Iniziato oggi il 28° Forum Economico Internazionale di San Pietroburgo

E’ iniziato oggi il 28° Forum Economico Internazionale di San Pietroburgo si terrà dal 18 al 21 giugno 2025. Quest’anno, il tema dello SPIEF è “Valori comuni: il fondamento della crescita in un mondo multipolare“.

Fatti chiave

Durante il forum si terranno circa 150 eventi, suddivisi in cinque gruppi principali: “L’economia mondiale: una nuova piattaforma di crescita globale”, “L’economia russa: una nuova qualità di crescita”, “Un essere umano in un nuovo mondo”, “L’ambiente per vivere” e “Tecnologie: aspirazione alla leadership”. Come nei forum precedenti, anche questo ospiterà spazi tematici, i forum delle piccole, medie imprese e delle imprese creative, il gruppo Business G20, la SPIEF Academy e il forum SPIEF Junior.

Il forum ospiterà anche 19 panel di business: Russia – Africa, Russia – Bahrein, Russia – Brasile, Russia – Vietnam, Russia – UE, Russia – India, Russia – Indonesia, Russia – Iran, Russia – Kazakistan, Russia – Kirghizistan, Russia – Cina, Russia – America Latina, Russia – Mongolia, Russia – Emirati Arabi Uniti, Russia – Oman, Russia – Thailandia, Russia – Uzbekistan, Russia – Sudafrica, Unione Economica Eurasiatica – ASEAN. Inoltre, nell’ambito dello SPIEF si terrà il Forum Economico Internazionale dei Giovani “Giornata del Futuro”.

Come da tradizione, il presidente russo Vladimir Putin dovrebbe intervenire alla sessione plenaria del forum il 20 giugno.

Lo SPIEF comprenderà il festival culturale “Le stagioni di San Pietroburgo” e alcuni eventi sportivi.

Storia

Il Forum Economico Internazionale di San Pietroburgo è la principale conferenza economica annuale in Russia. Si tiene dal 1997. Fino al 2007 si chiamava Forum Economico di San Pietroburgo. Nel 2020, lo SPIEF è stato annullato a causa della pandemia di coronavirus.

Allo SPIEF si incontrano capi di Stato, ministri delle finanze, dirigenti di aziende russe e straniere, finanzieri e scienziati per discutere di questioni economiche che riguardano la Russia, i mercati dei paesi in via di sviluppo e il mondo intero.

Ogni anno, il forum riunisce oltre 10.000 partecipanti in rappresentanza di oltre 100 paesi, con un record di 21.000 partecipanti provenienti da 139 paesi e territori nel 2024. I lavori dello SPIEF si articolano in sessioni plenarie, tavole rotonde, mostre, videoconferenze e presentazioni. Dal 2005, un presidente russo ha preso parte al forum: dal 2005 al 2007 e dal 2012 al 2024 è stato Vladimir Putin, e dal 2008 al 2011 è stato Dmitrij Medvedev. Tradizionalmente, il forum è accompagnato da un ampio programma culturale, con concerti e mostre.

L’evento si distingue per il suo approccio pratico. Dal 2010, nell’ambito dello SPIEF sono stati firmati diverse centinaia di accordi e memorandum di investimento per un importo complessivo di oltre 775 miliardi di dollari. Nel 2013, sono stati conclusi 102 accordi per un importo complessivo di 9.600 miliardi di rubli (circa 320 miliardi di dollari), che rappresenta ancora oggi la cifra più elevata nella storia del forum. Nel 2023, il valore degli accordi dichiarati ammontava a 3.860 miliardi di rubli, mentre nel 2024 era di 6.492 miliardi di rubli. Dal 2016, uno o più Paesi ricevono lo status di Paese ospite dello SPIEF. Il primo Paese ospite del forum è stata l’Italia. Nel 2025, il Paese ospite dello SPIEF è il Regno del Bahrein.

Luogo

Nel 2025, lo SPIEF si terrà all’ Taurida Palace per la nona volta dal 2016. Dal 2006 al 2015 si è tenuto al Lenexpo e dal 1997 al 2005 al Taurida Palace.

