Olio di oliva: l’oro giallo in Russia

L’olio d’oliva è un prodotto che per millenni è rimasto quasi esclusivamente legato al bacino mediterraneo, sia nella produzione che nel consumo.
Gli affreschi di Pompei, i vasi greci, gli oliveti attorno a Cartagine fino ai film del neorealismo italiano sul Sud Italia, l’iconografia antica e contemporanea riconduceva la diffusione del consumo dell’oro giallo attorno al mare che lambisce i tre continenti.

Solamente nella seconda metà del novecento, la presenza dell’olio d’oliva nella dieta mediterranea, a partire dal celebre “Seven Countries Study” del Prof. Keys, ha attirato l’attenzione dei nutrizionisti. Da quel momento anche la medicina han iniziato a considerare l’olio non solo come prodotto tipico di una regione, legato a gusti e culture risalenti all’epoca classica, ma anche un fattore positivo nella bilancio alimentare dei suoi consumatori.
Rimanendo un componente fondamentale della dieta di una fascia che attraversa la penisola iberica, l’Italia fino a lambire il Vicino Oriente, il consumo dell’olio di oliva si è affacciato a fasce di consumatori nei mercati non tradizionali, fino a salire nel Nord Europa all’esplosione inarrestabile del Nord America.

Le caratteristiche nutrizionali e la diffusione della cucina mediterranea oltre ai paesi storici e alle comunità di immigrazione dal Sud Europa hanno contribuito all’incremento globale dei consumi. Questa espansione del mercato ha dato fondamenta economiche allo sviluppo della coltivazione e commercializzazione dell’olio, in quasi tutti i paesi a clima temperato, dall’Australia al Cile, dal Sudafrica, alla California.
Anche gli storici produttori del Nord Africa e del Medio Oriente, Egitto, Giordania, Libano, Tunisia hanno recuperato le antiche tradizioni, contemporanee a quelle della sponda nord del Mediterraneo.

La nascita del mercato dell’olio d’oliva nei paesi dell’ex Unione Sovietica, è antecedente al crollo del muro di Berlino, con quantitativi molto limitati e destinati a una élite di consumatori che potevano avere accesso ai beni occidentali. Arrivava il Festival di Sanremo a Mosca e sulle note dei cantanti popolari italiani, il paese si apre a nuovi prodotti.
La tipologia di olio più utilizzata nella cucina russa è l’olio di girasole, di cui il paese è diventato uno dei principali produttori a livello mondiale, mentre nel caso dell’olio d’oliva dipende interamente dalle importazioni. L’olio d’oliva è percepito dal consumatore russo come un prodotto di fascia alta e l’ostacolo principale dell’acquirente, in particolare dell’olio italiano, è il prezzo, in media è otto volte più costoso di un litro di olio di girasole.

La crisi economica russa perdurata fino all’inizio degli anni 2000 ha prosciugato la domanda, che si è orientata esclusivamente sui prodotti nazionali e per ricreare una piccola nicchia di mercato si è dovuto attendere la ripresa economica, trascinata dall’incremento del prezzo del greggio. Dal 2001 le importazioni di olio d’oliva sono cresciute di dieci volte, raggiungendo le 35.000 tonnellate, con
due players a contendersi la quasi totalità del mercato: Spagna con il 56% e l’Italia con il 30% , un restante 10% proviene dalla Grecia e poi altri produttori minori completano il panorama.

Le nuove disponibilità monetarie di una borghesia professionale emergente hanno generato consistenti flussi turistici in ingresso nei paesi mediterranei, la cui cultura culinaria è diventata una consuetudine per una fascia sempre crescente di popolazione. Un fattore, di medio periodo dello sviluppo del mercato locale, tra il ceto benestante delle città, soprattutto le capitali Mosca e San Pietroburgo, è dovuto alla crescente competenza e attenzione di consumatori, che associano l’olio al paesaggio italiano e al processo produttivo tradizionale.

Il benessere ha però portato a un notevole incremento dei prezzi, che in pochi anni è schizzato verso l’alto. Per rispondere a questa tendenza i distributori hanno iniziato ad immettere sul mercato oli misti “europei”, che spesso presentano una concentrazione di olio di oliva molto bassa.
Pur rimanendo molto lontani dal costituire una vero e proprio segmento sociologico, anche nelle capitali del paese, sta emergendo una fascia di consumatori “foodies”, attenta sia alla componente del gusto che della salubrità dei prodotti, con buone disponibilità economiche. Questi acquirenti conoscono perfettamente i vantaggi di questo prodotto ed hanno a disposizione una grande quantità di marche e tipi presso le catene GDO locali di alta qualità.

Le varietà di extravergine sono, alla pari del vino di qualità, un segno distintivo per questa fascia di popolazione di ceto medio – alto, e le denominazioni DOP – IGP svolgono un ruolo di garanzia agli occhi del consumatore. Per i consumatori di olio certificato, fattori come il design, l’origine e la qualità prevalgono sul prezzo, dunque il prodotto italiano può vantare un notevole vantaggio competitivo.

L’oro giallo italiano di qualità si può comprare attraverso vari canali ma prevalentemente presso i negozi gourmet specializzati di prodotti europei, destinati a una nicchia molto ristretta di consumatori, ma con alta capacità di spesa oppure, per la classe media delle grandi metropoli, nella grande distribuzione organizzata.

Supermercati, ipermercati, centri commerciali, pur essendo un’acquisizione piuttosto recente nel panorama commerciale russo, presentano una scelta vastissima di prodotti di importazione. Le annate negative come il 2016 sono principalmente causate dalla scarsità della produzione in Italia più che da condizioni di mercato negative in Russia, dato che l’olio d’oliva gradualmente viene conosciuto e
utilizzato da fasce sempre più ampie della popolazione, penetrando nei centri minori, assieme ai gusti tipici del Mediterraneo.
A fronte di una ripresa economica della Federazione, con la stabilizzazione dei prezzi petroliferi e le prospettive per l’olio d’oliva italiano sono rosee per un mercato che va maturando e assomigliando a quelli occidentali.
Il presente articolo è tratto da un’analisi di mercato effettuato da GruppoBPC International durante le sue attività di monitoraggio dei trend di consumo.

