Trump: il mio rapporto con Putin? Io e lui andiamo molto d’accordo

Il candidato alla presidenza degli Stati Uniti per le prossime elezioni di novembre 2024, Donald Trump, in un’intervista a tutto campo su vari argomenti di attualità rilasciata a Bloomberg Businessweek, afferma di aver sempre avuto un buon rapporto con il presidente russo Vladimir Putin: “Putin e io andiamo molto d’accordo, il nostro rapporto è stato sempre ottimo. Non siamo mai stati in pericolo di guerra. Con me alla presidenza non sarebbe mai entrato in Ucraina“.

Sempre sulla Russia, Trump nel corso dell’intervista risponde ad una domanda sul conflitto con l’Ucraina e dice: “ Il problema è che in tre anni e mezzo la Cina si è allineata con Russia, Iran e Corea del Nord. E la Corea del Nord ha molte armi nucleari. Posso dirtelo. Non penso che sia riservato. Ne hanno molte. E questo è un mondo diverso da quello di tre anni e mezzo fa. Tre anni e mezzo fa, la cosa peggiore che è successa è che abbiamo permesso a Biden, che è una persona molto stupida, di essere eletto . Lui ha spinto Russia e Cina ad unirsi. Si sono praticamente sposati. Poi hanno accolto il loro cuginetto, l’Iran, e poi hanno accolto la Corea del Nord. Oggi loro non hanno bisogno di nessun altro“.

“Quello di oggi – prosegue Donald Trump – è un mondo molto, molto pericoloso. E in realtà mi preoccupo per i cinque mesi che ci restano. Giusto, penso che potremmo finire in una,Terza guerra mondiale. L’uomo (Biden) è grossolanamente incompetente e la sua gente, sono fascisti, ma non hanno idea di cosa stanno facendo, quindi ricorda questo: io non ho avuto la guerra, non ho avuto problemi. Nessuna guerra a parte l’ISIS, che è finita in un lasso di tempo molto breve. Mi è stato detto che ci sarebbero voluti cinque anni, a me ci è bastato quasi un attimo, li abbiamo eliminati. Abbiamo preso [il comandante della Forza Quds Qassem Soleimani, abbiamo preso il leader dello Stato islamico Abu Bakr al-Baghdadi, la Russia non ha preso terra. Sai, è una statistica interessante. Hanno detto che con Obama hanno ottenuto questo, con Bush hanno ottenuto questo, e potrebbero andare ancora più indietro. Ogni presidente ha un enorme dato negativo, il che significa che sono stati in grado solo di perdere, con me non hanno perso nulla“.

“Quello che stiamo facendo con le sanzioni è che stiamo allontanando tutti da noi. Quindi non amo le sanzioni. Le ho trovate molto utili con l’Iran, ma non avevo nemmeno bisogno di sanzioni con l’Iran così tanto. L’ho detto alla Cina, e la Russia ha una posizione simile. L’ho detto alla Cina… Ho reso le persone consapevoli e non penso che la Cina sia cattiva“.

Ma l’ultima stilettata Trump la riserva all’Europa: “l’Unione Europea sembra così bella. È un gruppo meraviglioso. E molti di noi vengono da lì. Sai, amiamo la Scozia e la Germania. Amiamo tutti questi posti. Ma una volta superato questo, ci trattano violentemente. Non aquistano le auto da noi, che invece prendiamo le loro auto a milioni. Non prendono i nostri prodotti agricoli. Molto poco. Noi prendiamo i loro prodotti agricoli. Loro non prendono quasi nulla. Abbiamo un deficit con loro di ben oltre 200 miliardi di dollari. Nessuno sapeva quanto l’Europa si fosse approfittata di noi. Hanno costruito il loro esercito con i soldi che ci hanno tolto. Stava cambiando tutto. Stava cambiando velocemente. E incredibilmente, questo tizio (Biden) che era contro i dazi, è arrivato e ha sostanzialmente lasciato la maggior parte dei dazi che avevo messo. Sapete perché? Perché i soldi sono così sbalorditivi che non si riesce poi a capire come funziona senza di loro“.

