Smartland: dalla Lombardia la ripartenza per il Paese ma dal Governo italiano, solo “misure frammentarie, non risolutive e non compensative”

Fari puntati ieri 3 dicembre sulla Lombardia, con l’evento digitale “Smartland – Dalla Lombardia la ripartenza per il Paese” organizzato dal Sole 24 ORE, in partnership con Regione Lombardia, Confindustria Lombardia e Fondazione Fiera Milano.

Il convegno digitale ha fatto il punto sul territorio lombardo e sulla sua situazione economica attuale; al centro del dibattito tra istituzioni e imprese gli strumenti a sostegno delle imprese, l’export come driver strategico per ridare slancio alla crescita economica e il sistema fieristico, ulteriore asset per la ripresa economica e sociale del Paese.

Ad aprire i lavori è stato il saluto del Direttore del Sole 24 Ore, Fabio Tamburini, che ha lanciato subito l’intervento di apertura del Presidente della Regione LombardiaAttilio Fontana: “Siamo chiamati, oggi, a fare scelte che incideranno sul nostro domani in maniera irreversibile. Per questo motivo serve elaborare una visione che abbia come traguardo la regione dei prossimi 30 anni, individuando quei settori strategici in cui investire risorse e programmare riforme. Noi abbiamo selezionato alcuni temi chiave: digitalizzazione della pubblica amministrazione; investimenti in ricerca e sviluppo, valorizzando il ruolo di Regione quale facilitatore d’innovazione sul territorio e presso le PMI; sostenibilità, preferendo alle politiche del bonus programmi di più ampio respiro, ad esempio sulla rigenerazione urbana; formazione, colmando quel gap tra la domanda e offerta sul mercato del lavoro soprattutto con riferimento alla formazione professionale qualificata. Con il Recovery Fund ha proseguito Fontana – l’Italia ha un’occasione preziosa per disegnare un Rinascimento economico, sociale e culturale. Ritengo tuttavia fondamentale che le Regioni siano coinvolte nella fase programmatoria per l’utilizzo dei 209 miliardi assegnati affinché sia costruita una proposta concreta per il futuro del nostro Paese. La Lombardia – ha precisato il Governatore della Lombardia – ha già elaborato un proprio progetto di utilizzo dei fondi che valorizza i seguenti settori: digitalizzazione, transizione verde, rigenerazione urbana e attrattività. Questa è la nostra direzione. Questa è l’idea di Smartland a cui guardiamo”, ha concluso Attilio Fontana.

Critico nei confronti del Governo e delle misure per gli indennizzi alle imprese il Presidente di Confindustria Carlo Bonomi, che nel suo intervento a Smartland sottolinea come “solo adesso il Governo sembra rendersi veramente conto di dover indennizzare le imprese; lo sta facendo con misure frammentarie e non risolutive e non compensative della voragine che si è aperta nei bilanci del 2020. Mentre era necessario farlo dall’inizio” ha continuato il Presidente di Confindustria: “Sarebbe bastato chiedere alle imprese quali fossero i problemi da risolvere per scoprire che è mancata la copertura dei costi fissi rispetto alle minori entrate generate dalle restrizioni amministrative. E la soluzione non è ricorrere al debito“. Grande capacità di resilienza hanno dimostrato di avere le imprese lombarde di fronte a una crisi senza precedenti. Lo ha confermato Marco Bonometti, Presidente di Confindustria Lombardia, che ha sottolineato come la Lombardia nel 2020 abbia dovuto fronteggiare “non solo lo tsunami Covid ma anche il rischio di compromettere la sua forte propensione manifatturiera, la libertà economica, la collaborazione pubblico-privato e le radici fortemente radicate sui territori ma aperte al mondo e all’internazionalizzazione. La Lombardia ha però resistito prima e reagito dopo – ha affermato Bonometti – mostrato resilienza e capacità di ripensarsi, grazie anche a dimostrazioni concrete di responsabilità sociale da parte delle imprese. Proprio dall’input dell’industria lombarda si è avviato un confronto con sindacati e governo per la creazione del primo protocollo anti-Covid sui luoghi di lavoro per tutelare l’occupazione e la sopravvivenza delle fabbriche; la disponibilità immediata del comparto sanitario privato ad affiancare il sistema sanitario regionale ha consentito di alleggerire il peso dell’emergenza sul settore pubblico. Questi esempi concreti, – ma potrei anche citare la riconversione delle produzioni, i gesti di solidarietà di cui si sono rese protagoniste le aziende e il contributo che il manifatturiero sta dando per tenere economicamente in vita l’Italia -, sono le fondamenta sulle quali costruire la Lombardia del futuro post-Covid”, ha concluso Bonometti.

Smartland è poi entrato nel vivo del convegno con un momento di confronto sugli strumenti messi a disposizione delle imprese da parte di istituzioni e istituti bancari per uscire dalla crisi e ripartire nel 2021. Ne hanno discusso insieme a Bonometti, Ambrogio Carzaniga, Socio e Vicepresidente di Fimer S.p.A e Tito Nocentini, Direttore Regionale Lombardia di Intesa Sanpaolo, che nel 2020 ha sostenuto famiglie e imprese con finanziamenti fino a 30 mila euro per un volume complessivo di 600 milioni, mentre i finanziamenti oltre i 30 mila euro valgono circa 4 miliardi. Complessivamente, il sostegno finanziario alla Lombardia da parte di Intesa Sanpaolo è ammontato a circa 7 miliardi di euro. Altro settore affrontato è stato quello del sistema fieristico. Sulla ripresa del comparto Enrico Pazzali, Presidente di Fondazione Fiera Milano, ha dichiarato che le fiere del prossimo futuro “potranno essere diverse da quelle cui eravamo abituati; dovremo integrare le manifestazioni “fisiche” con le tecnologie digitali che ci hanno supportati in questi mesi; diventerà indispensabile la partnership tra virtuale e reale. Di certo la fiera “in presenza” continuerà a costituire un elemento imprescindibile del nostro settore. Ne abbiamo avuta conferma anche durante un recente incontro dell’UFI, Unione delle Fiere Internazionali, dal quale è emerso che tutti i principali attori mondiali del nostro settore aspettano con ansia il momento di tornare a organizzare manifestazioni nei padiglioni con le presenze degli espositori e dei visitatori. “Fiera Milano – ha ricordato Pazzaliin realtà, era già ripartita a settembre con mostre in presenza. I numeri ci stavano confortando. Poi gli eventi hanno costretto Fiera Milano SpA a fermarsi ancora e a tornare anche al virtuale; ma dai primi mesi del 2021 Fiera Milano ricomincerà con la filiera del fashion system; per settembre sono state già fissate le date del Salone del Mobile 2021. E’ dunque un grande segnale di ottimismo quello che viene da Fiera Milano – ha fatto sapere il Presidente – che ogni anno fa convergere sull’intero sistema economico di Milano e della Regione Lombardia ricadute valutate intorno agli 8 miliardi di euro. Con la capacità collaudata di fare sistema tra privati e istituzioni messa in campo proficuamente in questi primi cento anni di storia della Fiera di Milano, forniremo il migliore contributo come sistema fieristico milanese alla ricostruzione e rigenerazione dell’economia del nostro Paese e delle imprese.

