98° ARENA DI VERONA OPERA FESTIVAL 2021: UNA FINESTRA INTERNAZIONALE SULLA CULTURA E LA BELLEZZA ITALIANA

Dopo l’innovativa stagione 2020, che per la prima volta ha portato il palcoscenico dell’opera al centro dell’Anfiteatro, anche per il 2021 Fondazione Arena presenta una stagione che rilegge in maniera tecnologica gli imponenti spazi areniani, in una nuova narrazione che vuole idealmente abbracciare tutta la bellezza italiana avvalendosi della collaborazione con eccellenze museali, espositive, artistiche e culturali di tutto il Paese. Gli ultimi accordi sono in fase di definizione e l’elenco completo di tutte le Istituzioni coinvolte sarà oggetto di comunicazioni successive.
Il progetto, grazie alla fusione tra le Arti dell’intero Paese, ha assunto un valore culturale significativo tale da ottenere il patrocinio del Ministero della Cultura, per la prima volta nella storia del Festival: un riconoscimento che suggella questo percorso inedito e congiunto della Fondazione Arena di Verona con le più rappresentative istituzioni culturali della Penisola. L’iniziativa inoltre è stata fortemente sostenuta anche dalla Soprintendenza Archeologia belle arti e paesaggio per le province di Verona, Rovigo e Vicenza, nella persona del suo Direttore Vincenzo Tiné, che ha coinvolto diverse Istituzioni culturali della Regione Veneto al fine di valorizzare il patrimonio culturale e artistico anche del nostro territorio.
Seimila sono i posti a sedere affidati dalle Autorità a Fondazione Arena per la realizzazione del festival; capienza che pone l’anfiteatro veronese come sempre al primo posto tra i teatri d’Europa. Mercoledì 26 maggio alle ore 10 la Biglietteria centrale riaprirà le porte ai nuovi spettatori e contestualmente alla ripresa delle vendite online. Per rispettare i distanziamenti sanitari, Fondazione Arena sta dando priorità a tutti gli spettatori già in possesso di un biglietto, eventualmente proponendo una ricollocazione dei posti nel caso di esaurimento disponibilità in un singolo settore.
Quando a febbraio, in piena emergenza sanitaria, nel buio totale di previsioni sul futuro, Fondazione Arena ha deciso di confermare il Festival 2021 mantenendo invariati titoli, date e cast, è risultato evidente che la normativa in essere imponeva la necessità, da un lato di snellire le produzioni con un progetto basato sulle nuove tecnologie, che fosse anche l’opportunità di sperimentare nuovi linguaggi artistici per l’Arena del futuro; dall’altro lato è emerso chiaramente che solo i lavoratori del Teatro potevano mettersi immediatamente a servizio e protezione dell’Arena per sviluppare tale progetto nei tempi e con le modalità dettate dalla particolare contingenza storica: è nata dunque l’idea di affidare tutte le nuove produzioni ad una identità collettiva costituita dalle storiche risorse areniane e guidata dal Sovrintendente e Direttore Artistico Cecilia Gasdia.  

Questa vera e propria compagine artistica lavora dunque da mesi in modo dialettico per sostenere un progetto innovativo e sperimentale con tutte le proprie conoscenze, l’esperienza e l’amore necessari per gestire in rapidità le innegabili complessità e criticità degli spazi areniani. La scelta, inedita e rinnovatrice, è poi divenuta una vera opportunità per testare idee nuove e ipotesi di lavoro future, da affrontare con la dovuta serenità quando si tornerà nell’alveo della normalità post pandemica. Dunque, un’unica firma corale per sei nuove opere e due appuntamenti sinfonici.  In questa cornice, sperimentale nei modi e nei mezzi, si inserisce l’idea in sé etica, di legare Fondazione Arena alle grandi eccellenze museali e culturali del nostro Paese, anch’esse chiuse per lunghissimo tempo, alle quali l’Arena aprirà uno spazio divulgativo internazionale, trasformando la bellezza italiana in un tassello importante della narrazione sinestetica propria della forma d’arte operistica.
Verranno messe in scena nuove regie e allestimenti più snelli, meno invasivi soprattutto per le movimentazioni di retropalco, nella cui narrazione troveranno uno spazio significativo parte dei capolavori conservati nelle eccellenze museali italiane in un ideale gemellaggio artistico che abbracci tutto lo stivale.
L’elemento di novità più significativo è dunque il coinvolgimento di alcune tra le maggiori Istituzioni culturali del mondo: anch’esse profondamente segnate dalla pandemia, tornano a vivere a cielo aperto nella suggestiva cornice areniana. Ciascuna di esse darà infatti uno specifico contributo all’interno della drammaturgia di un’opera, in una equilibrata sintesi tra l’iconografia, la tecnologia di 400 mq di ledwall e gli elementi di scenografia che caratterizzeranno i singoli allestimenti. Proprio per valorizzare la potenza visiva delle nuove tecnologie impiegate, il gruppo creativo areniano si avvale della collaborazione di D-WOK, coordinata da Paolo Gep Cucco, massima compagnia italiana nella creazione di entertainment e video design per grandi eventi sportivi e teatrali, dalle cerimonie di campionati mondiali alle più recenti prime del Teatro alla Scala trasmesse in mondovisione.

