ANDAMENTO DELL’ATTIVITÀ INDUSTRIALE IN ITALIA: CRESCENTE PREOCCUPAZIONE SULLE PROSPETTIVE

La produzione industriale italiana registra il primo stop in settembre, dopo quattro mesi di crescita robusta. Nel terzo trimestre si rileva un rimbalzo del 29,5% rispetto al secondo, mentre il quarto potrebbe segnare una nuova caduta dell’attività in conseguenza del peggioramento del contesto economico generale a causa della recrudescenza dei contagi da Covid-19. Le indagini condotte in ottobre mostrano sia tra gli imprenditori manifatturieri che tra le famiglie una crescente preoccupazione sulle prospettive economiche nei prossimi mesi.

L’andamento della produzione industriale in Italia

Il Centro Studi Confindustria rileva, in suo ultimo comunicato, un aumento della produzione industriale dello 0,4% in ottobre su settembre, quando è stimata diminuire del 3,2% su agosto. Nel terzo trimestre si registra un incremento congiunturale del 29,5%, dopo il -16,8% rilevato dall’ISTAT nel secondo. Rispetto al terzo trimestre del 2019 la variazione nei mesi estivi si attesta al -5,8%. La variazione congiunturale acquisita nel quarto trimestre è di +0,7%. La produzione, al netto del diverso numero di giornate lavorative, diminuisce in ottobre dell’1,6% rispetto allo stesso mese del 2019; in settembre è vista in calo del 4,0% sui dodici mesi. Gli ordini in volume diminuiscono in ottobre dell’1,4% sul mese precedente (-1,4% annuo) e in settembre dello 0,3% su agosto (-4,8% su settembre 2019).

L’andamento della produzione industriale nei due mesi di rilevazione evidenzia un rallentamento della crescita dopo il forte recupero nei mesi estivi. Sulla debole dinamica dell’attività in settembre e ottobre ha inciso la marcata riduzione delle scorte di magazzino, rilevata dall’indagine Ihs-Markit sul PMI manifatturiero e da quella ISTAT sulla fiducia; dal punto di vista della domanda, invece, il freno è venuto soprattutto dalla componente estera. Per quanto riguarda le attese, in ottobre gli imprenditori manifatturieri hanno espresso una maggiore preoccupazione sulla dinamica di ordini e produzione a tre mesi, in linea con il peggioramento della crisi sanitaria, non solo in Italia ma anche nei principali partner commerciali europei.

Anche tra le famiglie italiane è aumentata l’incertezza, che si è riflessa in una diminuzione della fiducia in ottobre, dopo due mesi di recupero. Tutte le componenti dell’indice composito sono risultate in calo, in particolare quelle relative al clima economico e al clima futuro. Sono peggiorate soprattutto le attese sulla situazione economica personale e sulla disoccupazione, mentre è aumentato il saldo relativo alle opportunità attuali di risparmio. Una lettura integrata di queste variabili suggerisce che gli accresciuti timori, legati alla recrudescenza dei contagi in Italia, hanno già portato a una maggiore prudenza nelle decisioni di spesa delle famiglie e quindi a una riduzione dei consumi che, verosimilmente, continuerà anche nei prossimi mesi, in linea con l’atteso peggioramento della crisi sanitaria. È difficile intravedere nel breve periodo segnali di ripresa economica.

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CENTRO STUDI CONFINDUSTRIA: CONSEGUENZE DEVASTANTI DEL COVID-19 PER L’ECONOMIA

Il Centro Studi Confindustria ha diffuso pochi giorni fa giorni fa le sue previsioni per l’andamento dell’economia italiana, duramente colpita dalle conseguenze dell’epidemia di COVID-19.

L’impatto del Covid-19 e delle misure di contenimento del contagio è stato devastante in marzo, quando l’attività è scesa del 16,6% su febbraio, portando l’indice di produzione indietro sui livelli di quarantadue anni fa. Le prospettive sono in forte peggioramento. Per il secondo trimestre, anche in conseguenza della chiusura di circa il 60% delle imprese manifatturiere, la caduta dell’attività potrebbe raggiungere il -15%. La diminuzione del valore aggiunto nell’industria contribuirà negativamente alla dinamica del Pil italiano, previsto arretrare del 3,5% nel primo trimestre e del 6,5% nel secondo.

Sotto l’ipotesi che la fase acuta dell’emergenza sanitaria termini a maggio 2020 e che l’attività produttiva riprenda gradualmente da fine aprile a fine giugno, il CSC ha stimato un calo del PIL in Italia del 10% nei primi due trimestri, rispetto a fine 2019. Seguito da un parziale recupero nella seconda metà dell’anno. Nella media del 2020, il CSC ha previsto una caduta del PIL pari al -6%.

Nel caso in cui la situazione sanitaria non evolvesse positivamente in una direzione compatibile con questo scenario dell’offerta, le previsioni economiche andrebbero riviste al ribasso. Il CSC ha stimato che ogni settimana in più di blocco normativo delle attività produttive, secondo i parametri attuali, potrebbe costare una perdita ulteriore di PIL nell’ordine di almeno lo 0,75%. L’analisi dell’IFO del 2 aprile Uno dei principali istituti di analisi economica in Germania, l’IFO di Monaco di Baviera, ha diffuso oggi le sue stime dell’impatto della chiusura parziale della produzione, necessaria per contenere l’epidemia, relativamente ad alcuni dei principali paesi europei.

Riguardo all’Italia, le stime dell’IFO sono in linea con quelle del CSC. E sono anche più drammatiche nello scenario “peggiore”. L’IFO stima che una chiusura parziale dell’attività economica in Italia della durata di due mesi ridurrà
la crescita annua nel 2020 di 8,0‐13,1 punti percentuali, a seconda dello scenario. Ogni settimana di estensione della chiusura dell’attività economica determinerà una riduzione addizionale del PIL per 0,8‐1,5 punti percentuali. Dunque, la stima CSC corrisponde allo scenario “migliore” dell’IFO, quello meno pessimista. Riguardo agli altri paesi, l’IFO ottiene stime non distanti da quelle calcolate per l’Italia.

Spagna: una chiusura di due mesi riduce la crescita annua di 8,1‐13,8 punti percentuali; ogni settimana addizionale di chiusura determina una perdita di 0,8‐1,6 punti percentuali.
Francia: una chiusura di due mesi riduce la crescita annua di 7,3‐12,3 punti percentuali; ogni settimana addizionale di chiusura determina una perdita di 0,7‐1,4 punti percentuali.
Regno Unito: una chiusura di due mesi riduce la crescita annua di 7,7‐13,0 punti percentuali; ogni settimana addizionale di chiusura determina una perdita di 0,8‐1,5 punti percentuali.