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FONDIMPRESA: 10 MILIONI PER LA FORMAZIONE DELLE MPI

Milano – Fondimpresa, il Fondo interprofessionale per la formazione continua di Confindustria, Cgil, Cisl e Uil, presenta il nuovo Avviso 2/2020 destinato a tutte le Micro e Piccole Imprese aderenti al fondo. Si tratta di uno stanziamento di 10 milioni destinati al finanziamento della formazione dei lavoratori delle aziende che aderiscono a Fondimpresa.

Ogni azienda avrà a disposizione un contributo aggiuntivo al proprio Conto Formazione per un importo compreso tra 1.500,00 e 3.500,00 euro che potrà utilizzare per supportare l’upskilling e il reskilling dei propri lavoratori, anche quelli che al momento si trovano in cassa integrazione e per gli apprendisti per attività formative diverse dalla formazione obbligatoria prevista dal contratto.

Le aziende potranno delegare il pagamento dei fornitori individuati per l’attività di formazione direttamente a Fondimpresa, evitando l’onerosità dell’anticipo dei costi del piano formativo.

L’Avviso 2/2020 – afferma il Presidente di Fondimpresa, Bruno Scuotto – è un’opportunità importante per Micro e Piccole Imprese. Abbiamo per le mani uno strumento innovativo, ideato a sostegno della fase di ripresa delle imprese e del Paese in un periodo di emergenza sanitaria”.

Per la prima volta – prosegue Scuotto le aziende non dovranno anticipare i costi per la formazione: questo per noi significa non lasciare sole le nostre imprese nel momento del bisogno, offrire loro la possibilità di una spinta per ripartire, per reagire insieme ed affrontare il futuro”.

Lo stanziamento previsto a livello nazionale risponde alle esigenze del tessuto produttivo lombardo, caratterizzato da una forte presenza di PMI – aggiunge Chiara Manfredda, Presidente OBR Fondimpresa Lombardia – le nostre imprese conoscono l’importanza dell’investimento nella formazione dei propri collaboratori e l’Avviso 2/2020 può rappresentare uno strumento utile in particolare in questa fase così complessa”.

L’avviso riveste una grande importanza per i lavoratori delle PMI – conclude Massimiliano Ratti, – che potranno così utilizzare anche le sospensioni lavorative dovute a questa fase di difficoltà per approfondire o riqualificare le proprie competenze“.

La presentazione dei piani a valere sull’Avviso 2/2020 di Fondimpresa sarà consentita a partire dal 20 ottobre 2020 fino al 31 dicembre 2020.

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Manager per la ripresa e lo “Sviluppo PMI” lombarde

Milano – L’emergenza coronavirus ha determinato un crollo delle attività produttive nel periodo di lockdown, dimezzando i volumi della produzione metalmeccanica del periodo marzo aprile rispetto l’anno precedente. La fase di ripresa richiede un cambio di passo puntando sul capitale umano e sulla velocità della ripartenza per assicurare prospettive sostenibili al sistema produttivo.

Ma non sarà un ritorno al passato perché la pandemia ha modificato il contesto, accelerando l’adozione di strumenti digitali e imponendo alle imprese soluzioni d’emergenza per assicurare la continuità operativa.

Superata la fase più critica, è prioritario il rilancio delle attività economiche attraverso investimenti mirati ai settori con maggiore ritorno economico e sociale e minor rischio. Settori che possano trarre vantaggio competitivo dai cambiamenti utilizzando in modo efficace le tecnologie e offrendo prodotti e servizi in grado di rispondere con maggiore versatilità al nuovo contesto di mercato.

È il momento di aiutare le Piccole e Medie Imprese a ripartire, verificando l’adeguatezza al nuovo contesto e avviando progetti per il miglioramento della competitività e lo sviluppo di nuovi modelli di business per assicurare e sostenere la crescita, come ad esempio l’aggiornamento degli approvvigionamenti e della Supply Chain”, la diversificazione delle attività produttive e la valutazione del “Reshoring” per riportare il Italia le attività più a rischio.

Con tale proposito le organizzazioni lombarde di ConfindustriaDigital Innovation Hub e Federmanager hanno unito le forze ed elaborato un articolato progetto di Politiche Attive con l’obiettivo di trasformare le criticità della ripartenza delle PMI e dell’aumento di disoccupazione in opportunità di sviluppo per il sistema produttivo lombardo.

