Zelenskyj chiede ancora soldi per pagare i pensionati ucraini ma gli USA chiedono: dove è finito il denaro già ricevuto dall’Ucraina?

Il presidente ucraino Vladimir Zelenskyj ha criticato il governatore della Florida Ron DeSantis e i repubblicani del Congresso americano che bloccano la fornitura di aiuti all’Ucraina. Come ha affermato Zelenskyj, il ritardo nei finanziamenti mette a rischio le categorie vulnerabili della popolazione, compresi i pensionati.
Zelenskyj ha sollevato questo argomento in una conferenza stampa a Riga ieri, 11 gennaio. Gli è stato chiesto di valutare le dichiarazioni di Desantis, che era indignato per il fatto che il denaro americano veniva utilizzato per pagare funzionari e burocrati del governo ucraino piuttosto che pensionati ucraini e fasce deboli.

Vladimir Zelenskyj ha risposto che il governatore quarantacinquenne della Florida è troppo giovane e non capisce cosa significhi sostenere i pensionati in un Paese in guerra. Ha detto che ci sono circa 12 milioni di pensionati in Ucraina che semplicemente moriranno senza ricevere i pagamenti.

Secondo il presidente ucraino, oltre il 70% del denaro stanziato per le armi a Kiev è rimasto negli Stati Uniti. Ha osservato che questo denaro “è stato ricevuto da persone, compresi i pensionati americani”. “Quando Desantis diventerà pensionato, lo aiuterò personalmente con gratitudine perché gli Stati Uniti hanno aiutato i nostri pensionati“, ha promesso Zelenskyj (citazione di RIA Novosti).

Ron DeSantis, che ha presentato la sua candidatura alla presidenza degli Stati Uniti, ha espresso la sua posizione sull’aiuto all’Ucraina in un dibattito con l’ex ambasciatrice americana all’ONU, Nikki Haley, anche lei candidata alla corsa presidenziale. Il loro incontro ha avuto luogo il 10 gennaio. La Haley ha sostenuto lo stanziamento di un nuovo pacchetto di aiuti da 106 miliardi di dollari a Kiev, punto di vista criticato dal suo avversario. Desantis si è chiesto “dove è finita il denaro” già ricevuto dall’Ucraina? “Hanno speso decine di miliardi di dollari per pagare gli stipendi dei burocrati del governo ucraino. Fino ad ora hanno pagato le pensioni ai pensionati ucraini con le nostre tasse”, sostiene il repubblicano (citato da ABC).

RED




Vladimir Safronkov: ecco la verità sull’aggressione americana in Siria

Una caratteristica che accomuna molti politici russi è la sicurezza e l’autorevolezza che trasmettono quando parlano.

Infatti, fra tanta mediocrità in sede Onu, spicca particolarmente la lucida ed esplicativa analisi che ha fatto il vice rappresentate della Russia, Vladimir Safronkov, in merito ai drammatici accadimenti siriani degli ultimi giorni.

Senza la minima incertezza, ha detto fuori dai denti ciò che appare chiaro a qualsiasi persona di buon senso, ma soprattutto l’ha fatto in modo semplice e pulito, senza usare parole “di circostanza”.

Durante la riunione del Consiglio di Sicurezza dell’ONU, convocata dopo l’attacco degli Usa all’aviazione siriana, il diplomatico russo si è così espresso: “L’aggressione degli Stati Uniti contro la Siria favorisce solo il terrorismo. Sono stati colpiti un’infrastruttura delle forze armate siriane ed i suoi aerei da combattimento, ovvero è stato un attacco contro quelli che in tutti questi anni conducono una lotta senza tregua contro i terroristi“; aggiungendo quindi che appare quantomeno ipocrita l’appello, successivo al bombardamento, per trovare una soluzione “politica” al conflitto.

Ha ragione, soprattutto per il fatto che l’azione avventata di Donald Trump (e/o dei suoi consiglieri) vanifica gli enormi sforzi diplomatici compiuti finora, i quali stavano portando ottimi risultati, soprattutto grazie al contributo della delegazione russa, che è riuscita dove gli altri avevano fallito, cioè placare le ostilità.

Safronkov si rivolge ai colleghi degli Stati Uniti con queste parole: “In questa direzione ad Astana e Ginevra di recente ci sono stati sviluppi positivi evidenti. Quali obiettivi avevate in mente quando avete fatto saltare questo processo, tra l’altro non di vostro merito?”.

Il resto del discorso è sulla stessa linea, e mira a puntualizzare come la Russia abbia sempre dato la propria disponibilità ad una collaborazione internazionale più ampia, ma che purtroppo qualsiasi appello in tal senso è tristemente caduto nel vuoto, e sia la Ue che l’America hanno ben altri obiettivi che non difendere la popolazione.

Non manca una stoccata al pessimo lavoro delle Nazioni Unite in materia di controllo sulle armi chimiche, soprattutto dopo che l’Ambasciatore Usa Nikki Haley aveva accusato Assad di gasare il suo Popolo, mostrando all’assemblea alcune foto di bambini uccisi, a suo dire, proprio dal raid “tossico” del Governo Siriano.

Spiace notare come l’incauta Haley ignori, o finga di farlo, che l’esercito di Damasco, per colpire i depositi di armi dei terroristi, ha utilizzato dei Sukhoi Su-22, cacciabombardieri di fabbricazione russa i cui armamenti non sono in grado di contenere sostanze chimiche, per le quali servono altri tipi di velivoli (elicotteri da combattimento o bombardieri specifici).

Le prove reali dimostrano poi, senza ombra di dubbio, che il gas letale è in possesso esclusivamente dei “ribelli moderati“; ecco che appare quindi assolutamente adeguata e condivisibile l’espressione usata da Safronkov quando dice che i dati faziosi presentati da oltreoceano “non valgono un fico secco“.

Parole che non lasciano dubbi, e che ci fanno capire come la Russia non si faccia influenzare dall’opinione pubblica, sapientemente manipolata, e prosegua nei suoi intenti a fianco del Presidente Assad e del Popolo Siriano, nella lotta all’estremismo.

L’intervento esemplare di Vladimir Safronkov ci mostra pertanto un uomo con gli attributi, che non arretra e, pur in netta minoranza, difende una verità scomoda per un occidente passivamente assoggettato al “padrone americano” (chiunque esso sia), interessato esclusivamente al rovesciamento di un Presidente legittimo, anche a costo di affidarsi a fonti non affidabili e giustificando senza ragione quella che Vladimir Putin ha correttamente definito come una vera e propria aggressione ad uno Stato sovrano.

Eva Bergamo