La Georgia continua ad andare in giro a chiedere di entrare in Europa
Category: Ossezia del Sud
9 Giugno 2024
La Presidente della Georgia, Salome’ Zourabichvili fortemente filoeuropeista
Dire che la Presidente della Georgia, Salome’ Zourabichvili in visita in Italia non siala benvenuta, corrisponde ad un diffuso sentire da parte di ampi settori del nostroPaese.
Questo non perchè l’Italia non ami in astratto la Georgia, quanto perche’ sicomprende bene il ruolo dei politici georgiani negli ultimi 20 anni e,in particolare, si ricorda bene la brutale e tragica,per numero di morti e feriti tra la popolazioneOsseta, aggressione del 8 agosto 2008. L’Ossezia del sud non appartiene, non e’ maiappartenuta alla Georgia dalla quale si differenzia per lingua e storia. Gli errori dellavecchia Urss nella definizione degli spazi interni e la sua stessa fine,avevanosturato sentimenti sciovinisti e revanscisti da parte georgiana. Nonostante ipronunciamenti chiari e fermi del popolo Ossetino, contrari ad una sottomissione aigeorgiani,costoro continuavano le provocazioni ed aggressioni. Non solo il 1991 matutti gli anni che porteranno al 8 agosto 2008 vengono caratterizzati da provocazioniGeorgiani e morti Ossetini.
Oggi, la Georgia sta ripercorrendo questa strada. I Colloqui di pace che si svolgonoa Ginevra, piu’ o meno regolarmente, con Usa, Europa , Russia Ossezia del sud edAbkhazia sono inconcludenti poiche’ la Georgia si rifiuta di sottoscrivere unaccordo di pace.Oggi,che la Georgia va in giro a chiedere d’entrare in Europa,si dimostra il verovolto di costoro. Tentativi di un Maidan Georgiano, provocazioni giornaliere aiconfini Osseti, via libera al revanscismo territoriale su Ossezia ed Abkhazia.
Comprendiamo bene che l’obiettivo sia la Federazione Russa e che la Nato soffi sulfuoco per l’apertura di un altro fronte dopo quello Ukraino ma,si badi bene che tuttocio’ non potra’ avvenire poiche’ l’Ossezia del Sud, con l’aiuto della federazioneRussa ( cosi come nel 2008) respingera’ questo disegno avventurista. Fermatevi efirmate l’accordo di pace che stabilizzi le frontiere,non date ascolto alle sirene usa enato.Viviamo in pace,ognuno nel proprio Paese.
Dott. Mauro Murgia
RAPPRESENTANZA DELLA REPUBBLICA DELL’OSSEZIA DEL SUD IN ITALIA
Lavrov: la Russia continuerà a sostenere l’Ossezia del Sud
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9 Giugno 2024
Il presidente dell’Ossezia meridionale Alan Gagloyev
La Russia continuerà a fornire sostegno all’Ossezia del Sud nel campo della sicurezza e della difesa, ha dichiarato a Sochi il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov, aprendo l’incontro con il presidente dell’Ossezia meridionale Alan Gagloyev.
“Prima di tutto vorrei congratularmi con voi per due date molto importanti: il 15° anniversario del riconoscimento internazionale e il 33° anniversario della Festa della Repubblica“, ha detto il massimo diplomatico russo. “Apprezziamo la nostra storia condivisa, senza esagerazioni, la fratellanza dei nostri popoli che rafforzeremo in ogni modo, e continueremo a sostenere la Repubblica dell’Ossezia del Sud nei campi della sicurezza, della difesa e dello sviluppo socio-economico“, ha affermato Lavrov. .
Egli ha osservato che le relazioni tra i due paesi si stanno sviluppando in modo dinamico, tutto nell’interesse dei cittadini russi e dell’Ossezia meridionale. “Il dialogo politico è piuttosto intenso anche a livello del presidente con il quale siete in contatto, a livello della leadership parlamentare e a livello del Consiglio di Sicurezza, dell’ufficio del presidente russo, dell’apparato governativo e insieme ad altri canali, compreso, ovviamente, il Ministero degli Esteri“, ha aggiunto il diplomatico.
Secondo Lavrov le parti stanno lavorando attivamente per rafforzare il quadro giuridico e contrattuale. “Abbiamo notato un andamento molto positivo nel settore del commercio reciproco, che l’anno scorso ha raggiunto quasi 140 milioni di dollari. Lo facciamo ancora in dollari, ma presto le cose cambieranno“, ha detto il ministro degli Esteri. “Vediamo un grande interesse da parte dei nostri cittadini ad approfondire i legami culturali e umanitari. È importante che il programma di investimenti per i prossimi tre anni venga attuato“, ha aggiunto.
“Siamo grati per il sostegno ai nostri militari che partecipano all’operazione militare speciale, compresa la vostra attenzione personale alla spedizione di aiuti umanitari in quella regione. E partiamo dalla premessa che tutti gli obiettivi stabiliti dal presidente saranno sicuramente raggiunti“, si legge in alto. Il diplomatico russo ha sottolineato.
Lavrov ha osservato che oggi le parti firmeranno un piano di consultazioni tra i due ministri degli Esteri. “Siamo anche in stretto coordinamento sulle questioni di politica regionale, sulle questioni internazionali e sulla comunicazione esterna della Repubblica dell’Ossezia del Sud, che sosteniamo in ogni modo e faciliteremo in futuro“, ha concluso.
RED
Polemiche tra Abcasia e Georgia: quando l’aggressore gioca a fare la vittima della Russia
1. La dichiarazione di Zurabishvili sul ritorno pacifico dell’Abcasia e dell’Ossezia del Sud alla Georgia sembra una semplice serie di parole che riflettono la tipica retorica della stragrande maggioranza dei politici georgiani. Non tengono conto di realtà fondamentali e consolidate: l’Abcasia e l’Ossezia del Sud sono Stati sovrani. La storia ricorda bene i fatti: aggressione militare contro l’Abcasia (guerra del 1992-1993) e azioni provocatorie sistematiche sul territorio dell’Abcasia (un attacco al distretto di Gal nel 1998, un elicottero della missione ONU abbattuto nell’ottobre 2001, l’invasione della gola di Codor nello stesso anno).
