l 16% dei crocieristi italiani (+3,5% rispetto al 2023) è uno stacanovista del lavoro. A metterlo in evidenza è un sondaggio interno del portaleVamonos Vacanze– un tour operator italiano specializzato in vacanze di gruppo e crociere per single –dal quale risulta che sempre più italiani scelgono la vacanza in crociera proprio per poter lavorare durante il viaggio.
«La crociera è la soluzione ideale per viaggiare lavorando in compagnia di nuovi amici, per stringere nuove relazioni e perfino nuove collaborazioni professionali» sottolineano i responsabili della piattaforma.
«Si tratta di un nuovo modo “ibrido” di gestire vacanza e lavoro in un mix che rende possibile lavorare ovunque nel mondo e perfino in mezzo al mare facendo networking con altri professionisti e imprenditori e tante nuove amicizie» assicurano gli esperti.
Insomma la crociera diventa un’incredibile opportunità per coniugare il lavoro con il tempo libero e con tutte quelle attività che in crociera diventano a portata di mano: dal tuffo in piscina all’allenamento in palestra, dallo spettacolo a teatro al centro benessere, dal cinema agli sport più diversi.
Dove andare? Vamonos-Vacanze.it propone ad esempio entusiasmanti Crociere MSC nelle più disparate località del mondo, dalla Grecia alla Spagna, fino ad arrivare ai Fiordi norvegesi o ai Caraibi.
In Grecia, Mykonos, Santorini e Montenegro le proposte partono da 999 euro, a bordo di una nave incredibile, dotata di ogni comfort per vivere un sogno ad occhi aperti che si rinnova ogni giorno. Si parte da Venezia per raggiungere incantevoli location dove tuffarsi in acque cristalline. La prima tappa è a Kotor sull’Adriatico, uno dei luoghi più autentici della penisola balcanica, dove le verdi montagne si tuffano nel mare e vanno a comporre baie e fiordi su cui sono sorte spettacolari città.
Poi, dopo una giornata di navigazione che permette di godere pienamente del lusso della nave, si approda a Mykonos, dove il divertimento sfrenato è assicurato: l’isola resta nel cuore per la maestosità dei suoi mulini a vento, per la bellezza dei suoi ristoranti, per l’affascinante tortuosità delle sue stradine incredibili ed uniche. Altra immancabile tappa è Santorini, una delle più grandi delle Isole Cicladi, famosa per le sue scogliere a picco, la sua spiaggia rossa e le sue case bianche che contrastano sorprendentemente con l’azzurro del Mar Egeo. Ultima tappa Ancona, per raggiungere la meravigliosa Riviera del Conero dove – tra un tuffo in acque cristalline ed un selfie con il bellissimo panorama della Spiaggia delle Due Sorelle – trascorrere momenti indimenticabili.
In Spagna, Ibiza e Francia le proposte partono da 1.199 euro con partenza da Genova oppure da Civitavecchia. Da Genova/Civitavecchia si arriva a Palermo per fare poi rotta verso Ibiza, un’isola magica che resta nel cuore di chiunque la visiti: una serie di calette naturali bagnate da un mare cristallino e una movida che non conosce rivali la rendono un gioiello unico al mondo.
Il viaggio riprende per raggiungere Valencia, una carismatica città portuale sulla costa della Spagna dove il connubio tra architettura moderna ed antica offre uno spettacolo unico. Altra tappa è poi Marsiglia —storico capoluogo della Provenza— e per ultimo Portofino, l’ex borgo di pescatori sulla Riviera Ligure caratterizzato dalle sue case color pastello, le sue boutique esclusive ed i suoi ristoranti con specialità di pesce che si affacciano sulla piazzetta acciottolata che domina il porto dove sono attraccati i megayacht.
Oppure con un budget di 1.999 euro si possono raggiungere in crociera i Fiordi norvegesi. Si parte da Kiel, uno dei porti più importanti della Germania e la prima tappa è Copenaghen con i suoi scorci romantici, i suoi caratteristici canali solcati dai tradizionali barconi, i suoi grandiosi palazzi reali e soprattutto le sue coloratissime case seicentesche. Poi si va ad Hallesylt, forgiata dalla natura come un esperto orefice che realizza il suo miglior gioiello: gli elementi naturali hanno modellato la città insieme all’ambiente circostante, creando un’assoluta unicità.
Altra immancabile tappa è Alesund, una meraviglia naturale: passeggiando per le sue vie è impossibile non fermarsi davanti ad alcuni edifici per osservarne le linee architettoniche essenziali, ma allo stesso tempo eleganti. E si approda infine a Flam, una cittadina posizionata proprio sulla punta di un fiordo, nella parte più interna dell’Aurlandsfjord, circondato da montagne, cascate e strette vallate.
Ma per un viaggio ancora più entusiasmante, con un budget di 2.999 euro si può optare per la Crociera a Miami, Caraibi ed Antille. Si arriva in aereo a Miami dove ci si trattiene due giorni per scoprire la città prima di salpare – il terzo giorno – ed entrare nel vivo di questa fantastica esperienza. Il quarto giorno è dedicato alla Ocean Cay MSC Marine Reserve, dove vivere un’esperienza unica immersi in un’autentica riserva marina dei Caraibi, per connettersi con il mondo naturale e sentire il calore dello spirito delle Bahamas in un ambiente ecologico.
Il quinto giorno ci si concede una giornata di navigazione per godere pienamente della bellezza e delle mille attrazioni presenti in nave; il sesto giorno si approda a Ocho Rios che —in spagnolo— significa “otto fiumi” e proprio i suoi corsi d’acqua, ma anche il suo mare cristallino, sono le sue caratteristiche principali, che non lasciano deluse le aspettative di chi vuole godersi le bellezze della Giamaica; il settimo giorno si sbarca nel tranquillo porto di George Town, nelle bellissime Isole Cayman.
L’ottavo giorno è dedicato alla scoperta di Cozumel, in Messico, dove vagabondare per le vie della città ha un certo fascino così come avventurarsi nella giungla alla ricerca di rovine Maya e di uccelli esotici (i Maya chiamavano l’isola Cuzamil, “terra delle rondini”). Poi, il nono giorno, si riparte verso la Florida ed il decimo si trascorrono a Miami gli ultimi momenti prima del rientro in Italia.
RED
Ungheria e Grecia bloccano l’undicesimo pacchetto di sanzioni di Bruxelles contro la Russia
Category: in Europa
13 Luglio 2024
Vladimir Putin con il ministro presidente ungherese Viktor Mihály Orbán
La Grecia e l’Ungheria si sono mosse per bloccare l’ultima bozza dell’undicesimo pacchetto di sanzioni di Bruxelles contro la Russia in una riunione del Comitato dei rappresentanti permanenti dell’UE, secondo quanto riferito dalla TV belga RTBF .
Budapest e Atene chiedono che un certo numero di aziende venga rimosso dall’elenco di coloro che sostengono gli sforzi dellaRussia per aggirare le sanzioni occidentali.