Organizzatori e partner

Nel 2006, lo SPIEF è stato organizzato dal Ministero russo dello Sviluppo Economico e del Commercio. Nel 2007 è stata creata la Fondazione permanente SPIEF per ospitare il forum, che nel 2015 è stata ribattezzata Fondazione Roscongress, con Alexander Stuglev nominato direttore. Il bilancio ufficiale dell’evento non è stato reso noto. La maggior parte delle entrate del forum è costituita da fondi provenienti dagli sponsor e dalle quote di iscrizione dei partecipanti, con il costo di un pacchetto standard per i partecipanti nel 2025 a partire da 990.000 rubli (12.600 dollari) se acquistato in anticipo. I fondi per lo SPIEF provengono anche dal bilancio della città di San Pietroburgo.

Oltre 100 organizzazioni e aziende sono state nominate partner del forum nel 2025. I partner principali di SPIEF-2025 sono VEB.RF e l’azienda statale Rosatom, mentre gli altri sponsor e partner principali includono VTB Bank, Gazprom, Gazprom Neft, Gazprombank, NPS Group, Novatek, PSB, Sber e SBP. La compagnia aerea partner è Aeroflot, il partner strategico è Rosseti e l’auto ufficiale del forum è Tank, un marchio del produttore cinese Great Wall Motor.

RED




Le nuove sanzioni antirusse: contenuti, obiettivi, conseguenze

Il 10 gennaio 2025 il Dipartimento del Tesoro dell’Amministrazione Biden ha imposto alla Russia misure sanzionatorie che si qualificano come le più dure dall’inizio dell’operazione militare speciale in Ucraina e che da allora, per la prima volta, vedono l’adesione simultanea del Regno Unito nell’imporre sanzioni dirette alle due compagnie energetiche russe Gazprom Neft e Surgutneftegas.

Le restrizioni riguardano aziende, persone e navi connesse con la produzione e la vendita di idrocarburi russi.

In primo luogo, le sanzioni sono dirette a colpire direttamente due giganti della produzione ed esportazione di petrolio: Gazprom Neft e Surgutneftegaz – capaci insieme di esportare via mare 970.000 barili al giorno – ed oltre due dozzine di società ad esse collegate e per lo più dedite alla fornitura di servizi di supporto tecnico petroliferi tra cui OFS Technologies, ENGS e TNG-Group, RN-Vankor, l’operatore del progetto di punta di Rosneft Vostok Oil, nonché Rusgazalyans, l’operatore dello sviluppo dei giacimenti Parusovoye, Severo-Parusovoye e Semakovskoye nell’Okrug autonomo di Yamalo-Nenets.

Le restrizioni si applicano anche alle imprese collegate a quelle russe colpite dalle sanzioni se la quota di partecipazione diretta o indiretta di queste alla proprietà aziendale delle partecipate supera il 50%.

Tra le altre c’è la filiale serba della Gazprom Neft: NIS (Naftna Industrija Srbije). Questa è l’unica azienda in Serbia impegnata nella ricerca e produzione di idrocarburi. Possiede anche una raffineria e una rete di distributori di benzina. Il presidente serbo Aleksandar Vucic ha già dichiarato che le sanzioni americane richiedono il  ritiro completo del capitale russo da NSI entro 45 giorni. Attualmente Gazprom Neft possiede il 50% di NIS, Gazprom il 6,15%, la Serbia il 29,87%, le restanti azioni sono nelle mani degli azionisti di minoranza.

Le restrizioni hanno interessato anche le compagnie di navigazione, tra cui Sovcomflot, la più grande in Russia, nonché la controllata di Rosneft, Rosnefteflot.

La black list colpisce, inoltre, direttamente le navi. In totale, l’elenco comprende 183 navi che battono bandiera di Russia, Panama, Barbados e Gabon. Gli Stati Uniti ritengono che tra queste ci siano petroliere che fanno parte della “flotta ombra” della Russia, che vende petrolio russo aggirando le sanzioni occidentali e che sarebbe impiegata in qualche caso anche per trasportare greggio iraniano, come ha specificato l’Office of Foreign Assets Control (Ofac). Finora le petroliere obiettivo della guerra ibrida americana erano state solo 39. Inoltre, vengono colpite anche le navi cisterna per GNL, le navi passeggeri, nonché le navi che forniscono rifornimenti o altri tipi di servizi marittimi.