I dati qualitativi disponibili confermano uno scenario estremamente negativo, nonostante le indagini siano state chiuse prima del lockdown del 23 marzo: il PMI manifatturiero è sceso sui valori più bassi da undici anni (a 40,3, da 48,7 di febbraio), con produzione ai minimi storici (27,8) e nuovi ordini sui livelli della primavera 2009 (31,1); anche la fiducia ISTAT delle imprese manifatturiere è scesa rapidamente in marzo (89,5 minimo dal 2013), con giudizi su ordini in forte peggioramento e scorte in accumulo (per una caduta della domanda più forte di quanto atteso). Le prospettive per i prossimi mesi sono dunque più negative di quanto osservato nel primo trimestre: la variazione acquisita nel secondo è di -12,5% e la caduta dell’attività potrebbe raggiungere almeno il 15%. Da ieri, la chiusura delle attività produttive è stata prorogata fino al 13 aprile. La riapertura avverrà gradualmente, mentre la domanda domestica in alcuni settori sarà ancora molto debole ed il contributo di quella estera peggiorerà in linea con l’allargamento del contagio nel resto del mondo. Occorre evitare ritardi nell’implementazione delle misure di sostegno alle imprese ed ai lavoratori per non aggravare le già drammatiche prospettive.

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TORNA A MILANO IL SEMINARIO ITALO-RUSSO “L’ARTE DELL’INNOVAZIONE”

Milano – Sarà l’innovazione il tema dell’ottavo seminario italo-russo, promosso dall’Associazione  Conoscere Eurasia e dal Consolato Generale della Federazione Russa a Milano.

L’appuntamento per le aziende e gli addetti ai lavori è in calendario oggi giovedì 20 febbraio presso lo studio legale internazionale Gianni, Origoni, Grippo, Cappelli & Partners (Piazza Belgioioso, 2).

Secondo i dati ISTAT elaborati dalla Direzione Ufficio Studi e Ricerche Intesa Sanpaolo, tra gennaio e novembre 2019 le esportazioni italiane verso la Russia hanno superato 7,3 miliardi di euro, in crescita del 4,9%, con macchinari e attrezzature in primo piano.

Il trend dell’interscambio tra Italia e Russia nel 2019 risulta in rialzo per l’export, con la Lombardia che rappresenta un quinto dell’export nazionale. 

“La Russia è un partner economico e commerciale imprescindibile dichiara Antonio Fallico, Presidente dell’Associazione Conoscere Eurasia e Presidente di Banca Intesa Russia – con uno scambio che nel 2019 ha superato i 21 miliardi di euro e un potenziale di incremento del nostro export del 5% per i prossimi due anni. Il settore energetico rappresenta la componente centrale delle relazioni economiche Italia-Russia ed è seguito da un comparto strategico come quello dell’industria, della difesa e dell’alta tecnologia”. 

Sempre secondo ISTAT, le importazioni hanno raggiunto 13,3 miliardi di euro (-2%): il calo è attribuibile alla riduzione dei prezzi degli idrocarburi, gas naturale in primis. 

La Lombardia nei rapporti istituzionali, economici e commerciali con la Russia, occupa il primo posto in Italia e Milano si conferma una delle città protagoniste nelle relazioni economiche con la Russia. 

Milano, nei primi 9 mesi del 2019, si conferma con il 48,8%, alla guida dell’export lombardo verso la Federazione Russa, con un lieve incremento rispetto al 2018 e per un controvalore di 797 milioni di euro. In aumento, rispetto al periodo di riferimento del precedente anno, anche l’import che sale a 582 milioni rispetto ai 419 del 2018. 

“La Lombardia è il motore dell’interscambio commerciale con l’estero dell’Italiaaggiunge Fallicoe nel periodo gennaio-settembre 2019, per valore delle esportazioni, ha occupato il primo posto nella graduatoria delle regioni italiane con il 26,8% (94 miliardi 434 milioni di euro); e il primo posto per valore delle importazioni con il 31,5% (99 miliardi 948 milioni di euro)”. 

Di seguito i dati ISTAT elaborati dalla Direzione Ufficio Studi e Ricerche Intesa Sanpaolo:

In apertura del seminario, nel panel moderato da Fabio Tamburini, direttore de Il Sole 24 Ore, si discuterà del ruolo strategico dell’Italia e della Russia nelle relazioni politiche e economiche tra l’Europa e l’Eurasia.

I lavori si apriranno alle ore 9.00 con i saluti di Gianbattista Origoni, avvocato e socio fondatore dello studio legale internazionale Gianni, Origoni, Grippo, Cappelli & Partners; Attilio Fontana, Presidente della Regione Lombardia; Sergey Razov, Ambasciatore Straordinario e Plenipotenziario della Federazione Russa nella Repubblica Italiana e nella Repubblica di San Marino; Gaetano Miccichè, Presidente Banca IMI; Antonio Fallico, Presidente Banca Intesa Russia e Presidente Associazione Conoscere Eurasia.

Moderatore delle due sessioni del seminario, sarà Antonella Scott, giornalista de Il Sole 24 Ore; focus sulla cooperazione economica, industriale e finanziaria tra Italia e Russia.   

L’evento è organizzato da Associazione Conoscere Eurasia, Consolato Generale della Federazione Russa in Milano, Forum Economico Internazionale di San Pietroburgo e Fondazione Roscongress in collaborazione con Intesa Sanpaolo, Banca Intesa Russia e lo Studio Legale Gianni, Origoni, Grippo, Cappelli & Partners.

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RUSSIA PARTNER PRIORITARIO DEL BUSINESS ITALIANO

Torino – Con una quota del 40,3%, Torino traina le esportazioni regionali verso la Russia. Nel primo semestre di quest’anno, infatti, l’export del capoluogo metropolitano registra una crescita di quasi il 18% per un valore prossimo ai 119 milioni di euro. Una performance in controtendenza rispetto al dato regionale e che argina la perdita complessiva registrata dal Piemonte: -4,8%, per un totale esportato di quasi 295 milioni di euro sullo stesso periodo di riferimento.

È l’istantanea in chiaro scuro emersa oggi in apertura del VI seminario italo russo di Torino, organizzato dall’Associazione Conoscere Eurasia, Roscongress, Forum Economico Internazionale di San Pietroburgo, Camera di Commercio e Città di Torino in collaborazione con Intesa Sanpaolo, Banca Intesa Russia e lo studio legale Gianni – Origoni – Grippo – Cappelli & Partners.

