Roma, al Foro Italico l’edizione numero 78 degli Internazionali BNL d’Italia: 11 russi in gara

Roma – Il pubblico (contingentato) arriverà solo giovedì, ovvero quando sarà ormai giunto il momento degli ottavi di finale. Nella Città Eterna sono però già arrivati quasi tutti i protagonisti, pronti ad illuminare con le loro giocate il Foro Italico, il teatro in cui (fino a domenica 16 maggio – giorno delle finali) andranno in scena degli Internazionali BNL d’Italia. Torneo di categoria Master 1000 sia del circuito ATP (maschile) che WTA (femminile), quello di Roma (preludio al Roland Garros – il grande slam parigino) è ormai da anni uno degli appuntamenti più amati ed attesi della stagione. All’edizione numero 78 degli Ibi prenderanno parte 11 atleti russi: 4 nei tabelloni maschili, 7 in quelli femminili. 

Il numero 3 del mondo Daniil Medvedev (già trionfatore quest’anno a Marsiglia), dopo aver superato il Covid che gli aveva impedito di partecipare a Montecarlo ed essere tornato in campo solo a Madrid, scenderà in campo direttamente a partire dal secondo turno. Ad attenderlo il vincente del match tra il connazionale Aslan Karatsev ed il serbo Miomir Kecmanovic. Vera rivelazione di questo inizio 2021, dopo essere stato partecipe della trionfale spedizione della Russia nella ATP Cup ed aver sorpreso appassionati ed addetti ai lavori raggiungendo in febbraio la semifinale degli Australian Open, in marzo Karatsev ha trionfato a Dubai (6-3, 6-2 al sudafricano Lloyd Harris) e nel mese di aprile ha raggiunto la finale al torneo di Belgrado dopo aver eliminato il numero uno del mondo nonché padrone di casa Novak Djokovic (cedendo poi in finale 1-6, 6-3, 6-7 solo all’italiano Matteo Berrettini). Accreditato della testa di serie numero 7, inizierà dal secondo turno anche il torneo di Andrey Rublev: il russo (vincitore a Rotterdam e finalista a Montecarlo) dovrà versela con il tedesco Jan-Lennard Struff o con un qualificato. In main draw anche il numero 23 del mondo Karen Khachanov, che attende dell’esito delle qualificazioni il nome dell’avversario del primo turno. Khachanov si è iscritto anche al torneo di doppio, dove farà coppia con Rublev; Medvedev concorrerà invece con il brasiliano Marcelo Demoliner. 

In campo femminile, la numero 28 del mondo Veronika Kudermetova (vincitrice quest’anno a Charleston) affronterà al primo turno la belga Elise Mertens. Daria Kasatkina (trionfatrice a San Pietroburgo) è attesa invece dalla statunitense Jessica Pegula. Dall’esito delle qualicazioni conoscerà il nome della sua avversaria Ekaterina Alexandrova, mentre Anastasia Pavlyuchenkova proverà a superare l’ostacolo spagnolo (testa di serie numero 12) incarnato dalla bicampionessa slam Garbine Muguruza. Passando invece dalle qualificazioni è arrivata in main draw Vera Zvonareva, dopo aver superato prima la giapponese Misaki Doi (4-6, 6-3, 6-3) e poi la francese Kristina Mladenovic (6-2, 7-5). Iscritta anche al torneo di doppio, Zvonareva farà coppia con la connazionale Elena Vesnina, mentre Kasatkina concorrerà con la croata Petra Martic, Kudermetova con la statunitense Cori Gauff, Alexandrova con la cinese Yang, ed Alla Kudryavtseva con la rumena Monica Niculescu. 

A Roma il tennis russo vanta quattro successi in singolare, tutti al femminile: il trionfo di Dinara Safina nel 2009 (6-3, 6-2 in finale alla connazionale Svetlana Kuznetsova) e quelli di Maria Sharapova (2011, 2012, 2015). 

Stefano Tardi




Dall’erba di Wimbledon alla terra di Parigi: dopo una carriera di successi, Maria Sharapova lascia il tennis

Ti prego di perdonarmi, tennis: ti dico addio”. Con queste parole, scritte in una lettera inviata alle riviste “Vogue” e Vanity Fair”, Maria Sharapova ha annunciato il suo ritiro dall’attività agonistica. Una scelta difficile, sofferta, meditata. Nonostante il problema alla spalla (comunque mai utilizzato come alibi) con cui ha convissuto negli ultimi anni e che ne ha fortemente condizionato il livello di competitività, Masha, da lottatrice indomita quale è sempre stata, ce l’ha messa tutta per provare a regalarsi un altro titolo dello slam. Dallo scorso luglio aveva scelto l’esperienza di Riccardo Piatti per provare a risalire la china. La tennista siberiana ha lavorato duramente a Bordighera con il coach italiano per presentarsi a Melbourne nelle migliori condizioni ma, dopo l’eliminazione al primo turno degli Australian Open per mano della croata Donna Vekic lo scorso 21 gennaio, quando dopo essere stata avanti 4 a 1 nel secondo set aveva perso cinque game di fila, ha capito che era venuto il momento di dire basta. Come raccontato dello stesso Piatti al Corriere della Sera, Masha ha chiamato l’allenatore italiano nella sua stanza d’albergo e gli ha annunciato la sua volontà di smettere. 

Ha detto basta dopo 28 anni di tennis, coronati da ben 36 titoli ottenuti in singolare, di cui 5 prove del grande slam e le WTA Finals del 2004, la prima posizione del ranking mondiale agguantata nel 2005, l’argento olimpico conquistato a Londra nel 2012 (quando fu portabandiera della Russia), le 645 vittorie ottenute nel circuito (il 79% dei match disputati). Numeri di una campionessa che è salita in cima al mondo grazie ad una determinazione e dedizione al lavoro che raramente si riscontrano nello sport, se non nell’esempio dei più grandi, di quelli che lasciano il segno. Nata in Siberia il 19 aprile del 1987, Maria Sharapova inizia a giocare a tennis all’età di 4 anni. Nel 1993 ne ha appena sei quando incontra la campionessa ceca Martina Navratilova che, notandone le grandi potenzialità, suggerisce al padre di trasferirsi negli Stati Uniti, dove approderà in una delle Accademie più prestigiose, quella di Nick Bollettieri. La lontananza dalla Madre Russia non fa comunque dimenticare a Masha le sue radici, come dimostra la generosa attività di beneficenza svolta negli anni, a partire dalle donazioni per le borse di studio in favore degli studenti dell’area di Chernobyl e per le vittime dell’attacco terroristico nella scuola di Beslan.

Indimenticabile, impressa nella storia del tennis, resterà l’immagine della sua gioia sul Centre Court nella finale di Wimbledon disputata il 3 luglio 2004 quando, appena diciassettenne, supera Serena Williams e si aggiudica il primo major della sua carriera. Poi arriveranno anche New York (nel 2006), Melbourne (2008) e due volte Parigi (2012, 2014), con cui completerà il Career Grand Slam, diventando membro di quel ristretto club di giocatrici ad essersi aggiudicate almeno una volta tutti i major. Per non parlare poi di Roma, che l’ha vista trionfare sul Campo Centrale del Foro Italico in ben tre edizioni degli Internazionali d’Italia (2011, 2012, 2015). Ma non sono stati solo i successi in campo a fare della Sharapova un’icona globale. Imprenditrice di sè stessa, Masha ha dimostrato anche straordinarie qualità manageriali che le hanno consentito di fare della sua immagine un brand internazionale (per fare un esempio, il marchio di dolciumi Sugarpova lanciato nel 2012), destinato a non esauririsi con l’epilogo della sua carriera sportiva.

Dolcissima la foto postata su Instagram che la ritrae all’età di sei anni: “Il tennis mi ha mostrato il mondo – e mi ha mostrato di cosa sono fatta. E come mi sono messa alla prova e come ho misurato la mia crescita. E così, in qualunque ambito io possa scegliere il capitolo successivo, la mia prossima montagna, continuerò a spingere. Mi arrampicherò ancora. Continuerò a crescere”. E noi non abbiamo dubbi perché, come recita il titolo della sua autobiografia, Maria è “Unstoppable”.

