La Banca Mondiale classifica la Russia come Paese ad alto reddito

Amara sorpresa per i fan sfegatati della sanzioni anti – Russia, che avrebbero lo scopo (secondo i diversamente geni che le hanno comminate) di affossare l’economia di Mosca e contemporaneamente destabilizzare la leadership dell’odiato Putin, che come ben sappiamo l’establishment occidentale vede come fumo negli occhi.

Ma a rovinare i piani dello stato profondo atlantista ci pensa la Banca Mondiale, organo della Nazioni Unite con sede a Washington… non proprio un ente filorusso insomma.

Ebbene, la World Bank ha recentemente pubblicato la sua classificazione dei redditi per l’anno fiscale 2024, che sancisce il trasferimento della Federazione Russa nella categoria dei paesi ad alto reddito, quelli cioè che la Banca valuta più di 14mila dollari pro capite. 

La classificazione prevede quattro categorie di reddito: alto, medio – alto, medio – basso e basso; quest’anno Mosca passa dalla classe medio alta a quella massima, grazie, secondo gli esperti dell’ente, all’aumento delle spese per la difesa e al ripristino dell’attività nel commercio, nel settore finanziario e nell’edilizia.

A confermare il dato positivo, i dati del Fondo Monetario Internazionale, che vede un rialzo nelle stime di crescita per la Russia nel 2024, con un PIL atteso di +3,2% e un ulteriore aumento dell’1,8% per il prossimo anno, convalidando un progresso che prosegue da tre anni, dopo un leggero calo nel 2020.

E adesso chi lo spiega ai cervelloni dell’economia occidentale? Dicevano che avrebbero piegato le finanze di Mosca e invece neanche rubando i soldi degli asset russi in Europa (grazie Meloni!) riescono a scalfire la superpotenza che il Presidente Vladimir Putin amministra egregiamente da 24 anni.

Pertanto, a conti fatti, alla Russia queste sanzioni sembrano giovare parecchio – cosa che noi di Russia News andiamo ripetendo da anni – mentre i Paesi sotto il giogo anglo americano faticano ad affermare le proprie economie… a questo punto viene da chiedersi se i morenti Euro e Dollaro non portino effettivamente un po’ di jella.

Eva Bergamo




ACQUISTI TAX FREE: LO SHOPPING INTERNAZIONALE RUSSO TORNA A CRESCERE

Lo shopping internazionale registra un leggero calo nel primo trimestre del 2019 dovuto al rafforzamento della sterlina, “che ha influenzato negativamente la spesa dei consumatori provenienti da oltre la metà delle 25 nazionalità che visitano di più l’Europa”. A renderlo noto è l’ultimo Shopper Index realizzato da Planet, società attiva nei pagamenti internazionali, inclusi i servizi di rimborso Iva. Il report combina i dati di Planet relativi agli acquisti tax free in Europa (suddivisi per mercato di origine dell’acquirente con indicatori economici chiave, tra cui il livello d’inflazione, la crescita del pil e l’andamento valutario), generando un punteggio onnicomprensivo per ogni Paese, che ne determina il posizionamento in un ranking globale.

Con un punteggio medio di 95, il settore retail europeo ha registrato un leggero calo di 2 punti rispetto agli ultimi tre mesi del 2018. La Cina conserva la prima posizione malgrado il divario con le altre nazioni si sia ridotto. Il suo indice è sceso, infatti, da 498 del quarto trimestre 2018 a 494 nel primo trimestre di quest’anno. In seconda posizione resistono i viaggiatori statunitensi che però calano, passando da un indice di 178 a 161, e tornano ad essere insidiati dalla la Russia. “Dopo un 2018 nero per lo shopping internazionale russo – si legge nella nota di Planet -, in cui gli indici sono scesi da una media di 160 a 131, torna il segno più e la risalita tocca 147, con una transazione media di 526 euro”.

Si può parlare di ritorno anche per quanto riguarda un’altra novità emersa da inizio anno, il Giappone. Il Sol Levante, infatti, rappresenta il terzo mercato consumer dopo Stati Uniti e Cina. Forti di una bassa inflazione, di una crescita positiva del pil e del rafforzamento dello yen nei confronti di euro e sterlina, nel primo trimestre del 2019 i turisti giapponesi hanno visto crescere il proprio indice medio di 10 punti raggiungendo quota 101 e piazzandosi, con un salto di cinque posizioni, a ridosso della top 10 all’undicesimo posto. “La significativa ascesa del Giappone – conclude il comunicato di Planetha rappresentato anche un fattore importante per la crescita generale dell’intera regione Apac, che ha beneficiato anche dell’ottimo risultato di Taiwan – indice in crescita di 13 punti a quota 145 e quarto posto assoluto in classifica”.

