CIBUSTEC: le prospettive della tecnologia alimentare italiana in Russia

Si è svolta anche quest’anno l’edizione Tech dell’agroalimentare italiano, rivolta alla industria della trasformazione alimentare internazionale.
Paradossalmente, le guerre commerciali tra stati stanno creando prospettive nuove alla meccanica e alla tecnologia: difatti, sempre più i governi stanno creando incentivi alla produzione interna, per limitare la dipendenza economica dall’estero, per sviluppare la domanda interna del mercato del lavoro e per rendere positiva la bilancia commerciale (saldo netto tra export e import).
Così è per la Russia, che sta sempre più investendo per ammodernizzare la sua industria agroalimentare, che rientra tra le linee programmatiche di sostegno agli investimenti da parte del governo. Questo fattore è sospinto altresì da fattori climatici, per il fatto che intere aree della Russia che sono 10 anni fa erano inaccessibili, sono diventate coltivabili a fronte del cambiamento climatico in atto.
Le esigenze della industria russa del settore sono di due tipi: una di tecnologia per la coltivazione e la raccolta dei prodotti agroalimentari, l’altra per la loro trasformazione. La prima ha terreno molto fertile grazie alla vastità delle aree coltivabili e alla presenza di prodotti di ottima qualità in quanto ancora coltivati spesso in modo assolutamente naturale (sulla base delle stesse risorse disponibili). E su questa ricchezza di proodotti di base, esistono prospettive molto ampie per l’industria della trasformazione: ed è anche qui che la tecnologia italiana può giocare un ruolo di assoluta leadership, poggiando sul know how del food made in italy. Difatti, gli investitori russi non chiedono soltanto il °chiavi in mano° di impianti di raccolta o trasformazione, ma altresì di essere accompagnati da tecnologi e esperti in grado di guidarli nella trasformazione del prodotto.
Cosi che molte aziende italiane, presenti al CibusTec, hanno iniziato, correttamente, a creare un network di competenze diversificate per fornire soluzioni chiavi in mano ai clienti della Federazione Russa: l’aspetto del servizio infatti si caratterizza sempre più come la nuova sfida nella competizione internazionale della meccanica alimentare.
GruppoBPC International



IL SETTORE DELLA MECCATRONICA IN RUSSIA

E’ stato di recente commissionato uno studio da parte del Centro Estero per l’Internazionalizzazione del Piemonte, in cui e’ stata fotografato il tasso di sviluppo del settore della Meccatronica in Russia, al fine di evidenziare potenziali opportunita’ di business per le aziende italiane. L’analisi ha riguardato in particolar modo sei segmenti industriali: Avio, Aerospazio, Automotive, Legno, Tessile, Agricoltura.

Dopo aver inquadrato l’outlook generale dell’economia russa, che e’ in ripresa sotto tutti gli indicatori macro-economici, lo studio, realizzato dalla branch russa di GruppoBPC International, ha evidenziato le enormi opportunita’ presenti in questo momento.
A seguito della svolta nella politica economica del governo russo degli ultimi anni, che ha contrastato la crisi con i mercati occidentali avviando un forte processo di industrializzazione e modernizzazione dell’economia per ridurre la dipendenza dall’import, sono infatti in corso numerosi programmi ed incentivi per supportare gli investimenti in questi settori. Dai programmi statali (SPICContratti di investimento speciali) a quelli regionali (RIPProgetti di investimento regionali), sino alle iniziative private o miste, vi sono in atto decine di progetti di modernizzazione sul territorio cui le imprese italiane potrebbero fornire tecnologia e servizi di engineering.

Il governo russo ha avviato un piano di costruzione di 40 fabbriche industry 4.0, trasversali a molti settoridice Antonio Borello, CEO di GruppoBPC Internationalche dovranno essere in opera entro il 2035. E assistiamo ad un fiorire di iniziative in tutti gli ambiti, dall’aerospazio all’automotive, dalla filiera del legno al tessile, dall’agricoltura all’avio. Lo studio e’ stato svolto mediante ricerca di fonti governative e pubbliche, la visita presso universita’ e centri di ricerca, l’incontro con societa’ coinvolte nella implementazione dei progetti di automazione e di Internet of Things, e accedendo a fonti media e documenti programmatici pubblicati da enti governativi“.