L’elenco dei soggetti sanzionati comprende le società di assicurazione del trasporto marittimo di petrolio Ingosstrakh e Alfastrakhovanie, che forniscono le polizze necessarie alle petroliere anche quando trasportano carichi di valore superiore al price cap imposto dal G7.

Gli Stati Uniti hanno vietato alle proprie società di fornire servizi di produzione petrolifera in Russia. Il divieto entrerà in vigore il 27 febbraio e riguarderà qualsiasi fornitura di servizi legata alla estrazione o alla produzione petrolifera, comprese le vendite dagli Stati Uniti a chiunque si trovi in ​​Russia.

In pratica, ormai, qualsiasi connessione lavorativa diretta o indiretta, presente o passata con il settore energetico russo è motivo sufficiente per essere inserito nella lista delle sanzioni statunitensi.

Anche il settore del gas ha subito sanzioni. Oltre alle navi cisterna per GNL, l’elenco delle sanzioni comprende l’impianto di liquefazione del gas naturale di medio tonnellaggio Gazprom LNG Portovaya, che appartiene a Gazprom, e Cryogaz-Vysotsk, che appartiene a Novatek.

Tra le imprese di altri settori del pacchetto c’erano Kuzbassrazrezugol, l’azienda carbonifera Denisovsky GOK in Yakutia e l’impianto di assemblaggio di pezzi grezzi Liskinsky.

L’elenco si estende anche  persone fisiche: “funzionari ed élite del settore energetico“. Ci sono 37 nomi in totale, tra cui il capo della Gazprom Neft Alexander Dyukov, il capo della Zarubezhneftil, Sergei Kudryashov, il capo della Lukoil, Vadim Vorobyov, il figlio del comproprietario della Lukoil, Yusuf Alekperov.

L’amministrazione dell’attuale Presidente degli Stati Uniti, Joe Biden prevede che le nuove restrizioni costeranno alla Russia miliardi di dollari ogni mese e, di conseguenza, colpiranno il tasso di cambio del rublo e porteranno ad un aumento del tasso di riferimento della Banca Centrale della Federazione Russa.

Gli Stati Uniti finora avevano calibrato le sanzioni rivolte al settore petrolifero russo, nella consapevolezza dei possibili rischi di una carenza della materia prima e soprattutto dei rialzi incontrollati dei prezzi dei carburanti.

Tuttavia, l’amministrazione Biden ha affermato che le sanzioni su larga scala contro il settore energetico russo non rappresentano una minaccia per il mercato petrolifero globale, poiché, secondo la Casa Bianca, non vi è alcun rischio di carenza di approvvigionamento, grazie alla crescita della produzione di greggio in Guyana, Brasile, Canada, Medio Oriente e Stati Uniti.

Il Presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, ha ringraziato gli Stati Uniti per quello che ha definito il loro “sostegno bipartisan”.

John Herbst, ex ambasciatore statunitense in Ucraina, ha affermato che, nonostante le misure siano “eccellenti“, la loro attuazione sarà fondamentale. “Ciò significa che sarà l’amministrazione Trump a stabilire se queste misure metteranno effettivamente sotto pressione l’economia russa“.

La stessa Casa Bianca ha concluso che il destino delle nuove sanzioni dipenderà interamente dall’amministrazione del Presidente eletto degli Stati Uniti, Donald Trump.

Tuttavia, alcune delle misure annunciate venerdì dal Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti diventeranno legge, il che significa che la nuova amministrazione Trump dovrà coinvolgere il Congresso se vorrà revocarle.

Le mosse di Biden possono destabilizzare i mercati interrompendo temporaneamente le forniture di petrolio russo e costringendo la Russia a trovare rotte alternative, rendendo le consegne più costose.

Secondo il veterano analista finanziario indipendente Tom Luongo “la Russia è semplicemente troppo grande per essere esclusa dal mercato a causa dei prezzi, il che significa che eventuali aggiustamenti dei prezzi si applicheranno al mercato mondiale una volta che Mosca si sarà adeguata alle nuove restrizioni”.