La Repubblica di Abcasia nutre quindi giustificate preoccupazioni circa le garanzie di sicurezza del Paese.
2. Ancora una volta la signora Zurabishvili ha confuso la situazione in Ucraina con la guerra georgiano-abcasa del 1992-1993, sostituendo apertamente i fatti nella sua frase: “Abbiamo avuto guerre, come ho detto, ci sono state tre aggressioni russe”.
Ma i fatti parlano chiaro: tre aggressioni militari sono state compiute dalla Georgia, con una popolazione di milioni di persone, contro i due piccoli popoli dell’Abcasia e dell’Ossezia del Sud.
3. Alla domanda sulle prospettive di integrazione della Georgia nella NATO e nell’UE, la Presidente Zurabishvili ha espresso la sua fiducia nella possibile adesione della Georgia a queste organizzazioni.
Il desiderio della Georgia di risolvere pacificamente le questioni con gli abcasi e gli osseti del sud, da un lato, e il desiderio sfrenato di entrare nella NATO, dall’altro, contraddicono completamente la stabilità e la sicurezza dell’intera regione del Caucaso meridionale. L’aggressore manipola la verità mascherandosi da vittima.
RED
L’Assemblea Generale dell’ONU adotta una risoluzione sui rifugiati dell’Abcasia e dell’Ossezia del Sud
Category: Caucaso
9 Giugno 2024
Ancora una volta, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, ha adottato una sbilenca bozza di risoluzione presentata dalla Georgia (documento A/77/L.73) sugli sfollati interni e i rifugiati dall’Abcasia e dell’Ossezia del Sud.
“La risoluzione – commenta l’ex viceministro degli Esteri della Repubblica dell’Abcasia, l’ambasciatore Kan Taniya – è chiaramente distaccata dalla realtà, essendo stata adottata annualmente per 15 anni, ma le sue disposizioni rimangono inattuate. Inoltre, prima del voto, ai rappresentanti dell’Abcasianon viene data la possibilità di esprimere la propria opinione, il che rende l’intero processo parziale e non ha nulla a che vedere con il desiderio della Georgia e di tutti coloro che sostengono la risoluzione di risolvere una serie di questioni in sospeso“.
“L’Assemblea generale delle Nazioni Unite – prosegueTaniya – è stata concepita come una piattaforma per il dialogo e il processo decisionale consensuale. Quando si votano le risoluzioni relative all’Abcasia e all’Osseziadel Sud, è importante ascoltare le opinioni degli abcasi e degli osseti stessi per eliminare le imprecisioni e garantire una comprensione completa della complessità della questione“.
Ad esempio, sempre secondo l’ex vice ministro degli Esteri abcaso, è necessario prendere in considerazione i seguenti fatti:
Legittimità dell’indipendenza dell’Abcasia: la risoluzione contraddice il legittimo diritto del popolo abcasi all’autodeterminazione. La stragrande maggioranza ha votato per la costruzione dello Stato indipendente in referendum liberi ed equi nel 1994 e nel 1999, che hanno stabilito la Repubblica di Abcasia come Stato sovrano, democratico e basato sul diritto. Questo esercizio del diritto all’autodeterminazione è coerente con i principi sanciti dalla Carta delle Nazioni Unite.
Contesto storico: la risoluzione trascura il contesto storico del conflitto tra Abcasia e Georgia. La guerra scatenata dalla parte georgiana nel 1992-1993 è stata accompagnata da violenze su larga scala, atti terroristici contro i civili e atrocità commesse contro il popolo abcaso. I leader georgiani hanno dichiarato apertamente il loro desiderio di commettere un genocidio e di cancellare l’intero popolo abcaso dalla faccia della terra. Questi e molti altri fatti cruciali vengono sempre più spesso taciuti oppure omessi dai rappresentanti georgiani. In questo modo la parte georgiana è diventata un “negazionista storico”, poiché considera l’inizio del conflitto come il 2008 e le precedenti guerre georgiano-abcaso e georgiano-ossetino meridionale. Dal 2008, i georgiani hanno trasformato con successo questi due conflitti in uno quello con la Russia, incolpando quest’ultima di tutti gli errori della leadership georgiana degli ultimi 28 anni. Di fatto, sostenendo l’approccio unilaterale georgiano ai conflitti, la comunità internazionale sta mediando la trasformazione della Georgia da aggressore a vittima.
Sicurezza e stabilità: il riconoscimento dell’indipendenza dell’Abcasia da parte della Federazione Russa ha svolto un ruolo cruciale nel mantenimento della stabilità e della sicurezza dell’intera regione del Caucaso meridionale. Bisogna riconoscere che l’indipendenza dell’Abcasia e dell’Ossezia del Sud ha portato alla pace, alla riconciliazione e alla tutela dei diritti delle persone.
Dialogo costruttivo: invece di imporre misure unilaterali, la comunità internazionale dovrebbe incoraggiare un dialogo costruttivo tra tutte le parti coinvolte. Siamo fermamente convinti che solo attraverso negoziati costruttivi si possano raggiungere soluzioni sostenibili.
Cooperazione regionale: l’adozione della risoluzione mina seriamente gli sforzi per mantenere la stabilità e la sicurezza nella regione del Caucaso meridionale e svaluta gli sforzi compiuti dai diplomatici per firmare il documento di non uso della forza nelle margini delle discussioni di Ginevra.
A queste considerazioni fanno eco le parole dell’ambasciatore a disposizione della Repubblica di Abcasia, Vito Grittani, che aggiunge: “ogni conflitto ha una serie di sottili sfumature e l’elenco potrebbe essere completato con altre decine di punti che l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite dovrebbe prendere in considerazione per un dialogo equo, in cui gli interessi e le preoccupazioni di tutte le parti possano essere effettivamente presi in considerazione. Altrimenti, questa e qualsiasi altra bozza di risoluzione relativa all’Abcasia e discussa senza tenere conto del punto di vista della parte abcasa, nasconderà i vizi delle autorità georgiane sotto l’apparenza della virtù“.