Tutti i settori analizzati offrono prospettive enormi per le nostre imprese. In molti ambiti, il fabbisogno di tecnologia da importare supera il 70% del totale degli investimenti, con un ulteriore dato statistico che è molto espressivo della situazione: nelle applicazioni dell’Internet of Things per l’industria, la disponibilita’ di tecnologia russa disponibile localmente è pari allo 0.28% del fabbisogno. Questo significa che tutti i settori sono all’attiva ricerca di partner e fornitori internazionali qualificati.

Se nei vari segmenti dell’economia analizzati si assiste a fattori e trend specifici, sono stati tuttavia rilevati alcuni comuni elementi di sviluppo:
– I forti incentivi politici ed economici: il governo russo ha emesso leggi e piani programmatici che pongono al centro il tema della modernizazione dell’economia;
– La modernizzazione come leva per la internazionalizzazione di imprese russe: la volonta’ sottostante, e pubblicamente dichiarata, di molte iniziative, e’ non solo quella di fare recuperare competitivita’ all’industria nazionale, ma contemporaneamente di farle avere un ruolo nella competizione internazionale, esportando nel medio-lungo periodo competenze e tecnologia nel mondo;
Facilitazioni doganali: si e’ compreso come, se nel giro di 15/20 anni l’economia debba fare sforzi enormi nel suo ammodernamento industriale, tutti i processi di implementazione devono essere agevolati, e cosi le pratiche di importazione di tecnologia internazionale;
– L’apertura all’iniziativa privata: anche in settori definiti altamente strategici e fino a poco tempo fa di esclusivo appannaggio di enti statatli, come per esempio quello spaziale, si stanno progressivamente aprendo al privato, con il sorgere di imprese di capitale che sviluppano soluzioni e tecnologie che vengono poi fornite ai programmi pubblici in corso.

Tutto questo deve trasmettere come le aziende italiane del settore della meccatronica debbano guardare con estrema attenzione al mercato russo in questo momento. Visitando o partecipando a fiere, incontrando operatori del settore e associazioni di categoria, o affidandosi ad esperti locali in grado di promuovere ed introdurre le imprese alla fornitura di tecnologia nei progetti in corso e in fase di avvio sul mercato. Il team di GruppoBPC International (www.gruppobpc.com) è a disposizione per chi volesse approfondire questo tema.

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Il mercato dei gioielli in Russia

In uno studio condotto da NeoAnalytics il mercato legale della gioielleria in Russia occupa circa lo 0,8% del fatturato totale del commercio al dettaglio. Nel settore della gioielleria ci sono circa 1.300 imprese e oltre 3.100 imprenditori, con oltre 22.000 negozi specializzati di gioielli, per un totale di circa 150.000 occupati.

Dal 2000 e prima della crisi del 2009 si è verificato un intenso sviluppo del mercato della gioielleria, la crescita annuale del volume di mercato è stata del 25-50%. Ciò è principalmente dovuto a prezzi più elevati per i metalli preziosi, nonché a un aumento dei redditi reali della popolazione. Nel 2010-2013, i tassi di crescita del mercato hanno iniziato a diminuire gradualmente rispetto al periodo precedente ammontando al 12-28%. Nel 2014, il mercato è cresciuto di circa il 10%. Il calo ha toccato il suo punto più basso nel 2015 (-25/30%) a causa del crollo della crescita economica e le fluttuazioni dei prezzi globali delle materie prime. In termini di valore, il mercato nel 2015 ammontava a 3.1 miliardi di euro.

Nel 2016 la situazione è andata a migliorare (2-3%), grazie all’aumento dei prezzi (+50%) e alla fine della crisi economica. Si stima che nel 2018, il volume del mercato potrebbe raggiungere i 3.5 miliardi di euro.

Anche la produzione interna sembra sperimentare dinamiche positive. Secondo stime di esperti, diamanti e metalli preziosi rappresentano l’1% del giacimento di minerali e materie prime in Russia.

La Russia è uno dei maggiori produttori al mondo di metalli preziosi e pietre preziose. Nel 2016 ha conquistato il terzo posto nel mondo per la produzione di oro (252 tonnellate), quarto per l’argento (1571 tonnellate) e al primo posto in diamanti (41,9 mln cts).

Per quanto riguardagli scambi commerciali, oggi la Russia è un paese che importa gioielli e pietre preziose che arrivano dalla Cina, dalla Bielorussia, dalla Tailandia, dall’Italia, dall’Armenia e dal Kazakistan.

