Chiusa la ventiduesima edizione di Cibus a Fiere di Parma con oltre 75mila presenze

La ventiduesima edizione di Cibus a Fiere di Parma si è chiusa con oltre 75mila presenze (+25% rispetto al 2022). Un’edizione da record per numero di brand (3.000) e buyer (3.000) presenti, che ha visto la partecipazione del Ministro Ministro del Made in Italy e delle Imprese Adolfo Urso e del Ministro dell’agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste Francesco Lollobrigida.
 
Tra i temi protagonisti della kermesse i prodotti Dop e IGP, che secondo l’analisi di Nielsen, se utilizzati come ingredienti all’interno di prodotti industriali contribuiscono nei punti vendita a una crescita delle vendite al valore con un +14% e a volume del +9,6%. Inoltre, l’indicazione nel packaging della presenza di DOP e IGP aumenta la propensione al consumo e induce il consumatore a privilegiare l’acquisto di prodotti premium, sostenendo un costo maggiore. Collaborazione virtuosa quella tra consorzi e brand che è tra i temi centrali di Cibus. La kermesse infatti vuole essere piattaforma per la valorizzazione dei prodotti DOP e IGP e supportare anche all’estero le best practice, sia in termini promozionali, che per favorire relazioni e accordi commerciali.
 

Nei corso dei 4 giorni del salone di riferimento dell’agroalimentare italiano sono state presentate più di mille novità prodotto, tra i quali i lecca-lecca musicali, l’uovo vegetale, il salame al tartufo con copertura di parmigiano e il chutney all’aceto balsamico di Modena. Tra i principali trend, da segnalare quello legato a salute e benessere, con protagonista il collagene, presente in numerose bevande e alimenti.
 
Tra le novità più interessanti anche l’applicazione dell’intelligenza artificiale per contrastare le contraffazioni alimentari, con il progetto Nina, promosso dal Consorzio delle Mozzarella di Bufala Campana Dop, per tutelare un’eccellenza del nostro agroalimentare (primo marchio Dop per importanza del Centro-Sud Italia e il terzo tra i formaggi Dop italiani) contro le fake-mozzarelle e contrastare il fenomeno dell’Italian sounding.
 

Cibus ha acceso un riflettore sull’export del food made in Italy, che nel decennio 2013 – 2023 è stata del 27% rispetto al 12% della media europea, secondo i dati dello studio Centro di Ricerca per lo Sviluppo Imprenditoriale dell’Università Cattolica del Sacro Cuore. Un risultato che ha portato i prodotti agroalimentari italiani venduti all’estero a sfiorare i 64 miliardi di dollari, circa il 10% dell’export europeo (679 miliardi di dollari), collocando il nostro Paese al quarto posto nel 2023 per sviluppo dell’export in Europa.
 
Food Made in Italy che guarda con sempre maggior interesse al mercato americano, che considerando retail e alcolici vale 1.500 miliardi di dollari. Un tema affrontato in occasione del convegno USA4 Cibus: le opportunità per le aziende italiane di investire negli Stati Uniti nell’epoca dell’Inflation Reduction Act, realizzato in collaborazione con American Chamber of Commerce in Italy, che ha visto l’intervento di importanti brand quali Auricchio, Levoni, Rigamonti e la partecipazione dell’Associazione Centromarca. Made in Italy che il 94% degli italiani considera come il principale ambasciatore dell’italianità nel mondo, secondo la ricerca Federalimentare-Censis L’industria alimentare tra Unione europea e nuove configurazioni globali, che ha evidenziato la centralità dell’industria alimentare e del Made in Italy e l’importanza delle future scelte in Europa.

 
Grande attenzione anche per il tema della sostenibilità, affrontato nel convegno Strumenti moderni per una filiera agroalimentare sostenibile”, organizzato dai Giovani di Confagricoltura-ANGA e dal Gruppo Giovani Imprenditori di Federalimentare nella cornice di Cibus 2024, con focus sulle strategie e le best practice da attuare per incentivare l’export dei prodotti Made in Italy. Sostenibilità che vede il packaging nel ruolo di protagonista: per 2 italiani su 3, secondo l’Osservatorio Packaging del Largo Consumo curato da Nomisma, la confezione ha infatti un ruolo decisivo nelle scelte d’acquisto di cibi e bevande, mentre per 1 su 2 rappresenta un aspetto cruciale per contribuire a rendere un prodotto alimentare più rispettoso per l’ambiente.