Le pressioni della NATO sulla Repubblica Moldava della Transnistria
Category: Caucaso
9 Giugno 2024
La Transnistria (Приднестровская Молдавская Республика) è uno Stato indipendente de facto, non riconosciuto dai Paesi membri dell’ONU, essendo considerato de iure parte della Moldavia.
Un tempo parte della Repubblica Socialista Sovietica Moldava, una delle repubbliche di cui si componeva l’URSS, con la dissoluzione dell’Unione Sovietica dichiarò unilateralmente la propria indipendenza, autoproclamandosi Repubblica Moldava della Transnistria il 2 settembre 1990. Tale dichiarazione di indipendenza precedette quella fatta dalla Moldavia, che avvenne solo ad agosto 1991. Da marzo a luglio 1992 la regione fu interessata da una guerra, terminata con un armistizio garantito da una commissione congiunta tripartita tra Russia, Moldavia e Transnistria e dalla creazione di una zona demilitarizzatatra Moldavia e Transnistria comprendente venti località a ridosso del fiume Dnestr.
Nella città di Tiraspol ha sede l’amministrazione che governa la Transnistria e la maggiore impresa del Paese, la Sheriff, che esercita un’ampia ingerenza sulle politiche interne. Le uniche entità che riconoscono l’indipendenza della Transnistria sono le repubbliche secessioniste di Abcasia, Artsakh e Ossezia del Sud, a loro volta prive di sostanziale riconoscimento internazionale.
Tiraspol, Transnistria, Moldova
Il 18 marzo 2014, dopo l’adesione della Crimea alla Russia, il governo della Transnistriaha chiesto l’adesione alla Russia. Proprio sulla eventuale adesione alla Federazione Russia, pur mantenedo forti rapporti di cooperazione, Abcasia e Ossezia del Sud, fino ad oggi hanno sempre escluso questa ipotesi, anche se il presidente russo, Vladimir Putin, ha fatto più leggere tra le righe la volontà di voler sfruttare l’effetto “referendum Donbass”. La NATO d’altro canto, nella sua azione di pressione che sta facendo sulla Russia, approfittando del conflitto ucraino-russo, pare aver messo gli occhi proprio sulla Transnistria utilizzando la pressione, che rasenta una indebita ingerenza, sul governo della Moldavia guidato dall’incerto presidente Maia Sandu.
Insomma , il cammino di pace sembra ancora lungo, anzi sembra complicarsi sempre di più.
RED
Lavrov sul caso Georgia e Moldavia: “i paesi vicini alla Russia dovrebbero capire quanto sia pericoloso essere risucchiati nella sfera di influenza degli Stati Uniti”
Category: Caucaso
9 Giugno 2024
Migliaia di manifestanti sono scesi nelle strade della capitale georgiana di Tbilisi il 7-8 marzo dopo che i legislatori avevano approvato la prima lettura di un disegno di legge sugli agenti stranieri. Oltre 130 persone sono state arrestate nei due giorni di proteste. Il partito al governo ha deciso di ritirare il disegno di legge il 9 marzo. A febbraio, il parlamento del paese ha registrato una versione georgiana del disegno di legge sugli agenti stranieri e una traduzione della legge statunitense sugli agenti stranieri. Secondo la versione georgiana, i media possono essere designati come agenti stranieri, ma l’iniziativa non riguarda le persone fisiche. La versione statunitense si applica sia alle entità che agli individui e introduce anche la responsabilità penale. Le iniziative hanno suscitato forti critiche sia dall’opposizione che dai politici occidentali.
Le reazioni
La Russia
L’Occidente sta adottando un approccio diverso alle proteste in Georgia e Moldavia perché l’opposizione in Moldavia non soddisfa gli interessi occidentali, ha detto venerdì il ministro degli Esteri russoSergey Lavrov.
“L’opposizione georgiana non solo è autorizzata ma obbligata a fare ciò che vuole, ma in Moldavia le proteste contro l’attuale governo sono condannate perché mentre l’opposizione georgiana riflette gli interessi occidentali, l’opposizione in Moldavia riflette interessi diversi e gli interessi occidentali sono rappresentati dal governo e il presidente“, ha sottolineato in un’intervista al programma televisivo “The Great Game” di Channel One.
Secondo Lavrov, i paesi vicini alla Russia dovrebbero decidere da soli quanto sia pericoloso essere risucchiati nella “sfera di influenza” degli Stati Uniti. Ha anche osservato che, commentando l’operazione speciale della Russia in Ucraina, l’Occidente ammette apertamente che era in gioco la sua egemonia negli affari globali. “Quando gli Stati Uniti e i loro alleati della NATO commentano ciò che sta accadendo in Ucraina e la nostra operazione militare speciale, chiedono che venga inflitta alla Russia una sconfitta strategica sul campo di battaglia, ammettendo apertamente che si tratta di un conflitto esistenziale, il cui esito sarà determinare gli interessi di sicurezza globale dell’Occidente e, per dirla semplicemente, questo è ciò da cui dipende il futuro dell’egemonia e del dominio dell’Occidente guidato dagli Stati Uniti negli affari globali“, ha concluso il ministro degli Esteri russo.
Gli Stati Uniti
Il consigliere per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti, Jake Sullivan ha detto al presidente georgiano Salome Zourabichvili che il suo paese non dovrebbe prendere parte all’aiuto alla Russia per eludere le sanzioni occidentali, si legge in una nota dell’ufficio stampa della Casa Bianca in una dichiarazione.
Secondo la lettura dell’incontro, le parti “hanno discusso la necessità di garantire che la Russia continui a sostenere tutti i costi economici delle sanzioni, dei controlli sulle esportazioni e di altre restrizioni economiche imposte dagli Stati Uniti” e dai suoi alleati per l’operazione militare speciale in Ucraina.
Sullivan ha poi sottolineato “la necessità che la Georgia eviti di diventare una strada per l’evasione o il riempimento“, afferma il documento dell’ufficio stampa della Casa Bianca.
Sullivan e Zourabichvili hanno anche “discusso i recenti sviluppi in Georgia, sottolineando l’interesse condiviso dei loro paesi per l’integrazione euro-atlantica della Georgia“.