Secondo i dati Istat elaborati da Conoscere Eurasia per il VI seminario italo russo, sono i settori dei macchinari (che comprendono anche la meccanica di precisione) e dell’agroalimentare (prodotti e bevande) ad assorbire quasi il 55% delle vendite torinesi verso Mosca. In flessione del 17%, invece, la categoria dei mezzi di trasporto che si fermano a 23,3 milioni di euro nei primi sei mesi.

“Nonostante la contrazione del dato regionale, il Piemonte è la quarta regione italiana per export verso la Russia, con una quota superiore all’8% sul totale italiano – ha commentato Antonio Fallico, presidente di Conoscere Eurasia e di Banca Intesa Russia aprendo i lavori del seminario -. In questo momento di stallo anche dell’economia nazionale – ha proseguito Fallico – è fondamentale che la Russia ritorni tra le destinazioni prioritarie per le imprese italiane. Il piano di investimenti varato dal governo russo in diversi settori, che vanno dalle infrastrutture alla digitalizzazione, – ha concluso il presidente – evidenzia una domanda di prodotti innovativi, tecnologie e know how che il nostro Paese e il Piemonte possono soddisfare in una visione di complementarietà dei mercati e del business”.

Sul fronte regionale, è di quasi 330 milioni di euro l’interscambio Piemonte-Russia (-1%) realizzato da gennaio a giugno, con una bilancia in attivo nonostante la contrazione delle esportazioni dovuta al calo, anche in doppia cifra, registrato da 5 province: in particolare Cuneo che perde il 12,8% dell’export, seguita da Alessandria (-7,4%) e Novara (-28,5%). Oltre a Torino, in terreno positivo risultano Vercelli (+5,8%, quasi 22 milioni di euro) e Biella (+2,1%, 7,3 milioni di euro) che esprimono, però, valori e quote ancora troppo modesti sulla piazza strategica russa. In aumento del 48,6% le importazioni a quota 35,2 milioni di euro.

Dal punto di vista nazionale, nello stesso periodo gli scambi Italia – Russia hanno raggiunto quasi 11 miliardi di euro. In aumento le importazioni (+5,5%), stabili invece le esportazioni del made in Italy (3,6 miliardi di euro, -0,4%).

Al VI seminario “Italia-Russia: l’Arte dell’Innovazione di Torino, ha partecipato anche l’Ambasciatore della Federazione Russa in Italia, S.E. Sergey Razov , che ha anche incontrato, a margine del seminario, il presidente del CdA di Intesa Sanpaolo, Gian Maria Gros-Pietro, l’ad SACESIMEST, Alessandro Decio e il direttore de La Stampa, Maurizio Molinari. Successivamente l’Ambasciatore Razov è stato ricevuto dal Sindaco di Torino, Chiara Appendino. I temi della cooperazione economica italo-russa e specialmente dello sviluppo dei rapporti interregionali al centro dei colloqui.

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INTERSCAMBIO PIEMONTE-RUSSIA E DETTAGLIO PROVINCE

INTERSCAMBIO 1 SEM 2018 1 SEM 2019 VAR QUOTA 2018 QUOTA 2019
Piemonte 333.307.380 329.860.235 -1,0% 100,0% 100,0%
Torino 106.641.619 138.624.155 30,0% 32,0% 42,0%
Cuneo 67.771.444 61.204.591 -9,7% 20,3% 18,6%
Alessandria 58.562.165 53.441.860 -8,7% 17,6% 16,2%
Novara 45.562.351 33.441.165 -26,6% 13,7% 10,1%
Vercelli 18.307.458 22.199.873 21,3% 5,5% 6,7%
Asti 23.726.793 13.040.731 -45,0% 7,1% 4,0%
Biella 9.760.461 7.368.619 -24,5% 2,9% 2,2%
Verbano-Cusio-Ossola 2.975.089 539.241 -81,9% 0,9% 0,2%

Dati Istat primo semestre 2019, elaborazione Conoscere Eurasia

 

EXPORT PIEMONTE-RUSSIA E DETTAGLIO PROVINCE

EXPORT 1 SEM 2018 1 SEM 2019 VAR QUOTA 2018 QUOTA 2019
Piemonte 309.585.943 294.617.419 -4,8% 100,0% 100,0%
Torino 100.958.894 118.847.336 17,7% 32,6% 40,3%
Cuneo 60.715.718 52.973.871 -12,8% 19,6% 18,0%
Alessandria 52.115.508 48.255.598 -7,4% 16,8% 16,4%
Novara 44.866.933 32.060.002 -28,5% 14,5% 10,9%
Vercelli 18.007.132 21.935.040 21,8% 5,8% 7,4%
Asti 23.422.469 12.695.841 -45,8% 7,6% 4,3%
Biella 6.524.200 7.313.460 12,1% 2,1% 2,5%
Verbano-Cusio-Ossola 2.975.089 536.271 -82,0% 1,0% 0,2%

Dati Istat primo semestre 2019, elaborazione Conoscere Eurasia

 

IMPORT PIEMONTE-RUSSIA E DETTAGLIO PROVINCE

IMPORT 1 SEM 2018 1 SEM 2019 VAR QUOTA 2018 QUOTA 2019
Piemonte 23.721.437 35.242.816 48,6% 100,0% 100,0%
Torino 5.682.725 19.776.819 248,0% 24,0% 56,1%
Cuneo 7.055.726 8.230.720 16,7% 29,7% 23,4%
Alessandria 6.446.657 5.186.262 -19,6% 27,2% 14,7%
Novara 695.418 1.381.163 98,6% 2,9% 3,9%
Asti 304.324 344.890 13,3% 1,3% 1,0%
Vercelli 300.326 264.833 -11,8% 1,3% 0,8%
Biella 3.236.261 55.159 -98,3% 13,6% 0,2%
Verbano-Cusio-Ossola 0 2.970 100,0% 0,0% 0,0%

Dati Istat primo semestre 2019, elaborazione Conoscere Eurasia




NONOSTANTE IL RINNOVO DELLE SANZIONI UE CRESCE L’INTERSCAMBIO COMMERCIALE TRA ITALIA E UNIONE ECONOMICA EURASIATICA

Roma – Nella prestigiosa “Sala Galleria presso lo studio legale Gianni-Origoni-Grippo-Cappelli & Partners in Via delle Quattro Fontane si è svolto il VII seminario eurasiatico, l’appuntamento organizzato annualmente nella Capitale dall’Associazione Conoscere Eurasia, dal Forum economico internazionale di San Pietroburgo, Roscongress in collaborazione con Intesa Sanpaolo, Banca Intesa Russia e lo stesso studio legale Gianni-Origoni-Grippo-Cappelli & Partners. All’ordine del giorno del seminario il punto sullo stato delle relazioni tra il nostro Paese e l’Unione Economica Eurasiatica (UEE), ovvero i 5 Paesi (Russia, Bielorussia, Kazakistan, Armenia e Kirghizistan), aderenti all’alleanza eurasiatica di libero scambio, che insieme valgono il 3,2% del Pil mondiale.

