. Gli incassi ricevuti vengono sommati e liquidati in un unico bonifico, fatto mensilmente. L’altra Expo Room, è uno strumento che abbiamo lanciato da poco, e prevede la creazione di un vero e proprio show-room con cui abbiamo facilitato il compito del buyer che dispone fisicamente del macchinario che può essere anche esposto in fiere. La novità è che non ci sarà più bisogno dei cataloghi, perché il bene è già pronto. In entrambi i casi, può essere fatta l’offerta in loco e disporre di un team commerciale dedicato con servizio di tradizione. Inoltre, mettiamo a disposizione anche una piattaforma online con cui poter fare un vero e proprio e-commerce con cui effettuare la customizzazione del prodotto in questione”.

Il processo di internazionalizzazione però prevede varie tappe, fra cui assumono grossa importanza l’analisi di mercato e la preparazione all’export con cui viene superata la problematica legata alle oscillazioni del rublo. “Monitoriamo – ha confermato Borellocostantemente l’andamento del rublo, e ciò ci permette di ridurre sensibilmente il rischio di cambio. Dopodiché, il bene viene inviato in Russia, con cui l’azienda cliente dovrà predisporre un pallet composto dai prodotti selezionati o promossi sulla nostra piattaforma Export Alliance oppure un prodotto semplificativo della propria offerta, consegnandolo presso la sede italiana indicata dall’operatore logistico. Il nostro team non segue solo la trattativa tout court, ma tutte le fasi di follow up e gestione degli ordini acquisiti, fungendo da tramite fra l’azienda ed il mercato di riferimento. Il Warehouse si rivolge essenzialmente ai beni di consumo (essenzialmente, i prodotti per la casa) e l’agroalimentare. L’Expo Room invece è studiato per i prodotti del settore moda (abbigliamento ed accessori a collezione), personal care (cosmesi ed igiene della persona), meccanica ed arredo. Consentiamo a tutte le imprese di accedere all’export a condizioni assai competitive, minimizzando i costi di avvio delle vendite internazionali, effettuando una promozione commerciale ed un test di mercato, rispondendo di un team vendite internazionale madrelingua. Export Alliance consente di avere un export più rapido, con un feedback concreto e tangibile. Anche mediante visite in loco e dunque con un vero e proprio servizio “chiavi in mano” che permette di minimizzare tempi e costi. Le aziende che aderiscono a questa piattaforma dispongono di un database dei loro acquirenti russi ed anche di una condivisione dei costi. Ci auspichiamo di stringere accordi proficui con le imprese presenti sul nostro territorio che possono contare su un’offerta di servizi davvero molto interessante”.

Delle problematiche di carattere legale e burocratico se n’è occupato l’avvocato Marco Zinzani, dello Studio Legale Padovan che ha chiarito come “oggi non ci sia embargo, che è un concetto non previsto dal diritto internazionale, ma piuttosto sanzioni sulle quali occorre prestare molta attenzione. In particolare, le contromisure russe e l’analisi del rischio meritano l’approfondimento. Le misure restrittive sono state adottate a partire dal 2014, in risposta alla crisi ucraina. In un primo momento hanno riguardato una lista di soggetti, ritenuti colpevoli della situazione; successivamente sono state intraprese una serie di misure che hanno toccato anche l’ambito degli scambi commerciali. È il regolamento 833, quello che ha introdotto il regime sanzionatorio ed è stato continuamente aggiornato da quando è entrato in vigore tre anni fa, perché la sua prima versione è stata un po’ troppo frettolosa, e presentava una serie di incongruenze. Il mantenimento delle misure restrittive è legato al rispetto degli accordi di Minsk che prevede il cessate-il-fuoco nella parte orientale dell’Ucraina, e prevediamo un loro mantenimento in una prospettiva a medio termine. Ripeto, le sanzioni sono cosa ben diversa rispetto all’embargo, anche se sui casi della Crimea e di Sebastopoli non si può negare che abbiano assunto una connotazione assai rigida. Sono fatti salvi gli accordi ed i progetti intrapresi prima della loro entrata in vigore nel 2014. Poi ci sono i provvedimenti di black-listing, con cui è vietato lavorare anche indirettamente con un soggetto che magari non è neppure la nostra controparte. L’articolo 13 del Decreto Legislativo 22/6/20007 n. 109 parla di soggetti listati, sui quali viene fatta una “due diligence” individuale. In merito alle sanzioni contro la Russia, particolare attenzione meritano i prodotti “dual use”, ovvero quei beni ad utilizzo sia civile che militare (circa 2.000, nda) che hanno certe caratteristiche tecniche, e che sono elencati dal Regolamento di cui sopra. Ciò porta la Russia a doversi confrontare con una serie di paletti che prevedono il divieto di esportare questi prodotti a duplice uso, se l’utilizzatore finale è militare. È bloccato il commercio di armamenti, così come ulteriori restrizioni sono state adottate per i prodotti petroliferi, e finanziari. Le sanzioni sono comunque soggette a continue revisioni, e per loro natura hanno una dimensione temporale limitata e perciò si aggiornano periodicamente. In merito alla sanzioni americane, bisogna stare attenti a quella normativa perché si insinua anche fra chi si trova negli Stati Uniti per motivi turistici, che è equiparato a chi invece lì ci vive. Qui si fa una vera e propria distinzione fra “soggetti buoni” e “soggetti cattivi”. Per quanto riguarda i prodotti “dual use”, è necessario adempiere alla cosiddetta regola del “de minimis” in cui è richiesta l’autorizzazione da parte delle autorità americane, sopratutto per quelli che hanno un contenuto di oltre il 25% realizzato negli Stati Uniti. Le sanzioni sulla Russia partono dall’Executive Order 13661 che riguarda i funzionari governativi, i militari, certi oligarchi, le società che hanno quali proprietari per oltre il 50% i soggetti black-listati e tutti quelli che materialmente hanno fornito supporto ai funzionari russi. L’avvento di Trump non credo andrà a modificare questo regime sanzionatorio, cui ha fatto da contraltare una serie di misure di risposta da parte della Russia che però vanno esaminate, caso per caso”. Sulla gestione del rischio, Zinzani ha suggerito una serie di misure con cui poterlo ridurre come “una due diligence individuale, l’analisi e l’attenta verifica dei prodotti non sottoposti a sanzioni, così come occorre raccogliere tutte le informazioni necessarie sulle controparti quando bisognerà controllare il corretto flusso dei pagamenti. Inoltre, massima attenzione alle sanzioni pecuniarie che prevedono multe molto salate, così come ai contratti che si vanno firmare perché il diritto russo vede le sanzioni americane ed europee come un qualcosa che va a limitare la sua sovranità. “Se questi aspetti non saranno sottovalutati, ritengo che – ha poi concluso – si possa entrare nel mercato russo, nella massima serenità”.