Tra le note negative, spiccano i dati dell’Arabia Saudita che, a causa di 3 trimestri consecutivi in calo, esce dalla top 10. In questo caso, a pesare è soprattutto il calo del pil (-1,2%), con le previsioni del Fondo Monetario Internazionale che non lasciano molte speranze per i prossimi mesi: il deficit potrebbe infatti raggiungere il 7% del pil entro la fine di quest’anno.

RED




G20: A BUENOS AIRES L’INCONTRO TRA I COLOSSI MONDIALI DEL PETROLIO

Buenos Aires – I tre colossi del petrolio Stati Uniti d’America, Arabia Saudita e Russia – che insieme controllano un terzo della produzione mondiale – ci saranno tutti al G20, che ha preso il via ieri. Ed è in questa sede che potrebbero essere decise le sorti del mercato, prima ancora che abbia luogo il vertice dell’Opec Plus, in programma la settimana prossima a Vienna.

In Argentina ci sarà l’occasione per discutere di petrolio ai massimi vertici. E stavolta il confronto potrebbe coinvolgere anche gli UsaWashington non fa parte della coalizione Opec-non Opec, né è pensabile che possa mai aderirvi. Ma grazie allo shale oil oggi è al vertice della classifica mondiale dei produttori di greggio, con 11,7 milioni di barili al giorno, contro gli 11,4 mbg della Russia e gli 11,2-11,3 mbg attualmente estratti dai sauditi.

In tutti e tre i Paesi l’output è ai massimi storici e contribuisce al surplus di offerta che da ottobre ha fatto crollare del 30% il prezzo del barile. Il protocollo ufficiale della Casa Bianca non prevedeva un bilaterale Usa-Arabia Saudita a Buenos Aires. Ma il presidente Donald Trump – che ha dimostrato di avere un’influenza molto forte sulle politiche produttive di Riad – ha dichiarato in un’intervista al Washington Post che «sicuramente» si confronterà con il principe saudita Mohammed Bin Salman a margine del G20Dovrebbe esserci un faccia a faccia anche col presidente russo Vladimir Putin, il primo dall’incontro di Helsinki dello scorso luglio, sempre che Trump non decida di cancellarlo (come ha minacciato nella stessa intervista) dopo il sequestro delle navi ucraine in Crimea.

Il principe Mbs e Putin si vedranno certamente a Buenos Aires: il colloquio è in agenda sabato secondo il Cremlino. E i due capi di Stato, dicono fonti Bloomberg, dovrebbero essere affiancati dai ministri dell’Energia, Khalid Al Falih e Alexandr Novak: segno che la discussione toccherà anche il petrolio (e probabilmente le istruzioni per il vertice Opec Plus).

Dai mercati intanto non arrivano segnali rassicuranti. Il Brent ha di nuovo chiuso sotto 60 $, mentre il Wti è ridisceso sotto 51 $ dopo i dati sulle scorte Usa, che per la decima settimana hanno evidenziato un forte accumulo di greggio (+3,6 mb per l’Eia). Si tratta di livelli di prezzo che preoccupano in modo particolare i sauditi, che secondo il Fondo monetario internazionale avrebbero bisogno di 88 $ al barile per far quadrare il bilancio dello Stato.

Anche il resto dell’Opec, con le sole eccezioni di Iraq, Kuwait e Qatar, è in difficoltà. Ma la Russia – alleato di cui Riad non può più fare a meno – non ha di questi assilli. Mosca ha redatto il budget statale ipotizzando il petrolio a 40 $ e ieri Putin ha affermato che i prezzi attuali «vanno assolutamente bene». «Siamo in contatto con l’Opec – ha però aggiunto – e se occorre siamo pronti a proseguire i nostri sforzi congiunti». Riad ha risposto a distanza, per bocca di Al Falih. «Faremo qualunque cosa sia necessaria, ma solo se agiamo tutti insieme, come gruppo di 25 Paesi». L’Arabia Saudita non intende farsi carico da sola dei tagli, ha chiarito il ministro: ”Non possiamo farlo da soli, non lo faremo da soli”.