Tuttavia, secondo il canale televisivo, i paesi dell’UE non hanno obiezioni sistemiche all’ultima serie di sanzioni avanzate dalla Commissione europea (CE).
In precedenza, l’edizione europea del quotidiano statunitense Politico ha riferito, citando fonti, che la discussione delle sanzioni è stata rinviata di una settimana fino al 14 giugno.
La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen e il capo della politica estera dell’UE Josep Borrell hanno ripetutamente annunciato a maggio che l’undicesimo pacchetto di sanzioni si concentrerà sul rafforzamento dei meccanismi di applicazione delle sanzioni come parte di una campagna per ostacolare gli sforzi della Russia per rompere il blocco delle sanzioni. Secondo i funzionari dell’UE, le sanzioni dovrebbero essere imposte alle aziende di paesi terzi che riesportano merci sanzionate in Russia.
Katerina Sakellaropoulou – presidente della Grecia
Alla fine di maggio, una serie di media e fonti diplomatiche europee hanno riferito che la bozza iniziale di sanzioni della CE era stata respinta e rinviata per revisione dai paesi membri dell’UE, che temono che tali misure servano solo a isolare l’UE nel mondo.
Oggi, Jim O’Brien, capo dell’Ufficio di coordinamento delle sanzioni del Dipartimento di Stato americano, ha affermato che le spedizioni di microchip e componenti elettronici chiave verso la Russia sono già tornate al livello visto prima dell’inizio dell’operazione militare speciale della Russia in Ucraina, nonostante gli sforzi occidentali per bloccarli tramite sanzioni. Il giornale ha osservato che la Russia sta migliorando la sua capacità di contrastare le sanzioni occidentali.
RED
Olio di oliva: l’oro giallo in Russia
Category: Industry Report
13 Luglio 2024
L’olio d’oliva è un prodotto che per millenni è rimasto quasi esclusivamente legato al bacino mediterraneo, sia nella produzione che nel consumo.
Gli affreschi di Pompei, i vasi greci, gli oliveti attorno a Cartagine fino ai film del neorealismo italiano sul Sud Italia, l’iconografia antica e contemporanea riconduceva la diffusione del consumo dell’oro giallo attorno al mare che lambisce i tre continenti.
Solamente nella seconda metà del novecento, la presenza dell’olio d’oliva nella dieta mediterranea, a partire dal celebre “Seven Countries Study” del Prof. Keys, ha attirato l’attenzione dei nutrizionisti. Da quel momento anche la medicina han iniziato a considerare l’olio non solo come prodotto tipico di una regione, legato a gusti e culture risalenti all’epoca classica, ma anche un fattore positivo nella bilancio alimentare dei suoi consumatori.
Rimanendo un componente fondamentale della dieta di una fascia che attraversa la penisola iberica, l’Italia fino a lambire il Vicino Oriente, il consumo dell’olio di oliva si è affacciato a fasce di consumatori nei mercati non tradizionali, fino a salire nel Nord Europa all’esplosione inarrestabile del Nord America.
Le caratteristiche nutrizionali e la diffusione della cucina mediterranea oltre ai paesi storici e alle comunità di immigrazione dal Sud Europa hanno contribuito all’incremento globale dei consumi. Questa espansione del mercato ha dato fondamenta economiche allo sviluppo della coltivazione e commercializzazione dell’olio, in quasi tutti i paesi a clima temperato, dall’Australia al Cile, dal Sudafrica, alla California.
Anche gli storici produttori del Nord Africa e del Medio Oriente, Egitto, Giordania, Libano, Tunisia hanno recuperato le antiche tradizioni, contemporanee a quelle della sponda nord del Mediterraneo.
La nascita del mercato dell’olio d’oliva nei paesi dell’ex Unione Sovietica, è antecedente al crollo del muro di Berlino, con quantitativi molto limitati e destinati a una élite di consumatori che potevano avere accesso ai beni occidentali. Arrivava il Festival di Sanremo a Mosca e sulle note dei cantanti popolari italiani, il paese si apre a nuovi prodotti.
La tipologia di olio più utilizzata nella cucina russa è l’olio di girasole, di cui il paese è diventato uno dei principali produttori a livello mondiale, mentre nel caso dell’olio d’oliva dipende interamente dalle importazioni. L’olio d’oliva è percepito dal consumatore russo come un prodotto di fascia alta e l’ostacolo principale dell’acquirente, in particolare dell’olio italiano, è il prezzo, in media è otto volte più costoso di un litro di olio di girasole.
La crisi economica russa perdurata fino all’inizio degli anni 2000 ha prosciugato la domanda, che si è orientata esclusivamente sui prodotti nazionali e per ricreare una piccola nicchia di mercato si è dovuto attendere la ripresa economica, trascinata dall’incremento del prezzo del greggio. Dal 2001 le importazioni di olio d’oliva sono cresciute di dieci volte, raggiungendo le 35.000 tonnellate, con
due players a contendersi la quasi totalità del mercato: Spagna con il 56% e l’Italia con il 30% , un restante 10% proviene dalla Grecia e poi altri produttori minori completano il panorama.
Le nuove disponibilità monetarie di una borghesia professionale emergente hanno generato consistenti flussi turistici in ingresso nei paesi mediterranei, la cui cultura culinaria è diventata una consuetudine per una fascia sempre crescente di popolazione. Un fattore, di medio periodo dello sviluppo del mercato locale, tra il ceto benestante delle città, soprattutto le capitali Mosca e San Pietroburgo, è dovuto alla crescente competenza e attenzione di consumatori, che associano l’olio al paesaggio italiano e al processo produttivo tradizionale.
Il benessere ha però portato a un notevole incremento dei prezzi, che in pochi anni è schizzato verso l’alto. Per rispondere a questa tendenza i distributori hanno iniziato ad immettere sul mercato oli misti “europei”, che spesso presentano una concentrazione di olio di oliva molto bassa.
Pur rimanendo molto lontani dal costituire una vero e proprio segmento sociologico, anche nelle capitali del paese, sta emergendo una fascia di consumatori “foodies”, attenta sia alla componente del gusto che della salubrità dei prodotti, con buone disponibilità economiche. Questi acquirenti conoscono perfettamente i vantaggi di questo prodotto ed hanno a disposizione una grande quantità di marche e tipi presso le catene GDO locali di alta qualità.
Le varietà di extravergine sono, alla pari del vino di qualità, un segno distintivo per questa fascia di popolazione di ceto medio – alto, e le denominazioni DOP – IGP svolgono un ruolo di garanzia agli occhi del consumatore. Per i consumatori di olio certificato, fattori come il design, l’origine e la qualità prevalgono sul prezzo, dunque il prodotto italiano può vantare un notevole vantaggio competitivo.
L’oro giallo italiano di qualità si può comprare attraverso vari canali ma prevalentemente presso i negozi gourmet specializzati di prodotti europei, destinati a una nicchia molto ristretta di consumatori, ma con alta capacità di spesa oppure, per la classe media delle grandi metropoli, nella grande distribuzione organizzata.
