GIUSEPPE PASINI ELETTO PRESIDENTE DI CONFINDUSTRIA LOMBARDIA

Giuseppe Pasini neo presidente di Confindustria Lombardia

Il Presidente di Feralpi Group guiderà gli industriali lombardi fino al 2029

Il Consiglio di Presidenza di Confindustria Lombardia ha eletto oggi Giuseppe Pasini presidente per il quadriennio 2025-29, confermando l’indicazione dei saggi di Confindustria Lombardia. Nel corso delle consultazioni effettuate tra i componenti del Consiglio dalla Commissione di designazione, composta dagli ultimi tre past president di Confindustria Lombardia, il nome di Pasini era stato individuato come candidato unico.

L’ufficialità dell’elezione di Pasini alla guida degli industriali lombardi è arrivata a seguito del Consiglio di Presidenza di Confindustria Lombardia, riunitosi in seduta privata a Milano presso la Fondazione Feltrinelli. Al termine della votazione si è svolto un evento pubblico di presentazione del nuovo Presidente di Confindustria Lombardia al quale hanno partecipato istituzioni regionali e nazionali, stakeholder, imprenditori e rappresentanti delle associazioni datoriali e sindacali.

Nel discorso pubblico di insediamento, il neo eletto Presidente di Confindustria Lombardia, Giuseppe Pasini, ha dichiarato: “L’ascolto delle idee e delle proposte di ognuna delle associazioni territoriali è la via attraverso la quale la voce di Confindustria Lombardia emerge in modo collegiale, mettendo al centro le istanze di una Regione che produce il 23% del PIL nazionale”. “La Lombardia – ha aggiunto – è la prima regione manifatturiera d’Italia, la seconda in Europa, e rappresenta oltre un quarto dell’export nazionale grazie anche al contributo delle PMI che sono la dorsale della nostra imprenditoria. Da qui dobbiamo partire, guardando alle nostre eccellenze in un contesto economico internazionale mutevole, che vede l’Europa troppo ideologica, troppo poco pragmatica e debole, stretta tra USA e Cina, orfana tanto di una politica industriale quanto energetica. Per supportare la competitività delle nostre imprese urge intervenire a livello Ue e nazionale sul fronte dell’energia, della semplificazione, della digitalizzazione, della formazione e dell’inclusione. Confindustria Lombardia continuerà ad essere propositiva e collaborativa per liberare tutto il potenziale del nostro territorio anche grazie alle forti sinergie con Regione Lombardia”.

L’evento in Fondazione Feltrinelli è stato introdotto dal Presidente uscente di Confindustria Lombardia Francesco Buzzella il quale, passando il testimone al suo successore, ha colto l’occasione per salutare e ringraziare i colleghi imprenditori e gli stakeholder tracciando un bilancio della sua presidenza. All’incontro sono intervenuti poi il Presidente di Regione Lombardia, Attilio Fontana, e il Presidente di Confindustria Emanuele Orsini.

Nato a Odolo (Bs), classe 1961, Giuseppe Pasini nel 1982 entra nell’azienda di famiglia, la Feralpi Spa, di cui diviene Consigliere Delegato nel 1983 e Presidente nel 2007. Feralpi Group oggi è presente con stabilimenti anche in Germania, Francia, Repubblica Ceca, Ungheria, Spagna e Algeria. È uno dei maggiori produttori di acciaio europei, una realtà industriale che ha nella siderurgia al servizio dell’edilizia il proprio core business e che negli anni ha esteso la propria attività anche agli acciai per la meccanica, all’ambiente, all’ecologia, alla finanza e all’itticoltura.

Diverse le cariche istituzionali ricoperte: dal 2001 al 2012 Pasini è stato Presidente di Federacciai, dal 2017 al 2021 Presidente di AIB (oggi Confindustria Brescia), nell’ottobre 2022 entra nel Consiglio generale di Confindustria Lecco e Sondrio, dal 2004 è membro della Giunta di Confindustria.

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Europa al bivio, benessere e competitività o declino industriale

Si è tenuto oggi, presso il Teatro San Fedele a Milano, il dibattito ‘La visione lombarda per il futuro dell’Europa’ organizzato da Confindustria Lombardia e Politics Hub.

All’incontro, aperto dai saluti del Presidente di Confindustria Lombardia Francesco Buzzella, sono intervenuti il Ministro degli Affari Esteri e Vice Premier, On. Antonio Tajani, il Ministro della Difesa, On. Guido Crosetto, il Ministro dell’Economia e delle Finanze, On. Giancarlo Giorgetti, l’On. Matteo Renzi, l’On. Carlo Calenda.

