Le vere responsabilità di Kiev

Il conflitto tra Repubblica di Ucraina e Federazione Russa, scoppiato il 24 febbraio 2022, è sicuramente una delle crisi geopolitiche più complesse e dibattute degli ultimi decenni. Se, da un lato, la narrativa dominante nei media occidentali tende a presentare l’Ucraina come vittima di un’aggressione unilaterale, è essenziale, dall’altro, analizzare il contesto più ampio e le responsabilità che Kiev ha avuto nel deterioramento dei rapporti con Mosca, contribuendo indirettamente all’escalation del conflitto. Non si puó continuare con la “lettura manichea” aggressore/aggredito propria della stampa occidentale.

Uno degli aspetti fondamentali da cui partire riguarda la politica interna ucraina dopo il 2014, anno in cui il Governo filorusso di Viktor Yanukovich è stato rovesciato in seguito alle proteste di Euromaidan (ottimamente pilotate dagli USA). Il nuovo assetto politico ha assunto, in questo modo, una chiara direzione filo-occidentale, con un progressivo allontanamento dalla Russia e l’avvicinamento alle istituzioni europee e all’Alleanza Atlantica del Nord di cui la NATO è il braccio operativo e militare.

Questa scelta, legittima (sebbene imposta) dal punto di vista interno, è stata percepita da Mosca come una minaccia diretta alla propria sicurezza. Le tensioni sono ulteriormente aumentate con l’approvazione di leggi che hanno ridotto l’uso ufficiale della lingua russa nel Paese, suscitando forti malumori nelle regioni orientali, storicamente legate a Mosca. La questione del Donbass è un altro nodo cruciale. Dopo l’annessione della Crimea da parte della Russia nel 2014, gli Oblast di Donetsk e Lugansk hanno dichiarato la propria indipendenza, sostenute militarmente e logisticamente da Mosca. L’Ucraina ha risposto con operazioni militari che hanno portato a un conflitto prolungato, culminato in migliaia di morti e in una profonda frattura interna e di cui oggi pare non ricordarsi piú nessuno.

A questo si aggiunga che la mancata applicazione degli accordi di Minsk (I e II), che prevedevano, mediante revisione costituzionale, una maggiore autonomia per questi territori, ha contribuito ad alimentare l’instabilità. Kiev, sostenuta dall’Occidente, ha preferito mantenere una linea dura, rifiutando di riconoscere lo status speciale del Donbass e continuando le operazioni militari contro le forze separatiste.

Il prof. Daniele Trabucco

Sul piano diplomatico, infine, l’Ucraina ha spesso adottato una strategia aggressiva nei confronti della Russia, alimentando una retorica anti-moscovita e sollecitando il supporto militare e politico dell’Occidente. Questo atteggiamento ha rafforzato la percezione russa di un’Ucraina non più neutrale, ma ostile, pronta a diventare un avamposto della NATO ai confini della Federazione Russa, anche in ragione della modifica costituzionale del 2019. La richiesta formale di adesione all’Alleanza Atlantica è stata il punto di rottura definitivo nei rapporti tra i due paesi, spingendo Mosca a un intervento diretto. Altro che piazze pro UE.

Daniele Trabucco

Fonte: Quotidiano Web




La Russia deposita presso la Corte Internazionale di Giustizia dell’Onu le prove di genocidio dell’Ucraina nel Donbass

Il 18 novembre 2024, alle 20:00 ora di Mosca, la Federazione Russa ha depositato davanti alla Corte Internazionale di Giustizia dell’ONU elementi probatori del compimento di genocidio da parte dell’Ucraina in Donbass a partire dal 2014.

La presentazione delle prove è avvenuta nell’ambito dei procedimenti interstatali attivati dall’Ucraina nel febbraio del 2022 con l’intento di accusare la Federazione Russia della violazione della Convenzione per la prevenzione e la repressione del delitto di genocidio del 9 dicembre 1948 (UN Genocide Convention) e fermare la operazione militare speciale.