Stefano Tardi




Gli incendi non fermano l’Australian Open:16 russi ai nastri di partenza

Melbourne – Gli incendi che hanno devastato l’Australia (per una superficie ben superiore a quella che colpì lo scorso anno Siberia ed Amazzonia messe insieme) e le cui immagini hanno scosso il mondo,  hanno messo a rischio anche lo svolgimento del primo slam stagionale. Che però, alla fine, si giocherà. Nonostante le difficoltà riscontrate durante le qualificazioni, di cui si ricordano le immagini di Dalila Jakupovic, caduta in ginocchio dopo un colpo di tosse (mentre si trovava in vantaggio nell’incontro che stava disputando contro Stefanie Voegele) e la notizia di un raccattapalle letteralmente collassato durante la partita tra Kavcic e Clarke. Motivo l’aria irrespirabile, che non ha risparmiato nemmeno il match di esibizione in programma tra Maria Sharapova e Laura Siegemund, costringendo la siberiana ad abbandonare il campo. Una situazione che ha suggerito a molti big di allenarsi al coperto. Eppure, i medici hanno dichiarato che, a Melbourne, non è a rischio la salute degli atleti, quindi si giocherà. Intanto, il mondo del tennis si è già mobilitato per dare il suo sostegno alle vittime degli incendi.

Già nel corso dell’Atp Cup, l’australiano Nick Kyrgios aveva comunicato la volontà di donare di 200 dollari per ogni ace che avrebbe messo a segno, seguito poi da altri colleghi. Il 5 gennaio Maria Sharapova (tramite twitter) aveva annunciato una donazione di 25.000 dollari, trovando l’adesione del campione serbo Novak Djokovic, chiamato in causa nell’iniziativa direttamente dalla tennista russa. L’ITF e gli altri tre slam (Roland Garros, Wimbledon, Us Open) sono scesi in campo con 400.000 mila dollari (cento mila a testa). Serena Williams ha donato l’intera vincita conquistata in seguito al successo nel torneo di Auckland. Roger Federer e Rafael Nadal hanno annunciato una donazione congiunta di 250.000 dollari. Il 15 gennaio, alla Rod Laver Arena di Melbourne, molti dei migliori giocatori del circuito (Roger Federer, Serena Williams, Rafael Nadal, Naomi Osaka, Novak Djokovic, Petra Kvitova, Alxander Zverev, Caroline Wozniacki ed altri ancora) si sono esibiti nell’evento “Rally for Relief”, organizzato per devolverne l’incasso in beneficenza.

Tabellone maschile. Nel tabellone maschile, guidato dai soliti tre, Rafael Nadal (1), Novak Djokovic (2) e Roger Federer (3), la testa di serie numero 4 sarà rappresentata da Daniil Medvedev, attualmente il primo dei terrestri, inserito (come tutti gli altri russi) nella parte alta del main draw, ovvero quella presieduta da Nadal, vincitore dell’ultimo slam del 2019 (gli US Open), conquistato dopo una battaglia di cinque set proprio contro il russo. Al primo turno, Daniil dovrà fronteggiare lo statunitense Frances Tiafoe. Andrey Rublev (testa di serie numero 17), reduce dai due trionfi di Doha e Adelaide, è atteso dal confronto con l’australiano Christopher O’Connell. Karen Khachanov (testa di serie numero 16) sfiderà invece al primo turno il qualificato spagnolo Mario Martinez Vilella. Per Evgeny Donskoy, proveniente dalle qualificazioni, il confronto sarà con l’esperto spagnolo Fernando Verdasco.

Tabellone femminile. Nutrita la presenza di tenniste russe nel tabellone degli Australian Open. Direttamente in main draw Maria Sharapova (grazie ad una wild card), che al primo turno dovrà fronteggiare la croata (numero 19 del tabellone) Donna Vekic. Uniche teste di serie, la numero 25 Ekaterina Alexandrova (reduce dal primo trionfo in carriera sul cemento di Shenzen), opposta alla svizzera Jil Belen Teichmann, e la numero 30 Anastasia Pavlyuchenkova, che affronterà al primo turno la serba Nina Stojanovic. Ammesse direttamente al tabellone principale anche Daria Kasatkina (che sfiderà la statunitense Madison Keys – testa  di serie numero 10), Svetlana Kuznetsova (opposta alla talentuosa ceca Marketa Vondrousova – testa di serie numero 15), Veronika Kudermetova (attesa dalla spagnola Sara Sorribes Tormo),  Anna Blinkova (che se la vedrà con l’italiana Jasmine Paolini), Vitalia Diatchenko (che si troverà di fronte la statunitense Danielle Collins), Margarita Gasparyan (opposta alla greca Maria Sakkari – testa di serie numero 22) ed Anastasia Potapova, che troverà sulla sua strada Serena Williams, testa di serie numero 8 e, soprattutto, una della grandi favorite del primo slam stagionale. Hanno raggiunto il tabellone principale partendo dalle qualificazioni Anna Kalinskaia (attesa al primo turno dalla cinese Saisai Zheng) e Liudmila Samsonova, che sfiderà al primo turno la slovena Jelena Ostapenko.

Stefano Tardi




Tennis: Maria Sharapova conferma il sodalizio con il coach italiano Riccardo Piatti anche per il 2020

Bordighera (IM) E’ cominciato tutto in estate, a luglio, quando Maria Sharapova, dopo l’eliminazione al primo turno di Wimbledon (complice l’ennesimo infortunio alla spalla) si è presentata all’Isola d’Elba, in uno dei centri dell’Accademia di Riccardo Piatti, per allenarsi nella struttura del tecnico comasco, annunciando l’inizio di un percorso di lavoro in vista degli US Open. Una collaborazione a tempo, un modo per conoscersi, con Masha desiderosa di iniziare un nuovo percorso dopo la breve (circa un anno – e priva di significativi risultati) partnership con il tecnico svedese Thomas Hogstedt, chiusa di fatto ad inizio marzo dopo l’eliminazione dal Premier Mandatory di Indian Wells

E’ stato lo stesso coach comasco a confermare la prosecuzione della collaborazione con Sharapova. Intervistato dalla Gazzetta dello Sport a Milano, dove nella settimana del suo 61esimo compleanno ha assistito al trionfo (4-2, 4-1, 4-2 al talento australiano – già numero 18 del mondo – Alex De Minaur) del suo giovane assistito Jannik Sinner alle Next Gen ATP Finals disputate all’Allianz Cloud, Riccardo Piatti ha dichiarato che seguirà nei tornei della prossima stagione sia Jannik che Masha. Yevgeny Kafelnikov (due slam in bacheca, recentemente inserito nella Hall of Fame), in un tweet di qualche settimana fa (18 ottobre), ha pronosticato che Sinner possa diventare il prossimo numero uno del mondo entro tre anni, dopo averlo visto sconfiggere Francis Tiafoe (6-4, 3-6, 6-3) e raggiungere la semifinale nel torneo di Anversa (il più giovane tennista a centrare un simile risultato in un torneo ATP dal 2014). Tra il giovane trentino (di San Candido, classe 2001) e la bella siberiana (classe 1987) sembra essersi già instaurato, dopo qualche allenamento insieme, un buon rapporto, tanto che Jannik avrebbe già chiesto consigli alla più esperta Masha

Per Riccardo Piatti si tratta di una novità assoluta. Nella sua pur lunga esperienza di coach non aveva mai assistito direttamente un’atleta del circuito femminile. Una nuova sfida resa possibile dall’atteggiamento disponibile e dalla professionalità dimostrata dalla cinque volte campionessa slam, che in questi giorni, in attesa di ricominciare la preparazione, si è presa una breve vacanza rigenerante tra le bellezze del Botswana, puntualmente mostrate via social. Prima della fine dell’anno Masha ha in programma due esibizioni (Abu Dhabi e Hawaii), mentre l’inizio della stagione 2020 è programmato a Brisbane (Australia, dal 6 al 12 gennaio). 

Stefano Tardi




US Open: inizia a New York l’ultimo slam dell’anno, con 15 russi nel main draw di Flushing Meadows

New York , è il 28 agosto 2000 e Marat Safin serve per il match point: il plurititolato campione slam Pete Sampras risponde in back avanzando a rete, ma viene infilato da un passante di rovescio del russo che, dopo essersi congratulato con il fuoriclasse statunitense, bacia il cemento dell’Arthur Ashe Stadium (il campo centrale inaugurato nel 1997 ed intitolato al tennista afroamericano scomparso nel 1993) prima di ricevere il trofeo del vincitore (6-4, 6-3, 6-3 dopo un’ora e 38 minuti di partita il risultato finale). Primo titolo major in carriera per Safin e primo successo russo nello slam a stelle e strisce che, dal 1978, si disputa sul cemento del Flushing Meadows Park, nello USTA National Tennis Center.