L’ultimo aspetto trattato nell’incontro è stato quello fiscale, di cui se n’è occupato Roberto Franzè che ha elencato brevemente gli elementi principali dell’ordinamento tributario russo. “In Russia – ha osservato – esiste un’aliquota ordinaria dell’imposta sul reddito del 20% con possibilità di applicare un’imposta sostitutiva del 6% sui ricavi (o il 15% del reddito di impresa per quelle aziende che hanno generato un fatturato annuo superiore ai 2 milioni di euro) per i “piccoli imprenditori”. Così come sono previste una serie di agevolazioni, come gli ammortamenti anticipati. Quanto al sistema di accertamento delle imposte dei redditi, la normativa è omogeneo in tutta la Federazione ed è basato sulla dichiarazione annuale auto-liquidativa. L’IVA standard è del 18%, ma può essere ridotta al 10%. Molto interessante è il meccanismo del riverse charge, attraverso cui può essere assolta l’imposta, così come l’applicazione della normativa sul transfer pricing nelle operazioni fra imprese italiane e correlate russe. Per le imprese italiane che investono in Russia è prevista una ritenuta alla fonte sui dividendi in uscita fra il 5 ed il 10%, mente per gli interessi l’aliquota convenzionale è del 10%, invece di quella del 20%. Il sistema fiscale russo presenta diversi elementi in comune con quello italiano, ma con aliquote più basse che lo rendono moderno”.

La giornata è poi proseguita con gli incontri B2B fra alcuni rappresentanti delle imprese presenti in sala e la Camera di Commercio Italo-Russa.

 

Francesco Montanino







 