Negli ultimi anni la maggiore spesa pro capite per gli articoli di gioielleria è stata registrata nel Distretto Federale Centrale di Mosca, distanziando di poco il distretto dell’Estremo Oriente di Vladivostok, mentre il distretto federale Nordoccidentale di San Pietroburgo si è aggiudicato il terzo posto. L’utilizzo quotidiano di anelli, orecchini, braccialetti e collane soprattutto nella capitale e nelle grandi città, è ormai visto come una forma di accessorio alla propria immagine, non necessariamente abbinato a indumenti di lusso o in occasione di eventi speciali.

Nel complesso, il compratore russo è orientato sulla gioielleria di livello medio e negli ultimi due anni questa tendenza continua a rafforzarsi. La spesa media presso un salone di gioielleria non supera 18-20 mila rubli (circa 300-350 euro).

Il presente articolo è tratto da un’analisi di mercato effettuato da GruppoBPC International (www.gruppobpc.com) durante le sue attività di monitoraggio dei trend di consumo. Potete scaricare l’intero Report dal sito di GruppoBPC International, al seguente link.

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Export Alliance

Il GruppoBPC International, in collaborazione con la Camera di Commercio Italo-Russa, ha lanciato il progetto Export Alliance.

In cosa consiste?

GruppoBPC International, in ognuno dei mercati direttamente presidiati tramite le sue sedi estere (USA, Russia/CSI, Sud est Asia), si occupa tramite un partner logistico, del trasporto, dello sdoganamento e dello stoccaggio di un pallet di merce presso i propri magazzini in uno dei mercati esteri in cui opera. I prodotti sdoganati e disponibili alla vendita, vengono caricati su una piattaforma online, con accesso riservato ai buyers locali, dopodiché inizia l’azione commerciale e di promozione.

In questo modo si attiverà una azione di export a costi più contenuti, aiutando le aziende a superare gli ostacolo logistici e doganali e utilizzando una modalità di acquisto apprezzata dalla maggior parte dei buyer internazionali, i quali possono comprare i beni in quantità ridotte oltre che immediatamente disponibili ed in valuta locale.

A dimostrazione delle potenzialità di quanto detto, durante la Convention Mondiale delle Camere di commercio italiane all’estero, svoltasi il 6 novembre a Torino, il progetto “EXPORT ALLIANCE” ha ottenuto il maggior numero di voti per la categoria “Export”. Un risultato di grande rilievo, visto le oltre venti candidature, tutte valutate da un gruppo di imprenditori piemontesi.

Grazie a questa piattaforma, disponibile anche sugli altri mercati di GruppoBPC International (USA, Malesia), ha innovato, dopo oltre un anno di studi e di gestione della fase di lancio, il processo export tramite una reingegnerizzazione del percorso logistico, doganale, distributivo e commerciale dei prodotti destinati ai mercati esteri.

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Teethan, la diagnosi computerizzata nelle moderne cliniche mediche.

