Carnevale di Venezia 2020: celebrato lo storico Volo dell’Angelo in piazza San Marco

Venezia – Domenica 16 febbraio, il Carnevale di Venezia, che per l’edizione 2020 celebra il Gioco, l’Amore e la Follia, ha accolto insieme ad Aperol, in Piazza San Marco, il Volo dell’Angelo. Tutti hanno ammirato la discesa di Linda Pani, 20 anni, di Mogliano Veneto, Maria dell’Anno 2019 che, come da tradizione, ha volato verso il palco allestito al centro della piazza, interpretando quello che viene da sempre considerato l’evento più atteso del Carnevale di Venezia.

L’Angelo, si è calato dalla loggia del campanile di San Marco indossando un suggestivo abito confezionato su misura dall’Atelier di Stefano Nicolao e avrà un’acconciatura e un trucco a cura di Monika e Umberto con Sabrina Vitturi e Francesca Chiozzotto. L’abito ha preso ispirazione dal tema ufficiale del Carnevale: un cuore che simboleggia l’amore, il gioco della gonna che ricorda quasi una giostra e la follia di mescolare dei materiali creati apposta per l’occasione. Il Volo dell’Angelo è presentato da Aperol, storico brand nato nel 1919 che deve al Veneto non solo le proprie radici, ma anche il successo e la diffusione del rito dell’aperitivo nel mondo. Accolta dal Doge e dalle 12 Marie del Carnevale, la Maria del 2019 ha dato il via ai festeggiamenti
del Carnevale di Venezia brindando con un Aperol Spritz e non ha nascosto la grande emozione.
All’evento erano presenti il direttore artistico del Carnevale di Venezia 2020, Massimo Checchetto, il presidente di Vela Piero Rosa Salva, il direttore comunicazione e eventi di Vela Fabrizio D’Oria, il presidente del Cers Massimo Andreoli. Per il Comune di Venezia, la Presidente del Consiglio Comunale, Ermelinda Damiano, il Consigliere Delegato alla Tutela delle Tradizioni, Giovanni Giusto.

A precedere il Volo dell’Angelo, come ogni anno, c’è stata la sfilata dei cortei storici assieme alle associazioni del Carnevale a cura del Cers, Consorzio Europeo Rievocazioni Storiche, coordinati da Massimo Andreoli, con la partecipazione dell’Associazione Internazionale per il Carnevale di Venezia, Associazione Amici del Carnevale di Venezia e il Gruppo Storico “Le Maschere di Mario del ‘700 veneziano”. A sfilare in abiti storici, sul palco, si sono succedute oltre 200 persone provenienti dall’Italia e dall’estero e a intrattenere il pubblico in piazza durante la mattinata, oltre ai divertenti sketch della compagnia teatrale Pantakin, ci sono stati due cantanti Chiara Luppi e Vittorio Matteucci che hanno allietato i presenti con musica dal vivo.

Il colorato palcoscenico, che ha accolto il volo di Linda Pani e ha fatto da sfondo alle tante iniziative in piazza, rimanda ai temi del Carnevale 2020, il Gioco, l’Amore e la Follia ed è stato pensato per rappresentare, con tanti cubi di colori sgargianti messi l’uno sull’altro, una moltitudine di giocattoli rovesciati e lasciati in disordine da un immaginario “bambino gigante”. I colori del palco, invece, sono un rimando al costume di Arlecchino, fantasiosamente destrutturato e l’80% della scenografia è rappresentata da led wall interattivi. Si tratta di un creativo progetto realizzato dallo scenografo del teatro La Fenice e direttore artistico del Carnevale di Venezia 2020Massimo Checchetto che, da sei anni, si occupa della realizzazione scenografica del palco di Piazza San Marco destinato al Carnevale.



La storia del Volo dell’Angelo

È una tradizione nata in un’edizione del Carnevale nella metà del Cinquecento, quando venne realizzato un evento straordinario che fece molto scalpore: un giovane acrobata turco riuscì, con il solo ausilio di un bilanciere ad arrivare alla cella campanaria del campanile di San Marco camminando, nel frastuono della folla sottostante in delirio, sopra una lunghissima corda che partiva da una barca ancorata sul molo della Piazzetta. Nella discesa raggiunse, poi, la balconata del Palazzo Ducale, porgendo gli omaggi al Doge.

Dopo il successo di questa spettacolare impresa, subito denominata Svolo del turco, che solitamente si svolgeva il Giovedì Grasso, si decise di ripetere l’iniziativa come cerimonia ufficiale anche per le successive edizioni, con tecniche simili e con forme che con gli anni subirono numerose varianti.  Per molti anni lo spettacolo, mantenendo lo stesso nome, vide esibirsi solo funamboli di professione, finché non si cimentarono, con imprevedibili variazioni, nell’impresa anche giovani veneziani.