Le Piccole e Medie Imprese rappresentano un patrimonio del sistema produttivo italiano, il secondo in Europa dopo la ARUM, e le tecnologie digitali aprono interessanti prospettive per l’innovazione dei modelli di business, la riduzione dei costi per l’adozione di soluzioni Industry 4.0 e la valorizzazione delle caratteristiche distintive dell’offerta di prodotti e servizi per la crescita del “Made in Italy”, che neanche la pandemia ha ridimensionato.

manager costituiscono un patrimonio di competenze, formazione continua ed esperienza sul campo con riconoscimento del merito e attribuzione di responsabilità progettuali e organizzative, che possono essere determinanti per lo sviluppo delle PMI. Un patrimonio che non può essere sperperato a causa della crisi coronavirus e che abbiamo il dovere e la necessità di reinserire nel sistema produttivo.

Il progetto “Sviluppo PMI” offre a 100 PMI lombarde, in un anno, l’assessment gratuito per individuare le aree di miglioramento competitivo e di crescita. Manager lombardi specializzati dei settori industriali saranno selezionati in base al merito e impiegati per facilitare anche l’avviamento di progetti di sviluppo delle PMI che avranno completato l’assessment.

Obiettivo del programma gestito operativamente dalla società di servizi ARUM dell’associazione ALDAI-Federmanager di Milano è quello di rispondere alle esigenze di ripartenza e di crescita delle PMI lombarde con competenze tecniche e manageriali in grado di accelerare lo specifico programma di sviluppo di ciascuna impresa.

Per il Presidente del Digital Innovation Hub Lombardia Gianluigi Viscardi “La necessità di accelerare la ripresa impone la creazione e il rafforzamento di ecosistemi produttivi. Per far ciò le competenze manageriali in grado di gestire e aumentare la competitività, di pari passo con l’implementazione delle tecnologie digitali, rappresentano leve fondamentali per creare prospettive di sviluppo per le imprese lombarde. Il progetto ‘Sviluppo PMI’ va quindi nella giusta direzione al fine di affrontare le criticità e generare le opportunità di crescita e di sviluppo necessarie nel mondo post-Covid” conclude Viscardi ringraziando il presidente ALDAI Federmanager Bruno Villani per il contributo alla preparazione del progetto.

Il presidente dell’unione regionale Federmanager LombardiaMarco Bodini ha commentato: “Unendo le competenze dei manager lombardi in un programma organico in collaborazione con Confindustria saremo in grado di rispondere meglio alle richieste delle piccole e medie imprese della regione”.

Il Direttore Generale 4.Manager Fulvio D’Alvia ha dichiarato: “La trasformazione del sistema produttivo richiede scelte coraggiose per favorire collaborazioni “Win-Win” fra imprenditori e manager, per aumentare la competitività e conquistare nuovi mercati innovando i modelli di business. Il progetto Sviluppo PMI costituisce una concreta iniziativa di Politiche Attive per far fronte all’emergenza nella regione maggiormente colpita dalla pandemia e trasformare la carenza di lavoro e le difficoltà di crescita delle PMI in opportunità per tutti.”

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CORONAVIRUS, CONFINDUSTRIA LOMBARDIA: AUTOREGOLAMENTAZIONE E CONTINUITA’ PRODUTTIVA

Milano – Il Consiglio di Presidenza di Confindustria Lombardia, presieduto dal presidente, Marco Bonometti , si è riunito ieri in via straordinaria.

Confindustria Lombardia comprende il momento di grave emergenza sanitaria che la nostra Regione sta attraversando e vuole contribuire concretamente, insieme a Regione Lombardia, nell’elaborazione di politiche che possano contenere l’espansione del contagio da Coronavirus. In questo senso, le imprese lombarde, fortemente orientate a continuare a garantire la continuità aziendale, si impegnano a rafforzare le proprie misure di prevenzione e contenimento della diffusione dell’epidemia in linea con le indicazioni dell’Istituto Superiore di Sanità.

Il Consiglio di Presidenza di Confindustria Lombardia, , ritiene quindi indispensabile la necessità di tenere aperte le aziende, dando continuità a tutte le attività produttive e alla libera circolazione delle merci, poiché interrompere oggi le filiere significherebbe perdere il mercato di appartenenza e chiudere imprese di territori a forte vocazione export vuol dire dare all’estero un segnale di mancata capacità produttiva difficile da recuperare nel breve periodo.

Le associazioni territoriali di Confindustria Lombardia stanno lavorando sin dal primo giorno dell’emergenza, anche attraverso l’istituzione di task force dedicate, e sono disponibili a mettere in campo un codice di autoregolamentazione in linea con le prescrizioni sanitarie più ferree e auto imporsi una sospensione in caso di impossibilità a soddisfare i requisiti di sicurezza richiesti dall’emergenza.

Il Codice di autoregolamentazione regionale prevede:

  • sul luogo di lavoro e in tutte le attività connesse, andranno applicati criteri stringenti di sicurezza sanitaria (già oggi adottati) ma che potrebbero essere ulteriormente implementati;
  • limitazione massima degli spostamenti all’interno dei siti e accesso contingentato agli spazi comuni;
  • Smart working per tutte quelle attività che possono essere svolte al proprio domicilio o in modalità a distanza;
  • Incentivo per i propri dipendenti a godere di ferie e congedi retribuiti;
  • Chiusura dei reparti aziendali non indispensabili per la produzione;

Le fabbriche sono oggi probabilmente il posto più sicuro perché hanno adottato da subito misure di prevenzione per la tutela della salute (temperatura misurata con telecamere termiche, controlli su distanze minime obbligatorie, accesso contingentato agli spazi comuni).

Confindustria Lombardia si impegna, infine, ad avviare da subito un censimento delle proprie imprese associate disponibili a chiudere i propri impianti.

Superata questa drammatica fase sappiamo inoltre già che dovremo rimboccarci le maniche per ricostruire dalle macerie, come dopo un terremoto. E in tal senso rappresenta una importante iniezione di fiducia conoscere con certezza le misure che il governo metterà a disposizione delle imprese per superare la crisi.

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TORNA A MILANO IL SEMINARIO ITALO-RUSSO “L’ARTE DELL’INNOVAZIONE”

Milano – Sarà l’innovazione il tema dell’ottavo seminario italo-russo, promosso dall’Associazione  Conoscere Eurasia e dal Consolato Generale della Federazione Russa a Milano.

