SU QUALI MERCATI CONCENTRARSI

Negli ultimi mesi la situazione geopolitica globale ha mostrato tali e tanti cambiamenti da rendere complesso per le aziende fare previsioni di esportazione anche soltanto a breve e medio termine. Lo stesso si applica a quelle aziende che vorrebbero elaborare un piano di lavoro mirato ad attaccare ex novo mercati esteri, o per allargare il proprio export a nuovi.

Questo perché tutto sta cambiando.

Ogni imprenditore sa bene che i cambiamenti sono sempre avvenuti nel corso del tempo col risultato che mercati un tempo floridi hanno rapidamente perso d’importanza ed altri, in precedenza poco rilevanti, hanno reso il loro posto.

Un tipico esempio di quanto, e quanto rapidamente, un mercato possa cambiare è rappresentato dalla Repubblica Popolare Cinese. Nei primissimi anni ’80 del secolo scorso la Cina era ancora un Paese industrialmente arretrato, ma chi oggi visita Pechino o Shanghai per la prima volta potrebbe non credere che solo quarant’anni prima nessun uomo d’affari avrebbe scommesso sulla Cina.

Lo stesso vale per altri mercati.

Basti pensare al Giappone di fine anni quaranta e a com’è il Giappone di oggi. Oppure a Singapore che proprio in questi giorni festeggia i suoi primi sessant’anni come Paese indipendente dopo essere stato a lungo poco più di una piccola isola priva di qualsiasi tipo di risorse, compresa l’acqua potabile .

Questi esempi sono la dimostrazione vivente di quanto rapidamente possa svilupparsi un paese quando vi siano le condizioni.

Peraltro i cambiamenti possono avvenire sia in meglio che in peggio.

Il caso tipico di cambiamento negativo è rappresentato dall’Europa che non è esagerato dire che oggi vede l’inizio di un periodo di declino nonostante sia stato uno dei più importanti motori economici del mondo.

Prendiamo l’Italia, paese membro della UE, che, seppure per un breve periodo, fu la quarta potenza economica del mondo e che oggi, quanto a prodotto interno lordo, occupa solo l’ottavo posto dietro a Stati Uniti, Cina, Germania, India, Giappone, Regno Unito e Francia.

D’accordo, il PIL, o GDP in lingua inglese, è uno dei tanti fattori da considerare seppure certamente non l’unico, ma comunque questo dato ci aiuta abbastanza a capire come le cose possano cambiare.

Insomma, i mercati cambiano, il ché è sempre avvenuto nella Storia.

Ciò che oggigiorno è diverso è che il mutamento di un notevole numero di mercati sta avvenendo in tempi tanto brevi da sorprendere chiunque.

Questa rapidità e il peso dei cambiamenti in atto portano ogni imprenditore a sentirsi in difficoltà nel tracciare linee strategiche che consentano all’azienda di stare al passo coi tempi. Questo è un dato di fatto, tuttavia va detto che, proprio nelle ultime settimane, il quadro è divenuto via via sempre più chiaro, specialmente grazie al summit Putin-Trump di Anchorage che ha mostrato con chiarezza che il tentativo di globalizzazione è fallito e quale piega potrebbero prendere a breve i mercati.

Può piacere oppure no, specialmente ai burocrati della UE, ma ormai è chiaro che l’Europa ha perso il ruolo avuto finora e che i BRICS e l’EURASIA saranno le principali future aree di sviluppo dell’intero pianeta.

Anche il continente africano sta mostrando segnali che potrebbero preludere ad una crescita, se non di tutti, almeno di alcuni paesi del continente. In fondo l’Africa dispone di grandi ricchezze naturali, quindi prevedere un futuro migliore non è certo un’illusione.

In definitiva, dato che i cambiamenti in atto sono davvero epocali, il consiglio per questo complesso periodo è di lavorare sulla fidelizzazione della clientela estera al fine di garantirsi il mantenimento delle proprie quote nei mercati dove si è già presenti. Nello stesso tempo, qualora non lo si sia già fatto, è necessario, anzi proprio imprescindibile iniziare a studiare le possibilità di penetrazione nei mercati eurasiatici.

Considerato che a breve il mercato europeo potrebbe subire i contraccolpi di  scelte politiche della Commissione Europea rivelatesi inadeguate o addirittura controproducenti, per le aziende europee è necessario essere presenti nei mercati Eurasiatici esattamente come nei BRICS perché è lì che ci sarà il maggiore sviluppo.

Alberto Bertoni




Israele attacca l’Iran: le reazioni del mondo mentre Trump si schiera a difesa di Netanyahu

Ieri sera, 13 giugno 20125, le autorità israeliane hanno annunciato attacchi contro l’Iran, compresi siti nucleari in tutto il Paese. Il Primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha affermato che l’operazione mira a smantellare il programma nucleare iraniano e ha avvertito che gli attacchi continueranno.