RED




I servizi speciali occidentali collaborano con i terroristi per destabilizzare l’Asia centrale 

Vladimir Putin e Sergey Naryshkin

I servizi speciali degli Stati Uniti e del Regno Unito stanno collaborando con gruppi terroristici per destabilizzare la situazione nei paesi dell’Asia centrale, ha detto ai giornalisti il ​​direttore del Servizio segreto straniero russo (SVR), Sergey Naryshkin.

“Nonostante la vergognosa fuga degli americani dall’Afghanistan alcuni anni fa, i servizi speciali britannici e americani non smettono ancora di collaborare con gruppi terroristici clandestini per destabilizzare la situazione non solo in Afghanistan, ma anche nei vicini stati dell’Africa Centrale L’Asia e l’intera Eurasia”, ha detto.

Naryshkin ha sottolineato che “strutture terroristiche odiose come Al-Qaeda (vietata in Russia – TASS) e ISIS (il nome obsoleto del gruppo terroristico Stato islamico, IS, vietato in Russia) sono la prole delle forze speciali di Stati Uniti e Regno Unito Servizi.” “Finora questi servizi speciali si sono avvalsi di tali organizzazioni terroristiche”, ha sottolineato. “La Siria è l’esempio più vivido, ma non è affatto l’unico, e l’Afghanistan è lo stato più colpito in questo senso“, ha detto il capo dell’SVR.

RED




I reali obiettivi dell’Ucraina

Tra qualche giorno, ricorre il primo anniversario dell’operazione speciale della Russia in Ucraina; dalla parte opposta invece, dal punto di vista dell’Occidente, è una guerra per l’indipendenza di Kiev.

La tesi dell’indipendenza dell’Ucraina, seppur ammantata da nobili ideali, quali l’autodeterminazione di un popolo, è nella realtà, una grande bugia.

Che l’Ucraina sia importante non lo mette in dubbio nessuno ma non come Stato, non come popolazione; è importante in un quadro geopolitico molto più ampio in cui Kiev è solo una pedina su una scacchiera. Forse solo alla Polonia interessa davvero qualcosa dell’Ucraina, visto che l’attuale governo mira ad eliminare ogni confine tra i territori di Varsavia e quelli di Kiev, un po’ un ritorno al passato, prima ancora dell’Unione Sovietica, ed il presidente polacco Andrzej Duda, con molta disinvoltura, ha fatto una dichiarazione proprio in tal senso recentemente.

A parte ciò l’Ucraina, e soprattutto la Crimea, sono estremamente strategiche per la Flotta del Mar Nero e del Mediterraneo della Russia – la sua base è a Sebastopoli – nonché una spina nel fianco per le formazioni terroristiche islamiche, tra questi l’ISIS, molto attive per procura, e sappiamo bene di chi, che operano in Siria.

Se in questo momento, in questo preciso momento storico, esistono dei Paesi che combattono veramente il terrorismo, questi sono Israele e la Russia. Gli USA e l’Unione Europea, hanno preferito, a partire dalla presidenza Obama, scendere a patti col terrorismo, finanziandolo e armandolo anche attraverso canali militari, diplomatici e commerciali, vedasi l’export del petrolio dalla Siria verso la Turchia e dalla Libia verso l’Italia con tre petroliere fantasma durante il governo Renzi.

Ciò che ho appena scritto non è una finzione fantapolitica: in merito alle tre navi italiane, a segnalarlo, fu proprio Israele che ha notato il consueto, nonché sospetto, tragitto tra la Sicilia e l’area occupata dall’Isis e che in prossimità della costa libica usavano spegnere il transponder, per poi riaccenderlo molte ore dopo la partenza dalla Libia verso l’Italia e persino il Corriere della Sera dedicò un articolo in merito.