Il seminario  è stato aperto da una tavola rotonda, moderata da Aleksey PILKO, direttore di Eurasian Communication Center, intitolata “Il dialogo è la condizione necessaria per lo sviluppo economico e politico di tutti i Paesi dall’Atlantico al Pacifico”. Nella prima relazione, l’Ambasciatore Straordinario e Plenipotenziario della Federazione Russa nella Repubblica Italiana e nella Repubblica di San-Marino, Sergey RAZOV, partendo dalla notizia di ieri (20 giugno 2019), ha espresso il proprio rammarico per la proroga di ulteriori 6 mesi delle sanzioni UE alla Federazione Russa: Spero che la ragione possa vincere e che le sanzioni vengano tolte, ma resta il dispiacere, ha dichiarato l’ambasciatore, riflettendo anche sulla natura stessa delle sanzioni. Razov ha infatti osservato che la natura delle sanzioni economiche sembra essere diventata autonoma, sganciata dalle motivazioni che avevano portato l’Unione Europea alla loro applicazione. Sanzioni che, in parte, la Russia ha colmato favorendo la produzione interna da un lato e aumentando la partnership con altri attori economici dall’altro. In questo senso, ha ricordato, il valore dell’interscambio con la Cina ha raggiunto quota 108 miliardi di dollari e che l’obiettivo, entro il prossimo quinquennio, è di raggiungere la soglia dei 200 miliardi. Nel secondo intervento, Aleksandr GURYANOV, Ambasciatore Straordinario e Plenipotenziario della Repubblica di Belarus in Italia, Malta e Rappresentante permanente presso la FAO, parlando del recente komiglioramento dei rapporti con l’Italia, ha espresso la volontà di Minsk di attrarre capitali stranieri e di essere un ponte verso il mercato eurasiatico, anche attraverso le infrastrutture ferroviarie. Francesco FORTE, Console Generale d’Italia a Mosca, ha voluto sottolineare come, al di la del business, si conferma solido il reciproco interesse di natura culturale, ma non solo, tra Italia e Russia. Quasi un terzo (oltre 550 mila su circa 1 milione ed ottocentomila) dei visti concessi da Roma nell’ultimo anno sono andati a cittadini russi. Francesco PROFUMO, Presidente ACRI e della  Compagnia di San Paolo, ha rivolto il suo intervento alla programmazione economica europea per il prossimo settennato (2021-2027), sottolineando l’importanza dello “European Innovation Council”, che vanta collaboratori provenienti da diversi Paesi, affinché, nel difficile quadro delle attuali relazioni internazionali, la diplomazia dell’innovazione possa travalicare i confini. Il Direttore del Dipartimento di Analisi, Unione Statale Russia-Bielorussia e Professore della Università Statale di Mosca per le Relazioni Internazionali – MGIMO Alexander STOPPE si è soffermato sulla difficoltà di fare previsioni economiche, dato l’attuale quadro politico mondiale. Ha sottolineato quindi l’importanza del dialogo in una fase in cui l’applicazione delle sanzioni provoca inevitabilmente una sorta di de-globalizzazione.

La seconda tavola rotonda, moderata dal Capo ufficio stampa Associazione Conoscere Eurasia, Ispropress Benny LONARDI, avente a tema le “Relazioni economiche tra l’Italia e l’Eurasia” è stata aperta dall’intervento di Tigran JRBASHYAN, Partner, Head Management Advisory Ameria Group il quale, nel presentare le opportunità di investimento in Armenia, oltre a o fornire un quadro sul sistema bancario, ha ricordato quanto siano datate le interazioni economiche tra i nostri Paesi, visto che già nel XIII secolo le navi mercantili armene trasportavano i prodotti della lontana Cina fino al porto di Venezia. Elena ROVENSKAYA, Program Director, Advanced Systems Analysis, Program International Institute for Applied Systems Analysis nel presentare l’Istituto, nato nel 1972 con la finalità di promuovere la diplomazia scientifica,  ne ha ricordato la funzione, che consiste nello studio metodologico di un’analisi sistemica per l’individuazione delle problematiche che le singole nazioni non sono in grado di risolvere autonomamente. Ha inoltre auspicato che l’Italia, Paese fondatore poi fuoriuscito, possa in seguito rientrare nell’organizzazione. Emilio DALMASSO, Capo di Agusta Westland Global Sales, ha descritto la nascita dei rapporti economici con la Russia, risalenti al 2005. Un mercato nato attraverso le collaborazioni e che oggi, in termini di fatturato, ha un valore che oscilla tra i settanta ed cento milioni di euro su base annua, con margini di crescita.  Elena GRIMAYLO, Direttore finanziamenti e crediti Banca Intesa Russia, ha illustrato il radicamento di Banca Intesa sul territorio russo (presente in 22 regioni con numerosi sportelli) ed il sostegno fornito dall’Istituto di credito sia alle aziende locali (ricordando i finanziamenti per l’ammodernamento delle strumentazione, anche attraverso l’acquisto di macchinari di produzione italiana), che a quelle italiane intenzionate ad investire in Russia. Giovanni DE LISI, Amministratore delegato Greenrail Group, raccontando la storia della start up da lui fondata e guidata, ha ricordato come proprio il Kazakistan sia stato il primo Paese a riconoscere la validità della tecnologia ad alta sostenibilità ambientale (basata sul riciclo di plastica e gomma) della sua azienda per l’industria ferroviaria. Filippo FASULO, direttore Centro Studi Fondazione Italia Cina, analizzando il dettaglio delle relazioni economiche tra i due Paesi, ha osservato come l’interscambio si focalizzi principalmente (sia in entrata che in uscita) sui medesimi prodotti, differenziati però dalla qualità. Una situazione che, però, potrebbe prima o poi cambiare, in considerazione degli investimenti mirati in ricerca e sviluppo promossi da Pechino e finalizzati a colmare il gap tecnologico.