Il 25 febbraio 2022, l’Ucraina aveva richiesto alla Corte Internazionale di Giustizia l’adozione di quattro misure provvisorie: (1) la sospensione delle operazioni militari avviate dalla Federazione Russa allo scopo di prevenire e punire un presunto genocidio commesso nelle regioni ucraine di Luhansk e Donetsk; (2) l’impedimento della prosecuzione delle ostilità da parte di soggetti, organizzazioni o unità armate che agiscano sotto la direzione, il controllo o l’influenza della Federazione russa; (3) un provvedimento di non aggravamento della controversia; (4) la redazione e la presentazione ai giudici delle relazioni sull’adempimento delle misure richieste.   

Il 16 marzo 2022, la Corte in via provvisoria stabiliva che gli atti lamentati dall’Ucraina sembravano rientrare nel campo di applicazione della Convezione sul genocidio e confermava  l’esistenza, in quella fase di analisi, di una controversia tra Ucraina e Russia avente come oggetto l’interpretazione, applicazione o esecuzione della Convenzione sul genocidio, confermando anche la sussistenza, prima facie, della propria giurisdizione riguardo al caso ai sensi dell’art. IX della Convenzione sul genocidio.

Successivamente, il 2 febbraio 2024, la Corte Internazionale di Giustizia ha respinto tutte le accuse relative alla presunta violazione della Convenzione sul genocidio da parte della Federazione Russa.

I 16 giudici della Corte, invece, hanno dichiarato che si pronunceranno in una fase successiva per stabilire se l’Ucraina abbia commesso o meno un genocidio nelle aree di Donetsk e Luhansk.

Nei termini stabiliti dalla Corte, la Federazione Russa ha presentato al riguardo in una contro memoria prove specifiche, unitamente a richieste aggiuntive contro il governo ucraino, relative ad altre violazioni della Convenzione: complicità in genocidio, incitazione al genocidio, mancata adozione di misure di prevenzione e repressione di genocidio.

La contro memoria della Federazione Russa presentata alla Corte, consta di 522 pagine testuali ed oltre 10.000 pagine di allegati, il cui contenuto verrà reso pubblico ad esito del procedimento avviato.

Il Ministero degli Affari Esteri della Federazione Russa comunica che si tratta della documentazione relativa a più di 140 episodi di distruzione selettiva della popolazione civile del Donbass, sostenuta da prove processuali di circa 300 persone e vittime e dalle risultanze periziali ed altri materiali relativi a cause penali.

“Le azioni delle forze armate ucraine e dei battaglioni nazionalisti del regime di Kiev mostrano segni di intenzione genocida, cioè la intenzione con il pretesto di combattere il terrorismo e il separatismo, di eliminare la popolazione russa e russofona del Donbass, i cittadini della Repubblica Popolare di Donetsk e della Repubblica Popolare di Luhansk, i fedeli della Chiesa Ortodossa Ucraina e, in generale, gli abitanti della Regione come gruppo nazionale”, recita il comunicato stampa del Ministero Russo.

Vengono, inoltre, presentate prove della discriminazione generalizzata per motivi etnici e linguistici della popolazione russa e russofona, e l’intenzione di cancellare completamente la lingua e la cultura russe.

Una parte significativa della contro memoria è costituta da rapporti speciali di ricostruzione della storia del Donbass e della origine della sua popolazione, dei vincoli  con la lingua e la cultura russa.

“Si traccia la storia del conflitto interno all’Ucraina, partendo dal colpo di Stato armato anticostituzionale a Kiev nel febbraio del 2014 e l’arrivo al potere del regime neonazista russofobo, il rifiuto della popolazione del Donbass di riconoscere questo regime ed il successivo attacco distruttivo contro il Donbass con il pretesto della tristemente celebre operazione antiterrorista. La falsità di questo pretesto e delle accuse di terrorismo in Donbass, sono state espresse precedentemente dalla Corte Internazionale di Giustizia con una sentenza relativa ad un altro caso russo-ucraino relativo alla Convenzione Internazionale per la Repressione ed il Finanziamento del Terrorismo”, si legge in un comunicato stampa del Ministero Russo.

