La rivolta dei calzaturieri marchigiani: “non possiamo fare a meno del mercato russo”

Sfidano l’Europa e le sanzioni, per vendere le scarpe e cercare di far sopravvivere le proprie aziende. Sono gli imprenditori che attraverso la Serbia, la Turchia o Dubai arriveranno nella capitale russa per partecipare alla fiera Obuv Mir Kozhi in programma da martedì 26 a venerdì 29 aprile 2022 all’Expocentre. Sono 48 le aziende di calzature, pelletteria e abbigliamento italiane che hanno confermato la loro partecipazione, di cui 31 provenienti dalle Marche, soprattutto dal Fermano. Sono quelle imprese che non possono fare a meno del mercato russo e nonostante la situazione, i rischi, le incognite, i costi molto più alti che in passato per la logistica e il viaggio, e un futuro ancora molto incerto, hanno deciso di affrontare il viaggio della speranza. Perché il business non si ferma; il business va avanti. A fatica ma va avanti, cercando di superare guerre e sanzioni. Al fianco degli imprenditori ci sarà Assocalzaturifici che collabora con Bologna Fiere, ente organizzatore dell’appuntamento fieristico moscovita. 

“Non possiamo fare a meno del mercato russo”, è il commento di Marino Fabiani, uno degli imprenditori leader del settore presenti alla Fiera Obuv Mir Kozhi, letteralmente ‘Scarpe in pelle dal mondo’. “Abbandonare quel mercato dall’oggi al domani non è possibile, noi puntiamo molto su quella rassegna e per questo partiamo. Per noi calzaturieri la Russia rappresenta il 70% del mercato e a febbraio avevamo tutto pronto per la consegna”. Il gruppo di scarpari in partenza dalle Marche rappresenta quasi due terzi degli espositori che arriveranno nella capitale russa: 31 su 48. 

I calzaturieri delle Marche partono con la benedizione della giunta regionale, in particolare dell’assessore alle attività produttive, Mirco Carloni: “Se gli imprenditori vanno a Mosca hanno il diritto al contributo che io ho deciso di confermare firmando un documento apposito”, dice Carloni. La Regione Marche, assieme alla Camera di Commercio, ha previsto un contributo economico per ognuno degli espositori. Uno spazio espositivo a Mosca di 16 metri quadrati costa 8mila euro e il contributo regionale interviene proprio su questo capitolo di spesa.

Al fianco agli imprenditori italiani che saranno a Mosca nei prossimi giorni ci sarà l’associazione che li rappresenta, Assocalzaturifici, in stretto contatto con Bologna Fiere, ente che organizza proprio la fiera Obuv. I calzaturieri delle sanzioni se ne infischiano, il loro obiettivo è non perdere uno dei mercati, anzi forse il loro mercato principale. Per tenerselo stretto questo mercato sono pronti anche a correre dei rischi, tra cui la logistica, i costi e un futuro complicato: “La Regione Marche condanna la guerra in tutte le sue forme”, chiarisce l’assessore Carloni, “continuerà a aiutare i profughi ucraini, ma vista la situazione non si può girare dall’altra parte lasciando sole le imprese marchigiane colpite dalla crisi. E la calzatura è il nostro fiore all’occhiello”.

No alle sanzioni e sì ai contributi, “sperando che la guerra finisca presto e si possa tornare a fare business come prima. Intanto la speranza è di trovare clienti a Mosca come accadeva in passato e di incassare attraverso gli acconti, altrimenti si rischia la beffa di un viaggio a vuoto”, ha aggiunto nel suo commento Fabiani. L’imprenditore fermano all’inizio del conflitto aveva dichiarato di avere 5mila paia di scarpe dirette in Russia ferme in magazzino e di essere vicino al fallimento.

RED




Il mercato delle calzature in Russia

L’ultimo decennio ha visto una esplosione della domanda di calzature in termini di volume (+25%) e di valore (+78%), la domanda di calzature a livello globale ha continuato ad aumentare, per l’espansione demografica nei paesi emergenti correlata a una maggiore distribuzione della ricchezza. I maggiori esposratori sono l’Italia e la Cina, anche se negli ultimi anni e’ cresciuto notevolmente il ruolo del Vietnam. Difatti, la crescita del costo della manodopera in Cina ha spinto le industrie manifatturiere locali e internazionali a spostare la produzione impianti in altre regioni, principalmente Asia sud-orientale e Asia meridionale.

L’Asia complessivamente nel 2017 detiene l’87% del mercato mondiale della produzione in questo settore merceologico ma negli ultimi anni si è verificata una significativa tendenza al re-shoring dei manufatti di qualità, di cui ha beneficiato l’Europa, che vede raggiungere il picco decennale in termini di quantità della produzione (13,8%), accompagnato da una quota sul valore del 36%.

Gli Stati Uniti rimangono il mercato di riferimento per le importazioni, dato che la produzione interna è molto lontana per coprire la domanda.