Andiamo avanti. Anche le armi, i sistemi d’arma anticarro e i mezzi di trasporto utilizzati dall’Isis erano di fabbricazione americana e forniti alla formazione terroristica direttamente dal Qatar, ossia da quegli emiri che hanno finanziato la campagna elettorale di Hillary Clinton e successivamente materializzato negli appartamenti di alcuni esponenti del Parlamento Europeo, ovviamente a loro insaputa, dei borsoni pieni di denaro per ricevere in cambio dei favori.

Inoltre, che vi siano dei collegamenti tra Isis e U.S.A. lo dimostra il risultato dell’operato del F.S.B. all’interno del territorio russo: recentemente, Il Servizio federale di sicurezza della Federazione Russa, in collaborazione con il Comitato investigativo della Federazione Russa e il Servizio federale di monitoraggio finanziario, ha espugnato una cellula terroristica nei distretti federali degli Urali e del Caucaso settentrionale, formata da 18 membri che avevano creato una rete per il supporto e di reperimento di risorse riconducibili all’Isis.

Su istruzioni degli emissari di quest’ultimo, i membri della cellula hanno effettuato il trasferimento di militanti dalla Russia al territorio della Siria e in Ucraina per condurre operazioni militari contro le forze armate della Federazione Russa e finanziare il Califfato Islamico.

Durante le perquisizioni nei luoghi di residenza degli imputati, sono stati sequestrati strumenti di comunicazione, strumenti di pagamento, nonché personal computer, nei quali sono stati rinvenuti materiali fotografici e video sulla partecipazione di membri della cellula terroristica islamica alle ostilità in Siria nei ranghi dell’ISIS, nonché nelle unità nazionaliste delle forze armate ucraine in Ucraina.

L’obbiettivo di questa guerra, dal punto di vista occidentale, non è l’indipendenza dell’Ucraina bensì l’annessione della Crimea a Kiev al fine di poter bloccare la Marina Militare russa principalmente sul Mediterraneo e privarla della sua capacità di proiezione in Siria.

In pratica, la guerra in Siria, per la Casa Bianca, va combattuta fino all’ultimo ucraino.

Gian Giacomo William Faillace




ECCO PERCHE’ SULLA CRISI IN SIRIA E’ PUTIN IL VERO VINCITORE

L’accordo per il cessate il fuoco in Siria, tra Turchia e Stati Uniti sembrerebbe un risultato raggiunto da Donald Trump, ma a ben guardare il vero vincitore di questa partita è solo uno: Vladimir Putin.

Giovedì sera, dopo una visita del vicepresidente americano Mike Pence ad Ankara, è stata annunciata una tregua di 120 ore (anche se in queste ultime ore arrivano dai territori siriani denunce di violazioni), durante le quali le forze curde dovranno ritirarsi dal Nord-est della Siria per permettere alle truppe di Recep Tayyip Erdogan di creare una zona cuscinetto di 30 chilometri. Tutto sommato Erdogan vince una piccola battaglia, ma ha perde la guerra. Donald Trump invece, salva in extremis l’immagine degli Stati Uniti, comunque indebolita dal tradimento dell’alleato curdo. Tutti si piegano all’iniziativa di Putin, con la Siria che sta per riguadagnare la sua integrità territoriale e tornare al punto di partenza dopo una inutile guerra durata otto anni al prezzo di 400 mila morti.

La Russia inviando l’esercito siriano al confine e facendo retrocedere i curdi nelle seconde linee, aveva già di fatto costretto Erdogan a bloccare l’invasione e gli americani hanno lucrato sull’intesa già sostanzialmente raggiunta da Putin con lo stesso Erdogan.

