Italia-Russia: Lavrov e Shoygu a Roma

I Ministri russi di Esteri e Difesa saranno oggi a Roma per un incontro nel formato 2+2 con gli omologhi italiani.  Sergej Lavrov e Sergej Shoygu, vedranno quindi Luigi Di Maio e Lorenzo Guerini, in seguito all’incontro preparatorio tenutosi a Mosca tra il Vice Ministro degli Esteri russo Alexandr Grusko e l’Ambasciatore Italiano Pasquale Terracciano, i quali hanno discusso ed organizzato i preparativi per il vertice di domani.

L’incontro di Roma rappresenta una prosecuzione della conversazione telefonica tra il Presidente russo Vladimir Putin e il Premier italiano Giuseppe Conte, che hanno dibattuto in merito alla questione libica e alla cooperazione bilaterale tra le due nazioni.

Secondo il portavoce della diplomazia della Federazione Russa, è prevista la discussione su diverse questioni internazionali che riguardano entrambi i paesi, con particolare attenzione al tema della stabilità mondiale e al confronto su problemi internazionali quali controllo degli armamenti, sicurezza in Europa, rapporti con la Nato, nonché la delicata situazione in Medio Oriente e Nord Africa.

La crisi libica è stata affrontata a livello internazionale lo scorso mese di gennaio durante la conferenza di Berlino, e a tal proposito Sergej Lavrov ha dichiarato: “Le contraddizioni tra le principali parti del conflitto libico sono arrivate a tal punto che è impossibile risolverle in un unico evento, seppure rappresentativo come il forum di Berlino. Dopotutto c’erano già stati altri incontri a Parigi, Palermo e Abu Dhabi che non avevano portato cambiamenti positivi alla situazione“. E’ quindi necessario, secondo il Ministro, procedere con il dialogo politico per far progredire positivamente la situazione e il vertice di Roma può dare un contributo in tal senso.

Al termine dei colloqui, è previsto anche un meeting bilaterale tra i due Ministri degli Esteri, Lavrov e Di Maio.

Italia e Russia si incontrano nel formato 2+2 per la quarta volta; l’ultima di queste riunioni si è tenuta sempre a Roma nel 2013, presenti gli stessi Ministri russi, mentre per l’Italia presenziavano Emma Bonino e Mario Mauro.

Eva Bergamo




Aleksej Puškov: tra Russia ed Europa una contrapposizione priva di senso

Roma – Alla vigilia della visita di stato del Presidente della Federazione Russa Vladimir Putin in Italia, ha avuto luogo a Roma, presso il Centro Russo di Scienza e Cultura, il dibattito intitolato “Russia ed Europa, tensione senza ragione”. Nella veste di ospite e relatore il senatore russo Aleksej Puškov, attuale Presidente della Commissione del Consiglio Federale sulla politica dell’informazione e già presidente, tra il 2011 ed il 2016, della Commissione Affari esteri della Duma di Stato. In qualità di politico, intellettuale, esperto di politica estera e di informazione (è infatti autore e presentatore del seguitissimo programma “P.S.”, in onda da oltre 21 anni sul canale TV Center) Puškov, nella sua relazione, ha cercato di ricostruire le cause che sono state alla base dell’incrinamento dei rapporti tra Russia ed Europa. Restando agli episodi più recenti della politica internazionale, il senatore russo ha trovato nella questione georgiana una prima causa di scontro. Nell’estate del 2008, infatti, in seguito alla richiesta di indipendenza dell’Ossezia del Sud, la Georgia presieduta da Saakashvili fece irruzione in territorio osseto. Un attacco, quello georgiano, che provocò migliaia di morti, specialmente tra la popolazione civile. La Russia, allora, rifacendosi al precedente del Kosovo (in cui le forze occidentali ne sostennero la volontà di indipendenza dalla Serbia), intervenne in favore dell’Ossezia respingendo l’avanzata georgiana, nonostante il parere contrario degli Stati Uniti schierati in favore di Tblisi, contro le spinte (a loro dire) secessioniste di Ossezia ed Abkhazia. Una tensione che non si esaurì, nonostante l’intervento mediatore dell’Unione Europea, allora a guida francese. Un secondo momento di frizione, a partire dalla fine del 2010, si verificò in seguito alla nascita di una serie di contestazioni ed agitazioni, denominate dai media “primavere arabe”, che scoppiarono tra il Nord Africa (Libia) ed il Medio Oriente (Iran, Iraq, Siria, Yemen). La Russia attribuì agli Stati Uniti l’intenzione di cavalcare tali sommosse al solo scopo di rovesciare governi ritenuti sgraditi. Con particolare riferimento alla Siria, Puškov ha espresso tutte le sue perplessità nella contrappozizione alla nazione guidata da Assad, per anni considerata dalla comunità internazionale un’avanguardia di civiltà nell’intera area mediorientale, rivendicando, invece, il successo dell’intervento russo contro l’Isis, ormai quasi debellata, quando invece, prima del soccorso di Mosca a Damasco, lo Stato Islamico era arrivato ad occupare oltre il 45 per cento del territorio siriano. Infine, la più recente questione Ucraina. Qui, Il senatore russo ha voluto sottolinare la totale inefficacia delle sanzioni, che spesso realizzano l’effetto esattamente

