I prossimi negoziati dopo il vertice di Ginevra: per il Cremlino non ha senso la partecipazione dell’Europa

La sede del prossimo round di negoziati sull’Ucraina sarà scelta dopo la valutazione dei colloqui di Ginevra, ha affermato il portavoce del presidente russo Dmitry Peskov. Secondo il portavoce del Cremlino, Mosca non vede alcun motivo per la partecipazione dell’Europa ai colloqui. Ha inoltre affermato che il presidente russo Vladimir Putin è già stato informato dal team negoziale sui risultati dei colloqui di Ginevra.

La scelta della sede per il prossimo ciclo di consultazioni sarà effettuata in seguito a un’analisi degli incontri svoltisi a Ginevra. Al momento la Russia non può dire quale Paese ospiterà il prossimo incontro sull’Ucraina: “No, non possiamo ancora dire nulla“, ha ribadito il portavoce del Cremlino, Peskov.

Non ci sono stati nuovi contatti con gli Stati Uniti da Ginevra, e non ne sono previsti altri ora, ma la questione verrà esaminata: “Non c’è stato nulla, non è ancora pianificato nulla. Saranno elaborati, poi verrà presa un’ulteriore decisione. Il programma futuro dipenderà dagli americani“.

La potenziale partecipazione dell’Europa

Nessun rappresentante dell’Unione Europea sta prendendo parte al processo negoziale sull’Ucraina: “In ogni caso, gli europei non sono presenti al tavolo dei negoziati. Non sono presenti nel processo negoziale in generale.

Il responsabile della delegazione russo Vladimir Medinsky esce dall’Hotel Intercontinental di Ginevra

La posizione degli europei sull’Ucraina non fa che incoraggiare ulteriori ostilità: “La stragrande maggioranza delle opinioni espresse nelle capitali europee tende a contribuire più alla continuazione della guerra che ai tentativi di raggiungere una soluzione pacifica“.

La Russia non vede alcun senso nel coinvolgimento dell’Europa nel processo di risoluzione ucraino: “Al momento, diciamo, tra i partecipanti al formato trilaterale, almeno la Russia non vede alcun motivo per la partecipazione degli europei. È improbabile che questo possa essere di qualche aiuto. Il lavoro continua e, come ha detto il delegato russo a Ginevra, Vladimir Medinsky: ‘Il lavoro è duro‘”.

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Il Cremlino esorta a non aspettarsi novità dai colloqui di Ginevra sull’Ucraina

Non è probabile che emergano novità dai colloqui di Ginevra sulla soluzione ucraina, poiché i lavori dovrebbero poi proseguire, ha dichiarato il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov durante un briefing. “Non credo che dovremmo aspettarci novità oggi perché, come sapete, i lavori dovrebbero proseguire domani. Non abbiamo intenzione di rilasciare dichiarazioni o commenti“, ha osservato il portavoce del Cremlino.

Questa mattina, la delegazione russa, guidata dall’assistente presidenziale Vladimir Medinsky, è arrivata a Ginevra per i colloqui sulla risoluzione ucraina. Una fonte ha riferito all’agenzia di stampa russa TASS che le parti punteranno a concordare i parametri quadro il 17 e 18 febbraio. Gli incontri di Ginevra proseguiranno le consultazioni trilaterali tra Russia, Stati Uniti e Ucraina, il cui primo round si è svolto ad Abu Dhabi il 23 e 24 gennaio e il secondo il 4 e 5 febbraio.

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L’incontro di Ginevra sull’Ucraina potrebbe stabilire una tabella di marcia per una soluzione pacifica

Gli incontri del trilaterale del 17 febbraio a Ginevra potrebbero rappresentare un’altro round di negoziati sull’Ucraina con un nuovo gruppo di partecipanti. La delegazione russa sarà guidata dal consigliere presidenziale Vladimir Medinsky e includerà il viceministro degli Esteri Mikhail Galuzin. Il Cremlino attribuisce questo fatto all’ampliamento dell’agenda. Uno dei temi potrebbe essere un cessate il fuoco energetico. Nel frattempo, gli europei rimangono ai margini dell’accordo: il Segretario di Stato americano Marco Rubio ha saltato l’incontro sull’Ucraina a Monaco, tenendo invece colloqui in Slovacchia e Ungheria.

Secondo Grigory Karasin, presidente della Commissione Affari Internazionali del Consiglio della Federazione Russa, è importante che la delegazione ucraina dimostri la propria disponibilità a negoziare a Ginevra, poiché gli sforzi compiuti finora da Kiev hanno mirato a ostacolare il processo di risoluzione. “Le delegazioni ufficiali di Russia, Ucraina e Stati Uniti devono elaborare una sorta di tabella di marcia per procedere nello ‘spirito di Anchorage‘. Ne parliamo costantemente perché, se gli ucraini vogliono negoziare, lo faranno. Ma se non lo fanno, comprometteranno tutto, taglieranno i dettagli e distorceranno i fatti“, ha dichiarato al giornale russo Izvestia.

Finché Kiev non accetterà le condizioni di Mosca, sarebbe illogico per la Russia rinunciare all’opportunità di colpire le infrastrutture energetiche dell’Ucraina, che vengono utilizzate attivamente per rifornire le forze armate ucraine e produrre armi, ha osservato Pavel Feldman, professore presso l’Accademia Russa del Lavoro e delle Relazioni Sociali. “La capacità di colpire qualsiasi obiettivo militare in Ucraina con missili di precisione e droni rappresenta un vantaggio strategico per Mosca“, ha sottolineato l’esperto.

Le questioni più spinose rimangono quelle del Donbass e lo status della centrale nucleare di Zaporozhye. Per questo motivo, non è chiaro se Mosca e Kiev riusciranno a ottenere risultati tangibili. Gli Stati Uniti potrebbero fungere da mediatore su queste questioni, ha affermato Yevgeny Semibratov, vicedirettore dell’Istituto per gli Studi Strategici e le Previsioni presso l’Università Russa dell’Amicizia Popolare. “Il fatto stesso che queste questioni siano all’ordine del giorno dei negoziati è importante e ci dà la speranza che, nonostante la sua feroce retorica mediatica, il regime di Kiev valuterà adeguatamente le proposte attualmente avanzate da noi e dagli americani“, ha osservato l’esperto.

Gli americani “ascoltano” la parte russa quando si tratta di valutare la legittimità dell’attuale governo in Ucraina, ha sottolineato Semibratov. “Questa è una posizione negoziale e, se le parti, in primo luogo il regime di Kiev, sono interessate, gli americani saranno probabilmente disposti a rivedere le scadenze. Pertanto, scadenze rigorose sono più che altro una dimostrazione di serie intenzioni”, ha aggiunto.

Mosca, da parte sua, ha manifestato la sua disponibilità a procedere su questo tema. Secondo Galuzin, la Russia potrebbe discutere con i suoi partner occidentali la possibilità di introdurre un’amministrazione esterna in Ucraina sotto l’egida delle Nazioni Unite, al solo scopo di tenere elezioni regolari.

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Vertice per la sicurezza e la stabilità nel Caucaso: rischio per la ripresa di diversi conflitti

A Sokhum, in Abcasia, il 9 novembre scorso, i copresidenti del GID (Geneva International Discussions) hanno incontrato il “vice ministro degli esteri” abcaso Irakli Tuzhba. Secondo il ministero degli Esteri abcaso, l’argomento principale dell’incontro è stata l’agenda del 57° round dei colloqui del GID. In tale contesto, Tuzhba ha osservato che in questa fase, la loro priorità nell’agenda del GID rimane l’accordo sul non uso della forza. Tuzhba ha anche sollevato la questione della libertà di movimento per coloro che detengono la cittadinanza abcasa e ha sottolineato che “la questione del riconoscimento dei passaporti nazionali abcasi come documenti di viaggio sta diventando sempre più rilevante“.