Del resto la vera guerra di Erdogan (che continua nonostante la tregua a minacciare la ripresa delle attività belliche) era cominciata nel 2011, quando si era illuso di poter imporre un neo ottomanesimo diventando il nuovo sultano mediorientale. Dopo aver fomentato la guerra in Siria, la Turchia si ritrova a otto anni di distanza con 3,6 milioni di profughi sul suo territorio. L’Occidente l’aveva convinto a prenderli assicurandogli che il regime siriano di Bashar al-Assad sarebbe caduto, ma così non è stato. Ora riceve il contentino della zona cuscinetto, che lo aiuta a salvare la faccia davanti ai suoi elettori in quanto impedisce la nascita di uno Stato autonomo curdo al confine, ma il suo progetto originario è fallito, subendo in toto l’iniziativa e l’azione del presidente della Federazione Russa, Vladimir Putin.

Putin è, come dicevamo, il grande vincitore perché è riuscito di fatto a impedire la caduta di Assad e ora, forse già nell’incontro che avrà a fine ottobre con Erdogan, obbligherà la Turchia a ritirare il suo sostegno ai ribelli e jihadisti di Idlib, l’ultima provincia rimasta fuori dal controllo di Assad. In cambio, acconsentirà al rientro dei profughi in Siria. Con la conquista di Idlib, Assad riguadagnerà l’integrità territoriale del paese, riprendendosi quei territori che dal 2014 sono finiti prima nelle mani dell’Isis e poi dei curdi. Resta solo da riconquistare Idlib, ancora controllata dai terroristi, ma si tratta ormai di un dettaglio. Quando sarà ripresa, il conflitto del 2011 si potrà dire concluso.

RED

 

 




Aleksej Puškov: tra Russia ed Europa una contrapposizione priva di senso

Roma – Alla vigilia della visita di stato del Presidente della Federazione Russa Vladimir Putin in Italia, ha avuto luogo a Roma, presso il Centro Russo di Scienza e Cultura, il dibattito intitolato “Russia ed Europa, tensione senza ragione”. Nella veste di ospite e relatore il senatore russo Aleksej Puškov, attuale Presidente della Commissione del Consiglio Federale sulla politica dell’informazione e già presidente, tra il 2011 ed il 2016, della Commissione Affari esteri della Duma di Stato. In qualità di politico, intellettuale, esperto di politica estera e di informazione (è infatti autore e presentatore del seguitissimo programma “P.S.”, in onda da oltre 21 anni sul canale TV Center) Puškov, nella sua relazione, ha cercato di ricostruire le cause che sono state alla base dell’incrinamento dei rapporti tra Russia ed Europa. Restando agli episodi più recenti della politica internazionale, il senatore russo ha trovato nella questione georgiana una prima causa di scontro. Nell’estate del 2008, infatti, in seguito alla richiesta di indipendenza dell’Ossezia del Sud, la Georgia presieduta da Saakashvili fece irruzione in territorio osseto. Un attacco, quello georgiano, che provocò migliaia di morti, specialmente tra la popolazione civile. La Russia, allora, rifacendosi al precedente del Kosovo (in cui le forze occidentali ne sostennero la volontà di indipendenza dalla Serbia), intervenne in favore dell’Ossezia respingendo l’avanzata georgiana, nonostante il parere contrario degli Stati Uniti schierati in favore di Tblisi, contro le spinte (a loro dire) secessioniste di Ossezia ed Abkhazia. Una tensione che non si esaurì, nonostante l’intervento mediatore dell’Unione Europea, allora a guida francese. Un secondo momento di frizione, a partire dalla fine del 2010, si verificò in seguito alla nascita di una serie di contestazioni ed agitazioni, denominate dai media “primavere arabe”, che scoppiarono tra il Nord Africa (Libia) ed il Medio Oriente (Iran, Iraq, Siria, Yemen). La Russia attribuì agli Stati Uniti l’intenzione di cavalcare tali sommosse al solo scopo di rovesciare governi ritenuti sgraditi. Con particolare riferimento alla Siria, Puškov ha espresso tutte le sue perplessità nella contrappozizione alla nazione guidata da Assad, per anni considerata dalla comunità internazionale un’avanguardia di civiltà nell’intera area mediorientale, rivendicando, invece, il successo dell’intervento russo contro l’Isis, ormai quasi debellata, quando invece, prima del soccorso di Mosca a Damasco, lo Stato Islamico era arrivato ad occupare oltre il 45 per cento del territorio siriano. Infine, la più recente questione Ucraina. Qui, Il senatore russo ha voluto sottolinare la totale inefficacia delle sanzioni, che spesso realizzano l’effetto esattamente

