Il Parlamento italiano usa il conflitto ucraino per sdoganare gli OGM

Ancora una volta le istituzioni italiane sfruttano scenari manipolati mediaticamente per introdurre nuovi provvedimenti che vanno contro la salute pubblica ed espongono al ruolo di cavie gli sprovveduti cittadini.

Lo schema è sempre lo stesso, si crea il problema (vero o falso che sia) e poi si introduce la soluzione che, guarda caso, era già bell’e pronta.

Stavolta il caso è costituito dal conflitto in Ucraina e dalle conseguenti problematiche di approvvigionamento, che dipendono esclusivamente dalle sanzioni imposte a Mosca dalla UE, a cui conseguono evidenti difficoltà nel far arrivare materie prime e derrate alimentari in occidente. Non solo gas e petrolio quindi, ma anche fertilizzanti, mais e soprattutto grano.

In Italia le importazioni dalla Federazione Russa hanno generato nei primi 9 mesi del 2021 un flusso in entrata pari al 3% del globale, con un valore di oltre 10.000 milioni di Euro.

Va da sé che la mancanza dei prodotti russi può creare grossi problemi di rifornimenti nei negozi non solo in Italia, ma in tutta Europa, come ha avuto modo di ribadire più volte nei giorni scorsi il Presidente francese Macron.

Già ne vediamo le conseguenze con incremento dei prezzi di pasta e olio di semi; aumenti che però sono al momento assolutamente ingiustificati, in quanto molti articoli sugli scaffali dichiarano in etichetta l’origine italiana delle materie prime. Qui c’è chiaramente un raggiro ai danni dei consumatori.

Ma queste manovre fanno senza dubbio parte del piano più ampio che mira a produrre contemporaneamente sentimenti di rabbia e di panico nella popolazione; lo scopo è quello di alimentare l’impulso russofobo da una parte e di creare paura per il proprio sostentamento dall’altra.

Per quanto riguarda il primo fine, possiamo già dire che non solo è miseramente fallito, in quanto la gente ha ben capito a chi attribuire la colpa di questa situazione, ma ha addirittura aumentato la simpatia dei cittadini italiani verso la Russia e il suo popolo, grazie al carisma e alla lungimiranza politica del Presidente Putin, il cui consenso interno (e non solo) continua ad aumentare.

Per quanto riguarda il timore di non avere cibo a sufficienza, le circostanze, agevolate dalla propaganda, stanno creando le basi per arrivare a quello che si prospetta nel futuro agroalimentare del mondo occidentale: l’utilizzo dei famigerati generi alimentari geneticamente modificati, attualmente vietati in tutta l’Unione Europea.

In questo contesto poteva non essere l’Italia apripista pro OGM? Ovviamente no: è infatti dell’11 maggio scorso l’approvazione da parte della Camera dei Deputati di alcune mozioni volte a chiedere al Governo misure urgenti per affrontare le conseguenze della “guerra” provocata dal regime di Kiev.

Nel pacchetto compare la richiesta di intervenire sul settore agricolo e “… ricorrere alle nuove tecnologie genetiche dedicate alle piante per aumentarne, in sicurezza, la produttività.

La genialata che salta immediatamente all’occhio sta nel non utilizzare la parola OGM, sostituita a livello internazionale dall’acronimo NBT (New Breeding Techniques), che nella nostra lingua diventa TEA (Tecnologie di Evoluzione Assistita).

Infatti nella mozione parlamentare si legge “Ci si riferisce, in particolare, alle TeaTecnologie di evoluzione assistita – che riproducono i risultati dell’evoluzione biologica naturale per migliorare la resistenza delle piante alle malattie e ai parassiti e ne aumentano la produttività, velocizzando i processi che avvengono comunque in modo naturale”.

Purtroppo non è sufficiente cambiare denominazione utilizzando parole che dolcificano l’amara realtà, perché alla fine il contenuto rimane quello, cioè l’utilizzo di tecniche di laboratorio per manipolare il genoma delle piante, con conseguenze di cui ancora non siamo pienamente a conoscenza, anche perché studi approfonditi non vengono autorizzati e già questo fa insospettire.