Abbiamo chiesto all’Ambasciatore generale del Ministero degli Affari Esteri della Repubblica di Abcasia, Kan Taniya, già vice ministro degli Esteri, un suo parere su questo vertice. Qui di seguito le sue considerazioni:

Kan Taniya – Ambasciatore generale del Ministero degli Affari Esteri della Repubblica di Abcasia

Nel momento della crisi mondiale in cui viviamo oggi il rischio di scongelamento dei diversi conflitti è molto alto. Il conflitto georgiano-abcaso è uno di questi. Proprio nei momenti difficili si capisce a cosa servono i diplomatici, il dialogo in generale. Ecco perché le Discussioni Internazionali di Ginevra sulla sicurezza e stabilità nel Caucaso del Sud con la partecipazione di Abcasia, Ossezia del Sud, Russia, Georgia, Stati Uniti, Nazioni Unite, Unione Europea e l’OSCE sono così importanti proprio in questo periodo. Noi diciamo che mentre i diplomatici parlano, I fucili sono silenziosi. Oppure affinché si dialoga sul nostro conflitto a Ginevra la guerra non si ripeterà. Sappiamo che nel 2008 la “Guerra dei Cinque Giorni” scoppiò per colpa della Georgia, che iniziò a bombardare di notte i civili di Tskhinval. Successivamente l’accordo Medvedev-Sarkozy portò tutte le parti coinvolte nella guerra del 08.08.08 al tavolo delle discussioni internazionali di Ginevra. L’obiettivo principale era e rimane anche oggi è la firma di un accordo di “non uso della forza” tra Abcasia e Georgia e tra Ossezia del Sud e Georgia.

Il Governo georgiano di Saakashvili ha trasformato il conflitto tra Abcasia e Georgia in un conflitto tra Georgia e Russia. E per questo, come dice la Georgia, non firma il documento. Ma sappiamo bene che la realtà politica nel Caucaso del Sud è ormai diversa da quella che immagina il governo georgiano, e prima li capirà sarà meglio per tutta la regione del Caucaso. Ho partecipato nelle Discussioni per circa 6 anni dal 2012 fino alla fine del 2017 e per due volte ero capo della delegazione abcasa. 

Per l’Abcasia il tavolo di Ginevra è importante, essendo l’unica piattaforma internazionale ufficiale dove noi abbiamo la possibilità di parlare direttamente agli attori geopolitici mondiali come ONU, UE, OSCE e di far conoscere loro il punto di vista abcaso. Il lavoro tradizionalmente si svolge in due gruppi: il primo si occupa delle questioni politiche, per esempio uno dei punti principale di cui si parla è appunto il documento di non uso della forza, mentre il secondo di quelle umanitarie

Si possono constatare risultati concreti come, per esempio, il progetto “Missing Persons” con il contributo della Croce Rossa; un altro aiuta a combattere il “Box Tree Moth” – un parassita che si nutre delle foglie di bosso e così via. Oltre a questo, nei margini del GID è stato creato un meccanismo di prevenzione e reazione agli incidenti (IPRM) che tiene sotto controllo la stabilità e la sicurezza nelle zone intorno alla frontiera abcaso-georgiana.

Per un certo periodo le discussioni sono state messe in pausa e quando la Russia ha iniziato l’operazione speciale in Ucraina, considerando l’alta probabilità di un nuovo inizio della guerra tra Georgia e Abcasia, e l’assenza del dialogo, grazie ai diplomatici il formato GID è stato ripristinato. Purtroppo, nonostante la crisi la Georgia non firma comunque il patto di pace. Secondo me, e secondo tanti altri diplomatici abcasi, adesso è il momento più giusto per la Georgia di mostrare al popolo abcaso la voglia di risolvere il conflitto in un modo pacifico a lungo termine e non solo nelle circostanze quando conviene. 

A parer mio, si deve partire almeno da una dichiarazione di “non uso di forza” da parte della Georgia, che diverse volte ha rifiutato di fare pure questo, mentre tutte le altre parti li hanno fatto durante uno dei round delle discussioni. E’ difficile parlare di prospettive pacifiche quando non c’è fiducia soprattutto tra i popoli e poi tra governi.

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Giornata della lingua russa alla sede delle Nazioni Unite a Ginevra

Il primo febbraio 1946 la risoluzione 2 dell’Assemblea Generale dell’ONU stabilì cinese, francese, inglese, russo e spagnolo come lingue ufficiali, e il 22 gennaio 1969 la risoluzione 263 del Consiglio di sicurezza includeva il russo e lo spagnolo come lingue di lavoro del Consiglio di sicurezza. Nel 1980 è stata aggiunta la lingua araba come lingua ufficiale dell’ONU è così sono diventate sei.

Per incoraggiare il multilinguismo e la diversità culturale e per garantire pari opportunità per l’uso di tutte e sei le lingue ufficiali all’interno del sistema dell’ONU e nelle sue strutture mondiali, sono state istituite “le Giornate della lingua all’ONU”, ciascuna dedicata a una delle sei lingue ufficiali di l’ONU. Questi eventi mirano a sensibilizzare e rispettare la storia, la cultura e le conquiste di ciascuna delle sei lingue di lavoro dell’ONU.

La Giornata internazionale della lingua russa dell’ONU si festeggia il 6 giugno, data scelta per celebrare il famosissimo poeta russo Aleksandr Puškin, nato in questa data nel 1799. Quest’anno uno dei principali eventi dedicati alla Giornata della lingua russa presso la sede dell’ONU a Ginevra è stata la telemaratonatra Ginevra e Ekaterinburg con la partecipazione degli artisti della regione di Sverdlovsk.

Gennady Gatilov, Rappresentante Permanente della Federazione Russa presso l’Ufficio dell’ONU e di altre organizzazioni internazionali a Ginevra, ha pronunciato un discorso di benvenuto, sottolineando l’importanza di questo evento. Gennady Gatilov ha ricordato che quest’anno, nell’ambito della Giornata della Lingua Russa a Ginevra, prosegue la tradizione di dimostrare il patrimonio culturale, la ricchezza e la diversità della Russia. “Oggi rappresentiamo la regione di Sverdlovsk e la bellissima città di Ekaterinburg, la cui storia risale a quasi 300 anni fa”, ha detto Gatilov. Ha ringraziato Tatyana Valovaya, la direttrice generale dell’Ufficio delle Nazioni Unite a Ginevra, Yevgeny Kuyvashev, il governatore della regione di Sverdlovsk, la Fondazione “Russian Cultural Seasons” per il loro contributo all’organizzazione di “un evento congiunto per tutti gli intenditori della lingua russa e della cultura russa“.

Tatyana Valovaya, la direttrice generale dell’Ufficio delle Nazioni Unite a Ginevra e Elmira Shcherbakova, la direttrice generale della Fondazione “Russian Cultural Seasons”, foto “Russian Cultural Seasons”

Tatiana Valovaya, la direttrice generale dell’Ufficio delle Nazioni Unite a Ginevra rivolgendosi ai partecipanti dell’evento, ha detto:

Quest’anno, si potrebbe dire, stiamo praticamente visitando Lev Tolstoj, perché ci siamo espressamente offerti di organizzare questo evento a Villa Bocage. Villa Bocage è un posto fantastico. Esiste a Ginevra dall’inizio del XIX secolo. Fu qui che Lev Tolstoj arrivò per la prima volta durante il suo primo viaggio all’estero in Europa nel 1857. Qui, in questa villa, vivevano i suoi parenti stretti, le zie Elizaveta e Alexandrina Tolstoj. Non a caso stavano qui, poiché in quel momento abitava in questa Villa la famiglia di Maria Nikolaevna, figlia dell’imperatore Nicola I. Lei fu costretta a lasciare la Russia con la sua famiglia, poiché l’imperatore non riconobbe il suo secondo matrimonio. Si è trasferita qui con la sua famiglia, i figli, le dame di compagnia e le tutrici, che appunto erano le contesse Tolstoj. Lev Tolstoj veniva spesso qui… Gli alberi secolari nel parco che lui ha visto sono stati conservati e, infatti, in questo luogo tutto è intriso dello spirito della storia“.