Il capo di stato maggiore delle forze armate iraniane Mohammad Bagheri è stato ucciso in un attacco aereo israeliano.

Qui di seguito alcune delle prime reazioni dei leader mondiali, governi e organizzazioni internazionali.

Stati Uniti

Il leader statunitense Donald Trump si è detto pronto a difendere Israele in caso di un attacco di rappresaglia da parte dell’Iran, ha riferito la giornalista della Fox News, Jennifer Griffin.

“Il presidente sta cercando di vedere se ci saranno ritorsioni, il CENTCOM (Comando Centrale degli Stati Uniti) è in stato di massima allerta, gli Stati Uniti difenderanno se stessi e Israele se l’Iran reagirà“, ha scritto Griffin su X.

Le autorità israeliane hanno notificato agli Stati Uniti l’inizio dell’operazione e hanno informato l’amministrazione statunitense che i loro attacchi contro l’Iran sono necessari per garantire la sicurezza dello Stato ebraico, ha affermato in una nota il Segretario di Stato americano Marco Rubio.

Regno Unito

Il primo ministro britannico Keir Starmer ha dichiarato che gli attacchi di Israele contro l’Iran sono preoccupanti e ha esortato le parti a ridurre le tensioni, ha riportato il Daily Telegraph.

“Le notizie di questi attacchi sono preoccupanti e sollecitiamo tutte le parti a fare un passo indietro e a ridurre urgentemente le tensioni. L’escalation non giova a nessuno nella regione. <…> Ora è il momento della moderazione, della calma e di tornare alla diplomazia”, ​​ha affermato Starmer.

ONU

Il Segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres è preoccupato per gli attacchi israeliani contro gli impianti nucleari in Iran e sollecita le parti a mostrare la massima moderazione, ha affermato in una nota il suo vice portavoce, Farhan Haq.

“Il Segretario Generale condanna qualsiasi escalation militare in Medio Oriente”, si legge nella dichiarazione. “È particolarmente preoccupato per gli attacchi israeliani contro gli impianti nucleari in Iran, mentre sono in corso i colloqui tra Iran e Stati Uniti sullo stato del programma nucleare iraniano”.

Arabia Saudita

L’Arabia Saudita ha condannato fermamente l’attacco e ha invitato la comunità internazionale ad “assumersi la responsabilità di fermare l’aggressione“, ha affermato il Ministero degli Esteri saudita.

Il Regno dell’Arabia Saudita condanna fermamente la palese aggressione di Israele contro la fraterna Repubblica islamica dell’Iran, che ne mina la sovranità e la sicurezza e costituisce una palese violazione del diritto internazionale“, si legge nella dichiarazione.

Giappone

Il governo giapponese ha condannato l’attacco di Israele all’Iran, esprimendo preoccupazione per gli sforzi diplomatici in corso per risolvere la questione nucleare iraniana.

È profondamente deplorevole che sia stata utilizzata la forza militare mentre gli sforzi diplomatici, in particolare i negoziati tra Stati Uniti e Iran, sono ancora in corso“, ha dichiarato il ministro degli Esteri giapponese, Takeshi Iwaya in una conferenza stampa.

Il Giappone condanna fermamente queste azioni, che contribuiscono a una pericolosa escalation delle tensioni“, ha aggiunto.

Oman

L’Oman ha condannato l’attacco israeliano all’Iran, avvertendo che rischia di innescare un conflitto su larga scala e di minare i negoziati in corso tra Washington e Teheran. La dichiarazione è stata rilasciata dal Ministero degli Esteri dell’Oman, che sta attivamente mediando il processo diplomatico.

Questo attacco avviene in un momento estremamente delicato, mentre gli sforzi internazionali per riavviare i colloqui sul nucleare tra la Repubblica Islamica dell’Iran e gli Stati Uniti si sono intensificati“, ha dichiarato il Ministero. “Riflette chiaramente un tentativo deliberato di interrompere il processo diplomatico e provocare un conflitto più ampio, con conseguenze potenzialmente gravi per la stabilità sia regionale che internazionale“.

Emirati Arabi Uniti

Gli Emirati Arabi Uniti hanno condannato l’attacco all’Iran e hanno invitato le parti in conflitto a dar prova di moderazione per impedire un’ulteriore escalation.

Gli Emirati Arabi Uniti hanno condannato con la massima fermezza l’attacco militare israeliano alla Repubblica Islamica dell’Iran e hanno espresso profonda preoccupazione per l’escalation in corso e le sue ripercussioni sulla sicurezza e la stabilità regionale. In una dichiarazione, il Ministero degli Affari Esteri ha sottolineato l’importanza di esercitare la massima moderazione e giudizio per mitigare i rischi e prevenire l’espansione del conflitto“, ha dichiarato il Ministero degli Esteri degli Emirati in un comunicato stampa.