L’appuntamento per le aziende e gli addetti ai lavori è in calendario oggi giovedì 20 febbraio presso lo studio legale internazionale Gianni, Origoni, Grippo, Cappelli & Partners (Piazza Belgioioso, 2).

Secondo i dati ISTAT elaborati dalla Direzione Ufficio Studi e Ricerche Intesa Sanpaolo, tra gennaio e novembre 2019 le esportazioni italiane verso la Russia hanno superato 7,3 miliardi di euro, in crescita del 4,9%, con macchinari e attrezzature in primo piano.

Il trend dell’interscambio tra Italia e Russia nel 2019 risulta in rialzo per l’export, con la Lombardia che rappresenta un quinto dell’export nazionale. 

“La Russia è un partner economico e commerciale imprescindibile dichiara Antonio Fallico, Presidente dell’Associazione Conoscere Eurasia e Presidente di Banca Intesa Russia – con uno scambio che nel 2019 ha superato i 21 miliardi di euro e un potenziale di incremento del nostro export del 5% per i prossimi due anni. Il settore energetico rappresenta la componente centrale delle relazioni economiche Italia-Russia ed è seguito da un comparto strategico come quello dell’industria, della difesa e dell’alta tecnologia”. 

Sempre secondo ISTAT, le importazioni hanno raggiunto 13,3 miliardi di euro (-2%): il calo è attribuibile alla riduzione dei prezzi degli idrocarburi, gas naturale in primis. 

La Lombardia nei rapporti istituzionali, economici e commerciali con la Russia, occupa il primo posto in Italia e Milano si conferma una delle città protagoniste nelle relazioni economiche con la Russia. 

Milano, nei primi 9 mesi del 2019, si conferma con il 48,8%, alla guida dell’export lombardo verso la Federazione Russa, con un lieve incremento rispetto al 2018 e per un controvalore di 797 milioni di euro. In aumento, rispetto al periodo di riferimento del precedente anno, anche l’import che sale a 582 milioni rispetto ai 419 del 2018. 

“La Lombardia è il motore dell’interscambio commerciale con l’estero dell’Italiaaggiunge Fallicoe nel periodo gennaio-settembre 2019, per valore delle esportazioni, ha occupato il primo posto nella graduatoria delle regioni italiane con il 26,8% (94 miliardi 434 milioni di euro); e il primo posto per valore delle importazioni con il 31,5% (99 miliardi 948 milioni di euro)”. 

Di seguito i dati ISTAT elaborati dalla Direzione Ufficio Studi e Ricerche Intesa Sanpaolo:

In apertura del seminario, nel panel moderato da Fabio Tamburini, direttore de Il Sole 24 Ore, si discuterà del ruolo strategico dell’Italia e della Russia nelle relazioni politiche e economiche tra l’Europa e l’Eurasia.

I lavori si apriranno alle ore 9.00 con i saluti di Gianbattista Origoni, avvocato e socio fondatore dello studio legale internazionale Gianni, Origoni, Grippo, Cappelli & Partners; Attilio Fontana, Presidente della Regione Lombardia; Sergey Razov, Ambasciatore Straordinario e Plenipotenziario della Federazione Russa nella Repubblica Italiana e nella Repubblica di San Marino; Gaetano Miccichè, Presidente Banca IMI; Antonio Fallico, Presidente Banca Intesa Russia e Presidente Associazione Conoscere Eurasia.

Moderatore delle due sessioni del seminario, sarà Antonella Scott, giornalista de Il Sole 24 Ore; focus sulla cooperazione economica, industriale e finanziaria tra Italia e Russia.   

L’evento è organizzato da Associazione Conoscere Eurasia, Consolato Generale della Federazione Russa in Milano, Forum Economico Internazionale di San Pietroburgo e Fondazione Roscongress in collaborazione con Intesa Sanpaolo, Banca Intesa Russia e lo Studio Legale Gianni, Origoni, Grippo, Cappelli & Partners.

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CONFINDUSTRIA: IL DECRETO FISCALE METTE A RISCHIO L’ATTIVITÀ D’IMPRESA E GLI INVESTIMENTI

DICHIARAZIONE CONGIUNTA DEI PRESIDENTI DELLE CONFINDUSTRIE EMILIA-ROMAGNA, LOMBARDIA, PIEMONTE E VENETO.

Marco Bonometti, Enrico Carraro, Pietro Ferrari e Fabio Ravanelli, rispettivamente Presidenti delle Confindustrie Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna e Piemonte, sentono la necessità di esprimere la forte preoccupazione di tutti gli imprenditori delle quattro regioni sul decreto legge fiscale collegato alla manovra di bilancio.

Come richiamato dal Presidente della Repubblica, sono per noi punti irrinunciabili il contrasto all’evasione fiscale e la salvaguardia delle imprese sane che tutti i giorni si confrontano sui mercati nel rispetto delle norme.

Le misure del decreto rischiano di mettere fortemente a repentaglio l’esercizio dell’attività di impresa, generano forte incertezza nell’attività d’azienda sotto il profilo giuridico e allontanano qualsiasi nuovo investimento nel Paese.

L’introduzione dell’ipotesi di confisca allargata − strumento pensato per combattere la criminalità organizzata, applicabile anche nel caso di un ordinario controllo fiscale − porterebbe, senza alcuna sentenza neppure di primo grado, al blocco dei conti correnti aziendali e dunque al blocco sine die delle attività ordinarie delle imprese, dal pagamento degli stipendi ai fornitori.

Nei principali provvedimenti approvati dall’inizio della legislatura − dal decreto dignità alle norme sulle crisi d’impresa e alle ultime leggi finanziarie, sino al decreto fiscale in discussione in questi giorni − emerge un approccio che alimenta le divisioni tra componenti della società civile, come se tra cittadini ed imprese vi fosse una separazione ideologica nei comportamenti e nei valori.