Quando queste variazioni portarono a prevedere, per lunghi anni di seguito, un uomo dotato di ali e appeso con degli anelli alla corda, issato e fatto scendere a gran velocità lungo la fune, si coniò il nuovo termine di Volo dell’Angelo. Il prescelto, al termine della discesa nel loggione di Palazzo Ducale, riceveva sempre dalle mani del Doge dei doni o delle somme in denaro. Vi furono alcune edizioni che videro gli acrobati utilizzare per i loro spettacoli degli animali, barche e varie altre figure, oltre a rendere l’impresa sempre più difficile con ardite evoluzioni e anche svoli collettivi.

Nel 1759 l’esibizione però finì in tragedia con l’acrobata che si schiantò al suolo tra la folla inorridita. A causa di questo grave incidente, l’evento, svolto con queste modalità venne così vietato. E il programma si svolse sostituendo l’acrobata con una grande colomba di legno che nel suo tragitto, partendo sempre dal campanile, liberava sulla folla fiori e coriandoli. Dalla prima di queste edizioni, il nome di Volo dell’Angelo divenne quindi Volo della Colombina.

Tale evento, come la maggior parte delle altre ricorrenze e spettacoli, con la fine della storia millenaria della Serenissima si interruppe per un lungo periodo. Mentre in passato questo spettacolo veniva celebrato il giovedì Grasso, nelle edizioni moderne il rituale si svolge a mezzogiorno nella prima domenica di festa, come uno degli eventi di apertura che decretano ufficialmente l’inizio del Carnevale stesso: fino al 2001 a scendere sopra una folla festante, con lo sguardo rivolto al Campanile di San Marco, è stato un uccello meccanico dalle sembianze di una colomba, volando giù, come un tempo, sorretto da un una corda prima, un cavo nella versione più moderna verso Palazzo Ducale. Arrivata circa a metà percorso, la Colombina apriva una botola nella sua parte inferiore, librando sulla Piazzetta gremita coriandoli e stelle filanti.

La formula del Volo dell’Angelo è stata reintrodotta dall’edizione del 2001, la prima del millennio, grazie dal regista veneziano Alessandro Bressanello con un’artista della Compagnia dei Folli, Katiuscia Triberti, che assicurata a un cavo metallico, effettuò la sua discesa dalla cella campanaria del campanile verso Palazzo Ducale scorrendo lentamente verso terra, sospesa nel vuoto, sopra la moltitudine di gente che riempiva lo spazio sottostante. Nel 2008, sempre sotto la direzione di Bressanello, a scendere come Angelo fu il rapper Coolio (unico uomo ad avere vissuto l’esperienza del Volo dell’Angelo fino ad oggi) il lancio ha continuato svolgersi verso la Piazzetta con arrivo davanti a Palazzo Ducale e le protagoniste sono sempre state donne dello spettacolo, dello sport, della moda: 2002 Antonella Elia (attrice e showgirl), 2003 Frida Scarpa (schermitrice), 2004 Carlotta Mantovan (Miss Veneto 2001), 2005 Carolina Marconi (modella e attrice), 2006 Manuela Levorato (velocista), 2007 Federica Pellegrini (nuotatrice), e appunto nel 2008 – Coolio (rapper).

Nel 2009, il direttore artistico Marco Balich, decise rivoluzionare lo scenario facendo volare il suo primo “angelo” Margherita Maccapani Missoni, dal Campanile verso piazza San Marco per arrivare davanti al Museo Correr. Nell’edizione del 2010 il ruolo toccò alla modella Bianca Brandolini D’Adda.

Dal 2011 da un’idea di Piero Rosa Salva, Amministratore Unico di Vela, a scendere dal campanile nel giorno del Volo dell’Angelo è la giovane ragazza veneziana che si è aggiudicata nell’anno precedente il titolo di Maria del Carnevale. Dal 2011 ad oggi sono così state splendide protagoniste di questo fantastico e spettacolare momento del Carnevale di Venezia Silvia Bianchini (Maria dell’anno 2010), 2012 Giulia Selero (Maria dell’anno 2011), 2013 Marta Finotto (Maria dell’anno 2012), 2014 Julia Nasi (Maria dell’anno 2013), 2015 Marianna Serena (Maria dell’anno 2014), 2016 Irene Rizzi (Maria dell’anno 2015), Claudia Marchiori (Maria dell’Anno 2016), Elisa Costantini (Maria dell’Anno 2017), ed Erika Chia che sarà l’Angelo del 2018.