GruppoBPC International




La Russia con l’Europa tra il neoprotezionismo USA e l’allargamento dell’area commerciale della Cina

Si è svolto stamane, presso il Centro Congressi della Stazione Marittima di Napoli, un importante convegno organizzato dall’Ordine dei Giornalisti della Campania, sulle strategie geopolitiche e commerciali internazionali. Tanti i partecipanti e gli interventi di grande rilievo, tra cui quello di Franco Roberti, ex procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo ed attuale assessore alla sicurezza della Regione Campania, dell’ambasciatore italiano Giovanni Battista Verderame, della prof.ssa Ida Caracciolo, docente di diritto internazionale, membro della Corte di Conciliazione dell’OSCE e della Corte permanente di arbitrato dell’Aja, di Alessandro Panaro della SRM e di Pietro SpiritoPresidente dell’Autorità di Sistema Portuale del Mar Tirreno centrale.

Proprio al presidente Pietro Spirito, abbiamo a margine del convegno, rivolto alcune domande di approfondimento sull’argomento.

  • Presidente Spirito, qual’è lo scenario geopolitico strategico e commerciale internazionale e quali sono i paesi che avranno nel prossimo futuro un ruolo importante anche nell’area mediterranea?

“La Cina sta svolgendo un ruolo di controllo importante anche nel Mediterraneo, dopo l’acquisizione del porto del Pireo in Grecia, ma anche essendo molto presente nel ruolo di costruzione delle infrastrutture nel Nord Africa e avendo una visione di sviluppo lungo tutto il corridoio logistico che va dalla Cina fino all’Occidente,  fino all’Europa e poi agli Stati Uniti nel versante opposto. 

Il vettore logistico – prosegue Spirito – come strumento per allargare l’area del commercio. Si sta quindi verificando una tendenza opposta: da un lato l’America  che sta vivendo una stagione di neoprotezionismo e dall’altro la Cina che invece vuole allargare l’area del commercio. Questa è una grande battaglia culturale, nella quale in questo momento i due grandi paese (USA e Cina) si stanno scambiando misure protezionistiche da una parte e dall’altra. Noi come Europa siamo un po’ in mezzo a questi due grandi colossi e speriamo che comunque tutto ciò non danneggi l’economia del mondo nel suo insieme o con un eccesso di protezionismo americano o di allargamento dell’area commerciale da parte cinese.

  • Poi, c’è il ruolo della Russia…

-“Assolutamente, io però considero la Russia più vicina naturalmente all’area Europea…”

  • Tornando al Mediterraneo e a “casa nostra”, quale può essere la soluzione a questo scenario?

“Ora abbiamo uno strumento in più che prima non c’era, cioè la possibilità che nel Mezzogiorno d’Italia nascano le ZES (Zone Economiche Speciali) attorno ai porti, anche se ci siamo semplicemente adeguati alle altre realtà internazionali, come se fossimo finalmente entrati in un “campionato”, quello dell’attrazione degli investimenti con la grande portualità dell’Europa e del mondo, quindi possiamo cominciare a giocare la nostra partita, ma dobbiamo lavorare per attrarre investimenti produttivi per rafforzare l’industria meridionale nel Mezzogiorno d’Italia che ha subito gravi danni dalla crisi economica. Oggi infatti il Sud Italia ha il 30% in meno di capacità produttiva rispetto alla crisi del 2007, dobbiamo pertanto recuperare quello che è stato lasciato sul campo”.

RED






LA CRIMEA RAFFORZA LA SUA PRIMAVERA

A quattro anni dal Referendum che ha sancito la tanto agognata riunificazione con la Russia, per la Crimea è tempo di bilanci.

Gli enormi investimenti governativi nelle infrastrutture modificano velocemente il paesaggio nei centri di maggiore importanza della Regione autonoma.

In qualunque modo si decida di raggiungere la penisola,ci si accorge infatti di quanto a Mosca ritengano importante l’accessibilità e lo sviluppo di questo territorio: se si arriva via mare è incessante l’andirivieni dei traghetti carichi di merci e passeggeri, così come non può passare inosservato agli occhi del viaggiatore  il maestoso ponte di Kerch, capolavoro architettonico che vedrà entro la fine di quest’anno la sua inaugurazione.

Se invece si sceglie di arrivare in aereo, sarà impossibile non notare i cantieri dei terminali in costruzione nell’aeroporto di Simferopoli, capoluogo regionale dalle antiche origini greche, il cui nome,tradotto dalla lingua di Socrate, significa “città del bene comune”.

Già in tempi antichi la Crimea ricopriva un ruolo strategico importante,ed era conosciuta nel mondo greco e romano con il nome di ”Tauride”.

La traccia lasciata dalle antiche civiltà è ancora tangibile, soprattutto nei dintorni di Sebastopoli nel sito archeologico di Chersones, dove le rovine della città e del porto testimoniano il peso politico e commerciale del luogo.

Ma oltre a greci,romani e bizantini a lasciare il segno è stato sicuramente il Khanato di Crimea, nel quale venne designata come capitale Bakachkasarai, città dell’entroterra, dove si possono ancora oggi ammirare i palazzi del Khan e la cittadella fortificata costruiti nel sedicesimo secolo, custoditi dalla folta comunità tatara rimasta in questi luoghi che, in armonia con gli altri gruppi etnici e religiosi, pratica l’Islam e ne segue le tradizioni.

Ma non vi è alcun dubbio che la Crimea abbia un’identità profondamente russa e i suoi abitanti vedano nella Russia il proprio destino storico e politico.

Questo legame indissolubile lo si nota ad esempio nelle strade e nei monumenti di Sebastopoli, città

che si distinse nella difesa delle sue mura durante la guerra di Crimea del diciannovesimo secolo, narrata anche da Tolstoj nel suo libro “Racconti di Sebastopoli”.

Sebastopoli ebbe un ruolo fondamentale anche nel respingere le truppe naziste nella seconda guerra Mondiale, tanto da ricevere il titolo di “città Eroe” onore riservato a poche altre città, tra cui Stalingrado.

Ma le glorie passate di Sebastopoli non sono le sole a legarle alla Madrepatria,infatti qui è stanziata una delle più importanti basi marittime della Federazione Russa, in cui sono presenti sommergibili nucleari e cacciatorpedinieri pronti all’azione negli scenari del Mar nero e del Mediterraneo come la Siria.

I progetti portati avanti dal governo nella penisola sono molteplici,e come succede spesso in Russia mastodontici.

Pronostici alquanto realistici prevedono un aumento della popolazione della Crimea dai due milioni di abitanti attuali a sette milioni nell’arco di dieci anni,si prevede infatti che dal tutto il sud della Federazione specialisti e mano d’opera vadano a soddisfare la richiesta crescente in vari settori.