Ogni titolo del calendario avrà dunque il suo riferimento e la sua matrice d’ispirazione in una o più eccellenze espositive del patrimonio italiano e della Città del Vaticano: Biblioteca Apostolica Vaticana e Parco Archeologico e Paesaggistico della Valle dei Templi collaboreranno per tratteggiare un contesto visuale che narri nel dittico di apertura la cultura e tradizione popolare siciliana, con particolare riferimento all’ambito religioso, che caratterizza Cavalleria rusticana; per Pagliacci, invece, si avranno suggestioni felliniane in collaborazione con il Museo del Cinema di Torino e il Fellini Museum che il Comune di Rimini inaugurerà a breve.
Per Aida invece Fondazione Arena ha individuato il proprio partner narrativo ideale nel Museo Egizio di Torino, le cui straordinarie collezioni, fra le più importanti al mondo, fungerà da elemento caratterizzante nella dialettica tra le pietre romane dell’Arena e l’iconografia egizia.
In Nabucco entrerà in campo la collaborazione con il Museo Nazionale dell’Ebraismo Italiano e della Shoah di Ferrara per un excursus sulla storia dell’ebraismo italiano dalle origini agli anni ’40 del Novecento.
Turandot nasce invece dal dialogo con il Museo d’Arte Cinese ed Etnografico di Parma, luogo non solo di scoperta di tesori di epoche e popoli lontani, ma anche di incontro, ricerca ed apertura a culture tradizionali e remote, una realtà che ha accolto l’invito dell’Arena di Verona, condividendone lo spirito di indagine e tensione verso la bellezza.
La Traviata, capolavoro verdiano costruito intorno ad una protagonista assoluta di inedita forza e profondità e di sconvolgente impatto sulla società dell’epoca, nasce da un percorso di studio sulla figura femminile in tutte le sue declinazioni grazie alla ricca collezione delle Gallerie degli Uffizi di Firenze.
Nella serata Verdi Requiem i complessi artistici areniani celebrano i 120 anni dalla scomparsa del grande compositore con la sua massima opera di questo genere: sacra e umana, teatrale e intima al tempo stesso, offre spunti di riflessione e memoria illuminata dal monumentale patrimonio del Sito Archeologico di Paestum e del Parco Archeologico di Pompei.

Complementare a questa serata evento è la IX Sinfonia di Beethoven, creazione che ha cambiato per sempre la storia della musica: il suo perfetto “abbraccio alle moltitudini” citato nell’Ode alla gioia di Schiller messa in musica dal genio di Bonn, è idealizzato in un percorso curato dalla Fondazione Alinari per la Fotografia focalizzato sull’iconografia delle piazze, simbolico luogo d’incontro universale, come universale è la sinfonia e il suo messaggio extramusicale di gioia e speranza.
Completano il cartellone altre serate evento uniche, con l’atteso debutto di Jonas Kaufmann, oltre al ritorno della danza con Roberto Bolle and Friends e a quello di Plácido Domingo, divenuti veri e propri beniamini areniani/creatori del mito dell’Arena.