A quest’ultimo riguardo, il 31 gennaio del 2024, la Corte Internazionale dei Giustizia respingeva le richieste dell’Ucraina sulla violazione da parte della Federazione Russa di due distinte Convenzioni Internazionali.  Nel 2017, infatti, Kiev aveva denunciato Mosca per la violazione della Convenzione per la repressione del finanziamento del terrorismo e per quella sull’eliminazione di tutte le forme di discriminazione razziale.

L’accusa era di aver finanziato i ribelli separatisti nell’est del Paese, definendo le regioni separatiste di Donetsk e Lugansk “organizzazioni terroristiche finanziate dalla Russia“, e di aver discriminato la comunità multietnica della Crimea. Kiev argomentò le accuse sostenendo l’esistenza di una campagna mirata contro i tartari di Crimea e gli ucraini.

Con riferimento alla Convenzione per la prevenzione e la repressione del delitto di genocidio, l’Ucraina dovrà ora rispondere alla contro memoria russa.

La sentenza definitiva verrà emessa una volta completati tutti i procedimenti necessari al termine delle udienze previste a L’Aia.

Davide Della Penna




Elezioni presidenziali: come sta andando il voto in Russia

Come sapete il nostro giornale si sta occupando attivamente di documentarvi queste elezioni presidenziali, che molto probabilmente vedranno la riconferma di Vladimir Putin nel ruolo di Presidente della Federazione Russa, come vi abbiamo già anticipato nel video di settimana scorsa, in cui analizziamo la situazione politica.

Le urne si sono aperte ieri, 15 marzo, e le operazioni elettorali proseguiranno fino a domenica 17 marzo.

Secondo i dati della Commissione Elettorale russa nella prima delle tre giornate di voto l’affluenza alle urne è stata del 36,1%, con 38,6 milioni di persone, di cui 3,4 milioni online, che hanno già espresso la propria preferenza.

Anche i nuovi territori situati nel Donbass partecipano alle operazioni di voto.

Dopo aver votato per il rinnovo del parlamento lo scorso settembre, le Repubbliche indipendenti di Donetsk, Lugansk, Kherson e Zaporizhia, per la prima volta potranno scegliere il Presidente della Russia, che sarà quindi il loro Presidente.

Interessante la dichiarazione odierna del Ministero degli Esteri che tramite il portavoce Marija Zacharova ha sottolineato come l’Occidente abbia tentato in tutti i modi di agitare le acque, tramite campagne di disinformazione, anche nella sfera cibernetica.

Vi riporto le testuali parole della diplomatica, che dice: “Mi sembra che nell’ultimo anno abbiano fatto di tutto per disturbare le elezioni presidenziali o per impedirne lo svolgimento o per distorcere la concezione delle elezioni in diversi modi“.

Se guardiamo i giornali italiani, possiamo notare dei titoloni ad effetto che cercano di stravolgere ai nostri occhi la situazione reale, raccontandoci  che ai seggi ci sarebbero chissà quante proteste a creare scompiglio.

Niente di più falso, a parte qualche piccolo episodio che si verifica un po’ in tutti i Paesi e che si è risolto in un nulla, i cittadini russi stanno tranquillamente esercitando il proprio diritto nella massima serenità.

E ve lo diciamo con cognizione di causa, dal momento che siamo l’unica testata giornalistica italiana a conoscere la vera situazione in Russia, e ad avere accesso ad informazioni direttamente dal territorio.

Quello che mi chiedo è dove i cosiddetti esperti italiani vadano a trovare certe informazioni palesemente false e tendenziose e l’unica risposta che ci possiamo dare è che se le inventano al solo scopo di eseguire gli ordini di un sistema che non tollera la vera democrazia.