In ambito femminile, invece, la prima bandiera russa a New York fu issata da una giovanissima Svetlana Kuznetsova, nel memorabile 2004, che appena diciannovenne superò all’ultimo atto la connazionale Elena Dementieva (6-3, 7-5). Nel 2006, invece, fu Maria Sharapova ad alzare al cielo il trofeo, dopo essersi imposta 6-4, 6-4 sulla campionessa belga Justine Henin.

A quindici anni di distanza dal successo di Sveta, per la prima volta nel tabellone femminile, non ci sarà una tennista russa tra le teste di serie. Dopo l’infortunio e la conseguente eliminazione al primo turno di Wimbledon, Maria Sharapova, prima di trasferirsi negli States per preparare la stagione sul cemento americano, ha trascorso due settimane all’Isola d’Elba per allenarsi nella struttura del tecnico comasco Riccardo Piatti, annunciando l’inizio di un percorso di lavoro in vista dello US Open. A New York la strada della siberiana sarà subito in salita: al primo turno Masha si ritroverà infatti di fronte Serena Williams, con la campionessa statunitense che tenterà l’ennesimo assalto al titolo slam numero 24 in carriera. Sorteggio complicato anche per la prima russa nella classifica WTA, Daria Kasatkina. La ventiduenne nativa di Togliatti, attualmente numero 42 al mondo, è attesa al primo turno dalla britannica Johanna Konta. Al secondo turno, invece, possibile derby per Dasha, che potrebbe trovarsi di fronte la connazionale Margarita Gasparyan, che al primo turno se la vderà con la qualificata australiana Priscilla Hon. Dopo la finale di Cincinnati, Svetlana Kuznetsova, risalita al numero 62 della classifica WTA, al primo turno incrocerà le racchette con la wild card statunitense Kristie Ahn. Al secondo turno, invece, si troverà di fronte la vincente del match tra la connazionale Anna Kalinskaya (entrata in tabellone dalle qualificazioni) e la statunitense Sloane Stephens, trionfatrice a New York nel 2017. Sorteggio complicato anche per Anna Blinkova, opposta alla numero uno del mondo, nonchè campionessa uscente Naomi Osaka. La quindicenne statunitense rivelazione a Wimbledon (dove si è spinta fino agli ottavi di finale cedendo solo alla futura campionessa Simona Halep) Cori Gauff, in tabellone grazie ad una wild card, sarà l’avversaria del primo turno di Anastasia Potapova. Ostacolo tedesco per Natalia Vikhlyantseva, opposta all’esperta Julia Goerges; chi passa il turno affronta la vincente del match tra Veronika Kudermetova e l’italoamericana Francesca Di Lorenzo. Anastasia Pavlyuchenkova esordirà contro la francese Pauline Parmentier, mentre la wild card australiana Samantha Stosur (già vincitrice dello US Open nel 2011) sarà l’avversaria di Ekaterina Alexandrova.

Dopo il trionfo di Cincinnati (primo Master 1000 in carriera) e la conquista del best ranking (quinto posto nella classifica mondiale), Daniil Medvedev arriva a New York forte di un eccellente stato di forma (tre finali giocate negli ultimi tre tornei disputati – un 500 e due 1000 – 14 vittorie nelle ultime 16 partite giocate). Inserito nella parte alta del tabellone, all’esordio si troverà di fronte l’indiano Prajnesh Gunneswaran; ai quarti di finale, invece, possbile match con il fuoriclasse serbo Novak Djokovic. Nella parte bassa del tabellone, primo turno con il canadese Vasek Popsil per la testa di serie numero nove Karen Khachanov; sulla sua strada, possibile incrocio agli ottavi di finale con Alexander Zverev e, ai quarti, con Rafael Nadal. Avvio subito in salita, invece, per Andrey Rublev, atteso al primo turno dal greco Stefanos Tsitsipas (testa di serie numero 8) e per Evgeny Donskoy, arrivato dalle qualificazioni, che al primo turno affronterà il croato Borna Coric (testa di serie numero 12).

Stefano Tardi




Un’eterna Svetlana Kuznetsova supera anche Ashleigh Barty e vola in finale a Cincinnati

Cincinnati (USA) – Ore 12:15,  Svetlana Kuznetsova si appresta a servire per il match. Dall’altra parte della rete c’è Ashleigh Barty, australiana, classe ’96, numero 1 del tabellone, numero 1 della race, trionfatrice quest’anno al Roland Garros. La tennista di San Pietroburgo, che lo scorso 27 giugno ha spento 34 candeline, ha l’opportunità di tornare a disputare una finale, a quasi un anno di distanza, dall’ultimo titolo conquistato a Washington: era il 5 agosto 2018. Un 4-6, 7-6 (7), 6-2 sulla croata Donna Vekic che le è valso il successo numero 18 in carriera. Quel titolo che le è stato impedito di difendere perchè, per motivi ancora non del tutto chiariti, il visto per gli Stati Uniti è stato rilasciato con inspiegabile ritardo da parte delle autorità americane. Ad un’atleta conosciuta in tutto il mondo (ex numero 2 della classifica WTA), che proprio sul cemento statunitense, nel 2004, ha conquistato il suo primo titolo del grande slam (6-3, 7-5 alla connazionale Elena Dementieva); il secondo sarebbe arrivato cinque anni dopo (2009), a Parigi: 6-4, 6-2 ancora contro una connazionale, Dinara Safina. Dodici mesi difficili, quelli della tennista russa, tra scelte tecniche ed infortuni. La scelta di chiudere la collaborazione con il suo storico coach, lo spagnolo Carlos Martinez. Poi l’infortunio al polso che le ha fatto saltare tutta la prima parte di stagione, consentendole di iniziare a giocare solo ad aprile, a Lugano, su terra rossa, per arrivare pronta a Parigi. Ma Sveta ha faticato. Al Roland Garros si è fermata al primo turno, ed a Wimbledon le cose non sono andate meglio. Dunque, l’idea di tornare ad affidarsi ai consigli di Martinez, a quell’allenatore che, terminata la collaborazione con Kuznetsova, aveva ridato fiducia e riportato al successo Margarita Gasparyan (sia in singolare, al Tashkent Open nel settembre 2018, che  in doppio al Ladies Trophy di San Pietroburgo, nel febbraio di quest’anno), prima di essere scelto da Daria Kasatkina per tornare ai vertici. Nonostante la collaborazione con Dasha, il tecnico spagnolo non è rimasto insensibile alla chiamata di Sveta, tornando ad offrirle la sua assistenza. La ritrovata collaborazione è stata però frenata dai problemi della tennista russa con il visto americano. E così, mentre Martinez già dalla fine di luglio era negli States con Kasatkina, Sveta si allenava a Mosca, seguendo la preparazione e gli esercizi indicati a distanza dal tecnico spagnolo. Senza uno sparring partner con cui giocare, Sveta ha trovato l’aiuto dell’ex tennista Mikhail Youzhny. Ottenuta la wild card per disputare la Rogers Cup è partita quindi alla volta del Canada, spingendosi fino al terzo turno. Poi, finalmente, il visto per gli USA e la possibilità di prendere parte al Western & Southern Open di Cincinnati. Subito un primo turno complicato, con la numero 11 al mondo Anastasia Sevastova, la lettone che appena due settimane prima aveva vinto a Jurmala il quarto titolo in carriera. Una maratona di 2 ore e 38 minuti conclusasi con il successo della russa: 7-6 (3), 6-7 (4), 6-4. Secondo turno, ed altra battaglia sportiva ingaggiata con l’emergente ucraina Dayana Yastremska, superata in rimonta 4-6, 7-6 (7), 6-2 dopo aver annullato due match point. Due partite che potevano pesare nelle gambe di Sveta, che ne ha tratto invece fiducia, ritrovando set dopo set la qualità del suo gioco. A farne le spese, agli ottavi di finale, è stata la statunitense Sloane Stephens (numero 10 del mondo), travolta 6-1, 6-2 in meno di un’ora di partita.