Inoltre a Ginevra ci sono moltissimi luoghi associati a importanti scrittori e storici russi. Ad esempio, lo scrittore e lo storico russo Nikolai Karamzin rimase a Ginevra per sei mesi. Nel 1789 – 1790, durante il suo lungo viaggio, fu proprio qui a Ginevra che lui scrisse “Lettere di un viaggiatore russo” ed è del tutto possibile che anche lui sia passato da questo parco. Perché camminava molto, anche dal centro di Ginevra, dove affittò una stanza. Anche Fëdor Dostoevskij visse qui a Ginevra. E qui ha scritto il suo romanzo “Idiota”. Nel cimitero centrale della città è sepolta sua figlia Sonechka, nata e morta qui a Ginevra. Sulle sponde del lago di Ginevra, Pyotr Tchaikovsky finì di scrivere “Evgenij Onegin” e poi tenne un concerto al Grand Theatre di Ginevra nel 1889. Pertanto, Ginevra è strettamente collegata alla storia russa, alla cultura russa e alla lingua russa. E siamo molto felici di celebrare questo giorno contemporaneamente con il compleanno di Alexander Pushkin, che ha portato la lingua russa a un’livello incredibile e ha mostrato al mondo intero la sua bellezza“.

Villa Bocage, Ginevra

Siamo molto lieti qui nel nostro ufficio, l’ufficio delle Nazioni Unite, di sostenere il multilinguismo. Il russo è una delle lingue ufficiali dell’ONU. Centinaia di migliaia di persone in tutto il mondo stanno studiando il russo per entrare in contatto con la cultura russa e la lingua russa. Cerchiamo di sostenere il multilinguismo la diversità culturale in ogni modo possibile. Cittadini di 100 paesi del mondo lavorano nella nostra filiale e parliamo più di 60 lingue. All’ONU si celebrano i giorni della lingua ufficiale, celebriamo anche la Giornata della lingua madre.

E’ molto importante che stiamo cercando nuovi modi per sostenere questo multilinguismo. La nostra nuova iniziativa è Multilingualism Champions. Ci siamo offerti di sostenere i nostri colleghi e leader in altri uffici delle Nazioni Unite. Perché è conoscere la lingua dell’altro è il modo più sicuro per comprendere la cultura, il patrimonio e le tradizioni dei nostri amici in tutto il mondo. Pertanto, nel contesto della ricerca di soluzioni a tutti i problemi globali che l’umanità deve affrontare, quando è importante lavorare insieme, è importante anche conoscere e rispettare le rispettive lingue. Pertanto, sono molto lieta di darvi il benvenuto qui a Villa Bocage. Grazie ancora per aver organizzato questo meraviglioso evento”.

Elmira Shcherbakova, la conduttrice della maratona online, la direttrice generale della Fondazione “Russian Cultural Seasons”, presidente del Consiglio per la cooperazione culturale internazionale dell’Assemblea popolare eurasiatica, ha ringraziato tutti i partecipanti e soprattutto la Regione di Sverdlovsk, un potente centro industriale e culturale della Russia: “Siamo felici di presenteremo talentuosi artisti e musicisti ai nostri, è una perfetta occasione per sentire la bellezza della lingua russa”.

Lev Tolstoj, 1856

Nel 1857 Lev Tolstoj (28 agosto 1828 – 20 novembre 1910) visitò la Svizzera dopo il suo soggiorno in Francia.

A Parigi era fuggito inorridito dopo aver visto una ghigliottina. Il viaggio in Svizzera è stato l’occasione per riflettere su quell’esperienza, che gli ha fatto perdere la fiducia nel progresso umano.

Per lo scritore russo il viaggio in Svizzera fu anche l’occasione per conoscere meglio gli scritti di Jean-Jacques, l’autore che lo aveva davvero ispirato, così Tolstoj rilegge La Nouvelle Héloïse, il romanzo di Rousseau ambientato tra Montreux e Vevey. Il viaggio dello scrittore russo in Svizzera è stato produttivo: oltre a lavorare a I cosacchi, Tolstoj ha scritto anche Le memorie del principe Nekhlyudov : Lucerna.

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Gli eroi del nostro tempo

Mercoledì 8 dicembre 2021 al President Hotel di Ginevra, si è tenuta una serata di beneficenza della Federazione Russa “Gli Eroi del nostro tempo” (Heroes of Our Time) a sostegno dei medici che lavorano nella “zona rossa” del COVID-19. L’evento è stato organizzato con il sostegno della Missione Permanente della Federazione Russa presso l’Ufficio delle Nazioni Unite e altre organizzazioni internazionali a Ginevra, il governo di Mosca, le Fondazioni “Cultural Seasons” e “Peace and Harmony”.

È incredibile vedere le mura del Cremlino di Mosca a Ginevra! Probabilmente, tali miracoli accadono solo prima di Natale e Capodanno! Gli organizzatori dell’evento, guidati da Elmira Shcherbakova, rappresentante della Cultural Seasons Foundation e presidente della Peace and Harmony Foundation, sono riusciti a creare un’atmosfera da vera festa a la russe, apparecchiando i tavoli con i piatti tipici del capodanno russo e persino trovando un enorme modello del Cremlino.

La serata di beneficenza a Ginevra

Prima di tutto, la serata di beneficenza a Ginevra è stata dedicata ai medici che eroicamente hanno lavorato e continuano a lavorare nelle “zone rosse”. “La festa di oggi è dedicata ai nuovi Eroi del nostro tempo, agli Eroi in camici bianchi. Ogni vita salvata nella lotta contro una pandemia è una festa! Bisogna parlarne e ringraziarli! – dice commossa Elmira Shcherbakova con le lacrime agli occhi. – L’idea della serata di beneficenza è nata durante una conversazione con la mia amica medico di Sergiev Posad. Lavora nella zona rossa e, immaginate, sul viso di questa giovane donna, ci sono le cicatrici-ammaccature dopo aver indossata costantemente una maschera protettiva! Per lei salvare le persone in un ambiente così terribile è una routine quotidiana. La nostra Peace and Harmony Foundation ha sviluppato il progetto White Coats Walk, un programma dedicato ai lavoratori nella zona rossa COVID-19. Nell’ambito del progetto 12 medici russi visiteranno la Svizzera, dove incontreranno i loro colleghi. A loro volta, 12 operatori sanitari svizzeri visiteranno la Russia. Tutti i fondi dell’asta di beneficenza saranno trasferiti alla nostra Fondazione per la realizzazione di questo progetto”.

Gli ospiti d’onore della serata sono stati i rappresentanti permanenti degli Stati esteri presso l’Ufficio delle Nazioni Unite a Ginevra, rappresentanti di organizzazioni internazionali, tra cui il Direttore Generale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, Dr. Tedros Adhanom Ghebreyesus, nonché uomini d’affari russi e svizzeri.

L’evento è stato aperto dal rappresentante permanente della Russia presso l’Ufficio delle Nazioni Unite a Ginevra Gennady Mikhailovich Gatilov, e dopo dal vice capo del dipartimento per le relazioni economiche esterne e internazionali del governo di Mosca Alexei Stepanovich Bondaruk, che ha presentato la capitale della Russia come un candidato per l’esposizione mondiale EXPO-2030.

Gli artisti si sono esibiti con l’accompagnamento della vincitrice di concorsi internazionali Anastasia Chertok. In seguito agli ospiti è stata presentata sul maxischermo uno slideshow della mostra fotografica TASS dedicata al personale medico della “zona rossa”. Le immagini forti e toccanti hanno ricordato a tutti che la lotta contro una pandemia è una vera sfida, e che i lavoratori della zona rossa, pronti per dure prove, sono dei veri eroi! La pandemia ci ha dimostrato che si può ottenere molto lavorando insieme, aiutandosi e prendendosi cura gli uni degli altri.