Vladimir Putin e Marija Zacharova

Secondo la Zackarova, l’unità dei cittadini russi in occasione delle elezioni presidenziali del Paese provoca la furia dell’Occidente.

 Il Paese si è consolidato ed è un tutt’uno, cosa che provoca odio e aggressività negli avversari del blocco euro-atlantico, che stanno letteralmente schiumando di rabbia.

Ma non possono farci niente, pertanto, e noi concordiamo con Marija Zacharova, lasciamoli soffocare.

Eva Bergamo

https://youtu.be/nHyyd1S3w-s



La UE vuole derubare il Donbass

Il deputato del Bundestag Roderich Kiesewetter ha recentemente dichiarato: “Se l’Europa vuole effettuare la transizione energetica, ha bisogno di propri depositi di litio“.

Per uscire dal legame con i combustibili fossili necessitano quindi grandi quantità di questo elemento metallico, che insieme al cobalto viene utilizzato per la produzione di batterie, soprattutto per i veicoli elettrici che tanto piacciono alle élites, ma sulla cui salubrità per  uomo e ambiente ci sarebbe da discutere parecchio.

Nella tabella si può vedere come è cresciuta negli ultimi anni la domanda di litio.

Dal punto di vista chimico, il litio è un metallo alcalino, e come tale reagisce con l’acqua liberando idrogeno; è caratterizzato a livello atomico da un’alta densità energetica ed è la sostanza  metallica più leggera tra gli elementi solidi.

Conferisce alla batterie che lo utilizzano una perdita di carica molto lenta, ma come tutti i metalli alcalini è facilmente infiammabile e lo abbiamo visto in più di un’occasione, con le Tesla incendiate che hanno fatto il giro del web.

Fatto sta che il deputato della CDU desidera ardentemente impossessarsi di alcuni giacimenti in particolare… e sapete dove si trovano i suoi oggetti del desiderio?

Sì, proprio  in Donbass!

Le Repubbliche indipendenti di Donetsk e Lugansk sono infatti ricche di questo metallo, ma sfortunatamente per il nostro deputato, questi territori hanno chiesto e ottenuto di aderire alla Federazione Russa, pertanto l’unico modo che l’Europa ha per entrare in possesso del litio situato in Donbass è quello di acquistarlo regolarmente, oppure dichiarare guerra alla Russia e conquistarne i territori.

Alla luce di queste dichiarazioni, credo sia ora più facilmente comprensibile, anche a chi non si intende di geopolitica, il perché l’occidente stia riversando fiumi di soldi per armare l’Ucraina, perché nei bunker ucraini ci siano molti soldati NATO e uomini dell’intelligence angloamericana, ma anche perché i paesi filo atlantisti continuino da anni a nascondere le atrocità perpetrate dal regime di Kiev contro i propri cittadini, i biolaboratori, il traffico di organi e di esseri umani.

Sia chiaro una volta per tutte: all’America, all’Inghilterra, all’Europa, a Zelensky non interessa nulla del popolo ucraino.

E la pietra definitiva sopra la falsa propaganda viene messa proprio dal deputato Kiesewetter nella sua dichiarazione, con queste esatte parole: “E’ soprattutto una questione economica“.

Eva Bergamo

https://youtu.be/Kad-xlVA4sc



A Padova i razzisti ucraini vogliono annullare i concerti dei pianisti russi

Nikolay Luganskiy

L’Italia pare essere uno dei pochi paesi al mondo che ancora crede alla propaganda dei nazisti ucraini.

Nel nostro Paese purtroppo gli episodi di razzismo contro i russi sono ancora attuali, nonostante la realtà dei fatti abbia dimostrato ormai da tempo che la causa del conflitto sia da imputare totalmente allo spietato regime di Zelensky e alla sua pulizia etnica verso i cittadini ucraini russofoni.