A dieci giorni dall’insediamento di Donald Trump alla Casa Bianca la cosa certa è che il mercato ha intensificato i rialzi fin dalle prime indiscrezioni sulle nuove misure approntate da Washington e il Brent è arrivato a guadagnare fino al 5% nel corso della seduta di venerdì 10, raggiungendo un picco di 80,75 dollari al barile, su livelli che non si vedevano dai primi di ottobre.

La Russia rappresenta circa l’11% della produzione mondiale di petrolio greggio (10,75 milioni di barili al giorno), consumandone solo 3,68 milioni di barili al giorno. Il resto viene esportato. Qualsiasi aumento dei prezzi causato dalle sanzioni si applicherà a questi 7 milioni di barili al giorno.

Secondo oilprice.com, i prezzi del petrolio sono già aumentati dopo l’annuncio delle sanzioni: il WTI del 3,58%, il Brent del 3,69% e il paniere OPEC dell’1,13%.

Prezzi più elevati del petrolio significano prezzi più alti della benzina e, se mantenuti nel tempo, di tutto ciò che necessita del trasporto con benzina, dai prodotti alimentari e per la casa ai materiali da costruzione, ma anche costi di produzione più elevati, soprattutto in regioni che non hanno una fonte energetica propria importante, come l’Unione Europea.

Nel comunicato ufficiale del Ministero degli Esteri della Federazione Russa del 12 gennaio 2025 si legge che “La decisione dell’attuale amministrazione americana di introdurre nuove misure restrittive nei confronti dell’intero settore energetico nazionale e di una serie di grandi aziende, comprese sanzioni personali contro i loro dirigenti e i funzionari del Ministero dell’Energia della Federazione Russa, rappresenta un tentativo di causare almeno qualche danno all’economia russa, anche a costo di rischiare la destabilizzazione dei mercati mondiali alla vigilia della fine del inglorioso mandato al potere del presidente George Biden.

Sullo sfondo del fallimento della scommessa di Washington sulla “sconfitta strategica di Mosca” e della pressione delle sanzioni volte a indebolire l’economia russa, che, nonostante la pressione esterna senza precedenti, non solo è sopravvissuta, ma continua a svilupparsi, i tentativi della squadra uscente della Casa Bianca mira a rendere il più difficile possibile o a rendere impossibile qualsiasi legame economico bilaterale, anche per gli affari americani.

Ciò sacrifica gli interessi sia degli alleati europei degli Stati Uniti, costretti a passare a forniture americane più costose e instabili, sia della loro stessa popolazione, che ora soffre le conseguenze degli incendi su larga scala in California, le cui opinioni sull’aumento dei prezzi del carburante contavano prima le elezioni presidenziali di novembre, quando i prodotti petroliferi russi furono acquistati tramite intermediari, possono già essere ignorate. Di conseguenza, al futuro presidente, che non ha il diritto di revocare queste sanzioni senza l’approvazione del Congresso, rimane la “terra bruciata” – in senso letterale e figurato.

Naturalmente, le azioni ostili di Washington non passeranno inosservate e saranno prese in considerazione nella costruzione della nostra strategia economica estera. Continuerà l’attuazione di grandi progetti nazionali per la produzione di petrolio e gas, nonché la sostituzione delle importazioni, la fornitura di servizi petroliferi e la costruzione di centrali nucleari nei paesi terzi. Nonostante le convulsioni alla Casa Bianca e le macchinazioni della lobby russofoba in Occidente, che cerca di trascinare il settore energetico mondiale nella “guerra ibrida” scatenata dagli Stati Uniti contro la Russia, il nostro Paese è stato e rimane un attore chiave e affidabile nel mercato globale dei carburanti”.

Davide Della Penna




Ladispoli blindata per la festa milionaria di Leonid Mikhelson CEO della Novatek

Ladispoli, cittadina sul litorale a nord di Roma praticamente blindata oggi, domenica 11 agosto, per il compleanno di Leonid Viktorovich Mikhelson (Леонид Викторович Михельсон), magnate russo tra gli uomini più ricchi del paese, amministratore delegato, presidente e principale azionista della società del gas Novatek. Secondo Forbes la sua fortuna si aggira intorno ai 23,6 miliardi di dollari.

