SU QUALI MERCATI CONCENTRARSI

Negli ultimi mesi la situazione geopolitica globale ha mostrato tali e tanti cambiamenti da rendere complesso per le aziende fare previsioni di esportazione anche soltanto a breve e medio termine. Lo stesso si applica a quelle aziende che vorrebbero elaborare un piano di lavoro mirato ad attaccare ex novo mercati esteri, o per allargare il proprio export a nuovi.
Questo perché tutto sta cambiando.
Ogni imprenditore sa bene che i cambiamenti sono sempre avvenuti nel corso del tempo col risultato che mercati un tempo floridi hanno rapidamente perso d’importanza ed altri, in precedenza poco rilevanti, hanno reso il loro posto.

Un tipico esempio di quanto, e quanto rapidamente, un mercato possa cambiare è rappresentato dalla Repubblica Popolare Cinese. Nei primissimi anni ’80 del secolo scorso la Cina era ancora un Paese industrialmente arretrato, ma chi oggi visita Pechino o Shanghai per la prima volta potrebbe non credere che solo quarant’anni prima nessun uomo d’affari avrebbe scommesso sulla Cina.
Lo stesso vale per altri mercati.
Basti pensare al Giappone di fine anni quaranta e a com’è il Giappone di oggi. Oppure a Singapore che proprio in questi giorni festeggia i suoi primi sessant’anni come Paese indipendente dopo essere stato a lungo poco più di una piccola isola priva di qualsiasi tipo di risorse, compresa l’acqua potabile .
Questi esempi sono la dimostrazione vivente di quanto rapidamente possa svilupparsi un paese quando vi siano le condizioni.
Peraltro i cambiamenti possono avvenire sia in meglio che in peggio.
Il caso tipico di cambiamento negativo è rappresentato dall’Europa che non è esagerato dire che oggi vede l’inizio di un periodo di declino nonostante sia stato uno dei più importanti motori economici del mondo.

Prendiamo l’Italia, paese membro della UE, che, seppure per un breve periodo, fu la quarta potenza economica del mondo e che oggi, quanto a prodotto interno lordo, occupa solo l’ottavo posto dietro a Stati Uniti, Cina, Germania, India, Giappone, Regno Unito e Francia.
D’accordo, il PIL, o GDP in lingua inglese, è uno dei tanti fattori da considerare seppure certamente non l’unico, ma comunque questo dato ci aiuta abbastanza a capire come le cose possano cambiare.
Insomma, i mercati cambiano, il ché è sempre avvenuto nella Storia.
Ciò che oggigiorno è diverso è che il mutamento di un notevole numero di mercati sta avvenendo in tempi tanto brevi da sorprendere chiunque.
Questa rapidità e il peso dei cambiamenti in atto portano ogni imprenditore a sentirsi in difficoltà nel tracciare linee strategiche che consentano all’azienda di stare al passo coi tempi. Questo è un dato di fatto, tuttavia va detto che, proprio nelle ultime settimane, il quadro è divenuto via via sempre più chiaro, specialmente grazie al summit Putin-Trump di Anchorage che ha mostrato con chiarezza che il tentativo di globalizzazione è fallito e quale piega potrebbero prendere a breve i mercati.
Può piacere oppure no, specialmente ai burocrati della UE, ma ormai è chiaro che l’Europa ha perso il ruolo avuto finora e che i BRICS e l’EURASIA saranno le principali future aree di sviluppo dell’intero pianeta.

Anche il continente africano sta mostrando segnali che potrebbero preludere ad una crescita, se non di tutti, almeno di alcuni paesi del continente. In fondo l’Africa dispone di grandi ricchezze naturali, quindi prevedere un futuro migliore non è certo un’illusione.
In definitiva, dato che i cambiamenti in atto sono davvero epocali, il consiglio per questo complesso periodo è di lavorare sulla fidelizzazione della clientela estera al fine di garantirsi il mantenimento delle proprie quote nei mercati dove si è già presenti. Nello stesso tempo, qualora non lo si sia già fatto, è necessario, anzi proprio imprescindibile iniziare a studiare le possibilità di penetrazione nei mercati eurasiatici.
Considerato che a breve il mercato europeo potrebbe subire i contraccolpi di scelte politiche della Commissione Europea rivelatesi inadeguate o addirittura controproducenti, per le aziende europee è necessario essere presenti nei mercati Eurasiatici esattamente come nei BRICS perché è lì che ci sarà il maggiore sviluppo.
Alberto Bertoni



