 
La 22esima edizione è stata accompagnata come sempre dall’iniziativa Cibus Food Saving, promosso dal Banco Alimentare, per recuperare i prodotti che gli espositori sceglieranno di donare, così da distribuirli alle organizzazioni caritative convenzionate in Emilia Romagna, che aiutano le persone in difficoltà sul territorio.

Alberto Bertoni




MILIONI DI ITALIANI SI DANNO ALL’IPPICA

Verona – Maschio, generazione X (35-56 anni), laureato, imprenditore o professionista con reddito alto (oltre 3mila euro al mese) e con famiglia. Pratica l’equitazione regolarmente. È il profilo di chi vuole darsi all’ippica, che nel terzo millennio non è un ripiego bensì un sogno che accomuna oltre la metà (il 57%) degli italiani a cavallo, tanto innamorati delle passeggiate nella natura al punto che lascerebbero la professione per lavorare nell’ambiente equestre.

Una moderna fuga dalla città che la dice lunga sullo speciale binomio uomo-cavallo, come svelato dalla prima indagine Fieracavalli/Nomisma, Cavallo che passione. Una passione tutt’altro che elitaria, se si pensa che sono 10 milioni gli italiani in qualche modo coinvolti con il mondo dei cavalli e 3,2 milioni i praticanti negli ultimi 12 mesi, con una spesa media annuale di 1.500 a cavaliere. E con Fieracavalli meta annuale degli appassionati: sono infatti 3 milioni gli italiani che hanno frequentato la storica fiera veronese nata 120 anni fa.

Chiude oggi a Verona, Fieracavalli edizione 2018, una manifestazione dove non si è parlato solo di cavalli, ma anche di tutto quello che rappresenta l’indotto, come agricoltura, turismo, istruzione, salute.  Edizione questa dai “grandi numeri“, come ha ricordato il presidente di VeronafiereMaurizio Danese, al taglio del nastro a cui erano presenti il direttore generale della Fiera, Giovanni Mantovani e il presidente della Federazione italiana sport equestri, Marco Di Paola. 

Oggi Fieracavalli è la più importante manifestazione internazionale di settore, con 2.400 esemplari di 60 razze da tutto il mondo, 35 associazioni allevatoriali, 750 aziende espositrici. È visitata ogni anno da 160mila appassionati da oltre 60 nazioni ha dichiarato Danese –. Dal 1898 la rassegna accompagna l’evoluzione del ruolo del cavallo attraverso la storia del Paese, da strumento di lavoro nei campi e mezzo di trasporto, a compagno fidato nello sport, nella pet-therapy e nella vita all’aria aperta. Il segreto di questo successo è la capacità di rappresentare in modo completo e trasversale tutto il comparto, con una formula che coniuga allevamento, sport e business, turismo e spettacolo”.

Un successo che, dalla fine dell’Ottocento a oggi, “ha coinciso con la crescita della città e la nascita della Fiera, perché Fieracavalli fa parte della storia di Verona“, ha specificato il sindaco di Verona, Federico Sboarina.

RED

 




A FIERAGRICOLA L’AGRICOLTURA È DIGITALE PER IMPRESE, TECNICI E SCUOLE

Verona – Agricoltori, tecnici, distributori e scuole: quattro destinatari per conoscere le opportunità dell’agricoltura digitale e un’intera giornata – giovedì 1 febbraio – dedicata alle rivendite di mezzi tecnici in agricoltura, durante la quale saranno analizzati il contesto, le problematiche e le possibilità offerte dal digitale per la loro risoluzione. È il Distributore Day, una delle novità di Fieragricola 2018, in programma a Verona dal 31 gennaio al 3 marzo, organizzato in collaborazione con Image Line, azienda Hi-Tech specializzata nelle soluzioni digitali per l’agricoltura e annoverata tra le «pmi innovative» in Italia.