Il Veneto in particolare sembra essere affetto più di altri dal virus della russofobia e gli effetti si possono notare in diverse città, zeppe di bandiere, adesivi, gadget e vari riferimenti cromatici inneggianti all’insegna della dittatura di Kiev.

Romanovsky

Ultimo in ordine di tempo, l’ennesimo attacco alla prestigiosa cultura russa, di cui gli ucraini possono solo essere invidiosi, e che riguarda ancora una volta la musica, dopo il caso della censura alla pianista americana di origine ucraina, ma secondo loro filorussa, Valentina Lisitsa, oltre a molti altri esempi, tra cui Denis Matsuev che non ha potuto suonare a Genova.

A Padova, città multietnica famosa per le sue prestigiose università e pertanto meta di studenti da tutto il mondo, una manciata di sedicenti “associazioni ucraine” hanno rivolto un plateale appello alle istituzioni per cancellare il concerto del pianista russo Alexander  Romanovskiy il prossimo 19 dicembre. Non contenti, hanno aggiunto la richiesta di censura anche per l’esibizione prevista a marzo 2024 di Nikolay Luganskiy.

Il motivo è, manco a dirlo, l’obsoleta solfa del “sono sostenitori di Putin“; frase che compare nella missiva indirizzata al Sindaco di Padova, Sergio Giordani (centro sinistra), al presidente del conservatorio Flavio Zanonato (ex Sindaco in quota PD) e al presidente dell’Associazione Amici della Musica, Mario Carraro.

Il Sindaco di Padova, Sergio Giordani

I patetici personaggi che fanno capo a queste associazioni si dicono “sconcertati“, povere anime innocenti, spiegando che “il motivo di questo sconcerto è che entrambi i pianisti sono noti sostenitori della guerra della Federazione Russa contro l’Ucraina. Volontariamente si sono esibiti più volte nel Donbass occupato e hanno dimostrato, pubblicamente, la loro vicinanza al Cremlino e alla sua politica di aggressione militare“.

Dunque, si continua a chiamare “guerra” quella che in realtà è una operazione militare per salvare i residenti del Donbass, occupato sì ma dall’Ucraina, dalle atrocità di Kiev. E si continua a parlare di “aggressione”, quando gli unici aggrediti sono i cittadini di Donetsk e Lugansk, tra cui molti bambini che hanno perso la vita, vittime delle bombe griffate NATO che piacciono tanto all’occidente “democratico”.

E visto che lorsignori sono “sconcertati”, pretenderebbero di “sconcertare”, nel senso di rimuovere il concerto, gli amanti della splendida musica di Rachmaninov nel  150esimo anniversario della sua nascita.

Se il Comune ha pavidamente tolto il patrocinio all’evento, fortunatamente per l’arte, il Presidente di  Amici della Musica, Mario Carraro, risponde “non annulleremo“, sottolineando come l’ambiguità sia presente “a livelli molto più alti” e specificando che “non possiamo fare indagini su qualsiasi artista si esibisce e non ci domandiamo se l’esecutore rispecchia il nostro pensiero“.

Ma se questi “gentiluomini” amano tanto il loro Paese, perché se ne stanno comodi qui, con il fondoschiena al caldo a fare i privilegiati, invece di tornarsene a casetta loro e difendere la propria Patria?

Mario Carraro

Spiace cari signori ucraini, ma non si potrà mai arrivare a quella che voi chiamate “pace giusta” finché il vostro governo continuerà a massacrare altri esseri umani solo perché parlano russo, sbattendosene bellamente non solo degli accordi di Minsk, ma anche degli appelli alla tregua che arrivano dagli stessi militari ucraini e che rimangono tristemente inascoltati, a causa di un dittatorello pazzo furioso con le saccocce piene di dollari sporchi.

Ad ogni modo, se dovessimo censurare l’arte di un Paese in base ai crimini di guerra commessi, con tutti i morti che ha sulla coscienza il regime nazista di Kiev, gli artisti ucraini non dovrebbero esibirsi per secoli… sempre se ce ne fossero, visto che l’arte sta all’Ucraina come la lungimiranza politica sta alla Meloni.