opposto a quello sperato, e cioè di compattare una popolazione attorno al proprio leader. Senza contare il reciproco danno economico, 240 miliardi per l’Unione Europea, 50 miliardi pe la Federazione Russa. Per questo ha auspicato che l’Unione Europea possa rimuovere gli ostacoli psicologici, e non razionali, verso la Russia, che rappresenta un mercato libero, ed un partner sempre disposto a dialogare per la controversia delle questioni di politica estera nel pieno rispetto del diritto internazionale. In tal senso ha espresso apprezzamento per la posizione dell’Italia (nelle organizzazioni in cui è presente, Unione Europea e Nato), volta ad un cambiamento delle relazioni con Mosca, asupicando che presto tale fronte possa allargarsi per poter determinare una svolta che, ad ora, non sembra vicina. In un mondo caratterizzato dal triangolo Usa (una nazione che per sostenere il proprio deficit necessita di una egemonia mondiale e che per questo guarda con timore – cercandone l’impedimento – ad un rapporto privilegiato tra UE e Russia, soprattutto un potenziale asse Mosca-Berlino), Russia e Cina (che ha una cultura unica, peculiare e che insegue il primato mondiale), l’Europa dovrebbe vedere in Mosca una sua naturale estensione, perchè europei si sentono i russi e perchè insieme costituiscono una popolazione di 650 milioni di persone. Chiudendo un intervento sentito e molto partecipato, ha espresso il desiderio di veder rimossa, negli anni a venire, una contrapposizione artificiosa, in quanto non fondata su un reale contrasto di interessi, oltrechè, numeri alla mano, per tutti dannosa.

Stefano Tardi

(photo: Evgeny Utkin)




La visita del ministro degli Esteri italiano Enzo Moavero Milanesi a Mosca

Mosca accoglie il ministro degli Esteri italiano, Enzo Moavero Milanesi, che si è recato per la prima volta in questa veste ufficiale nella capitale russa dopo la formazione del governo italiano nel giugno 2018.

Un programma di lavoro, intenso per il rappresentante della Farnesina: prima un incontro con il collega, Sergey Lavrov, e più tardi con il ministro dell’Industria e del Commercio della Federazione Russa, Denis Manturov, personalità sempre più in vista nel panorama di governo. Il ministero degli Esteri russo intanto fa sapere che “l’Italia è uno dei partner politici ed economici leader e collaudati della Russia in Europa occidentale” e “i rapporti sono sempre stati caratterizzati da comprensione reciproca e fiducia“.