E i sentori di questi grandi cambiamenti sono palpabili nelle zone che si sviluppano maggiormente, 

dalla costiera di Yalta, ad esempio,si vedono nuovi edifici in costruzione a perdita d’occhio, e gli uffici delle società immobiliari sul lungomare della città sono affollati da pensionati e benestanti provenienti da tutto il paese, intenzionati ad accaparrarsi le offerte migliori di dacie ed appartamenti vista mare.

Ci sono anche degli italiani che si sono spinti per affari sino a queste latitudini,anche se per il momento non sono molti,ma le potenzialità per le nostre aziende qui sono molteplici.

Un settore che aspira ad essere primario per gli investitori italiani è quello della ristorazione qui più che altrove,e questo non solo per l’ottima fama che gode la cucina italiana tra i russi, ma anche per via della mancanza sul mercato di grandi competitori come le catene di fast food americane, le quali hanno deciso di lasciare questo mercato dopo gli eventi del 2014.

Ma i veri protagonisti del fiorente business crimeano, oltre ai russi ovviamente,sono le aziende e gli imprenditori cinesi.

Includendo la Crimea nel progetto ambizioso del “One belt one road”,altrimenti conosciuto come”Nuova via della seta” la Repubblica Popolare Cinese si conferma partner strategico della Federazione Russa,in un quadro di cambiamenti irreversibili degli equilibri della regione e sul piano internazionale.

Gli investimenti cinesi spaziano a 360 gradi,e vanno dal campo agroalimentare a quello edilizio, facilitati da un accesso ai codici SWIFT bancari degli istituti autoctoni negato ai grandi competitor occidentali.

In Crimea sono attive due banche russe le quali erogano solamente rubli a determinate condizioni, cosa che condiziona,insieme ad un pacchetto di contro sanzioni ad istituti creditizi americani ed europei,l’entrata di grandi monopoli d’occidente.

In questo scenario, l’assenza dei fondi d’investimento e delle grandi multinazionali con base in America,rende in parte più interessante l’investimento delle piccole e medie imprese europee decise ad entrare nel mercato della Crimea.

A rafforzare la fiducia degli investitori intenzionati a usufruire della congiuntura favorevole, è anche la ritrovata stabilità politica ed istituzionale integrata nel sistema russo,molto più affidabile rispetto a quello della corrotta e manipolata oligarchia ucraina.

 

Matteo Peggio

 

 




INAUGURATO IL 57° SALONE NAUTICO DI GENOVA

Genova – Oltre 500 persone, tra autorità, vip, imprenditori, giornalisti e tanti appassionati hanno affollato questa mattina la cerimonia inaugurale della 57° edizione del Salone Nautico Internazionale di Genova nella Terrazza del Padiglione Blu.

Dopo l’alzabandiera, i rappresentanti delle istituzioni locali – il Sindaco Marco Bucci, Paolo Emilio Signorini, Presidente dell’Autorità di Sistema Portuale del Mar Ligure Occidentale, Paolo Odone, Presidente della Camera di Commercio di Genova – hanno portato il loro saluto ai presenti.

Sono seguiti momenti di commozione in occasione dell’omaggio a Carlo Riva, cui questa edizione è dedicata,  al quale ha partecipato l’intera famiglia dell’Ingegnere, rappresentata dalle figlie Maria Pia e Lia e dai nipoti.

Il Ministro Delrio ha dichiarato: “Oggi, al Salone Nautico di Genova, celebriamo una ripresa in atto. Stiamo lavorando per dare al settore un buon Codice della Nautica”. A chiusura ha poi confermato che “il Governo sosterrà la manifestazione e finanzierà il Salone Nautico“.

Ha preso la parola a seguire Luigi Casero, Vice Ministro Economia e Finanza, che ha ricordato come il Salone sia la dimostrazione che “quando entrano in gioco tecnologia e bellezza, entra in gioco l’Italia. La sfida del mercato oggi è quella di seguire l’industria 4.0 e percorrere la strada dell’innovazione. Qui il leasing ha dato una grande spinta alla crescita, dobbiamo trasferire questa esperienza al leasing nautico“.

Giorgio De Rita, Segretario Generale del Censis, ha quindi dichiarato: “C’è un cambiamento in atto e, dopo aver accumulato i denari in banca, chi ha capacità di spesa sta tornando a spendere. Dobbiamo alimentare questo circuito virtuoso“.

Questo è il Salone che dà l’idea del vento che è cambiato – ha dichiarato Giovanni Toti, Presidente della Regione Liguria -. La ripresa del settore e del Salone rappresenta un motivo di orgoglio per la città che merita di essere la capitale della nautica e del Mediterraneo“.

Vincenzo Boccia ha poi sottolineato: “il Salone Nautico si può fare dappertutto, purché sia a Genova. Non si deve fare confusione con le priorità del Paese, se Confindustria non avesse chiaramente preso posizione oggi avremmo due Saloni e non servirebbe a nessuno. Sono qui per sostenere l’azione della nostra Associazione di categoria“.

La Presidente Carla Demaria ha concluso rallegrandosi dell’energia positiva che si respira in questa edizione 2017 del Salone: “Questa è l’energia di Carlo Riva – ha commentato la Presidente. Il mercato cresce, abbiamo un dato che ci piace molto e che dice che il mercato italiano cresce del 24,1%. Questo Salone Nautico è lo specchio di un mercato e di un settore che si sono ripresi e merita l’attenzione da parte delle autorità e delle istituzioni che sono qui quest’oggi ad inauguralo insieme ad UCINA“.

Sempre ieri, è stata poi presentata anche la 38a edizione della NAUTICA IN CIFRE, il rapporto statistico, realizzato dall’Ufficio Studi di UCINA Confindustria Nautica, in partnership con Fondazione Edison ed Assilea, che da quest’anno può contare anche sull’importante patrocinio del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. Uno strumento che fornisce alle imprese, istituzioni e operatori di settore, una serie di dati e contenuti fondamentali per analizzare nel dettaglio il quadro economico dell’industria italiana della nautica di diporto.

Davanti a una nutrita platea di giornalisti e addetti ai lavori, il Prof. Marco Fortis, Consigliere economico di Palazzo Chigi e Vice Presidente della Fondazione Edison, il Viceministro dell’Economia e delle Finanze Luigi Casero, Carla Demaria, Presidente di UCINA Confindustria Nautica, il Presidente di Assilea Enrico Duranti e Stefano Pagani, responsabile dell’Ufficio Studi di UCINA, hanno snocciolato i numeri contenuti nella pubblicazione, estremamente positivi per la Nautica. Un settore che continua il suo trend positivo, come già anticipato dalla Presidente di UCINA Demaria nel corso della conferenza stampa di presentazione del Salone Nautico, lo scorso 5 settembre a Genova, concetti ribaditi nel corso della cerimonia di apertura di questo 57° Salone Nautico.