RED




La Russia accumula oro per fronteggiare ulteriori sanzioni USA e Putin avverte: “sul gas siamo pronti a competere anche con il mercato europeo”

Secondo i dati del Fondo Monetario Internazionale, Mosca ha comprato circa 26,1 tonnellate di lingotti d’oro in luglio. Si tratta della cifra più elevata su base mensile da fine 2017 e porta il totale dell’oro nelle mani del Cremlino a 2.170 tonnellate.

La Russia , sempre secondo i dati del FMI, starebbe accumulando lingotti d’oro a un ritmo sempre più crescente per mettersi al riparo in vista delle nuove possibili sanzioni degli Usa. Per rispondere alle misure coercitive dell’amministrazione Trump, il paese più esteso al mondo continua a prendere le distanze dagli asset finanziari tradizionali.

Se ci si basa sui prezzi attuali, le riserve auree della Russia corrispondono a una somma di 83,6 miliardi di dollari. Il sito del governo russo scrive che il valore dell’oro in suo possesso era pari a 77 miliardi di dollari alla fine di luglio.

E mentre da un lato la Russia compra oro, sempre in risposta alle sanzioni imposte dall’Occidente dopo la riunificazione della Crimea nel 2011, dall’altro lato svende Treasuries Usa. In seguito alle liquidazioni massicce del 2018 l’ammontare di titoli di Stato americani detenuti dalla Russia è sceso prima da 96,1 miliardi di marzo a 48,7 miliardi in aprile, poi ai 14,9 miliardi in maggio.

Quando sono venute alla luce le cifre riguardanti la liquidazione di Bond americani da parte del Cremlino, il vice presidente della banca centrale Dimitri Tulin dice che per la Russial’oro offre una garanzia di protezione del 100% dai rischi legali e politici“.

Intanto il presidente russo Vladimir Putin , durante una conferenza stampa congiunta con con l’omologo finlandese, Sauli Niinisto,  ha definito le sanzioni Usa ai danni di Mosca “controproducenti e insensate”, dopo che qualche giorno fa Washington aveva avvertito che altri “dolori economici” sono in arrivo. “Le sanzioni sono iniziative controproducenti e insensate, specialmente contro un Paese come la Russia“, ha dichiarato il presidente della Federazione Russa.

Putin ha poi detto di ritenere che la Russia sia pronta anche a competere con altri fornitori di gas per il mercato europeo e si aspetta che questa competizione sia equa. “Siamo pronti a competere con tutti ma contiamo su una concorrenza leale nel quadro delle norme legali internazionali esistenti“, ha detto il leader russo, che ha proseguito: “Considerando le dimensioni delle forniture di gas russe verso l’Europa e la distanza tra le fonti del gas, tra i punti di produzione e i punti di consegna, la Russia è il fornitore migliore per l’economia europea“. La Russia, ha detto ancora Putin, è disposta a discutere misure per migliorare la sicurezza dei voli militari sul Mar Baltico con i paesi della Nato. “Siamo pronti a discuterne con i nostri partner della Nato, ma fino ad oggi questo ci è stato rifiutato. Penso – ha infine concluso il presidente russo – che questa sia una posizione non costruttiva e spero che cambi“.

RED 

 