Ai politici presenti al dibattito Confindustria Lombardia ha presentato il documento ‘Focus Lombardia’, elaborato dal sistema confindustriale lombardo come integrazione regionale al documento ‘Fabbrica Europa’ di Confindustria, al fine di mettere in risalto le specificità delle filiere produttive lombarde, tenuto conto anche del fatto che la Lombardia è la prima regione manifatturiera d’Italia e la seconda in Europa, e la prima regione italiana per esportazioni (26% del totale italiano) con un valore dell’export di 163,57 miliardi di euro nel 2023.

Il Presidente di Confindustria Lombardia, Francesco Buzzella ha sferzato la politica dichiarando che “Confindustria Lombardia ha fortemente voluto questo incontro perché alle elezioni europee di giugno c’è in gioco il futuro dell’Europa: la scelta sarà tra il benessere e la competitività o il declino industriale. Ai leader abbiamo voluto trasmettere l’auspicio che le future istituzioni comunitarie riportino l’industria al centro dell’Europa tornando a investire nell’unico asset in grado di evitare il declino del nostro continente”.

Netto il giudizio del presidente degli industriali lombardi sulla commissione uscente: “la realtà che si trovano ad affrontare le imprese oggi è nota: misure basate sull’ideologia anzichè su dati e metodi scientifici, talvolta attraverso una legiferazione in contraddizione con gli stessi obiettivi green; un quadro regolatorio incerto e disincentivante per gli investimenti; mancanza di fonti di approvvigionamento energetiche a costi concorrenziali; margini di competitività ridotti a vantaggio degli altri player globali. Tutto ciò sembra il preludio di una deindustrializzazione dell’Europa” ha concluso Buzzella.

Tra le proposte contenute nel documento Focus Lombardia indirizzate alle prossime istituzioni dell’Unione Europea: sostegno alle politiche per la competitività nella transizione verde e digitale con focus sulle competenze, approvvigionamento energetico a prezzi che consentano alle imprese europee di competere ad armi pari con USA e Cina, rafforzamento del mercato interno e del sistema industriale europeo in relazione ai competitors globali, centralità della ricerca e innovazione, affermazione del principio di neutralità tecnologica e fondo europeo di investimenti a supporto delle politiche industriali.

Download Focus Lombardia

Paolo Simoncini




XI edizione del World Manufacturing Forum 2023

Si terrà lunedì 27 e martedì 28 novembre a Treviglio (Bg) presso la sede di SDF Group La XI edizione del World Manufacturing Forum “Nuovi modelli di business per il manifatturiero del futuro” . Nel corso dell’evento istituzioni, leader industriali ed esponenti del mondo accademico e della ricerca si confronteranno sulle tendenze e sulle sfide della produzione manifatturiera globale concentrandosi in particolare sui nuovi modelli di business in relazione al nuovo mondo multipolare e sostenibile.

Diego Andreis , presidente della World Manufacturing Foundation

Al WMF 2023 sarà inoltre presentato il Report della World Manufacturing Foundation che conterrà le 10 raccomandazioni per industria e stakeholders sviluppate da un gruppo internazionale di esperti. Quest’anno il report avrà come focus le catene del valore manifatturiere globali e l’impatto sui modelli operativi, come l’innovazione e le tecnologie digitali stanno influenzano la riprogettazione di nuovi modelli di business, la servitizzazione dei mercati B2C e B2B, modelli di business net-zero.

Marco Taisch

Tra gli speaker che si alterneranno sul palco del World Manufacturing Forum vi sono Diego Andreis, World Manufacturing Foundation, Attilio Fontana, Regione Lombardia, Francesco Buzzella, Confindustria Lombardia, Marco Taisch, World Manufacturing Foundation, Lodovico Bussolati, SDF Group, Ian Cronin, World Economic Forum, Jagjit Singh Srai, University of Cambridge, Dean L. Bartles, Manufacturing Technology Deployment Group, Arafat Al Yafei, Industrial Development Bureau, Dominik Rohrmus, Siemens e Labs Network Industrie 4.0, Monica Poggio, Bayer Italia, Andrea Ceglia, DG Ricerca e Innovazione – Commissione Europea, Milan Kumar, ZF Commercial Vehicles, Ken Somers, McKinsey & Company, Marius Lakomiec, EOS.