Mikhelson ha scelto la  per festeggiare l’evento la Posta Vecchia e il Castello Odescalchi , organizzando una festa in grande stile con un mega palco con il mare come sfondo e con tanto di fuochi d’artificio che faranno splendere il mare nella notte, roba mai vista da queste parti. Il tutto accompagnato, per i pochi ospiti, dalla voce di Enrique Iglesias, figlio di Julio e marito della ex tennista russa, Anna Kournikova.

Al largo la sua nave privata, lo Sputnik, con una pista per l’atterraggio degli elicotteri. Il miliardario russo, che oggi compie 63 anni e brinderà insieme a una ventina di persone nel parco dell’hotel di Palo Laziale,  ha affittato l’intero albergo e il castello Odescalchi per un milione e trecentomila euro. I fuochi d’artificio – autorizzati dal Comune – saranno sparati dalla nave Sputnik, ormeggiata da ieri mattina davanti l’hotel. Solo lo spettacolo di luci costerà 350mila euro. Cena supersofisticata, a un ristorante giapponese di Ladispoli sono stati ordinati vassoi di sushi. I camerieri che serviranno la cena dovranno passare i controlli di sicurezza strettissimi e consegnare all’ingresso i cellulari, così come tutti gli inservienti dell’albergo. Le guardie private impediranno a chiunque di avvicinarsi alla villa e blinderanno l’evento. Già dalle 20 di stasera la navigazione è interdetta su quel tratto di costa, per via dello spettacolo dei fuochi d’artificio, in acqua il presidio della guardia costiera. E poi Iglesias che si esibirà sul palco montato in soli due giorni con l’attrezzatura portata da sei tir. Il re dei Paperoni russi, tra i 60 uomini più ricchi del mondo, e i suoi ospiti arriveranno a largo di Ladispoli in elicottero, atterrando sulla pista della nave Sputnik, e con alcune lance raggiungeranno l’hotel.

RED

 

 



V FORUM EURASIATICO 2016: A VERONA IL 20 E 21 OTTOBRE

Saranno  oltre 60 i relatori del V Forum Eurasiatico, il vertice  economico che si terrà a Verona il 20 e 21 ottobre (Palazzo della Gran Guardia).antonio_fallico