Quindi la semifinale con la ceca Karolina Pliskova (numero 3 della classifica WTA, vittoriosa quest’anno agli Internazionali BNL d’Italia), già trionfatrice sul velocissimo cemento di Cincinnati nel 2016. Partita subito in salita, per la russa, con la ceca che da il meglio di sé al servizio (la sua specialità), trova con il dritto profondità ed angoli difficili da difendere, e senza concedere palle break chiude il primo set. Pliskova si porta avanti di un break anche nel secondo set e sembra involarsi verso il successo. Ma sul 5-4, quando la ceca va a servire per il match, Kuznetosva le strappa la battuta e si riporta in parità. Al tie break la russa sciorina il suo miglior tennis ed annichilisce Pliskova con un parziale di 7 punti a 2. La ceca, che nel frattempo ha iniziato a calare leggermente l’impressionante serie di prime messe in campo, perde un po’ di fiducia, mentre Kuznetsova, riuscendo ad entrare con più continuità nello scambio, può esprimere tutto il suo repertorio di variazioni. Due break, nel terzo e nel nono gioco, fissano il punteggio finale sul 3-6, 7-6 (2), 6-3. La vittoria vale la semifinale e la certezza di tornare tra le prime cento del mondo. Prima di servire per il match, probabilmente, Sveta non ha pensato a nulla di tutto questo; troppo alta la posta in palio per concedersi distrazioni. Troppo grande il desiderio della Barty di riprendersi la vetta della classifica mondiale per lasciare il successo alla Kuznetsova senza lottare fino in fondo. E l’australiana ci prova, a mettere in difficoltà la russa in apertura del game, attaccando e cercando di venirsi a prendere il punto a rete, ma Sveta trova l’ennesima giocata da applausi della sua spettacolare partita: un passante di rovescio che vale il 15-0.

Poi un gran servizio al centro: 30-0. Un passante di Ash si spegne in rete: 40-0, che significa tre match point consecutivi. Basta il primo: da sinistra la russa cerca il rovescio di Barty che risponde senza trovare il campo: finisce 6-2, 6-4 e Svetlana Kuznetsova può liberare la sua gioia. Carlos Martinez applaude, lei si batte la mano sul petto e poi corre ad abbracciare il suo staff. Sveta ha finalmente ritrovato il sorriso, gli appassionati di tennis una campionessa di indiscusso talento. In finale (la numero 42 in carriera) troverà la beniamina di casa Madison Keys. Per provare ad iscrivere il suo nome nell’albo d’oro del Western & Southern Open, per ridare alla Russia un successo che a Cincinnati manca dal 2011, quando ad imporsi fu Maria Sharapova; prima della siberiana, erano riuscite nell’impresa Vera Zvonareva (2006), Anna Chakvetadze (2007) e Nadia Petrova (2008).

Stefano Tardi




Wimbledon: al via dal primo luglio il torneo più antico e prestigioso del mondo

Wimbledon , Centre Court, 3 luglio 2004. Serena Williams (detentrice del titolo) ha appena salvato un match point, e deve ora fronteggiarne un altro. Dall’altra parte della rete, una giovane russa (appena diciassettenne), bionda e slanciata, si prepara alla battuta; cerca il servizio esterno, che però tocca la rete: “net”, si ripete la prima. La russa cambia angolo, cercando la riga interna. La campionessa statunitense ci arriva, ma la risposta non è forte e profonda come vorrebbe, e consente alla bella siberiana di attaccare colpendo forte con il dritto. La pallina rimbalza a pochi centimetri dalla linea, Serena prova ad incrociare con il dritto che però si spegne in rete; boato del pubblico, Maria Sharapova si lascia cadere in ginocchio portandosi le mani al volto, prima di issarle al cielo: è la nuova campionessa di Wimbledon. Un’immagine entrata ormai nella storia, così come la successiva corsa verso la tribuna, scavalcando le gradinate, per raggiungere suo padre, Jurij.

A quindici anni di distanza, e dopo altri quattro titoli slam messi in bacheca, Masha sarà di nuovo in campo sull’erba inglese, seppur non al meglio della condizione. Un’annata difficile, quella della siberiana, iniziata con un ritiro nei quarti di finale del torneo di Shenzen, in Cina. Poi gli ottavi di finale raggiunti nel primo slam stagionale, in Australia, dopo aver superato la campionessa in carica Caroline Wozniacki  ed aver lasciato strada (dopo tre lottatissimi set) solo all’attuale numero uno del mondo, Ashleigh Barty. Infine, a San Pietroburgo, al Ladies Trophy, dopo aver superato agevolmente Daria Gavrilova (28 gennaio), si era ritirata dal torneo poche ore prima di scendere in campo per gli ottavi di finale contro la connazionale Daria Kasatkina (30 gennaio). Motivo, il dolore alla spalla destra che già l’aveva fatta penare lo scorso anno, costringendola a chiudere anticipatamente la stagione subito dopo gli US Open. Dopo aver constatato l’inefficacia delle terapie a cui si era affidata, la russa aveva deciso di sottoporsi all’intervento chirurgico, rinunciando alla trasferta americana (Indian Wells e Miami), e saltando tutta la stagione su terra rossa. Dopo mesi di preparazione, per riprendere confidenza con l’erba in vista dello slam londinese, Masha è tornata in campo a Mallorca. Al primo turno ha superato nettamente la slovacca Kuzmova, soffrendo solo il primo set (7-6, 6-0), prima di arrendersi (6-2, 6-3) alla classe di Angelique Kerber. Due buoni test in vista del primo turno di Wimbledon, dove affronterà l’esperta tennista francese Pauline Parmentier.

Dallo slam londinese si aspetta risposte anche Daria Kasatkina. Archiviata la stagione su terra, per la marcia di avvicinamento a Wimbledon, Dasha ha aspettato l’ultima settimana utile su erba per rientrare in campo prima dello slam londinese. Dopo Parigi, ha preferito infatti allenarsi per preparare al meglio la seconda parte di stagione. Con la voglia, soprattutto, di dare una decisa sterzata ad un’annata fin qui avara di soddisfazioni. “Disastro”, senza mezze misure, è stata l’espressione utilizzata dalla giovane tennista di Togliatti per definire i primi mesi della stagione, in una intervista rilasciata alla WTA lo scorso aprile, durante il torneo di Stoccarda.

Dopo aver iniziato il 2019 da numero 10 del mondo, Dasha è incappata in un periodo difficile, in seguito al quale ha deciso di chiudere la collaborazione con il tecnico belga Philippe Dehaes, annunciata via social lo scorso 21 febbraio, tra l’eliminazione dal torneo di Dubai e la partenza verso gli States per il Sunshine Double. Dopo la trasferta americana è tornata nella sua amata Barcellona per allenarsi, prima di affrontare la stagione su terra rossa, la sua preferita, conclusasi con il secondo turno raggiunto al Roland Garros. Poi la ripartenza da Eastbourne, con il nuovo coach Carlos Martinez (ex di Svetlana Kuznetsova e Margarita Gasparyan) per ritrovare il gioco smarrito e risalire la china. Al primo turno dei Championships si troverà di fronte l’australiana Ajla Tomljanovic.

Nel tabellone principale di Wimbledon sono entrate direttamente anche la veterana e bicampionessa slam (Us Open 2004, Roland Garros 2009) Svetlana Kuznetsova, Anastasia Potapova, Ekaterina Alexandrova, Vitalia Diatchenko, Margarita Gasparyan, Veronika Kudermetova (reduce dall’ottimo torneo di Hertogenbosh in cui ha raggiunto le semifinali) ed Anastasia Pavlyuchenkova. Hanno raggiunto il tabellone principale partendo dalle qualificazioni, invece, Anna Kalinskaya e Varvara Flink.

Saranno invece tre i rappresentanti russi nel torneo maschile, tutti ammessi direttamente al tabellone principale. La testa di serie numero 10 dello slam londinese, Karen Khachanov, affronterà al primo turno il sudcoreano Kwon Soon Woo, proveniente dalle qualificazioni. Sarà incece l’italiano Paolo Lorenzi l’avversario al primo turno dei Championships di Daniil Medvedev (testa di serie numero 11), reduce dalla semifinale raggiunta una settimana fa nel prestigioso torneo londinese del Queen’s Club Championships. Il cileno Garin sarà invece l’avversario di Andrey Rublev; il ventiduenne moscovita è al rientro in un tabellone principale dopo l’infortunio al polso destro che lo ha costretto a saltare buona parte della stagione su terra.