E’ TUTTO PRONTO PER LA NASCITA DELLA BANCA DEI BRICS

480067926-brazils-president-dilma-rousseff-indian-gettyimagesSi stanno tenendo ad UFA (nella Regione Autonoma di un Bashkortostan letteralmente rimesso a nuovo, per l’occasione) i lavori dei vertici SCO (Organizzazione di Shangai per la Cooperazione) e BRICS con i quali alcuni paesi che rappresentano una parte molto consistente del pianeta (circa 3 miliardi di abitanti!) si sono dati appuntamento per discutere di delicati temi politici ed economici. Nove paesi accreditati, circa 10.000 fra delegazioni, giornalisti, volontari e rappresentanti del mondo imprenditoriale saranno presenti a questi incontri, cui colpevolmente e’ stato dato poco o nullo risalto dai principali organi di stampa di casa nostra. Le sessioni dei lavori saranno tradotte in russo, cinese, inglese e mongolo ed èIleader dei paesi aderenti al BRICS 2015 stato anche organizzato un ricco palinsesto di eventi culturali con cui si darà modo di far conoscere come in questa regioni convivano pacificamente oltre 100 etnie diverse.
I leader dei paesi adernti al BRICS al vertice di UFA in RussiaIn particolare, c’è grande attesa per il vertice fra Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica (che da soli rappresentano circa la metà del PIL mondiale!) con il quale formalmente nascerà un sistema bancario (la NDB, ovvero la Nuova Banca per lo Sviluppo) che si pone quale alternativa concreta e tangibile al FMI (Fondo Monetario Internazionale) ed alla sua fallimentare esperienza. A garantire solidità finanziaria al nuovo istituto sarà un fondo di riserva monetaria chiamato Accordo sui Chinese President Xi Jinping is welcomed by his Russian counterpart Vladimir Putin during BRICS 2015 in UFAFondi di Riserva (Contingent Reserve Arrangement, CRAE). Si tratta dunque dell’ennesima risposta a chi ancora crede che gli Stati Uniti possano risolvere i problemi del mondo, con la loro concezione del tutto particolare di “esportazione della democrazia”.
Un ulteriore tassello verso la costruzione di un mondo non più basato sulla visione unipolare di Washington, con la nascita di istituzioni Russia's President Vladimir Putin greets Indian Prime Minister Narendra Modi during a welcome ceremony in Ufa on July 9capestro come la Banca Mondiale e l’FMI che hanno creato solo grossi danni al sistema economico. E che assume un significato ancora più forte, all’indomani del referendum con cui la Grecia (invitata ufficialmente al vertice ed a cui è stato riservato un posto) con un secco NO, potrebbe aprire la strada al dissolvimento dell’Euro ed al totale stravolgimento degli equilibri geopolitici attualmente esistenti.
La notizia di questo evento, colpevolmente e volutamente ignorato dai mainstream di casa nostra che hanno perso l’ennesima occasione per fare un’informazione seria e corretta, è infatti proprio questa: l’assenza dell’Occidente, ancora legato a logiche stantie e superate. Ed incapace di capire cheIleader dei paesi aderenti al BRICS 2015 c’è un altro mondo, rappresentato da paesi come la Russia e la Cina, insieme a quelli che stanno prepotentemente emergendo come il Brasile, che sono pronti ad offrire una vera alternativa basata sullo sviluppo e la salvaguardia, al contempo, di valori sani e secolari, che qualche squallido ed ignobile personaggio vorrebbe far addirittura scomparire!
Una sfida ambiziosa, quella di un ordine mondiale del tutto diverso rispetto alla follia voluta dai soliti americani, che la Russia di Putin è però pronta a raccogliere. Così come testimoniano le dichiarazioni del ministro delle Finanze Sergei Storchak, rilasciate recentemente al vertice di San Pietroburgo, che ha annunciato la nascita del Consiglio Direttivo proprio nel corso degli incontri al vertice, di questi giorni.

Barbara Cassani

 