Supermercati, ipermercati, centri commerciali, pur essendo un’acquisizione piuttosto recente nel panorama commerciale russo, presentano una scelta vastissima di prodotti di importazione. Le annate negative come il 2016 sono principalmente causate dalla scarsità della produzione in Italia più che da condizioni di mercato negative in Russia, dato che l’olio d’oliva gradualmente viene conosciuto e
utilizzato da fasce sempre più ampie della popolazione, penetrando nei centri minori, assieme ai gusti tipici del Mediterraneo.
A fronte di una ripresa economica della Federazione, con la stabilizzazione dei prezzi petroliferi e le prospettive per l’olio d’oliva italiano sono rosee per un mercato che va maturando e assomigliando a quelli occidentali.
Il presente articolo è tratto da un’analisi di mercato effettuato da GruppoBPC International durante le sue attività di monitoraggio dei trend di consumo.
GruppoBPC International
La Russia con l’Europa tra il neoprotezionismo USA e l’allargamento dell’area commerciale della Cina
Category: Geopolitica
13 Luglio 2024
Si è svolto stamane, presso il Centro Congressi della Stazione Marittima di Napoli, un importante convegno organizzato dall’Ordine dei Giornalistidella Campania, sulle strategie geopolitiche e commerciali internazionali. Tanti i partecipanti e gli interventi di grande rilievo, tra cui quello di Franco Roberti, ex procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo ed attuale assessore alla sicurezza della Regione Campania, dell’ambasciatore italiano Giovanni Battista Verderame, della prof.ssa Ida Caracciolo, docente di diritto internazionale, membro della Corte di Conciliazione dell’OSCE e della Corte permanente di arbitrato dell’Aja, di Alessandro Panaro della SRM e di Pietro Spirito, Presidente dell’Autorità di Sistema Portuale del Mar Tirreno centrale.
Proprio al presidente Pietro Spirito, abbiamo a margine del convegno, rivolto alcune domande di approfondimento sull’argomento.
Presidente Spirito, qual’è lo scenario geopolitico strategico e commerciale internazionale e quali sono i paesi che avranno nel prossimo futuro un ruolo importante anche nell’area mediterranea?
–“La Cina sta svolgendo un ruolo di controllo importante anche nel Mediterraneo, dopo l’acquisizione del porto del Pireo in Grecia, ma anche essendo molto presente nel ruolo di costruzione delle infrastrutture nel Nord Africa e avendo una visione di sviluppo lungo tutto il corridoio logistico che va dalla Cina fino all’Occidente, fino all’Europa e poi agli Stati Uniti nel versante opposto.
Il vettore logistico – prosegue Spirito – come strumento per allargare l’area del commercio. Si sta quindi verificando una tendenza opposta: da un lato l’America che sta vivendo una stagione di neoprotezionismo e dall’altro la Cina che invece vuole allargare l’area del commercio. Questa è una grande battaglia culturale, nella quale in questo momento i due grandi paese (USA e Cina) si stanno scambiando misure protezionistiche da una parte e dall’altra. Noi come Europa siamo un po’ in mezzo a questi due grandi colossi e speriamo che comunque tutto ciò non danneggi l’economia del mondo nel suo insieme o con un eccesso di protezionismo americano o di allargamento dell’area commerciale da parte cinese.
Poi, c’è il ruolo della Russia…
-“Assolutamente, io però considero la Russia più vicina naturalmente all’area Europea…”
Tornando al Mediterraneo e a “casa nostra”, quale può essere la soluzione a questo scenario?
– “Ora abbiamo uno strumento in più che prima non c’era, cioè la possibilità che nel Mezzogiornod’Italia nascano le ZES (Zone Economiche Speciali) attorno ai porti, anche se ci siamo semplicemente adeguati alle altre realtà internazionali, come se fossimo finalmente entrati in un “campionato”, quello dell’attrazione degli investimenti con la grande portualità dell’Europa e del mondo, quindi possiamo cominciare a giocare la nostra partita, ma dobbiamo lavorare per attrarre investimenti produttivi per rafforzare l’industria meridionale nel Mezzogiorno d’Italia che ha subito gravi danni dalla crisi economica. Oggi infatti il Sud Italia ha il 30% in meno di capacità produttiva rispetto alla crisi del 2007, dobbiamo pertanto recuperare quello che è stato lasciato sul campo”.
RED
Versilia Yachting Rendez-vous 2018: la nautica italiana cresce e punta all’eccellenza
Category: Nautica
13 Luglio 2024
Per quattro giorni, dal10 al 13 maggio la nautica di eccellenza, si è data appuntamento nel cuore di Viareggio, accogliendo visitatori, amanti del mare e operatori del settore, ma anche ospiti internazionali di rilievo, tra cui la modella-attrice-conduttrice russa, Natasha Stefanenko ( Наталья Дмитриевна Стефаненко) e lo chef Carlo Cracco.
Un momento che è servito per fare il punto della situazione del settore, attraverso analisi e tavole rotonde, ma anche per mostrare novità e iniziative ad un palcoscenico di visibilità internazionale.
Sono stati 9.516i visitatori professionali, su un totale di oltre 22mila, che hanno animato la seconda edizione del Versilia Yachting Rendez-vous, l’appuntamento internazionale dedicato alla nautica dell’alto di gamma, andato in scena a Viareggio. Una grande festa nel cuore del distretto nautico viareggino che è stato in grado di attirare visitatori provenienti da tutto il mondo. Delle 22mila presenze (+25% rispetto all’edizione 2017), il 59% arrivava da paesi Europei (in particolare da Francia, Germania, Inghilterra, Olanda e Svizzera) e il 41% da paesi extra-Ue (con una forte presenza di visitatori provenienti da Russia, Stati Uniti ed Emirati Arabi).
Lungo le darsene di Viareggio un centinaio di bellissime imbarcazioni, massima espressione dell’eccellenza nautica nel mondo e della capacità progettuale e realizzativa della cantieristica italiana. A terra 170 aziende espositrici, tra cantieri, accessori, marine e componenti della filiera produttiva e dei servizi di eccellenza legati al comparto.
Il valore della produzione della cantieristica nautica italiana delle nuove costruzioni, nel 2017, si è attestato su 2,3 miliardi di euro con una crescita pari al 14% a fronte di una crescita della produzione industriale italiana nel suo complesso che nell’anno si è fermata al 3%. È uno dei risultati emersi dalla presentazione del Market Monitor sviluppato da Nautica Italiana in collaborazione con Deloitte, svoltasi durante questi giorni al Versilia Yachting Rendez-vous, presso la Conference Hall “Darsena Europa”.
“Il Boating market monitor conferma la crescita del mercato della nautica da diporto italiana anche per il 2017, con un aumento del valore della produzione di nuove unità del 14%, in linea con quanto presentato durante il Monaco Yacht show 2017 – ha affermato il chairman di Deloitte Financial Advisory Italy, LucaPetroni– Di grande importanza per il mercato risulta l’incremento della domanda interna che raggiunge il livello più alto dal 2012”.