Fondazione Arena racconta al mondo con il suo 98° Festival l’eccellenza delle maestranze areniane tutte, uscendo dalla logica personalistica del nome di richiamo, e al contempo mette l’accento sui grandi i tesori del Paese, dai più celebri ai meno noti, in un vero progetto corale che, in ultima sintesi, vuole anche essere metafora dello sforzo collettivo di tutta la società per uscire dalla crisi. Saranno racconti nei quali si fonderanno i linguaggi artistici, visivi e musicali e dove le Istituzioni culturali, unite tra loro, daranno vita ad innovative collaborazioni mai prima d’ora presentate sul palcoscenico areniano.
«È una grande giornata – dichiara Federico Sboarina, Sindaco di Verona e Presidente di Fondazione Arenasono stati raggiunti obiettivi importanti, nonostante il periodo molto complicato. Quando abbiamo cominciato a lavorare a questo Festival, non solo non esisteva la possibilità di una capienza speciale, nostro primo traguardo, ma non esisteva nemmeno la possibilità di mettere in scena spettacoli. Oggi presentiamo l’altro grande traguardo raggiunto: collaborazioni di prestigio con grandi realtà culturali nazionali e non solo. Scelte coraggiose e innovative, possibili grazie a tutti i collaboratori di Fondazione Arena. Vogliamo che le persone vengano a Verona perché abbiamo da offrire loro spettacoli unici al mondo, in un teatro unico al mondo, nella più assoluta sicurezza dal punto di vista sanitario. Il 98° Festival areniano riparte e con molte novità ad alto tasso di innovazione. La più importante è la collaborazione della Fondazione, per la prima volta, con 11 istituzioni culturali di prim’ordine. Le eccellenze italiane ferme da molti mesi ripartiranno dal nostro teatro, calamita e perno della rinascita musicale e culturale di tutto il paese».
Cecilia Gasdia, Sovrintendente e Direttore artistico della Fondazione Arena di Verona: «Le esigenze imposte dalla pandemia al modo di fare spettacolo sono state viste come un’occasione importante da cogliere. Considerando gli allestimenti areniani ‘tradizionali’, imponenti e prevalentemente architettonici, abbiamo visto che gli assembramenti sarebbero stati inevitabili. Dopo aver attentamente valutato le opzioni possibili e i tempi produttivi a disposizione, abbiamo varato una linea tutta diversa e sicuramente inattesa, dando luce alle nostre maestranze, ai nostri talenti e ingegni, alle competenze che coltiviamo da sempre, per svolgere così un lavoro creativo che fosse di tutti, esperienza che ha precedenti altrove, anche in teatro, ma inedita in Italia: darla ufficialmente alla luce nella nostra Arena è già di per sé una sfida esaltante. Ancora di più lo è coinvolgere in tale sfida le istituzioni artistiche e culturali del Paese: un’operazione veramente nuova e di immenso respiro, per trasformare questa stagione in un simbolo concreto di cui essere orgogliosi, come momento corale per la cultura italiana, in equilibrio tra il desiderio di sperimentazione, l’innovazione tecnologica e la tradizione, con il recupero della bellezza, del patrimonio comune di tutti noi, di cui essere orgogliosi».

Stefano Trespidi, Vice Direttore Artistico della Fondazione Arena di Verona: «Inventare un nuovo modello di produzione che sia davvero collettivo, non è stato particolarmente difficile. Esiste un team areniano che da diversi lustri cura i riallestimenti degli storici spettacoli areniani rispettandone il contenuto originario ed al contempo tenendolo fresco e vivo negli anni. Dal 2018 questo team creativo si è impreziosito di una grande musicista Cecilia Gasdia e della sua pluridecennale esperienza di artista e di artista “areniana” che ha messo a disposizione di questo team consolidato il suo patrimonio di conoscenza artistica creativa senza alcun personalismo giacché mai come questa volta, l’opera, come sempre è il teatro, sarà un successo di squadra, di dialogo tra scenografia e regia, costumi, suggestioni culturali in una costante dialettica la cui sintesi sarà la sorpresa di ogni singola première del 98° Arena di Verona Opera Festival».

«Il 2021 segna un nuovo punto di partenza per la Fondazione Arena» afferma Gianfranco De Cesaris, Direttore Generale della Fondazione Arena. «Da un lato con il nuovo modello produttivo che, attraverso l’utilizzo delle nuove tecnologie, ci consente di trasmettere intatto nei contenuti ed inedito nella forma il nostro messaggio culturale, dall’altro con le nuove strategie di fundraising che assicurano la partecipazione al nostro fianco della migliore imprenditoria italiana in un percorso virtuoso di crescita per il brand Fondazione Arena di Verona. Per tali ragioni sono certo che, superate le inevitabili difficoltà legate alla pandemia, avremo davanti un lungo scenario di sviluppo e rafforzamento».