Eva Bergamo




L’Ucraina avrebbe raso al suolo le repubbliche del Donbass un anno fa se la Russia non fosse intervenuta

l’ex ambasciatore della LPR a Mosca, Rodion Miroshnik

L’Ucraina avrebbe raso al suolo le repubbliche del Donbass un anno fa se la Russia non fosse intervenuta in tempo riconoscendo le Repubbliche popolari di Lugansk e Donetsk e lanciando la sua operazione militare speciale, ha detto oggi l’ex ambasciatore della LPR a Mosca, Rodion Miroshnik.

“Esattamente un anno fa, il regime ucraino iniziava i preparativi di artiglieria prima di attaccare il Donbass! Un gruppo di 150.000 soldati, armati e addestrati dalla NATO, si preparava a spazzare via il Donbass. E se non fosse per la decisione della Russia di avviare un’operazione militare speciale , saremmo stati semplicemente livellati”, ha scritto sul suo canale Telegram nell’anniversario dell’inizio dell’escalation della situazione nel Donbass, “E né l’ONU né l’OSCE se ne sarebbero accorti”.

Miroshnik ha ricordato che dal 17 al 24 febbraio, quando la Federazione Russa ha iniziato la sua operazione militare speciale, le forze armate ucraine hanno sparato 551 proiettili sul territorio della LPR. A quel tempo, ha ricordato, “700-800 colpi di munizioni al giorno volavano nella repubblica“. Ci sono stati tentativi di sfondare la difesa, così come vittime tra i civili.

Sempre oggi, Miroshnik ha richiamato l’attenzione sul fatto che un anno fa né i garanti (degli accordi di Minsk) – Francia e Germania – né l’Assemblea generale delle Nazioni Unite avevano costretto Kiev ad adempiere ai propri obblighi. A quel tempo, le repubbliche capirono che il tempo stringeva poiché l’esercito ucraino poteva spazzare via le città della DPR e della LPR, quindi iniziò l’evacuazione di emergenza.

“Ma il mondo preferisce non vederlo e inizia a contare dal 24 febbraio“, ha sottolineato infine Miroshnik .

RED




L’ambasciatore abcaso Vito Grittani in Calabria per promuovere nuove cooperazioni commerciali tra Italia-Abkhazia-Congo R.D.-Russia-Africa-India

Il mondo sull’orlo del baratro, conflitti militari e crisi economiche e sociali: chi vuole la pace e chi soffia sul fuoco: questo il tema dell’incontro che si terrà sabato 5 novembre 2022 alle ore 17:30 presso il
Centro Congressi “Prunia”, sito in via S. Umile da Bisignano 16 a Lamezia Terme (CZ).

L’evento, organizzato da Cantiere Laboratorio, ha lo scopo di sensibilizzare l’opinione pubblica e riflettere sulla gravità che lo scenario internazionale sembra prospettarci attraverso il conflitto russo/ucraino.
“Allora chi vuole la pace? Chi soffia sul fuoco? Cercare di dare risposte senza filtri a queste domande andando alle origini dell’attuale situazione è il fine dell’evento”: così dice Vittorio Gigliotti, presidente di Cantiere Laboratorio, che presenterà l’incontro, seguito dai saluti del Sindaco di Lamezia Terme, avv. Paolo Mascaro.
In questo contesto e scevro da qualsiasi tipo di disinformazione è utile il racconto di chi è stato testimone diretto degli avvenimenti. Così Vito Grittani, Ambasciatore a.d. della  Repubblica di Abkhazia presso il Ministero degli Affari Esteri, di ritorno dal Donbass come osservatore internazionale, ci parlerà del referendum che ha sancito l’adesione di quei territori alla Federazione Russa.