Sempre più l’agricoltura si sta dirigendo verso innovazioni tecnologicamente avanzate e connesse a internet, secondo un modello di Agricoltura 4.0 che l’Italia ha legittimamente sposato – afferma Giovanni Mantovani, direttore generale di Veronafiere -. C’è ancora molto da fare, se si pensa che l’economia digitale rappresenta il 22% del Pil mondiale, mentre in Italia siamo al 18%, contro il 33% degli Stati Uniti e con l’agricoltura che, fra tutti i comparti economici, costituisce il 2,2% del Pil”.

Nel futuro dello sviluppo rurale, grazie agli incentivi dell’Unione europea per la diffusione della banda larga, ci sarà sempre di più la digitalizzazione. “In quest’ottica Fieragricola ha pensato di approfondire, insieme a Image Line, una tematica chiave per incrementare la competitività del Made in Italy agroalimentare e per agevolare gli obiettivi posti dal ministero delle Politiche agricole, che vorrebbe raggiungere entro il 2021 una diffusione dell’agricoltura di precisione pari al 10% della Superficie agricola utile“, prosegue Mantovani.

“Negli ultimi tre anni abbiamo condotto diverse indagini rivolte a professionisti del settore agricolo dotati di accesso ad internet. Dai risultati emerge che oltre il 60% degli agricoltori utilizza tutti i giorni strumenti digitali  dichiara Ivano Valmori, fondatore di Image Line . Il futuro del lavoro sui campi sarà sempre più caratterizzato da innovazione e sostenibilità. In questo contesto, continua a crescere l’utilizzo di software e oltre il 50% dei giovani agricoltori connessi è sempre più interessato all’utilizzo di strumenti per l’agricoltura di precisione per rispondere tempestivamente alle esigenze del mercato. Un chiaro segnale dell’inversione di tendenza a favore di un’agricoltura 4.0, testimoniata anche dalla crescita della community digitale di Image Line che oggi raccoglie più di 150.000 iscritti. Sono convinto del fatto che solo integrando e condividendo le informazioni che arrivano dal campo, dalla sensoristica, dai satelliti e da chi svolge ricerca si potranno ottenere quei vantaggi competitivi che rendono le nostre produzioni delle vere eccellenze del Made in Italy apprezzate in tutto il mondo”.

La ricerca con Nomisma. Nel corso del Distributore Day, che coinvolgerà rappresentanti istituzionali, enti controllori e mondo della ricerca, saranno presentati per la prima volta i risultati della ricerca rivolta ai distributori di mezzi tecnici per l’agricoltura, condotta da Image Line e Nomisma. L’appuntamento è l’1 febbraio alle ore 10, in Sala Salieri. Dalle 14, allo stand di Image Line (padiglione 7, stand D8) ci saranno focus tecnici sul sistema di distribuzione.

La figura del distributore di mezzi tecnici per l’agricoltura è il punto di riferimento dell’agricoltore per l’acquisto dei prodotti necessari alla coltivazione ed è colui che deve fornirne la relativa documentazione obbligatoria dopo ogni acquisto. Inoltre, è un anello fondamentale della filiera, in quanto trasferisce all’agricoltore le soluzioni per la protezione e la nutrizione delle colture, sviluppate dalle aziende produttrici di mezzi tecnici.

Vite e vino digitali e sostenibili. Venerdì 2 febbraio, invece, al padiglione 4 (Area Forum, dalle 11 alle 12:30), il calendario degli appuntamenti prevede invece il convegno «Dal campo al calice di vino: digitale e sostenibilità per lo sviluppo della produzione viticola», organizzato da Image Line, nell’ambito del progetto Tergeo di Unione Italiana Vini, che coinvolgerà anche l’Associazione Donne della Vite.

Sarà l’occasione per approfondire la normativa attuale, che richiede una trasparenza sempre maggiore nelle fasi di lavorazione del vigneto per monitorarne l’evoluzione, avere una mappatura dei prodotti fitosanitari utilizzati e dare al consumatore finale un prodotto coltivato secondo i migliori standard di sostenibilità. In questo contesto, si parlerà dell’utilizzo degli strumenti digitali, software, droni e ricerche, che oggi assumono un ruolo sempre più importante, portando in campo un nuovo approccio ai metodi di coltivazione.

