European Open: ad Amburgo Andrey Rublev supera Tsitsipas e vince il terzo titolo in stagione

Amburgo – Un anno fa, la terra tedesca aveva significato il rientro in campo dopo l’ennesimo infortunio della sua giovane carriera, e la finale raggiunta il punto di partenza verso la risalita tra i grandi del tennis mondiale. Andrey Rublev, che a febbraio del 2018 si era spinto a ridosso della top 30 (numero 31 al mondo il 19 febbraio), un anno dopo (nel 2019) si era ritrovato scaraventato fuori dalla top 100 (n. 115 del ranking il 18 febbraio). Il russo, però, dopo aver recuperato la condizione, ha avuto la forza di reagire, di ritrovare match dopo match il suo tennis e, dopo la finale di Amburgo, finire in crescendo il 2019, culminato con il trionfo casalingo alla Kremlin Cup, a Mosca, ovvero nella città che il 20 ottobre del 1997 gli ha dato i natali. Terminato il 2019 da numero 23 del mondo, Andrey ha iniziato il 2020 in modo entusiasmante, vincendo due tornei consecutivi: a Doha (Qatar) ed Adelaide (Australia), spingendosi fino alla posizione numero 14 del ranking ATP. Poi, sul più bello, è arrivata la pandemia. Dopo aver vinto un torneo esibizione in Austria a luglio, Rublev ha raggiunto i quarti di finale agli US Open, fermato nella sua corsa solo dal connazionale Daniil Medvedev. Un risultato importante, quello ottenuto sul cemento newyorkese, che gli ha consentito di agguantare il suo best ranking, ovvero la posizione numero 12 al mondo, ad un passo dall’obiettivo da sempre dichiarato: la top ten.

All’European Open di Amburgo, torneo di categoria ATP 500, Andrey Rublev si è presentato da testa di serie numero 5. Il giovane tennista russo al primo turno ha avuto la meglio sullo statunitense Tennys Sandgren, liquidato con un doppio 6-3 in poco più di un’ora di partita, mentre agli ottavi di finale un altro statunitense, Tommy Paul, lo ha costretto al terzo set (6-1, 3-6, 6-2). D’autorità il successo ai quarti sullo spagnolo Roberto Bautista-Agut (numero 11 del ranking e 4 del seeding), superato in due set (6-2, 7-5) e di spessore (6-2, 6-4) quello sul norvegese Casper Ruud (semifinalista a Roma e tra i più in forma sulla terra rossa) che gli ha spalancato le porte della finale. Ultimo ostacolo per la conquista del titolo il greco (di madre russa) Stefanos Tsitsipas, numero 6 al mondo e 2 del tabellone. In una finale ben giocata, a tratti spettacolare, ad avere la meglio è stato Rublev, che ha visto premiata la sua maggior regolarità, a discapito di un greco troppo discontinuo e letteralmente crollato nel finale quando, presentatosi a servire per il titolo nel terzo parziale sul 5 a 4 in suo favore, ha perso tre game di fila chiudendo il match con un doppio fallo che, dopo due ore e ventuno minuti di battaglia sportiva senza esclusione di colpi, ha sancito il 6-4, 3-6, 7-5 in favore del moscovita. Per Andrey, che ha issato la bandiera russa in Germania per la prima volta dopo il 2009 (quando ad imporsi fu Nikolay Dadydenko), è arrivato così il quinto successo in carriera nel circuito ATP, il terzo in stagione, il primo nella categoria 500.

Non ci sarà però neanche il tempo di godersi il meritato successo. Mentre si giocava la finale ad Amburgo, a Parigi si sono già aperte le danze per il terzo ed ultimo slam stagionale (a Wimbledon non si è giocato quest’anno), il Roland Garros. In Francia, Andrey (testa di serie numero 13) giocherà il primo turno contro lo statunitense Sam Querrey. Nel main draw anche i connazionali Daniil Medvedev (testa di serie numero 4), atteso dal confronto con l’ungherese Marton Fucsovics, e Karen Khachanov (testa di serie numero 15) che al primo turno sfiderà il polacco Kamil Majchrzak.