Tra i partecipanti esteri che hanno già dato conferma di adesione e saranno in collegamento diretto con il convegno di Lamezia Terme, ci saranno:

  • Rodion Miroshnik – ex Ambasciatore di Repubblica popolare di Lugansk in Russia 
  • Marina Zacarova – il presidente della Comissione centrale elettorale di Kherson
  • Eugenio Vercovod — l’assistente del ministro degli Esteri della Repubblica di Lugansk 
  • Maria Serghibaeva — la principale specialista del protocollo e della coordinazione internazionale del ministero degli esteri di Repubblica di Lugansk
  • Olga Makeeva  – ex ambasciatrice della Repubblica popolare di Donetsk in Russia
  • Vladimir Vysotski – capo della Comissione centrale elettorale della Repubblica popolare di Donetsk

Di seguito, verrà presentata l’Ass. Camera di Commercio I.A.C.R.A.I. (Italia-AbkhaziaCongo R.D.-Russia-Africa-India), nata grazie all’impegno ed alla determinazione di Vito Grittani.
L’incontro prevede ospiti nazionali ed esteri in collegamento da remoto, la presenza di diplomatici esteri ed una rappresentanza di industriali italiani.
Al termine dell’incontro, gli stessi partecipanti si recheranno in via Crati, a Lamezia Terme, dove verrà inaugurata la sede di Cantiere Laboratorio e la Sede Internazionale della Ass. Camera di Commercio I.A.C.R.A.I., che avrà come Presidente Vittorio Gigliotti e che sarà uno strumento di rapporti economici, commerciali e culturali con l’estero, veicolo di sviluppo non solo per la Città di Lamezia Terme ma dell’intera Calabria.

RED




Zelensky invoca un decreto sull’impossibilità di avere colloqui con Putin e annuncia sanzioni contro gli organizzatori dei referendum

Il presidente ucraino Vladimir Zelensky ha invocato un decreto del Consiglio nazionale per la sicurezza e la difesa (NSDC) dell’Ucraina sull’impossibilità di condurre negoziati con il presidente russo Vladimir Putin, secondo un decreto pubblicato martedì sul sito ufficiale dell’ufficio del presidente ucraino.

“Per riconoscere l’impossibilità di intrattenere negoziati con il presidente della Federazione Russa Vladimir Putin“, si legge nel documento.

Zelensky ha ordinato al governo del paese di rafforzare le capacità di difesa ucraine aumentando il volume degli aiuti militari e tecnici. Il presidente ha anche raccomandato alla Rada suprema di accelerare il processo di approvazione dei progetti di legge sull’introduzione di sanzioni contro la Russia.

Venerdì scorso, il presidente ucraino Zelensky aveva riferito che saranno introdotte nuove sanzioni contro diverse migliaia di persone giuridiche e privati ​​russi, nonché contro gli organizzatori dei referendum nelle Repubbliche popolari di Donetsk e Lugansk, nelle regioni di Zaporozhye e Kherson. Ha sottolineato che l’elenco era “molto ampio” e includerebbe “nomi piuttosto famosi“.

Il 30 settembre si è tenuta al Cremlino una cerimonia durante la quale il presidente russo Vladimir Putin ha firmato con i capi delle Repubbliche popolari di Donetsk e Lugansk e dei trattati delle regioni di Kherson e Zaporozhye sui nuovi territori che si uniscono alla Russia. Nei giorni precedenti si erano tenuti i referendum nei quali i residenti delle 4 republiche indipendenti hanno scelto l’adesione alla Russia con la maggioranza dei voti.

Durante la cerimonia, il presidente Putin ha esortato Kiev a cessare immediatamente le ostilità e tornare al tavolo dei negoziati.