Continuando a sfogliare il testo del provvedimento, possiamo infatti renderci conto di dove vogliono arrivare: “… adottare iniziative per sviluppare, promuovere e incentivare …. nuove tecnologie applicabili in agricoltura per il miglioramento genetico basate, ad esempio, su cisgenesi e genome editing, … e, dunque, a promuovere iniziative normative che consentano il pieno sviluppo delle tecnologie di evoluzione assistita (TEA), anche con il coinvolgimento degli istituti di ricerca nazionali e delle istituzioni universitarie”.

Ricordiamo che al momento sia la legislazione italiana che le normative europee vietano il ricorso non solo alle prime tipologie, ma anche a questi organismi, definiti “nuovi OGM” .

La Direttiva UE in particolare, grazie anche alla sentenza della Corte di Giustizia Europea del luglio 2018, comprende nel divieto gli organismi ottenuti tramite le nuove tecniche di creazione varietale (quelli definiti NBT/ TEA), considerandoli OGM a tutti gli effetti e obbligandoli a valutazione preventiva del rischio, tracciabilità ed etichettatura.

In pratica stiamo andando contro le nostre stesse Leggi, non per migliorare le condizioni dei cittadini, ma per fare l’ennesimo favore alle multinazionali. Non a caso, poco tempo fa la Presidente della Commissione Europea Ursula Von der Leyen, dalla quale stiamo ancora aspettando spiegazioni sui suoi poco chiari legami con Big Pharma, aveva aperto la prima finestra di Overton, paventando il ricorso agli OGM come soluzione per risolvere il problema della carenza di cibo.

Fortunatamente, nel nostro paese queste maldestre manovre non sono passate del tutto inosservate e hanno scatenato una dura reazione da parte della Coalizione Italia libera da OGM, composta tra l’altro da operatori dei settori agroalimentare, biologico, biodinamico e ambientale.

Le associazioni che fanno capo alla Coalizione, mettono quindi in guardia il Governo e il Parlamento “dal dare seguito alle richieste contenute negli atti proposti alla Camera, per evitare la distruzione di un’agricoltura libera da OGM che garantisce prodotti di qualità superiore e maggiore tutela degli ecosistemi“.

Il mancato rispetto delle normative attualmente in vigore, rischierebbe di produrre infatti gravi danni all’agricoltura del Belpaese, soprattutto nel settore biologico e biodinamico, fiore all’occhiello delle nostre tipicità alimentari, e favorirebbe al contrario le solite multinazionali che dominano il mercato mondiale, già in possesso della quasi totalità dei brevetti necessari allo sviluppo dei nuovi OGM.

Il grano russo era per noi prezioso, essendo totalmente naturale, visto che da molti anni il Cremlino ha severamente vietato manipolazioni di ogni tipo e il mercato della Russia è totalmente chiuso ai frutti delle biotecnologie, in maniera tale da impedire qualsiasi contaminazione pericolosa. Magari questo è proprio uno dei motivi che spiegano l’accanimento sanzionatorio della UE

Facciamo infine presente il fatto che la maggior parte dei consumatori al giorno d’oggi è ben informata e pretende di sapere esattamente cosa mette nel piatto, tramite un’etichettatura chiara e trasparente che permetta di poter conoscere, e quindi scegliere con la massima consapevolezza come nutrirsi, scartando a priori i famigerati OGM e i loro potenziali danni alla salute e all’ambiente.

Eva Bergamo




RUSSIA 2018: LA FRANCIA DIVENTA CAMPIONE DEL MONDO

Mosca – La Francia si aggiudica la 21ma edizione dei campionati del mondo. In uno stadio Luzhniki pieno e traboccante di colori ed entusiasmo, i transalpini allenati da Didier Deschamps succedono alla Germania nell’albo d’oro iridato, rifilando un sonoro 4-2 ad una Croazia indomita, che si arresa solo ai colpi di classe di una generazione di calciatori che farà molto parlare di se anche in futuro. Il riferimento soprattutto alla stella del Paris Saint GermainKylian ‘Mbappe’, non è casuale considerando che il giovanissimo attaccante di origini camerunensi ed algerine, ha messo la sua firma anche nella finalissima.