Il tutto proiettato però nella situazione geopolitica esistente, complessa e sfaccettata: dai forti attriti di Mosca con l’Occidente alle ultime polemiche tra Roma e Bruxelles. “Nonostante i vincoli esistenti“, continuano da Mosca, “legati alla partecipazione alle strutture euroatlantiche, le autorità italiane stanno cercando di aderire a un approccio equilibrato e a lungo termine, nelle relazioni con il nostro paese; sono interessati a mantenere e sviluppare l’ampio potenziale della cooperazione bilaterale, mantenendo i contatti ai livelli più alti“. Chiaro riferimento al fatto che quella di Moavero non è che la prima di un autunno affollatissimo: una serie di visite, e di scambi di visite, che prevede tra le altre, anche quella del presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, il 24 ottobre, ma si pone anche in preparazione della conferenza di Palermo sulla Libia dove nelle ultime ore sono circolate voci sulla possibile partecipazione di Donald Trump e Vladimir Putin.

Ma se Mosca in cima alla lista dei dossier odierni mette “la situazione in Siria e dell’interazione nel campo della sicurezza internazionale“, per l’Italia i riflettori si concentrano sulla Libia e sullo scenario sempre più complicato. In precedenza, il rappresentante speciale del leader del Cremlino Putin per il Medio Oriente e l’Africa, il viceministro degli esteri, Mikhail Bogdanov, ha dichiarato che durante la sua visita nella capitale russa, Moavero avrebbe invitato Lavrov a partecipare alla conferenza sulla Libia a Palermo.

A una domanda dell’agenzia di stampa Askanews, la portavoce della diplomazia russa Maria Zakharova ha detto che alla conferenza del 12 e 13 novembre “è attesa la partecipazione russa ad alto livello alla conferenza“, per poi aggiungere che “il livello, il grado di partecipazione e altri parametri specifici saranno concordati. Questo è un evento importante non solo per l’Italia, ma anche per l’Europa, quindi è in fase di elaborazione“. Sempre Zakharova ha sottolineato che lo “scambio di opinioni” sulla storia libica tra Russia e Italia “si svolge regolarmente a diversi livelli. Ogni incontro, ovviamente, riguarda, questo delicato argomento. Direi anzi che l’argomento è importante per i rappresentanti italiani, è cruciale per l’Italia“.

Ma a proposito di passaggi cruciali, Zakharova, a nome della diplomazia russa, propone il modello siriano, ampiamente inclusivo, come standard per risolvere la situazione libica. “Un simile schema, ma non identico“, dice. Mosca ha sempre dichiarato di parlare con tutti i numerosi player in gioco, ma è indubbio che goda di un dialogo con Tobruk mai interrotto. E Moavero, che non ha delegato ma ha tenuto per sé la l’incombenza di Nord Africa, Afghanistan e Medio Oriente, non lo ignora di certo.

RED




Olio di oliva: l’oro giallo in Russia

L’olio d’oliva è un prodotto che per millenni è rimasto quasi esclusivamente legato al bacino mediterraneo, sia nella produzione che nel consumo.
Gli affreschi di Pompei, i vasi greci, gli oliveti attorno a Cartagine fino ai film del neorealismo italiano sul Sud Italia, l’iconografia antica e contemporanea riconduceva la diffusione del consumo dell’oro giallo attorno al mare che lambisce i tre continenti.

Solamente nella seconda metà del novecento, la presenza dell’olio d’oliva nella dieta mediterranea, a partire dal celebre “Seven Countries Study” del Prof. Keys, ha attirato l’attenzione dei nutrizionisti. Da quel momento anche la medicina han iniziato a considerare l’olio non solo come prodotto tipico di una regione, legato a gusti e culture risalenti all’epoca classica, ma anche un fattore positivo nella bilancio alimentare dei suoi consumatori.
Rimanendo un componente fondamentale della dieta di una fascia che attraversa la penisola iberica, l’Italia fino a lambire il Vicino Oriente, il consumo dell’olio di oliva si è affacciato a fasce di consumatori nei mercati non tradizionali, fino a salire nel Nord Europa all’esplosione inarrestabile del Nord America.