Per l’Italia export agroalimentare da record, anche in Russia

L’agroalimentare contribuisce a trainare il Made in Italy all’estero, segnando nel primo trimestre del 2017 un incremento annuo sui mercati stranieri dell’8% circa. Solo a marzo, rispetto allo stesso mese del 2016, l’export dei prodotti freschi dell’agricoltura cresce del 7,9% e quello dei prodotti dell’industria alimentare del 13,3%. Così la Cia-Agricoltori Italiani sui dati diffusi dall’Istat sul commercio estero, spiegando che l’andamento dei primi tre mesi sembra confermare e avvalorare il trend da record già registrato l’anno scorso dalle esportazioni di cibo e bevande.
Particolarmente brillante la performance verso la Russia: nel primo trimestre dell’anno l’export agroalimentare Made in Italy verso Mosca cresce del 45% annuo, superando i 100 milioni di euro e riavvicinandosi ai valori pre-embargo. Ciò è dovuto alla dinamicità che caratterizza le imprese agricole e alimentari, le quali non si sono scoraggiate e hanno puntato su quei prodotti esclusi dall’embargo. Ecco che le spedizioni di olio d’oliva nei primi due mesi del 2017 sono aumentate del 107% annuo, così come le vendite di vino hanno superato gli 11,5 milioni di euro, con una crescita tendenziale del 75%. Una buona notizia che arriva proprio nel giorno dell’incontro tra il presidente russo Vladimir Putin e il premier Paolo Gentiloni in visita a Sochi.
Gli incrementi arrivano al 29,1% per gli alimentari italiani in Spagna e al 22,5% in Cina. Quasi i due terzi delle esportazioni nel 2017 – sottolinea la Coldirettiinteressano i Paesi dell’Unione Europea con il mercato comunitario che aumenta del 5,9%, ma il Made in Italy a tavola continua a crescere su tutti i principali mercati, dal Nordamerica all’Asia fino all’Oceania. Sul successo del Made in Italy agroalimentare all’estero – continua la Coldirettipesano dunque in misura rilevante i cambiamenti in atto nella politica internazionale che potrebbero tradursi in misure neoprotezionistiche. Se il risultato delle elezioni francesi con la vittoria dell’ europeista Emmanuel Macron dovrebbe scongiurare scossoni, nel rapporto con la Gran Bretagna si sentono già gli effetti della Brexit mentre si attendono gli effetti degli annunci del successore di Barack Obama alla guida degli Stati Uniti, il neopresidente Donald Trump, che sta per scegliere i prodotti dell’Unione Europea da colpire come risposta alla controversia generata dalla questione della mancata importazione di carne dagli Usa in Europa per la disputa sugli ormoni iniziata con il ricorso al Wto nel 1996“.

ll settore agroalimentare troppo spesso è considerato merce di scambio nelle trattative internazionali senza alcuna considerazione del pesante impatto che ciò comporta sul piano economico, occupazionale e ambientale”, ha affermato il presidente della Coldiretti nel sottolineare che l’andamento sui mercati internazionali potrebbe ulteriormente migliorare da una più efficace tutela nei confronti della “agropirateriainternazionale che fattura oltre 60 miliardi di euro utilizzando impropriamente parole, colori, località, immagini, denominazioni e ricette che si richiamano all’Italia per prodotti taroccati che non hanno nulla a che fare con la realtà nazionale“.

Tutti dati, confermati anche dal recentissimo “TuttoFood” di Milano, dove si è evidenziato però anche una grande vivacità del mercato agroalimentare russo, che ormai va considerato sicuramente tra i più potenti su base mondiale.