Stefano Tardi




Mosca: al via l’edizione 2019 della VTB Kremlin Cup: Kasatkina e Khachanov difendono il titolo

Mosca – Con le qualificazioni al tabellone principale iniziate il 12 ottobre ha avuto inizio la Kremlin Cup, giunta all’edizione numero 30 per quel che riguarda il circuito ATP (922.520 dollari di montepremi), e la numero 24 per quello WTA (1.032.000 dollari di montepremi), che quest’anno si disputa all’interno dell’Ice Palace Krylatskoe. Lunghissima la lista di successi dei padroni di casa nel torneo moscovita che dal 2007 si gioca sul cemento indoor. In campo maschile le prime due edizioni (1990, 1991) furono conquistate da Andrey Cherkasov. Dopo il successo di Volkov (1994), restano indelebili nella memoria i cinque trionfi consecutivi (dal 1997 al 2001) di Evgeny Kafelnikov, a tutt’oggi il tennista che vanta il maggrior numero di successi nel torneo. Tre i trionfi di Nikolay Davydenko (2004, 2006, 2007), inframmezzati dal successo di Igor Andreev (2005) e seguiti poi da quelli di Igor Kunicyn (2008) e Mikhail Youzhny (2009). Poi un lungo digiuno, interrotto nella passata edizione (2018) dal trionfo di Karen Khachanov, vittorioso in finale sul francese Adrian Mannarino 6-2, 6-2. Khachanov, reduce dal secondo turno a Shangai e dalla semifinale di Pechino, sembra in ripresa ed inizia a vedere i frutti della collaborazione con l’ex tennista Nikolay Dadydenko, iniziata a fine estate. Testa di serie numero 2 del tabellone e quindi già al secondo turno, attende il vincitore del match di primo turno tra il tedesco Kohlschreiber ed il francese Herbert. Numero uno del tabellone è Daniil Medvedev che, fresco vincitore del Master di Shangai, attende al secondo turno l’esito dell’incontro del derby russo tra le wild card Alibek Kachmazov ed Alen Avidzba. Nella parte alta del main draw anche la testa di serie numero 6, Andrey Rublev, che al primo turno se la vedrà con il kazako Alexander Bublik e cerca un risultato importante davanti al proprio pubblico per provare l’assalto alle prime trenta posizioni della classifica mondiale. In tabellone dalle qualificazioni anche Artem Dubrivnyy, atteso dal serbo Kecmanovic. Nella parte bassa, Evgeny Donskoy, in tabellone grazie ad una wild card, è atteso da un primo turno insidioso contro il kazako Mikhail Kukushkin.
In ambito femminile, i primi successi nella Kremlin Cup portano la firma di Anastasia Myskina (2003, 2004). Nel 2006 fu la volta di Anna Chakvetadze, mentre nel 2007 fu Elena Dementieva ad iscrivere il proprio nome nell’albo d’oro del torneo di casa rimontando 5-7, 6-1, 6-1 Serena Williams. Il sucesso di Anastasia Pavlyuchenkova (2014) precede la doppietta di Svetlana Kuznetsova, vittoriosa nel 2015 e 2016. Poi, nell’ultima edizione, il trionfo di Daria Kasatkina, capace di rimontare la tunisina Ons Jabeur 2-6, 7-6 (3), 6-4. Per Dasha, reduce dai quarti di finale raggiunti a Pechino (miglior risultato in stagione), il torneo di Mosca è forse l’ultima possibilità per provare a raddrizzare una stagione fin qui difficilissima. Inserita nella parte bassa del main draw, al primo turno troverà l’ucraina Dayana Yastremska (testa di serie numero 5 del tabellone) poi, in caso di successo, possibile derby con la connazionale Natalia Vikhliantseva, che attende l’esito delle qualificazioni per conoscere il nome della propria avversaria. Così come, nella parte alta, la testa di serie numero 8 Ekaterina Alexandrova che, incaso di successo, al secondo turno troverà sicuramente una connazionale, quella che uscirà vincitrice nel derby tra Anastasia Potapova e la wild card Anna Kalinskaya. Svetlana Kunetsova trova al primo turno la giovane promessa ceca Karolina Muchova, mentre Anastasia Pavlyuchenkova è attesa dal difficile confronto con la greca Maria Sakkari (testa di serie numero 7). La finalista della passata edizione Ons Jabeur sarà invece invece l’avversario di primo turno per Veronika Kudermetova.
Stefano Tardi