Nel meraviglioso programma concertistico della serata ha preso parte Natalia Muradymova, solista del Teatro di Mosca di Stanislavsky e Nemirovich-Danchenko. Lei ha conquistato il pubblico con sua bellissima esibizione lirica e con allegre canzoni popolari russe, anche una volta salendo sul palco in abito da sera e con i valenki, tipici stivali russi di feltro!
Maria Gridneva, soprano del duetto dell’opera di Mosca Open Opera, ha cantato la canzone “Orenburg Downy Shawl“, e poi i cantanti, insieme al baritono Vitaly Makarenko, hanno cantato canti natalizi “koliadki” e ballato insieme con gli ospiti.

Gli artisti si sono esibiti con l’accompagnamento della vincitrice di concorsi internazionali Anastasia Chertok.

L’evento centrale della serata è stata un’asta di beneficenza con una varietà di lotti: dai rari vini italiani e scialli di cachemire agli opere d’arte.

Uno dei lotti era un modello del veicolo di lancio Soyuz, che viene assemblato al Samara RCC Progress. È stato donato per questa serata di beneficenza dal governo della regione di Samara come uno dei simboli della regione. Molto toccante ero il discorso della Rappresentante Permanente della Repubblica del Kazakistan all’Ufficio delle Nazioni Unite e ad altre organizzazioni internazionali a Ginevra Zhanar Aitzhanova. Ha ringraziato da tutto il cuore i medici russi, che, nei momenti difficili della prima ondata dell’epidemia, sono venuti in aiuto dei loro colleghi kazaki, aiutando a salvare vite nelle condizioni più difficili. Ha donato per un’asta di beneficenza tre dipinti di giovani artisti di talento del Kazakistan, che erano stati precedentemente esposti alla mostra nella Sede delle Nazioni Unite a Ginevra. Tutti i tre disegni sono stati acquistati dagli ospiti della serata.

Nell’atrio dell’hotel President di Ginevra nell’ambito di una serata di beneficenza si è tenuta un simpatico mercatino natalizio con la partecipazione dell’azienda svizzera di fornitura di vino e bevande alcoliche Sprito Divino, della designer Elena Akinfieva, sono state presentate i collage fotografici di Patricia Der Megreditchian dedicati alla Russia.

La Fondazione Svizzera “Ibrahim Kodra Swiss Foundation”ha presentato una mostra di presepi natalizi, realizzati dai bambini del Canton Ticino (scuola di Irina Markova). Inoltre è stato presentato un presepe in cartapesta dell’artista russa Maria Bohan e un presepe della collezione di don Ernesto Ratti, paroccho della chiesa cattolica di Melide (Ticino).

La mostra dei presepi natalizi

“Natale in arrivo è una festa di luce e bontà! Grazie a tutti coloro che hanno contribuito a organizzare questa serata di beneficenza: alla Rappresentanza russa presso l’ufficio delle Nazioni Unite a Ginevra, al governo di Mosca, all’agenzia TASS e a tutti gli sponsor! È molto importante ricordare ancora una volta che gli operatori sanitari sono eroi del nostro tempo! Grazie a loro per le vite salvate! Nel 2022, la Peace and Harmony Foundation sta lanciando un progetto umanitario “Walk in White Coats”, siate con noi!” – ha detto Elmira Shcherbakova, riassumendo la serata.

Ilina Giulia, Ginevra




Letture di Ginevra 2021

Il 6 -7 dicembre 2021 presso l’Ufficio delle Nazioni Unite a Ginevra si sono svolte le prime “Letture di Ginevra” dedicate all’attuazione degli Obiettivi di sviluppo sostenibile.

Gli obiettivi di sviluppo sostenibile (Sustainable Development Goals, SDGs) rappresentano un “progetto per un futuro migliore e più sostenibile per tutti”, costituito da 17 interconnessi obiettivi di sviluppo da raggiungere in ambito ambientale, economico, sociale e istituzionale entro il 2030. Per massimizzare l’adattamento delle principali priorità degli Obiettivi di sviluppo sostenibile alle realtà e alle prospettive di sviluppo dei diversi paesi, nonché per comprendere il ruolo delle grandi strutture aziendali in questo processo, è necessario uno scambio internazionale di opinioni ed esperienze. Le Letture di Ginevra, organizzate dalla Missione Permanente della Federazione Russa presso l’Ufficio delle Nazioni Unite a Ginevra, dall’Unione Internazionale delle Organizzazioni Non Governative “Assemblea dei Popoli Eurasiatici”, dalla United Nations Association of Russia e dalla Fondazione “Cultural Seasons”, rappresentano un’opportunità perfetta per tale approfondimento.

Gli obiettivi di sviluppo sostenibile sono inclusi nella politica interna della Russia: attualmente i progetti nazionali della Federazione Russa sono formulati tenendo conto degli obiettivi di sviluppo nazionale della Federazione Russa fino al 2030, approvati con decreto del Presidente della Federazione Russa di 21 luglio 2020.

Nell’ambito delle Letture di Ginevra del 6 dicembre 2012, il governatore della regione di Samara Dmitry Azarov ha parlato alle Nazioni Unite dei risultati della Russia sull’esempio della sua regione, presentando la Settima edizione del rapporto dell’Associazione russa United Nations Association of Russia “Regioni Russe e Obiettivi di Sviluppo Sostenibile delle Nazioni Unite”. L’evento si è svolto nel formato di una videoconferenza tra il governo della regione di Samara e l’Ufficio delle Nazioni Unite a Ginevra. Inaugurando la presentazione, il Direttore Generale dell’Ufficio delle Nazioni Unite a Ginevra Tatiana Valovaya ha detto: “Sono contenta di dare il benvenuto a tutti a questo incontro con la Regione di Samara, una delle regioni russe molto importante, interessante e con lo sviluppo molto dinamico – e per discutere insieme come gli obiettivi di sviluppo sostenibile vengono attuati a livello regionale. Questo è molto stimolante per noi, poiché comprendiamo tutti che l’Agenda – Gli obiettivi di sviluppo sostenibile – non può essere attuata solo a un livello, ad esempio a livello degli Stati nazionali. Va attuata a tutti i livelli: a livello di regioni, città, piccoli paesini ed anche al livello di ogni persona, perché solo lavorando insieme possiamo attuare l’Agenda 2030”.

Il governatore Dmitry Azarov ha sottolineato che “la regione di Samara è una regione chiave della Russia con un eccezionale potenziale umano, naturale, di risorse, economico e innovativo“. Ha detto che “in 435 anni, la regione di Samara è passata da una piccola fortezza alla capitale russa dello spazio… Nella regione di Samara sono in vigore assolutamente tutti i regimi preferenziali per il business previsti dalla legislazione russa: dagli incentivi fiscali alla zona doganale franca. Nella regione operano 1.424 joint venture con la partecipazione di capitale estero da 76 Paesi. La regione di Samara è membro di un progetto infrastrutturale transnazionale, il corridoio di trasporto internazionale “Europa-Cina occidentale”, progettato per rafforzare i legami economici e umanitari tra Europa e Asia. Per realizzare il progetto sul territorio della regione di Samara è in costruzione un nuovo ponte che attraversa il Volga e 100 km di una nuova autostrada». Il Governatore ha notate che questo progetto, già attuato nei tempi previsti del 40%, si basa sui principi del partenariato pubblico-privato ed è una delle migliori pratiche mondiali in questo settore, rilevata dalla Commissione economica per l’Europa delle Nazioni Unite, che ha sviluppato un nuovo standard per i partenariati pubblico-privati, tenendo conto degli obiettivi di sviluppo sostenibile. Inoltre, nella sua relazione, il governatore ha parlato delle questioni ambientali, del sostegno sociale ai cittadini, dello sviluppo dell’agricoltura, dello sport, del turismo e della lotta alla pandemia.