RED




Il Giappone rifiuta di commentare l’incontro tra la vedova di Abe e il Presidente Putin

Vladimir Putin con Shinzo Abe

Il Governo giapponese non ha comunicato con Akie Abe, vedova dell’ex Primo Ministro Shinzo Abe, in merito al suo viaggio in Russia, né commenta il suo incontro con il Presidente russo Vladimir Putin, secondo quanto dichiarato dal Capo Segretario di Gabinetto giapponese Yoshimasa Hayashi.

Hayashi, laureato in Legge all’Università di Tokyo, ha completato il suo percorso di studi presso la John F. Kennedy School of Government dell’Università di Harvard. Già Ministro dell’Agricoltura con il secondo Governo presieduto da Shinzo Abe, ha poi guidato il dicastero della Difesa sotto il Governo Fukuda e quello degli Esteri con il Premier Kishida, prima di passare all’incarico diplomatico, che ricopre tutt’oggi dopo la riconferma da parte dell’attuale Primo Ministro, Shigeru Ishiba.

Siamo consapevoli che l’amministrazione del Presidente russo ha riferito che il 29 maggio Akie Abe, moglie dell’ex Primo Ministro Abe, si è incontrata a Mosca con il Presidente russo Putin“, ha spiegato ai giornalisti. “Come Governo, non abbiamo scambiato opinioni con Akie Abe e non possiamo commentare la questione“, ha quindi aggiunto l’alto diplomatico, che si è anche premurato di ribadire il sollecito del Governo alla popolazione: “Invitiamo le persone ad astenersi dal visitare la Russia“.

Il Paese asiatico ha emesso il terzo livello più alto della sua scala di quattro punti per la maggior parte della Russia, compresa Mosca, chiedendo ai cittadini giapponesi di astenersi da viaggi non essenziali nell’area. La Istituzioni nipponiche non spiegano però quali siano le reali motivazioni di questi timori che appaiono, francamente, campati in aria.

Il Presidente Vladimir Putin ha ricevuto Akie Abe al Cremlino lo scorso 29 maggio. Il leader russo ha detto che il marito si è sinceramente adoperato per il pieno ripristino della cooperazione tra Russia e Giappone e ha profuso molti sforzi in tal senso. Secondo il Presidente Putin, la Russia ricorda il contributo di Shinzo Abe allo sviluppo della cooperazione bilaterale.

Da parte sua, la coraggiosa signora Akie ha riferito al Presidente che il marito sperava di avere un incontro faccia a faccia con lui dopo il lancio dell’operazione militare speciale in Donbass. Ha inoltre espresso la speranza di uno sviluppo in merito agli scambi culturali e umanitari tra Federazione Russa e Giappone.

Yoshimasa Hayashi

Durante i governi da lui guidati, Shinzo Abe ha incontrato 27 volte il Presidente Putin e i loro rapporti sono sempre stati calorosi e amichevoli; erano infatti noti per parlare l’uno con l’altro come fanno i vecchi amici.

Abe è stato assassinato a 67 anni l’8 luglio 2022 durante un comizio elettorale, colpito da due colpi d’arma da fuoco per mano di Tetsuya Yamagami, un ex-militare disoccupato, che ha poi addotto delle motivazioni di tipo religioso assai poco convincenti. L’omicidio ha pertanto lasciato molti dubbi in merito al movente, così come sulla effettiva dinamica della sparatoria e sul reale mandante di un attentato verso uno dei pochi veri politici del Paese, che non ha mai nascosto la sua ammirazione per la Russia di Vladimir Putin e che per questo era sgradito ai noti ambienti del circolo atlantista.

Eva Bergamo




Le contromisure cinesi

Mentre noi ci balocchiamo con due guerre disastrose, una in Ucraina e l’altra in Medio Oriente, il resto del mondo ci guarda come se fossimo dei marziani. Non riusciamo a vendere una narrativa convincente di ciò che ci sta succedendo in casa, senza far emergere i nostri doppi e tripli standards. I valori di democrazia, libertà, tolleranza, rispetto del valore della vita, si infrangono ogni giorno con una realtà che noi stessi contribuiamo a fabbricare, con menzogne, omissioni, chiudendo tutti e due gli occhi e dando patenti false di democrazia a chi meriterebbe invece di essere rinchiuso in galera. E come se non bastasse ci prefiggiamo obiettivi economici e militari basati su analisi irrealistiche e fuori bersaglio. La nostra arroganza ci impone, poi, di sanzionare chiunque non si allinei con i nostri desiderata. Ad oggi alcuni dei Paesi sotto sanzione americana ed europea a vario titolo sono: Cina, Russia, Venezuela, Iran, Afghanistan, Bielorussia, Burundi, Mali, Myanmar, Nicaragua, Niger, Zimbabwe, Bosnia, Congo, Guatemala, Guinea, Haiti, Iraq, Libia, Somalia, Sudan, Yemen, Nord Corea, Cuba. La lista non è completa e non copre i divieti imposti verso le esportazioni o importazioni di particolari beni. Come noto, oltre 300 miliardi di dollari sono stati confiscati alla Russia ed al momento non è ancora chiaro come verranno gestiti
Questo stato di cose sta determinando una lenta ma costante serie di contromisure da parte degli Stati sanzionati e di quelli che seppure non lo siano, oggi potrebbero esserlo domani.
Prendiamo ad esempio la produzione e la vendita del petrolio