L’innovazione digitale in odontoiatria e fisioterapia, dopo i successi in Italia e Svizzera, arriva sul mercato russo. Il Teethan, prodotto interamente in Italia, integra un sistema computerizzato,  per l’analisi digitale dell’occlusione, in modo semplice ed immediato. In termini tecnici, Teethan è un elettromiografo di superficie, basato su una tecnologia esclusiva: la sincromiografia. Il sistema rileva i parametri dell’occlusione dentale, per mezzo di 4 sonde, applicate in prossimità dei muscoli temporali anteriori e masseteri del paziente.
 “Fino ad ora  tale  diagnosi  si  effettuava  con l’impiego di apparecchiature costose e di grandi dimensioni, non alla portata di tutti i centri medici, che infatti inviavano i pazienti alle grandi cliniche” riferisce il dott. Marco Pezzi, dentista che applica tale metodica agli sportivi professionisti. “Teethan, che  utilizziamo in diagnostica anche nei centri di fisioterapia e riabilitazione, ha grandi potenzialità anche nella Federazione Russa, dove abbiamo già dimostrato nello studio dentistico Top Smile di Mosca, la sua precisione,  destando  grande interesse tra gli operatori del settore”. 
Partner nel promuovere prodotti e soluzioni tecnologiche innovative sui mercati internazionali, è il team del Gruppo BPC International, che grazie a sede e team locali, sta promuovendo lo sviluppo del progetto nella Federazione.
 ”Stiamo organizzando una seconda presentazione in occasione del Dental Expo di settembre – ci anticipa il dott. Marco Pezzi – con incontri e dimostrazioni live della nuova tecnologia, rappresentata da un apparecchio di ridotte dimensioni, portatile, e wireless. In pochi minuti si ottiene una fotografia dell’apparato muscolare del paziente, fornendo ai medici un quadro completo”. Come tutte le innovazioni che hanno bisogno di aggiornamenti di software, ed assistenza sulle componenti elettroniche, il  Teethan sarà in commercio solamente con una proposta di noleggio, comprensiva di aggiornamenti e full kasko, che rende immediata ed economica l’ adozione del nuovo apparecchio da parte di studi dentistici, cliniche mediche e centri di fisioterapia russi. “Il nostro prodotto si affaccia sul mercato in un momento assolutamente favorevole, dove l’intera industria medicale russa sta effettuando investimenti significativi per la modernizzazione delle strutture cliniche ed ospedaliere, con grande supporto governativo”. Gruppo BPC International con un partner di rilievo, seguirà il diffondersi di questa tecnologia all’avanguardia anche in Russia, e questo entro l’anno, per poi rivolgere lo sviluppo verso i mercati limitrofi del unione economica euroasiatica, secondo naturale traguardo.

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Il mercato del pomodoro in Russia

I prodotti di frutta e verdura “caserecci” rappresentano ancora una percentuale significativa in Russia, anche se è previsto un trend di crescita positivo per la produzione industriale. Secondo i dati di CredInform, il valore di questo mercato nel 2014 ammontava a 138.7 miliardi di rubli (circa € 2 miliardi) e dalle più recenti analisi risulta che i più grandi produttori presenti nel mercato abbiano riportato una crescita in doppia cifra dei profitti annuali.  In particolare, l’embargo del 2014 su frutta e verdura in scatola esportati da Moldavia e Ucraina e l’aumento della domanda interna, hanno favorito l’aumento della produzione degli agricoltori russi.

I principali fornitori per il mercato russo sono Italia, Cina, Taiwan, Spagna, Polonia, Paesi Bassi, India, Ungheria, Vietnam, Bielorussia e Germania (83% delle importazioni). In particolare, l’Italia è leader nell’esportazione di prodotti a base di pomodoro (52%), mentre Taiwan e India dominano il mercato dei cetrioli (42% e 32%) e Cina e Ungheria quello dei piselli e del granturco (25% e 24%). Questo settore è soggetto ad un’alta stagionalità, che provoca un innalzamento dei prezzi nel periodo invernale e un abbassamento durante l’estate. Inoltre, è da considerare una notevole differenza tra i prezzi all’ingrosso e al dettaglio. Nell’Ottobre del 2015, una confezione da 1Kg era venduta a 17.8 rubli (€0.25) all’ingrosso, e rivenduta a 140.9 rubli (circa €2) al dettaglio. Il segmento retail rappresenta l’84% delle vendita in termini di canali commerciali, mentre le restanti quote sono rappresentate dalle strutture governative e al segmento ho.re.ca. (12% e 4% rispettivamente).

Ma qual’è l’attuale situazione del mercato dei prodotti a base di pomodoro in Russia? Nel periodo 2012-2016 i volumi di vendite sono aumentati del 8.9%, ad eccezione del 2015 quando, a causa del deprezzamento del rublo, della riduzione delle importazioni e dell’aumento dei prezzi, è stata registrata una diminuzione della domanda e delle vendite. Ciononostante, nel periodo 2017-2021 è prevista una crescita indicata tra il 3.3% e il 4.5% per raggiungere più di 700.000 tonnellate di merce (+21% rispetto al 2016).