Negli ultimi quattro anni, la regione di Samara è stata una delle cinque regioni con i più alti indicatori per lo sviluppo di partenariati pubblico-privato. L’anno scorso, secondo questo indicatore, la regione è stata riconosciuta come leader assoluto del Paese. “Siamo pronti a sviluppare nuove pratiche e copiarle, perché oggi molte persone si rivolgono davvero a noi per questa esperienza. Siamo felici di condividere i nostri successi ed imparare qualcosa di utile. Spero che sia importante per altre regioni della Federazione Russa, con le quali siamo in costante interazione su questo argomento“, – ha detto il Governatore, esprimendo il sincero interesse di cooperare in questo settore. Dopo la presentazione, nell’edificio dell’ufficio delle Nazioni Unite a Ginevra ha avuto luogo l’inaugurazione di una mostra fotografica dedicata alla regione di Samara. Le fotografie rappresentano la natura e la storia della regione e naturalmente, il fiume Volga, simbolo della regione, il fiume più grande d’Europa e uno dei più grandi della Terra. Gli abitanti di Samara sono anche molto orgogliosi della loro industria spaziale, proprio in questa regione sono stati realizzati i motori del veicolo di lancio R-7, che ha portato nello spazio la navicella spaziale Vostok-1 con Yuri Gagarin.

Attualmente, la regione di Samara sta lavorando attivamente per includere due oggetti – il bunker di Stalin e la “Nuova linea Zakamskaya” di Zemlyanoy Val – nella lista del patrimonio mondiale dell’UNESCO.

Il 7 dicembre 2021 Tatiana Valovaya, direttore generale dell’Ufficio delle Nazioni Unite a Ginevra ha salutato i partecipanti alla tavola rotonda “Letture di Ginevra. Obiettivi di sviluppo sostenibile: la realizzazione dell’Agenda 2030 nella nuova realtà. L’esperienza delle regioni russe e le opportunità commerciali”. Ha sottolineato che questo evento dovrebbe diventare “la base di una nuova communità di esperti per la cooperazione multilaterale nel raggiungimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile” e ha espresso il desiderio che le Letture di Ginevra si tengano ogni anno.

Gennady Gatilov, Rappresentante Permanente della Russia presso l’Ufficio delle Nazioni Unite a Ginevra, ha notato nel suo discorso che i temi discussi durante la prima edizione delle “Letture di Ginevra” sono importanti e rilevanti per accelerare lo sviluppo sociale. Il segretario generale dell’Assemblea dei popoli Eurasiatici Andrei Belyaninov ha ringraziato per la proficua collaborazione gli organizzatori e i moderatori della conferenza Mario Apostolov, consigliere regionale della Commissione economica europea delle Nazioni Unite e Elmira Shcherbakova, membro del Consiglio generale, presidente del Consiglio per la cooperazione culturale internazionale dell’Assemblea dei Popoli Eurasiatici, rappresentante della Fondazione “Cultural Seasons”.

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I partecipanti della conferenza hanno discusso dell’esperienza della Russia e di altri paesi della CSI nell’applicazione degli obiettivi di sviluppo sostenibile nei programmi locali. Hanno fatto i discorsi e presentazioni Artem Kiryanov, Vicepresidente della Duma di Stato della Federazione Russa, Vicepresidente del Comitato della Duma di Stato per la politica economica, Natalya Stapran, Direttore del Dipartimento della cooperazione economica multilaterale e dei progetti speciali del Ministero dello sviluppo economico della Russia, Lyudmila Berg, viceministro delle relazioni economiche internazionali ed estere della regione di Sverdlovsk, Dmitry Bogdanov, ministro dello sviluppo economico e degli investimenti della regione di Samara, Taliya Minullina, membro del governo della Repubblica del Tatarstan, capo dell’Agenzia per lo sviluppo degli investimenti della Repubblica del Tatarstan, Alexey Bondaruk, vice capo del dipartimento delle relazioni economiche e internazionali estere del Governo della città di Mosca, Svetlana Smirnova, prima vice del Segretario generale, capa del Segretariato generale dell’Assemblea dei popoli eurasiatici, Presidente del Consiglio dell’Assemblea dei Popoli della Russia, membro del Consiglio del Presidente della Federazione Russa per le relazioni interetniche, Alexei Borisov, Primo Vice Presidente dell’Associazione Russa “United Nations Association of Russia”,

il Vicepresidente di la Federazione mondiale delle associazioni delle Nazioni Unite, Aigul Solovieva, presidente del consiglio di amministrazione dell’Associazione delle organizzazioni ambientali del Kazakistan, Alexandra Akkirman, responsabile del interazione con il governo e delle pubbliche relazioni della Coca-Cola Company in Kazakistan e Kirghizistan, Vladimir Torin, direttore delle comunicazioni del gruppo EuroChim, Elena Feoktistova, amministratore delegato per la responsabilità aziendale, lo sviluppo sostenibile e l’imprenditoria sociale dell’Unione russa degli industriali e degli imprenditori, Elena Topoleva-Soldunova, direttore dell’organizzazione non commerciale “Agenzia per l’informazione sociale”, Vladimir Kuznetsov, direttore del Centro d’Informazione delle Nazioni Unite, Marina Vashukova, Direttore Esecutivo dell’Associazione “Rete Nazionale dell’Accordo Globale” (la Rete UN Global Compact in Russia), Irina Zhukova, Direttore di sviluppo sostenibile e programmi aziendali delle società affiliate di Philip Morris International, Zubair Omarov, assistente del direttore generale di Kizlyar Brandy Factory.

Sono stati presentati all’attenzione della comunità di esperti esempi di implementazione di programmi e attività aziendali nel campo dello sviluppo sostenibile di grandi aziende internazionali. I partecipanti delle Letture di Ginevra hanno discusso della pratica del volontariato, dei varie partnership positivi tra imprese, governo e settore non-profit finalizzate all’uso ottimale delle risorse e delle tecnologie rispettose dell’ambiente e alla conservazione dell’integrità dei sistemi naturali, la stabilità della vita sociale e culturale.

Al termine delle Letture di Ginevra è stato letto un documento finale, che sottolinea la necessità di ampliare la cooperazione internazionale nell’attuale difficile situazione mondiale: “La pandemia di COVID-19 ha cambiato radicalmente ogni sfera della vita umana e ha avuto un impatto significativo sul ritmo di raggiungimento della maggior parte degli Obiettivi di sviluppo sostenibile, rovinando decenni di sforzi per la loro attivazione”.

In questo contesto, i partecipanti alla Conferenza hanno riconosciuto che COVID-19 è un nemico comune e quindi “è di fondamentale importanza non scoraggiarsi e continuare ad attuare l’Agenda 2030 per garantire un’uscita regolare dalla crisi globale causata dalla pandemia … Lo sviluppo di un dialogo costruttivo tra autorità pubbliche, strutture della società civile ed imprese darà il necessario impulso agli sforzi globali per attuare l’Agenda 2030”.

Giulia Ilina, Ginevra




Papa Francesco contento per la visita di Parolin in Russia

Mosca – Un viaggio all’insegna della costruzione di ponti in un clima di ascolto e dialogo. All’indomani del ritorno dalla Russia, il cardinale Pietro Parolin ha rilasciato in esclusiva un’intervista ai media della Segreteria per la Comunicazione.

Eminenza, c’era comprensibilmente una grande aspettativa per questo suo viaggio in Russia. Con quali sentimenti è tornato in Vaticano?