WMF 2023: IL PROGRAMMA

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Confindustria: in Italia il 56% delle imprese ha difficoltà a reperire lavoratori

Si è svolto ieri il webinar “I numeri per le risorse umane: i risultati delle indagini Confindustria sul lavoro come strumento per gli HR manager”, organizzato da Confindustria Lombardia con altre 23 Associazioni territoriali. Il webinar ha rappresentato l’occasione per esporre i dati della edizione 2023 del progetto, che coinvolge da diversi anni un numero sempre crescente di Associazioni confindustriali, con l’obiettivo di monitorare annualmente le dinamiche del mercato del lavoro. All’edizione 2023 del monitoraggio – che ha coinvolto in maniera omogenea dal punto di vista territoriale e dimensionale oltre 2 mila aziende del sistema Confindustria, per un totale di quasi 400 mila addetti – hanno aderito 23 associazioni che, a integrazione dell’indagine nazionale, hanno analizzato quattro diverse aree del mercato del lavoro: gestione del personale, organizzazione del lavoro, politiche di assunzione, tassi di assenza.

I PRINCIPALI RISULTATI DELL’INDAGINE delle 23 ASSOCIAZIONI di CONFINDUSTRIA:

  • Per far fronte all’aumento dell’inflazione nel 2022 il 57,6% delle imprese è intervenuta a sostegno del potere d’acquisto delle retribuzioni; lo strumento più utilizzato a supporto dei lavoratori è stato il welfare aziendale (62%);

  • Il 63% delle aziende ha erogato premi di risultato;

  • Il 29% delle aziende ha affermato di essere alle prese con processi di ricambio generazionale;

  • L’80% delle aziende ha effettuato ricerche di personale e tra queste il 70% ha avuto difficoltà a trovare le figure professionali ricercate: ne consegue che il 56% delle imprese ha difficoltà a reperire lavoratori;

  • Il 51% delle aziende ha utilizzato lo smart working nel 2022 coinvolgendo il 28% dei lavoratori eligibili. Tra i vantaggi dell’uso dello smart working indicati dalle imprese vi sono l’attrazione e la fidelizzazione delle risorse umane (51,5%) e la riduzione dell’assenteismo (48,8%);

“L’elevata partecipazione delle aziende lombarde all’indagine conferma l’attenzione degli imprenditori lombardi nei confronti di chi, ogni giorno, lavora in azienda – ha dichiarato il Presidente di Confindustria Lombardia Francesco Buzzella –. Nessuna impresa è possibile senza collaboratori e gli imprenditori lombardi questo concetto lo traducono in azioni concrete: nonostante le incertezze per i prossimi mesi e un contesto globale poco rassicurante, infatti, nel 2022 le imprese hanno sostenuto i propri dipendenti cercando di contrastare, con gli strumenti e i margini a disposizione, gli effetti dell’inflazione e del caro energia. Questo perché, a dispetto di ciò che una certa narrazione vuole far credere, gli imprenditori sono i primi ad avere a cuore il benessere e le motivazioni dei propri collaboratori” ha concluso Buzzella. 

LOMBARDIA – I PRINCIPALI RISULTATI DELL’INDAGINE:

In Lombardia hanno collaborato all’indagine 892 aziende associate al sistema confindustriale lombardo, per 260mila addetti, fornendo risultati che testimoniano una elevata vitalità e capacità di adattamento ai cambiamenti del mercato del lavoro regionale.

  • Il 63% delle aziende ha messo in atto interventi per far fronte all’aumento dell’inflazione nel 2022. Chi non l’ha fatto è stato principalmente per vincoli finanziari e competitivi, più raramente hanno ritenuto spettasse al CCNL farlo; lo strumento più utilizzato è stato il welfare aziendale, scelto dal 64% delle imprese;

  • Il 65% delle aziende ha erogato dei premi di risultato;

  • Il 64% delle aziende mette a disposizione il welfare aziendale con forti differenze dimensionali: tra le imprese di grandi dimensioni l’85% applica welfare aziendale, tra le medie il 51%, le piccole imprese il 44%; a livello settoriale il welfare è più diffuso in ambito industriale (67%) rispetto ai servizi (58%);

  • Nel 2022 il 48% delle aziende ha utilizzato lo smart working coinvolgendo il 32% dei lavoratori eligibili. I ¾ delle aziende lombarde ha avuto un vantaggio nell’introduzione dello smart working mentre solo 1/3 ha segnalato qualche tipo di criticità;

  • L’indagine ha riscontrato che il 28% delle imprese lombarde è alle prese con un ricambio generazionale a fronte del quale vengono riscontrate difficoltà di reperimento di nuove risorse professionali. Il 47% incontra specifiche difficoltà in riferimento a mansioni manuali e tecniche, a conferma della necessità, ben nota e più volte ribadita da Confindustria, che si debba rafforzare l’orientamento e i percorsi formativi professionalizzanti.
  • Rapporto Lombardia I NUMERI PER LE RISORSE UMANE – ed. 2023