Il ketchup è la seconda salsa più diffusa in Russia dopo la maionese e, nonostante la diminuzione del potere d’acquisto, i consumatori non dimostrano di voler rinunciare a questo prodotto che, secondo quanto riportato dal rappresentante di GK NEFIS, non ha sofferto il peso dell’embargo sui pomodori freschi. Tra il 2012 e il 2016, la percentuale media di vendita di ketchup e salse tra i prodotti a base di pomodoro ha raggiunto il 40%. Leader del mercato sono le multinazionali come Unilever e Heinz, oltre ad aziende russe (EFKO, RUSSKOE POLE). La maggior parte della produzione proviene dal Distretto Federale del Volga (nel 2016 34%), seguito da quello Centrale e del Nord-Ovest. Per quanto riguarda la produzione di sughi e salse, tra il 2011 e il 2015 si è assistito a un aumento della produzione del 63.4%, mentre l’import è diminuito del 6.2% (soprattutto dalla Cina). Secondo i dati di BusinessStat, il tasso di crescita della produzione domestica sarà tra il 25.1% del 2016 e il 10.2% del 2020, mentre le importazioni diminuiranno del 6.7% all’anno.

Le vendite sia di ketchup sia di salse e sughi stanno aumentando nel canale ho.re.ca., passando dal 12.3% nel 2009 al 14.5% nel 2015, ed è prevista una ulteriore crescita fino al 16% nel 2018. Negli ultimi anni, i consumatori russi sono diventati più sensibili al prezzo e anche alla qualità del prodotto, come dimostrato dalla crescita del tasso di switching e del consumo di prodotti con private label. E’ quindi auspicabile una strategia che includa prezzi competitivi e che tenga conto di promuovere i prodotti anche presso catene di distribuzione di fascia medio-bassa.

Il presente articolo è tratto da un’analisi di mercato effettuato da GruppoBPC International (www.gruppobpc.com) durante le sue attività di monitoraggio dei trend di consumo. Presto sarà disponibile un Industry Report sul settore sul sito, liberamente scaricabile. Monitorate gli Industry Report disponibili, preziosa fonte per il vostro export o sviluppo business in Russia !

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Il mercato del vino in Russia

Il mercato del vino a livello mondiale negli ultimi anni ha allargato notevolmente i propri confini, conquistandol’Asia, il Sudamerica, il Nord-Europa, e anche l’Africa, oltre ai bacini storici di
consumo, come l’Europa egli Stati Uniti. In particolare nel 2016 si è registrata una crescita importper Cina (+16%), Brasile (+12%)e il mercato nord-americano (+3.2%). Stabile, o leggermente in
diminuzione, l’import di vino in Russia, a fronte della recente crisi economica che ha attraversato il paese, che comunque è oggi in ripresa.
Secondo le stime dell’OIV, la produzione di vino nel 2016 ha raggiunto a livello globale un totale di 259,4 milioni di ettolitri. Il primo Paese produttore è l’Italia, seguita da Francia, Spagna e Stati Uniti, mentre scende drasticamente la produzione nei Paesi dell’America del Sud e in Sudafrica. Secondo i dati Istat, la produzione italiana di vino ha raggiunto nel 2016 quota 50.1 milioni di ettolitri.
In particolare il segmento dei vini bianchi, trainato dagli spumanti, ha rappresentato il 54% della produzione totale (+4%) e anche la produzione di vino rosso è stata in leggera crescita (+2%).
La categoria che ha fatto segnare la crescita maggiore è stata quella dei vini da tavola (+12%), seguita dal rialzo del vino DOC (+2%), mentre ha subito un calo la vendita di vini IGT (-4%).
Dal punto di vista geografico, la produzione è stata in crescita sia al Nord che al Sud (3% e 5% rispettivamente), soprattutto in Puglia e Veneto, mentre ha registrato un leggero calo in centro
Italia (-3%). Nel 2016 l’export italiano valeva 5,6 miliardi di Euro, con una notevole crescita del prosecco (+37%), seguito dai rossi Dop Piemonte (+2,1%) e Veneto (+2%), mentre hanno registrato una flessione i rossi Dop Toscana e lo spumante Asti (entrambi -4,6%). I primi mercati di riferimento per l’export italiano sono stati i principali paesi produttori, tra cui Stati Uniti (+3%), Australia (+14%), Spagna (+1%), e Francia (+5%), dove lo spumante ha segnato un incremento in doppia cifra (+57%). Prosecco, Asti, Trento Doc e Franciacorta guidano la classifica dei più bevuti all’estero.
Nonostante ricopra solo l’undicesimo posto nella classifica della produzione mondiale di vino, la Russia ha delle concrete potenzialità d’incrementare la produzione per far fronte al crescente
consumo interno e per destinare dei volumi anche all’export. Negli ultimi 10 anni la superficie vitata è aumentata del 30%, raggiungendo gli 85mila ettari. Inoltre, il prezzo delle licenze alle aziende vinicole è diminuito e i produttori hanno potuto accedere alle sovvenzioni statali.
I vini italiani hanno segnato una crescita del 16%, mentre di grande interesse è il mercato ucraino , dove l’Italia è il principale esportatore di vino. Nel 2015 l’Italia si è affermata come primo importatore in Russia. Questo rappresenta l’opportunità di consolidare la posizione nel settore vinicolo attraverso un aggiuntivo sforzo di marketing e pubblicità grazie al quale si potrebbe conquistare la fiducia dei consumatori. Le aziende italiane dovrebbero inoltre seguire il trend relativo al vino biologico, legato al desiderio dei consumatori di adottare uno stile di vita più salutare,
e quello riguardante il maggiore interesse verso confezioni di dimensioni ridotte.
Il presente articolo è tratto da un’analisi di mercato effettuato da GruppoBPC International (www.gruppobpc.com) ed è possibile approfondire l’argomento scaricando gratuitamente l’intero
Industry Report al seguente link: http://gruppobpc.com/uploads/industry-reports/GruppoBPC_International_-_Market_Report_-_Mercato_del_Vino_-_RUSSIA_-_2017.pdf
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Come preparare una campionatura di prodotto in modo efficace durante un’azione export

