WTA Ladies Trophy: le stelle del tennis mondiale si ritrovano a San Pietroburgo

Sakkari Maria GRE vs Rybakina Elena KAZ

San Pietroburgo. Terminati gli Australian Open con il successo dell’idolo di casa nonchè numero uno al mondo Ashleigh Barty, i riflettori del circuito femminile tornano a riaccendersi in una delle città più incantevoli del mondo: San Pietroburgo. Dal 7 al 13 febbraio la città russa, fondata nel 1703 sul delta della Neva per volontà di Pietro il Grande, accoglierà la settima edizione del WTA Ladies Trophy (votato dalle giocatrici come miglior torneo nella categoria dei 500). Non ci sarà la detentrice del trofeo Daria Kasatkina, che lo scorso anno s’impose in finale nel derby tutto russo sulla connazionale Margarita Gasparyan: la tennista nativa di Togliatti è risultata positiva al Covid e non potrà quindi difendere il prestigioso titolo conquistato nel 2021. Alla Sibur Arena (la cui capienza, nel rispetto delle misure restrittive per la pandemia, sarà ridotta al 50%) non mancheranno comunque le stelle.

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A guidare il tabellone dell’evento sponsorizzato da Gazprom Export sarà la tennista greca (numero 8 del mondo) Maria Sakkari, che al primo turno affronterà la russa Anastasia Potapova. La seconda testa di serie del torneo è l’estone (numero 9 della classifica WTA) Anett Kontaveit, attesa da un primo turno tutt’altro che agevole che la vedrà contrapporsi alla svizzera Jil Teichmann. Elena Rybakina (finalista nel 2020) torna a San Pietroburgo da numero tre del seeding. La giovane moscovita, naturalizzata kazaka, dopo un’ottimo avvio di stagione culminato con la finale raggiunta ad Adelaide ed il miglioramento del proprio best ranking (attualmente è la numero 12 del mondo), ritroverà il campo dopo l’infortunio che l’aveva costretta al ritiro al secondo turno degli Australian Open.

Al primo turno affronterà una giocatrice proveniente dalle qualificazioni. Testa di serie numero quattro è Anastasia Pavlyuchenkova: la russa (numero 14 della classifica WTA e finalista al Roland Garros lo scorso anno) è attesa al primo turno dal confronto con la romena Jaquelin Cristian. La medaglia d’oro olimpica (n. 5 del seed) Belinda Bencic sfiderà la russa Veronika Kudermetova. Tra le protagoniste annunciate la fuoriclasse ceca (bicampionessa slam, nonchè già trionfatrice a San Pietroburgo nel 2018) Petra Kvitova (in tabellone grazie ad una wild card), così come la lettone (vincitrice del Roland Garros nel 2017) Jelena Ostapenko, la belga Elise Mertens e l’italiana Camila Giorgi. Nell’attesa che il tabellone si completi con i risultati delle qualificazioni, sono già nel main draw le russe Ekaterina Alexandrova, Vera Zvonareva (semifinalista lo scorso anno) e Kamilla Rakhimova.

Stefano Tardi




WTA Ladies Trophy: Daria Kasatkina è la nuova “zarina” di San Pietroburgo

San Pietroburgo – Le restrizioni dovute alla pandemia non consentono il tutto esaurito, ma c’è un bel pubblico sugli spalti della Sibur Arena di San Pietroburgo a sostenere le proprie beniamine, arrivate ad onorare il torneo con una finale tutta russa. Tante le atlete di casa (ben 10) che hanno affollato il main draw del Ladies Trophy (torneo di categoria WTA500 giunto alla sesta edizione), a partire dalla testa di serie numero uno Ekaterina Alexandrova, a Veronika Kudermetova (n. 2), Svetlana Kuznetsova (n. 4), Anastasia Pavlyuchenkova (n. 5), Daria Kasatkina (n. 8), Vera Zvonareva (wild card), Margarita Gasparyan (wild card), Anastasia Gasanova (qualificata), Kamilla Rakhimova (qualificata) e Daria Mishina (wild card). In sette hanno raggiunto i quarti di finale, prima dell’en plein delle semifinali con 4 giocatrici russe su 4 rimaste a contendersi il trofeo. Nella prima semifinale Margarita Gasparyan ha superato Vera Zvonareva con il punteggio di 6-3, 7-6 (11-9). Subito dopo, Daria Kasatkina si è imposta in rimonta su Svetlana Kuznetsova per 1-6, 6-0, 6-2. Terza finale in carriera per Gasparyan (dopo i trionfi di Baku 2015 e Tashkent 2018), che diventa così la prima wild card ad arrivare in fondo a San Pietroburgo. Per Kasatkina, invece, è la finale numero sette, la seconda in stagione dopo il successo di Phillip Island a febbraio.
Primo set. Si parte con Kasatkina al servizio. L’emozione tradisce entrambe e l’avvio è teso. Gasparyan con lo smash chiude un lungo scambio arrivando a palla break (30-40). Dasha si salva con tre prime ben eseguite e tiene la battuta. Nel secondo game bel punto di Kasatkina che, dopo aver difeso un gran rovescio ad uscire di Marga, chiude con il passante in avanzamento (30-30); nello scambio successivo un errore di dritto di Gasparyan regala palla a break a Dasha (30-40). Nonostante la seconda di servizio Marga comanda lo scambio ma, dopo essersi aperta bene il campo, spedisce out il tentativo di chiusura con il dritto: 2 a 0 Kasatkina. Reazione Gasparyan nel terzo gioco: attacca, si porta 0-40 ed al secondo tentativo indovina il dritto lungo linea che vale l’immediato contro break (1-2). Complici, però, i troppi errori causati dalla necessità di cercare il vincente per chiudere velocemente il punto – al fine di evitare che Kasatkina costruisca la tela del suo armonioso gioco di variazioni, fantasia ed interminabili scambi – fallisce l’aggancio nel game successivo. Splendido dritto vincente a sventaglio di Dasha (30-40) e doppio fallo di Marga. Nuovo break che però stavolta Kasatkina conferma tenendo la battuta a zero ed involandosi sul 4 a 1. Gasparyan chiede il medical time out per problemi alla schiena. Dopo oltre otto minuti di interruzione si riparte, una Dasha solida e concentrata gestisce perfettamente i turni in battuta e si prensenta al servizio nel nono gioco per chiudere: apre con una prima vincente e, al terzo set point a disposizione, conquista il parziale sul 6 a 3 dopo 39 minuti.
Secondo set. Errore di dritto di Gasparyan e subito (0-40) tre palle break consecutive per Kasatkina. Marga salva la prima, poi viene tradita dal rovescio: 0 a 1. Con un set ed un break di vantaggio, Dasha cala però il rendimento al servizio nel secondo gioco, concedendo subito il contro break a Gasparyan (1 a 1). Ma, nel terzo game, una Marga sempre più limitata nei movimenti prova ad accelerare, conquista tre punti di fila (40-0) prima di subire la rimonta di Kasatkina e chiudere con un doppio fallo: terzo break in altrettanti giochi e Dasha rimette la testa avanti. Gasparyan (che con la finale raggiunta tornerà tra le prime cento del mondo) non è in grado di continuare e lascia il campo dopo 55 minuti di partita, ritirandosi sul 6-3, 2-1 in favore di Kasatkina, che diventa così la prima russa a trionfare a San Pietroburgo.
Per Dasha è il secondo titolo in stagione (prima giocatrice del circuito WTA a riuscire nell’impresa quest’anno), il quarto in carriera (il secondo in patria dopo il trionfo di Mosca nel 2018), la vittoria numero 15 in 19 match giocati nel 2021. Il lavoro del tecnico spagnolo Carlos Martinez (già storico coach di Kuznetsova e, per una breve parentesi, anche di Gasparyan) continua a dare i frutti sperati. Arrivata a San Pietroburgo da numero 61 del mondo, la tennista nata a Togliatti il 7 maggio del 1997 lascia le rive della Neva da numero 38. La risalita verso la top ten, già raggiunta nell’ottobre del 2018, è appena iniziata.

Stefano Tardi




Gli incendi non fermano l’Australian Open:16 russi ai nastri di partenza

Melbourne – Gli incendi che hanno devastato l’Australia (per una superficie ben superiore a quella che colpì lo scorso anno Siberia ed Amazzonia messe insieme) e le cui immagini hanno scosso il mondo,  hanno messo a rischio anche lo svolgimento del primo slam stagionale. Che però, alla fine, si giocherà. Nonostante le difficoltà riscontrate durante le qualificazioni, di cui si ricordano le immagini di Dalila Jakupovic, caduta in ginocchio dopo un colpo di tosse (mentre si trovava in vantaggio nell’incontro che stava disputando contro Stefanie Voegele) e la notizia di un raccattapalle letteralmente collassato durante la partita tra Kavcic e Clarke. Motivo l’aria irrespirabile, che non ha risparmiato nemmeno il match di esibizione in programma tra Maria Sharapova e Laura Siegemund, costringendo la siberiana ad abbandonare il campo. Una situazione che ha suggerito a molti big di allenarsi al coperto. Eppure, i medici hanno dichiarato che, a Melbourne, non è a rischio la salute degli atleti, quindi si giocherà. Intanto, il mondo del tennis si è già mobilitato per dare il suo sostegno alle vittime degli incendi.