Per quanto riguarda il settore della calzatura Italiana nell’est Europa, nel corso del 2018 si e’ partito con una flessione generale delle esportazioni italiane verso l’area dell’ex CSI del -7% in valore e -2% in quantità.  All’interno di questo dato negativo, riconducibile a un crollo (-22,5%) per le calzature da donna, alla contrazione del segmeno pantofole (-50%) e sandali (-18.6%). Si riscontrano piccoli segnali in incoraggianti in sottosettori specifici: degli stivali (+35,5%), delle calzature sportive (+11,1%), coi come le calzature con tomaia “unisex” (+17,4%), le calzature di sicurezza (+85,6%), che però ancora hanno volumi molto marginali.

L’andamento dei prezzi medi ha visto dinamiche annuali incoraggianti:  (+9,7%) nelle calzature sportive, (+267,7%) sul tomaio gomma, (+10,8%) sul tomaio sintetico, (+11,3%) sulle pantofole, (+13,3%) sul tomaio tessuto, il che ha attenuato l’impatto della riduzione dell’export registrato nei volumi.

L’export delle calzature italiane in Russia è trainato da prodotti in pelle e cuoio (64,2%), seguiti dal tessuto (15,6%) e dal sintetico (19,3%) ma con una differente performance che mostra variazioni significative.

Anche la composizione delle aree di produzione calzaturiera il cui export è orientato verso la Russia sta mutando. Nell’ambito di un calo complessivo, le Marche detengono ancora un primato con il 36,9% ma in drastico calo rispetto all’anno precedente (-23,6%). L’Emilia Romagna, al secondo posto, è in flessione (-8,8%) mentre la terza e la quarta posizione, Lombardia (+5,2%) e Veneto (+5,9%) registrano interessanti segni di ripresa.

In realtà, nel quadriennio 2013-2017 la tendenza negativa è diffusa e costante per tutte le regioni, tranne piccole nicchie in Umbria (+434%) e Lazio (+14%); nel distretto di Perugia, la Russia è passata dal diciottesimo all’ottavo posto come cliente per importanza  in valore.

I principali canali di vendita sono rappresentati dagli ipermercati, negozi specializzati (outlet retail localizzati prevalentemente in periferia e generalmente nei grandi centri commerciali), department Stores, Catene Monomarca,

Showroom (spesso concetrate in “shopping streets” o in “aree ex-industriali” riqualificate, dei grandi centri urbani dove il cliente può visionare direttamente il prodotto, il campionario e avere una completa panoramica del brand) e gli e-commerce (anche se in questo caso comprano da piattfaforme logistiche locali, e dunque il produttore di scarpe si deve organizzare in questo senso).

Il presente articolo è tratto da un’analisi di mercato effettuata da GruppoBPC International  durante le sue attività di monitoraggio dei trend di consumo.

GRUPPOBPC INTERNATIONAL




IL MERCATO DELLE CALZATURE NELLA FEDERAZIONE RUSSA

L’ultimo decennio ha visto una esplosione della domanda di calzature in termini di volume (+25%) e di valore (+78%), la domanda di calzature a livello globale ha continuato ad aumentare, per l’espansione demografica nei paesi emergenti correlata a una maggiore distribuzione della ricchezza. I maggiori esposratori sono l’Italia e la Cina, anche se negli ultimi anni e’ cresciuto notevolmente il ruolo del Vietnam. Difatti, la crescita del costo della manodopera in Cina ha spinto le industrie manifatturiere locali e internazionali a spostare la produzione impianti in altre regioni, principalmente Asia sud-orientale e Asia meridionale.

L’Asia complessivamente nel 2017 detiene l’87% del mercato mondiale della produzione in questo settore merceologico ma negli ultimi anni si è verificata una significativa tendenza al re-shoring dei manufatti di qualità, di cui ha beneficiato l’Europa, che vede raggiungere il picco decennale in termini di quantità della produzione (13,8%), accompagnato da una quota sul valore del 36%.

Gli Stati Uniti rimangono il mercato di riferimento per le importazioni, dato che la produzione interna è molto lontana per coprire la domanda.

Per quanto riguarda il settore della calzatura Italiana nell’est Europa, nel corso del 2018 si e’ partito con una flessione generale delle esportazioni italiane verso l’area dell’ex CSI del -7% in valore e -2% in quantità.  All’interno di questo dato negativo, riconducibile a un crollo (-22,5%) per le calzature da donna, alla contrazione del segmeno pantofole (-50%) e sandali (-18.6%). Si riscontrano piccoli segnali in incoraggianti in sottosettori specifici: degli stivali (+35,5%), delle calzature sportive (+11,1%), coi come le calzature con tomaia “unisex” (+17,4%), le calzature di sicurezza (+85,6%), che però ancora hanno volumi molto marginali.

L’andamento dei prezzi medi ha visto dinamiche annuali incoraggianti:  (+9,7%) nelle calzature sportive, (+267,7%) sul tomaio gomma, (+10,8%) sul tomaio sintetico, (+11,3%) sulle pantofole, (+13,3%) sul tomaio tessuto, il che ha attenuato l’impatto della riduzione dell’export registrato nei volumi.

L’export delle calzature italiane in Russia è trainato da prodotti in pelle e cuoio (64,2%), seguiti dal tessuto (15,6%) e dal sintetico (19,3%) ma con una differente performance che mostra variazioni significative.