La Cina, come si vede dal grafico, acquista dall’Iran oltre 1,7 milioni di barili al giorno con un enorme incremento rispetto agli anni precedenti. Eppure, l’Iran è sotto pesanti sanzioni e automaticamente vengono sanzionati coloro che operano transazioni con l’Iran. In questi anni Pechino e Teran hanno imparato a non coinvolgere le banche occidentali ed usano metodi di trasporto alternativi. Ad esempio, per i pagamenti viene usata la divisa cinese ed una flotta di petroliere “ombra” effettuano il trasporto, con il risultato che sempre meno sappiamo quello che succede in questi mercati. Ed ecco perché alcune previsioni sul prezzo del petrolio sono state clamorosamente smentite: semplicemente perché si basavano su dati incompleti. La Russia si è subito accodata, ed anch’essa opera attivamente con queste modalità eludendo le sanzioni occidentali. Quando il carico di petrolio arriva in Cina viene ridenominato come proveniente da Malesia o Medio Oriente e la sua raffinazione viene affidata a una ragnatela di piccole raffinerie denominate “teapots” che non hanno problemi anche se dovessero incorrere in sanzioni visto che la loro esistenza è legata esclusivamente a questo tipo di operazioni “interne”. Le grandi raffinerie Cinesi che operano in tutto il mondo avrebbero grossi problemi nel caso fossero sanzionate. Ma in questo modo il lavoro “sporco” è delegato solo ad alcune piccole entità. Stesso discorso vale per le Banche. Molte di queste operazioni che eludono completamente il sistema SWIFT, vengono condotte da piccole banche che, anche se colpite da sanzioni non subirebbero molti traumi visto che la loro operatività è legata solo a questo tipo di transazioni.

Di tutto questo, dunque, il sistema bancario di New York, Londra, Francoforte non sa nulla e nulla guadagna da queste operazioni sulle quali invece lucrava in precedenza. Bloccare arbitrariamente i 300 miliardi di beni russi è stato un poderoso segnale al Sud Globale per moltiplicare gli sforzi al fine di trovare vie alternative all’attuale sistema. E seppure a gran fatica il sistema comincia a funzionare.
Facciamo un altro esempio: il settore dei semiconduttori.
Gli Stati Uniti e di riflesso anche l’UE è molto attiva nell’imporre divieti di esportazione di componenti elettroniche e di macchinari atti alla produzione di semiconduttori, i così detti “chips”. Questo ha costretto la Cina a correre ai ripari e intensificare lo sviluppo indigeno di questi manufatti. Ma questa è solo una parte della storia. L’altra parte che non sempre viene raccontata chiaramente è che la Cina è la depositaria delle più grandi riserve di materiali che servono per queste produzioni, senza le quali si fermerebbe la produzione mondiale. Si prenda ad esempio il silicio (Polysilicon), che è l’elemento base per la produzione dei “wafer” con i quali si costruiscono i chips; ebbene come si vede dal grafico la Cina è il più grande detentore di tale materiale

Nel caso Pechino volesse ridurre le forniture di silicio in maniera selettiva potrebbe mettere in ginocchio numerose produzioni industriali in giro per il mondo. Inoltre, le 5 più grandi fabbriche che producono i “Wafer” sono cinesi. Ciò che serve alla Cina per migliorare la sua produzione di chips sono macchinari specifici che riescono a ridurre le dimensioni a 3 nano metri. Ma questi macchinari sono sotto embargo. Gli olandesi di ASML sono i più grandi produttori di macchinari per la litografia utilizzate per la produzione più avanzata di semiconduttori. Ebbene gli Stati Uniti hanno imposto a ASML di non esportare i suoi prodotti verso la Cina, che è il suo mercato principale.