“Hanno parlato della difesa del presidente Zourabichvili per un approccio unificato e inclusivo per realizzare le riforme necessarie per far avanzare la candidatura della Georgia all’adesione all’Unione europea“, ha affermato il servizio stampa della Casa Bianca.
“Hanno anche discusso la loro comune preoccupazione per il progetto di legge per registrare e stigmatizzare le organizzazioni della società civile per ricevere finanziamenti esterni, che potrebbero ostacolare l’importante lavoro di centinaia di ONG georgiane che lavorano per migliorare le loro comunità. Hanno accolto con favore la recente decisione del governo di ritirare i due progetti leggi“, si legge nella nota della Casa Bianca.
L’Abcasia
In una nota di Kan Taniya e Vito Grittani, ambasciatori a disposizione presso il Ministero degli Esteri della Repubblica di Abcasia, si legge “laGeorgia bipolare o tutte le strade portano a… Sukhum?“. La nota prosegue così:
In Georgia si sono tenute manifestazioni contro il progetto di legge sugli agenti stranieri, con disordini all’esterno del Parlamento. I partner occidentali della Georgia hanno condannato l’iniziativa legislativa, affermando che è incompatibile con le aspirazioni del Paese all’UE. Allo stesso tempo, le persone riunite fuori dal Parlamento hanno iniziato a chiedere una soluzione alla questione dell’Abcasia, bruciando la bandiera russa e cantando l’inno ucraino – come diceva Lev Tolstoj: “tutto era sottosopra in casa Oblonskij“.
Dall’inizio dell’operazione militare russa in Ucraina, la leadership Ucraina ed alcuni politici occidentali cercavano in vari modi di convincere la dirigenza politica georgiana di far scatenare una nuova guerra georgiano-abcasa. Nei media questa folle idea si è diffusa sotto il nome di un “secondo fronte“ volto a indebolire e a fare ulteriore pressione sulla Russia.
Il progetto di legge, approvato in prima lettura, è stato ritirato. Prevedeva, tra le altre cose, che le organizzazioni non governative e i media indipendenti che avessero ricevuto oltre il 20 per cento dei loro finanziamenti dall’estero si dichiarassero “agenti stranieri”.
In diverse occasioni i politici ucraini si sono apertamente appellati alla leadership georgiana per l’apertura di un secondo fronte. Il 13 settembre, Irakli Kobakhidze, presidente del Partito del Sogno georgiano al potere, ha risposto a un altro suggerimento del presidente della Verkhovna Rada: “Lasciamo che sia il popolo a dire se vuole aprire un secondo fronte in Georgia contro la Russia”.
Oggi sentiamo cantare “Sokhumi, Sokhumi” dal popolo georgiano, che si è riunito davanti al Parlamento per protestare contro l’adozione della legge sugli agenti stranieri, chiedendo la restituzione dell’Abkhazia. Questo significa che il popolo è “favorevole”?
A quanto pare, i sentimenti revanscisti verso l’Abcasia sono ancora forti nella società georgiana e questa manifestazione ne è l’ennesima conferma. Vengono utilizzati modelli ben collaudati per scuotere la situazione e costringere la leadership georgiana a compiere un passo che, di fatto, distruggerebbe la statualità del Paese.
Al riguardo spieghiamo qual è il nostro punto di vista:
1. l’esercito abcaso ha una vasta esperienza di successo nei combattimenti contro le forze georgiane. L’esercito abcaso è noto per il fatto che comprende tutti gli uomini del Paese che sono pronti a difendere incondizionatamente le loro famiglie, le loro case e il loro Paese.
2. Inoltre, esistono diversi accordi interstatali tra l’Abcasia e la Russia sulla difesa congiunta, che prevedono, ad esempio, un raggruppamento comune di truppe in caso di minaccia militare.
3. L’esercito ucraino, che è ben preparato per le operazioni di combattimento in anticipo, riceve enormi quantità di aiuti dai Paesi occidentali e supera di decine di volte l’esercito georgiano, non può sopportare solo una piccola parte del potenziale militare russo, quindi in caso di apertura di un “secondo fronte” in Abcasia per cercare di indebolire laRussia non potrà che distruggere la Georgia stessa.
Possiamo dire con certezza che coloro che stanno cercando di destabilizzare la già tesa situazione nel Caucaso meridionale e vogliono distruggere la Georgia e il suo popolo sono interessati allo sviluppo di uno scenario di “secondo fronte”.
In questo caso particolare, l’élite politica georgiana ne è ben consapevole e sta cercando di salvare lo Stato e il popolo nel suo complesso. Speriamo che non si lascino guidare da una piccola parte della popolazione e da alcuni politici folli.
RED
La diplomazia abcasa risponde al presidente della Georgia
Category: Abcasia
9 Giugno 2024
Salomé Zourabichvili
Il 1° febbraio, la presidente georgiana Ms. Salomé Zourabichvili ha rilasciato un’intervistaa Bloomberg, ripresa anche da Russia News, in cui ha suggerito che “la Russia dovrebbe abbandonare la sua occupazione di quasi 15 anni del territorio georgiano come parte di un accordo di pace dopo la fine della guerra del Cremlino in Ucraina“.
I politici georgiani credono ingenuamente che il destino dell’Abcasia possa essere negoziato con altri stati ma non con il popolo dell’Abcasia. Una pratica simile esiste già all’ONU, dove alle sessioni dell’Assemblea generale si ascolta solo l’opinione della parte georgiana. Sono passati decenni e non ci sono risultati concreti e non ci saranno fino a quando le Nazioni Unite non terranno conto della posizione abcasa sulle questioni relative all’Abcasia stessa.
Inoltre, le parole della signora Presidente contraddicono la posizione ufficiale delle autorità georgiane, che per preservare il proprio stato non interferiscono negli eventi intorno all’operazione militare speciale della Russia in Ucraina.
Vito Grittani e Kan Taniya – Abcasia
Salomé Zourabichvilitrasmette la posizione dei paesi occidentali, che stanno cercando in tutti i modi di collegare la guerra georgiano-abcasa del 1992-1993 con l’operazione militare speciale della Russia in Ucraina.