Nello specifico dei numeri, il dato più significativo riguarda il fatturato globale del settore nel 2016 pari a 3,44 miliardi di euro con un 18,6% in più rispetto al 2015 (fatturato calcolato esclusivamente sulle attività attinenti alla produzione nautica delle aziende). Cresce anche il numero degli addetti diretti (un totale di 18.480, l’1,9% in più rispetto all’anno scorso), così come il contributo al Pil da parte del settore nautico (1,92%, il 18,9% in più rispetto al 2016) e la produzione industriale negli ultimi 12 mesi (2,5%). Cresce, infine, a conferma di un trend positivo per tutto il settore, anche il mercato interno dell’intera industria nautica, con un 21,8% in più, per un totale di 1,15 miliardi di euro, e aumenta del 24,1% anche il mercato interno della produzione italiana della cantieristica da diporto.

Positivi, sulla scia degli anni scorsi, anche i dati sull’export, settore che ha reagito meglio alla crisi degli scorsi anni grazie all’eccellenza della produzione italiana, riconosciuta in tutto il mondo, che confermano il nostro Paese primo esportatore globale di unità da diporto. L’Italia si conferma inoltre leader internazionale nella produzione di Superyacht (barche sopra i 24 metri).

Le dichiarazioni:

Luigi Casero: “Crediamo che quello della nautica sia uno dei settori più attrattivi per gli investimenti, perché rappresenta ciò che è caratteristico del nostro paese, il famoso “Made in Italy” nel mondo. Come governo siamo riusciti a fare delle norme per rilanciare la nautica e i dati ci fanno ben sperare. Se ci fossero altri settori con dati positivi come questi, la ripresa, che è già visibile, sarebbe ancora più forte“.

Carla Demaria: “Intanto ringrazio il Viceministro Casero per essere qui con noi: è davvero un bel segnale aver rimandato la sua partenza per partecipare a questo forum. Ci sono momenti in cui è difficile parlare al microfono, ma oggi è diverso, perché vi abbiamo potuto fornire dati molto belli. Stamane abbiamo provato che l’unione delle forze può portare lontano e siamo solo all’inizio, abbiamo progetti molto ambiziosi in proposito. E adesso che il mercato ci accompagna, che non dobbiamo più soltanto pensare a sopravvivere, siamo pronti ad accelerare questo processo. Ringrazio nuovamente anche il Ministro Delrio: quanto fatto con il nuovo codice è un passo in avanti, ma non basta, e in proposito ho avuto assicurazioni che ci potremo mettere mano per migliorarlo. Se siamo aiutati, deve essere chiaro, possiamo andare ancora più veloci. E i dati di oggi ci rendono molto fieri di quanto abbiamo fatto e stiamo facendo. Al di là dei numeri, trovo che questa stessa pubblicazione sia molto bella pubblicazione, quindi ringrazio di cuore chi l’ha fatta, dal nostro Ufficio Studi ai partner“.

Marco Fortis: “Questi dati della nautica esprimono energia. L’economia mondiale è in ripresa e in questo contesto, l’Italia non è più il fanalino di coda, anzi. Al di la delle previsioni del PIL di fine anno, il primo semestre parla chiaro: l’Italia è seconda nel G7 e il distacco con la Germania si è ridotto a pochi decimali. Tutto questo, inoltre, senza che l’Italia stia facendo un utilizzo della spesa pubblica alto, anche per i vincoli di bilancio da rispettare. Dove sono state introdotte misure di politica economica, queste hanno generato una crescita significativa, che non è seconda a Francia e Germania.  Anche l’occupazione è ripresa in modo clamoroso e gran parte di questa crescita è avvenuta nel settore dei posti di lavoro fissi a tempo indeterminato. Anche gli altri settori dell’economia italiana sono in crescita, ma la nautica sta andando oltre le previsioni. Nell’ambito dei Superyacht siamo primi, ma anche negli altri comparti dell’industria nautica i dati sono ottimi, anche grazie alla ripresa del mercato interno.

Stefano Pagani: “La novità editoriale di quest’anno è la pubblicazione integrale della NAUTICA IN CIFRE in lingua inglese: c’è molto interesse dei player globali sull’Italia, quindi è giusto che all’estero si comprendano nel dettaglio le dinamiche della nostra industria. Il trend del fatturato globale, dopo una lunga discesa dal 2008, finalmente è in una curva ascendente consolidata, che ha visto per il secondo anno consecutivo una crescita prossima al 20%. Poiché siamo tornati al valore di fatturato del 2011, possiamo affermare, su dati oggettivi, che da oggi la nautica possa davvero ripartire anche nel nostro Paese, dopo aver finalmente riassorbito le conseguenze di alcuni provvedimenti legislativi, tanto dannosi quanto inefficaci“.

Enrico Duranti:Ringrazio la Presidente Demaria per questo bellissimo salone: lo frequento da anni e vedo che c’è già un’affluenza eccezionale. Bravi, davvero. Come Assilea voglio dare conferma di ciò che è stato detto finora: il trend è positivo, abbiamo un incremento del 25% del numero dei contratti di leasing nautico e cresce anche l’utilizzo di questo strumento da parte della nautica commerciale, il noleggio per intenderci, che viene utilizzato per acquisire barche nuove. Anche per il 2017 i numeri sono in crescita, con una crescita superiore al 50% rispetto all’anno precedente per i contratti sul nuovo: abbiamo quindi superato i danni dei periodi peggiori, in cui abbiamo esagerato anche noi del settore leasing. Chiudo con un auspicio: il PIL sta crescendo anche grazie ai macchinari e ai mezzi trasporto, e noi come società di leasing lo sperimentiamo positivamente. Speriamo che questo avvenga anche nella nautica e in proposito la creazione di un archivio telematico sarebbe molto utile, perché in passato abbiamo avuto problemi in tal senso, quindi questi strumento informatico sarebbe positivo per noi“.

La giornata dei convegni si è chiusa con il workshop sulle vernici antivegetative, curato da Albert Willemsen, consulente ambientale di ICOMIA, strutturato in modo da fornire tutte le informazioni strategiche sugli ultimi sviluppi legislativi a livello europeo e sulle relative implicazioni sull’utilizzo delle antivegetative nell’ambito della nautica da diporto. Sono state inoltre analizzate le possibili soluzioni alternative grazie a cui l’industria, adattandosi ai cambiamenti legislativi, potrà in futuro continuare la produzione, la vendita e l’utilizzo di antivegetative.