Ecco, quindi, che l’identità collettiva che darà vita agli spettacoli in scena dal 19 giugno al 4 settembre, a partire dall’attesissima Inaugurazione con Riccardo Muti, dà una forte connotazione sociale ed etica al Festival, che diventa ancora di più una stagione all’insegna della responsabilità, perché a fianco della tutela dei lavoratori impegnati in Arena rafforza il rapporto economico tra Fondazione Arena con Verona e il suo territorio, in virtù del suo ruolo centrale nella storia, nella cultura e nell’economia del territorio.

Un ringraziamento speciale a tutti gli sponsor, che anche in questo periodo difficile hanno confermato il loro prezioso contributo a sostegno di Fondazione Arena e del suo prestigioso Festival.
In primis Unicredit, che da oltre 25 anni è a fianco del nostro teatro con il ruolo di main sponsor, gestore della biglietteria elettronica e partner in tutte le attività di promozione del Festival. Ringraziamo inoltre Calzedonia, Volkswagen Group Italia, DB BAHN, RTL 102.5 e diamo il benvenuto al PASTIFICIO RANA, new entry tra gli sponsor.
Una menzione speciale va anche a tutte le aziende, gli imprenditori, i professionisti e i privati cittadini che hanno aderito alle campagne di fundraising “67 colonne per l’Arena di Verona” e #iosonolarena, promosse nei mesi scorsi da Fondazione Arena.

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CONFERMA PER IL 98° ARENA DI VERONA OPERA FESTIVAL 2021

Una stagione che vedrà presenti i titoli, le date e i cast stellari originariamente previsti, a partire dal ritorno tanto atteso di Riccardo Muti dopo 41 anni dalla sua unica presenza sul podio areniano.

Fondazione Arena conferma per il Festival 2021 la forte volontà di realizzare la propria programmazione, nel segno condiviso di una rinascita che coinvolga l’intera città, e propone un calendario con regie e allestimenti scenografici, grandiosi e immateriali, a conferma della spettacolare tradizione dell’Arena, e che solo l’Arena può permettersi di creare, ma completamente nuovi e compatibili con le norme sul distanziamento sanitario.

Nel pieno rispetto delle misure di sicurezza, Fondazione Arena di Verona firmerà, come un vero collettivo artistico, cinque nuovi allestimenti più leggeri e meno architettonici rispetto alla tradizione, ma più tecnologici, che vedranno l’utilizzo di spettacolari ed innovative video proiezioni, adatte a vestire l’imponente cornice areniana. Un problema, quello sanitario, che diviene opportunità di rinnovamento interpretativo, e che testimonia nei fatti l’eccellenza dei comparti areniani, che si esprimeranno realizzando in modo collegiale ogni nuovo allestimento.

Con grande attenzione al pubblico areniano, che da un anno dimostra il proprio affetto al Festival continuando ad acquistare i biglietti del Festival 2021 con numeri già oggi importanti.

Rimangono invariati i cast di Cavalleria rusticana e Pagliacci, Aida, Nabucco, Traviata, Turandot, Requiem di Verdi, Domingo Opera Night, Roberto Bolle and Friends, Jonas Kaufmann Gala Event e della Nona Sinfonia di Beethoven. Una eccellente parata di grandissime voci che conferma l’Arena di Verona come imprescindibile tappa estiva di ogni appassionato.

Dunque, ogni singolo reparto produttivo della Fondazione Arena di Verona si fonderà in un pensiero creativo comune per dare vita a nuovi allestimenti unici e più leggeri sul fronte architettonico, ma sempre in grado di rispettare la complessa morfologia areniana e l’imponente grandezza dei suoi spazi, perfetti per le nuove tecnologie d’arti visive.

Una scelta unica nell’attuale panorama europeo che riconferma la vocazione da sempre collettiva del lavoro areniano e che pone tutti i lavoratori di fronte ad una sfida avvincente dimostrando come i problemi di queste ultime edizioni abbiano rafforzato il motore trainante della Fondazione.