Stefano Tardi




Roland Garros: inizia a Parigi l’Open di Francia, lo slam che ha fatto la storia del tennis russo

Parigi – Dopo Madrid e Roma, la stagione su terra rossa raggiunge il momento più alto ed atteso dell’anno con il Roland Garros, secondo slam stagionale.  Un torneo, quello parigino, particolarmente ricco di significato nella storia del tennis russo. Nel 1996, infatti, sul Philippe Chatrier, Evgeny Kafelnikov conquistò la Coppa dei Moschettieri e divenne il primo giocatore russo nella storia ad aggiudicarsi un titolo del grande slam, superando in tre set il tedesco Michael Stich (7-6, 7-5, 7-6). Anche in ambito femminile Parigi è stata la terra dove si è scritta la storia. Nel memorabile 2004, il 5 giugno resta una data indelebile; sul Philippe Chatrier, sotto gli occhi dell’ex presidente Boris Eltsin, due russe scendono in campo per regalarare alla Russia il primo titolo dello slam: Anastasia Myskina e la connazionale Elena Dementieva, con la prima ad alzare al cielo la Coppa Suzanne Lenglen e ad iscrivere il proprio nome nell’albo d’oro del torneo imponendosi 6-1, 6-2. Nel 2009, in un’altra finale tutta russa, Svetlana Kuznetsova conquista il suo secondo titolo slam in carriera (dopo lo Us Open del 2004) superando Dinara Safina (6-4, 6-2). Tre finali consecutive e due successi per Maria Sharapova, nel 2012 su Sara Errani (6-3, 6-2) e nel 2014 su Simona Halep (6-4, 6-7, 6-4). Da ricordare anche il 2013, con il successo in doppio della coppia formata da Elena Vesnina ed Ekaterina Makarova su quella italiana composta da Sara Errani e Roberta Vinci (7-5, 6-2).

Anche questa edizione vedrà una nutrita partecipazione di atleti russi, soprattutto in ambito femminile. Nella parte alta del tabellone, al primo turno sarà derby tra Margarita Gasparyan, ammessa direttamente nel main draw, e la qualificata Anna Blinkova; Evgeniya Rodina si troverà di fronte la statunitense Madison Keys. Primo turno decisamente complicato per Vitalia Diatchenko: la tennista di Sochi dovrà infatti fronteggiare Serena Williams e la sua determinazione nel cercare il ventiquattresimo titolo slam in carriera. Daria Kasatkina (unica testa di serie russa, numero 21) è attesa al primo turno dalla qualificata italiana Jasmine Paolini; Ekaterina Alexandrova affronterà la testa di serie numero 30 Mihaela Buzarnescu, mentre l’esperta Vera Zvonareva si troverà di fronte la qualificata Aliona Bolsova Zadoinov. Nella parte bassa, invece, primo turno di prestigio per Anastasia Potapova, opposta alla tedesca Angelique Kerber (tre titoli slam in carriera) e Veronika Kudermetova che si troverà di fronte l’ex numero del mondo Caroline Wozniacki; la veterana Anastasia Pavlyuchenkova incrocerà le racchette con Mandy Minella, mentre l’ex detentrice del titolo Svetlana Kuznetsova si troverà di fronte la qualificata Kristina Kucova. Dalle qualificazioni hanno raggiunto il tabellone principale anche Sofya Zhuk (opposta alla tedesca Laura Siegemund) e Liudmila Samsonova, attesa dalla croata Donna VekicAssente Maria Sharapova, ancora infortunata.

In campo maschile occhi puntati su Karen Khachanov (testa di serie numero 10), inserito nella parte alta del tabellone, che al primo turno sarà opposto al tedesco Marcel-Cedric Stebe. Nella parta bassa del tabellone, invece, Daniil Medvedev (testa di serie numero 12) se la vedrà con il francese Pierre-Hugues HerbertOstacolo francese anche per Alexey Vatutin (arrivato dalle qualificazioni), opposto a Corentin Moutet.

Stefano Tardi




Roma: dal 6 al 19 maggio la 76esima edizione degli Internazionali BNL d’Italia

Roma – Con le prequalificazioni che scatteranno il 6 maggio si aprirà ufficialmente la 76esima edizione degli Internazionali BNL d’Italia, che entrerà nel vivo a partire dal 12 (ultimo turno delle qualificazioni e primi incontri del tabellone maschile), per poi concludersi domenica 19 (giorno delle finali). Dal 2011 il torneo vede svolgersi contemporaneamente sia l’evento maschile (categoria Master 1000 del circuito ATP) che quello femminile (categoria Premier 5 del circuito WTA), e rappresenta l’ultimo grande evento su terra rossa prima del Roland Garros. Un torneo che è ormai uno degli appuntamenti più importanti della stagione tennistica, in crescita costante, ed apprezzato da tutti (addetti ai lavori e spettatori), con tanto di riconoscimenti ufficiali: l’edizione femminile è stata infatti premiata dalla WTA (ovvero dai voti delle giocatrici), per tre anni consecutivi (2016, 2017, 2018), come il miglior torneo di categoria Premier 5. La bellezza del Foro Italico, in cui spicca la spettacolarità dello Stadio della Pallacorda (intitolato poi nel 2006 a Nicola Pietrangeli – leggenda del tennis italiano, due volte trionfatore nello slam parigino ed altrettante agli Internazionali d’Italia), con i suoi gradoni di marmo bianco e le statue che lo circondano, crea un’atmosfera unica. Un’ambiente che, unitamente all’efficienza organizzativa ed alla passione del pubblico ha contribuito a fare degli Internazionali uno degli eventi più attesi dell’anno, nella capitale e non solo. L’edizione del 2019, poi, cade in un momento particolarmente felice del tennis italiano, galvanizzato dal trionfo di Fabio Fognini al Master 1000 di Montecarlo (primo giocatore italiano a trionfare in un torneo di questa categoria) e dalla attribuzione, alla città di Torino, delle ATP FINALS per il quinquiennio 2021-2025. Fattori che, oltre ad un appeal in costante ascesa che lo rende un evento sempre più partecipato, fanno sperare gli organizzatori di veder superare il record di 204.000 presenze registrate nel 2016 e quello degli incassi, risalente al 2017. Del resto, come già annunciato dal Presidente della FIT (Federazione Italiana Tennis) Angelo Binaghi, sono già state superate le prevendite registrate nel 2018, quando l’affluenza complessiva fu di 203.758 spettatori e l’incasso di 11.629.011 euro.

Numeri alla portata, perchè, oltre alla speranza di vedere un italiano protagonista ad oltre quarant’anni di distanza dall’ultimo successo azzurro al Foro Italico (quello di Adriano Panatta nell’indimenticabile annata del 1976, in cui trionfo’ anche al Roland Garros e fu protagonista della nazionale che vinse la Coppa Davis in Cile), il 2019 vedrà il ritorno a Roma del fuoriclasse elvetico Roger Federer (assente nelle due ultime due edizioni in seguito alla rinuncia a giocare la stagione su terra), quattro volte finalista agli Ibi e molto amato dal pubblico della Capitale, oltrechè, naturalmente, dagli appassionati di tutto il mondo. Senza contare tutti gli altri protagonisti del circuito mondiale. Dallo spagnolo Rafael Nadal (che con 8 affermazioni vanta il record di successi a Roma), chiamato a difendere il titolo conquistato lo scorso anno per confermarsi principe del Foro Italico, a Novak Djokovic (il serbo, numero uno al mondo, otto volte finalista a Roma e trionfatore in ben 4 edizioni), al tedesco (di genitori russi) Alexander Zverev, massimo rappresentante della nuova generazione, finalista nel 2018 e che qui, nel 2017, ha conquistato il suo primo Master 1000 in carriera. Solo per citarne alcuni.

In ambito femminile, invece, l’ucraina Elina Svitolina (la cui partecipazione non è scontata, a cusa di problemi al ginocchio) difende i due titoli conquistati consecutivamente nelle ultime due edizioni. Un torneo, quello femminile, particolarmente aperto e senza una favorita della vigilia. Basti pensare che i primi 22 tornei disputati in stagione hanno visto trionfare ben 21 diverse giocatrici, con la sola Petra Kvitova in grado di conquistare 2 titoli. Come in campo maschile, anche  in quello femminile si avrà un grande ritorno, quello di Serena Williams (regina del Foro Italico quattro volte: 2002, 2013, 2014, 2016).