Le caratteristiche nutrizionali e la diffusione della cucina mediterranea oltre ai paesi storici e alle comunità di immigrazione dal Sud Europa hanno contribuito all’incremento globale dei consumi. Questa espansione del mercato ha dato fondamenta economiche allo sviluppo della coltivazione e commercializzazione dell’olio, in quasi tutti i paesi a clima temperato, dall’Australia al Cile, dal Sudafrica, alla California.
Anche gli storici produttori del Nord Africa e del Medio Oriente, Egitto, Giordania, Libano, Tunisia hanno recuperato le antiche tradizioni, contemporanee a quelle della sponda nord del Mediterraneo.

La nascita del mercato dell’olio d’oliva nei paesi dell’ex Unione Sovietica, è antecedente al crollo del muro di Berlino, con quantitativi molto limitati e destinati a una élite di consumatori che potevano avere accesso ai beni occidentali. Arrivava il Festival di Sanremo a Mosca e sulle note dei cantanti popolari italiani, il paese si apre a nuovi prodotti.
La tipologia di olio più utilizzata nella cucina russa è l’olio di girasole, di cui il paese è diventato uno dei principali produttori a livello mondiale, mentre nel caso dell’olio d’oliva dipende interamente dalle importazioni. L’olio d’oliva è percepito dal consumatore russo come un prodotto di fascia alta e l’ostacolo principale dell’acquirente, in particolare dell’olio italiano, è il prezzo, in media è otto volte più costoso di un litro di olio di girasole.

La crisi economica russa perdurata fino all’inizio degli anni 2000 ha prosciugato la domanda, che si è orientata esclusivamente sui prodotti nazionali e per ricreare una piccola nicchia di mercato si è dovuto attendere la ripresa economica, trascinata dall’incremento del prezzo del greggio. Dal 2001 le importazioni di olio d’oliva sono cresciute di dieci volte, raggiungendo le 35.000 tonnellate, con
due players a contendersi la quasi totalità del mercato: Spagna con il 56% e l’Italia con il 30% , un restante 10% proviene dalla Grecia e poi altri produttori minori completano il panorama.

Le nuove disponibilità monetarie di una borghesia professionale emergente hanno generato consistenti flussi turistici in ingresso nei paesi mediterranei, la cui cultura culinaria è diventata una consuetudine per una fascia sempre crescente di popolazione. Un fattore, di medio periodo dello sviluppo del mercato locale, tra il ceto benestante delle città, soprattutto le capitali Mosca e San Pietroburgo, è dovuto alla crescente competenza e attenzione di consumatori, che associano l’olio al paesaggio italiano e al processo produttivo tradizionale.

Il benessere ha però portato a un notevole incremento dei prezzi, che in pochi anni è schizzato verso l’alto. Per rispondere a questa tendenza i distributori hanno iniziato ad immettere sul mercato oli misti “europei”, che spesso presentano una concentrazione di olio di oliva molto bassa.
Pur rimanendo molto lontani dal costituire una vero e proprio segmento sociologico, anche nelle capitali del paese, sta emergendo una fascia di consumatori “foodies”, attenta sia alla componente del gusto che della salubrità dei prodotti, con buone disponibilità economiche. Questi acquirenti conoscono perfettamente i vantaggi di questo prodotto ed hanno a disposizione una grande quantità di marche e tipi presso le catene GDO locali di alta qualità.

Le varietà di extravergine sono, alla pari del vino di qualità, un segno distintivo per questa fascia di popolazione di ceto medio – alto, e le denominazioni DOP – IGP svolgono un ruolo di garanzia agli occhi del consumatore. Per i consumatori di olio certificato, fattori come il design, l’origine e la qualità prevalgono sul prezzo, dunque il prodotto italiano può vantare un notevole vantaggio competitivo.

L’oro giallo italiano di qualità si può comprare attraverso vari canali ma prevalentemente presso i negozi gourmet specializzati di prodotti europei, destinati a una nicchia molto ristretta di consumatori, ma con alta capacità di spesa oppure, per la classe media delle grandi metropoli, nella grande distribuzione organizzata.