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GENTILONI A SOCHI DA PUTIN IN VISTA DEL PROSSIMO G7 DI TAORMINA

Sochi – Un’ora e mezza di colloquio, almeno 30 minuti più del previsto, per ribadire il rapporto che lega Italia e Russia ma anche per arrivare al G7 con un quadro preciso delle posizioni sulle principali partite a livello internazionale e rilanciare il dialogo con l’Ue. Il presidente del consiglio Paolo Gentiloni è arrivato stamani nella dacia di Sochi, sul mar Nero, per l’incontro con il presidente russo Vladimir Putin. Sul tavolo molti temi, a partire dalle relazioni economiche che legano i due Paesi. E su questo i due leader hanno espresso reciproca soddisfazione.”Avevamo visto un certo declino nell’interscambio italo-russo – ha detto Putinma da quando è diventato primo ministro l’interscambio ha cominciato a crescere, nei primi mesi è cresciuto del 28%“. “Non so – ha replicato Gentilonise sia merito del nostro consiglio di cooperazione, ma il fatto che ci sia una ripresa negli scambi è molto incoraggiante”. L’obiettivo è intensificare questi scambi e creare opportunità di collaborazione. In quest’ottica, a margine della visita, sono stati firmati vari accordi, a partire da uno tra Eni e Rosneft e un secondo che vede il coninvolgimento di Anas nella gestione di tratti autostradali. In tutto le aziende italiane che operano in Russia sono 600, con un “rinnovato interesse” che sarà confermato dalla partecipazione al Forum di San Pietroburgo. Ma sul tavolo, oltre all’economia, c’erano i grandi temi internazionali, a cominciare dalla lotta al terrorismo, nella quale, ha detto il leader russo, bisogna “unire gli sforzi”. E anche in Libia, ha assicurato Gentiloni, con la Russiacontinueremo a lavorare insieme“. Ma per Gentiloni l’incontro di oggi, come quello di ieri a Pechino con il presidente Xi Jinping, è stato importante anche per parlare del G7 che si apre tra 10 giorni a Taormina. G7 in cui la Russia, dopo l’esclusione del 2014, sarà il “convitato di pietra” ma che delle posizioni di Mosca non può non tenere conto. Anzi è “un dovere”, ha detto il premier. “Il punto di vista della Russia – ha aggiunto – deve essere parte della nostra discusssione. Sappiamo quali sono le cose che ci uniscono e quelle che ci dividono e sappiamo che abbiamo un interesse comune per la stabilità internazionale, nella lotta al terrorismo, nella gestione di alcune crisi. Tener conto di un attore così importante è un dovere”. “I nostri partner hanno voluto che ce ne andassimo dal G8, ma noi siamo sempre pronti ad accogliere chi vuol collaborare con la Russia“, ha assicurato Putin.Una posizione, dunque, quella della presidenza italiana del G7, tesa a valorizzare i punti in comune, senza per questo minimizzare le divergenze che ci sono e che sono anche di non poco conto. Una linea che vale anche nei confronti dell’Europa e delle sanzioni contro Mosca. Sull’eventuale rinnovo, ha assicurato il presidente del Consiglio, “nessuno pensi che l’Italia romperà in solitaria con i suoi alleati ma nessuno creda che decisioni sulle sanzioni possano essere prese con il pilota automatico e senza una vera discussione“. Certo è, secondo Putin, che le attuali relazioni russe con l’Europa “non possono essere definite normali”. Anche perchè i rapporti sono eccessivamente disturbati dalla “politica”.Grande interesse, in conferenza stampa, naturalmente anche al presidente degli Usa Donald Trump, al centro delle polemiche per aver rivelato informazioni al ministro degli Esteri russo Segey Lavrov, anche lui presente all’incontro di stamani. La Russia, ha detto Putin, è prontaa fornire le registrazioni” del colloquio tra Trump e Lavrov (anche se poi il Cremlino ha precisato che si tratta di un resoconto stenografico e non di una registrazione) e che comunque il presidente americano “non ha condiviso con noi nessun segreto, e questo non è bene“. Piuttosto il problema è che “noi vediamo che negli Usa si sta diffondendo una schizofrenia politica”, ha concluso.Al termine dell’incontro Gentiloni è ripartito alla volta di Roma, dove lo attendono vai dossier, tra cui quello sull’obbligatorietà dei vaccini, che dovrebbe andare in consiglio dei ministri venerdì. Già domenica (o lunedì) il premier potrebbe però essere a Parigi, per il primo incontro con il presidente francese Emmanuel Macron.

RED

(fonte: askanews)




IL RINNOVO DELLE SANZIONI ALLA RUSSIA CONTINUA A DANNEGGIARE L’ITALIA, MA LA SOLUZIONE E’ DIETRO L’ANGOLO

Il Consiglio Europeo ha esteso al 31 luglio del 2017 le restrizioni economiche nei confronti di Mosca. Una scelta che va soprattutto contro gli interessi del nostro Paese.lue-decide-il-rinnovo-delle-sanzioni-alla-russia

La speranza che la prossima scadenza delle sanzioni alla Federazione Russa fissata al 31 gennaio 2017 potesse rappresentare la data per la normalizzazione dei rapporti con l’Unione Europea, è rimasta vana. Il meccanismo sanzionatorio è stato infatti rinnovato fino al 31 luglio 2017 durante il Consiglio Europeo del 21 dicembre scorso. Per l’Italia si prospettano dunque altri sette mesi di difficoltà. È indubbio come le vendite del “Made in Italy” in Russia abbiano subito un forte ridimensionamento nell’ultimo triennio, passando dai 10 miliardi di euro del 2013 ai 7 miliardi di euro dello scorso anno. Le previsioni per la chiusura del 2016 dicono che la caduta dell’export italiano non si è arrestata e, a fine sanzioni-alla-russia-producono-danni-per-miliardi-di-dollarianno, il valore dovrebbe attestarsi sui 6,5 miliardi di euro, con un ulteriore ribasso dell’8% rispetto al 2015. La posizione del nostro Paese sulla Russia è chiara fin dall’inizio della crisi ucraina che ha portato alle sanzioni da parte dell’UE e alle contro-sanzioni attuate da Mosca per proteggere e promuovere le produzioni “Sdelano v Rossii”, il “Made in Russia” che il Cremlino vuole far emergere per sopperire alla possibilità di importare prodotti dai Paesi dell’UE.le-sanzioni-alla-russia-frenano-l-export

Ulteriore conseguenza pratica è stato, poi, l’intensificarsi delle relazioni commerciali che Mosca ha sviluppato con fornitori che, prima delle sanzioni, erano considerati di seconda fascia rispetto ai Paesi Membri dell’UE. Questo approccio, naturalmente, ha penalizzato molto il nostro Paese che rientra tra quelli che paga il prezzo maggiore in termini di mancate vendite, pur rimanendo un partner della Russia di primo piano a livello europeo e mondiale. Insomma, il doversi adeguare a un regime sanzionatorio che penalizza, e di molto, la bilancia commerciale italiana a favore della solidarietà europea e atlantica, si sta rivelando decisamente Italy's Minister for Foreign Affairs, Paolo Gentiloni (R), and Russia's Vice Premier, Arkady Vladimirovich Dvorkovich, during the "Italy-Russia Cooperation Council" at Farnesina Palace in Rome, 5 October 2016. ANSA/CLAUDIO PERIfrustrante al netto del fatto che in ogni caso il nostro Paese ha continuato a mantenere il dialogo sempre aperto con Mosca.