Anche la composizione delle aree di produzione calzaturiera il cui export è orientato verso la Russia sta mutando. Nell’ambito di un calo complessivo, le Marche detengono ancora un primato con il 36,9% ma in drastico calo rispetto all’anno precedente (-23,6%). L’Emilia Romagna, al secondo posto, è in flessione (-8,8%) mentre la terza e la quarta posizione, Lombardia (+5,2%) e Veneto (+5,9%) registrano interessanti segni di ripresa.

In realtà, nel quadriennio 2013-2017 la tendenza negativa è diffusa e costante per tutte le regioni, tranne piccole nicchie in Umbria (+434%) e Lazio (+14%); nel distretto di Perugia, la Russia è passata dal diciottesimo all’ottavo posto come cliente per importanza  in valore.

I principali canali di vendita sono rappresentati dagli ipermercati, negozi specializzati (outlet retail localizzati prevalentemente in periferia e generalmente nei grandi centri commerciali), department Stores, Catene Monomarca, Showroom (spesso concetrate in “shopping streets” o in “aree ex-industriali” riqualificate, dei grandi centri urbani dove il cliente può visionare direttamente il prodotto, il campionario e avere una completa panoramica del brand) e gli e-commerce (anche se in questo caso comprano da piattfaforme logistiche locali, e dunque il produttore di scarpe si deve organizzare in questo senso).

Il calendario degli appuntamenti di Assocalzaturifici nel mondo pervede altre importanti tappe fieristiche: 5-7 febbraio, Moda Italia & Shoes From Italy Tokyo in Giappone; 10-11 febbraio, Moda Italia & Shoes From Italy a Seul in Corea del Sud(da confermare); 18-21 marzo a Mosca; 23-25 marzo 2014, Moda Made in Italy Exhibition Centre a Monaco in Germania; 24-26 marzo 2014, the MICAM Shanghai in Cina; 2-4 aprile, Moda Italia & Shoes From Italy ad Almaty in Kazakistan; 7-8 aprile, Moda Italia & Shoes From Italy a Kiev in Ucraina.

Il presente articolo è tratto da un’analisi di mercato effettuato da GruppoBPC International (www.gruppobpc.com) durante le sue attività di monitoraggio dei trend di consumo. Potete scaricare l’intero Report dal sito di GruppoBPC International.

GruppoBPC Internationa




UNIVERSITA’ DI MACERATA E DI URBINO IN VISITA A QUELLA DI TULA IN RUSSIA

Tula  – Una delegazione di studenti delle Università di Macerata e di Urbino, accompagnati dal Presidente della Fondazione Claudi, prof. Massimo Ciambotti e dal dottorando di ricerca Gabriele Codoni, ha visitato dal 1° al 5 novembre scorso l’Università di Tula (città a circa 170 Km. da Mosca) contraccambiando la visita a Roma e nelle Marche del prof. Vladimir Andreev, Direttore del Dipartimento di Lingua Inglese e di 4 studenti della medesima Università, avvenuta alla fine di ottobre scorso.

Il progetto di scambio è stato concordato anche con la collaborazione del Centro Studi Marche (CeSMA), di cui Ciambotti è Presidente. La delegazione marchigiana si è recata anche a Jàsnaja Poljàna, la tenuta in cui visse, operò e fu sepolto lo scrittore russo Lev Tolstoj, ubicata nello Ščëkinskij rajon, a dodici chilometri da Tula. Il progetto prevedeva proprio di collegare i due scrittori di provincia Tolstoj e Claudio Claudi, con workshop di approfondimento. Dopo quello di Urbino, quindi, si è tenuto il 2 novembre scorso all’Università di Tula un seminario alla presenza di 40 studenti dei corsi di Italianistica, con relazioni del prof. Ciambotti (sulla storia della famiglia Claudi e sulle attività della Fondazione) e del dott. Codoni (sulla figura e le opere di Claudio Claudi). Oltre alla figura del poeta Claudio, ha destato grande interesse anche la pittrice Anna Claudi e si è ipotizzato di organizzare nel 2019 una mostra dei suoi quadri nella splendida cornice della tenuta di Jàsnaja Poljàna oppure in un centro espositivo a Tula, città di 500.000 abitanti ricca di varie attività industriali. La delegazione è stata accompagnata poi anche nella visita della città di Mosca.

Dal 30 settembre al 1° ottobre 2018 una delegazione dell’Università di Tula (Russia), con il prof. Vladimir Andreev e gli studenti Anastasija Erovenkova, Alina Ivanova, Matvei Marmulev e Vitalii Tutaev giungono a Serrapetrona ed a Urbino nell’ambito del progetto della Fondazione Claudi, del Centro Studi Marche e dell’Università di Urbino.

(fonte: Fondazione Claudi)

RED




DISTRETTO CALZATURIERO MARCHIGIANO IN CRISI: CALA ANCHE L’EXPORT VERSO LA RUSSIA

Ormai la richiesta di stato di crisi del settore calzature nelle Marche è sul tavolo del Mise. Il territorio italiano a più elevato tasso di produzione calzaturiera ha richiesto il riconoscimento di area di crisi complessa per affrontare con tutti i mezzi necessari, ordinari e straordinari, una situazione sempre più difficile. Lo si apprende da una inchiesta realizzata da “Milano Finanza“.