Supermercati, ipermercati, centri commerciali, pur essendo un’acquisizione piuttosto recente nel panorama commerciale russo, presentano una scelta vastissima di prodotti di importazione. Le annate negative come il 2016 sono principalmente causate dalla scarsità della produzione in Italia più che da condizioni di mercato negative in Russia, dato che l’olio d’oliva gradualmente viene conosciuto e
utilizzato da fasce sempre più ampie della popolazione, penetrando nei centri minori, assieme ai gusti tipici del Mediterraneo.
A fronte di una ripresa economica della Federazione, con la stabilizzazione dei prezzi petroliferi e le prospettive per l’olio d’oliva italiano sono rosee per un mercato che va maturando e assomigliando a quelli occidentali.
Il presente articolo è tratto da un’analisi di mercato effettuato da GruppoBPC International durante le sue attività di monitoraggio dei trend di consumo.

GruppoBPC International




La Russia con l’Europa tra il neoprotezionismo USA e l’allargamento dell’area commerciale della Cina

Si è svolto stamane, presso il Centro Congressi della Stazione Marittima di Napoli, un importante convegno organizzato dall’Ordine dei Giornalisti della Campania, sulle strategie geopolitiche e commerciali internazionali. Tanti i partecipanti e gli interventi di grande rilievo, tra cui quello di Franco Roberti, ex procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo ed attuale assessore alla sicurezza della Regione Campania, dell’ambasciatore italiano Giovanni Battista Verderame, della prof.ssa Ida Caracciolo, docente di diritto internazionale, membro della Corte di Conciliazione dell’OSCE e della Corte permanente di arbitrato dell’Aja, di Alessandro Panaro della SRM e di Pietro Spirito, Presidente dell’Autorità di Sistema Portuale del Mar Tirreno centrale.

Proprio al presidente Pietro Spirito, abbiamo a margine del convegno, rivolto alcune domande di approfondimento sull’argomento.

  • Presidente Spirito, qual’è lo scenario geopolitico strategico e commerciale internazionale e quali sono i paesi che avranno nel prossimo futuro un ruolo importante anche nell’area mediterranea?

–“La Cina sta svolgendo un ruolo di controllo importante anche nel Mediterraneo, dopo l’acquisizione del porto del Pireo in Grecia, ma anche essendo molto presente nel ruolo di costruzione delle infrastrutture nel Nord Africa e avendo una visione di sviluppo lungo tutto il corridoio logistico che va dalla Cina fino all’Occidente,  fino all’Europa e poi agli Stati Uniti nel versante opposto. 

Il vettore logistico – prosegue Spirito – come strumento per allargare l’area del commercio. Si sta quindi verificando una tendenza opposta: da un lato l’America  che sta vivendo una stagione di neoprotezionismo e dall’altro la Cina che invece vuole allargare l’area del commercio. Questa è una grande battaglia culturale, nella quale in questo momento i due grandi paese (USA e Cina) si stanno scambiando misure protezionistiche da una parte e dall’altra. Noi come Europa siamo un po’ in mezzo a questi due grandi colossi e speriamo che comunque tutto ciò non danneggi l’economia del mondo nel suo insieme o con un eccesso di protezionismo americano o di allargamento dell’area commerciale da parte cinese.

  • Poi, c’è il ruolo della Russia…

-“Assolutamente, io però considero la Russia più vicina naturalmente all’area Europea…”

  • Tornando al Mediterraneo e a “casa nostra”, quale può essere la soluzione a questo scenario?

– “Ora abbiamo uno strumento in più che prima non c’era, cioè la possibilità che nel Mezzogiorno d’Italia nascano le ZES (Zone Economiche Speciali) attorno ai porti, anche se ci siamo semplicemente adeguati alle altre realtà internazionali, come se fossimo finalmente entrati in un “campionato”, quello dell’attrazione degli investimenti con la grande portualità dell’Europa e del mondo, quindi possiamo cominciare a giocare la nostra partita, ma dobbiamo lavorare per attrarre investimenti produttivi per rafforzare l’industria meridionale nel Mezzogiorno d’Italia che ha subito gravi danni dalla crisi economica. Oggi infatti il Sud Italia ha il 30% in meno di capacità produttiva rispetto alla crisi del 2007, dobbiamo pertanto recuperare quello che è stato lasciato sul campo”.