RED




DALLA RIVOLUZIONE RUSSA A VLADIMIR PUTIN: L’ANALISI STORICA DI SERGIO ROMANO

Asti – La storia cambiata dalle rivoluzioni, ieri come oggi. Quest’anno ricorre il centenario della Rivoluzione di Ottobre che ha modificato il corso degli eventi, non solo in Russia ma – come abbiamo potuto poi constatare – nel resto del mondo.

Organizzato da “Passepartout festival” (www.passepartoutfestival.it) nell’ambito di un ciclo di seminari dedicato alle rivoluzioni, si è tenuto stamani in una Biblioteca AstenseGiorgio Faletti” gremitissima, un interessante incontro in cui sono state ripercorse dallo storico Sergio Romano le tappe che hanno scandito l’irruzione della Rivoluzione Bolscevica. Per poi affrontare inevitabilmente la realtà odierna, toccando i rapporti con USA, UE ed anche le dinamiche che muovono il terrorismo integralista.

“Siamo qui – ha esordito l’ex ambasciatore – non certo per celebrare, festeggiare o commemorare questo evento ad Ottobre, ma ad Aprile quando Lenin arrivò a Pietrogrado mettendosi in qualche modo al servizio dei tedeschi accelerando la caduta dell’Impero zarista. Cosa che gli ha attratto del risentimento da certi ambienti che glielo hanno sempre contestato, pur nella consapevolezza che secondo lui era un prezzo necessario da pagare. In realtà, Lenin non era così convinto che una rivoluzione comunista potesse attecchire in Russia, perché sapeva che era un paese ancora profondamente arretrato in cui non era ancora avvenuta la rivoluzione industriale. Era piuttosto fiducioso nel fatto che semmai in Germania aveva maggiori possibilità di riuscita perché era il paese di Marx e di Engels ed era presente un grosso partito socialdemocratico. Questa rivoluzione sarebbe avvenuta solo dopo la fine della guerra, con la vittoria di qualcuno che di sicuro non era la Russia. La rivoluzione bolscevica effettivamente ebbe successo in Germania, con la nascita di una repubblica sovietica a Berlino nel 1918. Così come non dimentichiamo che nel 1919, ci fu la guerra civile fra comunisti e socialdemocratici. Ma oramai Lenin era partito con la sua strategia, con cui voleva provocare rivolte comuniste ovunque. Vi furono tentativi parzialmente riusciti di rivoluzione in Ungheria, in Baviera a Vienna ed anche in Italia, con le proteste nelle fabbriche nel 1921 ai tempi del governo Giolitti. Lenin aveva guardato per un certo periodo con speranza a ciò che stava avvenendo nel nostro paese, confidando – pensate un po’ – almeno inizialmente su..Mussolini. Le aspettative però furono ben presto deluse e dovette cambiare le sue strategie, creando la Terza Internazionale con cui tutti i partiti comunisti europei avrebbero dovuto rompere i legami con i socialisti. Sarebbero dovuti diventare indipendenti, votandosi a servire fedelmente e con disciplina tutti gli ordini provenienti da Mosca. Non ci fu ne’ rivoluzione mondiale, né tantomeno europea. La cosa poi ci è ulteriormente spiegata dalle frizioni fra Trotsky (che voleva cambiamenti ovunque) e Stalin (che più realisticamente riteneva potessero avvenire solo in Russia) che avevano visioni differenti sulle conseguenze di queste rivoluzioni. Credo che questo rappresento’ l’inizio della grande spaccatura fra i socialisti ed i comunisti. Lenin temeva i socialisti e non perdeva occasione per combatterli, mentre Stalin li riteneva addirittura una versione caricaturale dei fascisti, dal momento che erano i loro principali concorrenti nel poter portare avanti una rivoluzione democratica. Questi sono gli avvenimenti, ed ora bisogna porsi il problema se esista o meno un retaggio del bolscevismo. La risposta è che è completamente scomparso. Certo, esistono – ed è giusto che sia così, perché è stata una storia importante – i nostalgici, ma non ha nulla a che vedere con la realtà odierna. Sappiamo che ci sono regimi come quelli di Cina, Cuba o il Vietnam che si richiamano al comunismo, ma in realtà lo hanno profondamente modificato. Oggi bisogna fare i conti con Putin, che di sicuro comunista non è. Certo, è un uomo di stato russo. Ma non ha mai abbracciato quella ideologia, se pensiamo che esiste un video in cui nel 1992 quando dovette fare un’intervista per la televisione federativa russa tolse il busto di Lenin. Il giornalista rimase sorpreso nel non vederlo più. E quando gli fu chiesto cosa ne pensava della rivoluzione bolscevica, disse molto seccamente che fu “una bella favola, ma perniciosa” e che “siamo stati sconfitti da un paese sconfitto” riferendosi alla Germania ed al trattato firmato a Brest-Litovsk nel 1918 con cui Trotsky cedette ai tedeschi parte del territorio russo. Inoltre, disse che “la rivoluzione bolscevica ci ha danneggiato perché ci ha bloccato quando eravamo in una fase di crescita economica, bloccando qualsiasi rapporto commerciale con i paesi stranieri”. Ecco, questo è il pensiero di Vladimir Putin a proposito di Lenin, che viene quasi ignorato e lasciato a Mosca sulla Piazza Rossa a due passi dal Cremlino. Certo, c’è qualcuno che lo vorrebbe trasferire a San Pietroburgo, ma sarebbe troppo complicato.  Putin tutto sommato non lo considera un personaggio ingombrante, nonostante esistano molti più nostalgici di quello che si pensi. Quindi, attenzione a non confonderlo con gli antenati sovietici. Piuttosto, va inquadrato con quei personaggi che si richiamano alla Russia imperiale. Questo perché quello russo è un vero e proprio impero che ha avuto buon gioco, quando altri più antichi come quello cinese o persiano sono andati in disgrazia, permettendogli di espandersi molto rapidamente sino al Pacifico. Ma come si gestisce e si governa un tale grande impero, composto da persone che hanno storie, etnie e religioni diverse? Di sicuro, non con l’autorità. La differenza con gli altri è che quello russo ha già le colonie al suo interno, mentre invece ad esempio quello inglese le ha al suo esterno se pensiamo all’India. Come mai non abbiamo mai visto il primo ministro indiano a Londra, mentre al contrario a Mosca abbiamo visto premier armeni, ucraini, georgiani, azeri? La risposta è che la Russia non si governa all'”europea”  e questo significa che non è possibile pensare che possa essere guidata dagli altri. Non esiste solo l’impero russo, perché ci sono gli Stati Uniti che pur non avendo mai utilizzato la parola “impero”, nei fatti con la dottrina Monroe hanno sempre ritenuto l’Europa come casa d’altri, auto-concependosi come paese guida. Ciò è stato portato avanti con fini nobili, come prova il piano Marshall attraverso cui sono stati prestati tantissimi soldi ai paesi europei per ricostruire. Oggi, la leadership americana ha assunto un’altra veste. A volte isolazionista, altre protezionista. Ma con la prevalenza di un’ideologia liberale e democratica che non è quella di Donald Trump. Non votiamo negli Stati Uniti, ma abbiamo il diritto ed il dovere di fare delle riflessioni su questa strada intrapresa dagli americani, prendendo di nuovo in mano il nostro destino. Ecco, è questo ciò che dobbiamo fare”.