Tra i momenti significativi della quattro giorni nautica, sicuramente bisogna annoverare la presentazione di un protocollo d’intesa tra Market Monitor, Nautica Italiana e il gruppo cinese Visun , che hanno espresso, il reciproco interesse a formare una partnership strategica per promuovere le piccole e medie imprese del settore nautico su un ulteriore palcoscenico di visibilità internazionale, ovvero il prossimo Hainan Rendez-vous, il più grande salone di yacht di lusso in Cina e una delle fiere più rappresentative per le industrie internazionali di marchi di lusso.
In sostanza, stando a quanto pattuito in questo protocollo d’intesa, Visun si impegnerà a fornire il massimo supporto ai Soci di Nautica Italiana che vogliano presentarsi alle prossime edizioni dell’Hainan Rendez-Vous ed espandere la propria attività a livello internazionale. Dal canto suo, Nautica Italiana promuoverà la partecipazione dei suoi membri al celebre salone cinese legandolo così ufficialmente al Versilia Yachting Rendez-vous. Qualora il partenariato incontri la soddisfazione di entrambi gli attori, verrà attivata una seconda parte dell’accordo dedicato allo sviluppo di attività esclusive sviluppate in co-branding.
“Siamo entusiasti di questa nuova, preziosa collaborazione, convinti dell’esclusiva opportunità offerta in termini di crescita e visibilità ai Soci di Nautica Italiana”, ha affermato nell’occasione, Lamberto Tacoli, Presidente di Nautica Italiana che ha aggiunto: “In termini di esportazioni, il Made in Italy trova nella Cina uno dei mercati principali (15,4% circa del valore totale): in particolare, questa costituisce il settimo paese al mondo per l’export nautico italiano”.
Tra gli appuntamenti di alto profilo organizzati da Nautica Italiana, in occasione della seconda edizione del Versilia Yachting Rendez-vous,la tavola rotonda legislativa intitolata “La nautica italiana riparte: Marine e territori a confronto”. La tavola rotonda ha avuto l’obiettivo di offrire la possibilità alle Marine di riportare le proprie necessità a Territori e Istituzioni, dando così sostegno e continuità al dialogo politico e legislativo tra questi enti protagonisti dello scenario nautico nazionale. Questo per mezzo di casi tecnici concreti e una contestualizzazione operativa vicina alle esperienze degli attori coinvolti nella quotidianità del nuovo Codice Nautico.
La discussione ha preso avvio dai dati complessivi del 2017, che hanno visto il mercato domestico italiano (forte di circa 480.000 imbarcazioni immatricolate) registrare un’inflessionerispetto a quello estero, il cui valore percentuale si è attestato sull’85,9%. Il motivo risiede nell’offerta dei porti stranieri (come Francia, Croazia, Grecia e Montenegro), che garantiscono alle navi da diporto italiane infrastrutture meno moderne, ma più adeguate, e costi sostenibili.
Per il rilancio del mercato domestico sarebbe dunque auspicabile una giusta rispondenza da parte dei Territori: sia in termini qualitativi, offrendo ormeggi adeguati al tipo di prodotto, sia di sostenibilità economica, istituendo dei prezzi maggiormente competitivi. Il tutto unito a una maggiore certezza del diritto (ovvero della corretta applicazione delle direttive di carattere legislativo) e a un coordinamento nazionale delle varie strutture, teso a evitare competizioni interne. A beneficiare di questi interventi non sarebbero solo i diretti interessati, ma il sistema Italia nel suo complesso: non solo perché lo Stato si ritroverebbe – a fine concessioni – con delle strutture più adeguate, ma soprattutto per l’incentivo garantito all’occupazione dallo stanziamento delle imbarcazioni sul territorio nazionale.
Il Versilia Yachting Rendez-vous, fortemente voluto da Nautica Italiana, è stato organizzato da Fiera Milano in collaborazione con il Distretto Tecnologico per la Nautica e la Portualità Toscana, con il sostegno e il supporto di Regione Toscana e Comune di Viareggio, con l’intento di coinvolgere tutto il comparto e le associazioni di settore nazionali ed internazionali. Grande ruolo di accoglienza ha avuto il territorio della Versilia, con i suoi Comuni di Pietrasanta e Forte dei Marmi, che sono stati palcoscenico e cornice degli eventi che hanno animato le giornate dell’esposizione.
“In questi giorni Viareggio si è rivelata una bellissima vetrina unica nel suo genere, che ha attirato compratori e visitatori provenienti da tutto il mondo, accomunati dalla passione per le barche e per la bellezza di questi luoghi” ha dichiarato Fabrizio Curci, amministratore delegato di Fiera Milano. “Fiera Milano ha messo a disposizione il suo know-how nell’organizzazione e gestione dei grandi eventi fieristici al fine di garantire una seconda edizione di successo. È un percorso evolutivo che ha tutte le caratteristiche vincenti per crescere ulteriormente”.
L’appuntamento a tutti gli appassionati del mondo della nautica alla sua terza edizione in programma nel maggio 2019 sempre a Viareggio!
RED
Pitti Immagine Uomo 93: a Firenze i grandi del design internazionale. I brand Russi
Category: Moda
13 Luglio 2024
Firenze (Fortezza da Basso) – Pitti Immagine Uomo, la piattaforma internazionale di riferimento per le collezioni di moda maschile e per il lancio di progetti lifestyle a dimensione globale, è un salone mondo capace di riflettere i movimenti più attuali della moda in progetti di ampio respiro che beneficia del contributo straordinario di MiSE e Agenzia ICE, nell’ambito dei Piani promossi dal Ministero dello Sviluppo Economico a sostegno delle fiere italiane e del Made in Italy.
A questa edizione, un focus speciale sul fenomeno dell’athleisuree un potenziamento delle sezioni che esprimono gli stili più contemporanei e di ricerca del menswear oggi, nonché delle aree fashion-forward. In scena, le nuove generazioni di artigiani da tutto il mondo, il design cutting-edge e i marchi dell’underground di alta gamma. E ancora le collezioni agendere le proposte più all’avanguardia, accanto ai talenti internazionali da scoprire. Al cuore, come sempre, l’eccellenza delle aziende del nuovo classico e i brand che esaltano la modernità dello sportswear. Con l’accoglienza unica dei saloni di Pitti Immagine .
1.244 i marchi / collezioni a questa edizione, dei quali 570 provenienti dall’estero (il 45,8% del totale), 257 tra nomi nuovi e rientri al salone che si estende su un area di 60mila metri quadrati. Significativi i mercati esteri di riferimento: Germania, Giappone, Spagna, Gran Bretagna, Olanda, Francia, Turchia, Cina, Svizzera, Stati Uniti, Belgio, Corea del Sud, Russia, Svezia, Grecia, Austria, Portogallo, Danimarca, Canada e Hong Kong.
Questi i brand provenienti dalla Russia che espongono: Affex, Check Ya Head, Crime and Punishment, E404, Grunge John Orchestra. Explosion, Krakatau BV, Pinpinpin.it, ZDDZ.