Sotto gli occhi di un Vladimir Putin assai contento per la riuscita di una manifestazione che non solo è stata divertente ed appassionante come poche altre volte si ricordi, ma anche sicura ed all’altezza della situazione considerando l’organizzazione impeccabile e gli stadi moderni che hanno ospitato le partite, anche l’ultimo atto non ha certo tradito le attese, regalando un’altalena di gol e di emozioni che hanno tenuto tutti con il fiato sospeso fino alla fine. Soddisfazione anche sul campo, perché la nazionale russa è stata una delle piacevoli sorprese (insieme al Belgio terzo classificato ed alla Croazia finalista) del torneo, facendo meglio anche di nazionali maggiormente accreditate come la Germania e la Spagna che hanno deluso le aspettative di tifosi ed addetti ai lavori.

Presenti anche il presidente francese Macron e la sua omologa croata Kitarovic che ha ricevuto ieri la visita di Putin che l’ha omaggiata con una composizione floreale, ed in cui sono stati ribaditi gli ottimi rapporti diplomatici che intercorrono fra i due paesi.

Dopo le esibizioni di Will Smith e del soprano Aida Garifullina che ha cantato un’apprezzata versione di “Kalinka” con la sorpresa finale di Ronaldinho che suona le conga, le due squadre facevano il loro ingresso in campo.

Partivano meglio i croati che non risentivano affatto dell’emozione dell’essere approdati per la prima volta in una finale di coppa del mondo, mentre i francesi sembravano essere imballati non riuscendo ad imbastire un’offensiva valida. Merito anche del gran pressing a centro campo imbastito da Modric e Mandzukic che non lesinavano energie per provare a riconquistare palla, con una mediana dei blues che faceva enorme fatica ad impostare. Si sgolava dalla panchina Deschamps, che chiedeva ai suoi di avanzare il baricentro della propria azione per evitare di farsi schiacciare troppo dalla verve degli avversari.

E così dopo gli impacci iniziali, arrivava un po’ a sorpresa, al 18’, il vantaggio francese. Punizione con parabola velenosa dai 30 metri di Griezmann e palla che spioveva in area croata. Mandzukic, nel tentativo di liberare, colpiva maldestramente di testa. La palla assumeva una traiettoria beffarda che metteva fuori causa, l’incolpevole Subasic. La Croazia aveva però il merito di non disunirsi e 10 minuti dopo, riusciva a rimettersi in carreggiata con una poderosa staffilata di Perisic che, dagli sviluppi di un corner, riusciva a liberarsi in bello stile di un paio di difensori francesi prima di scoccare una conclusione potente e angolata che non dava scampo a Lloris.

Nemmeno il tempo di festeggiare, e subito c’era un altro colpo di scena. Ancora da calcio d’angolo, ma stavolta ad aree invertite, era il 34’ quando Pogba impattava di testa e la sfera sbatteva prima sul braccio e poi sulla gamba di un Perisic stavolta scoordinato, ed ingannato probabilmente anche dal movimento sbagliato del suo compagno di squadra, Brozovic. L’arbitro Pitana (praticamente perfetta e senza sbavature, la sua direzione di gara), prima accordava un altro calcio d’angolo e poi decideva di avvalersi dell’ausilio del VAR per decretare un penalty che le immagini televisive confermavano essere  ineccepibile. Sul dischetto si portava Griezmann che si confermava specialista dagli 11 metri spiazzando Subasic e regalando il nuovo vantaggio alla sua squadra. Il tempo si esauriva con i tentativi velleitari dei balcanici di pareggiare, ma la difesa francese faceva buona guardia rintuzzando sul nascere ogni azione. Ci provava quasi allo scadere Vida, ma il suo colpo di testa difettava in precisione.

Al rientro in campo, il tema tattico era scritto: Croazia in avanti alla ricerca del 2-2, mentre i galletti si rintanavano nella loro metà campo pronti però a sfruttare l’incredibile velocità di ‘Mbappe’ che con i suoi micidiali scatti iniziava a mettere in enorme difficoltà la retroguardia biancorossa, apparsa in debito d’ossigeno. La prima occasione era comunque di Rebic che al 48’ chiamava ad un difficile intervento Lloris. I croati avevano un possesso palla sterile che non portava apprezzabili risultati, perché la cerniera a centrocampo composta da Pogba e Kanté proteggeva molto bene la difesa transalpina.