Già nel corso dell’Atp Cup, l’australiano Nick Kyrgios aveva comunicato la volontà di donare di 200 dollari per ogni ace che avrebbe messo a segno, seguito poi da altri colleghi. Il 5 gennaio Maria Sharapova (tramite twitter) aveva annunciato una donazione di 25.000 dollari, trovando l’adesione del campione serbo Novak Djokovic, chiamato in causa nell’iniziativa direttamente dalla tennista russa. L’ITF e gli altri tre slam (Roland Garros, Wimbledon, Us Open) sono scesi in campo con 400.000 mila dollari (cento mila a testa). Serena Williams ha donato l’intera vincita conquistata in seguito al successo nel torneo di Auckland. Roger Federer e Rafael Nadal hanno annunciato una donazione congiunta di 250.000 dollari. Il 15 gennaio, alla Rod Laver Arena di Melbourne, molti dei migliori giocatori del circuito (Roger Federer, Serena Williams, Rafael Nadal, Naomi Osaka, Novak Djokovic, Petra Kvitova, Alxander Zverev, Caroline Wozniacki ed altri ancora) si sono esibiti nell’evento “Rally for Relief”, organizzato per devolverne l’incasso in beneficenza.

Tabellone maschile. Nel tabellone maschile, guidato dai soliti tre, Rafael Nadal (1), Novak Djokovic (2) e Roger Federer (3), la testa di serie numero 4 sarà rappresentata da Daniil Medvedev, attualmente il primo dei terrestri, inserito (come tutti gli altri russi) nella parte alta del main draw, ovvero quella presieduta da Nadal, vincitore dell’ultimo slam del 2019 (gli US Open), conquistato dopo una battaglia di cinque set proprio contro il russo. Al primo turno, Daniil dovrà fronteggiare lo statunitense Frances Tiafoe. Andrey Rublev (testa di serie numero 17), reduce dai due trionfi di Doha e Adelaide, è atteso dal confronto con l’australiano Christopher O’Connell. Karen Khachanov (testa di serie numero 16) sfiderà invece al primo turno il qualificato spagnolo Mario Martinez Vilella. Per Evgeny Donskoy, proveniente dalle qualificazioni, il confronto sarà con l’esperto spagnolo Fernando Verdasco.

Tabellone femminile. Nutrita la presenza di tenniste russe nel tabellone degli Australian Open. Direttamente in main draw Maria Sharapova (grazie ad una wild card), che al primo turno dovrà fronteggiare la croata (numero 19 del tabellone) Donna Vekic. Uniche teste di serie, la numero 25 Ekaterina Alexandrova (reduce dal primo trionfo in carriera sul cemento di Shenzen), opposta alla svizzera Jil Belen Teichmann, e la numero 30 Anastasia Pavlyuchenkova, che affronterà al primo turno la serba Nina Stojanovic. Ammesse direttamente al tabellone principale anche Daria Kasatkina (che sfiderà la statunitense Madison Keys – testa  di serie numero 10), Svetlana Kuznetsova (opposta alla talentuosa ceca Marketa Vondrousova – testa di serie numero 15), Veronika Kudermetova (attesa dalla spagnola Sara Sorribes Tormo),  Anna Blinkova (che se la vedrà con l’italiana Jasmine Paolini), Vitalia Diatchenko (che si troverà di fronte la statunitense Danielle Collins), Margarita Gasparyan (opposta alla greca Maria Sakkari – testa di serie numero 22) ed Anastasia Potapova, che troverà sulla sua strada Serena Williams, testa di serie numero 8 e, soprattutto, una della grandi favorite del primo slam stagionale. Hanno raggiunto il tabellone principale partendo dalle qualificazioni Anna Kalinskaia (attesa al primo turno dalla cinese Saisai Zheng) e Liudmila Samsonova, che sfiderà al primo turno la slovena Jelena Ostapenko.

Stefano Tardi




New Haven: primo titolo in carriera per Anna Blinkova

New Haven – Si gioca a tennis anche lontano (seppure non troppo a dire il vero, circa 110 km più a nord, nel Connecticut) da New York e dai riflettori dell’Arthur Ashe Stadium, tra il successo nella finale femminile della giovane canadese Bianca Vanessa Andreescu su Serena Williams, e l’attesa di quella maschile che vedrà protagonisti Rafael Nadal e Daniil Medvedev. A New Haven, dal 2 all’8 settembre, nell’ambito delle Oracle Challenger Series, si è disputato un torneo (162.480 dollari di montepremi) che, nel main draw a 64 giocatrici, ha visto ai nastri di partenza ben quattro tenniste russe: Varvara Flink, Valeria Savinykh e le due teste serie di Margarita Gasparyan (numero 1 del tabellone) ed Anna Blinkova (numero 7 del seed).

Anna è arrivata a New Haven in seguito alla (onorevole) sconfitta subita al primo turno degli Us Open dalla numero uno e detentrice del titolo Naomi Osaka, un 4-6, 7-6 (5), 2-6 in due ore mezzo di battaglia sportiva in cui la giovane russa ha denotato un ottimo stato di forma. Anna (moscovita, classe 1988), dopo una brillante carriera nel circuito juniores, in cui è stata anche numero tre del mondo e finalista in singolare a Wimbledon nel 2015 (sconfitta dalla connazionale Sofya Zhuk), nello stesso anno ha esordito nel circuito WTA nel challenger di Limoges. Ma è nel circuito ITF che, naturalmente, agli inizi, costruisce il suo percorso. Ed i risultati non mancano: ad oggi, nel circuito della International Tennis Federation, la russa vanta 3 successi in singolare e 10 in doppio. Nel circuito WTA entra nelle prime 200 al mondo per la prima volta nel 2016 (195), poi nel 2017 raggiunge la posizione numero 114. L’anno dopo (2018) entra finalmente in top 100 e chiude la stagione al numero 98 mentre, nella stagione in corso, ritocca ancora il best ranking (84).

All’avanzata in singolare si affianca la scalata al ranking nel doppio, dove Anna entra tra le prime 100 al mondo nel 2018 (87), conquistando il primo titolo sulla terra rossa di Rabat, ed agguantando il best ranking nel luglio di quest’anno (62). A New Haven la giovane moscovita, oltreché in singolare, ha partecipato quindi al torneo di doppio, assieme  alla georgiana Oksana Kalashnikova. La coppia (numero 2 del tabellone), è arrivata in finale lasciando per strada un solo set, prima di imporsi nell’atto conclusivo  6-2, 4-6, 10-4 contro le statunitensi Usue Maitane Arconada e Jamie Loeb. Un successo che è valso alla Blinkova il secondo titolo di doppio nel circuito WTA. In singolare, invece, Anna, dopo il bye al primo turno, è entrata in scena direttamente nel secondo, piegando alla distanza la resistenza della giapponese Hibi superata in rimonta 5-7, 6-3, 6-2 in quasi tre ore di partita; agli ottavi, invece, ha sofferto solo il primo set (dominando comunque il tie break) contro una avversaria di livello superiore come la statunitense Christina McHale, superata 7-6 (1), 6-2; ai quarti ha travolto un’altra americana, la favorita del torneo, numero 2 del seed e numero 67 del mondo Jennifer Brady, con un 6-2, 6-1 senza appello; con la stessa determinazione la russa ha liquidato 6-2, 6-2 un’altra beniamina di casa, Lauren Davis, numero 3 del seed e numero 73 della classifica mondiale. Dopo questi scalpi eccellenti, ed il trionfo nel doppio, la Blinkova, cresciuta di condizione partita dopo partita, è logicamente scesa in campo da favorita contro un’altra statunitense, la coetanea Usue Maitane Arconada (affrontata il giorno prima proprio nella finale del doppio), numero 179 della classifica WTA ed arrivata a sorpresa all’ultimo atto dopo aver eliminato giocatrici come Tatjana Maria, Astra Sharma ed Heather Watson.

Primo set. Si parte con Blinkova al servizio che fatica a mettere in campo la prima e così, nonostante Arconada appaia anche lei contratta ed incline all’errore gratuito, il match si apre con un break. La statunitense, però, non fa meglio della russa sul proprio turno, ed Anna ne approfitta: sul 30 pari sfrutta una seconda di servizio per aprirsi il campo con una gran risposta di rovescio, prima di chiudere a rete il punto che vale due palle break consecutive (15-40), concretizzando la seconda chance grazie ad una risposta profonda di dritto. La russa, però, continua a faticare a mettere in campo la prima, ed Arconada le strappa la battuta per la seconda volta di fila, prima di tenere il servizio a zero e portarsi avanti 3 ad 1. Nel quinto gioco anche la russa tiene per la prima volta la battuta e, successivamente, grazie ad una risposta di rovescio (decisamente il suo colpo migliore) trova il break del 3 pari. Nei successivi tre turni entrambe tengono il servizio e così, sul 5 a 4 in favore della russa, la statunitense si ritrova a servire per restare nel set e avverte la pressione: con  tre gratuiti regala la palla break (e set) alla Blinkova (30-40), che non perde l’occasione mettendo a segno un gran punto concluso con un rovescio incrociato in avanzamento che vale il 6-4 dopo 42 minuti di gioco, nonostante la russa abbia messo in campo solo il 45% di prime di servizio.

Secondo set. Anna in battuta non riesce a trovare il ritmo e, come nel primo set, subisce il break in apertura. Ma, proprio come nel primo parziale, ha il merito di riscattarsi subito dopo: sul 30 pari si conquista la palla break grazie ad una risposta di dritto molto profonda e poi trasforma l’opportunità con un passante di rovescio. Tiene poi la battuta e si porta avanti: 2 a 1. Poi allunga. La statunitense sul 30 pari commette un gratuito regalando un’altra palla break alla russa che, avventandosi sulla successiva seconda di servizio con una risposta vincente di rovescio lungolinea, strappa nuovamente la battuta all’avversaria e vola sul 3 a 1. Sotto di un break e di un set, la Arconada reagisce con la forza della disperazione tirando a tutto braccio e trovando il contro break della speranza: 2 a 3. Ma Anna ritrova la lucidità, vince tre game di fila (strappando altre due volte il servizio all’avversaria) e porta a casa il match: finisce 6-4, 6-2 al termine di un’ora e diciassette minuti di partita con il successo della Blinkova, che nel complesso conquista dodici punti in più della sua avversaria e, nonostante i sette doppi falli (a fronte di un solo ace), vince meritatamente l’incontro.