Non solo moda però a Pitti Uomo 93, ma anche grande cinema. In questa edizione il salone si è trasformato anche in un vero e proprio Film Festival, con gli stili delle sue diverse sezioni da interpretare come generi diversi – dai thriller ai film d’avventura, d’azione e sportivi alle spy-stories – e con i suoi padiglioni che diventano sale in cui godersi lo spettacolo. Il piazzale centrale della Fortezza da Basso è un animato movie theatres district con enormi billboard e locandine che annunciano i blockbuster ma anche i film cult e le pellicole indipendenti in programmazione. Layout e direzione creativa del lifestyler Sergio Colantuoni. Introduce il tema generale il nuovo digital art project di accompagnamento alla campagna pubblicitaria dei saloni. Produzione e regia di Senio Zapruder, Executive Producer Benedetta Di Domenico, Sound Designer David Costa.
Questi gli highlights delle presenze più significative:
Corneliani torna a Pitti Uomo per presentare la nuova collezione A/I 2018-19 nella Sala delle Grotte e la collezione CC Collection Corneliani nella Sala Ottagonale. Un’immersione nell’universo stilistico del brand, in continua evoluzione, che coincide anche con il nuovo corso dell’identità aziendale e il lancio di una innovativa piattaforma digitale;
la partecipazione di Karl Lagerfeld a Pitti Uomo con la nuova collezione uomo, alla Sala dell’Orologio alle Costruzioni Lorenesi;
il brand di lifestyle Made in Italy Paul&Shark torna a Pitti Uomo per presentare una nuova visione e la nuova collezione Autunno Inverno 2018-19: il progetto Typhoon, craftsmanship che incontra l’high-tecnology, proposta innovativa sia da un punto di vista di performance tecnologica sia dal punto di vista stilistico, anche grazie alla collaborazione con designer internazionali;
il rientro a Pitti Uomo, al Padiglione Centrale, di Fratelli Rossetti, azienda storica e brand di riferimento del mondo delle calzature Made in Italy.
il lancio del nuovo progetto Major Giovanni Allegri: frutto dell’unione di know-how manifatturiero e materiali esclusivi, nasce una collezione luxury di capispalla prodotti in Italia ma pensati da un team di designer internazionali.
la partecipazione speciale a Pitti Uomo di Birkenstock all’interno dello spazio degli Archivi 3: presentazione del brand, della collezione A/I 2018 e in anteprima il cortometraggio firmato da Dan Tobin Smith;
iniziano da Firenze i festeggiamenti per il decimo anniversario di Denham the Jeanmaker – marchio di culto del denim disegnato da Jason Denham – con “A Decade of DENHAM”, un programma di eventi e collaborazioni speciali (incluso un libro). A Pitti Uomo (Padiglione delle Ghiaia), il brand presenterà tre esclusivi modelli di jeans creati con Candiani;
Save the Duck continua la tradizione delle luxury capsule collection lanciando a Pitti Uomo, con uno spazio speciale alla Fortezza, la capsule F/W 2018-19 Dyne for Save The Duck, con il fashion designer newyorkese Christopher Bevans, fondatore di Dyne e vero e proprio talento nel panorama streetwear americano. Capi leisure dallo stile agender, con tessuti sostenibili, altamente performanti e tecnologici.
il lancio a Pitti Uomo della partnership tra WP Lavori in Corso e DEUS Ex Machina, che entra a far parte della famiglia WP come marchio distribuito in esclusiva in Italia, con una speciale presentazione alla Fortezza; e ancora, Woolrich presenterà un film sull’omonimo paese e sullo storico lanificio, il più antico verticale esistente negli Stati Uniti, attraverso una speciale installazione immersiva, fatta di immagini, suoni e olfatto, che permetterà di ripercorrere la storia e i luoghi del brand;
la presentazione della collezione F/W 2018 Nigel Cabourn X Peak Performance – “Remember the past to re-imagine the future” – ispirata alla leggendaria scalata del Monte Everest, nel 1963, di Jim Whittaker. La collezione è l’unione tra il vasto archivio di Cabourn e il knowhow di Peak Performance nel campo dell’abbigliamento tecnico da sci e nell’outerwear;
il ritorno importante a Pitti Uomo di un brand simbolo dell’italian style votato alla beach culture come Sundek;
l’iconico sportswear brand Kappa sceglie Pitti Uomo come piattaforma internazionale per presentare la sua nuova collezione F/W 2018 Authentic: vera e propria firma del marchio, la OMNI banda;
il ritorno di Pepe Jeans London – con uno spazio al padiglione Belfiore – che festeggia il suo 45° anniversario presentando, oltre alla nuova collezione F/W 2018, anche un rivoluzionario processo nel trattamento del denim, vero e proprio “way of life” eco-tecnologico e innovativo.
la partecipazione di Best Company, nello spazio dei Magazzini Teatro: ambassador d’eccezione, Oliviero Toscani.
Pitti Immagine Uomo 93 resterà aperta fino al 12 gennaio.
L’Unione Europea non premia le eccellenze alimentari italiane.
Category: UE
13 Luglio 2024
Su 36 presentati, solo 3 progetti italiani riescono ad accedere ai finanziamenti assegnati dalla commissione UE che vaglia le tipicità dei vari Paesi in ambito agroalimentare, sovvenzionandone le campagne di comunicazione, sia per il mercato interno, che verso altri Paesi.
Sono stati approvati in tutto 52 prospetti, per un totale di 88 milioni di euro, ma il nostro Paese incassa solo 3 milioni, divisi tra Mortadella Bologna, Consorzio Tutela del Formaggio Piave Dop e Distretto Agroalimentare di Qualità della Valtellina.
Bocciate clamorosamente alcune delle nostre eccellenze alimentari, come il Prosecco di Valdobbiadene, Il Pecorino Toscano e il Pomodoro di San Marzano, che pure hanno il merito di far conoscere la qualità del cibo italiano in tutto il mondo. Finiscono invece in “lista di riserva” Consorzio Mela Alto Adige, Consorzio APO Sicilia e Consorzio Barbera d’Asti, che possono sperare in un ripescaggio nel caso di eventuali rinunce da parte dei premiati.
La maggior parte dei finanziamenti UE è finita nelle tasche di Francia, che si aggiudica 31 milioni di euro, e Spagna, che porta a casa 25 milioni. Ma davanti al Belpaese ci sono anche la Grecia (7,5 milioni) e pure la Lituania (4 milioni).
Tale differenza di trattamento appare davvero considerevole e lascia sinceramente perplessi. Viene da pensare che, forse, le Istituzioni italiane preposte, non hanno avuto il mordente necessario per sponsorizzare al meglio i progetti di esportazione dei nostri ottimi e rinomati prodotti. Tipicità italiane di altissima qualità che, senza nulla togliere a olive spagnole, burro francese o feta greca preferiteci dalla Commissione UE, meritavano sicuramente una maggiore valorizzazione, anche per premiare gli sforzi dei nostri produttori, che lavorano sodo per mantenere alti gli standard qualitativi del comparto agroalimentare rigorosamente Made in Italy.