Il clima di criminalizzazione delle imprese, come sottolineato più volte dal Presidente di Confindustria Boccia, non è utile al contrasto dell’evasione e rischia solo di avere effetti negativi sulle attività economiche e sul lavoro.

Infatti, se si collega questa ipotesi legislativa con l’entrata in vigore al 1° gennaio 2020 delle nuove norme già approvate sulla prescrizione, emerge il rischio che le attività produttive restino sospese per tempi lunghissimi, a causa dei ben noti tempi della giustizia, con danni irreparabili anche nei casi in cui venga accertata la non colpevolezza.

Da questo quadro complessivo emerge un approccio anti impresa, fondato sulla presunzione di colpevolezza e con un anticipo delle misure sanzionatorie che appaiono in evidente contrasto con la presunzione di innocenza, con i tempi ragionevoli del processo e con la libertà di impresa.

Siamo convinti che la crescita economica, la piena occupazione, il benessere delle persone e il sistema di welfare siano valori comuni e centrali per una società moderna di un Paese industriale fondatore dell’Unione europea.

Abbiamo bisogno di una vera unità di intenti tra mondo dell’impresa, mondo del lavoro e Istituzioni per perseguire insieme l’idea di un Paese migliore, sostenibile e più giusto.

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BONOMETTI (CONFINDUSTRIA LOMBARDIA): “TAVOLO AUTOMOTIVE, PER COMPETERE CON CINA E USA SERVE PIANO UE SOSTENIBILE CON FOCUS SU ELETTRICO, GUIDA AUTONOMA E SHARING MOBILITY”

Marco Bonometti (Presidente Confindustria Lombardia):L’Italia si doti di un Piano industriale funzionale al quadro europeo, la ripresa passa dall’automotive“.

Roma –  Si è tenuto ieri, 18 ottobre 2019, la riunione del Tavolo Automotive. In tale occasione il Presidente di Confindustria Lombardia, Marco Bonometti , ha rilasciato le seguenti dichiarazioni:

Il settore automotive italiano ed europeo è ad un bivio: innovare o soccombere. L’Europa deve ritrovare la sua unità progettuale sull’auto attraverso una politica industriale comunitaria che definisca il suo posizionamento sull’elettrico e sulla guida autonoma.

Se a livello europeo si sceglierà di soccombere, per l’Italia sarà una lenta agonia: nel nostro Paese le 5700 imprese coinvolte nella filiera e i 1.2 milioni di lavoratori producono il 6% del Pil nazionale, e con un effetto moltiplicatore dell’occupazione uguale a 3.

Non tutte le colpe, però, sono dell’Unione Europea: in Italia sono decenni che non viene fatta una politica industriale di settore, mancano normative di lungo periodo, non c’è un coordinamento tra i vari soggetti della filiera, gli strumenti di sostegno all’industria sono limitati e poco incisivi. Come Lombardia in occasione del World Manufacturing Forum del mese scorso abbiamo avviato un dialogo con le altre regioni più virtuose e competitive d’Europa (Baden-Wurttemberg, Catalunya e Auvergne Rhone Alpes), condividendo le preoccupazioni ma soprattutto la necessità di un Piano di politica industriale europeo fondato su 3 pilastri: Ricerca e Innovazione, Economia circolare e Formazione”.

Gli obiettivi di questo Piano dovranno essere:

  • potenziamento e modernizzazione della filiera attraverso investimenti che coinvolgano grandi imprese, pmi, centri di ricerca e università europee che lavorino sui driver tecnologici (mobilità elettrica, idrogeno, gas naturale, biocarburanti) e su materiali riciclati e alleggerimento dei veicoli;
  • nuove tecnologie e materiali (guida autonoma, batterie hi-tech, big-data);
  • nuovi modelli di business (sharing mobility, pay per use);
  • transizione industriale per competere con l’elettrico cinese e i software americani;

Al governo italiano invece chiediamo di:

  • Interrompere da subito l’Ecotassa in quanto il sistema attuale ha penalizzato le vendite di vetture italiane e ha creato confusione nei consumatori;
  • Rinnovare il parco circolante: servono incentivi e defiscalizzazioni per i finanziamenti relativi agli acquisti dei nuovi veicoli;
  • Armonizzare il sistema normativo europeo al fine di difendere la competitività delle nostre aziende nei confronti di Stati Uniti e Cina;
  • Rilanciare Impresa 4.0 con una strategia di medio/lungo periodo, per dare certezza all’ industria”.

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PRESENTATA LA PRIMA MAPPA DELLE OPPORTUNITA’ TURISTICHE DI 8 PROVINCE LOMBARDE

Due innovativi strumenti di analisi: “Piattaforma Big Data” e “Mappa delle opportunità” presentati per la prima volta in Lombardia con un focus sulle Province lombarde che hanno aderito alla fase sperimentale del progetto di Unioncamere Lombardia in collaborazione con Unioncamere italiana e Uniontrasporti.

Milano – L’estate entra nel vivo e la Lombardia emerge come importante destinazione con ancora ampi margini di crescita, così come testimonia il recente studio realizzato da Unioncamere Lombardia insieme a Uniontrasporti: la prima Mappa delle Opportunità delle provincie lombarde ottenuta sulla base di 89 attrattori turistico-culturali scelti per la sperimentazione. L’innovativa metodologia adottata, che si avvale anche di strumenti di intelligenza artificiale, consentirà a regime di disporre di una piattaforma utile per impostare le strategie di promozione del turismo lombardo e individuare spunti per potenziarne lo sviluppo.

Nella versione digitale, cliccando su ciascuna area si evidenziando i fattori che contribuiscono a rendere performante, oltre che attrattiva, l’area individuata. Si scopre se è segnalata sui motori di ricerca, se ha recensioni turistiche su TripAdvisor, con quale punteggio e percentuale, la tipologia e la qualità di ricezione alberghiera, il sistema di trasporti e viabilità, l’esistenza del sito web, la segnalazione su altri portali online, like e commenti sulle pagine social, presenza di ristoranti stellati, e così via. In altri termini, la Mappa delle Opportunità è una piattaforma innovativa per l’analisi degli attrattori turistico-culturali evidenziando le opportunità attuali delle aree analizzate ma anche ciò che manca o che può essere meglio valorizzato e comunicato per aumentarne le potenzialità e incrementarne le opportunità di sviluppo. Un vero e proprio strumento di supporto alla programmazione istituzionale e aziendale degli operatori pubblici e privati.