Nel commercio internazionale una fase molto delicata nella promozione è rappresentata dalla valutazione dei campioni di prodotto da parte del buyer. Le distanze fisiche e culturali rappresentanocampionatura abbigliamento una barriera oggettiva, geografica, culturale e psicologica, che creano diffidenza e incertezza nell’adozione di nuovi prodotti manufatti in territori lontani. Così la prassi della campionatura è divenuta uno standard, oltre che tappa spesso decisiva nella positiva conclusione di un affare. Inoltre la spedizione di campioni avviene in genere in una fase avanzata della negoziazione commerciale, e una corretta gestione di questo passaggio consente di valorizzare le risorse sino a quel momento investite.

Eppure, molte imprese non prestano la dovuta attenzione a questa attività. O per motivi di tempo, o per motivi di risorse, o semplicemente per mancanza della dovuta attenzione. Per ovviare a questo atteggiamento, la parola d’ordine è pianificazione. Ossia, arrivare preparati a questa fase, La moda è uno dei settori più attivi del made in Italy per l'esterostudiando i numerosi aspetti di questa azione commerciale, quali la selezione del prodotto, il formato, il packaging dedicato, i termini della spedizione, la documentazione di corredo, il materiale marketing accessorio, e la gestione dei resi (ove prevista e/o necessaria).

La preparazione di questa attività va dunque attuata sin dall’avvio della campagna commerciale internazionale, forse anche prima. Un articolo pubblicato da GruppoBPC International cerca di fare chiarezza sull’argomento, fornendo consigli utili alle imprese su tutti i punti che gli esperti di marketing internazionale della società di consulenza ritengono fondamentali. Occorre infatti essere consapevoli che una efficace e per Programmare il processo di internazionalizzazionequanto possibile creativa gestione delle campionature può far finalizzare gli investimenti profusi nell’azione commerciale sino a quel momento, o, per converso, vanificarli.

Per chi volesse approfondire l’argomento ecco l’articolo che tratta in modo più esteso un simile argomento di sicuro interesse per le aziende che esportano:  come preparare una campionatura efficace

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Come prepararsi meglio all’export

Anche se non esiste un unico paradigma per arrivare ad un export di successo, esiste una metodologia che l’imprenditore può seguire per minimizzare i rischi di investire prima di avereProgrammare il processo di internazionalizzazione tutto pronto e/o di muoversi nella direzione sbagliata. Per far questo meglio partire da una ponderata attività di analisi e di pianificazione, rispondendo a due domande: sono pronto ad un progetto di sviluppo internazionale? E se si, come mi muovo, in quale direzione e con quale piano?

Nelle risposte a questi due quesiti si incentra la stesura del progetto di internazionalizzazione, consentendo all’impresa di minimizzare i margini di errore, evitando il probabile dispendio di risorse che si consegue nel perseguire azioni non focalizzate.

Vediamo cosi il contenuto di questi due punti, elencando in modo concreto e operativo la lista delle attività da svolgere per arrivare ad un progetto di espansione internazionale in modo consapevole.