Tra le assenze spicca quella di Maria Sharapova. La siberiana (regina del Foro Italico in ben tre occasioni: 2011, 2012, 2015), ancora convalescente dopo l’operazione conseguente all’infortunio alla spalla destra, ha dovuto dare forfait, e non potrà difendere la semifinale conquistata nella passata edizione.  In campo femminile, pertanto, le speranze russe saranno riposte su Daria Kasatkina ed Anastasia Pavlyuchenkova, cui potrebbero aggiungersi altre connazionali provenienti dalle qualificazioni. Oltre ai successi di Masha, il Foro Italico ha visto anche altre protagoniste russe. La prima ad imporsi nella Capitale fu infatti, nel 2009, Dinara Safina, che s’impose 6-3, 6-2 nella finale tutta russa sulla connazionale Svetlana Kuznetsova. Una stagione particolarmente fortunata, il 2009, per le giocatrici russe su terra. Nelle stesso anno, infatti, Sveta e Dinara furono protagoniste di altre due finali sulla stessa superficie, a Stoccarda ed al Roland Garros, che segnarano altrettanti successi per la Kuznetsova.

In campo maschile, invece, saranno Karen Khachanov e Daniil Medvedev a rappresentare la Russia nel main draw del Master 1000 di Roma. Karen, dopo un difficile avvio di stagione, è chiamato al riscatto, seppur sulla superficie meno adatta alle sue caratteristiche; Daniil che pure, come il connazionale, prediligie le superficie veloci, proverà invece a dare continuità agli ottimi risultati che in questa stagione sono arrivati anche su terra rossa. Non ci sarà invece Andrey Rublev, che ha affidato ad un tweet la sua delusione per aver dovuto interrompere la stagione su terra a causa di un infortunio al posto destro.

Stefano Tardi

 

 

 

 




A Guadalajara primo trionfo per Veronika Kudermetova. Il bilancio del tennis russo tra Indian Wells e Miami

Indian Wells – Marzo e, come da tradizione, il circuito (maschile e femminile) si è trasferito negli States per i tornei del “Sunshine Double”, ovverosia il BNP Paribas Open di Indian Wells, in programma dal 6 al 17 marzo, ed il Miami Open dal 20 al 31 marzo; entrambi di  categoria Master 1000 maschile e Premier Mandatory femminile (i primi della stagione), vale a dire gli appuntamenti più importanti dopo i quattro tornei che compongono il grande slam. Praticamente, un mese intero per provare a riscrivere le gerarchie del tennis mondiale tra il deserto californiano e le coste della Florida. Si è partiti dall’Indian Wells Tennis Garden, sui cui campi anche il tennis russo ha scritto pagine importanti. Se in campo maschile nell’albo d’oro del torneo americano compare il solo Kafelnikov (due titoli in doppio conquistati entrambi con il sudafricano Ferreira nel 2001 e nel 2003), ben diversa è la storia in ambito femminile, dove le atlete russe sono state spesso protagoniste assolute. A livello di singolare il primo successo risale al 2006, quando Maria Sharapova prevalse, nella finale tutta russa, sulla connazionale Elena Dementieva; tre anni dopo (2009) fu Vera Zvonareva a conquistare il titolo più importante della sua carriera superando all’ultimo atto la serba Ana Ivanovic (la moscovita, tra l’altro, s’impose quell’anno anche nel doppio in coppia con la campionessa bielorussa Viktoryja Azarenka); il 2012 segna il bis di Maria Sharapova (vittoriosa in finale sulla danese Caroline Wozniacki); l’ultima sigillo è del 2017, di nuovo in una finale tutta russa, con Elena Vesnina ad avere meglio sulla connazionale Svetlana Kuznetsova (sempre particolarmente a suo agio sul cemento statunitense e giunta alla terza finale sui campi californiani). Per la Vesnina anche due successi in doppio: nel 2008 in coppia con Dinara Safina, nel 2013 con Ekaterina Makarova. Ad iscrivere il proprio nome nell’albo d’oro del torneo di doppio anche Anna Kournikova (nel 1999 in coppia con la fuoriclasse svizzera Martina Hingis). Russe protagoniste anche nell’ultima edizione, con la finale raggiunta sia nel doppio (con Makarova e Vesnina) che nel singolare, dove Daria Kasatkina arrivò fino all’ultimo atto dopo aver eliminato in serie Sloane Stephens, Caroline Wozniacki, Angelique Kerber e Venus Williams; un risultato importante e prestigioso, ma anche una pesantissima cambiale per Dasha, chiamata a difendere i 650 punti conquistati nella passata stagione, per non allontanarsi troppo dalla top ten meritatamente conquistata lo scorso anno ed ora sfuggita di mano a causa di un difficile avvio. Una fase complicata e di non semplice gestione che ha portato la giovane tennista di Togliatti ad interrompere il rapporto di collaborazione con il coach belga Philippe Dehaes, comunicato attraverso i social lo scorso 21 febbraio.  Accreditata della testa di serie numero 14 del tabellone la Kasatkina è entrata in gara direttamente al secondo turno, dove si è trovata di fronte Marketa Vondrousova, uscita vincitrice dal primo turno contro la tedesca Laura Siegemund 6-4, 7-6 (6) e recente finalista a Budapest. La giovane e talentuosa ceca non ha lasciato scampo alla russa, prolungando così la crisi di Dasha; un match senza storia, conclusosi con un perentorio 6-2, 6-1 in cui la  Vondrousova ha strappato il servizio alla tennista di Togliatti in quattro occasioni, lasciando a Dasha una sola palla break (non convertita) quando il mach era già praticamente compromesso.