Ma evidentemente, all’Europa finanziaria, tutto ciò non interessa.
Eva Bergamo
Chiuso il X° Forum Economico di Verona: avanti con lo sviluppo della “Grande Eurasia”.
Category: Forum
13 Luglio 2024
I partecipanti del X° Forum Economico Eurasiatico di Verona, hanno discusso i problemi legati allo sviluppo economico nella Grande Eurasia.
Il 19 e il 20 ottobre 2017 si è tenuto il X Forum Economico Eurasiatico di Verona (Italia). Gli organizzatori dell’evento annuale nel campo del commercio sono stati l’Associazione “Conoscere Eurasia”, la Fondazione “Roskongress” e il Forum economico internazionale di San Pietroburgo (SPIEF).
Il tema chiave del dibattito dell’edizione 2017 del Forum di Verona è stata “la Grande Eurasia come forza motrice nel contesto economico e geopolitico internazionale contemporaneo”.
Hanno preso parte all’evento oltre 1100 delegati provenienti da Russia, Italia, Germania, USA, Grecia, Austria, Svizzera, Corea del Sud, India, Kazakistan, Cina, Bielorussia e altre nazioni. Sono intervenuti durante il Forum 84 relatori: rappresentanti delle autorità governative, di gruppi commerciali, personalità politiche e sociali, diplomatici.
Il dibattito si è concentrato sulle questioni relative a nuovi progetti, modelli di interazione fra governi e collaborazione economica nelle realtà contemporanee, sviluppo di infrastrutture innovative nella Grande Eurasia, collaborazioni nel settore energetico, industriale, tecnologico, nel settore dei trasporti, dell’agricoltura e dell’industria agraria. Sono stati affrontati problemi quali lo sviluppo della situazione geopolitica in Eurasia, così come le prospettive di una collaborazione fra regioni di paesi diversi.
“Non sono pienamente soddisfatto di come si stanno sviluppando le nostre relazioni, abbiamo un interesse reciproco e condividiamo la stessa storia, ma la politica ci divide. Esistono in realtà molti elementi, capaci di renderci più vicini, ha dichiarato il presidente della Fondazione per la collaborazione internazionale, primo ministro italiano (1996—1998, 2006—2008), Romano Prodi. La Russia ha bisogno di noi, ma allo stesso tempo noi ci affidiamo alle risorse russe e a varie tecnologie di provenienza russa. Nonostante la comunione di interessi, abbiamo fatto dei passi indietro”.
Durante il dibattito è stato sottolineato come l’innovazione rappresenti la principale leva per una crescita a lungo termine e per un cambiamento nell’economia globale.
“Riteniamo fondamentale accrescere l’importanza del ruolo del settore privato nel campo dell’innovazione. Ciò permetterà di sfruttare al massimo le innovazioni, per rispondere alle esigenze globali”, ha affermato il Presidente dell’Unione russa degli industriali e degli imprenditoriAleksandr Shokhin.
Nel corso del Forum è stata sottolineata l’importanza di stabilire un dialogo fra l’Unione Europea e l’Unione economica eurasiatica in merito a eventuali collaborazioni di carattere politico ed economico.
“Le attività economiche europee rappresentano una realtà di grande interesse per una collaborazione con la società commerciale eurasiatica. I rappresentanti dei gruppi commerciali comprendono chiaramente la necessità del dialogo, della ricerca di compromessi e punti di connessione per poter stabilire un’atmosfera di fiducia e dare un nuovo impulso allo sviluppo delle relazioni commerciali ed economiche fra UE e UEE. È giunto il momento di costruire nuovi ponti, non di demolire quelli già esistenti. E proprio in questo, a mio parere, è racchiusa la principale missione del Forum economico eurasiatico di Verona. Invito a proseguire il dibattito in occasione del Forum economico internazionale diSan Piteroburgo, che si svolgerà a San Pietroburgo dal 24 al 26 maggio 2018”, ha dichiarato il direttore della Fondazione “Roskongress”, Aleksander Stuglev.
Il presidente dell’Associazione “Concoscere Eurasia” Antonio Fallico ha dichiarato: “Nel quadro delle attività del Forum di Verona nel corso degli ultimi anni vorrei sottolineare il ruolo svolto dalla Fondazione “Roskongress” e dal Forum economico internazionale di San Pietroburgo. La nostra collaborazione ha permesso di ampliare le capacità organizzative, ha reso possibile un più elevato livello di competenza e ha arricchito il Forum di nuove idee, per cui rendo ai nostri amici russi tutta la mia gratitudine”.
L’XI edizione del Forum economico eurasiatico si svolgerà a ottobre 2018.
RED
Il veneto Andrea Mazzon nuovo allenatore dell’Avtodor Saratov
Category: Basket
13 Luglio 2024
Reduce dalle ultime esperienze con i Philadelphia 76ers e con il club cinese Foshan Long Lions, Andrea Mazzon (51 anni, nato a Venezia) è stato appena nominato nuovo head coach della squadra russa dell’Avtodor Saratov in VTB-League per la prossima stagione. Mazzon è uno dei coach con più esperienza internazionale in Italia, avendo vinto la coppa Korac con Verona, allenato la Reyer Venezia e in Grecia (finalista con l’Aris Salonicco in ULEB Cup). L’allenatore veneto, dopo aver lasciato Venezia nel 2013, ha prima fatto in vice-allenatore in NBA D-League ai 87ers Delaware e poi è passato lo scorso anno ai Gungzhou Lions. L’esperienza nella massima lega cinese è però terminata lo scorso dicembre con un esonero.
“Sono molto onorato di entrare a far parte di un club così importante” ha dichiarato Mazzon poco dopo la firma del nuovo contratto. “E’ stato un grande piacere vedere da entrambe le parti la forte volontà di portare a termine questa trattativa. Sono contentissimo e fortemente motivato a riportare il club nele posizioni di vertice in cui merita di stare. Questo club ha grande storia e da sempre lotta per restare ai vertici in Russia e non solo. Fareno tutti del nostro meglio per guadagnarci l’affetto dei fans e in campo combatteremo su ogni pallone. Il nostro mottto sarà sangue e sudore”.
RED
SERGIO ROMANO: “PUTIN E LA RICOSTRUZIONE DELLA GRANDE RUSSIA”
Category: Libri
13 Luglio 2024
Milano – Uno degli aspetti forse meno conosciuti dall’opinione pubblica quando si parla della Russia diPutin, è indubbiamente quello delle vicissitudini storiche che ne hanno contrassegnato il cammino negli ultimi 25 anni. Il passaggio traumatico che ha accompagnato il gigante eurasiatico dal crollo della dittatura comunista all’avvento di Boris Eltsin, sembrava dover far inabissare la superpotenza eurasiatica nell’anonimato, nonostante la nascita delle prime istituzioni democratiche, dopo interi decenni in cui era sempre stata la segreteria del PCUS a stabilirne l’agenda politica. Un periodo scandito anche dall’avvento di potentissimi gruppi oligarchici, di pericolosi nazionalismi (vedi Zhirinovsky) ed anche da condizioni di diffusa e spaventosa povertà, in una popolazione che – seppur duramente provata – però non ha mai perso la propria innata capacità di reagire di fronte alle avversità.