Va ricordato che il 14 agosto 1992 la Georgia ha scatenato una guerra contro l’Abcasia e il 30 settembre 1993 le truppe abcase hanno liberato il territorio dall’aggressore. Ad oggi, non ci sono segni di occupazione in Abcasia. Se il paese è stato mai occupato, erano proprio i georgiani gli occupanti dal 1992 al 1993. Il popolo dell’Abcasia lo ricorda molto bene.
“La Russia deve capire dove sono i suoi confini“, continua il presidente. Un cattivo consigliere è colui che non segue i propri consigli. È giunto il tempo che la Georgia stessa comprenda e accetti che dal 1992-1993 confina con l’Abcasia e l’Ossezia del Sud.
La Georgia ha più volte dichiarato l’intenzione di negoziare pacificamente con l’Abcasia, ma l’intervista del Presidente della Georgia è un’altra provocazione che destabilizza la già tesa situazione nella regione del Caucaso meridionale, anche sullo sfondo della cancellazione unilaterale da parte dell’Occidente del prossimo round delle discussioni internazionali di Ginevra.
RED
Текст на русском языке:
Микрофонная дипломатия С.Зурабишвили
1 февраля Президент Грузии г-жа Зурабишвили дала интервью Bloomberg, в котором высказала мысль о том, что «Россия должна отказаться от почти 15-летней оккупации территории Грузии в рамках мирного соглашения по окончании войны Кремля на Украине».
Грузинские политики наивно полагают, что о судьбе Абхазии можно договориться не с народом Абхазии. Подобная практика уже существует в ООН, где на сессиях Генеральной ассамблеи заслушивается мнение только грузинской стороны. Прошли десятилетия и никакого фактического результата нет и не будет до тех пор, пока Организация Объединенных наций не учтет позицию абхазской стороны по вопросам, касающимся Абхазии.
Более того, слова г-жи Президента противоречат официальной позиции грузинских властей, не вмешивающихся в события вокруг СВО в целях сохранения своего государства.
С.Зурабишвили транслирует позицию западных стран, которые всеми способами пытаются связать между собой грузино-абхазскую войну 1992-1993 гг. и СВО России на Украине.
Надо напомнить, что 14 августа 1992 года Грузия развязала войну против Абхазии, а 30 сентября 1993 года абхазские войска одержали Победу. На сегодняшний день в Абхазии нет никаких признаков оккупации. Если страна и была когда-то оккупирована, так только грузинскими войсками с 1992 по 1993 годы. Мы это хорошо помним, и Вы не забывайте, пожалуйста.
«Россия должна понять, где ее границы» – продолжает Президент. Плох тот советник, который не следует своим же советам. Грузии пора бы уже самой понять и принять, что с 1992-1993 годов она граничит с Абхазией и Южной Осетией.
Грузия неоднократно заявляла о намерении мирным путем договориться с Абхазией, но интервью Президента Грузии – это очередная провокация, дестабилизирующая и без того напряженную обстановку в регионе Южного Кавказа, еще и на фоне односторонней отмены коллективным западом очередного раунда Международных Женевских дискуссий.
Vertice per la sicurezza e la stabilità nel Caucaso: rischio per la ripresa di diversi conflitti
Category: Caucaso
9 Giugno 2024
A Sokhum, in Abcasia, il 9 novembre scorso, i copresidenti del GID (Geneva International Discussions) hanno incontrato il “vice ministro degli esteri” abcaso Irakli Tuzhba. Secondo il ministero degli Esteri abcaso, l’argomento principale dell’incontro è stata l’agenda del 57° round dei colloqui del GID. In tale contesto, Tuzhba ha osservato che in questa fase, la loro priorità nell’agenda del GID rimane l’accordo sul non uso della forza. Tuzhba ha anche sollevato la questione della libertà di movimento per coloro che detengono la cittadinanza abcasa e ha sottolineato che “la questione del riconoscimento dei passaporti nazionali abcasi come documenti di viaggio sta diventando sempre più rilevante“.
Abbiamo chiesto all’Ambasciatore generale delMinistero degli Affari Esteri della Repubblica di Abcasia, Kan Taniya, già vice ministro degli Esteri, un suo parere su questo vertice. Qui di seguito le sue considerazioni:
Kan Taniya – Ambasciatore generale delMinistero degli Affari Esteri della Repubblica di Abcasia
Nel momento della crisi mondiale in cui viviamo oggi il rischio di scongelamento dei diversi conflitti è molto alto. Il conflitto georgiano-abcaso è uno di questi. Proprio nei momenti difficili si capisce a cosa servono i diplomatici, il dialogo in generale. Ecco perché le Discussioni Internazionali di Ginevra sulla sicurezza e stabilità nel Caucaso del Sud con la partecipazione di Abcasia, Ossezia del Sud, Russia, Georgia, Stati Uniti, Nazioni Unite, Unione Europea e l’OSCE sono così importanti proprio in questo periodo. Noi diciamo che mentre i diplomatici parlano, I fucili sono silenziosi. Oppure affinché si dialoga sul nostro conflitto a Ginevra la guerra non si ripeterà. Sappiamo che nel 2008 la “Guerra dei Cinque Giorni” scoppiò per colpa della Georgia, che iniziò a bombardare di notte i civili di Tskhinval. Successivamente l’accordo Medvedev-Sarkozy portò tutte le parti coinvolte nella guerra del 08.08.08 al tavolo delle discussioni internazionali di Ginevra. L’obiettivo principale era e rimane anche oggi è la firma di un accordo di “non uso della forza” tra Abcasia e Georgia e tra Ossezia del Sud e Georgia.
Il Governo georgiano di Saakashviliha trasformato ilconflitto tra Abcasia e Georgia in un conflitto tra Georgia e Russia. E per questo, come dice laGeorgia, non firma il documento. Ma sappiamo bene che la realtà politica nel Caucaso del Sudè ormai diversa da quella che immagina il governo georgiano, e prima li capirà sarà meglio per tutta la regione del Caucaso. Ho partecipato nelle Discussioni per circa 6 anni dal 2012 fino alla fine del 2017 e per due volte ero capo della delegazione abcasa.