“Ci attendiamo che sia esaminata a giorni“, spiega Giuseppe Tosi – direttore della nuova Confindustria centro Adriatico, frutto dell’unione tra le territoriali di Ascoli Piceno e Fermo – abbiamo almeno una decina di criticità aperte, tre anni fa toccava alle piccole imprese, ora è la volta delle grandi. Si parla di ristrutturazioni, tagli occupazionali, concordati e cessazioni d’impresa”.

E non vale solo per Ascoli e Fermo. Da Ancona in giù, l’industria più fiorente e diffusa della regione, con 1.544 aziende e quasi 20 mila addetti rilevati a fine 2017 da Confindustria moda, è stata colpita da un’ondata negativa che ricorda le staffilate di bora in arrivo dall’Adriatico nelle giornate invernali. L’origine del resto è la stessa del vento: proviene dalla Russia. L’export verso Mosca, prima destinazione delle scarpe marchigiane fino al 2013, si è più che dimezzato dopo l’adozione delle sanzioni che non colpiscono direttamente la categoria di prodotto, ma le calzature sono state inevitabilmente coinvolte con l’aggravante della svalutazione del rublo sull’euro. Nel giro di sei mesi, i produttori marchigiani sono finiti fuori mercato.

Se nel 2017 la situazione era parzialmente migliorata, nel primo trimestre 2018 è tornata a soffiare la bora: -7% l’export nazionale in area Csi, -10% quello diretto in Russia. “Per tutti è stata una batosta – ha spiegato Arturo Venanzi, consigliere di Assocalzaturifici con delega all’area russa e direttore commerciale del calzaturificio Franceschetti di Montegranaro (Fermo) – dovuta in parte a un nuovo calo del rublo, in parte alle tensioni internazionali, in parte al cambiamento dei trend di consumo. Guardando in avanti, non ci sono segni di recupero e la situazione rischia di peggiorare ancora, stando all’andamento negativo di sell out dell’attuale collezione estiva in Russia“.

Purtroppo non c’è solo la Russia a rendere la vita difficile ai produttori marchigiani. L’altro mercato di riferimento era quello domestico, paralizzato dal 2008 e già causa di vari dissesti societari. I calzaturieri hanno cercato di riallacciare i rapporti con la clientela tedesca e nordeuropea, ma oggi chi esporta in quei paesi nota un evidente ritardo nei tempi di pagamento. A confermarlo è Giampietro Melchiorri, a capo di Galmen e presidente vicario di Confindustria centro Adriatico: “Un tempo i clienti tedeschi erano puntualissimi, oggi quando va bene pagano a 60-90 giorni”. Da aggredire ci sarebbero i mercati asiatici e gli Stati Uniti, ma qui entra in gioco l’altro nervo scoperto del sistema calzature made in Marche: le dimensioni ridotte non consentono a queste imprese di operare ad ampio raggio. Si tratta di piccole e medie aziende che negli anni migliori, quelli del boom in Russia, esportavano scarpe di qualità, fatte in Italia, con marchio proprio. Entrata in crisi la Russia, venuto meno il mercato interno, la ricerca di collaborazioni con brand di lusso è stato un passaggio inevitabile per salvare i conti ed evitare di chiudere. “Il nostro distretto è specializzato nella scarpa formale, con fondo in cuoio – ha sottolineato Venanzi  – e la Russia costituiva un mercato fondamentale per noi, difficilmente sostituibile. Come facciamo a vendere scarpe formali a un millennials occidentale che in vita sua ha calzato solo sneakers?”.

Il punto ora è capire quali contromosse prendere. Lo status di area di crisi complessa, qualora riconosciuto dal Mise, consentirebbe di accedere a risorse regionali e statali per incentivi territorialmente localizzati: si parla di interventi di sostegno per l’internazionalizzazione, la formazione e le reti d’impresa. C’è poi un dossier collegato per la riduzione del costo del lavoro nelle fasi di taglio e orlatura, le più labour intensive del ciclo calzaturiero. “Abbiamo chiesto una decurtazione del 25%, sufficiente per diventare concorrenziali e poter creare nuovi posti di lavoro in un ambito che è stato quasi totalmente delocalizzato, con grave danno per la sopravvivenza di una filiera completa nella nostra regione“, ha raccontato Enrico Ciccola, imprenditore della Romit e presidente della sezione calzaturiera di Fermo e Ascoli.  Al rilancio di queste figure professionali e alla volontà di riportare i tomaifici in Italia si accompagna la battaglia, particolarmente sentita da Ciccola, per ottenere il marchio di origine obbligatorio, la battaglia sul «made in» che si gioca a Bruxelles.

“Confidiamo nella sensibilità del nuovo governo verso quest’argomento e nella maggiore determinazione emersa all’interno di Confindustria nazionale“, ha poi affermato ancora il titolare di Romit. Nel frattempo, dalla sede di Confindustria centro Adriatico, Tosi si dice fiducioso sull’esito dell’istanza presentata al Mise. “Mi aspetto il riconoscimento. E anche la riduzione dei costi del lavoro, passo necessario per affrontare un problema concorrenziale sempre più marcato. Teniamo presente che da alcune nostre località calzaturiere stanno fuggendo anche i cinesi, perché competere è diventato impossibile”.