Ad Indian Wells non si è invece iscritta Maria Sharapova. La siberiana, che non disputa un match dal 28 gennaio (vittoria su Daria Gavrilova al primo turno prima del ritiro che le impedì di scendere in campo contro la connazionale Daria Kasatkina a San Pietroburgo), ha annunciato di essersi sottoposta ad un intervento chirurgico alla spalla destra, non avendo avuto alcun esito positivo le terapie a cui si è dedicata in questi mesi. Un’operazione che la terrà lontano dal circuito ancora per qualche settimana. Direttamente al secondo turno, poiché accreditata della testa di serie numero 30, è iniziato anche il torneo di Anastasia Pavlyuchenkova, chiamata a confermare i buoni risultati raggiunti in questo avvio di stagione; la russa non è però riuscita ad avere la meglio su Christina McHale (arrivata al tabellone principale in seguito al ritiro nel match di qualificazione di Vera Zvonareva che non è riuscita a concludere il match contro la statunitense), che ha prevalso nel terzo e decisivo set (6-4, 3-6, 6-4). Positivo è stato il torneo di Ekaterina Alexandrova, che prima ha superato la svedese Rebecca Peterson con il punteggio di 7-5, 3-6, 6-2 e poi, nel secondo turno, ha compiuto l’impresa estromettendo dal torneo la danese Caroline Wozniacki, superata 7-5, 2-6, 7-5 dopo quasi due ore e mezzo di partita prima di arrendersi alla svizzera Belinda Bencic, tornata ai massimi livelli del tennis mondiale dopo aver trionfato pochi giorni prima a Dubai. Evgeniya Rodina, invece, non è riuscita a ribaltare il pronostico che la vedeva sfavorita contro la campionessa olimpica in carica Monica Puig; 6-0, 6-4 il risultato finale in favore della portoricana. Partendo dalle qualificazioni (dove si è  sbarazzata con un doppio 6-0 della sudafricana Zoe Kruger prima di soffrire un solo set contro la slovena Dalila Jakupovic superata agevolmente 7-6, 6-1) ha raggiunto il tabellone principale Natalia Vikhlyantseva; la tennista di Volgograd al primo turno ha affrontato l’australiana Priscilla Hon, approdata contro ogni pronostico al main draw dopo aver estromesso dalla corsa le favorite Anastasia Potapova e Veronika Kudermetova; netto il successo di Natalia che ha travolto l’avversaria con un duplice 6-1 in poco più di un’ora di partita; di ben altra fattura il 6-2, 6-0 rifilato nel secondo e successivo turno alla spagnola Carla Suarez Navarro che le ha spalancato le porte del terzo turno dove, a sbarrarle la strada, ha trovato Angelique Kerber. Buona prova comunque per la Vikhlyantseva, capace di strappare un set alla campionessa tedesca (3-6, 6-1, 6-3 il risultato finale), che ha concluso il torneo con sensazioni positive. Un buon momento certificato anche dalla ITF che l’ha nominata (insieme alla britannica Joanna Konta) per  l’Heart Award di febbraio relativo al gruppo Europa/Africa, ovvero il riconoscimento assegnato dalla Federazione Internazionale del Tennis per le atlete che si sono maggiormente distinte nel contributo dato alla propria nazionale in Fed Cup. Match che sono stati seguiti con particolare attenzione dal Capitano di Fed Cup Igor Andreev. La Russia, infatti, dopo aver brillantemente superato la fase a gironi del World Group III battendo  la Polonia (2-1), la Danimarca (3-0) e la Svezia (2-0), si è conquistata la possibilità di rientrare nel secondo gruppo mondiale; per farlo, nello spareggio che si disputerà tra il 20 ed il 21 aprile a Mosca, dovrà superare l’Italia. Poco più di un mese in cui Andreev dovrà, sperando di avere il maggior numero possibile di giocatrici a disposizione, scegliere se confermare la squadra che non ha deluso le aspettative a febbraio (Daria Kasatkina, Anastasia Pavlyuchenkova, Anastasia Potapova, Natalia Vikhlyantseva e Margarita Gasparyan) o se aggiungere qualche altro elemento. Sicuramente, tra quelle più in forma, c’è la Kudermetova che, mancato l’accesso ad Indian Wells, si è prontamenta iscritta al neonato challenger (disputato tra l’undici ed il sedici marzo, 125.000 dollari di montepremi) di Zapopan, città situata nell’area metropolitana di Guadalajara. Giusto il tempo di smaltire la delusione per la mancata qualificazione al prestigiso torneo disputato nel deserto della Coachella Valley, fare i bagagli, lasciare la California e partire alla volta del vicino Messico. Vita da tennista e, se non fosse per le immagini “private” con cui la nativa di Kazan e gli altri protagonisti del circuito deliziano i followers attraverso gli ormai inevitabili social network, sarebbe difficile immaginarseli senza il tradizionale borsone in spalla, come siamo soliti vederli all’uscita degli spogliatoi per recarsi in campo. Una vita per certi versi stressante, sempre con l’orologio in mano, le ore passate in aereporto, tra spostamenti frequenti magari decisi anche all’ultimo minuto, perchè se non sei tra i primi del ranking è difficile anche riuscire ad entrare nelle qualificazioni di un torneo importante e magari si ritrovano li, ad aspettare, voglia il destino, una chiamata all’ultimo momento per il ritiro di un collega che apre un posto all’improvviso, per iscriversi e prenotare rapidamente voli ed alberghi. Capacità di adattamento e flessibilità, caratteristiche che rendono questi globetrotter della racchetta sempre più simili ai lavoratori di oggi, sempre meno con il “posto fisso”, sempre più dinamici.   Entrata direttamente in tabellone principale, al Panamerican Tennis Center Veronika (3 titoli ITF vinti in singolare e 4 titoli WTA conquistati in doppio) ha avuto la meglio, nel primo turno, sulla lucky loser Katarina Zavatska, emergente ucraina superata in rimonta (4-6, 7-5, 5-4) dopo oltre due ore di partita. Agli ottavi di finali ha vinto il derby (6-4, 0-6, 6-1) con la connazionale Sofya Zhuk, che nel turno precedente aveva stupito tutti travolgendo in un’ora di partita la francese Alize Cornet, numero uno del tabellone. Un’altra battaglia di oltre due ore conclusa vittoriosamente (3-6, 7-6, 6-2) contro la ceca Kristina Pliskova, sorella gemella della più famosa Karolina, aveva spalancato alla Kudermetova le porte delle semifinali, dove la nativa di Kazan è arrivata come un uragano travolgendo la tedesca Tatjana Maria (numero 3 del seeding) con un doppio 6-2 e regalandosi la finale (la prima in carriera) contro la ceca Marie Bouzkova (classe ’98, 11 titoli ITF già conquistati in carriera), approdata in finale dopo aver estromesso, tra le altre, lungo la strada verso l’ultimo atto, Vitalia Diatchenko agli ottavi di finale. Nessun precedente tra le due, ed allora si guarda al ranking, la ceca è numero 130 del mondo (91  nella race), la russa numero 100 (71 nella race); in palio il primo titolo WTA in carriera per entrambe e 125 punti che possono regalare un balzo importante in classifica.  Kudermetova parte con i favori del pronostico ma in realtà, il dominio espresso in campo, si rivela ben superiore alla aspettative. Nei primi due turni di battuta le contendenti tengono agevolmente il servizio lasciando un solo punto in risposta all’avversaria. Poi, però, inizia un’altra partita. La Bouzkova risce a tenere la battuta anche nel terzo gioco, ma è costretta a salvare la prima palla break del match portandosi sul 2 a 1. Sarà l’ultimo game vinto, prima che il ciclone russo si abbatta sulla malcapitata ceca. 11 game vinti consecutivamente regalano infatti il trionfo a Veronika Kudermetova che s’impone 6-2, 6-0 in appena 62 minuti di partita. Un assolo incontrastato che, come spesso capita in questi casi, ha avuto un solo, piccolo, tentennamento, complice l’emozione per il successo a portata di mano, quando sul 5 a 0 e servizio nel secondo parziale alla giovane russa il braccio deve aver tremato un po’ ma, dopo aver concesso quattro palle break, ha chiuso il parziale, con un ace, al secondo match point a disposizione. Un successo che certifica una crescita costante ed un ottimo avvio di stagione che aveva avuto, prima del successo in Messico, il suo apice nella qualificazione agli Australian Open. Una freccia in più nell’arco di Igor Andreev, il capitano di Fed Cup chiamato a selezionare le giocatri che a Mosca, il 20 e 21 aprile, si giocheranno contro l’Italia la possibilità di rientrare nel secondo gruppo mondiale. Per Veronika, 22 anni il prossimo 24 aprile, la convocazione nella nazionale russa (ed il conseguente ritorno visto che, non ancora diciassettenne, aveva già esordito contro l’Australia nel 2016) sarebbe sicuramente un graditissimo regalo di compleanno.