Il servizio era e resta un fondamentale da migliorare per provare a competere a livelli più alti. Ma oggi è il giorno dei festeggiamenti. Con il primo titolo in singolare nel circuito WTA, Anna, che ha iniziato a giocare a quattro anni nel centro tennistico di Electrostal (nella regione di Mosca), e che da buona russa ama la letteratura e si diletta con gli scacchi, si è così fatta il più bel regalo di compleanno che una tennista possa mai desiderare. Martedì (10 settembre), infatti, compirà 21 anni. Tanti auguri.

Stefano Tardi




US Open: inizia a New York l’ultimo slam dell’anno, con 15 russi nel main draw di Flushing Meadows

New York , è il 28 agosto 2000 e Marat Safin serve per il match point: il plurititolato campione slam Pete Sampras risponde in back avanzando a rete, ma viene infilato da un passante di rovescio del russo che, dopo essersi congratulato con il fuoriclasse statunitense, bacia il cemento dell’Arthur Ashe Stadium (il campo centrale inaugurato nel 1997 ed intitolato al tennista afroamericano scomparso nel 1993) prima di ricevere il trofeo del vincitore (6-4, 6-3, 6-3 dopo un’ora e 38 minuti di partita il risultato finale). Primo titolo major in carriera per Safin e primo successo russo nello slam a stelle e strisce che, dal 1978, si disputa sul cemento del Flushing Meadows Park, nello USTA National Tennis Center.

In ambito femminile, invece, la prima bandiera russa a New York fu issata da una giovanissima Svetlana Kuznetsova, nel memorabile 2004, che appena diciannovenne superò all’ultimo atto la connazionale Elena Dementieva (6-3, 7-5). Nel 2006, invece, fu Maria Sharapova ad alzare al cielo il trofeo, dopo essersi imposta 6-4, 6-4 sulla campionessa belga Justine Henin.

A quindici anni di distanza dal successo di Sveta, per la prima volta nel tabellone femminile, non ci sarà una tennista russa tra le teste di serie. Dopo l’infortunio e la conseguente eliminazione al primo turno di Wimbledon, Maria Sharapova, prima di trasferirsi negli States per preparare la stagione sul cemento americano, ha trascorso due settimane all’Isola d’Elba per allenarsi nella struttura del tecnico comasco Riccardo Piatti, annunciando l’inizio di un percorso di lavoro in vista dello US Open. A New York la strada della siberiana sarà subito in salita: al primo turno Masha si ritroverà infatti di fronte Serena Williams, con la campionessa statunitense che tenterà l’ennesimo assalto al titolo slam numero 24 in carriera. Sorteggio complicato anche per la prima russa nella classifica WTA, Daria Kasatkina. La ventiduenne nativa di Togliatti, attualmente numero 42 al mondo, è attesa al primo turno dalla britannica Johanna Konta. Al secondo turno, invece, possibile derby per Dasha, che potrebbe trovarsi di fronte la connazionale Margarita Gasparyan, che al primo turno se la vderà con la qualificata australiana Priscilla Hon. Dopo la finale di Cincinnati, Svetlana Kuznetsova, risalita al numero 62 della classifica WTA, al primo turno incrocerà le racchette con la wild card statunitense Kristie Ahn. Al secondo turno, invece, si troverà di fronte la vincente del match tra la connazionale Anna Kalinskaya (entrata in tabellone dalle qualificazioni) e la statunitense Sloane Stephens, trionfatrice a New York nel 2017. Sorteggio complicato anche per Anna Blinkova, opposta alla numero uno del mondo, nonchè campionessa uscente Naomi Osaka. La quindicenne statunitense rivelazione a Wimbledon (dove si è spinta fino agli ottavi di finale cedendo solo alla futura campionessa Simona Halep) Cori Gauff, in tabellone grazie ad una wild card, sarà l’avversaria del primo turno di Anastasia Potapova. Ostacolo tedesco per Natalia Vikhlyantseva, opposta all’esperta Julia Goerges; chi passa il turno affronta la vincente del match tra Veronika Kudermetova e l’italoamericana Francesca Di Lorenzo. Anastasia Pavlyuchenkova esordirà contro la francese Pauline Parmentier, mentre la wild card australiana Samantha Stosur (già vincitrice dello US Open nel 2011) sarà l’avversaria di Ekaterina Alexandrova.

Dopo il trionfo di Cincinnati (primo Master 1000 in carriera) e la conquista del best ranking (quinto posto nella classifica mondiale), Daniil Medvedev arriva a New York forte di un eccellente stato di forma (tre finali giocate negli ultimi tre tornei disputati – un 500 e due 1000 – 14 vittorie nelle ultime 16 partite giocate). Inserito nella parte alta del tabellone, all’esordio si troverà di fronte l’indiano Prajnesh Gunneswaran; ai quarti di finale, invece, possbile match con il fuoriclasse serbo Novak Djokovic. Nella parte bassa del tabellone, primo turno con il canadese Vasek Popsil per la testa di serie numero nove Karen Khachanov; sulla sua strada, possibile incrocio agli ottavi di finale con Alexander Zverev e, ai quarti, con Rafael Nadal. Avvio subito in salita, invece, per Andrey Rublev, atteso al primo turno dal greco Stefanos Tsitsipas (testa di serie numero 8) e per Evgeny Donskoy, arrivato dalle qualificazioni, che al primo turno affronterà il croato Borna Coric (testa di serie numero 12).

Stefano Tardi




Wimbledon: al via dal primo luglio il torneo più antico e prestigioso del mondo

Wimbledon , Centre Court, 3 luglio 2004. Serena Williams (detentrice del titolo) ha appena salvato un match point, e deve ora fronteggiarne un altro. Dall’altra parte della rete, una giovane russa (appena diciassettenne), bionda e slanciata, si prepara alla battuta; cerca il servizio esterno, che però tocca la rete: “net”, si ripete la prima. La russa cambia angolo, cercando la riga interna. La campionessa statunitense ci arriva, ma la risposta non è forte e profonda come vorrebbe, e consente alla bella siberiana di attaccare colpendo forte con il dritto. La pallina rimbalza a pochi centimetri dalla linea, Serena prova ad incrociare con il dritto che però si spegne in rete; boato del pubblico, Maria Sharapova si lascia cadere in ginocchio portandosi le mani al volto, prima di issarle al cielo: è la nuova campionessa di Wimbledon. Un’immagine entrata ormai nella storia, così come la successiva corsa verso la tribuna, scavalcando le gradinate, per raggiungere suo padre, Jurij.

A quindici anni di distanza, e dopo altri quattro titoli slam messi in bacheca, Masha sarà di nuovo in campo sull’erba inglese, seppur non al meglio della condizione. Un’annata difficile, quella della siberiana, iniziata con un ritiro nei quarti di finale del torneo di Shenzen, in Cina. Poi gli ottavi di finale raggiunti nel primo slam stagionale, in Australia, dopo aver superato la campionessa in carica Caroline Wozniacki  ed aver lasciato strada (dopo tre lottatissimi set) solo all’attuale numero uno del mondo, Ashleigh Barty. Infine, a San Pietroburgo, al Ladies Trophy, dopo aver superato agevolmente Daria Gavrilova (28 gennaio), si era ritirata dal torneo poche ore prima di scendere in campo per gli ottavi di finale contro la connazionale Daria Kasatkina (30 gennaio). Motivo, il dolore alla spalla destra che già l’aveva fatta penare lo scorso anno, costringendola a chiudere anticipatamente la stagione subito dopo gli US Open. Dopo aver constatato l’inefficacia delle terapie a cui si era affidata, la russa aveva deciso di sottoporsi all’intervento chirurgico, rinunciando alla trasferta americana (Indian Wells e Miami), e saltando tutta la stagione su terra rossa. Dopo mesi di preparazione, per riprendere confidenza con l’erba in vista dello slam londinese, Masha è tornata in campo a Mallorca. Al primo turno ha superato nettamente la slovacca Kuzmova, soffrendo solo il primo set (7-6, 6-0), prima di arrendersi (6-2, 6-3) alla classe di Angelique Kerber. Due buoni test in vista del primo turno di Wimbledon, dove affronterà l’esperta tennista francese Pauline Parmentier.

Dallo slam londinese si aspetta risposte anche Daria Kasatkina. Archiviata la stagione su terra, per la marcia di avvicinamento a Wimbledon, Dasha ha aspettato l’ultima settimana utile su erba per rientrare in campo prima dello slam londinese. Dopo Parigi, ha preferito infatti allenarsi per preparare al meglio la seconda parte di stagione. Con la voglia, soprattutto, di dare una decisa sterzata ad un’annata fin qui avara di soddisfazioni. “Disastro”, senza mezze misure, è stata l’espressione utilizzata dalla giovane tennista di Togliatti per definire i primi mesi della stagione, in una intervista rilasciata alla WTA lo scorso aprile, durante il torneo di Stoccarda.