Per l’Abcasia il tavolo di Ginevra è importante, essendo l’unica piattaforma internazionale ufficiale dove noi abbiamo la possibilità di parlare direttamente agli attori geopolitici mondiali come ONU, UE, OSCE e di far conoscere loro il punto di vista abcaso. Il lavoro tradizionalmente si svolge in due gruppi: il primo si occupa delle questioni politiche, per esempio uno dei punti principale di cui si parla è appunto il documento di non uso della forza, mentre il secondo di quelle umanitarie.
Si possono constatare risultati concreti come, per esempio, il progetto “Missing Persons” con il contributo della Croce Rossa; un altro aiuta a combattere il “Box Tree Moth” – un parassita che si nutre delle foglie di bosso e così via. Oltre a questo, nei margini del GID è stato creato un meccanismo di prevenzione e reazione agli incidenti (IPRM) che tiene sotto controllo la stabilità e la sicurezza nelle zone intorno alla frontiera abcaso-georgiana.
Per un certo periodo le discussioni sono state messe in pausa e quando la Russia ha iniziato l’operazione speciale in Ucraina, considerando l’alta probabilità di un nuovo inizio della guerra tra Georgia e Abcasia, e l’assenza del dialogo, grazie ai diplomatici il formato GID è stato ripristinato. Purtroppo, nonostante la crisi la Georgia non firma comunque il patto di pace. Secondo me, e secondo tanti altri diplomatici abcasi, adesso è il momento più giusto per la Georgia di mostrare al popolo abcaso la voglia di risolvere il conflitto in un modo pacifico a lungo termine e non solo nelle circostanze quando conviene.
A parer mio, si deve partire almeno da una dichiarazione di “non uso di forza” da parte della Georgia, che diverse volte ha rifiutato di fare pure questo, mentre tutte le altre parti li hanno fatto durante uno dei round delle discussioni. E’ difficile parlare di prospettive pacifiche quando non c’è fiducia soprattutto tra i popoli e poi tra governi.
RED
I co-presidenti di Geneva International Discussions (GID) a Sukhum in Abcasia
Category: Caucaso
9 Giugno 2024
I co-presidenti dei prossimi Colloqui internazionali di Ginevra (GID – Geneva International Discussions) sulla sicurezza e la stabilità nel Caucaso meridionale dovrebbero arrivare oggi a Sukhum per discutere l’agenda del prossimo 57esimo round di colloqui, ha affermato il ministero degli Esteri dell’Abcasia in una nota riportata dall’agenzia di stampa russa TASS.
“Una delegazione dei copresidenti dei Colloqui internazionali di Ginevra (GID) sulla sicurezza e la stabilità nel Caucaso meridionale – Toivo Klaar (UE), Cihan Sultanoglu (ONU) e Viorel Mosanu (OSCE) – arriva oggi in Abcasia. Il L’incontro con il vice ministro degli Esteri dell’Abkhazia, Iraklii Tuzhba è previsto per toccare l’ordine del giorno del prossimo round di discussioni internazionali, la cui data non è stata ancora determinata“, si legge nella nota del ministero degli Esteri abcaso.
Il precedente, 56° round di colloqui del GIDsi è svolto dal 4 al 5 ottobre scorso dopo una lunga pausa causata dall’operazione militare speciale russa. Durante i negoziati, la Georgia ha rifiutato di discutere il tema dell’accordo sulle assicurazioni internazionali sul non uso della forza. L’Abcasia ha espresso preoccupazione per il continuo potenziamento militare e tecnico della Georgia con il sostegno diretto degli Stati Uniti e di altri membri della NATO, per le esercitazioni militari congiunte a guida NATO sul territorio georgiano, e ha ribadito il suo interesse a riprendere la procedura di prevenzione e risposta agli incidenti (IPRM) nella la città di Gal.
Le discussioni internazionali sulla sicurezza e la stabilità nel Caucaso meridionale, che coinvolgono Abcasia, Russia, Georgia, Ossezia del Sud, e Stati Uniti e mediate da rappresentanti speciali dell’ONU, dell’UE e dell’OSCE, si svolgono a Ginevra dal 2008. I lavori sono tradizionalmente svolti da due gruppi di lavoro – su questioni di sicurezza e umanitarie. I Colloqui internazionali di Ginevra restano l’unica piattaforma di dialogo tra Sukhum, Tskhinval e Tbilisi.
Sul summit di Sukhum, è intervenuto anche l’attuale ambasciatore a disposizione del ministero degli affari esteri abcaso, Vito Grittani, che ha evidenziato come “questa discussione sulla sicurezza nell’area caucasica con la Georgia, dura ormai da anni e purtroppo sino ad oggi non vi è stato alcun progresso, anzi – ha proseguito Grittani – il rischio che si apra un’altro conflitto in questo momento così delicato è altissimo“. L’ambasciatore abcaso ha poi concluso lanciando una proposta: “Bisognerebbe apportare un elemento aggiuntivo a questo contenzioso che riguarda Abcasia, Ossezia del Sud e Georgia, chiedendo all’Italia di riprendere lo storico ruolo di ‘stato mediatore politico’, affiancando all’azione legittima delle Nazione Unite, anche in maniera indipendente e parallela, quella del ministero degli Esteri“.
RED
Video dell’evento
L’ambasciatore dell’Abcasia Grittani: il Donbass ha il diritto di decidere in libertà
Category: Abcasia
9 Giugno 2024
Il conflitto russo-ucraino ha riacceso anche le antiche contese legate alle aspirazioni dei territori che nell’area della ex Unione Sovietica rivendicano la propria autonomia. Esempio e motivo principale dell’attuale azione militare russa è il Donbass, territorio dove nel marzo 2014, iniziarono nell’est dell’Ucraina azioni di protesta contro il nuovo governo insediatosi a Kiev. Questa storia arriva ai giorni nostri con l’attuale azione militare della Federazione Russa, decisa a mettere fine ai soprusi perpretati per anni dai battaglioni nazisti ucraini che tanto sangue hanno portato in questo territorio. Secondo una proposta del partito Russia Unita, il 4 novembre prossimo in occasione della Giornata dell’unità nazionale, dovrebbe tenersi il referendum per l’adesione del Donbass alla Federazione Russia.