Così anche per il Giappone. La preoccupazione di questi Paesi è che, se la Cina dovesse, come è probabile che farà, rivalersi con restrizioni similari, sull’esportazione di specifici materiali, alcune produzioni verrebbero colpite in maniera mortale. È il caso di Toyota che privatamente ha fatto sapere che, se l’accesso ad alcuni tipi di minerali, essenziali per la produzione automobilistica, fosse interdetto, ciò potrebbe avere ripercussioni irreversibili sulla produzione. In buona sostanza mentre noi occidentali siamo distratti ed immobili, gli altri si muovono con un discreto dinamismo. I vari Paesi africani hanno più convenienza a fare affari con la Cina e sempre meno con chi è più propenso a sanzionare e porre tariffe. La cartina mostra chiaramente in rosso l’aumento del commercio degli stati africani con la Cina

In Europa siamo ad uno 0,8% di crescita di PIL. La Germania è in recessione. Investiamo poco in ricerca e sviluppo e stiamo perdendo il vantaggio tecnologico che un tempo avevamo. Il costo della nostra energia e più alto che da altre parti. Sempre guardando al “nemico” asiatico (così è ormai considerato a Washington e di riflesso nelle maggiori Cancellerie europee), ogni cittadino cinese consuma energia quanto noi europei; ma la produce ad un costo più basso in maniera più diversificata e soprattutto la trasporta in maniera più efficiente. I colore verde scuro indica costi più elevati.

Quest’ultimo punto è molto importante perché garantisce il trasporto da punti molto lontani dell’energia elettrica prodotta con il solare, eolico, idrico, carbone o petrolio. Questo sistema di trasporto di energia elettrica si chiama: UHV, “Ultra High Voltage transmission”. Un sistema non inventato da Cinesi ma che loro hanno portato ad una notevole perfezione di impiego e soprattutto hanno creato una rete che consente di trasportare energia da dove viene prodotta a dove serve. Ad esempio, se sulla costa est della Cina è già tramontato il sole, sarà ancora possibile impiegare energia solare che proviene dai parchi solari situati nei deserti dell’ovest. Una vasta rete costruita a partire dal 2006 che adesso pone la Cina al primo posto come KM di rete costruita ed in uso. Questo è un ulteriore elemento che rende la produzione cinese più competitiva e che spinge ancora oggi imprese energivore a delocalizzare ad est ed impoverire ulteriormente il tessuto industriale occidentale. 

Le sanzioni in passato potevano avere effetti molto maggiori di quelli che riescono a produrre oggi. È pur vero che vi sono paesi come Cuba che sono sotto sanzioni da oltre 70 anni e pur soffrendo, non hanno cambiato di una virgola le loro posizioni e il loro modo di fare politica. Ma oggettivamente in un mondo dove gli Stati Uniti e l’Europa rappresentavano il 70% dell’economia mondiale, avevano certamente un peso determinante sulle sorti di un Paese che le subiva. Oggi non è più così e si rischia che gli effetti sia più negativi verso i Paesi che le comminano che verso quelli che le dovrebbero subire. La Cina sta imparando rapidamente e così molte altre Nazioni in tutto il mondo. Ma noi continuiamo a muoverci come se fossimo nel mondo di 30 anni fa.

Luca Anedda




Gli Stati Uniti hanno spostato il conflitto in Europa sulle spalle dell’UE e della NATO

Il presidente bielorusso, Alexander Lukashenko ritiene che gli Stati Uniti abbiano scaricato il conflitto in Europa sulle spalle dell’UE e della NATO per indebolire la Russia e allo stesso tempo trattare con la Cina.

L’obiettivo è distrarre, affogare la Russia nella guerra con l’Ucraina, indebolirla con la guerra e le sanzioni. Allora la Russia avrà altre cose di cui preoccuparsi oltre all’unione con la Cina, all’unità. E nel frattempo, trattare con la Cina, trascinare in questi battibecchi, se possibile, alcune parti interessate“: l’AUKUS (l’alleanza di difesa di Australia, Regno Unito e Stati Uniti) – la NATO dell’Oceano Pacifico, a cui si aggiungono il Giappone e la Corea del Sud“, ha detto Lukashenko rivolgendosi a l’Assemblea popolare panbielorussa. Secondo lui, “questa è la chiave della strategia statunitense per governare il mondo“.

Lukashenko ha precisato che gli Stati Uniti hanno organizzato il conflitto in Europa, in questo caso in Ucraina, e “lo hanno scaricato sulle spalle dell’Unione Europea e della NATO, promettendo poi di aiutare con i soldi“.

RED




Dmitry Medvedev: incoerente la retorica occidentale nei confronti della Russia

Medvedev ha criticato l’Occidente per il suo atteggiamento contraddittorio nei confronti della Russia.

La retorica dei leader occidentali nei confronti di Mosca colpisce per la sua incoerenza: gli Stati Uniti conducono apertamente una guerra ibrida contro la Russia e allo stesso tempo dichiarano il desiderio di riprendere un dialogo strategico sulle armi.

Ne ha scritto oggi il vicepresidente del Consiglio di sicurezza della Federazione Russa, Dmitry Medvedev sul suo canale Telegram.

Le autorità statunitensi stanno apertamente, senza esitazione, conducendo una guerra ibrida contro di noi. E poi all’improvviso dicono: vogliamo la ripresa del dialogo strategico sugli armamenti. No davvero. È come negoziare con Hitler sull’abbassamento della soglia delle armi offensive durante la Grande Guerra Patriottica“, ha osservato.