In conclusione dei lavori, Antonio FALLICO, Presidente di Banca Intesa Russia e della Associazione Conoscere Eurasia, ha dichiarato: “Il costante processo di integrazione dei Paesi dell’Unione economica eurasiatica, a soli 4 anni dalla sua istituzione formale, è oggi un dato di fatto irreversibile con effetti sia sul fronte geopolitico che su quello economico commerciale e degli investimenti – ha commentato Antonio Fallico, presidente di Conoscere Eurasia e di Banca Intesa Russia in apertura dei lavori -. L’Eurasia, infatti, – ha proseguito il presidente – assume un ruolo sempre più centrale e da trait d’union nelle relazioni tra Est e Ovest superando così una visione a blocchi contrapposti alimentata dalla politica internazionale degli USA e, purtroppo, anche dall’Unione Europea. D’altra parte – ha concluso Fallico – l’Unione Economica Eurasiatica è una grande opportunità di business che va ben oltre la sola Russia, che rimane comunque il motore principale di questo mercato. Lo dimostrano i dati del nostro export verso il Kazakistan che, nel primo trimestre, ha raggiunto 384 milioni di euro registrando un +140% sullo stesso periodo dell’anno precedente. Bene anche le vendite in Bielorussia e in Armenia che aumentano rispettivamente del 12,6% e del 24,6%. Segnali, questi, che indicano che le imprese italiane stanno diversificando il proprio posizionamento anche sugli altri mercati promettenti di quest’area”.

La sintesi dei Istat rielaborati da Conoscere Eurasia rileva una crescita nel primo trimestre 2019 del 7,6% nell’interscambio tra Italia e l’Unione Economica Eurasiatica (UEE) che, nel primo trimestre di quest’anno, raggiunge quota 6,2 miliardi di euro.  Tra i prodotti italiani che hanno varcato i confini verso l’Unione Economica Eurasiatica nel primo trimestre, i macchinari guidano la classifica merceologica dell’export con quasi 590 milioni di euro raggiunti nel primo trimestre (+11,3%), seguiti dal sistema moda italiano – tessile, abbigliamento e accessori – che, seppure in contrazione del 10%, supera i 400 milioni di euro e gli apparecchi elettrici (più di 310 milioni di euro; +71,2%). In ripresa i prodotti alimentari e le bevande a 125 milioni, +2,1%. Sul fronte dell’analisi dei dati riferiti ai diversi Paesi, la Russia si conferma l’economia di riferimento per le aziende italiane in Eurasia: 1,7 miliardi di euro di vendite realizzate tra gennaio e marzo, nonostante una lieve flessione (-1,6%), ed una quota che assorbe il 76% del nostro export in quest’area (era quasi l’86% nello stesso periodo del 2018). La forte crescita economica kazaka spinge il made in Italy a 384 milioni di euro (+140,3%), per una quota di mercato del 17% (era del 7,9% a/a). Costantemente in aumento le performance in Bielorussia (105 milioni di euro; +12,6%), mentre i due Paesi emergenti dell’Unione Economica Eurasiatica, Armenia e Kirghizistan, si fermano rispettivamente a 37 milioni di euro circa e a 5,5 milioni di euro.  

Stefano Tardi

ITALIA – UEE 1 TRIMESTRE 2019
Gennaio-Marzo 2019. Valori in euro, dati cumulati
IMPORT 1 TRIM 2018 1 TRIM 2019 VARIAZIONE QUOTA 2018 QUOTA 2019
Bielorussia 19.973.062 21.879.799 9,5% 0,5% 0,6%
Russia 3.413.068.223 3.611.564.314 5,8% 91,9% 91,7%
Armenia 7.011.060 8.953.951 27,7% 0,2% 0,2%
Kazakhstan 275.628.615 294.385.555 6,8% 7,4% 7,5%
Kirghizistan 119.749 767.799 541,2% 0,0% 0,0%
UEEA 3.715.800.709 3.937.551.418 6,0% 100,0% 100,0%
EXPORT 1 TRIM 2018 1 TRIM 2019 VARIAZIONE QUOTA 2018 QUOTA 2019
Bielorussia 93.394.578 105.195.359 12,6% 4,6% 4,7%
Russia 1.735.951.637 1.708.254.526 -1,6% 85,7% 76,3%
Armenia 29.497.138 36.760.126 24,6% 1,5% 1,6%
Kazakhstan 159.879.146 384.126.064 140,3% 7,9% 17,1%
Kirghizistan 5.975.569 5.540.784 -7,3% 0,3% 0,2%
UEEA 2.024.698.068 2.239.876.859 10,6% 100,0% 100,0%
INTERSCAMBIO 1 TRIM 2018 1 TRIM 2019 VARIAZIONE QUOTA 2018 QUOTA 2019
Bielorussia 113.367.640 127.075.158 12,1% 2,0% 2,1%
Russia 5.149.019.860 5.319.818.840 3,3% 89,7% 86,1%
Armenia 36.508.198 45.714.077 25,2% 0,6% 0,7%
Kazakhstan 435.507.761 678.511.619 55,8% 7,6% 11,0%
Kirghizistan 6.095.318 6.308.583 3,5% 0,1% 0,1%
UEEA 5.740.498.777 6.177.428.277 7,6% 100,0% 100,0%

Dati Istat, elaborazione Conoscere Eurasia

 




FALLICO: “SERVE RICONSIDERARE IL RUOLO DELLA RUSSIA, CHE È PONTE VERSO EURASIA E CINA”

Milano –  “Oggi più che mai la Russia è un Paese e un mercato di sbocco strategico per l’economia italiana. La flessione dell’export made in Italy registrata nel 2018 è il segnale di un problema non imputabile esclusivamente alle sanzioni e a quei settori circoscritti soggetti alle restrizioni commerciali. La stabilità del più grande Paese eurasiatico non è in discussione. Serve tornare a intercettare la domanda russa e, nel contempo, riconsiderare il ruolo di ponte della Russia verso l’Eurasia e la Cina”. Così il presidente dell’Associazione Conoscere Eurasia e di Banca Intesa Russia, Antonio Fallico, ha aperto oggi i lavori del VII seminario italo russo a Milano, organizzato da Conoscere Eurasia, Consolato Generale della Federazione Russa a Milano, Roscongress, Forum Economico Internazionale di San Pietroburgo in collaborazione con Intesa Sanpaolo, Banca Intesa Russia e lo studio legale Gianni, Origoni, Grippo, Cappelli & Partners.

Secondo i dati Istat elaborati da Conoscere Eurasia, nel 2018 l’interscambio complessivo tra i due Paesi si è assestato attorno ai 21,4 miliardi di euro (+5% circa), con le esportazioni italiane verso Mosca in calo del 4,5% rispetto all’anno precedente (poco più di 7,6 miliardi di euro). In aumento del 12%, invece, le importazioni (13,8 miliardi di euro), con un saldo negativo della bilancia commerciale di 6,2 mld di euro.