Tra i temi affrontati nelle 8 sessioni di lavoro del focus sui rapporti economico-commerciali tra l’Italia, l’Europa e i Paesi dell’Unione Economica Eurasiatica (UEEA: Russia, Bielorussia, Kazakistan, Armenia, Kirghizistan, quelli relativi ai processi geopolitici  in movimento nella grande Eurasia; all’economia e alla finanza nel contesto della crisi globale; al mercato dell’energia in prospettiva 2020, fino ai nuovi modelli di cooperazione economica, alle infrastrutture e all’agroindustria. All’evento, organizzato dall’Associazione Conoscere Eurasia, Fondazione Roscongress e Forum economico internazionale di San Pietroburgo in collaborazione con Intesa forum-eurasiatico-tosi-boschi-fallicoSanpaolo, Gazprombank, Region Group e Visa Handing Services, sono attese circa 600 aziende provenienti, oltre che dall’Italia, anche dai Paesi UEEA, Cina, India, Corea del Sud e Aerbaijan.
Se la crisi geopolitica sta registrando uno dei momenti più difficili dai tempi della Guerra Fredda, nei rapporti commerciali tra l’UEEA e l’Italia si allenta sensibilmente la morsa della crisi. Secondo le elaborazioni su base Istat della Direzione Studi e Ricerche di Intesa Sanpaolo, realizzate in collaborazione con l’Associazione Conoscere Eurasia, il bilancio dell’export made  in Italy verso i Paesi dell’Unione nel primo semestre del 2016 ha infatti contenuto la caduta a poco meno dell’1%, (-30% l’import, a/a), con un bilancio non omogeneo a livello geografico. In notevole crescita il Mezzogiorno, che vede aumentare le proprie esportazioni del 130,5% grazie al balzo delle forniture di metallurgia in Kazakistan. Chiudono a +0,2% le forniture del Centro Italia, palazzo-della-gran-guardia-a-verona-dove-si-svolge-il-forum-eurasiaticocomplice il settore della meccanica dell’area fiorentina, che ha compensato gli arretramenti dell’industria del mobile. Ma per lo studio di Intesa Sanpaolo, in parte anticipato oggi, le perdite maggiori del primo semestre arrivano dalle aree epicentro del commercio verso l’Unione Eurasiatica. Il Nord-Est – dove la crescita di cantieristica, prodotti di metallo, agricoltura, gomma e plastica non è bastata a controbilanciare la perdita in particolare della meccanica – il dato chiude a -4,1%; mentre il Nord-Ovest ha registrato il dato più negativo (-10,7%), complice anche in questo caso la caduta della meccanica oltre a cantieristica, aerospazio  ed elettrotecnica. Complessivamente si intravede comunque un segnale diverso rispetto a quello che ha distinti il crollo dell’ultimo biennio (-45% circa gli scambi UEEA-UE) e che nel 2015 ha fermato l’export italiano a 8,4mld di euro (-22,7%), con gli scambi a 25mld di euro (-18%). Per Antonio Fallico, presidente di Conoscere Eurasia e di evgeny-utkin-romano-prodiBanca Intesa Russia: “I segnali che arrivano dal mercato sono incoraggianti malgrado le tensioni geopolitiche. Le aziende italiane ed europee non solo comprendono la strategicità dell’Unione Economica Eurasiatica, ma avvertono anche la necessità di un nuovo approccio nel business, che non è soltanto ‘export’ ma deve investire in forme innovative di cooperazione”.
Sul fronte degli interventi italiani, il Forum Eurasiatico vedrà la partecipazione, tra gli altri, di: Romano Prodi, presidente Fondazione per la Collaborazione tra i popoli; Massimo Mucchetti, presidente della 10^ Commissione del Senato; Gaetano Miccichè, presidente Banca IMI; Mauro Moretti, Ad del Gruppo Leonardo-Finmeccanica; Marco Tronchetti Provera, presidente e Ceo Pirelli & C. SpA; Marco Alverà, Ad Snam ; Gregorio De Felice, Chief economist Intesa Sanpaolo; Antonio Fallico, presidente di Banca Intesa Russia e di Conoscererazov-sechin-e-fallico Eurasia; Luigi Scordamaglia, Ceo Inalca e presidente Federalimentare; Mauro Moscardi, Cfo Gruppo De Cecco, oltre ai presidenti delle Regioni Puglia e Liguria, Michele Emiliano e Giovanni Toti e al sindaco di Catania e presidente della delegazione italiana del Comitato delle Regioni dell’Unione Europea, Enzo Bianco.
Molti i relatori dell’area eurasiatica: Igor Sechin, presidente e Ceo Rosneft; Leonid Mikhelson, presidente Novatek; Andrey Akimov, presidente del Management Board Gazprombank; Alexander Shokhin, presidente Unione industriali e imprenditori della Russia; Grigory Rapota, Segretario di Stato Russia-Bielorussia; Tatiana Valovaya, ministro dell’Integrazione e della Macroeconomica romano-prodi-al-forum-eurasiaticodella Commissione economica eurasiatica; Alekey Meshov, vice ministro degli Esteri della Federazione Russa; Ilya Shestakov, vice ministro dell’Agricoltura della Federazione Russa; Evgeny Shestakov, vice ministro degli Affari Esteri della Repubblica di Berlarus; Sergey Roumas, presidente del Cda Banca dello Sviluppo della Repubblica di Belarus; Sergey Razov, Ambasciatore della Federazione Russa in Italia;   Sergey Cheremin, ministro del Governo di Mosca e Alexander Stuglev, Ad Fondazione Roscongress.

Barbara Cassani

 




RUSSIA E CINA SEMPRE PIU’ IN SINTONIA: VLADIMIR PUTIN INCONTRA XI JINPING

Mosca – Il presidente russo Vladimir Putin si recherà in Cina per una visita ufficiale sabato prossimo 25 giugno su invito del presidente cinese Xi Jinping. Lo ha annunciato il Cremlino.Xi Jinping e Vladimir Putin si vedranno a Pechino in Cina
I due leader discuteranno di “passi specifici” per sviluppare la cooperazione russo-cinese in aree come il “commercio, gli investimenti, le tecnologie e i diritti umani”. Putin e Jinping affronteranno inoltre i principali temi di “politica internazionale” e l’interazione in organismi sovranazionali come Onu, G20 (che quest’anno si terrà nei primi giorni di settembre a Hangzhou, nella Cina orientale), Brics e il futuro summit dello Sco (l’Organizzazione per la cooperazione di Shangai).