Dopo aver iniziato il 2019 da numero 10 del mondo, Dasha è incappata in un periodo difficile, in seguito al quale ha deciso di chiudere la collaborazione con il tecnico belga Philippe Dehaes, annunciata via social lo scorso 21 febbraio, tra l’eliminazione dal torneo di Dubai e la partenza verso gli States per il Sunshine Double. Dopo la trasferta americana è tornata nella sua amata Barcellona per allenarsi, prima di affrontare la stagione su terra rossa, la sua preferita, conclusasi con il secondo turno raggiunto al Roland Garros. Poi la ripartenza da Eastbourne, con il nuovo coach Carlos Martinez (ex di Svetlana Kuznetsova e Margarita Gasparyan) per ritrovare il gioco smarrito e risalire la china. Al primo turno dei Championships si troverà di fronte l’australiana Ajla Tomljanovic.

Nel tabellone principale di Wimbledon sono entrate direttamente anche la veterana e bicampionessa slam (Us Open 2004, Roland Garros 2009) Svetlana Kuznetsova, Anastasia Potapova, Ekaterina Alexandrova, Vitalia Diatchenko, Margarita Gasparyan, Veronika Kudermetova (reduce dall’ottimo torneo di Hertogenbosh in cui ha raggiunto le semifinali) ed Anastasia Pavlyuchenkova. Hanno raggiunto il tabellone principale partendo dalle qualificazioni, invece, Anna Kalinskaya e Varvara Flink.

Saranno invece tre i rappresentanti russi nel torneo maschile, tutti ammessi direttamente al tabellone principale. La testa di serie numero 10 dello slam londinese, Karen Khachanov, affronterà al primo turno il sudcoreano Kwon Soon Woo, proveniente dalle qualificazioni. Sarà incece l’italiano Paolo Lorenzi l’avversario al primo turno dei Championships di Daniil Medvedev (testa di serie numero 11), reduce dalla semifinale raggiunta una settimana fa nel prestigioso torneo londinese del Queen’s Club Championships. Il cileno Garin sarà invece l’avversario di Andrey Rublev; il ventiduenne moscovita è al rientro in un tabellone principale dopo l’infortunio al polso destro che lo ha costretto a saltare buona parte della stagione su terra.

Stefano Tardi




Roland Garros: inizia a Parigi l’Open di Francia, lo slam che ha fatto la storia del tennis russo

Parigi – Dopo Madrid e Roma, la stagione su terra rossa raggiunge il momento più alto ed atteso dell’anno con il Roland Garros, secondo slam stagionale.  Un torneo, quello parigino, particolarmente ricco di significato nella storia del tennis russo. Nel 1996, infatti, sul Philippe Chatrier, Evgeny Kafelnikov conquistò la Coppa dei Moschettieri e divenne il primo giocatore russo nella storia ad aggiudicarsi un titolo del grande slam, superando in tre set il tedesco Michael Stich (7-6, 7-5, 7-6). Anche in ambito femminile Parigi è stata la terra dove si è scritta la storia. Nel memorabile 2004, il 5 giugno resta una data indelebile; sul Philippe Chatrier, sotto gli occhi dell’ex presidente Boris Eltsin, due russe scendono in campo per regalarare alla Russia il primo titolo dello slam: Anastasia Myskina e la connazionale Elena Dementieva, con la prima ad alzare al cielo la Coppa Suzanne Lenglen e ad iscrivere il proprio nome nell’albo d’oro del torneo imponendosi 6-1, 6-2. Nel 2009, in un’altra finale tutta russa, Svetlana Kuznetsova conquista il suo secondo titolo slam in carriera (dopo lo Us Open del 2004) superando Dinara Safina (6-4, 6-2). Tre finali consecutive e due successi per Maria Sharapova, nel 2012 su Sara Errani (6-3, 6-2) e nel 2014 su Simona Halep (6-4, 6-7, 6-4). Da ricordare anche il 2013, con il successo in doppio della coppia formata da Elena Vesnina ed Ekaterina Makarova su quella italiana composta da Sara Errani e Roberta Vinci (7-5, 6-2).

Anche questa edizione vedrà una nutrita partecipazione di atleti russi, soprattutto in ambito femminile. Nella parte alta del tabellone, al primo turno sarà derby tra Margarita Gasparyan, ammessa direttamente nel main draw, e la qualificata Anna Blinkova; Evgeniya Rodina si troverà di fronte la statunitense Madison Keys. Primo turno decisamente complicato per Vitalia Diatchenko: la tennista di Sochi dovrà infatti fronteggiare Serena Williams e la sua determinazione nel cercare il ventiquattresimo titolo slam in carriera. Daria Kasatkina (unica testa di serie russa, numero 21) è attesa al primo turno dalla qualificata italiana Jasmine Paolini; Ekaterina Alexandrova affronterà la testa di serie numero 30 Mihaela Buzarnescu, mentre l’esperta Vera Zvonareva si troverà di fronte la qualificata Aliona Bolsova Zadoinov. Nella parte bassa, invece, primo turno di prestigio per Anastasia Potapova, opposta alla tedesca Angelique Kerber (tre titoli slam in carriera) e Veronika Kudermetova che si troverà di fronte l’ex numero del mondo Caroline Wozniacki; la veterana Anastasia Pavlyuchenkova incrocerà le racchette con Mandy Minella, mentre l’ex detentrice del titolo Svetlana Kuznetsova si troverà di fronte la qualificata Kristina Kucova. Dalle qualificazioni hanno raggiunto il tabellone principale anche Sofya Zhuk (opposta alla tedesca Laura Siegemund) e Liudmila Samsonova, attesa dalla croata Donna VekicAssente Maria Sharapova, ancora infortunata.

In campo maschile occhi puntati su Karen Khachanov (testa di serie numero 10), inserito nella parte alta del tabellone, che al primo turno sarà opposto al tedesco Marcel-Cedric Stebe. Nella parta bassa del tabellone, invece, Daniil Medvedev (testa di serie numero 12) se la vedrà con il francese Pierre-Hugues HerbertOstacolo francese anche per Alexey Vatutin (arrivato dalle qualificazioni), opposto a Corentin Moutet.

Stefano Tardi




A Guadalajara primo trionfo per Veronika Kudermetova. Il bilancio del tennis russo tra Indian Wells e Miami

Indian Wells – Marzo e, come da tradizione, il circuito (maschile e femminile) si è trasferito negli States per i tornei del “Sunshine Double”, ovverosia il BNP Paribas Open di Indian Wells, in programma dal 6 al 17 marzo, ed il Miami Open dal 20 al 31 marzo; entrambi di  categoria Master 1000 maschile e Premier Mandatory femminile (i primi della stagione), vale a dire gli appuntamenti più importanti dopo i quattro tornei che compongono il grande slam. Praticamente, un mese intero per provare a riscrivere le gerarchie del tennis mondiale tra il deserto californiano e le coste della Florida. Si è partiti dall’Indian Wells Tennis Garden, sui cui campi anche il tennis russo ha scritto pagine importanti. Se in campo maschile nell’albo d’oro del torneo americano compare il solo Kafelnikov (due titoli in doppio conquistati entrambi con il sudafricano Ferreira nel 2001 e nel 2003), ben diversa è la storia in ambito femminile, dove le atlete russe sono state spesso protagoniste assolute. A livello di singolare il primo successo risale al 2006, quando Maria Sharapova prevalse, nella finale tutta russa, sulla connazionale Elena Dementieva; tre anni dopo (2009) fu Vera Zvonareva a conquistare il titolo più importante della sua carriera superando all’ultimo atto la serba Ana Ivanovic (la moscovita, tra l’altro, s’impose quell’anno anche nel doppio in coppia con la campionessa bielorussa Viktoryja Azarenka); il 2012 segna il bis di Maria Sharapova (vittoriosa in finale sulla danese Caroline Wozniacki); l’ultima sigillo è del 2017, di nuovo in una finale tutta russa, con Elena Vesnina ad avere meglio sulla connazionale Svetlana Kuznetsova (sempre particolarmente a suo agio sul cemento statunitense e giunta alla terza finale sui campi californiani). Per la Vesnina anche due successi in doppio: nel 2008 in coppia con Dinara Safina, nel 2013 con Ekaterina Makarova. Ad iscrivere il proprio nome nell’albo d’oro del torneo di doppio anche Anna Kournikova (nel 1999 in coppia con la fuoriclasse svizzera Martina Hingis). Russe protagoniste anche nell’ultima edizione, con la finale raggiunta sia nel doppio (con Makarova e Vesnina) che nel singolare, dove Daria Kasatkina arrivò fino all’ultimo atto dopo aver eliminato in serie Sloane Stephens, Caroline Wozniacki, Angelique Kerber e Venus Williams; un risultato importante e prestigioso, ma anche una pesantissima cambiale per Dasha, chiamata a difendere i 650 punti conquistati nella passata stagione, per non allontanarsi troppo dalla top ten meritatamente conquistata lo scorso anno ed ora sfuggita di mano a causa di un difficile avvio. Una fase complicata e di non semplice gestione che ha portato la giovane tennista di Togliatti ad interrompere il rapporto di collaborazione con il coach belga Philippe Dehaes, comunicato attraverso i social lo scorso 21 febbraio.  Accreditata della testa di serie numero 14 del tabellone la Kasatkina è entrata in gara direttamente al secondo turno, dove si è trovata di fronte Marketa Vondrousova, uscita vincitrice dal primo turno contro la tedesca Laura Siegemund 6-4, 7-6 (6) e recente finalista a Budapest. La giovane e talentuosa ceca non ha lasciato scampo alla russa, prolungando così la crisi di Dasha; un match senza storia, conclusosi con un perentorio 6-2, 6-1 in cui la  Vondrousova ha strappato il servizio alla tennista di Togliatti in quattro occasioni, lasciando a Dasha una sola palla break (non convertita) quando il mach era già praticamente compromesso.