Un monito però arriva da un imprenditore del distretto, Enrico Paniccià, amministratore di Giano e licenziatario dei marchi La Martina, Harmont & Blaine e partner produttivo di Woolrich per le calzature. “Il riconoscimento dello stato di crisi può aiutare, ma non è la cura, non porterà ordini alle aziende. Ognuno deve capire i suoi punti di forza ed elaborare piani strategici per affrontare il profondo cambiamento in atto nel mercato”, ha affermato Paniccià. Una visione simile a quella di un’altra azienda dinamica del territorio, la Falc di Civitanova Marche (Macerata), dove opera la vice presidente nazionale di Assocalzaturifici, Salina Ferretti, che ha affermato: “I mercati sono cambiati, i prodotti sono cambiati e le aziende sono rimaste spiazzate. Sono certa che il settore saprà reinventarsi, ma non potrà più giocare con gli schemi utilizzati in passato”.

RED




ASCOLI PICENO IL MEDIOEVO A DIMENSIONE UMANA

Ascoli – Piazza Rossa di Mosca e Piazza del Popolo di Ascoli Piceno, come dire giovinezza passata e maturità al nastro di partenza, che si intersecano in un indissolubile connubio. Entrambe hanno da raccontare un pezzo di vita, che scorre veloce come un fiume in piena.

Non ritorno da anni, nella mia Ascoli, e posteggio l’auto sotto l’appartamento in cui ho vissuto durante i miei studi universitari per fare un percorso a ritroso nel tempo. Tutto sembra essere rimasto uguale, poco o nulla è cambiato a parte qualche senso unico o rotatoria, eppure il fascino di Piazza del Popolo, di questo ampio “salotto” italiano sembra non perdere mai il suo magnetismo.

Sono le sei e mezza del mattino, e se pur avvolta dalle tenebre, il travertino del Palazzo dei Capitani gli dona una lucentezza che mi permette di orientarmi nel buio. Alle prime luci dell’alba i raggi del sole fanno cambiare la cromatura dell’intera piazza come in un ampio caleidoscopio all’aperto.

Una giovane coppia islamica, venuta chissà da quale parte del mondo cammina lentamente ed assapora l’aria fredda e pungente che sembra schiaffeggiare con forza i visi delle poche persone in giro. Rifletto sul nuovo cambio generazionale in atto. Questa enorme massa umana che sta attraversando l’Europa è così distante dal nostro modo di intendere la nostra cultura, quando diverrà parte integrante del nostro paese potrà preservare i nostri monumenti? Saranno orgogliosi di vivere il nostro retaggio storico?

Il Caffè Meletti, famoso per il suo stile Art Noveau, oltre che per aver ospitato artisti e personaggi celebri, comincia la sua giornata lavorativa ed io preferisco aspettare per sorseggiare un caffè, nonostante sia indolenzito dal viaggio che non mi ha permesso di riposarmi a dovere. Mi dirigo verso il quartiere di Borgo Solestà, che durante la mia permanenza era la regina della Quintana, inanellando vittorie su vittorie ed io divenuto a pieno titolo ascolano, poiché residente nel Quartiere Porta Maggiore, dovevo subire i simpatici sfottò dei miei rivali.

Prima di arrivare alla metà prestabilita passo per una piazza in cui si specchiano due chiese diverse per grandezza che sembrano rivaleggiare tra loro in una impari battaglia:  San Vincenzo e Anastasio e San Pietro Martire. Nella prima, variopinte formelle si dice siano andate perdute per sempre ed immagino il contrasto che poteva esserci tra le diverse sfumature.

Due giovani escono da un bar, una ragazza, pesantemente truccata cammina solertemente con un al guinzaglio un cane di piccola taglia, mentre il suo boyfriend schiaccia nervosamente i tasti del suo smartphone. Non si parlano, perduti chissà tra quali strambi pensieri mattutini e lei sembra avere più a cuore il suo animale domestico che il suo ragazzo, una coppia moderna che condivide frustrazioni, rabbie e bollette, tutto tranne l’amore.

La torre di Borgo Solestà, unico elemento puntiforme tra antiche case in muratura e pietra, svetta ancora martoriata dalla furia del sisma che si è abbattuto più di un anno fa sulla Regione Marche e che sembra aver “sbollito” quella rabbia che ha disastrato parte del nostro patrimonio artistico.

La città sembra rimasta agli antipodi con le crescite tecnologiche globali, un Medioevo a dimensione umana in cui tutt’ora gli stessi abitanti si riconoscono, preferendo, come lo chiamano qui, lo “struscio” domenicale tra antiche rue, piuttosto che una passeggiata negli anonimi centri commerciali dislocati “fuori le mura” cittadine e che oggigiorno hanno sostituito le nostre vecchie piazze, in cui invece si poteva respirare l’aria del paese con tutti i suoi magici rituali.

Le nuove economie emergenti, si sono messe in lizza frettolosamente per la fermata del treno targato “Villaggio Globale”, e penso che il quattro marzo, non cambierà nulla nel nostro sonnacchioso paese, alle prese con una “mediocrazia” atavica. Eppure solo la vista Di Ascoli simbolo della mia giovinezza mi mette addosso una felice malinconia, il fascino di farla conoscere all’estero, ma anche la tristezza che tutti i miei sforzi saranno vani in Italia, andando ad arricchire altre nazioni che mi daranno quelle opportunità che il paese non mi ha dato.