I territori provinciali coinvolti dalle Camere di Commercio che hanno aderito sono: Bergamo, Cremona, Lecco, Milano, Monza e Brianza, Lodi, Pavia e Varese.

PIATTAFORMA BIG DATA

È una base dati integrata e dinamica che combina le fonti tradizionali di informazioni sul turismo con fonti web utilizzando le metodologie di rilevazione di Big Data (web, social, compagnie aeree, telefoniche, portali di prenotazioni, recensioni online, ecc.). Oggetto di indagine è il fenomeno turistico nella sua varietà e complessità: destinazioni, singoli prodotti, aspetti organizzativi e gestionali delle imprese, definizione di scenari.

POTENZIALE DI SVILUPPO DELLA LOMBARDIA

Uno studio della LIUC Business School ha evidenziato come le 8 zone monitorate in Lombardia, siano tra quelle ad elevata performance turistica. L’indicatore è costruito sulla base di arrivi, presenze, permanenza media, copertura posti letto, tasso di internazionalizzazione. Sono stati individuati anche degli attrattori turistici innovativi o di nicchia la cui conoscenza e promozione può contribuire all’ulteriore sviluppo dell’area, come ad esempio, borghi storici, ville e castelli, oasi naturalistiche e musei. Tra questi ultimi indichiamo: Museo della Storia Postale (BG), Museo del Bijoux (CR), Museo Moto Guzzi (LC), Museo Fotografia Contemporanea (MI), Museo d’Arte Contemporanea (MB), Museo della Radio (LO), Museo della Fisarmonica (PV), Museo Internazionale del Design Ceramico (VA).

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Il mercato delle calzature in Russia

L’ultimo decennio ha visto una esplosione della domanda di calzature in termini di volume (+25%) e di valore (+78%), la domanda di calzature a livello globale ha continuato ad aumentare, per l’espansione demografica nei paesi emergenti correlata a una maggiore distribuzione della ricchezza. I maggiori esposratori sono l’Italia e la Cina, anche se negli ultimi anni e’ cresciuto notevolmente il ruolo del Vietnam. Difatti, la crescita del costo della manodopera in Cina ha spinto le industrie manifatturiere locali e internazionali a spostare la produzione impianti in altre regioni, principalmente Asia sud-orientale e Asia meridionale.

L’Asia complessivamente nel 2017 detiene l’87% del mercato mondiale della produzione in questo settore merceologico ma negli ultimi anni si è verificata una significativa tendenza al re-shoring dei manufatti di qualità, di cui ha beneficiato l’Europa, che vede raggiungere il picco decennale in termini di quantità della produzione (13,8%), accompagnato da una quota sul valore del 36%.

Gli Stati Uniti rimangono il mercato di riferimento per le importazioni, dato che la produzione interna è molto lontana per coprire la domanda.

Per quanto riguarda il settore della calzatura Italiana nell’est Europa, nel corso del 2018 si e’ partito con una flessione generale delle esportazioni italiane verso l’area dell’ex CSI del -7% in valore e -2% in quantità.  All’interno di questo dato negativo, riconducibile a un crollo (-22,5%) per le calzature da donna, alla contrazione del segmeno pantofole (-50%) e sandali (-18.6%). Si riscontrano piccoli segnali in incoraggianti in sottosettori specifici: degli stivali (+35,5%), delle calzature sportive (+11,1%), coi come le calzature con tomaia “unisex” (+17,4%), le calzature di sicurezza (+85,6%), che però ancora hanno volumi molto marginali.

L’andamento dei prezzi medi ha visto dinamiche annuali incoraggianti:  (+9,7%) nelle calzature sportive, (+267,7%) sul tomaio gomma, (+10,8%) sul tomaio sintetico, (+11,3%) sulle pantofole, (+13,3%) sul tomaio tessuto, il che ha attenuato l’impatto della riduzione dell’export registrato nei volumi.

L’export delle calzature italiane in Russia è trainato da prodotti in pelle e cuoio (64,2%), seguiti dal tessuto (15,6%) e dal sintetico (19,3%) ma con una differente performance che mostra variazioni significative.

Anche la composizione delle aree di produzione calzaturiera il cui export è orientato verso la Russia sta mutando. Nell’ambito di un calo complessivo, le Marche detengono ancora un primato con il 36,9% ma in drastico calo rispetto all’anno precedente (-23,6%). L’Emilia Romagna, al secondo posto, è in flessione (-8,8%) mentre la terza e la quarta posizione, Lombardia (+5,2%) e Veneto (+5,9%) registrano interessanti segni di ripresa.

In realtà, nel quadriennio 2013-2017 la tendenza negativa è diffusa e costante per tutte le regioni, tranne piccole nicchie in Umbria (+434%) e Lazio (+14%); nel distretto di Perugia, la Russia è passata dal diciottesimo all’ottavo posto come cliente per importanza  in valore.

I principali canali di vendita sono rappresentati dagli ipermercati, negozi specializzati (outlet retail localizzati prevalentemente in periferia e generalmente nei grandi centri commerciali), department Stores, Catene Monomarca,

Showroom (spesso concetrate in “shopping streets” o in “aree ex-industriali” riqualificate, dei grandi centri urbani dove il cliente può visionare direttamente il prodotto, il campionario e avere una completa panoramica del brand) e gli e-commerce (anche se in questo caso comprano da piattfaforme logistiche locali, e dunque il produttore di scarpe si deve organizzare in questo senso).

Il presente articolo è tratto da un’analisi di mercato effettuata da GruppoBPC International  durante le sue attività di monitoraggio dei trend di consumo.