Non è mancato poi un passaggio sull’attualità, ed in particolare sui rapporti fra la Russia, l’Unione Europea e gli Stati Uniti. Sulle relazioni con il neo presidente Trump, accusato di aver ricevuto appoggi da Mosca, Romano – rispondendo alle domande provenienti dal folto pubblico presente in sala –  ha evidenziato come “il partito repubblicano oggi offra alla Russia sicuramente un approccio più pragmatico e realistico, rispetto ai democratici. Non dimentichiamo che uno dei periodi migliori, durante la guerra fredda, fu quando alla Casa Bianca c’erano Reagan o Nixon, mentre al contrario i rapporti furono tesi con Kennedy o Carter. Ciò non esclude che possa anche esserci chi si sia pentito di aver votato Trump, che oggi addirittura qualcuno vorrebbe eliminare con l’impeachment, e non più e solo con attentati come è accaduto in passato con Reagan o la grande promessa Kennedy che non riuscì a realizzare ad esempio l’uguaglianza della popolazione di colore. La pratica della messa in stato d’accusa, prevista dalla costituzione americana, era tornata in auge all’epoca di Bill Clinton che aveva mentito, in merito alle sue relazioni sessuali con la Lewinsky. Teniamo presente che lui è un cristiano battista e considerato le casistiche sessuali degli appartenenti a questo rito, non ha tutto sommato detto bugie. Per Trump, invece, si sta utilizzando il Russiagate come cavallo di Troia per spodestarlo, montando un caso internazionale che alla fine potrebbe provocare effetti imprevisti, e ciò è assai preoccupante ritenendolo – pensate – un pericolo pubblico. Non si tratta, chiarisco, di simpatia o antipatia verso Trump. Perché proporre a se stessi l’incriminazione del presidente della repubblica, non può non portare anche a conseguenze indesiderate. Per questo, mi sento di poter affermare che, in merito alle accuse di spionaggio, si tratta di un peccato collettivo. L’errore che semmai si può addebitare alla Russia e’ che oggi esiste uno spionaggio nuovo, fondato sulle tecnologie e sui satelliti (Echelon, nda). Ed anche  con gli strumenti informatici, si possono fare molte più cose come interrompere il sistema informatico. In questo i russi sono stati bravissimi, quando lo hanno fatto contro l’Ucraina. Una pratica sulla quale però è preferibile che i russi non ci giochino più di tanto. Anche le sanzioni rivolte dall’Occidente nei confronti della Russia, come questi atti, però sono un atto ostile perché per come sono state concepite vogliono spingere la popolazione e l’opinione pubblica del paese sanzionato, a sollevarsi contro il governo. Ma lì andiamo in un terreno, che non ha nulla a che vedere con la lotta politica. La Russia in certi momenti si lascia trascinare da queste situazioni, e non è del tutto incomprensibile il suo sentimento di accerchiamento considerando che gli Stati Uniti, quando propongono l’allargamento ad Est della NATO, non capiscono che questa è un’alleanza militare sorta per programmare la prossima guerra. Ovvero con strategie, analisi, progetti ed ipotesi da parte dei comandanti supremi. Se voi foste russi, sicuramente vi sentireste accerchiati, nonostante che la guerra fredda fosse finita più di 20 anni fa. E questo è stato indubbiamente un errore commesso, non solo – è bene evidenziarlo – dagli americani”.

Sul terrorismo di matrice islamista, Romano ha utilizzato la metafora della matrioska per sottolineare come “presenti caratteristiche uniche che lo contraddistinguono anche da quello precedente. Infatti, si tratta di azioni individuali che rispondono ad un nemico più difficile da individuare, perché non facente parte di organizzazioni. Le sue motivazioni non sono necessariamente politiche o ideologiche, ma anche personali perché prevede l’uso della propria persona come arma. Di solito in tutte le guerre, comprese quelle più atroci e violente, un soldato parte per tornare a casa magari uccidendo il nemico. Qui invece siamo di fronte a terroristi pronti a sacrificare la propria vita, convinti che possa esistere una vita eterna. Ma come si combatte questo nemico? Si tratta di un fenomeno totalmente nuovo, dove oggi Facebook sembra essere il brodo di coltura in cui queste menti malate, denunciano se stesse. I servizi segreti israeliani hanno fatto un ottimo lavoro, sotto questo aspetto, individuando nell’Intifada dei “coltelli” le ragioni di fondo del fenomeno. Hanno imparato a studiare ed esaminare i profili psicologici di queste persone con questo social network, scoprendo che non hanno alcuna strategia se non quella di salire in cielo. Una lezione che dovremmo fare nostra, anche per diventare più credibili e fare un salto di qualità come intelligence”.

Ultimo passaggio, che ha generato un po’ di ilarità in sala, è sul ruolo diplomatico svolto dall’Italia. “È un miracolo – ha osservato Romano – che esista ancora la politica estera, in un paese che è estremamente fragile ed incerto, in cui basta pochissimo per scatenare la reazione delle borse di tutto il mondo per affossarlo definitivamente dando per scontato il peggio. Un paese che ha una crisi istituzionale che non riesce a risolvere, un referendum fallito, un sistema politico e parlamentare da tutti riconosciuto imperfetto ma che nessuno in realtà vuole cambiare, un debito pubblico pari al 133% del PIL, incertezza politica e criticità varie, non è perciò credibile o affidabile in politica estera. Non è un paese che possa avere una credibilità internazionale degna di questo nome, e sappiamo quanto ciò sia importante. Ma ciò non toglie che resta indispensabile per l’Unione Europea che oggi sarebbe molto più zoppa senza un suo fondatore che non con la Brexit. Per non parlare poi della sua posizione geografica al centro del Mediterraneo che lo pone al centro delle turbolenze che ben conosciamo e che non può autorizzare nessuno a non riconoscergli un ruolo strategico molto importante. Per questo motivo – ha poi concluso – , e’ meglio che andiamo avanti…”.