Ad Indian Wells non si è invece iscritta Maria Sharapova. La siberiana, che non disputa un match dal 28 gennaio (vittoria su Daria Gavrilova al primo turno prima del ritiro che le impedì di scendere in campo contro la connazionale Daria Kasatkina a San Pietroburgo), ha annunciato di essersi sottoposta ad un intervento chirurgico alla spalla destra, non avendo avuto alcun esito positivo le terapie a cui si è dedicata in questi mesi. Un’operazione che la terrà lontano dal circuito ancora per qualche settimana. Direttamente al secondo turno, poiché accreditata della testa di serie numero 30, è iniziato anche il torneo di Anastasia Pavlyuchenkova, chiamata a confermare i buoni risultati raggiunti in questo avvio di stagione; la russa non è però riuscita ad avere la meglio su Christina McHale (arrivata al tabellone principale in seguito al ritiro nel match di qualificazione di Vera Zvonareva che non è riuscita a concludere il match contro la statunitense), che ha prevalso nel terzo e decisivo set (6-4, 3-6, 6-4). Positivo è stato il torneo di Ekaterina Alexandrova, che prima ha superato la svedese Rebecca Peterson con il punteggio di 7-5, 3-6, 6-2 e poi, nel secondo turno, ha compiuto l’impresa estromettendo dal torneo la danese Caroline Wozniacki, superata 7-5, 2-6, 7-5 dopo quasi due ore e mezzo di partita prima di arrendersi alla svizzera Belinda Bencic, tornata ai massimi livelli del tennis mondiale dopo aver trionfato pochi giorni prima a Dubai. Evgeniya Rodina, invece, non è riuscita a ribaltare il pronostico che la vedeva sfavorita contro la campionessa olimpica in carica Monica Puig; 6-0, 6-4 il risultato finale in favore della portoricana. Partendo dalle qualificazioni (dove si è  sbarazzata con un doppio 6-0 della sudafricana Zoe Kruger prima di soffrire un solo set contro la slovena Dalila Jakupovic superata agevolmente 7-6, 6-1) ha raggiunto il tabellone principale Natalia Vikhlyantseva; la tennista di Volgograd al primo turno ha affrontato l’australiana Priscilla Hon, approdata contro ogni pronostico al main draw dopo aver estromesso dalla corsa le favorite Anastasia Potapova e Veronika Kudermetova; netto il successo di Natalia che ha travolto l’avversaria con un duplice 6-1 in poco più di un’ora di partita; di ben altra fattura il 6-2, 6-0 rifilato nel secondo e successivo turno alla spagnola Carla Suarez Navarro che le ha spalancato le porte del terzo turno dove, a sbarrarle la strada, ha trovato Angelique Kerber. Buona prova comunque per la Vikhlyantseva, capace di strappare un set alla campionessa tedesca (3-6, 6-1, 6-3 il risultato finale), che ha concluso il torneo con sensazioni positive. Un buon momento certificato anche dalla ITF che l’ha nominata (insieme alla britannica Joanna Konta) per  l’Heart Award di febbraio relativo al gruppo Europa/Africa, ovvero il riconoscimento assegnato dalla Federazione Internazionale del Tennis per le atlete che si sono maggiormente distinte nel contributo dato alla propria nazionale in Fed Cup. Match che sono stati seguiti con particolare attenzione dal Capitano di Fed Cup Igor Andreev. La Russia, infatti, dopo aver brillantemente superato la fase a gironi del World Group III battendo  la Polonia (2-1), la Danimarca (3-0) e la Svezia (2-0), si è conquistata la possibilità di rientrare nel secondo gruppo mondiale; per farlo, nello spareggio che si disputerà tra il 20 ed il 21 aprile a Mosca, dovrà superare l’Italia. Poco più di un mese in cui Andreev dovrà, sperando di avere il maggior numero possibile di giocatrici a disposizione, scegliere se confermare la squadra che non ha deluso le aspettative a febbraio (Daria Kasatkina, Anastasia Pavlyuchenkova, Anastasia Potapova, Natalia Vikhlyantseva e Margarita Gasparyan) o se aggiungere qualche altro elemento. Sicuramente, tra quelle più in forma, c’è la Kudermetova che, mancato l’accesso ad Indian Wells, si è prontamenta iscritta al neonato challenger (disputato tra l’undici ed il sedici marzo, 125.000 dollari di montepremi) di Zapopan, città situata nell’area metropolitana di Guadalajara. Giusto il tempo di smaltire la delusione per la mancata qualificazione al prestigiso torneo disputato nel deserto della Coachella Valley, fare i bagagli, lasciare la California e partire alla volta del vicino Messico. Vita da tennista e, se non fosse per le immagini “private” con cui la nativa di Kazan e gli altri protagonisti del circuito deliziano i followers attraverso gli ormai inevitabili social network, sarebbe difficile immaginarseli senza il tradizionale borsone in spalla, come siamo soliti vederli all’uscita degli spogliatoi per recarsi in campo. Una vita per certi versi stressante, sempre con l’orologio in mano, le ore passate in aereporto, tra spostamenti frequenti magari decisi anche all’ultimo minuto, perchè se non sei tra i primi del ranking è difficile anche riuscire ad entrare nelle qualificazioni di un torneo importante e magari si ritrovano li, ad aspettare, voglia il destino, una chiamata all’ultimo momento per il ritiro di un collega che apre un posto all’improvviso, per iscriversi e prenotare rapidamente voli ed alberghi. Capacità di adattamento e flessibilità, caratteristiche che rendono questi globetrotter della racchetta sempre più simili ai lavoratori di oggi, sempre meno con il “posto fisso”, sempre più dinamici.   Entrata direttamente in tabellone principale, al Panamerican Tennis Center Veronika (3 titoli ITF vinti in singolare e 4 titoli WTA conquistati in doppio) ha avuto la meglio, nel primo turno, sulla lucky loser Katarina Zavatska, emergente ucraina superata in rimonta (4-6, 7-5, 5-4) dopo oltre due ore di partita. Agli ottavi di finali ha vinto il derby (6-4, 0-6, 6-1) con la connazionale Sofya Zhuk, che nel turno precedente aveva stupito tutti travolgendo in un’ora di partita la francese Alize Cornet, numero uno del tabellone. Un’altra battaglia di oltre due ore conclusa vittoriosamente (3-6, 7-6, 6-2) contro la ceca Kristina Pliskova, sorella gemella della più famosa Karolina, aveva spalancato alla Kudermetova le porte delle semifinali, dove la nativa di Kazan è arrivata come un uragano travolgendo la tedesca Tatjana Maria (numero 3 del seeding) con un doppio 6-2 e regalandosi la finale (la prima in carriera) contro la ceca Marie Bouzkova (classe ’98, 11 titoli ITF già conquistati in carriera), approdata in finale dopo aver estromesso, tra le altre, lungo la strada verso l’ultimo atto, Vitalia Diatchenko agli ottavi di finale. Nessun precedente tra le due, ed allora si guarda al ranking, la ceca è numero 130 del mondo (91  nella race), la russa numero 100 (71 nella race); in palio il primo titolo WTA in carriera per entrambe e 125 punti che possono regalare un balzo importante in classifica.  Kudermetova parte con i favori del pronostico ma in realtà, il dominio espresso in campo, si rivela ben superiore alla aspettative. Nei primi due turni di battuta le contendenti tengono agevolmente il servizio lasciando un solo punto in risposta all’avversaria. Poi, però, inizia un’altra partita. La Bouzkova risce a tenere la battuta anche nel terzo gioco, ma è costretta a salvare la prima palla break del match portandosi sul 2 a 1. Sarà l’ultimo game vinto, prima che il ciclone russo si abbatta sulla malcapitata ceca. 11 game vinti consecutivamente regalano infatti il trionfo a Veronika Kudermetova che s’impone 6-2, 6-0 in appena 62 minuti di partita. Un assolo incontrastato che, come spesso capita in questi casi, ha avuto un solo, piccolo, tentennamento, complice l’emozione per il successo a portata di mano, quando sul 5 a 0 e servizio nel secondo parziale alla giovane russa il braccio deve aver tremato un po’ ma, dopo aver concesso quattro palle break, ha chiuso il parziale, con un ace, al secondo match point a disposizione. Un successo che certifica una crescita costante ed un ottimo avvio di stagione che aveva avuto, prima del successo in Messico, il suo apice nella qualificazione agli Australian Open. Una freccia in più nell’arco di Igor Andreev, il capitano di Fed Cup chiamato a selezionare le giocatri che a Mosca, il 20 e 21 aprile, si giocheranno contro l’Italia la possibilità di rientrare nel secondo gruppo mondiale. Per Veronika, 22 anni il prossimo 24 aprile, la convocazione nella nazionale russa (ed il conseguente ritorno visto che, non ancora diciassettenne, aveva già esordito contro l’Australia nel 2016) sarebbe sicuramente un graditissimo regalo di compleanno.