Il webinar, introdotto dal Segretario generale di Confindustria Lombardia Dario Voltattorni,
ha visto gli interventi di Andrea Fioni, Centro Studi Assolombarda, che ha presentato i risultati
dell’indagine, e a seguire nella tavola rotonda con le imprese di Federico Clemente, Direttore
HR di ITEMA Spa, Massimiliano Crespi, Direttore HR SEA Milan Airports, Pietro Paolo Origgi,
Head of HR & Social Dialogue di Danone Spa e Ilaria Rasulo, Head of HR di Antares Vision Spa.
L’incontro è stato moderato dalla giornalista del Corriere della Sera Rita Querzè ed è stato
seguito online da oltre 500 utenti.

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WMF 2022, IL FUTURO DELL’INDUSTRIA MANIFATTURIERA AL BIVIO

Si svolge oggi e domani, presso il Porsche Experience Center Franciacorta, la X edizione del World Manufacturing Forum, l’evento internazionale dedicato all’industria manifatturiera. Il WMF 2022, dal titolo ‘Riprogettare le catene del valore nella nuova era del Manifatturiero’, vede confrontarsi imprenditori, istituzioni, manager e rappresentanti del mondo accademico europei e internazionali sulla riorganizzazione delle supply chain, tema diventato imprescindibile per l’industria manifatturiera alla luce degli eventi che hanno sconvolto l’economia e il commercio globale, e sulle opportunità per l’industria del futuro. Oltre 700 i partecipanti previsti in presenza nel corso della due giorni del Forum.

L’industria manifatturiera svolge un ruolo essenziale nell’economia, contribuendo alla crescita economica (genera il 17% del PIL mondiale), stimolando la domanda negli altri settori, offrendo opportunità di lavoro (occupa il 13% dei lavoratori), e rappresentando una quota considerevole di commercio globale. Questa sua centralità, e la crescente interdipendenza delle catene globali del valore, fa sì che i fattori economici e geopolitici abbiano un impatto significativo sulle aziende manifatturiere e sulle loro operazioni sia a breve che a lungo termine.

Il Presidente della World Manufacturing Foundation, Diego Andreis, nell’aprire la decima edizione del WMF, ha dichiarato “le sfide e i rischi affrontati dalle imprese in questi 2 anni sono state complesse e diversificate. La rapida successione di interruzioni sulle catene del valore globali non ha precedenti nella storia recente dell’industria manifatturiera. L’industria che ne emergerà ne sarà profondamente trasformata. Il successo di questa trasformazione dipenderà dalla capacità di adeguarsi al nuovo mondo multipolare e agli shock che ne derivano, garantendo sicurezza energetica ed informatica. L’utilizzo dei dati in un contesto end to end, uscendo dal perimetro delle fabbriche. Ecosistemi regionali con filiere più corte caratterizzate da un rinnovato ruolo per le SMEs. Digitale e sostenibilità che guidano l’evoluzione dell’offerta. Nuovi modelli di organizzazione del lavoro con competenze e talenti che sempre più diventano il fattore chiave di valore e competitività. Tutto questo in un contesto di attenzione crescente alla sostenibilità e alla responsabilità sociale.” ha concluso Andreis.

Nel corso della prima giornata del WMF 2022, introdotta dagli interventi istituzionali del Presidente di Regione Lombardia, Attilio Fontana e del Presidente di Confindustria Lombardia, Francesco Buzzella, del Managing Director di UNIDO Ciyong Zou, è stato presentato da Marco Taisch, professore del Politecnico di Milano e Presidente Scientifico della World Manufacturing Foundation, il nuovo Report e le 10 raccomandazioni WMF per una efficace riorganizzazione delle supply chain globali:

  1. Evitare politiche iperattive che riportino indietro il pendolo della globalizzazione;
  2. Assicurare una riorganizzazione prudente, intelligente, imprenditoriale e proattiva delle catene del valore per garantire un’offerta critica;
  3. Adottare un approccio iterativo e di miglioramento continuo da parte delle filiere;
  4. Delineare prodotti per un agile ripensamento delle catene del valore;
  5. Sfruttare l’opportunità di ridisegnare le supply chain per stimolare l’adozione di approcci circolari e sostenibili;
  6. Accelerare l’urgente adozione di strumenti digitali abilitanti per catene del valore resilienti e adattive;
  7. Sostenere le PMI includendole nella riorganizzazione delle catene del valore facendo leva sulla loro capacità e soddisfacendo le loro esigenze;
  8. Adottare un approccio multidimensionale per considerare i rischi geopolitici e gli altri fattori non-costi;
  9. Riconoscere le competenze come prossima risorsa scarsa della produzione;
  10. Agire attraverso politiche per rafforzare comportamenti responsabili dei consumatori al fine di raggiungere uno sviluppo economico stabile;