Medvedev ha anche richiamato l’attenzione sulle stesse politiche contraddittorie di Francia e Germania. Secondo lui, il leader francese Emmanuel Macron, il “capo della piscina per bambini, sta cercando di intimidire la Russia con lo sbarco francese in Crimea e allo stesso tempo promette di rispondere immediatamente al presidente russo Vladimir Putin se lo chiama.

La leadership tedesca, a sua volta, rifiuta di considerare Putin presidente della Russia e di riconoscere i risultati delle elezioni presidenziali tenutesi nel paese, ma dichiara la propria disponibilità ai negoziati, ha ricordato Medvedev.

Il giorno prima, la rappresentante permanente degli Stati Uniti presso l’ONU, Linda Thomas-Greenfield aveva dichiarato in una riunione del Consiglio di sicurezza dell’ONU che le autorità americane vogliono condurre discussioni bilaterali sul controllo degli armamenti con Russia e Cinaproprio ora senza precondizioni”. Ha osservato che gli Stati Uniti e il Giappone hanno preparato un progetto di risoluzione che conferma gli obblighi dei paesi partecipanti al Trattato sullo spazio extra-atmosferico di non collocare armi nucleari nell’orbita terrestre.

Paolo Simoncini




Vertice G7 di Hiroshima: la risoluzione finale con l’impegno al sostegno all’Ucraina e nuove sanzioni alla Russia e a chi la sostiene

I paesi del Gruppo dei Sette (G7) partecipanti al vertice di Hiroshima in Giappone, hanno rilasciato oggi una dichiarazione congiunta finale. Ecco i temi e i relativi contenuti chiave del documento.

Ucraina

Il G7 ha menzionato l’Ucraina in diverse disposizioni della dichiarazione, comprese quelle relative alla Cina, ma solo un breve paragrafo del documento di 40 pagine è dedicato direttamente alla crisi ucraina. Le nazioni del G7 hanno affermato di essersi impegnate a intensificare il loro “sostegno diplomatico, finanziario, umanitario e militare all’Ucraina, ad aumentare i costi per la Russia e coloro che sostengono” Mosca nel conflitto.

Venerdì, i leader del G7 hanno adottato una dichiarazione speciale sull’Ucraina, specificando la loro posizione sulla questione, comprese le sanzioni contro la Russia.

Cina

I paesi del Gruppo dei Sette hanno espresso la disponibilità a costruire relazioni costruttive e stabili con la Cina, “riconoscendo l’importanza di impegnarsi candidamente ed esprimere le nostre preoccupazioni direttamente alla Cina“.

I nostri approcci politici non sono progettati per danneggiare la Cina né cerchiamo di ostacolare il progresso e lo sviluppo economico della Cina“, hanno affermato i leader del G7. Tuttavia, “cercheranno di affrontare le sfide poste dalle politiche e dalle pratiche non di mercato della Cina“.

Inoltre, i leader del G7 hanno espresso preoccupazione per la situazione nel Mar Cinese Meridionale e nel Mar Cinese Orientale, compresi i tentativi unilaterali di cambiare lo status quo.

Il G7 ha anche ribadito “l’importanza della pace e della stabilità attraverso lo Stretto di Taiwan come indispensabili per la sicurezza e la prosperità nella comunità internazionale“. “Non c’è alcun cambiamento nelle posizioni di base dei membri del G7 su Taiwan, inclusa una politica cinese dichiarata“, afferma la dichiarazione.

Il Gruppo dei Sette ha anche invitato la Cina a fare pressioni sulla Russia affinché ritiri le sue truppe dall’Ucraina.

Il Sud globale

I leader del G7 hanno osservato che lavoreranno con i loro “partner internazionali per realizzare un mondo incentrato sull’uomo, inclusivo e resiliente, senza lasciare indietro nessuno“. “In questo spirito, abbiamo accolto con favore la partecipazione dei leader di Australia, Brasile, Comore, Isole Cook, India, Indonesia, Repubblica di Corea e Vietnam“, hanno aggiunto.

Questioni nucleari

Le nazioni del G7 hanno espresso il loro “impegno a realizzare un mondo senza armi nucleari con una sicurezza inalterata per tutti, adottando un approccio realistico, pragmatico e responsabile“. Hanno anche chiesto l’uso pacifico dell’energia nucleare e hanno ribadito “l’importanza degli sforzi di disarmo e non proliferazione per creare un mondo più stabile e più sicuro“.

Il Trattato di non proliferazione delle armi nucleari (TNP) è la pietra angolare del regime globale di non proliferazione nucleare e il fondamento per il perseguimento del disarmo nucleare e degli usi pacifici dell’energia nucleare“, hanno osservato i leader del G7.