Il palco tornerà dunque nella sua posizione originaria e le nuove tecnologie si integreranno nella tradizione degli storici ed iconici allestimenti che da oltre cento anni hanno reso l’opera in Arena unica in tutto il mondo: una rivoluzione estetica e drammaturgica che tutelerà artisti e tecnici da ogni rischio, consentendo comunque la spettacolarità e la grandiosità che da sempre il pubblico cerca in Arena. Il fil rouge di questo nuovo progetto e le sue declinazioni sui diversi titoli verranno presto svelati, consentendo anche di dare finalmente luce e voce alle preziose maestranze areniane nel loro nuovo ruolo di protagonisti del processo creativo.

Il Sindaco e Presidente di Fondazione Arena, Federico Sboarina: “Siamo molto orgogliosi di presentare la stagione 2021 del Festival lirico, un risultato per il quale devo ringraziare tutto il management di Fondazione Arena e i componenti del Consiglio di indirizzo. Durante questo lungo e complicato inverno non abbiamo mai smesso di lavorare, nonostante le incertezze economiche ed organizzative.

Dopo un anno esatto dal primo lockdown, la situazione è ancora molto grave. Mancano certezze sul futuro e rispetto a ciò che vivremo nelle prossime settimane e nei prossimi mesi. Come l’anno scorso però, se pur con difficoltà ancora maggiori frutto di un anno di crisi, Fondazione Arena è pronta a ripartire nuovamente.  

Per l’edizione speciale del 2020 è stato fatto uno sforzo incredibile, rimandando a quest’anno il festival che era stato programmato prima della pandemia. Un anno fa eravamo convinti che per l’estate 2021 l’emergenza sarebbe terminata, invece siamo ancora alle prese con una situazione altrettanto complicata. Tuttavia, come promesso, quest’anno faremo quello che avevamo detto per accendere il palco dell’Arena. Una sfida che vogliamo vincere con l’innovazione, l’impegno straordinario e il coraggio che ci contraddistinguono e che hanno permesso di accendere la musica anche nell’anno orribile del Covid. Vogliamo continuare a essere il punto fermo nel panorama musicale internazionale. Il 19 giugno la prima con il Maestro Muti sarà una ripartenza che non ha eguali, per una stagione che si preannuncia davvero straordinaria”.

Il Sovrintendente e Direttore Artistico, Cecilia Gasdia, ricapitola così le lunghe riflessioni ed azioni dell’ultimo anno: “Il primo pensiero di questi ultimi, difficilissimi 13 mesi è stata la tutela della cultura, della musica, dell’arte, del Teatro, dell’immagine dell’Arena nel mondo e del lavoro, sia dei dipendenti di Fondazione Arena che della grande comunità di artisti, liberi professionisti, che sono il più grande patrimonio di ogni teatro nel mondo. Ho sentito la responsabilità di dare vita a stagioni artistiche che conferissero altrettanto pregio al tocco e all’impronta areniana, nonostante le mille difficoltà, per traghettare verso il futuro un patrimonio di stima e prestigio integri. Poi, la responsabilità verso il tessuto economico cittadino, che da veronese non posso che avere sempre in cima ad ogni mia considerazione: la città ci guarda, ci aspetta e noi di Fondazione Arena lo sappiamo. Mai come quest’anno essere Sovrintendente ha significato per me essere “nocchiero” di una comunità locale e internazionale allo stesso tempo, includendo in questo pensiero anche i tanti spettatori che da tutto il mondo ci hanno dato fiducia continuando ad acquistare biglietti, nonostante le forti incertezze mondiali. Mai come quest’anno chi fa il mestiere bellissimo di operatore culturale è stato chiamato a ragionare prima in modo etico, poi strategico. Fondazione Arena di Verona ha ragionato in modo etico, con gioia e convinzione, perché le azioni a sostegno del nostro patrimonio culturale e del nostro ruolo internazionale quest’anno si misureranno sul palcoscenico della storia. E, per citare Chateaubriand, dobbiamo porci nella prospettiva di posteri di noi stessi.”

Il Direttore Generale Gianfranco De Cesaris esprime la propria soddisfazione “Nella totale condivisione del progetto del 98° Festival , pensando all’integrità della Fondazione, istituzione culturale e motore  economico della città di Verona, sono orgoglioso dello sforzo creativo prodotto dalla nostra squadra in termini di innovazione  e sono certo che ciò segnerà una nuova ripartenza per noi e per il nostro territorio”.