Nel tabellone maschile, invece, accreditati di un bye in quanto teste di serie, sono partiti dal secondo turno Karen Kachanov (12) e Daniil Medvedev (14). Kachanov, dopo aver finito in trionfo la passata stagione, culminata con i successi di Mosca e del Master 1000 di Parigi-Bercy, si è presentato in California senza essere ancora riuscito a trovare, quest’anno, continuità di gioco e di risultati. Il russo ha iniziato bene l’avventura ad Indian Wells superando 6-3, 1-6, 6-4 il sempre temibile spagnolo Feliciano Lopez, che nel primo turno aveva avuto la meglio in due set (vinti entrambi al tiebreak) sul ritrovato ceco Thomas Berdych, autore di un buon avvio di stagione. Discorso diverso per Medvedev,  chiamato a dare continuità all’ottimo avvio di stagione in cui aveva già inanellato in serie una finale a Brisbane, gli ottavi all’Australian Open, il successo di Sofia e la semifinale a Rotterdam. Risultati che hanno portato Daniil, attualmente numero 15 della classifica mondiale, al sesto posto nella race (ovvero nella classifica che tiene conto dei soli risultati ottenuti in stagione). All’esordio nel torneo il russo ha sconfitto lo statunitense Mackenzie McDonald; dopo averne piegato la resistenza nel primo set lo ha infine travolto nel secondo concludendo il match con il punteggio di 7-5, 6-0 in appena un’ora e dieci minuti di partita. Nel turno successivo, però, il russo, apparso non al meglio, ha lasciato strada al serbo Filip Krajinovic, che a sorpresa, nel turno precedente, aveva eliminato anche il belga David Goffin, accreditato della testa di serie numero 20 del tabellone. A fare compagnia ai due, nella stessa parte del tabellone, si è ritrovato anche Andrey Rublev. Il ventunenne moscovita era atterrato in California con una settimana d’anticipo per prendere parte alle Oracle Series, torneo challenger che si è disputato proprio sui campi dell’Indian Wells Tennis Garden e che ha visto Andrey raggiungere la finale, prima di iniziare le qualificazioni del Master 1000 dove, dopo aver superato in rimonta nel primo turno il polacco Kamil Majchrzak 2-6, 6-4, 6-4, era stato poi sconfitto dallo statunitense Bjorn Fratangelo.  Il giovane talento russo, però, complice l’infortunio ed il conseguente ritiro dal tabellone dello spagnolo Pablo Carreno-Busta è stato ripescato, come lucky loser, nel main draw. Dopo una stagione (quella passata) condizionata dagli infortuni, ritrovarsi nel tabellone principale di Indian Wells ha rappresentato un’opportunità importante, per ritrovare gioco, continuità e certezze. Partito da favorito nel confronto con l’esperto olandese Robin Haase non ha deluso le attese; in un match equilibrato e nervoso il russo è riuscito ad avere la meglio ed a prevalere in tre set 6-3, 3-6, 6-3; nel match successivo il “derby” con Kachanov dove, a prevalere in due set (7-5, 6-3) è stato quest’ultimo. Agli ottavi Karen ha superato il gigante statunitense John Isner in un match giocato con grande intelligenza ed attenzione; dopo aver strappato il servizio all’americano nel quinto gioco del primo set, il russo ha chiuso il match nek secondo parziale giocando un tiebreak perfetto: 6-4, 7-6 (1) il risultato finale; Kachanov si è così  regalato un quarto di finale di prestigio contro il fuoriclasse spagnolo Rafael Nadal, il sesto confronto fra i due. Nell’ultimo precedente, disputato agli Us Open lo scorso fine agosto, il russo, seppur sconfitto, ne era uscito a testa alta dopo quattro tiratissimi set e quasi quattro ore e mezzo di dura battaglia. Così come accaduto a New York,  ha avuto modo di divertirsi anche il pubblico californiano del campo centrale dell’Indian Wells Tennis Garden. Due ore e 18 minuti di scambi intensi ditribuiti in due set entrambi finiti al tiebreak, con Karen sempre in partita, tanto da poter recriminare per le occasioni sprecate. Dopo aver strappato il servizio in apertura allo spagnolo ha condotto il primo parziale fino al sesto gioco; nel secondo set, nel decimo gioco, ha avuto il set point sul servizio di Nadal non riuscendo però a sfruttare l’occasione per poter portare il match alla terza partita. Ad ogni modo Rafa ha fatto valere tutta la sua classe ed esperienza nei due tiebreak decisivi, giocati magistralmente senza concedre nulla a Kachanov; punteggio finale 7-6 (2), 7-6 (2).

Miami – Dopo la California il circuito si è trasferito in massa a Key Biscane (Miami), in Florida. Ed anche sul cemento dell’Hard Rock Stadium di Miami Gardens non mancano le affermazioni russe. In campo maschile si è iscritto nell’albo d’oro Nikolaj Davydenko, che nel 2008 superò in finale lo spagnolo Rafael Nadal (6-4, 6-2). In campo femminile, invece, è stata Svetlana Kuznetsova  a mettersi in bacheca il prestigioso torneo. La russa di Sanpietroburgo nel 2006 sconfisse in finale la connazionale Maria Sharapova (mai vittoriosa in Florida, nonostante ben cinque finali disputate) con il punteggio di 6-4, 6-3. Per Sveta anche due successi in doppio: nel 2005 in coppia con l’australiana Alicia Molik e nel 2009 con la francese Amélie Mauresmo. La tradizione del doppio russo si è arricchita anche dei successi di Nadia Petrova, trionfatrice nel 2004 con la statunitense Megan Shaughnessy, nel 2013 con la slovena Katarina Srebotnik e l’anno prima con la connazionale Maria KirilenkIn campo femminile Daria Kasatkina, accreditata della testa serie numero 14, è entrata in tabellone direttamente al secondo turno dove ha avuto la meglio, abbastanza agevolmente, del giovane talento statunitense Cori Gauff, liquidata 6-3, 6-2 in poco più di un’ora di partita; nel turno successivo, però, Dasha ha nuovamente mostrato tutte le difficoltà di inizio stagione, cedendo a Venus Williams 6-3, 6-1. Non è anadata meglio ad Anastasia Pavluychenkova (numero 31 del seeding) che, dopo aver usufruito di un bye, ha subito la rimonta (7-6, 4-6, 5-7) della slovacca Veronika Kuzmova al termine di 2 ore e 34 minuti di scambi durissimi. Fuori subito al primo turno Natalia Vikhlyantseva che dopo aver dominato il primo set si è vista rimontare, in un altro match maratona di 2 ore e 39 minuti dalla ritrovata slovacca Magdalena Rybarikova (6-1, 5-7, 6-7), Ekaterina Alexandrova (battuta 6-3, 6-2 da Dayana Yastremska) e Margarita Gasparyan. Una sconfitta inaspettata, quella di Marga, che pur giocando a tratti un buon match ha pagato a caro prezzo una certa discontinuità di rendimento, culminta in alcuni passaggi a vuoto che hanno premiato invece la regolarità dell’esperta francese Pauline Parmentier, che alla fine ha avuto la meglio (anche in questo caso in rimonta ) 4-6, 6-1, 7-6.       Non era, invece, riuscita ad entrare in tabellone, Vitalia Diatchenko, eliminata dalla ceca Muchova. Così, come capitato alla Kudermetova dopo la mancata qualificazione ad Indian Wells, Vita ha fatto i bagagli ed è volata in Francia, per giocare il Torneo ITF di Croissy-Beabourg (montepremi 60.000 dollari). Entrata come testa di serie numero uno, la bella russa nativa di Sochi non ha deluso le aspettative, superando in serie la francese Gervais (4-6, 6-4, 6-3), la tedesca Lottner (6-1, 6-3), la belga Zanevska (6-0, 6-7, 6-3), la ceca Smitkova (7-6, 6-3) per poi conquistare il titolo (il tredicesimo nel cricuito ITF) in finale contro la statunitense Robin Anderson, sconfitta agevolmente 6-2, 6-3 in poco più di un’ora di partita.

In campo maschile, come ad Indian Wells, sono entrati in tabellone Karen Kachanov (10), Daniil Medvedev (13) ed Andrey Rublev. A differenza di Karen e Daniil (teste di serie), Andrey è dovuto passare prima per le qualificazioni dove ha superato due statunitensi: dopo aver battuto Jared Donaldson (6-2, 6-2), il russo si è preso la rivincita (dopo la sconfitta di Indian Wells) su Bjorn Fratangelo (sconfitto con un doppio 6-4). Al primo turno il giovane moscovita ha rimontato il giapoponese Taro Daniel (sconfitto 3-6, 6-3, 6-4 dopo oltre due ore di partita), prima di compiere l’impresa nel match successivo estromettendo dal torneo con un doppio 6-4 il campione croato Marin Cilic (numero 9 del tabellone). Nel terzo turno, invece, nella sfida tra next gen, Rublev ha dovuto cedere il passo al talento canadese (ma di genitori russi) Denis Shapovalov (6-3, 7-5).  Dopo la bella cavalcata californiana si è invece subito interrotta l’avventura di Kachanov, sorprendentemente sconfitto dall’australiano Jordan Thompson 6-2, 6-3. Positivo il torneo di Medvedev; entrato direttamente al secondo turno, Daniil ha prima liquidato agevolmente il francese Mannarino (6-2, 6-1) e poi, nella sfida tra giganti (198 cm per il russo, 211 per l’americano) con lo statunitense Reilly Opelka, si è imposto dopo 2 ore e 25 minuti (e tre tie-break) 7-6, 6-7, 7-6. In un match in cui nessuno dei due contendenti è riuscito a strappare il servizio all’avversario, determinante è stata la freddezza nei tie-break, dove Medvedev ha dato ennesima dimostrazione di grande forza mentale imponendosi per 7 punti a 0 nell’ultimo  e decisivo parziale. Giunto agli ottavi, però, nulla ha potuto contro l’eterna classe dell’elvetico Roger Federer (vittorioso 6-4, 6-2).  Archiviata, per ora, la stagione sul cemento, Aprile inaugurerà quella su terra rossa.