GRUPPOBPC INTERNATIONAL




PUBBLICATI I RISULTATI L’ANDAMENTO DELLE IMPRESE MANIFATTURIERE IN LOMBARDIA NEL 4° TRIMESTRE 2018 E IL FOCUS INVESTIMENTI

Milano La produzione industriale lombarda torna a crescere nel quarto trimestre 2018, segnando un +1,0% rispetto al trimestre precedente. Questo risultato fa sì che la crescita media annua si mantenga vicina al buon risultato dello scorso anno (+3,0% contro il +3,7% del 2017). Il dato tendenziale del quarto trimestre conferma, invece, il processo di decelerazione in atto, con una riduzione dei tassi di crescita di tutte le variabili.

Positivo anche il risultato congiunturale dell’artigianato (+0,3%), mentre rallenta anche in questo caso la crescita tendenziale (+1,4% il quarto trimestre e +1,9% la media annua).

In peggioramento le aspettative degli imprenditori industriali per la produzione, gli ordini e l’occupazione e, in particolare, per la domanda interna che torna in area negativa. Quadro peggiore per l’artigianato, con aspettative negative che prevalgono per tutti gli indicatori.

Il focus di approfondimento dedicato agli investimenti delle imprese manifatturiere lombarde riporta un quadro complessivamente positivo per il 2018, anche se la quota di imprese che hanno effettuato investimenti è lievemente diminuita rispetto al 2017 sia per l’industria (dal 64% al 61% nel 2018) che per l’artigianato (dal 34% al 28%). Le prospettive sugli investimenti per il 2019 delineano una situazione in peggioramento.

I dati presentati derivano dall’indagine relativa al quarto trimestre 2018 che ha riguardato un campione di più di 2.600 aziende manifatturiere, suddivise in imprese industriali (più di 1.500 imprese) e artigiane (più di 1.100 imprese).

Nel quarto trimestre 2018 si registra una ripresa congiunturale della produzione industriale (+1,0% destagionalizzato), dopo i dati negativi dei due trimestri centrali dell’anno, che mantiene la crescita tendenziale al +1,9%, anche se in decelerazione rispetto ai trimestri di inizio anno (+3,7 e +3,9 i primi due trimestri). Considerando la media annua (+3,0%) la crescita è quasi in linea con la media del 2017 (+3,7%).

Anche per le aziende artigiane manifatturiere il dato congiunturale è positivo (+0,3% destagionalizzato), e si registra una identica decelerazione del dato tendenziale rispetto ai trimestri di inizio anno (dal +2,3% e +2,7% al +1,4%). Di simile intensità anche la decelerazione della media annua che passa dal +2,6% del 2017 al +1,9%.

L’indice della produzione industriale, sale a quota 111,8 (dato destagionalizzato, base anno 2010=100) avvicinandosi al massimo pre-crisi (pari a 113,3 registrato nel 2007).

Per le aziende artigiane l’indice della produzione è a quota 98,6 (dato destagionalizzato, base anno 2010=100), ancora sotto quota 100.

Da un punto di vista settoriale, il 2018 si chiude con un risultato complessivamente positivo della produzione che mostra una contrazione solo per l’abbigliamento (-2,4% la media annua) e il pelli-calzature (-1,1%). Crescono più della media regionale i settori della meccanica (+4,8%) e dei minerali non metalliferi (+3,9%). Più eterogenei i risultati positivi ma inferiori alla media lombarda che passano dal +2,7% di legno-mobilio e industrie varie al +0,9% dei mezzi di trasporto con, in posizione intermedia, chimica e alimentari (+1,9% entrambi) e carta-stampa (+1,7%).

Per l’artigianato, l’analisi settoriale evidenzia il momento difficile vissuto dal comparto moda, in particolare dal pelli-calzature che riduce del 4,2% i livelli produttivi in corso d’anno. Più contenuta la contrazione dell’abbigliamento (-0,4%) e del tessile (-0,1%). Chiudono il 2018 in negativo anche i settori della carta-stampa (-0,9%) e della gomma-plastica (-1,9%). Trainano il comparto, invece, i settori della meccanica (+3,8%), della siderurgia (+3,0%) e delle manifatturiere varie (+2.1%), che conseguono risultati superiori alla media regionale. Significativamente positivi anche i minerali non metalliferi e il legno-mobilio (+1,7%). Solo di poco oltre lo zero gli alimentari (+0,3%).

Il dato medio generale nasconde andamenti differenziati fra le imprese: è del 50% per l’industria la quota di aziende in crescita, in leggera diminuzione rispetto ai trimestri precedenti, mentre aumentano quelle in contrazione (35%).

Nell’artigianato è meno della metà la quota di aziende in crescita (44%), con quelle in contrazione salite dal 30% al 33% negli ultimi due trimestri.

Il fatturato a prezzi correnti per l’industria cresce ancora su base annua ma con un leggero rallentamento (+4,7% nel 2018 contro il +5,6% del 2017). Più intensa, rispetto alla produzione, la crescita del fatturato nel quarto trimestre (+3,3%). Lo sfasamento del fatturato rispetto alla produzione può essere dovuto sia all’aumento dei prezzi sia alla vendita di prodotti finiti presenti in magazzino. Per l’artigianato il rallentamento è più marcato con la variazione media annua al +1,7% contro il +3,0% dello scorso anno, e una crescita tendenziale nel quarto trimestre dell’1%.

L’andamento degli ordinativi ricalca quello della produzione, con tassi di crescita in progressiva decelerazione. Gli ordinativi provenienti dal mercato interno si presentano i più dinamici nell’ultimo quarto dell’anno e crescono complessivamente del 2,7% su base annua (contro il +5,2 del 2017). Gli ordini dall’etero in corso d’anno hanno dimezzato i tassi di crescita tendenziali (dal +6,5% del primo trimestre al +2,3% del quarto), limitando a un +0,4% la crescita congiunturale di fine anno.