Altri problemi

La dichiarazione ha toccato anche una serie di altre questioni internazionali. In particolare, i leader del G7:

  • ha ribadito “l’importanza fondamentale di un’attuazione continua e su vasta scala dell’Iniziativa per i cereali del Mar Nero (BSGI) mediata dalle Nazioni Unite e dalla Turchia”, esprimendo al contempo preoccupazione per le attività della Russia a tale riguardo;
  • riconosciuto “la necessità di mantenere la disponibilità, l’accessibilità economica e l’accessibilità dei fertilizzanti”;
  • ha condannato i lanci missilistici della Corea del Nord e ha esortato Pyongyang ad accettare offerte di dialogo;
  • ha invitato Israele e Palestina ad “astenersi da azioni unilaterali, comprese le attività di insediamento e l’incitamento alla violenza”;
  • ha ribadito il loro “impegno con i paesi dell’Asia centrale per affrontare varie sfide regionali”;
  • ha accolto con favore “l’accordo sulla via della normalizzazione delle relazioni tra Kosovo e Serbia”;
  • hanno ribadito il loro “forte impegno a collaborare con tutti i soggetti interessati per contrastare tutte le forme di terrorismo e di estremismo violento”;
  • e ha invitato il movimento talebano (fuorilegge in Russia) “a mantenere i suoi impegni antiterrorismo“.

RED




La Russia per la prima volta dal 2014 è tornata nella top ten delle più grandi economie del mondo

La Russia per la prima volta dopo il 2014 è tornata nella top ten delle più grandi economie del mondo, questo quanto emerge sulla base dei dati della banca Mondiale e statistiche dei servizi nazionali. Alla fine del 2022, la Russia ha prodotto beni e servizi per 2,3 miliardi di dollari, il che le ha permesso di occupare l’ottavo posto per questo indicatore. L’ultima volta che il paese era entrato nella top ten delle Economie mondiali è stato nel 2014 con il nono posto e un PIL a 2,05 miliardi di dollari. Nel 2021 ha ottenuto invece l’11 ° posto.

La più grande economia del mondo l’anno scorso sono stati gli Stati Uniti con un PIL nominale nel 25,46 miliardi di dollari. Al secondo posto la Cina (17,94 miliardi), e dei tre leader tradizionalmente chiuso Giappone (4,17 miliardi).

La Germania è rimasta quarto (4,07 miliardi), e il quinto posto occupa India (3,4 miliardi). La Gran Bretagna ha mantenuto un sesto posto (3,07 miliardi), la Francia è rimasta settimo (2,78 miliardi).

Nono era il Canada (2,14 miliardi di dollari) e l’Italia (2,01 miliardi) per l’anno è sceso dall’ottavo al decimo posto. In questo caso decine di caduta Corea del Sud, che ha perso tre posizioni ed è diventato il 13°.

La classifica dei paesi per PIL è calcolato sulla base degli ultimi dati annuali o trimestrali presentati ai sistemi statistici nazionali dei servizi pubblici, valute e, se necessario, ricalcolato in termini di dollari al tasso di cambio medio per il periodo corrispondente. Per il 2021 anno sono stati utilizzati i dati della banca Mondiale.

RED




L’espansione della NATO in Asia-Pacifico rischia di peggiorare la stabilità in quest’area

La portavoce del ministero degli Esteri cinese Mao Ning

L’avanzata della NATO nella regione dell’Asia-Pacifico peggiorerà indubbiamente la stabilità lì, ha detto oggi, Mao Ning in un briefing.

La continua espansione verso est della NATO verso la regione Asia-Pacifico e l’interferenza dell’alleanza negli affari regionali mineranno inevitabilmente la pace e la stabilità“, ha detto la portavoce del ministero degli Esteri cinese, rispondendo a una domanda dell’agenzia di stampa russa TASS, che le chiedeva una opinione sui reali piani della NATO per l’apertura di un ufficio in Giappone.

Il diplomatico ha sottolineato che l’Asianon deve diventare un’arena di rivalità geopolitiche”.

Mao Ning ha aggiunto che l’avanzata della NATO in Asia “faciliterà lo scontro tra i vari blocchi”. “Ciò dovrebbe riguardare in particolare i paesi della regione“, ha sottolineato.

Il 3 maggio, il giornale Nikkei ha riferito che la NATO stava progettando di aprire il suo ufficio di collegamento in Giappone il prossimo anno. Secondo il giornale, “la stazione consentirà all’alleanza militare di condurre consultazioni periodiche con il Giappone e partner chiave nella regione come la Corea del Sud, l’Australia e la Nuova Zelanda“. La decisione ufficiale dovrebbe essere presa prima del vertice NATO di Vilnius dell’11-12 luglio, afferma Nikkei.