Il nuovo primo ministro italiano, nel suo primo intervento a Bruxelles lo scorso 15 dicembre durante il Consiglio Europeo in veste di premier, ha lanciato comunque un segnale all’Europa dicendosi contrario a un nuovo pacchetto di sanzioni contro la Russia per la situazione siriana e confermando il ruolo attivo dell’Italia nel sostenere la normalizzazione dei rapporti con Mosca. Anche se, come hanno fatto notare molti analisti, alla fine il nostro governo, nonostante le buone intenzioni, continua a rimanere allineato alle decisioni dell’UE.

Lo scorso 5 ottobre, invece, alla Farnesina lo stesso Gentiloni nel suo incarico precedente di ministro degli Esteri e della Cooperazione sanzioni-alla-russia-l-europa-perde-100-miliardiInternazionale, insieme al vice premier russo Arkady Vladimirovich Dvorkovich, aveva presieduto la XIV sessione del Consiglio Italo-Russo per la Cooperazione Economica, Industriale e Finanziaria, la cui ultima sessione si era tenuta a Mosca nel 2012, prima dell’avvio della stagione delle sanzioni. L’appuntamento è stata un’occasione interessante per fare il punto sullo stato di salute delle relazioni sulla linea Roma-Mosca con i due Paesi nuovamente seduti al tavolo dei negoziati ai massimi livelli.  La direzione da seguire è quella che mira a un rafforzamento continuo della partnership economico-commerciale e alla crescita della cooperazione e della collaborazione economica bilaterale. Un progetto che deve essere favorito da nuovi investimenti russi in Italia, dalla condivisione del nostro know how – che ci pone in posizione di partner strategico per i programmi di sviluppo russi – e dalla previsione di nuovi incentivi commerciali per il “Made in Italy” in Russia. Per fare sanzioni-alla-russia-anche-leuropeista-prodi-propone-di-ritirarlequesto è necessario individuare – come dichiarato dallo stesso vice primo ministro russo Dvorkovich – i settori più promettenti e che meritano le maggiori attenzioni come telecomunicazioni, energia, aereonautica, agricoltura e anche con la conclusione di un accordo in materia di turismo e cultura considerato che i russi che hanno visitato il nostro Paese nel 2015 sono stati 700mila.

Secondo le stime SACE, l’anno in corso dovrebbe aver rappresentato il fondo per la crisi delle esportazioni “Made in Italy” in Russia e già dal 2017 l’inversione di tendenza dovrebbe concretizzarsi con il ritorno – anche se timidamente – al segno positivo (+1,8%). Senza dimenticare che sono oltre 400 le aziende che operano con la Russia, e tra queste ben 70 hanno stabilimenti produttivi nella Federazione.mogherini-fra-le-braccia-di-john-kerry

La svolta comunque potrebbe essere dietro l’angolo, e non solo per l’Italia. Il canale statunitense Bloomberg ha condotto un sondaggio tra economisti e analisti per capire e carpire il sentiment. La maggior parte degli intervistati, ben il 55%, si dichiara possibilista nei confronti di un allentamento delle misure restrittive americane contro la Russia entro il 2017. Per questo motivo, il recente rinnovo delle sanzioni viene visto come un mantenimento dello status quo in attesa donald-trump-putindel giuramento del nuovo presidente degli Stati Uniti Donald Trump il prossimo 20 gennaio, mentre solo a ottobre – prima della sua elezione – solo il 10% del campione era favorevole alla prospettiva di un disgelo economico con MoscaÈ evidente che se Washington allenterà le sanzioni, l’Unione Europea seguirà il suo esempio. Il 40% degli economisti intervistati da Bloomberg prevede che anche l’UE interverrà in tal senso nei prossimi 12 mesi.