Nel tabellone maschile, invece, accreditati di un bye in quanto teste di serie, sono partiti dal secondo turno Karen Kachanov (12) e Daniil Medvedev (14). Kachanov, dopo aver finito in trionfo la passata stagione, culminata con i successi di Mosca e del Master 1000 di Parigi-Bercy, si è presentato in California senza essere ancora riuscito a trovare, quest’anno, continuità di gioco e di risultati. Il russo ha iniziato bene l’avventura ad Indian Wells superando 6-3, 1-6, 6-4 il sempre temibile spagnolo Feliciano Lopez, che nel primo turno aveva avuto la meglio in due set (vinti entrambi al tiebreak) sul ritrovato ceco Thomas Berdych, autore di un buon avvio di stagione. Discorso diverso per Medvedev,  chiamato a dare continuità all’ottimo avvio di stagione in cui aveva già inanellato in serie una finale a Brisbane, gli ottavi all’Australian Open, il successo di Sofia e la semifinale a Rotterdam. Risultati che hanno portato Daniil, attualmente numero 15 della classifica mondiale, al sesto posto nella race (ovvero nella classifica che tiene conto dei soli risultati ottenuti in stagione). All’esordio nel torneo il russo ha sconfitto lo statunitense Mackenzie McDonald; dopo averne piegato la resistenza nel primo set lo ha infine travolto nel secondo concludendo il match con il punteggio di 7-5, 6-0 in appena un’ora e dieci minuti di partita. Nel turno successivo, però, il russo, apparso non al meglio, ha lasciato strada al serbo Filip Krajinovic, che a sorpresa, nel turno precedente, aveva eliminato anche il belga David Goffin, accreditato della testa di serie numero 20 del tabellone. A fare compagnia ai due, nella stessa parte del tabellone, si è ritrovato anche Andrey Rublev. Il ventunenne moscovita era atterrato in California con una settimana d’anticipo per prendere parte alle Oracle Series, torneo challenger che si è disputato proprio sui campi dell’Indian Wells Tennis Garden e che ha visto Andrey raggiungere la finale, prima di iniziare le qualificazioni del Master 1000 dove, dopo aver superato in rimonta nel primo turno il polacco Kamil Majchrzak 2-6, 6-4, 6-4, era stato poi sconfitto dallo statunitense Bjorn Fratangelo.  Il giovane talento russo, però, complice l’infortunio ed il conseguente ritiro dal tabellone dello spagnolo Pablo Carreno-Busta è stato ripescato, come lucky loser, nel main draw. Dopo una stagione (quella passata) condizionata dagli infortuni, ritrovarsi nel tabellone principale di Indian Wells ha rappresentato un’opportunità importante, per ritrovare gioco, continuità e certezze. Partito da favorito nel confronto con l’esperto olandese Robin Haase non ha deluso le attese; in un match equilibrato e nervoso il russo è riuscito ad avere la meglio ed a prevalere in tre set 6-3, 3-6, 6-3; nel match successivo il “derby” con Kachanov dove, a prevalere in due set (7-5, 6-3) è stato quest’ultimo. Agli ottavi Karen ha superato il gigante statunitense John Isner in un match giocato con grande intelligenza ed attenzione; dopo aver strappato il servizio all’americano nel quinto gioco del primo set, il russo ha chiuso il match nek secondo parziale giocando un tiebreak perfetto: 6-4, 7-6 (1) il risultato finale; Kachanov si è così  regalato un quarto di finale di prestigio contro il fuoriclasse spagnolo Rafael Nadal, il sesto confronto fra i due. Nell’ultimo precedente, disputato agli Us Open lo scorso fine agosto, il russo, seppur sconfitto, ne era uscito a testa alta dopo quattro tiratissimi set e quasi quattro ore e mezzo di dura battaglia. Così come accaduto a New York,  ha avuto modo di divertirsi anche il pubblico californiano del campo centrale dell’Indian Wells Tennis Garden. Due ore e 18 minuti di scambi intensi ditribuiti in due set entrambi finiti al tiebreak, con Karen sempre in partita, tanto da poter recriminare per le occasioni sprecate. Dopo aver strappato il servizio in apertura allo spagnolo ha condotto il primo parziale fino al sesto gioco; nel secondo set, nel decimo gioco, ha avuto il set point sul servizio di Nadal non riuscendo però a sfruttare l’occasione per poter portare il match alla terza partita. Ad ogni modo Rafa ha fatto valere tutta la sua classe ed esperienza nei due tiebreak decisivi, giocati magistralmente senza concedre nulla a Kachanov; punteggio finale 7-6 (2), 7-6 (2).

Miami – Dopo la California il circuito si è trasferito in massa a Key Biscane (Miami), in Florida. Ed anche sul cemento dell’Hard Rock Stadium di Miami Gardens non mancano le affermazioni russe. In campo maschile si è iscritto nell’albo d’oro Nikolaj Davydenko, che nel 2008 superò in finale lo spagnolo Rafael Nadal (6-4, 6-2). In campo femminile, invece, è stata Svetlana Kuznetsova  a mettersi in bacheca il prestigioso torneo. La russa di Sanpietroburgo nel 2006 sconfisse in finale la connazionale Maria Sharapova (mai vittoriosa in Florida, nonostante ben cinque finali disputate) con il punteggio di 6-4, 6-3. Per Sveta anche due successi in doppio: nel 2005 in coppia con l’australiana Alicia Molik e nel 2009 con la francese Amélie Mauresmo. La tradizione del doppio russo si è arricchita anche dei successi di Nadia Petrova, trionfatrice nel 2004 con la statunitense Megan Shaughnessy, nel 2013 con la slovena Katarina Srebotnik e l’anno prima con la connazionale Maria KirilenkIn campo femminile Daria Kasatkina, accreditata della testa serie numero 14, è entrata in tabellone direttamente al secondo turno dove ha avuto la meglio, abbastanza agevolmente, del giovane talento statunitense Cori Gauff, liquidata 6-3, 6-2 in poco più di un’ora di partita; nel turno successivo, però, Dasha ha nuovamente mostrato tutte le difficoltà di inizio stagione, cedendo a Venus Williams 6-3, 6-1. Non è anadata meglio ad Anastasia Pavluychenkova (numero 31 del seeding) che, dopo aver usufruito di un bye, ha subito la rimonta (7-6, 4-6, 5-7) della slovacca Veronika Kuzmova al termine di 2 ore e 34 minuti di scambi durissimi. Fuori subito al primo turno Natalia Vikhlyantseva che dopo aver dominato il primo set si è vista rimontare, in un altro match maratona di 2 ore e 39 minuti dalla ritrovata slovacca Magdalena Rybarikova (6-1, 5-7, 6-7), Ekaterina Alexandrova (battuta 6-3, 6-2 da Dayana Yastremska) e Margarita Gasparyan. Una sconfitta inaspettata, quella di Marga, che pur giocando a tratti un buon match ha pagato a caro prezzo una certa discontinuità di rendimento, culminta in alcuni passaggi a vuoto che hanno premiato invece la regolarità dell’esperta francese Pauline Parmentier, che alla fine ha avuto la meglio (anche in questo caso in rimonta ) 4-6, 6-1, 7-6.       Non era, invece, riuscita ad entrare in tabellone, Vitalia Diatchenko, eliminata dalla ceca Muchova. Così, come capitato alla Kudermetova dopo la mancata qualificazione ad Indian Wells, Vita ha fatto i bagagli ed è volata in Francia, per giocare il Torneo ITF di Croissy-Beabourg (montepremi 60.000 dollari). Entrata come testa di serie numero uno, la bella russa nativa di Sochi non ha deluso le aspettative, superando in serie la francese Gervais (4-6, 6-4, 6-3), la tedesca Lottner (6-1, 6-3), la belga Zanevska (6-0, 6-7, 6-3), la ceca Smitkova (7-6, 6-3) per poi conquistare il titolo (il tredicesimo nel cricuito ITF) in finale contro la statunitense Robin Anderson, sconfitta agevolmente 6-2, 6-3 in poco più di un’ora di partita.

In campo maschile, come ad Indian Wells, sono entrati in tabellone Karen Kachanov (10), Daniil Medvedev (13) ed Andrey Rublev. A differenza di Karen e Daniil (teste di serie), Andrey è dovuto passare prima per le qualificazioni dove ha superato due statunitensi: dopo aver battuto Jared Donaldson (6-2, 6-2), il russo si è preso la rivincita (dopo la sconfitta di Indian Wells) su Bjorn Fratangelo (sconfitto con un doppio 6-4). Al primo turno il giovane moscovita ha rimontato il giapoponese Taro Daniel (sconfitto 3-6, 6-3, 6-4 dopo oltre due ore di partita), prima di compiere l’impresa nel match successivo estromettendo dal torneo con un doppio 6-4 il campione croato Marin Cilic (numero 9 del tabellone). Nel terzo turno, invece, nella sfida tra next gen, Rublev ha dovuto cedere il passo al talento canadese (ma di genitori russi) Denis Shapovalov (6-3, 7-5).  Dopo la bella cavalcata californiana si è invece subito interrotta l’avventura di Kachanov, sorprendentemente sconfitto dall’australiano Jordan Thompson 6-2, 6-3. Positivo il torneo di Medvedev; entrato direttamente al secondo turno, Daniil ha prima liquidato agevolmente il francese Mannarino (6-2, 6-1) e poi, nella sfida tra giganti (198 cm per il russo, 211 per l’americano) con lo statunitense Reilly Opelka, si è imposto dopo 2 ore e 25 minuti (e tre tie-break) 7-6, 6-7, 7-6. In un match in cui nessuno dei due contendenti è riuscito a strappare il servizio all’avversario, determinante è stata la freddezza nei tie-break, dove Medvedev ha dato ennesima dimostrazione di grande forza mentale imponendosi per 7 punti a 0 nell’ultimo  e decisivo parziale. Giunto agli ottavi, però, nulla ha potuto contro l’eterna classe dell’elvetico Roger Federer (vittorioso 6-4, 6-2).  Archiviata, per ora, la stagione sul cemento, Aprile inaugurerà quella su terra rossa.

Stefano Tardi