Stefano Tardi




WTA San Pietroburgo: Gasparyan e Makarova trionfano nel doppio

San Pietroburgo – Le temperature sotto lo zero regalano splendide immagini della città innevata fondata da Pietro il Grande. Dentro la Sibur Arena, però, il clima è ben diverso. Finale del doppio con tre giocatrici russe su quattro a contendersi il trofeo. Da un lato una coppia giovane (classe ’98), alla prima finale in carriera, composta dalla russa Anna Kalinskaya e dalla slovacca Viktoria Kuzmova, giunte a sorpresa all’atto finale dopo aver eliminato al primo turno Timea Bacsinzky e Vera Zvonareva (6-1, 6-3), ai quarti Daria Mishina ed Ekaterina Shalimova (6-0, 6-3) ed in semifinale la coppia belga formata da Kirsten Flipkens ed Alison Van Uytvanck (6-4, 2-6, 10-7). Dall’altro lato della rete la coppia tutta russa, formata da Ekaterina Makarova e Margarita Gasparyan,  giunta in finale con i favori del pronostico dopo aver eliminato in un difficile esordio Victoria Azarenka e Daria Gavrilova (6-1, 2-6, 10-8), per poi liquidare agevolmente la giovane coppia serba composta da Aleksandra Krunic ed Olga Danilovic ai quarti (7-5, 6-1) e chiudere la semifinale in meno di un’ora contro la spagnola Lara Arruabarrena e la russa Alexandra Panova (6-0, 6-2). Per Ekaterina Makarova (nel giugno dello scorso anno numero uno della classifica di specialità) si tratta della trentacinquesima finale di doppio. Quattordici i titoli conquistati; dodici di questi (tra il 2012 ed il 2018) con la connazionale Elena Vesnina (momentaneamente assente dal circuito perchè diventata da poco mamma). Tra i successi con la Vesnina  brillano la Kremlin Cup del 2012, il Roland Garros del 2013, lo Us Open del 2014, il torneo di Wimbledon conquistato nel 2017 dopo aver inflitto un umiliante 6-0, 6-0  alle malcapitate Hao-Ching Chan e Monica Niculescu, le Wta Finals di Singapore del 2016 e, nello stesso anno, pochi mesi prima, la medaglia più bella, l’oro Olimpico di Rio de Janeiro, conquistato contro le svizzere Martina Hingis e Timea Bacsinszky. Tre i titoli in bacheca conquistati da Margarita Gasparyan, due con la connazionale Alexandra Panova, l’altro con l’esperta ceca Andrea Hlavackova. Con queste premesse non era certo difficile spiegare le quote dei bookmakers; ma le partite si vincono sul campo, le finali soprattutto.

Primo Set. Il primo turno di servizio è della slovacca Kuzmova che fa subito capire alle favorite che dovranno sudarsi il match. Quattro prime condite da un ace finale per chiudere il primo game senza lasciar giocare le avversarie. Ma la concetrazione in battuta sembra essere comune a tutte e quattto le giocatrici. Gasparyan e Makarova concedono qualcosa in più sui rispettvi turni ma, nel complesso, nei primi sette giochi non ci sono palle break. Kalinskaya/Kuzmova collezionano un 100% di punti vinti con la prima di servizio che non ha bisogno di commenti. La prima opportunità di break è per la coppia russo/slovacca che, avanti 4-3, si ritrova nell’ottavo gioco (sul servizio di Makarova) sul 40 pari. Nel doppio non c’è il vantaggio quindi, in situazione di parità, il deciding point assegna il gioco. Margarita ed Ekaterina si salvano ed agganciano le avversarie sul 4 a 4. L’occasione mancata di andare a servire per il set pesa sulle avversarie che subiscono un passaggio a vuoto. Viktoria, fino a qel momento impeccabile al servizio, è meno incisiva, consentendo alla coppia russa di entrare nello scambio; Makarova e Gasparyan non si lasciano sfuggire l’occasione: a  regalare il break è una risposta sprigionata dal magico rovescio ad una mano di Margarita che sfrutta una seconda della giocatrice slovacca guadagnandosi la possibilità di servire per il set. Inaspettato, però, arriva il contro break grazie ad una risposta vincente di Anna Kalinskaya: 5 pari. Ma ora ogni punto pesa e la classe delle giocatrici più esperte viene fuori.  Un’altra risposta vincente di Marga ed uno splendido vincente lungo linea di Ekaterina regalano il nuovo sorpasso della coppia russa.  Makarova è lucida al servizio e non condede nulla  alle giovani avversarie: il primo set si chiude 7 a 5.

Secondo Set. La seconda frazione si apre come era iniziata la prima, con un turno di battuta a zero della Kuzmova. Non è da meno Gasparyan: 1 a 1. Ma, stavolta, l’equilibrio si spezza subito. Nel terzo gioco Kalinskaya fa fatica a mettere prime di servizio; la conseguenza è che gli scambi si allungano ed ogni punto è più lottato. Sul 40 pari Anna e Marga ingaggiano un duello in diagonale sul rovescio della Gasparyan che, grazie ad una serie di colpi profondi, spinge dietro la Kalinskaya procurandosi così la possibilità di entrare nel campo e chiudere il punto con uno schiaffo di dritto. Con un set ed un break di vantaggio sembrerebbe tutto in discesa, ma le avversarie non arretrano di un centimetro. Makarova smarrisce la prima di servizio e la coppia Kalinskaya/Kuzmova raggiunge la parità all’ottavo gioco sulla battuta di Ekaterina, per poi passare a condurre nel successivo gioco sul turno di battuta della Kuzmova: 5 a 4. Ma sarà il loro ultimo acuto. Makarova fa valere tutta la sua visione di gioco e l’abilità a rete, la Gasparyan la solidità da fondo campo. Adesso ogni palla può essere decisiva  e, come nel primo set,  la classe delle giocatrici più forti viene fuori. Sul 30 pari è la Gasparyan a trovare un gran diritto lungo linea che vale il 40-30; Kalinskya chiede la verifica ma l’occhio di falco conferma la valutazione del giudice dando ragione a Marga: la palla ha toccato la linea; poi un’altra accelerazione di dritto della Gasparyan non contenuta da Anna vale il 5 pari.

Sale la pressione; al servizio è il turno della Kalinskaya che, forse tradita dall’emozione,  ha un passaggio a vuoto che risulta decisivo: con un bel lungolinea Makarova si guadagna la possibilità di servire per il match. L’esperienza in questi casi conta e la russa (analogamente a quanto successo nel primo set) è fredda nel gestire la situazione; non lascia scampo alle avversarie e chiude il match con una battuta vincente: un altro 7-5 e titolo in bacheca; il quindicesimo per lei, il quarto per la Gasparyan, il primo insieme, certamente non l’ultimo se le due decideranno di continuare la collaborazione. Le Olimpiadi di Tokyo (2020) non sono lontane.

Stefano Tardi




IL TENNIS RUSSO TRA VECCHIE E NUOVE GENERAZIONI DI CAMPIONI

All’alba della nuova stagione di uno degli sport più amati a Mosca e dintorni ripercorriamo la stagione attraverso le gesta ed i risultati degli atleti che più si sono distinti nell’annata appena conclusa.

Daria Kasatkina Classifica alla mano è lei la capofila del movimento femminile della Federazione Russa. La ventunenne di Togliatti ha chiuso la stagione al decimo posto della classifica Wta dopo un’annata più che positiva (42 vittorie e 24 sconfitte nel circuito), impreziosita dal successo nel torneo di Mosca lo scorso ottobre. Una stagione iniziata ad alti livelli e che ha avuto il suo culmine in due finali di prestigio. A febbraio, a Dubai, “Dasha” è arrivata all’ultimo atto dopo aver regolato giocatrici del calibro di Radwanska, Konta, la connazionale Vesnina e la campionessa slam Muguruza prima di arrendersi ad Elina Svitolina. A marzo ha espresso tutto il suo talento ed il miglior tennis dell’anno nel deserto californiano arrivando fino in fondo al Premier Mandatory BNP Paribas Open di Indian Wells. Sul cemento statunitense, prima di cedere alla giapponese Osaka (futura trionfatrice agli US Open), la giovane russa si è presa lo scalpo di ben 4 vincitrici slam: la beniamina di casa Sloane Stephens, la numero due del mondo e fresca vincitrice degli Australian Open Caroline Wozniacki, Angelique Kerber ed un’icona del tennis mondiale come Venus Williams. In primavera, nella parte di stagione su terra rossa è mancato l’acuto, ma meritano di essere menzionati i quarti di finale ragggiunti a Madrid (sconfitta solo dalla futura campionessa Kvitova), il terzo turno a Roma (eliminata anche qui dalla futura vincitrice Svitolina) ed i quarti di finale raggiunti al Roland Garros. La russa ha poi confermato la sua attitudine ai grandi appuntamenti centrando i quarti di finale anche sull’erba londinese di Wimbledon dove, anche in questa circostanza, ha ceduto il passo solo alla futura trionfatrice del torneo, ovvero l’esperta tedesca Angelique Kerber (vincitrice in finale su Serena Williams).  Poi, nel finale di stagione, il trionfo di Mosca. Una finale sofferta, quella giocata contro la tunisina Jabeur, entrata in campo da sfavorita e quindi senza nulla da perdere. Pressione ed emozione hanno invece investito Dasha, entrata in campo contratta ma che ha saputo poi reagire, dopo aver perso il primo parziale, imponendosi in rimonta con il punteggio di 2-6 ; 7-6 (3) ; 6-4 per la gioia del pubblico di casa.