Francesco Montanino






FINISCE LA “GUERRA DEL POMODORO” TRA RUSSIA E TURCHIA?

Mosca –  Secondo il ministero dell’Agricoltura russo tra fine maggio e i primi di giugno Mosca potrebbe riaprire le frontiere ai pomodori turchi. Ad affermarlo, nei giorni scorsi, è stato il vice primo ministro Arkady Dvorkovich, che ha coordinato un meeting tra le varie parti in causa in questa vicenda.

L’obiettivo, dunque, è quello di cancellare al più presto le restrizioni commerciali sui pomodori. Sergey Korolev, a capo dell’Unione nazionale dei produttori ortofrutticoli russi, ha detto che resta da scegliere se aprire il mercato immediatamente oppure optare per una strategia a step. L’associazione è ovviamente favorevole alle limitazioni e ha chiesto di mantenerle, almeno in parte, fino a ottobre, cioè durante il periodo in cui la produzione nazionale è più importante.

L’inizio della “guerra del pomodoro tra Russia e Turchia, risale al 2008 allorchè Mosca chiuse le porte all’import di frutta e verdura (soprattutto pomodori, ma senza dimenticare nella “lista nera” limoni, uva, melanzane e patate) provenienti dai campi della Turchia a causa del ritrovamento di tracce di pesticida superiore ai limiti consentiti dalla normative. La chiusura dal 7 giugno 2008 del mercato russo fece precipitare i prezzi dei prodotti colpiti, così come si evince dalle dichiarazioni del tempo di Ali Kavak, presidente dell’Akib, la potente Associazione degli esportatori di frutta e verdura turchi dell’area del Mediterraneo.

RED

(fonti: Italfruit News – Sole 24Ore)




LA REGATA STORICA: LO SPETTACOLO DI UNA GRANDE TRADIZIONE DI VENEZIA

Venezia – Anche quest’anno il consueto appuntamento della Regata Storica di Venezia, nella sua edizione 2016, ha visto i partecipanti in una disciplina unica al mondo e praticata da Venezia - Regata Storica 4 settembre 2016 - photo Fiorenzo De Luca 1 - Russia Newsmillenni nella laguna: la Voga Veneta. Una gara ma anche un vero e proprio spettacolo, che inizia con il celebre passaggio del corteo storico dove le imbarcazioni storiche, tipiche del cinquecento, tra vari colori e con gondolieri,  trasportano il doge, la dogaressa e le più alte cariche della Venezia - Regata Storica 4 settembre 2016 - photo Fiorenzo De Luca 3 - Russia NewsMagistratura veneziana. Una perfetta ricostruzione del passato delle Repubbliche Marinare più potenti e influenti del Mediterraneo.

Il gondolino celeste dei cugini di Sant’Erasmo, Rudi e Igor Vignotto, alla quattordicesimaVenezia - Regata Storica 4 settembre 2016 - photo Fiorenzo De Luca 5 - Russia News vittoria totale nella Storica, ha tagliato per primo il traguardo davanti alla “machina”, la tradizionale tribuna allestita davanti a Cà Foscari. Vincendo la regata dei gondolini, i Vignotto hanno raggiunto il record assoluto di 14 successi, entrando di fatto in quell’olimpo remiero Venezia - Regata Storica 4 settembre 2016 - photo Fiorenzo De Luca 7 - Russia Newsdove finora si erano iscritti solo Albino dei Rossi (Strigheta), Sergio Tagliapietra (Ciaci), e Bepi Fongher.

Nella regata delle donne su mascarete a due remi,  ha vinto il bianco di Romina Ardit e Anna Venezia - Regata Storica 4 settembre 2016 - photo Fiorenzo De Luca - Russia NewsMao, tornate quest’anno a gareggiare dopo dodici anni, in cui sono diventate mamme e si sono dedicate a crescere le loro quattro creature. Entusiasmante anche il finale della Venezia - Regata Storica 4 settembre 2016 - i vincitori Rudy e Igor Vignotto - photo Fiorenzo De Luca - Russia Newsregata delle caorline a sei remi, dove l’equipaggio della Giudecca, barca viola, ha strappato in volata il successo al verde di Jesolo, vincitore delle ultime edizioni, così come quello della regata delle Università, dove Bari ha inflitto la prima storica sconfitta all’equipaggio di Cà Foscari.

Per tutte le informazioni sulla regata storica di Venezia, è possibile consultare il sito internet ufficiale all’indirizzo www.regatastoricavenezia.it

 

Barbara Cassani

(photo: Fiorenzo De Luca)

 

Venezia - Regata Storica 4 settembre 2016 - photo Fiorenzo De Luca 16 - Russia NewsVenezia - Regata Storica 4 settembre 2016 - photo Fiorenzo De Luca 9 - Russia NewsVenezia - Regata Storica 4 settembre 2016 - photo Fiorenzo De Luca 14 - Russia NewsVenezia - Regata Storica 4 settembre 2016 - photo Fiorenzo De Luca 19 - Russia NewsVenezia - Regata Storica 4 settembre 2016 - photo Fiorenzo De Luca 10  - Russia NewsVenezia - Regata Storica 4 settembre 2016 - photo Fiorenzo De Luca 17 - Russia NewsVenezia - Regata Storica 4 settembre 2016 - photo Fiorenzo De Luca 8 - Russia NewsVenezia - Regata Storica 4 settembre 2016 - photo Fiorenzo De Luca 12 - Russia NewsVenezia - Regata Storica 4 settembre 2016 - photo Fiorenzo De Luca 11 - Russia News

 




LA TURCHIA ABBATTE UN AEREO RUSSO E IL CIELO SI TINGE DI “GIALLO”