WMF REPORT 2022 – DOWNLOAD

Per il Presidente Scientifico del WMF Marco Taisch “le raccomandazioni del World Manufacturing Report 2022 sono un vademecum per il manifatturiero globale affinché possa cogliere le trasformazioni del prossimo futuro con successo: azioni necessarie a superare le sei sfide disruptive che impatteranno sulle imprese nell’immediato futuro. Queste sei evoluzioni, individuate dagli oltre 50 esperti internazionali che hanno contribuito al Report stesso, prevedono una produzione che dovrà essere sempre più cognitiva, circolare, resiliente ai rischi, iper-personalizzata, rapida e inclusiva. La complessità che le imprese dovranno affrontare è ulteriormente aumentata dalla contemporaneità di accadimento di questi trend”.

Domani, giornata conclusiva del Forum, sono previsti gli interventi di Klaus Beetz, CEO di EIT Manufacturing, Martin Blok, Managing Director Sales di DHL Express Italy, Andreas Kühmichel, IBM CTO & Director Industry Engineering, Global Manufacturing & Energy Industries, Francesco Ferrero, Director ITIS Department LIST, Matthew Simpkins, RVP EMEA Industry Advisor Manufacturing and Automotive Salesforce, Rhonda Barnet, CEO Palette Skills, Ugo Caratti, Managing Director and CFO Sales Europe South Bosch Rexroth, Ralph Kohler, Director Strategy and PMO EMEA Supply Chain Hewlett Packard Enterprise, Rainer Brehm, CEO, Factory Automation Siemens.

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EMERGENZA ENERGIA IN ITALIA CON IMPATTO DEVASTANTE

40 MILIARDI DI EXTRA-COSTI RISCHIO DEINDUSTRIALIZZAZIONE E  MINACCIA ALLA SICUREZZA NAZIONALE

Si è svolto un incontro straordinario tra i Presidenti Annalisa Sassi (Confindustria Emilia-Romagna), Francesco Buzzella (Confindustria Lombardia), Marco Gay (Confindustria Piemonte), Enrico Carraro (Confindustria Veneto) e gli Assessori allo Sviluppo Economico Vincenzo Colla (Emilia-Romagna), Guido Guidesi (Lombardia), Andrea Tronzano (Piemonte) e Roberto Marcato (Veneto).

Al centro dell’incontro l’emergenza energetica che, in assenza di quelle misure di contenimento dei prezzi richieste da mesi dalle imprese, sta paralizzando il sistema industriale italiano con il forte rischio di deindustrializzare il Paese e mettendo a repentaglio la sicurezza e la tenuta sociale nazionali.

In linea con l’appello del Presidente Carlo Bonomi, si è sottolineato che la situazione ha carattere di straordinarietà e urgenza indifferibile, perché è impossibile mantenere la produzione con un tale differenziale di costo rispetto ad altri paesi (UE e extra UE) nostri competitor, che va a colpire non solo le imprese esportatrici dirette, ma anche tutta la filiera produttiva, con un effetto pesantemente negativo soprattutto sulle piccole e medie imprese. Ulteriore effetto è l’annullamento del rilancio economico post pandemia, in particolare nelle ricadute sui territori che vedono una erosione drammatica di competitività rispetto anche ad altri paesi europei limitrofi. E’ chiaro ormai che ogni risorsa deve essere destinata prioritariamente a questa emergenza.

I rappresentanti delle Confindustrie delle quattro regioni hanno presentato agli assessori i dati relativi agli incrementi dei costi energetici dal 2019 al 2022 nell’area più importante per il tessuto industriale italiano: dai dati emerge che, mentre nel 2019 il totale dei costi di elettricità e gas sostenuti dal settore industriale delle quattro regioni ammontava a circa 4,5 miliardi di Euro, nel 2022 gli extra-costi raggiungeranno – nell’ipotesi più ottimistica rispetto all’andamento del prezzo – una quota pari a circa 36 miliardi di Euro che potrebbe essere addirittura superiore ai 41 miliardi nello scenario di prezzo peggiore.

Con una situazione del genere, le ricadute non saranno solo sulle imprese ma su tutta la società, con evidenti problemi di tenuta sociale ed economica per lavoratori, famiglie e per l’intero Paese.