ATP San Pietroburgo: Medvedev, Khachanov e Rublev a caccia del titolo in patria. Berrettini guida la delegazione italiana

San Pietroburgo – Conclusa la stagione nordamericana con lo slam newyorkese, il circuito si avvia, tra Asia ed Europa, verso il finale di questo 2019 che culminerà con le ATP Finals di Londra, prima della Coppa Davis. Questa settimana, fino a domenica 22 settembre, i riflettori saranno puntati sul Petersburg Sports and Concert Complex, l’impianto che è il teatro del torneo ATP 250 di San Pietroburgo (cemento indoor, montepremi da 1.248.665 dollari). Un evento che ha fatto la sua prima apparizione nel 1995 e che (con la sola eccezione del 2014 in cui non si disputò) è giunto ormai alla sua ventiquattresima edizione. Quattro i successi dei padroni di casa: Evgeny Kafelnikov (1995), Marat Safin (2000, 2001) e Mikhail Youzhny (2004).

Dopo le fatiche nordamericane (4 finali su 4 tornei, tra cui quella epica degli US Open conclusa al quinto set dopo quasi cinque ore di battaglia sportiva con Rafael Nadal), Daniil Medvedev non sembra intenzionato ad arrestare la sua corsa. Il giovane moscovita (classe ’96), dopo il Master 1000 conquistato a Cincinnati e la finale di New York, si è issato fino alla quarta posizione del ranking mondiale, alle spalle solo delle tre leggende viventi che rispondono ai nomi di Novak Djokovic, Rafael Nadal e Roger Federer. Daniil (finito anche sull’ultimo numero di Vogue Russia), che a San Pietroburgo è la testa di serie numero 1 (e già al secondo turno grazie ad un bye, dove potrebbe trovare sulla sua strada il connazionale Evgeny Donskoy entrato nel main draw grazie ad una wild card), proverà a conquistare il titolo per la gioia dei sostenitori, che da 15 anni non vedono un russo imporsi sul cemento amico. Ma non sarà l’unico. Dall’altro lato, nella parte bassa del tabellone, Karen Khachanov (testa di serie numero 2 e pertanto anche lui già al secondo turno in attesa di sfidare il vincente del match tra il portoghese Joao Sousa e lo slovacco Jozef Lovalik), proverà a riscattare una stagione fin qui piuttosto deludente. Karen è chiamato a dare una sterzata decisa ad una situazione che rischia di complicarsi ulteriormente nei prossimi mesi. Sebbene occupi ancora la nona posizione mondiale, nella race il russo è il numero 19 della classifica e, da qui a fine anno, avrà due cambiali pesantissime da riscattare, la Kremlin Cup e, sopratutto, il Master 1000 di Parigi-Bercy, conquistati in un 2018 che fu, invece, da incorniciare. Situazione diversa per Andrey Rublev (testa di serie numero 5, atteso al primo turno dal qualificato bielorusso Ivashka), che dal rientro dopo l’infortunio ha inanellato una serie di buoni risultati, trovando una continuità che gli sta permettendo di risalire rapidamente la classifica, dove attualmente ricopre la posizione numero 38 (ma è già 31 nella race). Inserito nella stessa parte di tabellone del connazionale Medvedev, Andrey è atteso da un probabile derby nei quarti di finale. Partendo dalle qualificazioni è entrato nel tabellone principale Alexey Vatutin, opposto al primo turno all’ungherese Marton Fucsovics.