Karen Kachanov Se Daria guida la squadra femminile, Karen si è guadagnato sul campo il ruolo di leader del fronte maschile. Il gigante di Mosca (alto 1,98 m), classe ’96, ha confermato nel 2018 tutte le aspettative che si erano create attorno a lui. Una stagione che lo ha visto chiudere subito a ridosso della top ten (11ma posizione nel ranking ATP – 46 vittorie e 22 sconfitte nel 2018) e conquistare ben 3 titoli. Un anno iniziato subito con il primo successo arrivato già a febbraio sul cemento di Marsiglia, dove ha superato in una finale tirata l’idolo di casa, il francese Lucas Pouille con il punteggio di 7-5 ; 3-6;  7-5. Più sofferta, anche per le caratteristiche tecniche del giocatore, è stata la parte centrale di stagione disputata su terra rossa. Una superficie più lenta e quindi meno adatta a mettere in risalto la velocità di palla e la potenza di braccio del russo.  Poi dopo l’estate, il ritorno sul cemento ha segnato la sua definitiva esplosione. Prima a New York, dove agli US Open ha raggiunto il terzo turno prima di uscire a testa alta contro il pluricampione Rafael Nadal, in un tiratissimo  7-5; 5-7; 6-7 (7); 6-7 (3). Dunque il trionfo di casa, alla VTB Kremlin Cup di Mosca, dove ha facilmente superato in finale il francese Mannarino con un doppio 6-2. Infine, il suo capolavoro. Nell’ultimo Master 1000 di stagione, sul cemento indoor del Rolex Masters di Parigi-Bercy, Kachanov è giunto al trionfo superando ben 4 top ten: il gigante statunitense John Isner, il capofila della Next Gen Alexander Zverev, l’autriaco Dominc Thiem e, all’atto finale, il fuoriclasse serbo (trionfatore degli ultimi due slam di stagione), Novak Djokovic, superato in una finale pressochè perfetta con il punteggio di 7-5 ; 6-4. Un’impresa che ha riacceso i riflettori e dato nuova linfa al movimento tennistico russo. L’ultimo ad imporsi in un torneo di pari livello era stato, nel 2009, Nikolaj Davydenko.

Daniil Medvedev Se Kachanov ha ottenuto i successi più luminosi, non è stato l’unico a raccogliere i frutti del suo talento. Il ventiduenne moscovita è stato il primo tennista a regalare un successo alla Federazione Russa in questo 2018, al primo torneo giocato dove, nell’Atp 250 di Sydney, ha superato in finale il padrone di casa, nonché altra stella emergente della next gen Alex De Minaur, rimontando l’iniziale svantaggio, con il punteggio di 1-6 ; 6-4 ; 7-5. Poi, anche lui come il connazionale e coetaneo Kachanov, ha dato il meglio di sé nella seconda parte di stagione. Nell’estate statunitense ha trionfato al Winston-Salem Open superando in finale l’americano Steve Johnson con un doppio 6-4. Poi, nella stagione asiatica, il sigillo più importante. Ad ottobre, nella  finale del Rakuten Japan Open Tennis Championship, Daniil non ha lasciato scampo all’idolo locale, nonché favorito della vigilia, Kei Nishikori, liquidandolo con un secco 6-2 ; 6-4 e chiudendo l’annata alla posizione n. 16 del ranking Atp (con un saldo complessivo di 43 successi e 24 sconfitte).

Maria Sharapova La campionessa siberiana (5 slam in carriera: 2 Roland Garros, 1 Australian Open , 1 Wimbledon, 1 US Open) non ha certamente vissuto la sua miglior stagione, conclusasi senza titoli in bacheca e con pochi match disputati nel corso dell’anno (appena 31, 20 vittorie ed 11 sconfitte). L’assenza forzata di 15 mesi dal circuito (tra il gennaio 2016 e l’aprile del 2017), ed il conseguente azzeramento della sua classifica, hanno messo a dura prova la seconda parte di carriera di “Masha” che ha dovuto attingere a tutto il suo temperamento per risalire la china. Pur avendo chiuso l’anno senza successi, Sharapova ha comunque dimostrato di poter essere ancora competitiva a certi livelli. Ha raggiunto i quarti di finale a Madrd, la semifinale a Roma  (agli Internazionali BNL d’Italia), di nuovo i quarti di finale al Roland Garros ed ha conluso la stagione con gli ottavi di finale agli Us Open. Risultati che le hanno permesso di rientrare tra le prime 30 giocatrici al mondo (attualmente è n. 29 del ranking Wta), consentendole così l’accesso diretto al tabellone principale dei tornei della prossima stagione. A 31 anni Masha può e deve ancora dire la sua.

Svetlana Kuznetsova Così come per Masha, seppur a causa di motivazioni differenti, travagliata è stata pure la stagione della fuoriclasse, bicampionessa Slam (US Open 2004, Roland Garros 2009), Svetlana Kuznestova. La trentatreenne di San Pietroburgo ha saltato i primi due mesi di stagione a causa di un intervento al polso sinistro avvenuto nel finale del 2017. Rientrata in campo, non ancora in perfette condizioni, ha faticato a trovare gioco e ritmo. Eppure, il suo indiscusso talento, le ha permesso di agguantare, all’inizio di agosto, il Citi Open di Washington (diciottesimo titolo della sua eccezionale carriera), dove ha sconfitto in finale la croata Donna Vekic, superata in rimonta dopo aver perso il primo set con il punteggio finale di 4-6 ; 7-6 (7) ; 6-2. L’inizio del 2019 non sarà semplice (ha già annunciato che per preparare al meglio la stagione salterà gli Australian Open), ma l’augurio è di vederla giocare ai livelli ai quali gli appassionati di questo sport hanno avuto modo di ammirarla nell’arco della sua carriera.

Margarita Gasparyan Ci sono storie che più di altre si ha il piacere di raccontare.  Margarita Gasparyan, moscovita classe ’94, dopo un’ottimo inizio di carriera che l’aveva vista trionfare a Baku nel 2015, si era poi dovuta arrendere ad una ininterrotta serie di infortuni e tre interventi al ginocchio. Da Wimbledon 2016 era sparita dai campi di gioco per farvi rientro solo 15 mesi dopo, senza classifica. La svolta quest’anno, dopo i buoni risultati ottenuti nel circuito ITF ed aver chiamato al proprio angolo Carlos Martinez Comet. Il sodalizio con l’allenatore spagnolo ha dato subito i suoi frutti e così il 29 settembre, dopo aver liquidato nei turni precedenti giocatrici del calibro di Tania Maria e Mona Barthel, al Wta Tashkent Open, ha sconfitto in finale la giovane connazionale Anastasia Potapova con il punteggio di  6-2 ; 6-1, aggiudicandosi così (a tre anni di distanza dal primo) il secondo titolo in carriera.  Un successo che, unitamente ad altri risultati di rilievo, le ha consentito di scalare la classfica rientrando così tra le prime cento del mondo (attualmente è n. 92, avendo collezionato complessivamente in stagione 31 vittorie e 12 sconfitte). Un ritorno, quello della Gasparyan, salutato con affetto da tutti gli appassionati di tennis. La sensazione (e la speranza) è che si tratti per lei del luminoso inizio di una nuova carriera.

Daria, Karen, Daniil, Maria, Svetlana, Margarita, ma non solo. Merita una citazione di rilievo sicuramente la veterana del circuito Anastasia Pavlyuchenkova (numero 42 del ranking). La ventisettenne russa anche nel corso di questa stagione ha dimostrato tutta la sua determinazione, solidità e concretezza. Quelle caratteristiche che le hanno consentito, anche quest’anno, di aggiudicarsi almeno un torneo del circuito. La russa ha infatti scritto il proprio nome nell’albo d’oro del torneno di Strasburgo, dove ha superato, in una finale tiratissima, la slovacca Dominika Cibulkova: 6-7 (5) ; 7-6 (3); 7-6 (6) il risultato finale. Così come Anastasia Potapova (numero 93 del ranking). Nata a Saratov, classe 2001, la giovane russa, pur senza centrare il successo, è stata comunque in grado, appena diciassettenne, di raggiungere due finali (River Cup, persa contro Olga Danilovic; Tashkent Open, sconfitta in finale dalla Gasparyan). E c’è da essere certi che il futuro sarà ricco di successi. Così come, se i troppi infortuni che ne hanno condizionato il rendimento gli daranno tregua, sarà costellato di trionfi l’avvenire di Andrej Rublev. Il ventunenne moscovita (numero 68 del ranking e già un titolo Atp in bacheca conquistato nel 2017 ad Umago), che ad inizio anno ha raggiunto la finale in Qatar (sconfitto dal francese Monfils 6-3 ; 6-2) e che ha chiuso la stagione conquistando il terzo posto alle Atp Next Gen Final disputate lo scorso novembre a Milano, ha classe da vendere e tutte le carte in regola per affiancare i connazionali Kachanov e Medvedev ai vertici del tennis mondiale.

Una rapida cerrellata per rinfrescare la memoria in vista della stagione che sta per iniziare, pronta ad aprire i battenti a partire dalla fine di dicembre con il WTA di Shenzen (Cina, dal 30 dicembre al 5 gennaio), l’ATP e WTA di Brisbane (Australia, dal 31 dicembre al 6 gennaio), l’ATP di Doha (Qatar, dal 31 dicembre al 5 gennaio), l’ATP di Pune (India, dal 31 dicembre al 5 gennaio) ed il WTA di Auckland (Nuova Zelanda, dal 31 dicembre al 6 gennaio).

Stefano Tardi