Ferma restando la necessità di definire, fin da subito, una programmazione energetica nazionale con interventi e investimenti a medio-lungo termine in grado di assicurare la sicurezza e la sostenibilità della produzione energetica e delle forniture di gas, i Presidenti Sassi, Buzzella, Gay e Carraro hanno dichiarato che le imprese non possono attendere un giorno di più quelle misure necessarie a calmierare i prezzi di gas ed energia elettrica, tra cui:

  • introduzione di un tetto al prezzo del gas (europeo o nazionale);
  • sospensione del meccanismo europeo che prevede l’obbligo di acquisto di quote ETS a carico delle imprese;
  • riforma del mercato elettrico e separazione del meccanismo di formazione del prezzo dell’elettricità da quello del gas;
  • misure per il contenimento dei costi delle bollette con risorse nazionali ed europee;
  • destinazione di una quota nazionale di produzione da fonti rinnovabili a costo amministrato all’industria manifatturiera.

Le Confindustrie di Emilia Romagna, Lombardia, Piemonte e Veneto, hanno apprezzato la sensibilità e l’attenzione delle Regioni, che si sono trovate concordi sulla gravità dell’emergenza e l’insostenibilità della situazione, e al fine di evitare drammatiche ricadute economiche e sociali invitano tutte le forze politiche – anche in questa fase di campagna elettorale – a sostenere con decisione l’impegno del Governo in carica nella difficile trattativa con gli altri Paesi a livello europeo per l’introduzione di un tetto al prezzo del gas e ogni altra misura atta ad affrontare il problema. Il tempo è ampiamente scaduto e una decisione in sede UE in questo senso non è più differibile.

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SISTEMA INDUSTRIALE A RISCHIO PARALISI,SERVE DETERMINAZIONE

I Presidenti Francesco Buzzella (Confindustria Lombardia), Enrico Carraro (Confindustria Veneto) Pietro Ferrari (Confindustria Emilia-Romagna), Marco Gay (Confindustria Piemonte) a seguito delle misure approvate dal Consiglio dei Ministri per arginare il caro energia, esprimono profonda insoddisfazione e preoccupazione.

Pur nella consapevolezza che l’intero sistema industriale italiano è a rischio paralisi tra aumenti delle materie prime, difficoltà di approvvigionamento delle forniture e costo dell’energia, nel decreto manca la determinazione di cui c’è assoluto bisogno in periodi eccezionali come quelli che stiamo vivendo. Tra le imprese del Nord c’è fortissima preoccupazione: occorre intervenire immediatamente, con ogni misura possibile e sostenibile, per compensare l’aumento dei costi dell’energia – anche attraverso un price-cap/tetto sui prezzi – e gli effetti delle sanzioni legate alla guerra per i settori o le imprese direttamente colpite. L’Italia e la sua industria stanno pagando il prezzo più alto
d’Europa. La trasparenza del mercato energetico deve poter permettere di legare al costo delle forniture il
prezzo al cliente, non ai valori oscillatori delle speculazioni quotidiane.
Anche il sistema fiscale che grava sui prodotti energetici va reso lineare, chiaro e trasparente. Non è possibile che le imposte raddoppino il costo del carburante e siano la sommatoria di accise accumulate nei decenni senza più alcun riferimento alla situazione attuale. Perché non prendere esempio dal Portogallo dove il governo ha chiesto alla UE la riduzione dell’aliquota IVA dal 23% al 13%?

La scelta di intervenire con “sconti” e ristori temporanei limitati nel tempo e negli impatti, poi, è in contrasto con le previsioni, anche quelle meno pessimistiche, di alti livelli dei prezzi sui mercati energetici prolungati nel tempo.
Sono poi irricevibili, causa insostenibilità, le ipotesi o gli scenari di riduzione “teorici” dei consumi energetici dell’industria. Le strategie europee, a partire dal Fitfor55, costruite e calate dall’alto, vanno riviste in una logica di transizione “sostenibile”, non di obiettivi astratti irraggiungibili per tutti i settori industriali, dalle plastiche all’auto. La transizione va discussa, condivisa e programmata insieme all’industria. Visto il diverso impatto del costo dell’energia nei vari Paesi europei le imprese italiane sono quelle la cui competitività è maggiormente a rischio.