Marco Iaconetti






VALENTINO RESORT: IL LUSSO IN RIVA AL MARE

Grottammare è una ridente cittadina rivierasca dalle eleganti proporzioni, adatta a chi vuole esularsi dal trantràn quotidiano per immergersi in un contesto naturalistico e storico, nel cuore della regione Marche.

Cultura, arte e gusto si fondono in un piacevolissimo connubio che rende stupiti turisti di ogni sorta, soprattutto per le sue caratteristiche estetiche e per la logistica, poiché la città è baricentrica tra mare e monti ed è servita da ottime infrastrutture, dall’uscita A14, alla stazione ferroviaria di San Benedetto del Tronto fino agli scali degli aeroporti più prossimi da quello di Falconara a quello di Pescara.

Il turismo è diventato uno dei settori trainanti, tanto è vero che sempre più visitatori, affascinati dalla sua spiaggia e dall’elegante centro storico si riversano in tutte le stagioni, soprattutto in estate godendosi questo gioiello adriatico.

La raffinata struttura VALENTINO RESORT, ubicata all’inizio del lungomare De Gasperi ha tutte le qualità di un resort di alta classe, con ottime rifiniture, un accurato interior-design di stile minimalista che vi accompagnerà dal suo ingresso fino ad i suoi 40 appartamenti studiati nel dettaglio, con di diverse metrature per accontentare le diverse esigenze, essendo dotate di ogni confort.

Il sapiente gioco di ampi balconi in aggetto sul mare e di portici, sono alcuni degli elementi caratteristici della struttura, utili per rilassarsi godendosi il magnifico panorama circostante.

Il Valentino Resort è composto da sei piani fuori terra.  Nella parte inferiore sono poste tutte le strutture ricettive, la reception ed il ristorante, mentre nelle parti soprastanti gli appartamenti collegati da ascensore e vano scala con luminosi cavedi e sedute per il connettivo, fino al terrazzo che funge da cannocchiale visivo sulla meravigliosa promenade di Grottammare. Nel piano seminterrato sono collocati i parcheggi. Inoltre due sale per conferenze, una da cinquanta partecipanti (Sala Pericle Fazzini) ed una trenta partecipanti (Sala Mario Lupo), vanno ad arricchire le sue diverse destinazioni d’uso.

Le splendide piscine perimetrate da alte palme che ombreggiano il solarium e soprattutto la V-Spa Centro Benessere, adatto a chi sente l’esigenza di riscoprirsi grazie ad i diversi percorsi emozionali e l’area Beauty, realizzata con luci soffuse e cromo-terapiche vanno ad avvalorare il rigenerarsi dei trattamenti, sono altre chicche presenti nel resort.

Inoltre, prospicente la struttura lo chalet Sabya Beach, realizzato con dinamiche forme in cemento e vetro ed opportuni brise-soleil, che danno un tocco di velata leggerezza a questa elegante costruzione dalle proporzionate forme architettoniche è il giusto luogo dove assaporare la gustosa cucina marchigiana rilassandosi nella splendida cornice adriatica.

Per chi vuole, invece, trascorrere, una vacanza nel relax più assoluto in prima fila sorge adiacente la spiaggia il “Residence LE PALME”, una struttura operante nel settore già da più di un ventennio, adatta maggiormente a tutti quei turisti che cercano svago e quiete ma che non disdegnano al contempo la “movida” costiera.

La costruzione è costituita da quattro piani fuori terra ed un seminterrato per i parcheggi, con 36 appartamenti di diverse metrature, anche con duplex nella parte sottostante il terrazzo, con zona giorno e notte posti su due livelli ed un ampio terrazzo prospicente il mare. Sono dotati di tutti i confort abitativi e spazi ottimizzati anche in “open space” con un arredamento che ben si adatta alle tenui tinteggiature interne, con ampi balconi che si affacciano sulla spiaggia e portici coperti per la privacy.

L’ingresso è contorniato da un meraviglioso idillio naturalistico ed un giardino curato con diverse piantumazioni e prati all’inglese e con un vialetto in autobloccanti che vi porterà dall’entrata dello stabile fino al suo ingresso principale.

Tutti i piani sono collegati da scala ed ascensore e soprattutto da larghi e luminosi corridoi, studiati appositamente per far sentire l’ospite a suo agio durante il suo passaggio.

Ad arricchire questo meraviglioso residence, piscine per tutte le età, idromassaggio per il relax, divertimenti per i più piccoli nel MiniClub, seguiti dal personale dello staff in tutti i momenti della giornata, sia all’esterno che all’interno della struttura. Per gli stakanovisti del fitness, adiacente le piscine è presente anche un Centro Fitness dove allenarsi e mantenersi in forma e per chi vuole noleggiare biciclette, intraprendere una pedalata lunga la pista ciclabile che porta direttamente verso la zona vissuta di Grottammare.

All’interno è presente un bar, con una copertura in legno lamellare a forma di onda che da subito il senso di immergersi in una vacanza perenne, oltre a far entrate il turista in un contesto famigliare ed accogliente.

Mentre per i palati più fini affianco al Residence il ristorante di pesce PALMINO è adatto per chi vuole assaggiare i piatti tipici della cucina locale ed i migliori sapori del nostro mare, annoverati tra l’altro nella celebre Guida Michelin e da riviste specializzate nel settore.