Il trend negativo dell’export nazionale si riscontra anche a livello territoriale – ha proseguito Fallico -.  Nei primi 9 mesi dell’anno scorso, 14 regioni italiane su 20 hanno registrato un calo tendenziale delle esportazioni in Russia e la Lombardia non fa eccezione”.

La regione, infatti, pur consolidando il suo ruolo di capofila dell’export italiano a Mosca con oltre il 30% del valore delle vendite nella Federazione, ha subito una contrazione del 3,4%, fermandosi a quota 1,68 miliardi di euro (-60 milioni a/a). A determinare la perdita, la flessione delle 4 principali voci delle esportazioni lombarde nel Paese eurasiatico, con i macchinari e apparecchi a -6,8% (458,5 milioni di euro), il tessile a -1,8% (265,7 milioni di euro), i prodotti chimici a -2,3% (205,1 milioni di euro) e i metalli a -13,4% (136,7 milioni di euro), mentre crescono in controtendenza i mezzi di trasporto (123,5 milioni di euro, +15,2%) e gli apparecchi elettrici (107,7 milioni di euro, +5%). Grazie al vertiginoso aumento delle importazioni (+25,8%, 1,4 miliardi di euro) si conferma comunque in positivo l’interscambio Lombardia-Russia, che chiude i primi 9 mesi del 2018 a quota 3,09 miliardi di euro, in aumento dell’8% sullo stesso periodo del 2017.

Nel dettaglio, è Milano a produrre il 47% dell’intero export lombardo verso la Federazione, per un controvalore di quasi 790 milioni di euro che rappresenta oltre il 14% delle vendite italiane nel Paese, ben più del fatturato in Russia di regioni come Piemonte, Marche e Toscana. Anche nel capoluogo la contrazione delle esportazioni osservata tra gennaio e settembre 2018 (-2,7% a/a) è ascrivibile alla principale voce del manifatturiero, i macchinari, che perdono l’11,5% (a/a) fermandosi 195,7 milioni di euro. In ripresa invece l’interesse russo per il tessile made in Milan, che nei 9 mesi mette a segno un +2,2% delle vendite, per 192,7 milioni di euro. Seguono nella classifica dell’export lombardo in Russia, Brescia (205 milioni di euro, -5%), Varese (171,9 milioni di euro, +4,9%) e Bergamo (129,4 milioni di euro, -1,9%).

RED




EMILIA ROMAGNA SECONDA REGIONE ITALIANA PER EXPORT IN RUSSIA: 720 MILIONI DI EURO, + 21,3%

Bologna – Torna a crescere l’interscambio tra Emilia Romagna e Federazione Russa nel primo semestre 2017. Secondo i dati Istat elaborati dall’Associazione Conoscere Eurasia, si colloca infatti oltre gli 840 milioni di euro il saldo dello scambio merci avvenuto tra gennaio e giugno di quest’anno, il 17,8% in più rispetto al risultato dello stesso periodo del 2016. È quanto è emerso ieri durante il secondo seminario italo-russo, organizzato presso la  sede Carisbo (sala dei cento) in via Farini, 22 a Bologna, dall’Associazione Conoscere Eurasia, Roscongress e Forum economico internazionale di San Pietroburgo, in collaborazione con Intesa Sanpaolo, Banca Intesa Russia e Carisbo. A sostenere le relazioni commerciali l’aumento della domanda dalla Federazione, che ha determinato un aumento del 21,3% sugli acquisti russi dalla Regione (720 milioni di euro), confermando l’Emilia Romagna la seconda regione per valore dell’export verso la Federazione, dietro alla Lombardia.

In un contesto di permanenza delle sanzioni e delle contro sanzioni – ha commentato il presidente di Conoscere Eurasia e di Banca Intesa Russia, Antonio Fallico la ripresa degli scambi commerciali con la Federazione Russa è al contempo un segnale importante e una necessità imperativa. L’imprenditorialità italiana deve saper cogliere le opportunità offerte dall’apertura e dallo sviluppo dell’economia russa puntando sempre di più sul made with Italy e su partnership che valorizzino i tratti innovativi e tecnologici del know how italiano”.

Nel dettaglio, nei primi sei mesi dell’anno sono aumentate le esportazioni verso Mosca di macchinari e apparecchi (+32,1%, 256,2 milioni di euro), di tessili e abbigliamento (+12%, 189,3 milioni) e di articoli in gomma (+17,8%, 52,8 milioni di euro), con il settore manifatturiero regionale che ha guadagnato complessivamente 124,8 milioni di euro sul saldo del primo semestre 2016, portandosi a quota 709,4 milioni di euro (+21,3%). Crescono anche le esportazioni bolognesi (+21%, 185,1 milioni di euro – più di un quarto del valore complessivo regionale), con il manifatturiero (99,9% dell’export provinciale) in corsa a +21,3%, sempre trainato da macchinari (+27,9%), tessili (+9,9%) e prodotti chimici (+2,9%). Sul fronte delle importazioni rimane stabile la performance della Regione (+0,3%, 120,3 milioni di euro), mentre calano gli acquisti dalla provincia di Bologna (-20,6%, 8,7 milioni di euro).

Sul fronte dei dati nazionali, nei primi sei mesi di quest’anno l’export italiano verso la Russia ha raggiunto quota 3,8 miliardi di euro, con un incremento del 24,5% rispetto allo stesso periodo del 2016, anno in cui la variazione registrata era in terreno negativo (-7% sul 2015).

RED

 

EMILIA ROMAGNA 1 SEMESTRE 2017 VARIAZIONE A/A BOLOGNA   1 SEMESTRE 2017    VARIAZIONE A/A
EXPORT 719.711.412 21,3% EXPORT 185.107.298 21,0%
IMPORT 120.343.721 0,3% IMPORT 8.699.436 -20,6%
INTERSCAMBIO 840.055.133 17,8%    INTERSCAMBIO 193.806.734 18,2%

Fonte dati: Elaborazione Conoscere Eurasia su base Istat

 

   PROVINCIA GENNAIO – GIUGNO 2017
export import
Bologna 185.107.298 8.699.436
Reggio nell’Emilia 130.495.980 5.321.250
Modena 105.219.188 7.393.415
Parma 79.670.529 2.824.348
Rimini 59.571.558 364.312
Forlì-Cesena 48.475.342 4.443.350
Piacenza 44.513.786 6.472.220
Ferrara 37.646.667 66.084
Ravenna 29.011.064 84.759.306