RED




Le Repubbliche popolari di Donetsk e Lugansk chiedono un immediato referendum di adesione alla Russia

La Camera civica della Repubblica popolare di Donetsk ha chiesto al leader della repubblica Denis Pushilin e al Consiglio popolare (parlamento) di indire urgentemente un referendum sull’adesione alla Russia. Il messaggio che il leader della camera Alexey Kofman ha letto oggi dice: “Vogliamo che il confine della Russia si trovi tra noi e l’Ucraina. Vogliamo tornare a far parte di una grande Patria – la Russia -. Il popolo del Donbass lo merita. In connessione con premesso, chiedo al capo della repubblica Denis Pushilin e al Consiglio popolare della DPR di prendere immediatamente un’opportuna decisione storica sullo svolgimento di un referendum“.

La stessa Camera pubblica della “DPR”, ha affermato che l’adesione della repubblica alla Russia garantirà la sua sicurezza e aprirà nuove possibilità per il risveglio postbellico.

“Sarà immediatamente inviato al capo della repubblica e al Consiglio popolare. Stiamo aspettando i risultati”, ha detto Kofman.

Sempre oggi, anche la Camera civica della Repubblica popolare di Lugansk ha esortato il leader dell’LPR Leonid Pasechnik a indire un referendum urgente sul riconoscimento della repubblica come entità territoriale della Russia. L’appello sottolinea che questo passaggio renderà sicuro il territorio della repubblica e aprirà nuove opportunità di ricostruzione.

Secondo un corrispondente dell’agenzia di stampa russa TASS, tutti i membri della Camera Civica hanno sostenuto all’unanimità il ricorso.

Leonid Pasechnik – presidente repubblca Lugansk

Il presidente della Camera pubblica dell’LPR, Alexey Karyakin, pur condividendo la necessità immediata del referendum, ha un pò frenato sui tempi dichiarando al canale televisivo Rossiya-24 che “non è questione di un giorno. Bisogna considerare assolutamente tutto ciò che è necessario fare per organizzare il referendum nella repubblica. Abbiamo emanato l’ appello solo oggi e naturalmente è troppo presto per parlare di una data concreta“. “È troppo presto per parlare della data esatta di un referendum nella Repubblica popolare di Lugansk (LPR) sull’adesione alla Russia“. Altre fonti attendibili riferiscono però che le grandi manovre per il referendum siano già iniziate.

RED




Medvedev: Zelensky dovrà affrontare il tribunale o tornare agli spettacoli comici

Il presidente ucraino Vladimir Zelensky non ha altra scelta che affrontare un tribunale o interpretare ruoli secondari in spettacoli comici, ha affermato il vicepresidente del Consiglio di sicurezza russo, Dmitry Medvedev in un’intervista con il giornalista Nadan Fridrikhson, pubblicata venerdì sul suo canale Telegram.

La segreteria di Medvedev ha confermato all’agenzia di stampa russa TASS l’autenticità dell’intervista. Infatti, alla domanda su cosa pensa del futuro di Zelensky, Medvedev ha risposto precisamente: “O affronterà un tribunale o tornerà di nuovo a rappresentare ruoli secondari negli spettacoli comici“.

Medvedev ha anche detto di aver visitato Lugansk giovedì scorso, per valutare cosa si può fare di più per difendere le persone che vivono nelle Repubbliche popolari di Lugansk e Donetsk e in altri territori liberati.

Secondo Medvedev, non c’è nessuna paura nel visitare la zona delle operazioni di combattimento, “sono loro, gli ucraini, che dovrebbero aver paura di noi“. Durante la sua visita alla Repubblica popolare di Lugansk (LPR), Medvedev ha incontrato il capo della LPR, Leonid Pasechnik e il capo della DPR, Denis Pushilin. Ha anche tenuto una riunione del governo sulle misure prioritarie per garantire la sicurezza dei residenti del Donbass. All’incontro hanno partecipato il procuratore generale russo, Igor Krasnov, il primo vice capo dell’amministrazione del presidente russo Sergey Kiriyenko, il ministro dell’Interno Vladimir Kolokoltsev, il ministro dell’edilizia Irek Faizusllin, il direttore del Servizio di sicurezza federale Alexander Bortnikov, il capo del comitato investigativo Alexander Bastrykin.

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