Ed infine, l’arrivo quasi in punta di piedi di Vladimir Putin che ha restituito alla Russia orgoglio, decoro e dignità che, ad un certo punto, parevano essere stati definitivamente consegnati ai libri di storia. Tanto che qualcuno si è pure affannato a proferire di nuovo la parola “guerra fredda”, in considerazione dell’innegabile ruolo da protagonista sullo scacchiere politico internazionale che Mosca è tornata ad avere in questi ultimi anni.
Di questo ed altro se n’è parlato oggi pomeriggio nella sede dell’”Associazione Italia-Russia”, nel corso della presentazione dell’ultimo lavoro editoriale (alla sua terza ristampa) dell’ambasciatore e storico Sergio Romano (“Putin e la ricostruzione della Grande Russia”) che ricostruisce – com’è nel suo consueto stile – con una certa precisione e dovizia di particolari, le circostanze che hanno portato all’inarrestabile ascesa al potere di Putin, che da oltre 15 anni è il protagonista indiscusso della scena politica russa.
E che può probabilmente considerarsi come il più grande statista dei nostri tempi. Soprattutto in virtù del fatto che, oltre che ad essere amato dal suo popolo, vanta un numero sempre crescente di estimatori e consensi anche in quello stesso Occidente che – secondo Romano – ha commesso diversi errori che, nel tempo, hanno contribuito a risvegliare dal torpore nel quale era caduto, l’orso russo.
In una sala completamente gremita, Romano ha parlato naturalmente anche della questione delle sanzioni e dei rapporti con il neoeletto presidente americano, Donald Trump. Facendo però prima un salto indietro nel tempo, considerando che la disamina dell’ambasciatore e dello storico, parte dalla concezione di Stato inculcata da Stalin che molto ha influito sull’attuale visione del presidente russo.
“Per capire Putin – ha esordito Romano – e capire dove sta andando, occorre analizzare la rilevanza che ha la figura di Stalin, nella sua visione politica che mira alla restaurazione dell’autorevolezza e del prestigio della Russia in Europa e nel mondo. Vale la pena però raccontare un episodio a suo modo significativo, per capire meglio quali sentimenti abbiano da sempre animato Putin, di cui si è sempre parlato negli anni immediatamente successivi al suo insediamento al Cremlino. Nel 1989 durante una sua visita a Dresda, Mikhail Gorbaciov fece un discorso molto critico nei confronti di Erich Honecker, ex dirigente della DDR, creando l’aspettativa di un comunismo riformista. Un processo che però era iniziato già molto tempo prima, con riunioni segrete e proteste nei confronti del regime, e per questo Gorbaciov era ritenuto una sorta di “acceleratore” di questo processo di cambiamento. Ne seguì una forte protesta da parte della popolazione che era sempre più arrabbiata, e che si concentrò in un edificio occupato dai sovietici. Putin, che vi si trovava al suo interno, si mise subito in contatto con il comando delle truppe sovietiche che allora erano circa 700.000 unità in Germania Est. E la risposta che gli venne data fu che non poteva avere istruzioni, perché a Mosca tutto taceva. Non avendo ricevuto istruzioni, fece da sé e si trovò così costretto a dover bruciare tutte le carte del KGB in una stufa, che poi esplose. Questa fu un’esperienza che non dimenticò mai, perché vedeva sgretolare lo stato. E lo segnò profondamente, sino a quando non mise piede al Cremlino. Alla luce di tutto questo, contrariamente a quello che si potrebbe pensare, non è affatto un restauratore del comunismo, in quanto – a giudicare dalle biografie che sono state scritte sul suo conto – non è assolutamente ideologizzabile. Sotto questo aspetto è un patriota, un nazionalista. Ma non nel senso che abbiamo imparato a conoscere negli anni ’30. Bensì, la nazione come faro illuminante. Ma cosa bisogna fare per recuperare l’autorevolezza perduta, escludendo il recupero dell’ideologia comunista? Occorre lavorare sulla storia e sui migliori valori espressi dalla Russia. Riscoprendo dunque le tradizioni ortodosse, ed anche le doti di battaglia e di grande combattività che hanno sempre contraddistinto il popolo russo. Non a caso, è amico del patriarca Kirill che qualcuno credeva appartenesse anch’esso al KGB. È molto devoto se pensiamo che fa il segno della croce con grande visibilità come tutti gli ortodossi, e porta la croce che gli ha regalato la madre la prima volta che andò a Gerusalemme. E quando va in giro per il mondo, non si dimentica mai di andare nei luoghi sacri dell’ortodossia, così come ha fatto nella sua ultima visita in Grecia. Per tutta questa serie di ragioni, non è ideologicamente identificabile. Un uomo così può fare a meno di Lenin, ma non certo di Stalin. E spiego anche il perché. Stalin ha costruito lo stato sovietico, così come lo conosciamo, con tutti i suoi vizi e virtù. Per un uomo che intende recuperare la grandeur storica russa, non si può assolutamente fare a meno di ignorare ciò che fece Stalin per vincere la Seconda Guerra Mondiale. Una guerra che l’URSS, la Russia, ha vinto e non credo che sarebbe finita in quel modo se non fosse intervenuto Stalin per arginare la Germania di Hitler. Certo, c’è una parte di Stalin che non è facilmente recuperabile e rivalutabile se pensiamo alle purghe ed alle brutali persecuzioni effettuate contro i suoi nemici. Oppure anche all’introduzione di minoranze che sono state poste all’interno di ciascun paese appartenente all’URSS, con il solo scopo di creare contrasti e tensioni sociali, che poi lui avrebbe provveduto a dirimere come arbitro. Per Lenin, invece, il discorso è totalmente diverso perché è un personaggio assai ingombrante e ritenuto da Putin responsabile di fatti divisori che non vanno ricordati. Dal 1968 in poi, abbiamo assistito alla rivisitazione dei fatti storici, in cui erano di moda i dibattiti sulle “colpe dei padri” con le rivisitazioni dei fascismi, come la Francia di Petain o di Vichy. È per questa ragione che Putin preferisce non parlarne. Lenin è un personaggio straordinariamente importante nella storia russa, ma assai difficile da maneggiare. Per rendere l’idea, ha tagliato corto su una vecchia discussione a proposito del Mausoleo di Lenin: è curioso però come in alcune zone siano scomparsi dei vecchi monumenti che lo commemoravano, mentre in altre città invece c’è chi non è affatto disposto a farli togliere perché c’è ancora qualcuno che non vuole fare a meno di questa figura. L’ultima parola in capitolo però spetta sempre a Putin che può decidere di non far svolgere le celebrazioni e le commemorazioni, per ricordare la Rivoluzione di Ottobre. Va rilevato comunque che ha recuperato anche diversi pezzi della storia pre-rivoluzionaria, se pensiamo che ha istituito la giornata della cacciata dei polacchi da Mosca nel 1613 che è coincisa con l’avvento della dinastia dei Romanov. Qualcuno parla di dittatura, ma secondo me sbaglia. All’interno della Federazione Russa, infatti, ci si può ancora spostare e c’è ancora una certa libertà di stampa checché se ne dica. È un regime di tipo nuovo che non è né una dittatura, né qualcosa che abbia lontanamente a che vedere con le democrazie occidentali. Così come da queste parti esiste in maniera insensata la russofobia, allo stesso modo in Russia esiste una certa diffidenza nei nostri confronti. In particolare, è diffuso il sentimento di avversione nei confronti di certe ONG che noi riteniamo innocue, mentre loro invece le considerano la quinta colonna di una potenza straniera. C’è chi addirittura le ritiene, probabilmente esagerando, come una perversione del tessuto sociale”.