opposto a quello sperato, e cioè di compattare una popolazione attorno al proprio leader. Senza contare il reciproco danno economico, 240 miliardi per l’Unione Europea, 50 miliardi pe la Federazione Russa. Per questo ha auspicato che l’Unione Europea possa rimuovere gli ostacoli psicologici, e non razionali, verso la Russia, che rappresenta un mercato libero, ed un partner sempre disposto a dialogare per la controversia delle questioni di politica estera nel pieno rispetto del diritto internazionale. In tal senso ha espresso apprezzamento per la posizione dell’Italia (nelle organizzazioni in cui è presente, Unione Europea e Nato), volta ad un cambiamento delle relazioni con Mosca, asupicando che presto tale fronte possa allargarsi per poter determinare una svolta che, ad ora, non sembra vicina. In un mondo caratterizzato dal triangolo Usa (una nazione che per sostenere il proprio deficit necessita di una egemonia mondiale e che per questo guarda con timore – cercandone l’impedimento – ad un rapporto privilegiato tra UE e Russia, soprattutto un potenziale asse Mosca-Berlino), Russia e Cina (che ha una cultura unica, peculiare e che insegue il primato mondiale), l’Europa dovrebbe vedere in Mosca una sua naturale estensione, perchè europei si sentono i russi e perchè insieme costituiscono una popolazione di 650 milioni di persone. Chiudendo un intervento sentito e molto partecipato, ha espresso il desiderio di veder rimossa, negli anni a venire, una contrapposizione artificiosa, in quanto non fondata su un reale contrasto di interessi, oltrechè, numeri alla mano, per tutti dannosa.

Stefano Tardi

(photo: Evgeny Utkin)




Facebook contro il terrorismo?

“È bene ricordare a noi stessi che l’Intelligenza Artificiale oggi può aiutare a salvare delle vite”. Così Mark Zuckerberg, in un post sul suo profilo, annuncia gli esiti positivi della campagna antiterrore su internet.

Il social network più famoso al mondo sta infatti utilizzando con successo l’Intelligenza Artificiale per eliminare dai suoi server le tracce dei terroristi e della loro propaganda.

Il gruppo guidato da Zuckerberg fa sapere che, per merito di tecnologie innovative di apprendimento e riconoscimento automatico, arriva a rimuovere ben il 99% dei contenuti riguardanti le organizzazioni estremiste, iniziando da Isis e Al Qaeda, dalla sua piattaforma prima che vengano segnalati, o addirittura prima che compaiano online.

In più, quando un contenuto del genere viene riconosciuto come pericoloso, in quanto catalogato “di matrice terroristica”, Facebook è in grado di rimuoverne la maggior parte delle copie caricate in seguito sul social stesso entro un’ora.

Lo staff di Zuckerberg spiega quindi che il raggiungimento di questi importanti obiettivi è dovuto soprattutto all’utilizzo di precisi algoritmi e sistemi automatizzati, che possono riconoscere immagini e video, e che vantano tecniche di apprendimento automatico su testi scritti. Rimane comunque molto importante anche l’elemento di controllo prettamente umano, motivo per cui la piattaforma sta assumendo linguisti, accademici, ex membri delle forze dell’ordine ed ex analisti dell’intelligence, così da poter controllare al meglio le diverse minacce.