RED




SI SVOLGERA’ ALLA FARNESINA A ROMA LA IV SESSIONE DELLA COMMISSIONE INTERGOVERNATIVA SULLA COOPERAZIONE ECONOMICA ITALIA-AZERBAIGIAN

Roma – Lunedì 13 giugno, alle ore 9.30, si riunirà al Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale la IV^ sessione della Commissione IntergovernativaISTANBUL, TURKEY, 5 June 2012 - Natiq Aliyev, Minister of Industry and Energy of Azerbaijan, speaks at the World Economic Forum on the Middle East, North Africa and Eurasia in Istanbul, 4-6 June 2012.  Copyright World Economic Forum (www.weforum.org)/Photo by Norbert Schillersulla Cooperazione Economica Italia-Azerbaigian. All’evento prendera’ parte una delegazione guidata dal Ministro dell’Energia dell’Azerbaigian, co-presidente della Commissione Intergovernativa,  Natig Aliyev (nella foto di copertina), insieme a numerosi rappresentanti azerbaigiani di alto livello, inclusi i Vice Ministri dell’Economia, Salute, Lavoro, Gioventù e Sport. La sessione sarà aperta dal Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Paolo Gentiloni e co-presieduta dal Sottosegretario agli Affari Esteri, Benedetto Della Vedova. La sessione plenaria si concluderà con l’intervento del Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Claudio De Vincenti.

A partire dalle ore 14.00 dello stesso giorno, il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, in collaborazione con l’ICE, organizza un Business Forum dedicato all’Azerbaigian. L’appuntamento prevede una prima parte conferenziale ed una seconda sessione di B2B tra imprese italiane ed azerbaigiane. Prevista la partecipazione delle piu’ importanti aziende italiane ed azerbaigiane.

TAP il gasdotto che dall'Azerbaigian attraverserà l'ItaliaIn entrambi gli eventi previsti il 13 giugno a Roma, si discutera’ l’attuale stato dei rapporti tra Italia ed Azerbaigian e le prospettive delle relazioni tra i due stati nei settori Energia, Infrastrutture/Logistica, Agroindustria, Medicale (sanitario, chimico – farmaceutico), con rispettive presentazioni.

L‘Italia è da anni il primo partner commerciale dell’Azerbaigian. Nel 2015 il commercio totale tra i due paesi è stato di 2.84 miliardi di USD, di cui 2.25 miliardi di USD costituiti dalle esportazioni dall’Azerbaigian all’Italia e 587.8 milioni di USD dall’Italia all’Azerbaigian.

L’Azerbaigian e’ uno dei principali fornitori di greggio per l’Italia e nello stesso tempo e’ diventato uno dei principali mercati di esportazione per il made in Italy nell’area del Caucaso e dell’Asia centrale. Negli ultimi 5 anni l’export dall’Italia all’Azerbaigian e’ aumentato di oltre 5 volte, ed e’ principalmente costituito da tecnologie e macchinari. Numerose sono le aziende italiane che operano in vari settori dell’economia azerbaigiana. Con la realizzazione del TAP – Trans Adriatic Pipeline, il Gas naturale dall’Azerbaigian arrivera’ ai consumatori europei tramite l’Italia.Ilham Aliyev e Matteo Renzi

La IV^ sessione della Commissione mista ed il Business Forum, che si svolgeranno il 13 giugno, rappresentano un’ottima occasione per una considerazione sulle opportunita’ di approfondimento della cooperazione economica tra Italia ed Azerbaigian e per il coinvolgimento del tessuto imprenditoriale italiano in progetti che possono dare contributo ad un ulteriore approfondimento della diversificazione dell’economia dell’Azerbaigian ed all’aumento delle esportazioni non oil dal Paese.

Barbara Cassani




VERTICE DI VIENNA: TORNA LA GUERRA FREDDA?

Vienna (A) – Cessazione immediata delle ostilità, accessi umanitari alle città assediate, impegno per la transizione politica: sono i punti salienti del vertice di Vienna sulla Siria, che tra mille difficoltà ha cercato di rilanciare il negoziatoSiria: iniziata a Vienna riunione 'gruppo sostegno' e di ripristinare un concreto cessate il fuoco alla luce delle numerose violazioni delle ultime settimane. “La sfida è ora tradurre in atti concreti questa intesa“, ha sottolineato il segretario di Stato Usa, John Kerry, in conferenza stampa congiunta con il ministro degli Esteri russo, Serghiei Lavrov, e l’inviato speciale dell’Onu, Staffan de Mistura. “Occorre ridare slancio ai negoziati siriani, questa è la crisi più drammatica degli ultimi anni“: ha incalzato il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni a margine dei lavori.

