L’Abcasia si avvicina sempre di più all’Unione Russia-Bielorussia

Sergei Shamba segretario del Consiglio di sicurezza della Repubblica di Abcasia

Sergei Shamba, segretario del Consiglio di sicurezza della Repubblica di Abcasia, ha dichiarato che la partecipazione del suo Paese all’Unione degli Stati di Russia e Bielorussia è possibile.

L’Unione Russia-Bielorussia fu sancita il 2 aprile 1997 con la firma del “Trattato di unione tra Russia e Bielorussia“. Numerosi altri accordi sono poi stati firmati il 25 dicembre 1998 con l’obiettivo di integrare i sistemi politici, economici e sociali dei due paesi. Il progetto si è però arenato in particolare a causa dei timori del presidente bielorusso Lukashenko di perdere l’indipendenza e di ricoprire un ruolo subalterno alla controparte russa. Con l’incrinarsi dei rapporti tra Unione europea, Minsk e la Federazione Russa, con le sanzioni occidentali è nuovamente tornato alla ribalta il dialogo su una possibile unificazione, che di fatto è ripreso con la firma di 28 documenti di integrazione che prevedono misure di coordinamento nello sviluppo economico di tutti i settori e una migliore collaborazione a livello doganale. 

In questo quadro prospettico, anche la stessa Repubblica di Abcasia, che fino ad ieri aveva manifestato la folontà di mantenere la sua totale indipendenza, pur dichiarando apertamente il sostegno economico ed operativo di Mosca, con questa dichiarazione di Shamba, si dichiara possibilista per un avviciniamento alla Federazione Russa, attraverso l’Unione tra il Paese guidato da Vladimir Putin e la Bielorussia.

Il segretario del Consiglio di sicurezza della Repubblica di Abcasia, ha anche osservato che per raggiungere tali obiettivi è necessario costruire anche relazioni con Minsk. “Affinché vi siano relazioni politiche tra gli Stati, è necessario che vi sia interesse da entrambe le parti. Vogliamo quindi iniziare con la cooperazione economica. In Bielorussia c’è interesse per l’Abkhazia“, ​​ha dichiarato Sergei Shamba in una intervista rilasciata a RIA Novosti.

Lo stesso Shamba, ha sottolineato che attualmente si stanno già discutendo alcuni progetti tra l’Abcasia e la Russia. Il 29 settembre, infatti, si è tenuta a Mogilev una riunione del gruppo di alto livello con la partecipazione del Segretario di Stato dell’Unione Statale, Dmitry Mezentsev. Sempre secondo Shamba, solo quest’anno, il Consiglio Supremo dei Ministri dell’Unione Statale e un gruppo di alto livello hanno preso 72 decisioni. Secondo il Segretario di Stato, ciò è stato ottenuto grazie all’azione congiunta dei presidenti dei due paesi.

Prima di questo incontro, il 12 luglio, erano anche iniziati i lavori per la creazione della holding mediatica dello Stato dell’Unione. Ciò richiede però una decisione del Consiglio Supremo dello Stato dell’Unione, che si riunirà nel 2024.

RED




Il “golpino” fallito di Prigozhin

Un’illusione durata poco più di 12 ore: si potrebbe così sintetizzare il sogno di rivolta cullato dall’ex cuoco di Putin, Evegny Prizhokin oligarca che si è arricchito grazie alle ricche commesse avute negli anni attraverso la sua catena di catering.

Prizhokin, a capo del temibile battaglione Wagner, si era messo a capo di una ribellione iniziata a Rostov e proseguita con una marcia che ha visto coinvolti ben 25.000 uomini delle sue milizie. Durissimi i toni adottati dal Cremlino, con il presidente Putin che ha parlato di “tradimento” e il primo ministro Medvedev che ha apertamente fatto riferimento a una possibile “guerra civile”, non prima di aver espresso i propri timori sulla sorte del potentissimo apparato nucleare in mano alla Russia. Mentre il leader dei ceceni, Kadyrov, era già pronto ad attendere al varco i rivoltosi della Wagner con intenzioni tutt’altro che pacifiche, annunciando di “essere pronto a utilizzare qualsiasi mezzo” per stroncare la ribellione.

Mentre nelle cancellerie occidentali si gongolava sulla possibilità di un “regime change” orchestrato dalla NATO e dai soliti ambienti guerrafondai di stanza oltreoceano, magari provando a corrompere quelli che restano comunque dei mercenari, arrivava però immediata e improvvisa la doccia fredda: il presidente bielorusso, Lukashenko ha convinto il ribelle Prigozhin a ordinare il dietrofront, tornando nelle postazioni lasciate temporaneamente scoperte, dopo quasi 200 km. di marcia verso la capitale.

Comunque la si voglia guardare, checché ne dicano i soliti pennivendoli e i politicanti italo-europei, il presidente Putin esce ancora più forte da questa vicenda: è stato scongiurato il rischio di una guerra civile dalle conseguenze pericolosissime visto che l’arsenale bellico russo poteva cadere nelle mani di qualche pazzo, ha compattato il paese e la Duma attorno alla sua figura, ridando certezze alle gerarchie militari del governo russo.

In queste ore concitate e piene di notizie frammentarie e contraddittorie, sono letteralmente spariti dalla scena il ministro della difesa Shoigu e il suo vice Gerasimov e anche qualcuno non esclude che Putin possa cedere alle richieste dei “falchi” su un’accelerazione decisiva dell’operazione speciale in Ucraina, di fatto anche lo stesso ministro della Difesa russo esce rinforzato da questo episodio. Magari con l’utilizzo di armi ben più potenti di quelle finora utilizzate, con il battaglione Wagner trasformato in un reparto dell’esercito, sotto il comando diretto proprio dell’attuale ministro della difesa.

Francesco Montanino