RED



 




LA VOGALONGA DI VENEZIA

La Vogalonga è “una marcia collettiva in barca”, non competitiva, attorno a Venezia, alla quale partecipano tante imbarcazioni, di ogni tipo e dimensioni (circa 2.000 nel 2014, con 8.000 regatanti), tutte però solo a remi (fra queste : mascarete, caorline, dodesone, disdotone, gondolini, sandoli, kayak, jole, dragon boat, imbarcazioni fluviali olandesi, austriache, ungheresi, francesi, tedesche).
Costituisce una delle più tipiche manifestazioni popolari veneziane (così come, per esempio, la “Su e Zo per i ponti”).
Dal 1975, nel mese di maggio, si corre questa “lunga vogata”, che coinvolge migliaia di amatori dello sport remiero (altresì con una folta rappresentanza femminile) e si tiene su una distanza di circa trenta chilometri in laguna (con partenza dal bacino di San Marco, che per l’ occasione sembra riprodurre le antiche scene dipinte dai vedutisti).
Ideata per esaltare l’ antica tradizione della voga alla veneta, la Vogalonga è aperta ad ogni tipo di imbarcazione a remi – italiana o straniera – con la dichiarata intenzione di sostenere una campagna contro il degrado ed il moto ondosoLa Vogalonga a Venezia nella Laguna di Venezia nonché per la valorizzazione delle tradizioni veneziane.
La prima edizione si svolse l’ 8 maggio 1975, giorno della “Sensa” (la festa dell’ Ascensione), con la partenza di tutti i natanti (in numero di 500, con circa 1.500 regatanti), radunati di fronte a Palazzo Ducale, sancita da un colpo di cannone; in atto ha luogo nella domenica susseguente la festa dell’ Ascensione, quindi solitamente in primavera avanzata, connotandosi per presenze dall’ estero anche superiori al 50% del totale.
Nel 2014, il primo equipaggio ha tagliato il traguardo intorno alle 10,30 (dopo un’ ora e mezza), mentre l’ ultimo è transitato alle 15. L’ edizione 2015 si è tenuta il 24 maggio, data che coincide con il centenario dell’ entrata in guerra dell’ Italia nel primo conflitto mondiale.
La Vogalonga concede ai partecipanti la visione della laguna negli angoli meno noti, lungo un percorso che, dopo la partenza dal bacino di San Marco, aggira l’ isola di Sant’ Elena, quindi costeggia le isole delle Vignole, di Sant’ Erasmo e di San Francesco del Deserto, raggiungendo, al giro di boa, Burano, e di seguito le isole di Mazzorbo, della Madonna del Monte e di San Giacomo in Paludo, con il successivo ingresso del corteo a Murano, attraversandone il suo Canal Grande; di ritorno a Venezia, si passa per il canale di Cannaregio, per il Canal Grande, con arrivo alla Punta della Dogana (con l’ adiacente Basilica della Salute di Baldassare Longhena), di fronte a San Marco. Merita sottolineare che colori variopinti ed un continuo gran vociare ne costituiscono il carattere.
Il successo della manifestazione ha rappresentato un incentivo alla formazione di società remiere (con imbarcazioni di rappresentanza a dieci, dodici, diciotto remi), nonché un impulso all’ artigianato, in via di estinzione, connesso al restauro ed alla costruzione di barche.
dragon-boat-vogalonga Venice ITTenuto conto delle finalità originarie della Vogalonga, appare opportuno fornire qualche precisazione in ordine alla tecnica di voga alla veneta.
Essa ha origini antiche, derivanti dalla particolare condizione idrogeologica della laguna; consiste nel vogare in piedi verso la prua (coinvolgendo braccia, gambe, caviglie, busto, così da farne uno sport completo), per verificare dove vi sia sufficiente fondale nell’ intrico di canali e barene, con l’ uso di barche a fondo piatto, senza chiglia, abbastanza leggere da potere essere condotte anche da un solo vogatore, magari con l’ aiuto di una vela al terzo (vela di forma trapezoidale tipica del particolare contesto) decorata a vivaci colori.

In tale ambito occorre anche fare menzione della voga alla valesana, piuttosto impegnativa, che si attua mediante voga in piedi con due remi incrociati (mai a contatto fra loro), per coprire velocemente lunghe distanze negli ampi spazi lagunari, ma è impraticabile negli spazi stretti come i canali di Venezia; i vogatori, pertanto, affinarono nel tempo una particolare tecnica di voga ad un remo per fare a meno anche del timone, in quanto facilitati dalla realizzazione di barche dalla forma asimmetrica; generalmente è utilizzata da un solo vogatore per condurre l’ imbarcazione, ma possono esservene anche in numero maggiore.

Tommaso Militello