Istituti agrari in rete. Le scuole saranno invece protagoniste nello spazio espositivo di Image Line, all’interno dell’area dedicata ad AgroInnovation EDU, il progetto che, grazie alla firma del Protocollo di intesa con la Rete nazionale degli Istituti Agrari, porta l’agricoltura digitale nelle scuole, permettendo agli studenti di conoscere i più moderni e sofisticati software e agli insegnanti di approfondire le tematiche correlate all’agricoltura 4.0, grazie alla formazione continua.

Registrazione obbligatoria. Per partecipare agli eventi è necessario registrarsi:

Per il «Distributore Day»: https://www.imageline.it/dday. Per il convegno «Dal campo al calice di vino»: https://www.imagelinenetwork.com/it/agroinnovation-tour/fieragricola-2018/.

RED




Master in Wine Export Management nei mercati eurasiatici

Milano – È partita la presentazione delle candidature al “Master in Wine Export Management nei mercati euroasiatici”, organizzato dalla Camera di Commercio Italo-Russa a Milano, che si terrà dal 2 febbraio al 4 maggio 2018 presso la sede della stessa CCIR.

Il Master – inserito in un più ampio progetto creato dalla CCIR dedicato alla bevanda di Bacco – si rivolge non solo a imprenditori e a professionisti del settore vitivinicolo, ma anche a manager che desiderino accedervi, specializzandosi nelle tecniche di export verso uno di più promettenti e competitivi mercati attuali, la Russia e i Paesi dell’Unione Doganale Euroasiatica.

Nel 2016 l’Italia ha saputo mantenere il primato fra gli esportatori di vino in Russia, resistendo alla crisi e incrementando le vendite in valore e quantità (189 milioni di euro, +4,1% sul 2015, per 609 mila ettolitri, +5,2%. Dati Wine MonitorNomisma). 

Ma i dati ancora più sorprendenti sono quelli del 2017, quando nei primi 7 mesi dell’anno in valore si è registrato +36,7% di export rispetto allo stesso periodo del 2016 (espresso in valuta parliamo di 189 milioni di Euro), con una quota di mercato del 26,8% (Fonte: Agenzia Federale delle Dogane Russe): siamo il primo partner a livello mondiale della Federazione Russa, seguiti da Francia e Spagna, rispettivamente con 16,61% e 16,39%.

Tre mesi intensi, formula week end ed un percorso esclusivo con spiccata vocazione all’internazionalizzazione. Verranno trattate le peculiari tecniche di export, marketing, branding e comunicazione verso i Paesi di riferimento. Ma anche approfondimenti del panorama vitivinicolo nazionale e internazionale, delle tendenze di mercato e dei consumi in Russia e nei Paesi dell’Unione Doganale Euroasiatica, E-commerce, trattazione dei i principali aspetti legali e finanziari che caratterizzano l’export con lezioni dal taglio prevalentemente pratico ed interattivo.

Esercitazioni, verifiche, sessioni di degustazione guidata e possibilità di partecipare ai principali eventi del mondo del vino completeranno l’offerta formativa a consentiranno ai partecipanti di acquisire tutti gli strumenti necessari per comprendere a fondo il mondo del vino e le sue complesse dinamiche.

Il corpo dei Docenti, selezionati tra professionisti di consolidata esperienza, sarà affiancato da una attività di assistenza continuativa ai partecipanti da parte di CCIR, non solo durante i mesi di frequenza, ma anche dopo la conclusione del Master, attraverso occasioni di networking, comunicazioni dedicate e attività di business support per un approccio mirato al mercato russo.

Un biglietto da visita prestigioso – per chi verrà selezionato – in una professione di eccellenza in costante sviluppo con occasioni sempre maggiori anche a livello internazionale.

Per informazioni ed iscrizioni:
Camera di Commercio Italo-Russa
Tel.: +39 02 86995240 – E-mail: direzione@ccir.it – olga.strakhova@ccir.it

RED




EXPORT AGROALIMENTARE ITALIANO OLTRE I 40 MILIARDI DI EURO NEL 2017 GRAZIE A VINO, SALUMI E FORMAGGI

IL 60% DELL’EXPORT ITALIANO DA APPENA 4 REGIONI (VENETO, LOMBARDIA, EMILIA-ROMAGNA E PIEMONTE).