Due resort di grande stile architettonico, adatti per trovare il giusto compromesso tra l’eleganza del design italiano ed immergersi in un vortice di gusto e storia di cui Grottammare è una delle capofila della bella regione Marche, poiché considerata un piccolo scrigno per l’arte, la cultura ed il sapore.

Marco Iaconetti

 

articolo in lingua russa




IL PRESIDENTE RUSSO VLADIMIR PUTIN ASSICURA AIUTI ECONOMICI PER IL SISMA NELLE MARCHE DEL 2016

Qualche mese fa il Comune di Arquata del Tronto (forse il più distrutto dal terribile terremoto del 2016, assieme ad altri paesi dell’Umbria e del Lazio come Accumuli, Amatrice eccetera) l’Amministrazione Comunale del piccolo centro marchigiano invitò il Console Onorario della Federazione Russa nelle Marche a portare alla popolazione desolata il conforto de popolo russo per l’immane disgrazia naturale. La lettera aveva un tono commovente: praticamente essa diceva che la popolazione superstite era gente forte, di carattere saldo, montanara, avvezza alla fatica e alle durezze che la natura sa offrire unitamente ai momenti belli. Che si sarebbero fatti forza e dati da fare per risorgere. Ma una sola cosa temevano, quella di perdere le testimonianze dei piccoli o grandi segni storico-artistici lasciati dai loro antenati, affreschi, sculture, quadri, edifici sacri. Per cui chiedevano, se possibile un piccolo aiuto per la messa in sicurezza di quelle che loro ritenevano testimonianze importantissime della popria storia, eredità da non mandare assolutamente perduta.

Con l’aiuto dei Carabinieri del Nucleo Tutela del Patrimonio Artistico, egregiamente guidati nelle Marche ed in Abruzzo dal Maggiore Carmelo Grasso, dei volontari, dei Vigili del Fuoco, dell’Esercito e di tanti altri , assistiti dalla solerzia dallo storico dell’arte della Sovrintendenza delle Marche prof. Luigi Moriconi, maestranze specializzate, si affrettarono, anche fra le scosse telluriche che, di tanto in tanto li facevano scappar via, a mettere in sicurezza le cose ritenute più pregevoli fra le quali un tempietto ottagonale dedicato alla Madonna del Sole, miracolosamente rimasto in piedi, che fu, per secoli, fulcro della vita religiosa e sociale della comunità, costruito con grande fede e sacrifici dagli antenati degli attuali abitanti di Arquata.
I quali pur avendo perduto quasi tutto, si sono persino “tassati”, per racimolare un po’ di denaro da destinare all’impresa.
Accompagnati dai C.C., dai Vigili del Fuoco, dall’Esercito, il Console avv. Marco Ginesi e il Console Emerito prof. Armando Ginesi, noto storico dell’arte conosciuto in Russia e membro onorario dell’Accademia Imperiale dell’Arte Russa, si sono subito recati sul posto penetrando nella zona rossa. Tra l’altro, visitando la chiesetta, in frazione Colle, dedicata a San Silvestro, hanno visionato un affresco di buona qualità, in cui era inserita l’icona di Santa Ekaterina di Alessandria, con la palma del martirio in mano e, accanto ai piedi, sulla sua sinistra, un altro simbolo della morte per tortura, cioè la ruota dentata. Si da’ il caso che santa Ekaterina di Alessandria sia veneratissima anche presso la Chiesa Ortodossa e che la prima grande parrocchia a Roma del Patriarcato di Mosca sia dedicata proprio a lei.
Il prof. Ginesi ha subito provveduto a scrivere un articolo, inviato, attraverso la cortese collaborazione dell’Associazione Stampa russa ART PRESS, alle circa duecento testate distribuite nell’intera Federazione che ne fanno parte e mediante la più importante agenzia di informazione russa, la RIA NOVOSTI, il cui direttore in Italia, Sergey Starstev, è molto amico e collaboratore fedele del Consolato di Ancona. Inoltre il Console avv. Marco Ginesi ha suggerito al Sindaco di inoltrare senaindugio una lettera di richiesta di aiuto al Presidente Vladimiro Putin, da inviare al Consolato che, secondo prassi, l’ha corredata da una informazione dettagliata e con parere favorevole, inoltrandola attraverso l’Ambasciatore a Roma Sergey Razov, il quale ha collaborato efficacemente con la sua sede di Ancona,, confermando il parere favorevole.
Ed oggi ecco la notizia straordinaria pervenuta dal Cremlino al’Ambasciatore che l’ha subito comunicata sia alla rappresentanza diplomatica nellemarche che direttamente al Sindaco di Arquata del Tronto Aleandro Petrucci. In essa, dopo aver ricordato come, dopo il terribile altro sima che ha colpito L’Aquila nel 2009, la Federazione Russa, oltre ad aver messo a disposizione i suoi miglio tecnici della propria protezione civile, abbia stanziato 9 milioni di euro destinati alla ricostruzione totale di un Palazzo e di una Chiesa del capoluogo abruzzese, l’Ambasciatore testualmente scrive a nome del Cremlino: “Il Presidente della Federazione Russa Vladimir Putin ha confermato la disponibilità da parte russa ad aiutare l’Italia a superare le conseguenze del sisma. Visto che gli aiuti finanziari per l’Aquila sono stati stanziati dopo la richiesta del Governo italiano e nell’ambito degli appositi accordi bilaterali, partiamo dal presupposto che una nuova richiesta di aiuto ci pervenga da parte del Governo italiano”.
Adesso la parola è a Palazzo Chigi e alla Farnesina, a cui subito l’Amministrazione Comunale di Arquata si è rivolta, sperando che tra le infinite questione che sta trattando, dallo “Ius soli” alla messa al bando dei “ciondoli di Benito Mussolini”, trovi il tempo per attivare con urgenza le procedure di intervento come richiesto da Putin.