RED




Coppa del Mondo di Volley Femminile 2019: la Russia vola in Giappone sotto la guida del tecnico italiano Sergio Busato

Yokohama – Il calendario senza soluzione di continituità della pallavolo mondiale (che in questa estate ha visto le varie Federazioni impegnate tra Volleyball Nations League, Qualificazioni Olimpiche e Campionati Continentali) vede ora in programma l’ultimo grande evento per squadre nazionali del 2019, la Coppa del Mondo, iniziata il 14 e che si concluderà il 29 settembre. Una manifestazione che ha visto la sua prima edizione nel 1973 in Uruguay e che, successivamente, si è sempre disputata in Giappone, nell’anno che precede le Olimpiadi. Nel Paese del Sol Levante si affronteranno 12 nazionali, in un girone unico all’italiana dove tutte le squadre si sfideranno tra loro, con la seguente assegnazione di punteggio: 3 punti alla squadra vincitrice di un match nel caso di successo per 3 set a 0 o 3 set ad 1, nessuno alla formazione sconfitta; 2 punti assegnati alla squadra vincente al tie break (3 set a 2), 1 a quella sconfitta. Qualificate alla manifestazione la nazione ospitante (Giappone), la squadra che ha vinto l’ultima edizione dei Mondiali disputati (la Serbia, nel 2018) e le due nazionali meglio classificate nel ranking FIVB di ciascuna federazione continentale: Russia e Olanda (Europa), Stati Uniti e Repubblica Dominicana (Nord America), Brasile ed Argentina (Sud America), Cina e Corea del Sud (Asia), Camerun e Kenya (Africa).

La Federazione Russa di Pallavolo, che ha dovuto fare i conti con le dimissioni (per motivi di salute) del tecnico Vadim Pankov, ha temporaneamente affidato la guida della nazionale al suo vice, Sergio Busato. Nato a Resana (in provincia di Trento), il tecnico italiano vanta una lunga esperienza in Russia, essendo coinvolto (ormai da molti anni) nello staff tecnico sia a livello di squadre di club (nella prossima stagione sarà il vice allenatore della Dinamo Mosca) che di nazionali. Della nazionale russa maschile è stato assistant coach con Vladimir Alekno (con cui condivide l’oro olimpico conquistato a Londra nel 2012), Andrey Voronkov (il papà di Irina Voronkova), con il quale ha invece trionfato nel 2013 sia in World League (competizione sostituitita poi dalla VNL a partire dal 2018) che ai Campionati Europei e Sergey Shlyapnikov, con il successo agli Europei del 2017, prima dell’inizio della collaborazione nello staff tecnico della nazionale femminile. Queste le 14 convocate dal tecnico italiano per la competizione: le pallegiatrici Evgeniya Startseva e Tatiana Romanova; gli opposti Nataliya Goncharova e Maria Khaletskaya; le centrali Irina Zaryazhko Koroleva, Ekaterina Efimova, Angelina Lazarenko e Yulia Brovkina; le schiacciatrici ricevitrici Irina Voronkova, Kseniya Ilchenko Parubets, Margarita Kurilo ed Anna Lazareva; i liberi Alla Galkina ed Daria Chikrizova.

La Russia, che nella manifestazione vanta una medaglia d’argento conquistata nel 1999, ha esordito travolgendo il Camerun con un 3 a 0 senza storia (25-14, 25-15, 25-10), come da pronostico. Busato ha inizialmente schierato la formazione titolare, con la diagonale Startseva / Goncharova, Koroleva ed Efimova al centro, Voronkova e Parubets in banda, libero Galkina. Il match condotto però agevolmente da parte delle giocatrici russe che hanno avuto la capacità di mettere al sicuro i set già nelle battute iniziali, ha consentito a Busato di fare ampio ricorso al turnover, schierando praticamente tutte e 14 le ragazze convocate. Del resto, in una competizione così lunga (11 match in 16 giorni), il tecnico italiano avrà bisogno di tutte le sue giocatrici. Migliori realizzatrici di giornata Voronkova e Koroleva con 13 punti, 11 quelli messi a referto da Goncharova, 7 per Parubets, 4 per Lazareva, 3 per Efimova, 2 per Startseva e Khaletskaya, 1 per Romanova. 3 i muri vincenti messi a segno da Koroleva, 2 dalla Efimova, 1 a testa da Startseva, Voronkova, Goncharova e Khaletskaya. Al servizio 2 ace a testa per Parubets, Koroleva e Voronkova ed 1 per Goncharova e Lazareva.

Prossime avversarie le padrone di casa del Giappone (15 settembre), poi la Cina (16 settembre), la Corea del Sud (18 settembre), la Repubblica Dominicana (19 settembre), la Serbia (22 settembre), l’Argentina (23 settembre), l’Olanda (24 settembre), gli Stati Uniti (27 settembre), il Kenya (28 settembre) ed in chiusura il Brasile (29 settembre).

Stefano Tardi