Xi Jinping e Vladimir Putin in grande sintoniaL’ambasciatore russo a Pechino Andrey Denisov, in una nota rilasciata alla TASS, ha definito l’incontro “un evento su scala globale, essendoci  una lista abbastanza significativa di oltre 30 progetti sul tavolo, che sono già in fase di avanzata di preparazione”.

Durante la visita a Pechino, Putin e il presidente cinese, Xi Jinping, tratteranno di fatto i temi della cooperazione bilaterale e all’interno delle organizzazioni multilaterali, ma appunto come si diceva, molti gli accordi già pronti tra Cina e Russia. Tra i piu’ attesi c’e’ quello multi-miliardario per la tratta ferroviaria ad alta velocità che collegherà le citta’ di Mosca e Kazan, per il quale Pechino aveva manifestatoMoscow starts developing heavy engine for joint Chinese-Russian airliner - photo ITAR TASS Marina Lystseva interesse gia dall’anno scorso, con un annuncio di investimenti per 2,4 miliardi di dollari nel progetto da parte del China Railway Group. Altro grande accordo tra Mosca e Pechino è quello che riguarda il prestito da dodici miliardi di dollari di due banche cinesi (Export-Import Bank of China e China Development Bank) per lo sviluppo dei giacimenti di gas naturale liquefatto a Yamal, nel circolo polare artico, operati da Novatek. Nel caso del raggiungimento di un accordo, la Cina diventerebbe il primo acquirente del gas russo, con importazioni pari a 68 miliardi di metri cubi all’anno. Tra gli altri accordi attesi durante la visita, c’e’ quello sulle esportazioni di grano russo alla Cina e un possibile aumento della partecipazione del gigante statale Russia and China to sign deal paving way to rocket engine contract - photo ITAR TASScinese del greggio, China National Petroleum Corporation, in Rosneft. L’interesse del gruppo cinese verso il gigante russo del greggio era stato manifestato dallo stesso presidente di Cnpc, Wang Yilin, il mese scorso, durante una visita in Russia al seguito del vice primo ministro esecutivo di Pechino, Zhang Gaoli. L’intenzione di Mosca sarebbe, però, di vendere il 19,5% del gruppo per un ammontare di undici miliardi di dollari sia alla Cina che agli indiani di Ongc, il gruppo statale del greggio di New Delhi, che a maggio scorso avevano acquisito una quota del 15% dei giacimenti siberiani di Vankor per un totale di 1,27 miliardi di dollari.No THAAD - How the basic missile defense system is supposed to work -The enemy missile here is shown to be launched from North Korea
Allo stato attuale, la cooperazione tra Pechino e Mosca vede i due Paesi allineati su due temi di possibile discussione cari a Pechino: le dispute di sovranità nel Mare Cinese Meridionale e il no al Thaad, il sistema di difesa anti-missilistico che gli Stati Uniti vorrebbero installare in Corea del Sud, per contenere la minaccia nord-coreana. I due argomenti sono stati affrontati già nell’aprile scorso a Pechino dai ministri degli Esteri Marina militare cinese-sottomarinidei due Paesi, Wang Yi per la Cina e Sergei Lavrov per la Russia. Il capo della diplomazia di Mosca aveva sostenuto l’opposizione russa verso le interferenze nelle dispute da parte di Paesi che non affacciano sul Mare Cinese Meridionale, con implicito riferimento agi Stati Uniti, e aveva riaffermato il no al Thaad. La cooperazione tra Cina e Russia nei mari che bagnano la Cina a sud e a est non si limita solo alle parole.Russia e Cina hanno già iniziato una fase attiva delle esercitazioni navali congiunte
Nelle scorse settimane, una fregata della marina cinese ha fatto incursione nelle acque contigue delle isole Senkaku contese con il Giappone, che la Cina rivendica come Diaoyu, assieme a tre imbarcazioni russe, in quella che alcuni ritengono la prima operazione congiunta nel Mare Cinese Orientale da parte dei due Paesi.