RED






ALEXANDER TKACHEV: IN RUSSIA AGRICOLTURA DA RECORD

Mosca (Cremlino) – Vladimir Putin ha incontrato il Ministro dell’Agricoltura Alexander Tkachev. Il Ministro ha informato il Presidente sul raccolto di grano pianificato e sul vladimir-putin-with-agriculture-minister-alexander-tkachevpotenziale di esportazione del settore agricolo russo.

Alexander Tkachev,  ha  informato Putin su come la prospettiva di crescita del settore è migliore anche delle aspettative. “In realtà – ha detto il Ministro dell’Agricoltura russo – con  la raccolta ancora a circa l’80 per cento dei terreni agricoli, si sta concretizzando il dato di avere la più grande raccolta negli ultimi 25 anni: tra le 110 e le 115 milioni di tonnellate. Ci fu un raccolto simile nel 1990 – ha proseguito Tkachev – ma questo fu il frutto di diversi fattori, tra cui la superficie coltivata, che allora era di 10 milioni di ettari più grande. La resa media è ora di 24 quintali per ettaro, grazie anche agli standard di rendimento e di allevamento più elevati e alle tecnologie agricole che sono il-ministro-dellagricoltura-alexander-tkachevovviamente migliorate. Ora abbiamo una resa che va dai 10 ai 15 quintali per ettaro, praticamente quasi raddoppiata, soprattutto se si pensa che negli anni 1950 e 1960, la resa era  di 7-8 quintali in tutto il paese, sia nelle regioni meridionali che in Estremo Oriente russo.    In altre parole, gli investimenti pubblici in agricoltura hanno dato i loro frutti e se continuiamo a migliorare le nostre prestazioni, ci sono motivi validi  per ritenere che il rendimento crescerà,  anche perché abbiamo usato delle tecnologie di miglioramento e recuperato nuove terre che prima erano ricoperte di alberi o si erano desertificate. In sostanza  – ha detto il ministro dell’Agricoltura nel rapporto al presidente Putin –  saremo presto in grado di fare raccolti da 150 milioni di tonnellate in 10 o 15 anni al massimo, con cui alimentare il paese ed anche esportare la maggior parte del raccolto”.allevamento-di-bovini-in-russia

In Russia le esportazioni di grano sono aumentate dal 30 al 40 per cento nel corso degli ultimi 5-7 anni, guadagnando posizioni di favore su nuovi mercati, non solo nell’area del Golfo, ma anche nel Nord Africa e nell’Asia Pacifica.  Su questo dato Vladimir Putin ha tenuto a puntualizzare a Tkachev che “non bisogna dimenticare gli interessi nazionali e il mercato interno, perchè nonostante le esportazioni siano ottimamente in crescita, il nostro compito prioritario è quello di soddisfare la domanda interna“.

agricoltura-russa-in-crescitaIl ministro dell’Agricoltura ha prontamente rassicurato il Presidente: ” Stiamo monitorando questo aspetto e posso assicurare che soddisfare la domanda interna di cibo, di foraggio e grano è la nostra priorità. Solo il surplus in eccesso – ha sottolineato Tkachev – viene esportato. Non ci può essere nessun altro modo. Le esportazioni del resto sono una fonte di reddito, di valuta estera, che sta facendo i nostri agricoltori più ricchi e dando loro un reddito più che dignitoso”.cows_at_an_organic_farm

Per quanto riguarda gli altri prodotti, va sottolineato che dai dati emerge che anche le esportazioni di bestiame sono in crescita , nonostante la Russia sia appena entrata in questo settore del mercato. Negli ultimi cinque mesi sono aumentate, triplicandosi,  le esportazioni di carne di maiale, arrivando a  circa 10 milioni di dollari. L’obiettivo del settore agricolo russo è quello di
utilizzare il grano esportabile per la produzione di foraggio da fornire ai propri allevatori, così da arrivare ad esportare prodotti finiti, guadagnando molto di più.

RED