Il Paese deve definire rapidamente un vero e proprio Piano Energetico nazionale che preveda un nuovo mix di forniture e fonti. Occorre accelerare la realizzazione degli impianti di rinnovabili sbloccando, nell’interesse nazionale, gli iter autorizzativi, oggi di fatto bloccati in molti ambiti ed aree. Contemporaneamente è indispensabile accelerare l’aumento del prelievo nazionale di gas, anche con nuove esplorazioni, e riattivare gli investimenti previsti sui rigassificatori.
Il PNRR può essere parzialmente rivisto e rimodulato in funzione della necessità di sostenere gli investimenti in campo energetico, mentre con maggiore decisione devono essere riprese le riforme timidamente approcciate in questi mesi: prima di tutte quella del fisco, intervenendo strutturalmente sul cuneo fiscale. Gli effetti dell’inflazione sui salari rischiano di essere ulteriormente “deprimenti” per l’economia e per le imprese italiane.

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CONFLITTO RUSSIA-UCRAINA: A RISCHIO LA PRODUZIONE INDUSTRIALE LOMBARDA

Si è svolto questa mattina un Consiglio di Presidenza straordinario di Confindustria Lombardia. Unico punto all’ordine del giorno le ripercussioni sulle imprese del conflitto russo-ucraino e le conseguenti sanzioni economiche. I vertici dell’industria lombarda, nell’esprimere unanimemente grande preoccupazione per l’evoluzione del conflitto, hanno lanciato un grido d’allarme sull’impatto che la guerra potrà avere sulla ripresa dell’economia della regione. Se chiudono le imprese chiude il Paese.

Il Consiglio di Presidenza di Confindustria Lombardia esorta la politica e le istituzioni, a livello nazionale ed europeo, a lavorare per la pace e ad agire bene e in fretta per evitare che a pagare il conflitto siano le imprese e i cittadini, già duramente colpiti da due anni di emergenza.

A seguito della crisi sanitaria, le imprese stanno affrontando costi di approvvigionamento delle materie prime sui mercati non paragonabili con il pre-pandemia.

Con la crisi energetica, cominciata molti mesi prima della guerra in Ucraina, le imprese stanno pagando a caro prezzo le politiche energetiche europee oggi rivelatesi controproducenti.

L’attuale situazione internazionale sta imponendo nuove criticità insostenibili per le aziende: Russia e Ucraina rappresentano per le realtà industriali lombarde importanti fornitori di rottami ferrosi, nickel, antracite, ghisa, alcune ferroleghe e altro ancora.

Il quadro sanzionatorio sta rallentando o interrompendo le supply chain di diverse filiere produttive e a pagarne le conseguenze sono in particolare le piccole e medie imprese: le produzioni, ad esempio, del settore moda già realizzate per il mercato russo oggi giacciono in magazzino, non riutilizzabili, andando ad appesantire la situazione finanziaria delle aziende.

Il caro energia, poi, sta mettendo in ginocchio le imprese. In questo scenario, gli inviti a ridurre i consumi rivolti dalle istituzioni europee e italiane sono inconciliabili con i livelli e le esigenze di produzione dell’industria lombarda: a questi livelli di costo una rilevante parte delle imprese lombarde è a rischio chiusura.

Serve un immediato tetto al prezzo del gas a livello nazionale e un taglio deciso di tutte le imposte indirette sui carburanti oltre ad una operazione trasparenza sui contratti in essere di approvvigionamento gas.

Tutto ciò che si lascerà di intentato sulla riduzione del prezzo del gas e dell’energia, anche a livello fiscale, verrà poi pagato con gli interessi in termini di cassa integrazione e chiusure aziendali. E’ finito il tempo delle parole e delle riflessioni. E’ il tempo di prendere scelte immediate, seppur rischiose, piuttosto che aspettare soluzioni migliori ma tardive, quando le aziende avranno già chiuso.

Gli industriali lombardi chiedono alle istituzioni europee e al governo italiano di affrontare immediatamente questo tsunami, evidenziando la necessità diuna politica industriale europea, aggiornata alla luce dei cambiamenti in atto, che accompagni la transizione di interi settori e filiere.

Tempi di guerra comportano scelte da economia di guerra. E’ auspicabile che a livello europeo le scelte siano ponderate e condivise con gli attori coinvolti e che i governi europei convergano verso un quadro favorevole al fare impresa dando, per quanto possibile nell’attuale congiuntura, certezze agli imprenditori.

In questo quadro, il rischio di perdere i benefici del PNRR è quanto mai reale: bisogna agire affinché tutte le missioni individuate nel PNRR vengano esentate dai sovra costi legati ai rincari di energia e materie prime.

Forte preoccupazione, infine, in merito all’aumento delle richieste di Cassa integrazione modulate sulle chiusure temporanee: se questa sarà la nuova normalità delle imprese, è auspicabile l’introduzione di una normativa che offra maggiore flessibilità e semplificazione nell’uso della Cig sul modello della Cassa Covid del 2020.