Tra le Repubbliche indipendenti in continua lotta nell’area del Caucaso, c’è quella dell’Abcasia (Абха́зия), della cui millenaria storia si trova traccia già in antichi di insediamenti umani trovati proprio nel Caucaso occidentale e che risalgono a un periodo compreso tra il 4000 e il 3000 a.C.
La storia recente racconta che il consiglio militare che governava la Georgia, il 21 febbraio 1992 dopo le dimissioni di Zviad Gamsakhurdia annunciò l’abolizione della costituzione dell’era sovietica e la restaurazione della costituzione del 1921 della Repubblica Democratica di Georgia. Molti abcasi interpretarono questo come un’abolizione del loro status autonomo. In risposta, il 23 luglio 1992, il governo dell’Abcasia dichiarò a tutti gli effetti l’indipendenza, riconosciuta ad oggi da 7 Stati membri dell’ONU (tra cui la Russia) e da 2 Stati a loro volta non riconosciuti.
Fino a qui la storia “ufficiale”, ma abbiamo voluto porre alcune domande all’attuale ambasciatore a disposizione del ministero degli affari esteri abcaso, Vito Grittani. Ecco cosa ci ha detto.
il presidente della Repubblica del Donetsk Denis Pushilin con l’ambasciatore Vito Grittani
Anzitutto devo sottolineare che i motivi che hanno portato alla guerra sono tanti e devo sottolineare, che non è una storia iniziata nel periodo del crollo dell’Unione Sovietica, o ancora peggio nel 2008, come molti giornali scrivono, il conflitto inizia molto prima. Il governo sovietico georgiano, appoggiato completamente da Stalin e Beria, in modo sistematico violava i diritti degli abcasi partendo dal 1931 con il cambio dei nomi delle città (p.e. la capitale abcasa Sukhum che tra l’altro ha 2500 anni quasi come Roma, e’ diventata Sukhumi con la i alla fine a modo georgiano), continuando con la chiusura delle scuole abcase, proibizione della lingua abcasa, il passaggio all’usanza dell’alfabeto georgiano per la lingua abcasa, l’assenza degli abcasi nelle posizioni principali del governo di Abcasia, la deportazione o meglio le repressioni dell’intelligenza abcasa in Siberia praticamente a morire e così via. Ovviamente tutto questo si manifestava attraverso una forte e prolungata protesta da parte degli abcasiche iniziarono ad organizzare le manifestazioni per chiedere il rispetto dei propri diritti. Piano piano le proteste si trasformarono in un conflitto armato perché l’allora presidente Shevardnadze, appoggiato da Eltsin, decise di mandare le truppe armate per risolvere la questione usando la forza militare. Così il 14 agosto del 1992 iniziò la guerra georgiano-abcasa e durò un anno fino al 30 settembre del 1993. La guerra ha portato la devastazione dell’Abcasia, all’economia, all’infrastruttura ma soprattutto ha portato via la vita a decine di migliaia di persone. Il 4% degli abcasi sono stati uccisi durante la guerra, è praticamente un genocidio accaduto in Europa nella storia recente. Con l’aiuto volontario di altri popoli delNord Caucaso e della regione in generale, così come gli abazini, i circassi, i ceceni, gli ingusci, i cosacchi, i russi, i dagestani, gli armeni e ovviamente tutti gli abcasi da 18 a 65 anni e non solo quelli che vivevano in Abcasia ma arrivati dalla Turchia, Giordania, Siria, Egitto ecc. (abbiamo enorme comunita’ in quei paesi) e tanti altri, l’Abcasiariesce a liberarsi dall’aggressore georgiano e guadagnarsi la sovranita’ e l’indipendenza, voluta da generazioni degli abcasi, per poter decidere il proprio futuro ma soprattutto per la possibilita’ di preservare la nazione, l’antica e difficilissima lingua (per dire abbiamo 64 lettere nel alfabeto) e la cultura abcasa.
Il dopoguerra per l’Abcasia non è stato facile. Nel ‘94 si è tenuto il primo referendum, dove il 98% ha votato per accettare la costituzione di uno stato sovrano, indipendente, democratico e di diritto. Questa azione ha avuto come effetto il blocco economico internazionale da tutti i paesi del mondo, compresa la Russia di Eltsin che allora stava politicamente da parte georgiana. In queste condizioni difficili la dirigenza politica abcasa cercava di parlare al mondo e di esprimere la propria opinione tramite negoziazioni tra l’Abcasia e la Georgia con il ruolo mediatico principale della Russia e con la partecipazione delle nazioni unite. Fino a settembre del 99 si discuteva della possibilita’ di creazione di una nuova entita’ internazionale, una confederazione abcaso-georgiana, pero’ le parti non sono mai riuscite a trovare i punti d’accordo soprattutto per la posizione distruttiva del presidente georgiano, che non accettava l’idea dell’uguaglianza dei poteri e dei diritti fra gli abcasi e i georgiani. Così, dopo l’ultimo tentativo di trovare una via per la convivenza pacifica che è fallito, il primo presidente abcaso Vladislav Ardzinba propone di fare un’altro referendum per chiedere alla popolazione se vuole continuare a lottare per il riconoscimento internazionale o no, se si’ allora accettare l’atto di indipendenza. La stramaggioranza il 96% ha votato per il si’, e quindi da quel momento lo status politico di Abcasia non si e’ mai più discusso.