Per gli esperti del social network, queste tecniche non sono comunque sufficienti a debellare la piaga dell’estremismo, per cui viene rinnovata la disponibilità a collaborare con altri Enti, Organizzazioni e Governi, per rendere maggiormente efficace la lotta al terrore via web.

La cooperazione è sicuramente un punto fondamentale per poter operare concretamente, e proprio in questo senso ricordiamo che la scorsa primavera Facebook, insieme a Microsoft, Twitter e YouTube, avevano formato il Global Internet Forum to Counter Terrorism, un gruppo di lavoro congiunto per aiutare le singole società nel combattere il terrorismo internazionale e per diffondere know how e soluzioni su questo tema anche presso aziende più piccole.

Per ora, l’uso di questi strumenti ad alta tecnologia è mirato a contenuti che si rifanno alle due maggiori organizzazioni terroristiche a livello internazionale (Is e Al Qaeda appunto), in quanto rappresentano la minaccia principale per la sicurezza mondiale, ma in futuro è previsto l’uso dell’Intelligenza Artificiale anche su contenuti legati ad altre organizzazioni.

Che il famoso strumento “anti-propaganda russa” che il social di Menlo Park sta per introdurre ne rappresenti il primo esempio?

Eva Bergamo




IL CALIFFO NON C’E’ PIU’… FORSE

In questi giorni si susseguono senza sosta le notizie riguardanti la morte del leader dell’Is ( Isis o Daesh, che dir si voglia), Ibrahim Abu Bakr al Baghdadi.

Pare ormai certo che il Califfo sia deceduto durante un raid aereo dell’aviazione russa presso Raqqa lo scorso 28 maggio, ma se ne parla solo ora, a distanza di parecchi giorni, proprio perché i Servizi d’intelligence hanno prima compiuto le opportune verifiche.

Venerdì scorso, il Ministro della Difesa della Federazione Russa, Sergej Shoygu, durante la riunione del Consiglio di Sicurezza ha riferito al Presidente Putin in merito al raid, compiuto da una efficace squadriglia di Sukhoi-34 e Sukhoi-35, che come sempre si sono rivelati super affidabili in queste delicate ed importanti missioni.

Con questa operazione militare, molti capi terroristi hanno definitivamente lasciato questa Terra; si parla di almeno 300 persone, sorprese durante un briefing volto a studiare una valida strategia di fuga, viste le enormi difficoltà che tali organizzazioni stanno riscontrando negli ultimi tempi, vuoi per la pesante controffensiva da parte di chi li combatte, vuoi per le inevitabili dispute finanziarie tra le varie fazioni estremiste; come spesso accade, il denaro (non la religione) è la causa principale della crisi tra le parti e questi delinquenti non fanno eccezione.

Fatto sta che il comando strategico militare dell’Is al momento è stato cancellato, con un blitz arrivato al posto giusto e al momento giusto, e del quale possiamo ringraziare, as usual, l’intelligence russa e siriana, mentre gli Usa e i loro alleati occidentali stanno tristemente a guardare.

Cosa succederà ora? Fare delle previsioni precise è ovviamente impossibile, ma appare certo che il conflitto siriano stia andando verso una migliore risoluzione pacifica, pur con i probabili contraccolpi da parte dei terroristi,  e soprattutto da parte di chi li finanzia, che senza dubbio non accetteranno passivamente una sconfitta così pesante, ma dalla quale non sarà affatto semplice per loro risollevarsi.

Al momento rimaniamo ancora in attesa dell’eventuale conferma ufficiale della morte di al Baghdadi; in ogni caso, anche fosse sopravvissuto, si ritroverebbe completamente solo dal momento che i suoi collaboratori sono stati annientati; i fatti fanno però presumere che tale certezza arriverà a breve.