Credo che il bilancio di questo viaggio sia un bilancio sostanzialmente positivo e quindi ovviamente i miei sentimenti sono sentimenti di gratitudine al Signore per avermi accompagnato durante questi giorni. Abbiamo potuto realizzare il programma che era stato fissato, tenere gli incontri previsti, e devo dire che questi incontri – sia a livello delle autorità civili sia con il presidente Putin che con il ministro degli Esteri Lavrov e poi con i vertici della gerarchia della Chiesa ortodossa russa, cioè il Patriarca Kirill e il metropolita Hilarion, sono stati caratterizzati proprio da un clima di cordialità, un clima di ascolto, un clima di rispetto. Io li definirei che sono stati incontri significativi, sono stati incontri anche costruttivi. Mi pare di dover mettere l’accento un po’ su questa parola: “incontri costruttivi”. Ovviamente, poi, c’è stata anche la parte di incontro con la comunità cattolica. Soprattutto grazie alla conversazione e al dialogo che abbiamo avuto con i vescovi in nunziatura, è stato possibile conoscere un po’ più da vicino la realtà, la vita, della comunità cattolica in Russia, le sue gioie, le sue speranze, ma anche le sfide e le difficoltà che si trova ad affrontare. Queste ultime, in parte, è stato possibile anche rappresentarle, esporle alle autorità. Ne cito una per tutte: il tema della restituzione di alcune chiese che erano state confiscate ai tempi del regime comunista e per le quali ancora non è stata ancora provveduta la restituzione di fronte alle necessità della comunità cattolica di avere luoghi di culto adeguati. Quindi, direi che alla fine – per dire una parola – è stato un viaggio utile, è stato un viaggio interessante, è stato un viaggio costruttivo.

Ha già avuto modo di parlare con il Santo Padre del viaggio? Cosa può condividere di ciò che vi siete detti?

Sì, naturalmente, appena sono tornato ho sentito il Santo Padre per fargli un po’ un brevissimo, sintetico resoconto sia dei contenuti che dei risultati del viaggio, e naturalmente gli ho trasmesso anche i saluti che mi sono stati affidati da tutte le parti che ho incontrato, dall’affetto e dalla vicinanza della comunità cattolica, dai deferenti saluti delle autorità. Ricordo che il presidente Putin – credo che sia stato anche registrato nella parte pubblica dell’incontro – ha sottolineato proprio il ricordo vivo che mantiene dei suoi incontri con Papa Francesco, nel 2013 e nel 2015. E il fraterno saluto poi anche del Patriarca Kirill. Ovviamente il Papa si è compiaciuto di queste impressioni, di questi risultati positivi che gli ho trasmesso; il Papa, come sappiamo – l’ha ripetuto anche in questa circostanza – è molto, molto attento a tutte le occasioni di dialogo che possano esserci, è molto attento a valorizzare tutte le occasioni di dialogo che ci sono ed è molto contento quando si fanno dei passi in avanti in questa direzione.

Quali sono stati i temi principali, affrontati nell’incontro con il Patriarca Kirill?

Direi che fondamentalmente ci si è soffermati un po’ su questo nuovo clima, questa nuova atmosfera che regna nei rapporti tra la Chiesa ortodossa russa e la Chiesa cattolica; questo nuovo clima, questa nuova atmosfera che si è instaurata negli ultimi anni e che naturalmente ha avuto un momento particolarmente significativo e di forte accelerazione anche grazie all’incontro de L’Avana tra il Patriarca e il Papa, a cui poi è seguito questo avvenimento. Veramente, ho notato da parte degli interlocutori ortodossi come siano stati colpiti da questa esperienza della visita delle reliquie di San Nicola di Bari a Mosca e San Pietroburgo, ma nel senso che proprio sono stati colpiti dalla fede e dalla religiosità del popolo. E’ stato sottolineato anche come molti russi che appartengono alla tradizione ortodossa ma che non frequentano, i non praticanti, in questa occasione si sono avvicinati alla Chiesa. E’ stato veramente un evento grandioso sia per quanto riguarda le dimensioni – si parla di due milioni e mezzo di fedeli che hanno visitato le reliquie – sia per quanto riguarda l’impatto di fede e di spiritualità che questo avvenimento ha prodotto. Abbiamo poi passato un po’ in rassegna i passi compiuti e quelli che saranno, che dovrebbero essere i passi da compiere in futuro. Mi pare che da parte loro – come naturalmente anche da parte nostra – non si voglia esaurire le potenzialità che questa nuova fase ha aperto e naturalmente la collaborazione può avvenire in vari ambiti, a vari livelli: dalla collaborazione culturale – quella accademica – a quella umanitaria … Si è molto insistito su questo punto, che le due Chiese di fronte alle tante situazioni di conflitto che esistono nel mondo possono davvero esercitare un’opera umanitaria incisiva ed efficace. Si sono toccati anche – con rispetto e allo stesso tempo con franchezza – temi un po’ spinosi, nelle relazioni tra le due Chiese; però, si è cercato di dare – almeno a mio parere, quello che io ho colto – un senso piuttosto positivo, cioè esplorare vie condivise per affrontare e per tentare di avviare a soluzione questi problemi. E naturalmente anche queste vie condivise, queste proposte concrete che sono emerse dovranno essere verificate e possibilmente implementate dopo un adeguato discernimento e approfondimento.

Ecco, eminenza, a proposito dei temi più sensibili: la questione ucraina è uno dei temi più delicati nei rapporti tra Santa Sede e Russia. Lei stesso ha visitato l’Ucraina un anno fa. C’è qualche novità, dopo il suo viaggio?

Novità, perlomeno finora, non ce ne sono … forse è prematuro pensare a qualche novità. Il Signore – speriamo – farà germogliare e fruttificare, se ci sono stati quei semi di bene che abbiamo cercato di seminare. Però, come è noto, la questione ucraina è una delle questioni di grande preoccupazione per la Santa Sede: il Papa si è pronunciato varie volte sul tema … E’ ovvio che non poteva non essere trattato, questo tema; non poteva essere dimenticato in quella circostanza. Direi soprattutto nel senso di cercare di vedere, di valutare se c’erano alcuni passi concreti che si potessero fare verso una soluzione duratura e giusta del conflitto, all’interno degli strumenti attualmente disponibili, che sono praticamente gli Accordi raggiunti tra le due parti. Ed è noto pure che la Santa Sede ha insistito soprattutto sugli aspetti umanitari a partire dalla grande iniziativa del Papa per l’Ucraina. In questo senso, ad esempio, uno dei temi è quello della liberazione dei prigionieri: questo è uno dei temi dell’“umanitario” che potrebbero veramente essere importanti per ridare un po’ l’impulso a tutto il processo, anche politico, per uscire da questa situazione di stasi e fare avanzare – per esempio – anche il tema della tregua, il tema del cessate-il-fuoco, il tema delle condizioni di sicurezza sul territorio, il tema, anche, delle condizioni politiche per poter fare dei progressi nella soluzione globale. Speriamo, appunto, che qualche cosa possa aiutare per camminare nella giusta direzione, tenendo conto – quando parliamo di situazioni, di questioni umanitarie – che stiamo parlando della gente e stiamo parlando della sofferenza. E credo che è questo che tutti dovrebbero avere in mente proprio per tentare di fare uno sforzo supplementare per andare nella giusta direzione.

La stampa ha dato naturalmente molta attenzione al suo incontro a Sochi con Vladimir Putin. Com’è andato il colloquio con il presidente russo?

Direi che anche il colloquio con il presidente Putin rientra un po’ nella valutazione che ho dato all’inizio: è stato un incontro cordiale, è stato un incontro rispettoso in cui si sono potuti affrontare tutti i temi che almeno a noi stavano a cuore che fossero affrontati, come quello, per esempio, del Medio Oriente, della situazione in Siria in particolare, e in questo contesto anche il tema della presenza dei cristiani: sappiamo che una delle coincidenze che ci sono tra la Russia e la Santa Sede è proprio questa dell’attenzione alla situazione dei cristiani, il tema delle persecuzioni dei cristiani, che tendiamo ad allargare a tutti i gruppi religiosi – naturalmente – e a tutte le minoranze, cercando di coinvolgere anche i musulmani, come è stato fatto per esempio in quel seminario che si è svolto a Ginevra, l’anno scorso. Quindi, il tema poi dell’Ucraina, ne abbiamo già un po’ parlato; il tema del Venezuela: ho visto che anche la stampa ha riportato alcune dichiarazioni che erano state fatte in questo senso. Quindi, oltre ai temi bilaterali, ne accennavo all’inizio, abbiamo presentato alcune situazioni un po’ di difficoltà della comunità cattolica. Io ho cercato soprattutto di dire questo, questo era il messaggio che volevo trasmettere: cioè, che la Russia, per la sua posizione geografica, per la sua storia, per la sua cultura, per il suo passato, per il suo presente, ha un grande ruolo da giocare nella comunità internazionale, nel mondo. Un grande ruolo da giocare. E quindi ha una particolare responsabilità nei confronti della pace: sia il Paese sia i suoi leader hanno una grande responsabilità nei confronti della costruzione della pace e devono veramente sforzarsi di mettere gli interessi superiori della pace al di sopra di tutti gli altri interessi.