Fonte dati: Elaborazione Conoscere Eurasia su base Istat




CON IL TRAINO DI RUSSIA E BIELORUSSIA RIPARTE L’EXPORT VERSO UEE

Roma, 22 giugno 2017.  Si intensifica l’asse Italia-Unione economica eurasiatica (Uee) nella road map del commercio internazionale. Nel primo trimestre di quest’anno, infatti, l’interscambio tra il nostro Paese e i 5 Stati dell’alleanza eurasiatica (Russia, Kazakistan, Bielorussia, Armenia e Kirghizistan) ha sfiorato complessivamente i 5,7 miliardi di euro, in crescita del 14,7% rispetto allo stesso periodo del 2016. Ad influire positivamente sulla bilancia, non solo la ripresa degli scambi con la Russia, principale motore economico dell’Unione, ma anche il potenziamento della presenza italiana sugli altri promettenti mercati di sbocco, con qualche sorpresa registrata sul fronte kazako. È quanto emerso oggi in apertura del 5° Seminario eurasiatico in corso a Roma, organizzato dall’Associazione Conoscere Eurasia, Roscongress, Forum economico internazionale di San Pietroburgo in collaborazione con Intesa Sanpaolo, Banca Intesa Russia e lo Studio legale Gianni Origoni Grippo Cappelli & partners e che vede tra le presenze anche i ministri economici e di politica finanziaria della Commissione economica eurasiatica.

In aumento anche l’export italiano verso l’Uee. Secondo i dati Istat elaborati da Conoscere Eurasia, l’Italia ha esportato in quest’area quasi 2 miliardi di euro fra beni e servizi, guadagnando così un +11% generale nel periodo considerato. Nel dettaglio, è la Russia il mercato leader di riferimento per le aziende italiane con quasi 1,8 miliardi di euro raggiunti nei primi 3 mesi dell’anno (+26,8%). A spingere la crescita è il manifatturiero che incassa un +27%, portandosi a oltre 1,7 miliardi di euro; in pole position per valore i macchinari (+55%) e il tessile (+17%).  Bene anche le vendite made in Italy verso Bielorussia (+48%), Armenia (+12%) e Kirghizistan (18%); mercati ancora modesti ma dal forte potenziale di sviluppo. In retromarcia, invece, l’export tricolore verso Astana che perde il 60%. Tra i settori maggiormente colpiti dalle mancate vendite quello dei macchinari (-55%), dei metalli (-86%), degli articoli in gomma e materie plastiche (-35%).

Per Antonio Fallico, presidente di Conoscere Eurasia e di Banca Intesa Russia: “L’Unione economica eurasiatica è un soggetto ormai imprescindibile nel mercato globale. Nonostante il susseguirsi di accordi commerciali e di trattati tra l’Unione economica eurasiatica e molti Paesi, a partire dalla Cina, ma anche India, Vietnam, Israele, Iran, l’Unione Europea non ha ancora manifestato il riconoscimento di questo importante protagonista dell’economia. Auspichiamo che ci possa essere un’accelerazione delle decisioni a beneficio del business e delle aziende anche italiane”.

RED

(Dati ufficio stampa “Conoscere Eurasia”)

EXPORT ITALIA-UEE INTERSCAMBIO ITALIA-UEE
PAESE GEN-MAR 2016 GEN-MAR 2017 VARIAZIONE GEN-MAR 2016 GEN-MAR 2017 VAR.
Russia 1.384.871.906 1.755.759.378 26,8% 4.165.368.959 5.047.133.772 21,2%
Kazakhstan 333.807.712 135.299.293 -59,5% 668.616.872 493.035.520 -26,3%
Bielorussia 47.611.840 70.403.737 47,9% 70.479.026 87.677.894 24,4%
Armenia 21.227.284 23.804.632 12,1% 26.274.890 28.914.089 10,0%
Kirghizistan 4.119.156 4.858.717 18,0% 4.268.766 5.135.115 20,3%
Totale UEE 1.791.637.898 1.990.125.757 11,1% 4.935.008.513 5.661.896.390 14,7%



V FORUM EURASIATICO 2016: A VERONA IL 20 E 21 OTTOBRE

Saranno  oltre 60 i relatori del V Forum Eurasiatico, il vertice  economico che si terrà a Verona il 20 e 21 ottobre (Palazzo della Gran Guardia).antonio_fallico