La riflessione che mi sorge spontanea è che, ancora una volta, Vladimir Putin ha mantenuto la promessa fatta al suo Paese, in questo caso mi riferisco a quanto affermato dal Presidente quando la Russia è scesa in campo al fianco di Assad, garantendo il suo impegno ad annientare il Califfo e la sua tela mortale. Ricordo bene l’ordine dato nel 2015 ai Generali russi, e le sue parole “voglio la testa del Califfo” risuonano ancora come profetiche. Ritengo giusto però sottolineare che la Russia non ha agito semplicemente per sé stessa, anzi, mettendosi in gioco ha rischiato e rischia molto, in nome di quella Pace, che nella lingua russa è rappresentata da una parola semplice e ricca di significato “Мир” (Mir); un termine che nella traduzione non si limita a “Pace“, ma significa anche “Mondo“, in un abbraccio globale che lascia spazio alla speranza di un futuro migliore.

Non è la prima volta che Vladimir Putin si batte per rendere questo Mondo più vivibile, anche se i suoi detrattori non si rassegnano; ma, almeno stavolta, dovremmo ringraziarlo tutti.

Eva Bergamo




UNA TELEFONATA CHE SCIOGLIE IL… GHIACCIO

Mosca – Vladimir Putin si è congratulato al telefono con Donald Trump sul suo insediamento e gli ha augurato ogni successo nel suo lavoro. Durante la conversazione, entrambe le parti hanno espresso la loro disponibilità a compiere sforzi congiunti attivi per stabilizzare e sviluppare la cooperazione Russia-Stati Uniti su una base costruttiva, equa e reciprocamente vantaggiosa.

Putin e Trump hanno discusso dettagliatamente delle pressanti questioni internazionali, tra cui la lotta al terrorismo, la situazione in Medio Oriente, il conflitto arabo-israeliano, la stabilità strategica e la non proliferazione delle armi, la situazione con il programma nucleare iraniano e il problema della Corea del Nord. La conversazione ha toccato anche i principali aspetti della crisi ucraina. Le parti hanno convenuto di rafforzare la cooperazione in questi e in altri settori.

I due leader hanno sottolineato che la coesione negli sforzi per la lotta contro la principale minaccia – il terrorismo internazionale – è una priorità assoluta. I presidenti hanno deciso di stabilire un reale coordinamento delle azioni tra Russia e Stati Uniti volti a sconfiggere ISIS e di altri gruppi terroristici in Siria.

Entrambi hanno poi sottolineato l’importanza di ricostruire un commercio reciprocamente vantaggioso e fatto di legami economici tra le comunità imprenditoriali dei due paesi, cosa che potrebbe dare un ulteriore impulso allo sviluppo progressivo e sostenibile delle relazioni bilaterali. Putin e Trump hanno deciso di programmare già da ora la possibile data e il luogo per il loro primo incontro.

Donald Trump ha chiesto di trasmettere i suoi auguri di felicità e prosperità al popolo russo, dicendo che il popolo americano ha sentimenti positivi nei confronti della Russia e dei suoi cittadini.

Vladimir Putin, a sua volta, ha sottolineato che il sentimento è reciproco, aggiungendo che per oltre due secoli la Russia ha sostenuto gli Stati Uniti, è stato il suo alleato durante le due guerre mondiali, e ora vede gli Stati Uniti come un partner importante nella lotta contro il terrorismo internazionale.

I due leader hanno infine concordato di mantenere contatti personali con cadenze regolari.

RED






ALEPPO SOTTO CONTROLLO SIRIANO. MOGHERINI: “CONFLITTO NON FINITO MA NESSUNO HA CHIESTO SANZIONI PER LA RUSSIA”.