Spirano pericolosissimi venti di guerra, al confine fra Siria e Turchia a poche ore dall’abbattimento del caccia russo “Sukhoi 24” da parte dell’aviazione di Ankara. Un fatto gravissimo che rischia di trascinarci su due piedi in un EPA HABERTURK TV CHANNELconflitto che potrebbe trasformarsi in un’inevitabile resa dei conti fra chi sta solo dando l’impressione, di voler combattere il terrorismo estremista dell’ISIS che nulla ha a che vedere – ribadiamo – con l’Islam. E chi invece ha mandato mezzi ed uomini per debellare questo elemento di minaccia ed instabilità in quella martoriata area che è sempre stato il Medio Oriente. Che da sempre vive sul filo del rasoio della guerra e di enormi interessi strategici, a causa dell’abbondanza di petrolio e di altre risorse, che fanno naturalmente gola.
Dopo l’abbattimento del mig, subito i media occidentali hanno rilanciato la notizia addossando, come al solito, la responsabilità alla Russia colpevole, a loro dire, di aver violato lo spazio aereo turco. In realtà con il passare delle ore si sta facendo strada la verità, e stanno emergendo particolari a dir poco inquietanti dal momento che non solo l’abbattimento è avvenuto in territorio siriano (satelliti russi ed americani confermano questa notizia), ma che a volerlo sia stato addirittura il primo ministro Erdogan in persona!
Nikolay Levichev notes that for the first time after the end of the Cold War a NATO member state had deliberately downed a Russian warplaneSe così fosse, ci troveremmo di fronte ad una vera e propria dichiarazione di guerra, anche se in casi come questi è necessario oltre che doveroso andarci veramente con i piedi di piombo. Perché, come si sarà potuto facilmente intuire, la posta in gioco è altissima. Ed è necessario fare, a maggior ragione, una doverosa promessa che chiarirà assai bene il quadro di questa situazione ingarbugliata.
La Turchia, come tutti sapete, fa parte della NATO. Ovvero di quell’alleanza militare nata all’indomani della seconda guerra mondiale allo scopo di scongiurare il pericolo, allora rappresentato, da un’eventuale invasione comunista ordita dall’Unione Sovietica. A fare da contraltare, sempre dal punto di vista bellico, c’era il Patto di Varsavia che invece comprendeva tutti i paesi dell’est europeo.
Terminata fortunatamente la guerra fredda, con la caduta del Muro di Berlino ed il crollo del comunismo, sarebbero dovuti venir meno quegli stessi presupposti sui quali era stata istituita la NATO (di cui anche l’Italia è membro). Che invece ha mantenuto le proprie posizioni sul Mediterraneo, come del resto certificano le basi militari presenti sul nostro paese che si trova in un’area strategicamente importante di ponte fra Occidente ed Oriente. Putin said that the incident will seriously impact relations between Russia and Turkey  - photo Denis Abramov - Vedomosti
L’abbattimento insensato del “Su-24”, voluto da Ankara, rischia di fornire il pretesto – valido dal punto di vista del diritto internazionale – a Vladimir Putin per ordinare un attacco di ritorsione contro il punto da cui sono stati lanciati i missili che hanno abbattuto quell’aereo militare russo. Ma ciò rischia a sua volta di innescare la reazione della NATO, dal momento che l’attacco ad un paese facente parte dell’Alleanza Atlantica comporta automaticamente lo stato di guerra che coinvolgerebbe gli Stati Uniti con conseguenze che potrebbero essere apocalittiche! Insomma, come si sarà capito, potremmo trovarci di fronte ad un escalation pericolosissima. Anche se l’atteggiamento del governo russo, dopo l’enorme rabbia manifestata a caldo da Putin, per fortuna sembra essere improntato alla lucidità ed alla grande prudenza.
Istanbul - Turchia - photo Emrah Gurel - APNel caso concreto, l’atteggiamento della Turchia appare a dir poco azzardato perché questa iniziativa potrebbe incrinare irrimediabilmente i già difficili rapporti fra Mosca e Washington. E porre dunque un freno a chi come il presidente transalpino Hollande, all’indomani dei gravissimi attentati che hanno colpito la Francia, sembrerebbe voler riallacciare i fili del discorso con la Russia, per distruggere definitivamente la minaccia rappresentata dall’ISIS.
Gli interessi in ballo non sono solo limitati al controllo della regione ma anche ai rapporti a dir poco ambigui esistenti fra Ankara ed i terroristi: il presidente Putin ha nei giorni scorsi denunciato come a foraggiare i fondamentalisti ci siano anche quegli stessi paesi che compongono il G20. Ovvero quei paesi occidentali che a chiacchiere dicono di voler combattere il terrorismo. Ma che nei fatti poi non esitano a fornirgli armi, supporto logistico oltre che addestramento militare. E questo spiegherebbe il perché del salto di qualità dei terroristi nel progettare attentati in grande stile, come quelli che poco più di 10 giorni fa hanno gettato nel terrore Parigi, con tanto di caccia all’uomo che sta ancora coinvolgendo mezza Europa!
Fra questi paesi, ci sarebbe anche la Turchia che comprerebbe il petrolio “in nero” da quegli stessi miliziani che sono stati addestrati dagli USA al solo scopo di rovesciare il legittimo Sergey Lavrov Ministro degli esteri russogoverno di Assad. Che in passato è stato additato di nefandezze, rivelatesi poi delle enormi menzogne dal momento che gran parte delle atrocità commesse ai danni del popolo siriano, portano la firma proprio dei ribelli a libro paga della CIA, stando anche alle dichiarazioni rilasciate da alcuni personaggi autorevoli dell’establishment americano.
Se oltre a ciò, consideriamo anche i profughi che sono nel frattempo scappati e l’atteggiamento “freddo” finora mostrato dagli americani, insieme alla compassione “interessata” (anche qui per soli scopi economici, e non certo umanitari) dell’Unione Europea, si capisce a quel punto che cosa in realtà ci sia dietro!
Il Presidente Putin, come anticipato sopra, non ha lesinato affatto parole durissime nel commentare l’increscioso accaduto. Lasciando per un attimo da parte la sua proverbiale calma il Dmitry Peskovpremier russo, nel suo discorso alla Duma, ha parlato di “vera e propria pugnalata alle spalle che porterà a gravissime conseguenze nei rapporti con la Turchia” anche se il portavoce del Cremlino Dmitri Peskov ha poi categoricamente escluso “che potranno esserci implicazioni di carattere militare, nonostante che Ankara non abbia ancora fornito alcuna prova sulla violazione dello spazio aereo da parte del nostro velivolo. Ci stiamo al momento affidando a ciò che dicono gli esperti militari, sui dati di volo del Su-24”.
Allo stato attuale, sembra invece in forte dubbio la visita del premier turco Erdogan a Mosca, in programma a Dicembre. Così come non sono affatto da escludere delle conseguenze di carattere economico nelle relazioni fra i due paesi, con l’inizio di un embargo decretato dalla Russia nei confronti della Turchia.

F.M.