Tra i temi affrontati nelle 8 sessioni di lavoro del focus sui rapporti economico-commerciali tra l’Italia, l’Europa e i Paesi dell’Unione Economica Eurasiatica (UEEA: Russia, Bielorussia, Kazakistan, Armenia, Kirghizistan, quelli relativi ai processi geopolitici  in movimento nella grande Eurasia; all’economia e alla finanza nel contesto della crisi globale; al mercato dell’energia in prospettiva 2020, fino ai nuovi modelli di cooperazione economica, alle infrastrutture e all’agroindustria. All’evento, organizzato dall’Associazione Conoscere Eurasia, Fondazione Roscongress e Forum economico internazionale di San Pietroburgo in collaborazione con Intesa forum-eurasiatico-tosi-boschi-fallicoSanpaolo, Gazprombank, Region Group e Visa Handing Services, sono attese circa 600 aziende provenienti, oltre che dall’Italia, anche dai Paesi UEEA, Cina, India, Corea del Sud e Aerbaijan.
Se la crisi geopolitica sta registrando uno dei momenti più difficili dai tempi della Guerra Fredda, nei rapporti commerciali tra l’UEEA e l’Italia si allenta sensibilmente la morsa della crisi. Secondo le elaborazioni su base Istat della Direzione Studi e Ricerche di Intesa Sanpaolo, realizzate in collaborazione con l’Associazione Conoscere Eurasia, il bilancio dell’export made  in Italy verso i Paesi dell’Unione nel primo semestre del 2016 ha infatti contenuto la caduta a poco meno dell’1%, (-30% l’import, a/a), con un bilancio non omogeneo a livello geografico. In notevole crescita il Mezzogiorno, che vede aumentare le proprie esportazioni del 130,5% grazie al balzo delle forniture di metallurgia in Kazakistan. Chiudono a +0,2% le forniture del Centro Italia, palazzo-della-gran-guardia-a-verona-dove-si-svolge-il-forum-eurasiaticocomplice il settore della meccanica dell’area fiorentina, che ha compensato gli arretramenti dell’industria del mobile. Ma per lo studio di Intesa Sanpaolo, in parte anticipato oggi, le perdite maggiori del primo semestre arrivano dalle aree epicentro del commercio verso l’Unione Eurasiatica. Il Nord-Est – dove la crescita di cantieristica, prodotti di metallo, agricoltura, gomma e plastica non è bastata a controbilanciare la perdita in particolare della meccanica – il dato chiude a -4,1%; mentre il Nord-Ovest ha registrato il dato più negativo (-10,7%), complice anche in questo caso la caduta della meccanica oltre a cantieristica, aerospazio  ed elettrotecnica. Complessivamente si intravede comunque un segnale diverso rispetto a quello che ha distinti il crollo dell’ultimo biennio (-45% circa gli scambi UEEA-UE) e che nel 2015 ha fermato l’export italiano a 8,4mld di euro (-22,7%), con gli scambi a 25mld di euro (-18%). Per Antonio Fallico, presidente di Conoscere Eurasia e di evgeny-utkin-romano-prodiBanca Intesa Russia: “I segnali che arrivano dal mercato sono incoraggianti malgrado le tensioni geopolitiche. Le aziende italiane ed europee non solo comprendono la strategicità dell’Unione Economica Eurasiatica, ma avvertono anche la necessità di un nuovo approccio nel business, che non è soltanto ‘export’ ma deve investire in forme innovative di cooperazione”.
Sul fronte degli interventi italiani, il Forum Eurasiatico vedrà la partecipazione, tra gli altri, di: Romano Prodi, presidente Fondazione per la Collaborazione tra i popoli; Massimo Mucchetti, presidente della 10^ Commissione del Senato; Gaetano Miccichè, presidente Banca IMI; Mauro Moretti, Ad del Gruppo Leonardo-Finmeccanica; Marco Tronchetti Provera, presidente e Ceo Pirelli & C. SpA; Marco Alverà, Ad Snam ; Gregorio De Felice, Chief economist Intesa Sanpaolo; Antonio Fallico, presidente di Banca Intesa Russia e di Conoscererazov-sechin-e-fallico Eurasia; Luigi Scordamaglia, Ceo Inalca e presidente Federalimentare; Mauro Moscardi, Cfo Gruppo De Cecco, oltre ai presidenti delle Regioni Puglia e Liguria, Michele Emiliano e Giovanni Toti e al sindaco di Catania e presidente della delegazione italiana del Comitato delle Regioni dell’Unione Europea, Enzo Bianco.
Molti i relatori dell’area eurasiatica: Igor Sechin, presidente e Ceo Rosneft; Leonid Mikhelson, presidente Novatek; Andrey Akimov, presidente del Management Board Gazprombank; Alexander Shokhin, presidente Unione industriali e imprenditori della Russia; Grigory Rapota, Segretario di Stato Russia-Bielorussia; Tatiana Valovaya, ministro dell’Integrazione e della Macroeconomica romano-prodi-al-forum-eurasiaticodella Commissione economica eurasiatica; Alekey Meshov, vice ministro degli Esteri della Federazione Russa; Ilya Shestakov, vice ministro dell’Agricoltura della Federazione Russa; Evgeny Shestakov, vice ministro degli Affari Esteri della Repubblica di Berlarus; Sergey Roumas, presidente del Cda Banca dello Sviluppo della Repubblica di Belarus; Sergey Razov, Ambasciatore della Federazione Russa in Italia;   Sergey Cheremin, ministro del Governo di Mosca e Alexander Stuglev, Ad Fondazione Roscongress.

Barbara Cassani

 




FORUM ECONOMICO DI SAN PIETROBURGO: FALLICO, “LE SANZIONI NON FRENINO LA RECIPROCITA’ ECONOMICA TRA ITALIA E RUSSIA”.

San Pietroburgo – Oltre 10mila imprese provenienti da tutto il mondo per un capitale controllato di 8 trilioni di dollari, più di 2mila giornalisti accreditati; circa 120 Paesi Spief 2016 a San Pietroburgo - Russiapartecipanti. Si apre domani, con l’Italia Paese ospite d’onore, il Forum economico internazionale di San Pietroburgo e contestualmente inaugura ‘Italia in Russia’ lo spazio curato dall’Associazione Conoscere Eurasia in collaborazione con l’Ambasciata d’Italia a Mosca. Millecinquecento mq, con ambienti che evocano il Rinascimento italiano, l’area sarà visitata anche da Putin e Renzi (17 giugno) e soprattutto diverrà l’epicentro delle trattative di grandi e piccole imprese italiane e russe. A partire dalle 22 top aziende sponsor del padiglione (courtyard n.2, tra i padiglioni F e G) che rappresenteranno i cinque cluster del Made in Italy al Forum: meccanica-alta tecnologia, energia, agro-industria, infrastrutture e finanza, settori tra i più strategici anche per la domanda russa.

The St. Petersburg International Economic Forum (SPIEF) is an annual international conference dedicated to economic and business issuesDal 2000 al 2013 l’interscambio italo-russo è cresciuto del 185% (+ 327% l’export italiano, con il record in valore, nel 2013, di 10,7mld di euro. Fonte: Istat). Nel biennio successivo, specie nell’ultimo anno, gli scambi sono calati del 31% per una perdita di 9,6mld di euro, con l’export Made in Italy che ha segnato un -34% e una contrazione del valore (2015 su 2013) di 3,6mld di euro. A risentire della crisi sono stati soprattutto i settori delle tecnologie sofisticate applicate al comparto Oil & Gas, il settore bancario e creditizio che non può erogare linee di credito oltre i 30 giorni e solo in seconda battuta i prodotti agroalimentari oggetto di sanzioni, i prodotti tessili e dell’abbigliamento e pelle, gli apparecchi elettrici ed elettronici, macchinari Antonio Fallico, Presidente di Banca Intesa Russiameccanici e mezzi di trasporto.

La perdita non deve però frenare l’importanza dell’Italia – ha detto Antonio Fallico, presidente dell’Associazione Conoscere Eurasia, che organizza i contenuti e lo spazio ‘Italia in Russia’ al Forum di San Pietroburgoche rimane uno dei partner principali della Russia e si conferma al quarto posto al mondo per merci scambiate”. Nord-Est e Nord-Ovest (caratterizzate dai distretti) sono le aree italiane che esportano di più in Russia e nei Paesi UEE (Unione economica Eurasiatica) e insieme rappresentano quasi i quattro quinti dell’export italiano. Lombardia, Emilia Romagna e Veneto sono le regioni leader per valore esportato, con i 2 terzi del totale nazionale.

'Россия. Санкт-Петербург. 19 июня 2015. Во время панельной сессии МироваяItalia in Russia” è il frutto della partnership strategica avviata da Conoscere Eurasia con Roscongress, che da 2 anni riconosce l’Associazione come unica region partner di Spief. Il padiglione italiano è realizzato da Fiera Milano CongressiRoscongress, Nolostand del Gruppo Fiera Milano  e Studio 80 Group.

 

Anna Tumanova

(Fonti: elaborazione Conoscere Eurasia su base Istat – Agenzia InterCOM)