BRUXELLES – “Non abbiamo affatto discusso sanzioni alla Russia per la Siria e nessuno stato membro ha chiesto sanzioni addizionali”. Lo ha detto all’agenzia di stampa ANSA, l’Alto federica-mogherini-alto-commissario-uerappresentante per la politica estera europea, Federica Mogherini, al termine del Consiglio esteri in cui, durante la colazione di lavoro, si è discusso il tema della Siria. “Resta molto chiaro che la dinamica militare non porterà alla fine del conflitto né, probabilmente, porterà alla sconfitta dell’Isis“, ha sottolineato Mogherini, tornando a chiedere che venga dato accesso agli aiuti umanitari per Aleppo e riaffermando, nella polemica a aleppodistanza con la Russia, che la Ue è “il primo fornitore di aiuti” e continuerà ad esserlo perché l’Europa “non prenderà mai in considerazione l’opzione di abbandonare i civili“.

Intanto i vertici russi hanno ufficialmente comunicato che dopo anni di sanguinose battaglie e bombardamenti l’esercito siriano controlla tutta la città di Aleppo:  “Nell’ultima ora abbiamo ricevuto informazioni sul fatto che le attività militari ad Aleppo est sono cessate“, ha affermato l’ambasciatore russo Churkin al Consiglio di sicurezza Onu, richiesto d’urgenza da Francia e aleppo-in-siria-guerra-finita-restano-macerie-e-morteRegno Unito. “Il governo siriano ha ripreso il controllo di Aleppo est“, ha aggiunto, dopo che poco prima aveva annunciato che l’offensiva sarebbe finita nel giro di qualche ora. All’uscita dell’incontro, Churkin ha spiegato ai giornalisti di aver ricevuto la notizia dello stop delle operazioni militari, legato all’avvio di un accordo con cui consentire l’uscita dei ribelli dalla città.
RED
(fonti: ANSA – RAI News)



L’ITALIA PRONTA AD OFFRIRE LE SUE BASI PER I RAID USA IN LIBIA

ROMA – L’Italia è pronta a “considerare positivamente” l’eventuale utilizzo delle basi italiane e il sorvolo per le operazioni aeree degli alleati impegnati nel conflitto inraid aerei Usa a Sirte contro postazioni isis Libia su richiesta del governo di accordo nazionale libico. E’ quanto ha affermato oggi il ministro della Difesa Roberta Pinotti, all’indomani dell’inizio delle operazioni Usa in Libia.

“Il governo ritiene che il successo della lotta per l’eliminazione delle centrali terroristiche in Libia sia di fondamentale importanza per la sicurezza non solo di quel paese ma anche dell’Europa e dell’Italia“, ha infatti spiegato oggi il ministro rispondendo al question time alla Camera dei Bombe Usa contro l'Isis i raid aerei partiranno dall'Italia da Sigonella e AvianoDeputati. “L’Italia è convintamente parte della lotta anti-Isis – ha poi aggiunto Roberta Pinotti – e con altrettanta determinazione sostiene come fondamentale il coinvolgimento diretto e attivo delle popolazioni e dei governi locali nella lotta al terrorismo cui dare, su specifica richiesta, il necessario supporto. Tale richiesta di supporto  – ha infine ribadito il Ministro della Difesa italiano –  emerge chiaramente dalle parole del presidente Serraj e per tali ragioni il governo mantiene aperta una La base aerea di Sigonella in Sicilialinea di dialogo diretta e assidua sia con controparte libica e sia con gli alleati americani per verificare lo sviluppo delle operazioni e l’eventuale esigenza di supporto indiretto”.

Nel corso del question time alla Camera di oggi è stato anche ribadito che l’operazione Usa si sviluppa in piena coerenza con la risoluzione delle Nazioni Unite numero 2259 del 2015 ed è volta al contrasto all’Isis nell’area di Sirte. Le forze democrazia americana da esportazionelibiche, che hanno riconosciuto il governo del primo ministro Fayez al Serraj, stanno combattendo una “dura battaglia” per contrastare l’Isis, tra “grandi difficoltà e a caro prezzo“ per i militari e la popolazione civile, in particolare per la loro “mancanza di capacità d’individuazione dei bersagli militari e per l’ingaggio di precisione“.

RED