Da ultimo, eminenza: oltre agli incontri più significativi, c’è qualche altro momento o aspetto particolare che vuole sottolineare?

Sì, c’è stato il bel momento della Messa, insieme con la comunità cattolica. La Cattedrale era gremita di gente ed è stata un po’ una sorpresa, perché era un giorno feriale e quindi non ci si aspettava che ci fosse tanta gente; poi, naturalmente a me colpisce sempre la fede e la devozione di questa gente: come partecipano alla Messa, con quale attenzione, con quale riverenza, con quale silenzio sono lì presenti. E credo che siano venuti soprattutto per esprimere il loro attaccamento al Papa e il fatto di essere membri della Chiesa universale. Quindi, quello è stato un bel momento. Un altro bel momento è stata la breve visita alle Suore di Madre Teresa che lavorano a Mosca. Abbiamo potuto incontrare e salutare tutte le persone che assistono, anche lì è stato manifestato un grande affetto nei confronti del Papa. E poi, l’ultima cosa che vorrei ricordare: mi ha molto impressionato la visita che abbiamo fatto una sera alla Cattedrale di Cristo Salvatore, la cattedrale ortodossa di Mosca; cattedrale che era stata fatta saltare in aria durante il regime comunista. E quindi è stato anche un momento per ricordare questa storia dolorosissima dell’epoca in cui si voleva sradicare completamente la fede dal cuore dei credenti ed eliminare ogni segno della presenza di Dio e della Chiesa in quella Terra. Cosa che non è riuscita, perché Dio è più grande dei progetti degli uomini.

RED

(L’intervista al segretario di Stato vaticano è stata realizzata da Alessandro Gisotti per i media della Segreteria per la Comunicazione e trasmessa su Radio Vaticana)






“La rivoluzione del 1917. La Russia e la Svizzera”

Al Landesmuseum Zürich la mostra “La Rivoluzione del 1917. La Russia e la Svizzera” ripercorre i rapporti, gli eventi storici ed i personaggi che hanno legato i due paesi.

In occasione del centenario della rivoluzione russa il Landesmuseum Zürich ospita fino al 25 giugno prossimo la mostra “La Rivoluzione del 1917. La Russia e la Svizzera”. L’esposizione è il frutto della collaborazione con il Deutsches Historisches Museum di Berlino (DHM) e si avvale della concessione di numerosi reperti, quali fotografie, documenti, filmati, oggetti, dipinti, ecc. provenienti da archivi, biblioteche e musei svizzeri, tedeschi, russi, inglesi, italiani e francesi.

Il percorso espositivo fa luce sui rapporti che legavano la Svizzera e la Russia in un’epoca di grandi stravolgimenti.

La mostra apre con un‘inaspettata prospettiva sul panorama culturale russo del periodo a cavallo tra i due secoli (XIX e XX), caratterizzato da posizioni ideologiche, artistiche, filosofiche e tecniche molto avanzate e di rottura rispetto al passato. Questa scelta non casuale porta il visitatore ad allargare la propria visione ed aspettativa, non concentrandosi solo sulle vicende storiche, politiche e sociali.

È noto che il movimento definito “Avanguardia russa” difficilmente può essere delimitato in termini spaziali e temporali e circoscritto da un punto di vista dello stile e dei contenuti; quello che è certo è il fatto che abbia dato i ‘natali culturali’ ad artisti come Chagall, Kandinskij, Rodchenko, solo per citarne alcuni, che si sono distinti per essersi distaccati dalla tradizione accademica per approdare ad esperienze nuove e produzioni poliedriche ed innovative.

L’Avanguardia russa è nata proprio in un clima di forti contraddizioni sociali e di strappi radicali dalla tradizione ed è stata capace, almeno in principio, di rimanere lontana dalle vicende politiche contemporanee. Gli artisti difficilmente si sono spesi in prima linea nelle dispute sociali e politiche ma, piuttosto, hanno interpretato il proprio tempo dando vita a nuovi universi artistici. Verso la fine della mostra diventa chiaro che questa peculiarità non caratterizzò, invece, i periodi successivi a partire in particolare dal 1932, con l’avvio del cosiddetto Realismo Socialista.

Si inizia, quindi, con un’interessante panoramica sull’Avanguardia russa: una ventata di vivaci novità, innovazioni, moti e cambiamenti, che – come detto – si riflettevano nelle diverse forme artistiche; una straordinaria pagina culturale, che troviamo in alcuni quadri di note artiste quali Natalja Goncharova, Ljubov’ Popova e Olga Rosanova, nonché in opere scientifiche e manifesti in cui si descrivono nuovi ideali sociopolitici e modelli di un mondo più equo (a fare da guida fu la traduzione del Capitale di Carlo Marx, che sortirà un effetto esplosivo in Russia alla sua pubblicazione nel 1872).

Ritornando al titolo della mostra, che cosa davvero avvicinava la Svizzera e la Russia prerivoluzionaria? È davvero una storia fatta di legami più stretti di quanto non si pensi e di un’osmosi continua fra due culture profondamente diverse? La risposta è sicuramente positiva.

Nell’immaginario comune, la Svizzera è vista come un luogo tranquillo, semplice, dove potersi dedicare a meditazioni, studi, sperimentazioni e ricerche. In realtà, non va dimenticato che il paese elvetico era un contesto, che se da una parte garantiva riparo da tumulti e agitazioni internazionali, grazie alla propria neutralità, assicurando un ambiente fecondo e sicuro, non costituiva affatto una realtà aliena dalle novità e trasformazioni culturali, politiche e sociali di quel periodo. Come non ricordare che proprio in questo contesto, per esempio, venne aperto a febbraio 1916 in Spiegalgasse 1 a Zurigo il Cabaret Voltaire, locale di intrattenimento con intenzioni artistiche e politiche sperimentali, considerato universalmente la culla del dadaismo, che sappiamo essere stato un movimento di rottura e rinnovamento delle logiche artistiche tradizionali.

Le migrazioni di cittadini svizzeri verso la Russia e di russi verso la Svizzera, in effetti, hanno caratterizzato tutto la storia del XIX secolo: si calcola che siano stati circa 20.000 gli svizzeri che fino al 1917 hanno cercato nel paese degli zar una nuova vita; si è trattato soprattutto di imprenditori, fornai, casari, insegnanti e istitutrici, quindi di professioni che all’epoca erano molto richieste in Russia. Gli svizzeri trovarono in Russia in un impero multietnico basato sull’agricoltura e permeato da forti contraddizioni sociali: mentre i contadini russi vivevano con il minimo necessario e gli operai in condizioni disumane, l’élite autocratica dello zar si circondava di lusso e sfarzo, come testimonia un uovo Fabergé con orologio incorporato della marca Moser & Cie, fondata dall’emigrato Heinrich Moser di Sciaffusa.

Allo stesso tempo, sono stati circa 8.500 i russi che hanno cercato in Svizzera migliori condizioni di vita ed in particolare libertà di stampa, di pensiero, di associazione, stabilità e neutralità politica, tranquillità per lo studio; arrivarono intellettuali, artisti e rivoluzionari, e tra di essi era alta la rappresentanza femminile che qui, diversamente che in Russia, poteva frequentare l’università.