Hanno partecipato al Consiglio di Presidenza: Francesco Buzzella, Presidente Confindustria Lombardia, Stefano Scaglia, Presidente Confindustria Bergamo, Franco Gussalli Beretta, Presidente Confindustria Brescia, Aram Manoukian, Presidente Confindustria Como, Stefano Allegri, Presidente Associazione Industriali Cremona, Lorenzo Riva, Presidente Confindustria Lecco e Sondrio, Diego Rossetti, Presidente Confindustria Alto Milanese, Edgardo Bianchi, Presidente Confindustria Mantova, Alessandro Spada, Presidente Assolombarda, Roberto Grassi, Presidente Unione Industriali della Provincia di Varese, Tiziano Pavoni, Presidente ANCE Lombardia, Alvise Biffi, Presidente Piccola Industria di Confindustria Lombardia, Jacopo Moschini, Presidente Giovani Imprenditori di Confindustria Lombardia.

Il Consiglio di Presidenza straordinario di Confindustria Lombardia sarà costantemente operativo per confrontarsi sugli sviluppi del conflitto e sulle ricadute per le imprese.

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IL PRESIDENTE DI CONFINDUSTRIA LOMBARDIA FRANCESCO BUZZELLA: E’ NECESSARIO RISOLVERE IN MANIERA STRUTTURALE LA QUESTIONE ENERGETICA

La rilevazione di Unioncamere Lombardia in collaborazione con Regione Lombardia e Confindustria Lombardia relativa all’ultimo trimestre del 2021 conferma un anno da record per il manifatturiero lombardo. La media annuale della produzione (+15,6%) e il +22,2% del fatturato rispetto al 2020 testimoniano che la Lombardia ha ampiamente recuperato le perdite del 2020 e, anzi, ha ripreso a viaggiare a ritmi più veloci rispetto al pre-pandemia.

Mai come in questo – ha dichiarato il presidente di Confindustria Lombardia Francesco Buzzella – caso vorrei che venissero riconosciuti i meriti dell’impresa che ha tenuto in piedi l’economia italiana riuscendo oltretutto a trainare l’industria europea. L’imprenditoria lombarda, nello specifico, come emerge dai dati presentati oggi ha compiuto dei veri e propri miracoli in un anno caratterizzato ancora dall’incertezza sanitaria, da inflazione dei prezzi e precarietà delle forniture, crisi energetiche, riassetto dei mercati e delle catene globali.

Anche il mercato del lavoro lombardo (+0,2% saldo congiunturale; disoccupazione Lombardia al 5,5% – dato Istat) gode di ottima salute nonostante le aziende stiano attraversando una fase di difficoltà nel reperire risorse professionali specializzate. Il gap di professionalità tra domanda e offerta rischia di diventare in prospettiva un freno alla competitività delle imprese come lo stanno rappresentando i rincari energetici e la riduzione delle scorte di magazzino. I segnali che ci arrivano dai territori sono di rallentamenti indotti alla produzione – a causa della necessità di diminuire l’impatto dei costi energetici sui bilanci delle aziende – già a fine dicembre ma che si sono diffusi maggiormente nel 2022.

Oltre ad auspicare una risoluzione strutturale della questione energetica – attraverso un aumento della disponibilità di energia (gas e fonti rinnovabili) – le imprese chiedono che venga messo un freno all’inflazione perché nuovi shock potrebbero vanificare le performance e il clima di fiducia che si è ricreato nel corso del 2021.

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BUZZELLA (CONFINDUSTRIA): “LA TRANSIZIONE ENERGETICA SIA SOSTENIBILE PER LE IMPRESE”

DICHIARAZIONE DEL PRESIDENTE DI CONFINDUSTRIA LOMBARDIA, FRANCESCO BUZZELLA “Una transizione disordinata e velleitaria non farà altro che procurare danni all’ambiente. È un paradosso che, a causa della scarsità e dell’elevato prezzo del gas, in questo momento nel mondo le centrali a carbone stiano producendo al massimo magari proprio per alimentare le auto elettriche con un danno ambientale, economico e sociale. La transizione energetica deve necessariamente fare i conti con le tecnologie attualmente disponibili. Lo sviluppo deve essere sostenibile ma al tempo stesso rendiamo sostenibile economicamente e socialmente la transizione. L’assenza, inoltre, di misure specifiche nella Legge di bilancio e nel PNRR a sostegno della transizione energetica per filiere che ne subiranno maggiormente l’impatto rischia di compromettere interi comparti con pesanti ricadute a livello occupazionale oltre che la sopravvivenza stessa di molte aziende”.

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