Il documento finale, dove spicca l’impegno per avviare la transizione politica e la riforma costituzionale, invita le parti a tornare al negoziato. Il monitoraggio del cessate il fuoco verrà effettuato dall’Onu con cadenza settimanale. Le violazioni finiranno sul tavolo del Consiglio di sicurezza, pronto ad ampliare le pressioni sui belligeranti. C’è poi il sostegno all’inviato Il segretario di Stato Usa, John Kerry, e il ministro degli Esteri italiano, Paolo Gentilonispeciale Staffan de Mistura a ragionare con Iran e l’Arabia Saudita e a riavviare i negoziati. La responsabile della politica estera dell’Ue Federica Mogherini, in questo quadro e su richiesta Onu, ha incontrato la delegazione di Damasco, il primo faccia a faccia tra l’Ue e il governo di Assad dall’inizio del conflitto.Sul fronte umanitario, le grandi potenze riunite a Vienna si sono dette d’accordo sulla ripresa dell’accesso degli aiuti umanitari nelle città assediate, strette in una morsa che per de Misturaricorda le tecniche del Medio Evo“. Ovvero privare gli assediati di acqua, cibo, medicine. Se non verrà consentito l’accesso degli aiuti, il Programma Mondiale Alimentare interromperà le forniture via terra e metterà in campo ponti aerei e aiuti paracadutati. Gli analisti sottolineano tuttavia che si tratta di una extrema ratio, perché le organizzazioni sul campo privilegiano la via terrestre, anche per controllare con maggiore efficacia i destinatari degli aiuti stessi.AUSTRIA-SYRIA-CONFLICT-DIPLOMACY

Al Vertice non sono mancate le scintille tra Stati Uniti e Russia. Il presidente siriano Bashar al Assad e i “suoi sostenitori” non saranno “mai al sicuro” se non ci sarà la pace in Siria“, ha tuonato Kerry. Se Assad pensa di non ottemperare all’impegno per la transizione politica “si mette in una situazione pericolosa“. Lavrov ha risposto ribadendo la linea di Mosca:le sanzioni decise dagli Usa e dall’Ue “hanno aggravato la crisi umanitaria“. La Russia sostiene “la lotta al terrorismo non il presidente Assad, non difendiamo nessuno personalmente“. L’accordo di Vienna ora dovrà fare i conti con i campi di battaglia, dove le fazioni in lotta sembrano sempre più schegge impazzite e il sangue continua a scorrere a fiumi.

Mogherini ha apprezzato iniziativa della Russia sul vertice di Vienna con UE, ONU e USAMa a margine del vertice di Vienna, sulla questione “sanzioni” alla Russia ( a luglio si discuterà proprio del loro rinnovo o meno), c’è anche da registrare la risposta del portavoce del Cremlino Dmitry Peskov, alle dichiarazioni di Federica Mogherinicommissario europeo per gli Affari esteri – sulla possibilità di estendere appunto le sanzioni dell’Occidente contro la Russia in connessione con il fallimento degli accordi di Minsk: “La parte russa – ha detto Peskov non discute la questione delle sanzioni. Questo non è un argomento all’ordine del giorno. La Russia non è mai stata l’iniziatore della marginalizzazione delle relazioni con i vari Paesi. Siamo sempre dispiaciuti quando Il portavoce del Cremlino Dmitry Peskovosserviamo restrizioni volontarie che i Paesi impongono nei confronti di se stessi, in relazione ai rapporti con la Russia”.

Ad inasprire ulteriormente il clima per niente idilliaco tra Russia e USA, ha sicuramente contribuito lo scorso 12 maggio,  l’inaugurazione da parte americana della loro nuova base missilistica a Deveselu in Romania. Il vecchio aeroporto sovietico è stato interamente ristrutturato con un investimento di 800 milioni di dollari e ora ospita il sistema di difesa missilistico Aegis Ashore, la versione terrestre del sistema antimissile navale Aegis. Il complesso, già operativo, comprende infrastrutture di sorveglianza radar e lanciatori verticali per 24 missili Standard SM-3 Block IB coordinati da una centrale operativa in grado di individuare missili balistici intercontinentali lanciati dalla Russia occidentale e diretti sugli Stati Uniti. Non si tratta solo di uno «scudo Missili Usa in Romania e Polonia a Deveseluspaziale» ma anche di un sistema di attacco: la stessa base è in grado di gestire e guidare anche missili cruise Tomahawk – eventualmente dotati di testate nucleari – che ora possono minacciare installazioni civili e militari nella Russia sudoccidentale, inclusa la Crimea. Il giorno successivo è iniziata la costruzione di un analogo sistema in territorio polacco. Si prevede che diventerà operativo entro il 2018 completando così il Complesso Europeo di Difesa Antimissili Balistici (BMD).

Entrambe le mosse americane sono giudicate ostili verso Mosca e in violazione del Trattato del 1987 sulle Forze Nucleari a Raggio Intermedio che proibisce esplicitamenteIl sistema di difesa antimissilistica nella base rumena di Deveselu il dispiegamento a terra di missili cruise con una tangenza operativa compresa fra 500 e 5500 km. Per questo Viktor Ozerov, capo del Comitato Nazionale sugli Armamenti nella Camera Alta del Parlamento Russo, ha ventilato la possibilità che la Russia possa abbandonare il tavolo dei negoziati per il rinnovo del Trattato sulla Riduzione delle Armi Strategiche (START).