Tra i protagonisti annunciati del torneo spicca la testa di serie numero 3 del tabellone, Matteo Berrettini, che, al pari di Medvedev, può essere considerato la vera rivelazione di questo 2019. Nato a Roma il 12 aprile 1996, Matteo, dopo aver conquistato il primo titolo in carriera a Gstaad nel luglio dello scorso anno, aveva chiuso il 2018 alla posizione numero 54 della classifica ATP.  Quest’anno, dopo aver confermato la sua competitività su terra rossa vincendo l’Hungarian Open, ha sfruttatto le sue qualità fisiche (196 cm di altezza) e tecniche (un servizio devastante) per imporsi anche sulle superfici veloci. Dopo una spettacolare stagione sull’erba, impreziosita dal successo di Stoccarda nella Mercedes Cup (6-4, 7-6 all’astro nascente canadese Félix Augier-Aliassime), cui è seguita la semifinale di Halle e l’ottavo di finale conquistato a Wimbledon (dove si è inchinato solo a Sua Maestà Roger Federer), Berrettini, dopo un infortunio che lo ha costretto a saltare parte della stagione nordamericana, si è confermato ai massimi livelli raggiungendo la semifinale degli US Open. Per l’azzurro, adesso, il sogno è raggiungere le ATP Finals di Londra. Un obiettivo tutt’altro che impossibile per il tennista romano, che attualmente occupa la posizione numero 13 (ma che è nono nella race) e che da qui a fine anno ha pochi punti da difendere. Una rincorsa che partirà da San Pietroburgo, di cui Matteo conserva ottimi ricordi. Nella scorsa edizione infatti, insieme al connazionale Fabio Fognini, ha conquistato il titolo in doppio. A completare la nutrita spedizione italiana ci saranno anche il lucky loser Matteo Viola (che se la vedrà al primo turno con il padrone di casa Donskoy), Thomas Fabbiano e Salvatore Caruso (attesi da un derby nel primo turno). Eliminati invece in apertura di torneo la giovane promessa Jannik Sinner, classe 2001 e già numero 127 del mondo (in tabellone grazie ad una wild card), sconfitto 6-3, 7-6 (4) dal kazako Mikhail Kukushin (numero 6 del seed) e Stefano Travaglia, superato 7-5, 6-2 dal francese Adrian Mannarino. Tra i favoriti della vigilia, il croato Borna Coric (numero 4 del tabellone) rappresenta una delle novità più significative del circuito maschile (è coetaneo di Medvedev e Berrettini) ed attualmente ricopre la quindicesima posizione del ranking ATP.

Stefano Tardi




Montreal: Khachanov supera Zverev e raggiunge Medvedev nella semifinale della Rogers Cup

Montreal – Archiviata la stagione su terra rossa, il circuito si è traferito in nordamerica per tornare a dare spettacolo sul cemento. Prima dello US Open, ultimo slam di stagione che aprirà i battenti il prossimo 26 agosto a New York, due gli eventi principali (categoria Master 1000) in programma: la Rogers Cup (quest’anno a Montreal) e, a seguire, il Western&Southern Open di Cincinnati. In Canada, il numero 8 della classifica ATP e numero 6 del tabellone Karen Khachanov, dopo il bye al primo turno, è sceso in campo con il campione svizzero Stan Wawrinka, sconfitto 6-4, 6-7 (3), 6-2, prima di imbattersi nel beniamino di casa Felix Augier-Aliassime. Qui il russo ha dato prova di grande carattere, recuperando un match che sembrava compromesso, quando, dopo aver perso il primo set, era andato sotto di un break in apertura del secondo parziale, prima di rimontare e vincere una maratona durata quasi tre ore 6-7 (9), 7-5, 6-3, conquistando così i quarti di finale. Ad attenderlo ha trovato il tedesco (di genitori russi) Alexander “Sasha” Zverev, passato dalla conquista delle ATP Finals del 2018 ad un periodo di crisi a cui neanche la collaborazione con Ivan Lendl, da poco interrotta, ha saputo porre rimedio. Eppure un avversario da non sottovalutare, perchè capace, ad appena ventidue anni, di aver già messo in bacheca ben 11 titoli in cui, oltre alle Finals, spiccano ben 3 Masters 1000 (tra qesti anche la Rogers Cup, conquistata nel 2017 in finale contro Roger Federer).