Le imprese artigiane ripropongono lo stesso schema, riducendo i tassi di crescita tendenziali fino a solo il +0,5% nel quarto trimestre, sia per gli ordini interni che per gli ordini esteri. Queste dinamiche portano la crescita media annua degli ordini interni all’1,0% (contro il +2,1% del 2017) e quella degli ordini esteri al +1,6% (contro il +3,0% del 2017).

L’occupazione per l’industria presenta un saldo negativo (-0,3%), a causa di un rallentamento del tasso d’ingresso sceso all’1,7%, un punto in meno rispetto al 2017, mentre il tasso d’uscita si mantiene stabile al 2,0%. Considerando la variazione congiunturale al netto degli effetti stagionali, il risultato diviene leggermente positivo (+0,1%), ma molto vicino alla variazione nulla. In ripresa il ricorso alla CIG, con una quota di aziende che dichiara di aver utilizzato ore di cassa integrazione al 6,5% e la quota sul monte ore poco oltre l’1%.

Anche nell’artigianato il saldo è negativo (-0,4%), a causa di una accelerazione del tasso d’uscita al 2,6% e un tasso d’ingresso pressoché stabile (2,2%). Considerando la variazione congiunturale al netto degli effetti stagionali, il risultato rimarca la stabilità dei livelli con una variazione nulla. In leggera ripresa il ricorso alla CIG, con una quota di aziende che dichiara di aver utilizzato ore di cassa integrazione al 2,0% e la quota sul monte ore dello 0,4%.

Le aspettative degli imprenditori industriali sulla produzione sono in peggioramento mentre mantengono il livello quelle relative all’occupazione. Peggiorano anche le aspettative sulla domanda, sia per il mercato interno che per l’estero, con quelle per il mercato interno che si inoltrano in territorio negativo.

Nel caso dell’artigianato, le aspettative danno indicazioni negative per l’inizio del 2019, con un saldo tra previsioni di crescita e diminuzione in peggioramento per tutte le variabili.

Contrariamente a quanto emerge dalle discussioni riguardanti l’andamento congiunturale dell’economia italiana, comprese fra i timori di una recessione alle porte e una fase di stagnazione incipiente, il dato congiunturale della produzione manifatturiera lombarda nel IV trimestre del 2018 è risultato positivo (+1%) e in linea con le nostre previsioni. Questa crescita trova riscontro nei dati relativi al fatturato, agli ordini, all’occupazione e al tasso di utilizzo degli impianti. Il risultato esce rafforzato dalla performance delle imprese artigiane, anche loro cresciute nel IV trimestre rispetto a quello precedente.

Queste considerazioni non devono però portare a un atteggiamento trionfalistico. Infatti, l’esame dei dati tendenziali mostra che è in atto un processo di decelerazione che sembra interessare in particolare la componente estera, da sempre una dei principali motori di traino dell’economia lombarda. Questa tendenza è stata in parte compensata dalla crescita della domanda interna, dove gli investimenti sono stati la componente più dinamica. Questo processo di sostituzione risulta essere a rischio per il 2019, come del resto le peggiorate aspettative degli imprenditori lasciano trasparire e come le nostre stesse previsioni sembrano sostenere. Le difficoltà non stanno solo nel dover affrontare un contesto internazionale dominato da rischi di revisione verso il basso, ma anche di fronteggiare una situazione in cui gli investimenti non sembrano più tenere il passo, come risulta dal nostro focus di approfondimento.

L’approfondimento di questo trimestre è infatti dedicato agli investimenti e ci consente di monitorare l’andamento dell’accumulazione di capitale per le imprese manifatturiere della nostra regione, che ha costituito un importante driver per la crescita di questi ultimi anni. I risultati della nostra indagine mostrano che la quota di imprese che hanno fatto investimenti nel 2018 è ancora rilevante ma si è ridotta passando dal 64% al 61%, per l’industria, e dal 34% al 28% per l’artigianato, dopo quattro anni di crescita. Più intensa la contrazione se si considerano le previsioni di investimento per il prossimo anno: dal 63% al 54% per l’industria e dal 28% al 18% per l’artigianato.

Ovviamente la propensione all’investimento risente in misura importante della dimensione aziendale, sia per il comparto industriale che per quello artigiano. La quota di imprese che ha realizzato investito nel 2018 è più alta per le imprese più grandi (oltre i 200 addetti – 87%), minore per le medie da 50 a 199 addetti (75%) e quelle da 10 a 49 addetti (45%) sino ad arrivare al 19% delle micro (da 3 a 5 addetti).

Differenziazioni si riscontrano anche a livello settoriale, con comparti più dinamici sotto il profilo degli investimenti quali la chimica, la siderurgia e il settore alimentare per l’industria, e la siderurgia, le manifatture varie e la gomma-plastica per l’artigianato.

La maggior parte delle risorse delle imprese manifatturiere lombarde sono state investite in macchinari e impianti legati anche alle tematiche di industria 4.0 (68% per l’industria e 73% per l’artigianato), e quote intorno al 10% sono state dedicate a fabbricati, informatica e altri investimenti materiali ed immateriali. Gli investimenti immateriali, anch’essi rilevanti per i processi di digitalizzazione delle imprese, hanno riguardato prevalentemente software e servizi di consulenza, R&S e formazione.

La possibilità di usufruire di agevolazioni per gli investimenti è rilevante per gli imprenditori lombardi. Il 69% delle imprese industriali che hanno realizzato investimenti nel 2018 ha usufruito di agevolazioni. Meno rilevante appare invece per gli imprenditori artigiani, i quali hanno utilizzato agevolazioni nel 54% dei casi. Gli strumenti più utilizzati sono stati il super ammortamento (51% per l’industria e 37% per l’artigianato) e l’iper ammortamento (35% per l’industria e 19% per l’artigianato). Sui restanti strumenti i due comparti si differenziano: l’industria ha utilizzato maggiormente il credito d’imposta R&S (22%) e l’artigianato il credito innovazione (17%).

RED