Fra tutti gli esuli il più celebre è stato sicuramente Vladimir Il’ič Ul’janov (Lenin), che visse più di sei anni tra Ginevra, Berna ed infine Zurigo. Insieme con la moglie Nadezhda Krupskaja, dal febbraio 1916 fino all’inizio di aprile dell’anno seguente, Lenin soggiornò in Spiegelgasse 14 a Zurigo (guarda caso, proprio nella stessa strada a qualche numero di distanza dalla sede di Cabaret Voltaire), dove portò avanti i propri piani e da dove parti sul «treno piombato» alla volta di San Pietroburgo, arrivando dopo tre giorni di viaggio e accolto da una grande folla.

A ricordo e testimonianza della sua presenza in questo luogo ed impegno nella stesura di scritti di importanza storica, viene qui esposta la sua scrivania dell’appartamento zurighese come oggetto rappresentativo di tale periodo.

Con la presa di potere dei bolscevichi in seguito alla Rivoluzione d’ottobre, e con la guerra civile iniziata l’anno successivo, i rapporti diplomatici tra Svizzera e Russia si raffreddano. Fotografie, lettere e documenti ufficiali esposti lasciano intuire come le voci sul presunto coinvolgimento dell’ambasciata sovietica nello sciopero generale del 1918 in Svizzera alimentino ulteriormente i timori di una deriva comunista. L’ambasciata sovietica viene espulsa dal Paese, i rapporti diplomatici interrotti e riavviati solo nel 1946.

L’esposizione procede attraverso 26 postazioni, che illustrano le tappe degli avvenimenti storici in Russia dal 1917 al 1932: la guerra civile, le carestie, gli scioperi ed il malcontento dovuto alla fame che sfocia in grandi manifestazioni di protesta e che pongono fine al dominio dello zar Nicola II nel febbraio del 1917.

Si prosegue con lo sviluppo della politica economica, la lotta di Stalin contro l’opposizione e la sua ascesa al potere, l’industrializzazione e le sue conseguenze. La mostra si sofferma, inoltre, sulla creazione del Gulag; nel 1923, ancora in periodo leninista, nacque il primo campo di lavoro correttivo delle Isole Solovki, che diventò il modello del sistema dei lager sovietici. Con Stalin si sviluppò in seguito una fitta rete di campi di lavoro forzato: dal 1929 in poi, egli ricorse proprio a questa politica per portare avanti l’industrializzazione del paese sovietico.

Ritornano cenni all’espressione culturale del periodo sovietico, che poteva esprimersi solo nel rigoroso rispetto dei dettami decisi dal partito: nel 1932 il Comitato centrale del Partito Comunista decretò lo stile artistico del Realismo socialista e la conseguenza fu l’omologazione di tutte le forme d’arte ai principi cardine (fedeltà al partito, carattere popolare, contenuto ideologico) e nel 1934 durante il Congresso degli Scrittori e degli Artisti Sovietici a Mosca venne apertamente dichiarato da Maksim Gorkij, che l’opera artistica dovesse celebrare il progresso socialista, avere forma realista e contenuto socialista, in accordo con la dottrina marxista/leninista.

In seguito, alcuni artisti tra i quali Alexander Deineka – anch’egli rappresentato nella mostra – si distanziarono dall’astrazione e dipinsero secondo canoni realistici. I soggetti provenivano dagli edifici industriali sovietici, dal mondo dello sport e dalla vita urbana. Il Realismo socialista si affermò anche in architettura: in una lettera del 20 aprile 1932 indirizzata a Stalin, il Congrès internationale d’architecture moderne (CIAM) e l’architetto svizzero Le Corbusier protestarono contro il progetto per il Palazzo dei Soviet, d’ispirazione neoclassica.

Il percorso espositivo si conclude con gli inizi degli anni Trenta e la fine del Primo Piano quinquennale.

Le «Grandi purghe», le campagne di persecuzione ed epurazione di Stalin devono ancora arrivare.

Per info sulla mostra: www.nationalmuseum.ch

 

 Leonora Barbiani –  Segretario Generale, Camera di Commercio Italo-Russa




Vladimir Safronkov: ecco la verità sull’aggressione americana in Siria

Una caratteristica che accomuna molti politici russi è la sicurezza e l’autorevolezza che trasmettono quando parlano.

Infatti, fra tanta mediocrità in sede Onu, spicca particolarmente la lucida ed esplicativa analisi che ha fatto il vice rappresentate della Russia, Vladimir Safronkov, in merito ai drammatici accadimenti siriani degli ultimi giorni.

Senza la minima incertezza, ha detto fuori dai denti ciò che appare chiaro a qualsiasi persona di buon senso, ma soprattutto l’ha fatto in modo semplice e pulito, senza usare parole “di circostanza”.

Durante la riunione del Consiglio di Sicurezza dell’ONU, convocata dopo l’attacco degli Usa all’aviazione siriana, il diplomatico russo si è così espresso: “L’aggressione degli Stati Uniti contro la Siria favorisce solo il terrorismo. Sono stati colpiti un’infrastruttura delle forze armate siriane ed i suoi aerei da combattimento, ovvero è stato un attacco contro quelli che in tutti questi anni conducono una lotta senza tregua contro i terroristi“; aggiungendo quindi che appare quantomeno ipocrita l’appello, successivo al bombardamento, per trovare una soluzione “politica” al conflitto.

Ha ragione, soprattutto per il fatto che l’azione avventata di Donald Trump (e/o dei suoi consiglieri) vanifica gli enormi sforzi diplomatici compiuti finora, i quali stavano portando ottimi risultati, soprattutto grazie al contributo della delegazione russa, che è riuscita dove gli altri avevano fallito, cioè placare le ostilità.

Safronkov si rivolge ai colleghi degli Stati Uniti con queste parole: “In questa direzione ad Astana e Ginevra di recente ci sono stati sviluppi positivi evidenti. Quali obiettivi avevate in mente quando avete fatto saltare questo processo, tra l’altro non di vostro merito?”.

Il resto del discorso è sulla stessa linea, e mira a puntualizzare come la Russia abbia sempre dato la propria disponibilità ad una collaborazione internazionale più ampia, ma che purtroppo qualsiasi appello in tal senso è tristemente caduto nel vuoto, e sia la Ue che l’America hanno ben altri obiettivi che non difendere la popolazione.

Non manca una stoccata al pessimo lavoro delle Nazioni Unite in materia di controllo sulle armi chimiche, soprattutto dopo che l’Ambasciatore Usa Nikki Haley aveva accusato Assad di gasare il suo Popolo, mostrando all’assemblea alcune foto di bambini uccisi, a suo dire, proprio dal raid “tossico” del Governo Siriano.

Spiace notare come l’incauta Haley ignori, o finga di farlo, che l’esercito di Damasco, per colpire i depositi di armi dei terroristi, ha utilizzato dei Sukhoi Su-22, cacciabombardieri di fabbricazione russa i cui armamenti non sono in grado di contenere sostanze chimiche, per le quali servono altri tipi di velivoli (elicotteri da combattimento o bombardieri specifici).

Le prove reali dimostrano poi, senza ombra di dubbio, che il gas letale è in possesso esclusivamente dei “ribelli moderati“; ecco che appare quindi assolutamente adeguata e condivisibile l’espressione usata da Safronkov quando dice che i dati faziosi presentati da oltreoceano “non valgono un fico secco“.

Parole che non lasciano dubbi, e che ci fanno capire come la Russia non si faccia influenzare dall’opinione pubblica, sapientemente manipolata, e prosegua nei suoi intenti a fianco del Presidente Assad e del Popolo Siriano, nella lotta all’estremismo.

L’intervento esemplare di Vladimir Safronkov ci mostra pertanto un uomo con gli attributi, che non arretra e, pur in netta minoranza, difende una verità scomoda per un occidente passivamente assoggettato al “padrone americano” (chiunque esso sia), interessato esclusivamente al rovesciamento di un Presidente legittimo, anche a costo di affidarsi a fonti non affidabili e giustificando senza ragione quella che Vladimir Putin ha correttamente definito come una vera e propria aggressione ad uno Stato sovrano.

Eva Bergamo