Ma chi si aspettava proteste esclusivamente diplomatiche è già rimasto deluso: la Russia ha sparigliato le carte iniziando i lavori per la realizzazione di un sistema missilistico completamente asimmetrico ma al contempo più economico rispetto al BMD. Diventerà anch’esso operativo entro il 2019 e prende il nome da «Barguzin»: il forte vento dell’Est che soffia sopra il Lago Baikal e che porta il nome del fiume che vi sfocia.

Mosca inchioda Washington alle sue gravi responsabilitàSi tratta di un sistema di missili da combattimento montati su convogli ferroviari: un «treno nucleare» che ospita sei missili balistici intercontinentali di ultima generazione RS-24 «Yars». Ogni missile ospita quattro testate termonucleari con una potenza esplosiva totale compresa fra 0,4 e 1,2 Megaton (da 33 a 100 volte la potenza della bomba A di Hiroshima). Le versioni più avanzate possono distribuire testate termonucleari su bersagli distanti fino a 11.000 km con una precisione di 100 metri. Le testate sono in grado di manovrare per evitare i missili antimissile lanciati per abbatterle. In pratica, ogni treno del sistema Barguzin, da qualsiasi punto della Russia, sarà in grado di distruggere 60 città o installazioni militari sull’intero territorio degli Stati Il treno nucleare del sistema MolodetsUniti.

In realtà, l’idea non è completamente nuova: la Russia disponeva di 12 treni nucleari del sistema «Molodets» (in russo: «bravo ragazzo») smantellati dopo il trattato Start 2. Ma quello che rende veramente micidiali i nuovi treni nucleari è che, a differenza dei più potenti ma meno precisi e più onerosi sistemi precedenti, i treni Barguzin sono perfettamente mimetizzati da convogli merci. Anche l’emissione infrarossa è stata studiata in modo da simulare quella di un innocuo vagone frigorifero, ma dotato Top diplomats from Russia, the United States, Europe, and the Middle East will meet once again in Vienna on May 17 in an effort to salvage Syrian peacedi un sistema completamente autosufficiente per alcuni mesi studiato in modo da ingannare tanto i satelliti spia quanto gli osservatori sul terreno e percorrere fino a 1000 km al giorno all’interno degli 85.000 km di binari che compongono la rete russa.

Lo scenario può avere effetti pesanti anche per l’Italia e le ultime novità non promettono sviluppi positivi per lo sviluppo delle nostre imprese.

                                                                                                                                                                         RED

(fonti: ANSA – Il Giornale – Wall Street Italia)




LA RUSSIA RIAPRE ALLA POSSIBILITA’ DI FORNIRE GAS ALL’ITALIA CON IL NORD STREAM 2

La Russia sta studiando la possibilità di fornire gas naturale all’Italia sia da Sud sia attraverso il Nord Stream 2: lo ha dichiarato il ministro dell’Energia russo Aleksandr Novak citato dall’agenzia Interfax.  Secondo Novak, Russian energy minister Novakl’Italia punta a “vedersi garantire forniture sicure di gas, e attraverso quali itinerari dipenderà da altri fattori“. Commentando i risultati dell’incontro con il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni, Novak ha sottolineato che si stanno studiando anche eventuali forniture di gas all’Italia dal Nord Stream-2 attraverso Germania, Repubblica ceca e Austria. “Tanto loro ora prendono il gas da Baumgarten – ha dichiarato il ministro russo a Roma, citato da Interfax – se noi costruiamo fino a Baumgarten dal nord sarà una possibilità in più senza escludere la rotta meridionale. E’ semplicemente diversificazione degli itinerari“, ha aggiunto Novak. Il Nord Stream 2 costituisce il raddoppio del Nord Stream, 565eb6bdc361881a4e8b4573il gasdotto che collega la Russia alla Germania passando dal Mar Baltico. Un’opera controversa, dalla quale l’Eni nel gennaio scorso si è chiamata fuori, considerando l’opera non “strategica” e ribadendo che l’interesse del “Cane a Sei Zampe” non è investire in progetti per trasportare il gas di altre compagnie petrolifere. La posizione dell’Italia è quella espressa in occasione del Consiglio Europeo dello scorso 18 dicembre, quando il premier Matteo Renzi aveva criticato la corsia preferenziale riservata al raddoppio del Nord Stream – a trazione tedesca – dopo che le sanzioni imposte a Mosca avevano fatto naufragare il Gas - Gaz PromSouthstream, gasdotto di cui l’Eni era capofila e che avrebbe dovuto fare dell’Italia un hub europeo del gas russo. Il 13 gennaio scorso l’italiana Saipem è stata selezionata tra i candidati al contratto di costruzione del raddoppio.

(fonte: ANSA)

Barbara Cassani