Modric provava a suonare la carica, ma più trascorrevano i minuti più appariva evidente che i suoi compagni di squadra non avevano le forze necessarie per rimettere in discussione il risultato. Ne approfittavano così i francesi che fra il 59’ ed il 65’ piazzavano un micidiale 1-2, con cui chiudevano di fatto l’incontro.

Era dapprima, il centrocampista del Manchester UnitedPaul Pogba a piazzare una conclusione vincente dal limite dell’area, dopo un rimpallo, che si spegneva in fondo alla rete con un Subasic apparso poco reattivo nella circostanza. Poi, arrivava anche il sigillo di ‘Mbappe’ con un’altra bordata dalla distanza a far assumere al risultato, i contorni di un trionfo. Serviva solo agli amanti delle statistiche, il clamoroso errore di Lloris che al 70’ azzardava goffamente un improbabile dribbling permettendo a Manzdzukic in agguato nell’area francese, di realizzare la rete del definitivo 4-2 che regalava qualche minuto di illusione ai biancorossi. Nel mentre, invasione delle solite Pussy Riot che subito erano neutralizzate dal repentino intervento delle forze dell’ordine russe che sgombravano il campo dalle presenze indesiderate.

La vittoria francese non era comunque messa in discussione, perché la Croazia risentiva del grande sforzo fisico profuso nelle precedenti gare contro Danimarca, Russia ed Inghilterra che si sono protratte oltre i tempi regolamentari. I transalpini si limitavano ad amministrare, provando qualche giocata con ‘Mappe’, il neo entrato Nzonzi’ e Pogba, che evitava loro di correre ulteriori ed inutili pericoli. Nei 5’ di recupero accordati dall’ottimo Pitana non accadeva più nulla, e così Les blues potevano festeggiare ed eguagliare così il successo di 20 anni fa.

Intanto nubi minacciose si addensavano sulla capitale russa ed un autentico diluvio faceva da contorno alla cerimonia di premiazione che vedeva protagonisti ‘Mbappe’ (miglior giovane), Modric (miglior giocatore) ed il belga Curtois (miglior portiere). Capocannoniere della manifestazione, l’attaccante inglese Harry Kane con 6 gol. Poi, alla presenza del neo presidente FIFA Gianni Infantino e dei capi di stato di Russia, Francia e Croazia, il momento tanto atteso della consegna della Coppa del Mondo alla nazionale vincitrice.

Cala così il sipario su un’edizione dei mondiali che ricorderemo a lungo per la bellezza non solo degli stadi e delle strutture russe, ma anche per quelle partite che hanno anche regalato gol ed in alcuni casi vere e proprie sorprese, che in fondo sono l’essenza di questo sport. Gli amanti delle statistiche avranno di che sbizzarrirsi e discutere, se pensiamo che c’è stato un solo match terminato 0-0 (Francia-Danimarca, nella fase a gironi) e che in finale si sono visti ben 6 gol, dopo oltre mezzo secolo (era il 1966, quando Inghilterra-Germania Ovest terminò 4-2 ma dopo i tempi supplementari).

A testimonianza di un’evoluzione finalmente in senso offensivo del gioco, dopo anni in cui il tatticismo esasperato aveva prodotto incontro spesso e volentieri noiosi e bloccati. Grande successo in termini di ascolti per le reti Mediaset che hanno trasmesso tutte le 64 partite della manifestazione gratuitamente, dando a tutti la possibilità di assistere e di vivere le emozioni di Russia 2018.

L’appuntamento con la più importante kermesse calcistica è fissato fra 4 anni in Qatar, quando molto probabilmente i mondiali si disputeranno in un periodo dell’anno del tutto insolito per gli appassionati. Ovvero nel periodo invernale, a causa delle alte temperature che si registrano fra Giugno e Luglio nel paese arabico, e che imporranno a tutte le 32 federazioni calcistiche che vi prenderanno parte, di scombussolare letteralmente i propri calendari. Ma ci sarà tempo per riparlarne.

Fra due anni sarà già tempo di Europei, con l’edizione del 2020 che sarà itinerante e toccherà anche San Pietroburgo che ospiterà tre incontri della fase a gironi ed un quarto di finale.

Francesco Montanino