Nel 2000 al potere in Russia è stato eletto Vladimir Putin, che ha iniziato una nuova politica verso il conflitto georgiano-abcaso. E’ stato molto piu’ pragmatico e come risultato, dopo una lunga strada di negoziazioni trilaterali e le violazioni continue da parte della Georgia di accordi presi tra le parti nelle margini di queste negoziati si arriva all’8 agosto del 2008, quando l’attenzione del tutto il mondo era fissata sulle Olimpiadi e l’allora presidente georgiano Saakashvili inizia un’altra guerra nel Caucaso del Sud, questa volta contro l’Ossezia del Sud. La Guerra durava da 5 giorni e la Russia dovette intervenire, praticamente per salvare la nazione, visto che la maggior parte degli ossezi ha anche la cittadinanza russa, così come gli abcasi. Dopo la Guerra in Ossezia del Sud Il 26 agosto del 2008 l’allora presidente russo Dmitri Medvedev ha firmato il decreto del riconoscimento dell’indipendenza e sovranità di Abcasia e di Ossezia del Sud e ha seguito il decreto dell’instaurazione delle relazioni diplomatiche e lo scambio degli ambasciatori. Da quel momento la Georgia ha cambiato la propria strategia verso l’Abcasia, cioè se prima considerava l’Abcasia come una parte nel conflitto dopo il riconoscimento russo la retorica e’ cambiata. L’Abcasia non si considerava più parte del conflitto, ma il cosiddetto territorio occupato dalla Russia secondo la legge adottata in Georgia, ed il conflitto non era più con l’Abcasia ma con la Russia. Dal punto di vista della Georgia che si posiziona nel ruolo della vittima potrebbe essere anche una bella strategia, pero’ non corrisponde alla realtà.
Il Ministro degli Affari Esteri delle PMR Vitaly Ignatiev con Vito Grittani
Sapete bene, che l’occupazione presuppone l’amministrazione esterna del paese, l’assenza di elezioni democratiche, coprifuoco, posti militari nelle città e altre restrizioni ai diritti e alle libertà dei residenti. In Abcasia non c’è nessuno di questi segni, intanto vi invito a visitare lo stato per avere le conferme, e inoltre, teniamo costantemente elezioni del Parlamento a proposito le prossime si svolgeranno il 12 marzo e elezioni presidenziali, che si distinguono per una maggiore trasparenza e possono anche essere un esempio di elezioni trasparenti per le democrazie avanzate.
Poi spesso l’Abcasia viene chiamata parzialmente riconosciuta ma dal punto di vista del diritto internazionale, dal momento in cui la Russia ha riconosciuto lo stato abcaso, l’Abcasia e’ passata da un paese non riconosciuto da nessun ente di diritto internazionale ad uno stato riconosciuto dal paese piu’ grande del mondo, membro del consiglio di sicurezza dell’onu, una delle potenze mondiali ecc. A noi piace spiegare il diritto internazionale che riguarda il riconoscimento in un modo piu’ semplice cioe’ – Cosi’ come non esistono gli stati parzialmente riconosciuti, non esistono le donne parzialmente incinte.
La differenza sta nel numero dei paesi che riconoscono la sovranità e anche nei doppi standard della geopolitica, cioe’ chi sta dalla parte di USA gode piu’ possibilita’ di essere rappresentati nelle organizzazioni internazionali e chi sta con la Russia deve essere sottoposto alle ridicole sanzioni. Io con il mio passaporto abcaso non posso andare nei paesi che non riconoscono l’Abcasia, e soffro della violazione del mio diritto di base – libero movimento, La stessa cosa vale per i diplomi di laurea, certificati di nascita ecc. Invece un cittadino kosovaro, con tutto il rispetto ho tanti amici kosovari ma solo per fare un esempio, può girare il mondo ed entrare nei paesi che non riconoscono Kosovo come lo stato sovrano.
Denis Pushilin Capo della Repubblica Popolare di Donetsk
Oggi l’Abcasia sta sviluppando le relazioni diplomatiche con diversi paesi. Soprattutto con la Russia: per esempio ci sono due accordi interstatali al livello di partenariato strategico ed alleanza ed in più sono siglati più di 200 accordi in tutte le aree di cooperazione. La Russia aiuta anche economicamente, esiste un programma annuale di sostegno socio-economico, diversi accordi militari, che comprendono raggruppamento unito di forze militari abcaso-russe nel caso di aggressione contro l’Abcasia. Il popolo abcaso e’ molto grato alla Russia per tanti motivi e rafforzeremo di sicuro la nostra cooperazione anche in futuro. Abbiamo Ambasciate aperte in Russia, a Mosca, nel Venezuela, Siria, Ossezia del Sud, e un paio di mesi fa il presidente ha firmato il decreto dell’apertura di un’Ambasciata in Nicaragua, abbiamo alcuni consoli onorari. Poi abbiamo diverse rappresentanze così come la rappresentanza diplomatica per l’Italia e paesi dell’UE tra cui quella mia come Ambasciatore a disposizione del ministero degli affari esteri abcaso. Praticamente faccio funzione di un‘Ambasciata vera e propria ma senza l’immunità diplomatica visto che per ora non sono stabiliti le relazioni diplomatiche tra l’Abcasia e l’Italia.
Per quanto riguarda i referendum nel Donbass – il popolodal 2014 vive in guerra e sotto i bombardamenti dell’Ucraina, ora sta lottando per la propria volontà di essere liberi di scegliere il proprio destino. Il Donbass vive proprio il periodo che l’Abcasia ha vissuto nel 1992-1993. Il popolo ha il diritto di decidere se associarsi con la Russia o rimanere sovrano come l’ha fatto l’Abcasia. L’Abcasia ha deciso di costruire uno stato indipendente e sovrano con due referendum tenuti nel 1994 e nel 1999 con il 98% dei voti. Noi come Abcasia appoggeremo qualsiasi decisione del popolo fratello delle Repubbliche del Donbass.
lungomare di Sukhum capitale della Repubblica di Abcasia
L’Abcasia è anche una Repubblica con tante potenzialitànel settore agricolo perche’ l’Abcasia esporta quasi 30 milioni di bottiglie di vino in Russia, in piu’ circa 20 mila tonnellate di clementini, fragola. In più è una zona principalmente turistica molto importante per la Russia. Con quasi 300 mila abitanti ogni anno vengono piu’ di 1,5 milioni di turisti maggiormente dalla Russia. Per gli investitori è stato creato un ente governativo – l’agenzia degli investimenti sotto il ministero dell’economia, che può curare i progetti di potenziali investitori. Si possono creare anche enti giuridici con il 100% capitale straniero, e per chi investe più di un milione ci sono le cosi dette “vacanze di tasse” (esenzione n.d.r.) per 3 anni.