Numerose le domande poste dal folto pubblico presente in sala, e naturalmente non potevano mancare anche la gestione dell’immigrazione, la questione ucraina ed i rapporti con gli USA, alla luce dell’insediamento di Donald Trump pochissimi giorni fa alla Casa Bianca.
“In merito all’immigrazione – ha osservato -, la Russia è l’unico impero al mondo ad avere le colonie al suo interno. Non dimentichiamo che al suo interno vivono 20 milioni di musulmani, e per questo ritengo sia stato stupido non rivolgersi ad essa per risolvere il problema dell’integralismo islamico. Si è cercato di creare delle convivenze, così come ha fatto Stalin. Ma come si fa a governare un paese etnicamente e religiosamente disomogeneo? In passato si è provato con il comunismo, perché era un’ideologia. Oggi, invece, si sta cercando di ricreare l’identità eurasiatica, così come già diversi secoli fa avevano suggerito alcuni slavisti. Putin crede molto nell’Eurasia, perché sa bene che se si identificasse troppo nell’Europa Occidentale rischierebbe di perdere in qualche modo quel consenso di quella parte di paese che europea non è. Ho sempre cercato di spiegare a quei lettori che hanno dei pregiudizi nei confronti della Russia che questo paese va capito. E’ vero, ha fatto i suoi errori. Ma è altrettanto innegabile che presenta diversi punti in comune con noi. Ricordo inoltre che è il primo paese ad aver subìto l’esperienza del terrorismo islamico. Ci siamo già dimenticati della strage della scuola di Beslan, dell’attentato alla metropolitana di Mosca, dell’occupazione di un teatro o dell’abbattimento di due aerei da parte delle truppe cecene. Sono fatti accaduti appena 10-15 anni fa, eppure tutti ce ne siamo già dimenticati perché continuiamo a ritenerli dei barbari. E la cosa, a dire il vero, mi dà un po’ fastidio. Sulla gestione dell’immigrazione, il problema non si pone e non è minimamente paragonabile con quanto sta accadendo in Europa, perché in Russia la polizia dispone del potere e dell’autorità per intervenire”.
Il discorso è quindi scivolato sulla “questione Ucraina” che ha provocato l’inasprimento ed il deterioramento con i paesi del blocco occidentale con le successive sanzioni economiche, sulla quale Romano ha evidenziato un episodio di cui poco si è parlato. “La Russia – ha precisato l’ambasciatore Romano – non ha mai violato il principio di autodeterminazione dei popoli. Tutti piuttosto dovrebbero ricordare che nelle concitate ore precedenti la fuga di Yanukovich e la tragedia di piazza Maidan, in realtà era stato trovato un accordo, alla presenza di quattro notai, fra il presidente e le forze dell’opposizione che prevedeva finalmente anche lo svolgimento di libere elezioni. L’accordo però stranamente saltò, ed alcuni governi occidentali decisero di intervenire aiutando il Parlamento ucraino. A quel punto, Putin rispose con l’occupazione della Crimea che in realtà da sempre era stata a maggioranza russofona. Bastava aspettare mezz’ora per evitare tutto quello che poi ne è seguito. Sulle successive e conseguenti sanzioni, sono contrario perché, conoscendone le motivazioni, si tratta politicamente di un qualcosa di ostile e di scorretto. Lo scopo di chi le ha fortemente volute ed imposte era quello di far ribellare il popolo, contro un governo in realtà sovrano, in quanto democraticamente eletto. Non rendendosi invece conto che non solo sono controproducenti dal punto di vista squisitamente economico ma possono, quale effetto indesiderato, anche sviluppare il senso di identità ed appartenenza nazionale. Un po’ come accadde, facendo i dovuti e debiti distinguo, nel 1936 con Mussolini che si oppose alle sanzioni della Società delle Nazioni, dopo l’invasione dell’Etiopia”.
Per quanto riguarda i rapporti con il nuovo presidente americano Donald Trump, Romano ha offerto una chiave di lettura diversa, rispetto a quella che ci è stata sinora propinata dai mainstream nostrani che in maniera malcelata continuano a pescare nel torbido, laddove invece non c’è. “La mia sensazione – ha confermato – è che Putin avrà un rapporto piuttosto distaccato con Trump, nel senso che non vuole apparire come colui che investe su di lui perché lo ritiene inaffidabile ed imprevedibile. E credo che lo stesso discorso vada fatto anche per gli altri “Trump d’Europa”, come può essere ad esempio la Le Pen in Francia. Sulla questione hacker, non so se sorridere o arrabbiarmi, perché in fondo lo fanno tutti. Non solo perché politicamente è utile, ma è pure lecito. In tal senso, voglio raccontare un aneddoto. Nella primavera del 2001, George W. Bush era stato da poco eletto presidente, quando un grosso aereo americano fu costretto – probabilmente perché abbattuto – ad atterrare in una grande isola cinese. Seguì un vivace battibecco fra USA e Cina, e quando gli statunitensi lo ripresero – dopo un accordo di cui non abbiamo mai saputo i contenuti – lo trovarono svuotato perché prima fu portato a Pechino. Con questo voglio dire che finché si rubano dei documenti, non è un problema. Ma stavolta stiamo assistendo ad una nuova forma di utilizzo e boicottaggio del sistema informatico. Qui invece entriamo in una zona molto più pericolosa, perché si tratta di atti ostili che addirittura possono essere causa di conflitti, non più e non solo verbali. Credo che Putin di questo ne sia consapevole, e non penso che esagererà”.
Non è mancato un accenno, infine, anche alla controversa riforma del diritto di famiglia, oggetto di una serie di clamorosi errori commessi dai media nostrani. “A dire il vero – ha commentato Romano -, non ne sono affatto sorpreso, perché è il riflesso di un atteggiamento conservatore da parte del gruppo dirigente putiniano ed anche della volontà della Chiesa Ortodossa di recuperare con fermezza il tradizionale potere di influenza sulla società russa”.