Pronti all’estero?

Ecco la fase del check-up dell’impresa, in termini di risorse disponibili, della presenza di strumenti commerciali e manageriali adeguati a questo passo, esaminando aspetti quali:brochure export vino

  • Prodotto: verifica preliminare della generale adeguatezza dell’offerta, in termini di prodotti, design, packaging ed etichetta.
  • Campionature: preparazione alla gestione di campionature, individuando composizione/formati/materiali ad hoc, modalità di spedizione e condizioni di consegna.
  • Guide/Manuali: approntamento materiale esplicativo, mediante testo, infografica, video, debitamente tradotti.
  • Posizionamento del prodotto: definizione della clientela target, caratteristiche distintive, prezzo.
  • Comunicazione: predisposizione mezzi di comunicazione utilizzati, al fine di fornire informazioni e/o promuovere le vendite.
  • Organizzazione: allocazione delle risorse organizzative necessarie a sostenere l’azione internazionale, in termini di personale, di strumenti e di competenze linguistiche, commerciali e manageriali.

Quale strategia?

E’ cosi il momento di stendere un piano, individando il mercato estero obiettivo, analizzando le possibili complessità logistiche e certificative, e preparando l’organizzazione commerciale preworld exports e post-vendita, affrontando temi quali:

  • Mercato obiettivo: procedere ad una selezione per quanto possibile mirata tra i tanti possibili mercati di sbocco, scegliendo il mercato non necessariamente piu vicino, ma quello a piu alto potenziale e/o a minore rischio, esaminando fattori economici, politici e finanziari.
  • Orizzonte temporale: determinare un percorso di espansione per fasi, cercando di individuare obiettivi intermedi in grado di validare le azioni intraprese e di effettuare investimenti graduali e misurati in funzione della crescita ottenuta.
  • Approccio commerciale: definire le modalità di sviluppo, attraverso un utilizzo di risorse interne o esterne e lo studio della formula di promozione della propria offerta sul mercato estero.
  • Presidio del mercato: adottare una strategia di presenza sul mercato più o meno diretta, volta all’individuazione di un partner commerciale o alla commercializzazione diretta dei propri prodotti.
  • Certificazioni: anticipare la valutazione della necessità di specifiche certificazioni o autorizzazioni, valutando tempi, costi e azioni necessarie al loro ottenimento;Shipping-export
  • Logistica: studiare le soluzioni di trasporto piu efficaci, rapportando la qualità dei termini di consegna, in termini di tempistiche, costo, ampiezza dei servizi, garanzie sulla merce;
  • Pagamento: comprendere se vi sono dinamiche e/o usi e costumi nel paese target che prevedono termini di pagamento differenti da quelli richiesti dall’impresa, ed eventuali modifiche ai propri standard;
  • Assistenza post-vendita: prevedere subito l’impegno richiesto dall’impresa nelle attività di assistenza alla clientela e/o partner internazionali, al fine di stimarne le risorse e predisporre termini di vendita praticabili.
  • Monitoraggio: costruire un sistema di verifica della quantità e qualità delle vendite internazionali che consenta la raccolta di dati e statistiche utili al continuo miglioramento dell’azione di sviuppo.

Questi punti sono la sintesi dell’articolo pubblicato “Prepararsi all’export: cosa fare prima di partire?” che illustra in modo ancor piu analitico il contenuto delle singole attivita’ che sono ritenute fonamentali per un sano progetto export.

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Il mercato agroalimentare in Russia

È noto a tutti che dal 2014 la Federazione Russa ha adottato un provvedimento che vieta ad alcuni Paesi, tra cui l’Unione Europea, gli USA, il Canada, l’Australia e la Norvegia, Export-agroalimentare-i-prodotti-bannati-dallembargo-Russial’importazione di alcuni prodotti agroalimentari, in reazione al regime sanzionatorio da loro imposto contro la Russia.