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Вкус Рима – Taste of Roma 2017

С 21 по 24 сентября в Риме уже не в первый раз проходит замечательный эногастрономический фестиваль Вкус Рима (Taste of Roma) Смысл этого мероприятия заключается в том , что шеф-повара лучших ресторанов Рима , имеющих до 3 звезд Мишлен , представляют свои блюда по цене от 7 до 10 евро , давая возможность перепробовать их в один вечер. Среди знаменитых участников кулинарного праздника – обладатель многочисленных звезд Мишлен и наград других кулинарных путеводителей Хайнц Бек, ресторан которого La Pergola считается лучшим в Риме. Если учесть , что ужин в нём обойдётся, как минимум в 150€ на человека (по самым скромным подсчётам и без напитков), то попробовать 4 блюда , включая десерт, за 30 евро – очень выгодно. Некоторые несведущие посетители жалуются на небольшой – якобы дегустационный размер порций, не учитывая, что в такого рода ресторанах порции именно такого размера. В этом году одно из его фирменных блюд было даже с чёрной икрой . Внешний вид всех блюд был очень необычен , но однозначно больше всего посетителей поразило блюдо Pomo D’Oro (Игра слов – Золотой Помидор) шеф-повара Stefano Marzetti ресторана Mirabelle, заведения, славящегося не только превосходной кухней, но и замечательным видом на Рим .
Тут же предлагаются вина соответствующие этим замечательным блюдам. Много и бесплатных дегустаций напитков и продуктов . Среди новинок особенно поразило шоколадное французское шампанское, а также игристое безалкогольное вино из груши фирмы Roner, (напоминающее наш напиток Дюшес ) , причём оно единственное такого рода, так как компания успешно производит замечательные вина , граппу и т.д..
Интересно , что один из кулинарных мастер-классов для итальянцев проводил наш соотечественник Никита Сергеев (Nikita Sergeev)- шеф-повар собственного ресторана L’Arcade в итальянском регионе Marche, городе Porto San Giorgio .
История этого фестиваля началась с Лондона, а с 2013 года это мероприятие с успехом проходит и в Москве.

Ирина Рас 

 




PARTE DA SENIGALLIA IL PROGETTO “MODA MADE WITH ITALY” PER LA COOPERAZIONE RUSSIA-ITALIA

Dal 27 al 29 giugno Senigallia è stata la sede italiana dei primi incontri del progetto “MODA MADE WITH ITALY” creato dalla Camera della Moda e Tessile di San Pietroburgo e dalla A.C.O. s.c. di Jesi. 

Scopo del progetto, patrocinato dal Consolato Onorario della Federazione Russa di Ancona, è di portare a contatto, con una filiera corta, stilisti e piccole aziende russe del settore moda/tessile con la realtà manufatturiera delle Marche e non solo per avviare collaborazioni che spaziano dalla formazione nelle scuole italiane di design ad accordi per forniture commerciali e di consulenze in vari ambiti, compresi marketing e fiscalità.

Il Progetto prevede inoltre reciproche iniziative per la promozione di produzioni russe in Italia e italiane in Russia nell’ambito del Festival Contest internazionale della Moda, organizzato proprio dalla Camera della Moda di San Pietroburgo.

La delegazione di imprenditrici della moda coordinata da Svetlana Melchinenko Presidente della Camera della Moda e Tessile di San Pietroburgo ha visto la presenza anche di Ivetta Zuber, in rappresentanza del Governo di San Pietroburgo e responsabile del Centro di Esportazione di San Pietroburgo.

Il Sindaco di Senigallia Maurizio Mangialardi durante l’incontro di benvenuto alla delegazione in Municipio, accompagnata dal Console Onorario della Federazione Russa di Ancona Avv. Marco Ginesi e dalla Dott.ssa Alessandra Corradini rappresentante della A.C.O. s.c, con la presenza dell’Assessore allo Sviluppo Economico e Commercio Gennaro Campanile, ha manifestato grande sensibilità all’iniziativa confermando l’interesse ad essere sede di incontro, confronto e disponibile a valutare la possibilità di ospitare le iniziative che nel tempo potranno concretizzarsi.

Nei giorni di presenza la delegazione è entrata in contatto, attraverso visite e incontri, con POLIARTE Ancona, Giorgio Grati spa, Federmoda Marche, Baldinini srl, Marzotto Lab, Italian-Way to excellence, Dimark srl, Studio Legale Nomos, oltre a professionisti di settore come Mario Pietri, Consulenza Fiscale; Massimo Paolini, sviluppo moda; Piera Albanesi, sviluppo mercato moda; Diletta Bonifazi, consulente immagine.

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