Si confermano quindi le grandi coppie d’arte e di vita, da Anna Netrebko e Yusif Eyvazov, che dopo la straordinaria esperienza nel 2019 tornano insieme per tre imperdibili recite di Turandot, oltre a Roberto Alagna e Aleksandra Kurzak insieme in una rarissima esibizione in entrambi i ruoli di Cavalleria rusticana e Pagliacci. E ancora vanno ricordati l’attesissimo debutto di Jonas Kaufmann e i graditi ritorni delle star Plácido Domingo e Roberto Bolle, veri e propri beniamini del Festival Lirico. È atteso anche il ritorno sul palcoscenico areniano di Katia Ricciarelli nel ruolo di Mamma Lucia della Cavalleria rusticana.

Oltre a questi appuntamenti già in cartellone per il 2020 e riprogrammati nel 2021, Fondazione Arena ha aggiunto, in occasione del 150° anniversario dalla prima rappresentazione all’Opera del Cairo nel 1871, un’inaugurazione straordinaria di Aida, il capolavoro di Verdi e l’opera più amata dal pubblico areniano, che si preannuncia un evento davvero unico grazie alla presenza del Maestro Riccardo Muti, ambasciatore della cultura italiana nel mondo. Il cast stellare delle due serate (19 e 22 giugno) vede, solo per citarne alcuni, il soprano Sonya Yoncheva per la prima volta nella sua carriera nel ruolo di Aida, Francesco Meli come Radamès, Anita Rachvelishvili nel ruolo di Amneris e Riccardo Zanellato nel ruolo di Ramfis.

Altro omaggio doveroso a Giuseppe Verdi, nel 120° anniversario della morte, è la sua Messa di Requiem diretta da Speranza Scappucci, artista apprezzata a livello internazionale, al suo debutto in Arena. Il podio areniano alternerà le grandi ed esperte bacchette di Marco Armiliato, Daniel Oren, Francesco Ivan Ciampa e Jader Bignamini, a fianco degli attesi debutti di Diego Matheuz e Jochen Rieder.

Inoltre vale ricordare che in questo ultimo anno più che mai sono stati importanti la vicinanza e il sostegno di tutti i nostri sponsor cui va il più sincero ringraziamento: Unicredit, Major Partner da oltre 20 anni, Calzedonia Group, Volkswagen Group Italia, Deutsche BAHN, Veronafiere, RTL102.5 e ancora A4 Holding, Air Dolomiti, Casa Vinicola Sartori, GrandVision, Metinvest, SABA Italia, SDG Group, Vicenzi.

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FONDAZIONE ARENA A SHANGHAI. LA LIRICA VERONESE PRESENTATA ALLA PIÙ GRANDE FIERA DEL TURISMO ORIENTALE

Shanghai – L’Arena di Verona è stata protagonista della cena di gala di apertura di Itb China, la più grande fiera del turismo per il mercato cinese. All’evento di Shanghai ha partecipato il Direttore Generale, Gianfranco De Cesaris che ha organizzato la presentazione del Festival areniano alle 600 imprese locali. Ad aprire la serata è stato il concerto del soprano Marta Mari, accompagnata dalla pianista di Fondazione Arena, Maria Cristina Orsolato. A seguire un filmato con le immagini più suggestive delle opere areniane.

All’evento erano presenti il Ministro del Turismo, Gian Marco Centinaio, l’Ambasciatore italiano in Cina, Ettore Sequi e il Presidente Enit, Giorgio Palmucci, organizzatore della serata. Presente anche Simone Incontro, Generale Manager di Veronafiere a Shanghai.

«L’occasione era importante e Fondazione Arena non ha deluso le aspettative – ha detto il direttore De Cesaris -. Il nostro concerto è stato molto apprezzato ma anche le immagini suggestive del palcoscenico veronese che è il più grande al mondo all’aperto. Ai più importanti operatori turistici cinesi abbiamo dato prova della nostra attrattività, con una performance che apre nuove opportunità in vista del 2020, anno del turismo cinese in Italia. La nostra presenza qui è stata un importante biglietto da visita per intercettare i flussi di nuovo pubblico, alla ricerca di novità culturali».

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