Di conseguenza, la geografia delle importazione russe è cambiata drasticamente e sono apparsi nuovi Paesi esportatori dei prodotti sotto embargo: frutta e verdura, latte e derivati, carne e lavorazioni a base di carne. L’Italia ha subito un duro colpo al suo export, perdendo un fatturato di 240 milioni di euro nel 2015 senza considerare che per il Made in Italy si sta verificando anche un enorme danno di immagine a causa della diffusione in Russia di produttivi sostitutivi, di imitazioni che non hanno nulla a che fare con l’Italia.
exportL’embargo non riguarda però tutti i generi alimentari ed è, quindi, consentito esportare nella Federazione Russa tutti gli altri generi alimentari, tra cui: alcolici, bevande, pasta, olio e prodotti da forno.
L’Italia rimane infatti leader di mercato per vino e pasta, al secondo posto per le acque minerali ed altre bevande analcoliche, al terzo posto per i prodotti da forno ed al quinto per il caffè.
Nonostante l’embargo e la crisi del rublo dovuta al calo di prezzo del petrolio, che man mano sta riacquistando potere d’acquisto, i consumatori russi rimangono affascinati dai nostri prodotti,
percepiti di elevata qualità, sinonimi di salubrità, benessere e stile di vita italiano.wine-food-made-in-italy
Situazione molto differente si trova in alcuni paesi appartenenti all’ex Unione Sovietica, i c.d. Paesi CSI, ove spiccano, per le opportunità da cogliere per il settore agroalimentare, l’Azerbaijan ed il Kazakistan.
L’Azerbaijan è un paese che negli ultimi anni sta crescendo in maniera esponenziale in cui, attraverso un’azione governativa efficace, il settore agroalimentare cerca di raggiungere gli standard mondiali anche se, oggigiorno, non riesce a soddisfare la domanda interna ed è quindi costretta ad importare alcune produzione. La popolazione locale, inoltre, è sempre più esigente e alla ricerca di nuovi prodotti, ricerca prodotti di alta qualità anche Made in Italy - exportgrazie all’alto potere di acquisto.
Il governo del Kazakistan ha deliberato fondi per modernizzare le imprese agroalimentari locali ma rappresentando solo il 4.5% del PIL non riesce a soddisfare il fabbisogno interno. Negli ultimi
anni sono sorti numerosi centri commerciali, supermercati, ipermercati, cash&carry e negozi di prestigio, sintomo di un’evoluzione degli acquisti e la costante ricerca di prodotti esteri. Questo è confermato anche un significativo aumento degli importatori/distributori di prodotti alimentari con proprie reti di vendita per una distribuzione capillare in tutto il Paese. La crescita economica del paese ha portato numerosi investitori esteri a costruire hotel di lusso in cui sono presenti le principali cucine internazionali, tra cui quella italiana.il ministro delle Politiche Agricole Martina e l'ambasciatore italiano a Mosca Ragaglini durante una esposizione in Russia
Numerose sono le opportunità da cogliere in Russia e nei Paesi CSI sopratutto tenendo in considerazione che il comportamento del consumatore medio russo si sta progressivamente orientando verso prodotti salutari, meno calorici e con meno percentuali di grassi. Si sta infatti consolidando una domanda di prodotti alimentari più specializzata destinata a diverse categorie di consumatori quali ad esempio i prodotti alimentari per i giovani e per l’attività sportiva, per i bambini, prodotti preconfezionati da consumarsi sul luogo di lavoro, pratici, a basso contenuto calorico e nutrienti. La percentuale del Made in Italy presso il mercato russo è legata prevalentemente al settore agroalimentare: la cucina italiana è al terzo posto nelle preferenze dei russi, dopo la cucina locale e quella caucasica. La situazione dell’embargo non ha cambiato questa situazione ma, anzi, ha impreziosito i nostri prodotti agroalimentari, dandogli vendite-vino-online-in-russiaun’ulteriore valore aggiunto.
Il divieto di importare prodotti nella Federazione Russa ha permesso di ottenere numerosi vantaggi sopratutto per le aziende che hanno deciso di delocalizzare la produzione le quali hanno acquisito nuove fette di mercato, apportando know-how e mantenendo i costi di produzione bassi per offrire un prodotto di qualità.
Numerosi sono anche le opportunità da cogliere nei paesi dell’ex Unione Sovietica in cui le popolazioni locali hanno sempre più abitudini di www.italianexcellency.comconsumo occidentale, appezzano la qualità del Made in Italy considerato uno “status” di prestigio, benessere e all’avanguardia.
Il presente articolo è tratto da un’analisi di mercato effettuato da  GruppoBPC International ed è possibile approfondire l’argomento scaricando gratuitamente l’intero industry report nel seguente link

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