Primo set – Si parte con Zverev al servizio, ed il primo game è lo specchio del difficile momento attraversato dal tennista nativo di Amburgo. Sasha inizia il match con un rovescio in rete, a cui segue un doppio fallo; un errore di dritto lo porta sotto 0-40, che significa tre opportunità per Khachanov di strappare il servizio all’avversario in apertura. Il russo non deve neanche impegnarsi: il secondo doppio fallo di Zverev gli regala il break.  Un avvio disastroso che indirizza il set, visto che poi i servizi prendono a comandare i game lasciando poche chance in risposta. Nel sesto gioco, sul servizio di Khachanov, Zverev prova a prendere l’iniziativa e conquista il primo punto del game con una efficace discesa a rete; porta il russo ai vantaggi ma non riesce a procurarsi la palla break. Sulla parità Khachanov prima conquista il vantaggio con un servizio al corpo, poi si porta a casa il gioco grazie all’ennesimo (brutto) errore del tedesco, che spedisce in rete un tentativo in back di rovescio. Nel nono e decisivo gioco un doppio fallo di Zverev regala due set point consecutivi a Khachanov. Sasha scaglia a terra la racchetta dando sfogo a tutta la sua frustrazione; non contento, infierisce sulla stessa distruggendola. Il pubblico canadese manifesta il suo disappunto ed il tedesco, per farsi perdonare, regala il cimelio ad un giovane supporter. Cambiata la racchetta Sasha annulla il primo set point grazie ad un servizio al corpo; il secondo, invece, è annullato con uno splendido dritto lungo linea che sfrutta l’efficacia del servizio esterno precedentemente scagliato per aprirsi il campo. Game interminabile con il tedesco che salva altri tre set point, prima che il russo si conquisti la sesta opportunità con un dritto in contropiede. Zverev cerca nuovamente la soluzione con servizio esterno e dritto, ma stavolta il colpo in lungo linea è out e consegna il set al russo: 6 giochi a 3 in 36 minuti.

Secondo set – Dominio dei servizi nei primi cinque giochi in cui non si concedono più di due punti in risposta. Nel sesto game, però, arriva il passaggio a vuoto di Zverev che decide il match. Due errori di rovescio ed uno splendido passante stretto del russo valgono tre opportunità consecutive di strappare il servizio al tedesco che, come nel primo game del primo set, regala il break a Khachanov con un doppio fallo. Nel nono ed ultimo game Zverev ha una reazione d’orgoglio e si procura le prime (ed uniche) due palle break del match. Khachanov ha però il merito di restare lucido ed infila quattro punti consecutivi, chiudendo l’incontro con una gran prima di servizio sul rovescio del tedesco che risponde in rete: finisce 6-3, 6-3 in un’ora e tredici minuti di partita. Ad attenderlo in semifinale il connazionale Daniil Medvedev, che in precedenza aveva liquidato in meno di un’ora con il punteggio di 6-3, 6-1 l’austriaco Dominic Thiem, numero 4 della classifica ATP e testa di serie numero 2 del torneo. Per Medvedev è la conferma di uno stato di forma eccezzionale, già palesato pochi giorni fa con la finale raggiunta a Washington. Sopratutto, la conferma di un feeling particolare con il cemento, quello nordamericano soprattutto, visto che proprio da qui, circa dodici mesi fa, con la vittoria al Winston-Salem Open (secondo titolo ATP conquistato in carriera) è iniziato un periodo di ininterrotta continuità di risultati, che lo ha portato a conquistare la top ten della classifica mondiale, a ridosso del connazionale Khachanov. I due si erano incontrati in una semifinale già lo scorso anno, durante la Kremlin Cup, a Mosca. A spuntarla in tre set, in quell’occasione, fu un Khachanov in stato di grazia che avrebbe vinto il titolo e, appena due settimane dopo, si sarebbe imposto in finale sul numero uno al mondo Novak Djokovic per conquistare il suo primo Master 1000 in carriera, quello di Parigi-Bercy. Stavolta l’esito appare più incerto; comunque vada, nella finale di domenica, ci sarà un russo a provare a conquistare la Rogers Cup 2019.

Stefano Tardi