L’export agroalimentare italiano si appresta quest’anno ad oltrepassare i 40 miliardi di euro, spinto dalla crescita nelle vendite oltre frontiera di vino, salumi e formaggi con aumenti stimati da Nomisma Agrifood Monitor compresi tra + 7% (vino) e + 9% (formaggi). Un risultato rilevante per una filiera altrettanto importante che dall’agricoltura alla ristorazione vale il 9% del PIL italiano (con più di 130 miliardi di euro di valore aggiunto), coinvolge il 13% degli occupati totali e concentra un quarto di tutte le imprese presenti in Italia.

Secondo stime Nomisma Agrifood Monitor, quest’anno l’export agroalimentare italiano oltrepasserà i 40 miliardi di euro, grazie ad una crescita superiore al 6% rispetto all’anno precedente. A spingere il settore verso un nuovo record nelle vendite oltre frontiera sono soprattutto le esportazioni dei prodotti simbolo del “Made in Italy” alimentare, vale a dire vino, salumi e formaggi che dovrebbero chiudere l’anno con un aumento nell’export compreso tra il 7 e il 9%.

Guardando invece ai mercati di destinazione sono soprattutto i paesi extra-Ue (seppure rappresentino ancora meno del 35% dell’export totale) ad evidenziare i tassi di crescita più elevati. Tra questi Russia e Cina, con variazioni negli acquisti di prodotti agroalimentari italiani a doppia cifra (oltre il 20%), benché il loro “peso” continui ad essere marginale sul totale dell’export (meno del 2%). In linea invece con la media di settore le esportazioni verso Nord America e paesi Ue (dati gennaio-luglio 2017).

“L’aumento dell’export unito ad un consolidamento della ripresa dei consumi alimentari sul mercato nazionale (+1,1% le vendite alimentari nei primi 9 mesi di quest’anno rispetto allo stesso periodo del 2016) prefigurano un 2017 all’insegna della crescita economica per le imprese della filiera agroalimentare” dichiara Denis Pantini, Responsabile dell’Area Agroalimentare di Nomisma.

Una filiera che dalla produzione agricola alla distribuzione al dettaglio e ristorazione vale oltre 130 miliardi di euro di valore aggiunto (pari al 9% del Pil italiano), genera lavoro per oltre 3,2 milioni di occupati (il 13% del totale) e coinvolge 1,3 milioni di imprese (il 25% delle aziende attive iscritte nel Registro Imprese delle Camere di Commercio).

Ma la rilevanza strategica della filiera agroalimentare va oltre i valori assoluti e si esprime nella sua capacità di tenuta e salvaguardia socioeconomica anche in tempo di crisi. “Dallo scoppio della recessione globale (2008) ad oggi” continua Pantini “il valore aggiunto della filiera agroalimentare italiana è cresciuto del 16%, contro un calo di oltre l’1% registrato dal settore manifatturiero e un recupero del 2% del totale economia, avvenuto in maniera significativa solamente a partire dal 2015”.

Non male per un settore fortemente frammentato dove le imprese alimentari con più di 50 addetti (quelle medio-grandi) rappresentano appena il 2% del totale, quando in altri paesi competitor – come la Germania – questa incidenza arriva al 10%. E questo spiega anche perché la propensione all’export della nostra industria alimentare sia pari al 23% contro il 33% della Germania, o visto da un’altra angolatura, perché le nostre esportazioni per quanto in crescita siano ancora molto inferiori a quelle francesi (59 miliardi di euro) o tedesche (73 miliardi).

La presenza di imprese più dimensionate unita a reti infrastrutturali più sviluppate nonché a produzioni alimentari maggiormente “market oriented” spiegano anche perché oltre il 60% dell’export italiano faccia riferimento ad appena 4 regioni: Veneto, Lombardia, Emilia Romagna e Piemonte, mentre al contrario tutto il Sud del Paese incida per meno del 20%.

Un differenziale che rischia di allargarsi ulteriormente anche in quest’anno di trend favorevole ai nostri prodotti, dato che nel primo semestre 2017 mentre le regioni del Nord Italia hanno messo a segno una crescita di oltre il 7% nelle vendite oltre frontiera, quelle del Mezzogiorno non sono riuscite a raggiungere il +2%.

RED

(fonte: ufficio stampa Nomisma)