RED

(fonti: TASS-ANSA-AGI)




FORUM ECONOMICO INTERNAZIONALE DI SAN PIETROBURGO, I MANAGER ITALIANI: RUSSIA STRATEGICA, AVANTI CON IL “MADE WITH”

San Pietroburgo – “La Russia assieme ai Paesi dell’Unione economica eurasiatica contribuiscono per il 4% alla formazione del Pil mondiale. Si tratta di un’area strategica per la nostraPutin nell'incontro con Renzi non era daccordo sulle conseguenze negative della eventuale uscita dell'Inghilterra dalla UE economia e per questo la politica deve superare le tensioni esistenti”. Così oggi Giovanni Bazoli, presidente emerito di Intesa Sanpaolo, al Forum economico internazionale di San Pietroburgo durante la tavola rotonda sullo sviluppo delle relazioni bilaterali tra Italia e Russia, organizzata da Conoscere Eurasia.

Dello stesso parere anche l’Ad Pirelli, Marco Tronchetti Provera: “La frattura tra il mondo asiatico e quello europeo è inimmaginabile: la Russia è strategica non solo per Italia ed Europa ma anche per la stabilità geopolitica globale. E il governo italiano con la presenza a questo Forum ha dato un segnale forte in favore del processo di normalizzazione dei rapporti”.

Italian bank says country friendly to Russia - photo Luca Bruno APPer il ceo di Leonardo-Finmeccanica, Mauro Moretti: “Oggi chiudiamo con Rostec un accordo sugli Agusta Westland 189, il nostro gioiello elicotteristico. Con questo ricostruiamo un’alleanza importante e strategica sul fronte dell’alta tecnologia”.

Sul fronte del “Made with Italy” il presidente di Federalimentare, Luigi Scordamaglia è convinto che: “Il settore agroalimentare rappresenta ancor più degli altri il concetto di ‘Made with Italy’, proprio per la complementarietà delle produzioni dei due Paesi. Il ‘Made with’ non è in conflitto con il ‘Made in Italy’: ben vengano quindi le partnership legate al know-how e alla tecnologia italiana, ma allo stesso tempo auspichiamo pieno appoggio dal Governo russo in favore della tutela delle nostre denominazioni”.

Alla tavola rotonda hanno partecipato anche il presidente di Conoscere Eurasia, Antonio Fallico; Sergey Chemezov, Ceo Rostec; AndreyRussian President Vladimir Putin addresses the St. Petersburg International Economic Forum in St.Petersburg, Russia, Friday, June 17, 2016. (AP Photo/Dmitry Lovetsky) Melnichenko, presidente Eurochem; Patrizia Grieco, presidente Enel; Guido Barilla, Ceo Barilla; Leonid Mikhelson, Ceo Novatek; Claudio Descalzi, Ceo ENI. Le conclusioni sono state affidate al Vice Primo Ministro russo, Arkady Dvorkovich e al ministro dello Sviluppo Economico italiano, Carlo Calenda.

Lo stesso ministro Carlo Calenda, ha anche sottolineato come “fino a oggi le nostre relazioni commerciali si sono concentrate tra Mosca e San Pietroburgo nel 60% dei casi. Il prossimo obiettivo è coinvolgere le altre regioni, per questo stiamo lavorando con il Governo centrale russo e con i Carlo Calenda - Arkady Dvorkovich  Spief2016 - photo Agenzia InterCOMdiversi governatori su 340 proposte legate a progetti di investimento comune. Con il ‘Made with Italy’ si può fare molto di più ma un altro elemento di crescita può essere dato anche in casa nostra con il ‘Made with Russia’.  Queste proposte che saranno esaminate entro l’anno con un’operatività a partire dal 2017 – ha concluso il ministro italiano dello Sviluppo Economico –  possono essere una risorsa importante anche per le Pmi italiane”.

Anna Tumanova

(Fonte: Ufficio stampa Conoscere Eurasia – Agenzia InterCOM)