LA GRECIA SULLA LAMA DEL COLTELLO

Sono passati esattamente cinque anni da quando la Grecia ha aderito al meccanismo europeo di sostegno in stretta collaborazione con il Fondo Monetario Internazionale (FMI). In quel periodo di tempo gli altri fondamentali e Crisi in Greciacritici dati economici del Paese erano i seguenti: il PIL ammontava a 222,151 mld alla fine del 2010. Il debito pubblico era al 148,3% in rapporto al PIL. La disoccupazione si trovava al 12,5%. La percentuale di Greci che vivevano sotto la soglia della povertà (reddito inferiore al 60% del reddito nazionale intermedio disponibile) raggiungeva il 27,6%.
La politica di pura austerità applicata al Paese su ordine dei creditori internazionali durante tutti questi anni ha aggravato ulteriormente la realtà economica e sociale. Così, il PIL oggi è ridotto a 186,54 mld. Il debito pubblico è schizzato al 176% in rapporto al PIL. La disoccupazione ha raggiunto straordinariamente il 26%, colpendo principalmente i giovani, molti dei quali costituiscono brillanti risorse scientifiche, con la conseguenza di spingerli ad emigrare all’estero. Questa grave mancanza di talenti potrebbe aiutare il Paese in questo contesto critico. La percentuale di Greci che vivono sotto la soglia di povertà è 34,6% o 3.795.100 persone.
grecia_poverta_gettyIn base all’esposizione dei suddetti elementi si rende conto chiunque che il programma di consolidamento fiscale in un paese che si trovava già in recessione prima del 2010 ha fallito completamente e non sarebbe assolutamente razionale, economicamente e socialmente, continuarne l’applicazione. Tale politica fiscale di contrazione e le misure di austerità danno forma alla spirale particolarmente letale di debito-recessione-austerità, escludendo ogni prospettiva di sviluppo.
In tal modo, l’insistenza che si osserva nella ferma continuazione dell’applicazione del programma di estrema austerità da parte dei prestatori avrà veramente risultati tragici per il Paese. Condurrà alla totale catastrofe economica, la quale non potrà essere sanata per decenni, e certamente ad una crisi umanitaria di incredibili dimensioni per gli standard dell’Europa post-bellica. I cittadini senzatetto e immiseriti che già si vedono per le strade di Atene si moltiplicheranno rapidamente. I suicidi grecia-sanita-al-collasso-protestedovuti della disperazione e dello sconforto che causa l’impossibilità di sopravvivenza continueranno il loro percorso di aumento frenetico. Gli svenimenti dei bambini nelle scuole dovuti alla mancanza di nutrimento sufficiente diventeranno parte inseparabile della quotidianità.
La domanda, dunque, che si pone con decisione in questo periodo di tempo è che cosa deve succedere affinché la Grecia possa uscire dal tunnel scurissimo della profonda crisi economica e tornare sul viale luminoso dello sviluppo e del progresso. In primis, il debito che porta sulle sue spalle l’economia ellenica è enorme e difficile da sopportare e non traspare alcuna possibilità di una sua estinzione. Quindi deve essere cancellata la parte più grande del valore nominale del debito affinché il peso del debito del Paese venga limitato sotto al 100% e diventi sostenibile con una simultanea tecnica che non rechi danno agli altri popoli d’Europa. L’estinzione del restante debito dovrà essere collegata a «clausole di sviluppo», cosicché si serva dello sviluppo e non dell’eventuale surplus di bilancio.
Grecia, domani si svolgeranno le elezioni politicheSecondo, è richiesta la riorganizzazione produttiva del Paese con le seguenti leve principali: a) il bilanciamento delle transazioni correnti tramite il cambio della mescolanza dei prodotti realizzati nel Paese, rafforzando di conseguenza i margini dell’orientamento all’esportazione di molti settori dell’economia ellenica. b) l’industrializzazione con la messa in atto di una compiuta politica industriale di ampio respiro e lo sviluppo della ricerca locale e della produzione di un’ampia gamma di prodotti di alto valore aggiunto. Il settore della trasformazione è particolarmente decisivo in quanto è impossibile per un paese pensare di poter avanzare nella catena del valore nella divisione del lavoro mondiale senza creare la necessaria base manifatturiera che comprende innanzitutto la realizzazione di prodotti industriali finali. c) il conferimento di particolare importanza al turismo, per cui la Grecia ha a disposizione un forte vantaggio comparato, ma anche alla marina mercantile -la Grecia ha la più grande flotta mercantile al mondo- e ovviamente all’agricoltura per la copertura di beni sociali fondamentali e d) lo sfruttamento efficiente delle materie prime -come la bauxite da cui si produce l’alluminio- e di probabili grandi giacimenti di petrolio, tanto nel Mar Egeo quanto nel Mar Ionio. La crisi greca
Terzo, è necessaria l’edificazione di uno Stato moderno, efficiente e razionale che lavori con onestà e senza interporre innumerevoli ostacoli burocratici allo sviluppo dell’attività imprenditoriale e che combatta efficacemente l’Idra di Lerna della corruzione e dell’evasione fiscale, cosicché vengano rimosse le molteplici conseguenze negative a livello economico, sociale e politico che causa e che venga resa giustizia fiscale. Le conseguenze economiche hanno a che fare da un lato con i danni delle finanze dello Stato e dall’altro con gli effetti sfavorevoli nel settore pubblico dell’economia. Quando si consolida la percezione che solo con il guadagno illecito delle persone che ricoprono posti d’importanza nodale nell’amministrazione pubblica è possibile raggiungere il risultato perseguito, si scoraggiano gli investimenti, si altera la sana concorrenza e si condannano al declino le imprese che si rifiutano di partecipare a questo tipo di transazioni illegali e immorali. Le conseguenze sociali e politiche della corruzione sono, inoltre, eccezionalmente serie. La corruzione crea nei cittadini malcontento, delusione e un intenso sentimento di crollo dei valori. Si consolida la convinzione che niente funzioni correttamente e che il cittadino rispettoso della legge subisca un torto. Le istituzioni vengono sabotate e barcollano e infine si scredita lo stesso regime democratico agli occhi dei cittadini. Inoltre, l’istituzione immediata di un sistema fiscale equo Putin e Tsiprasche non incoraggi e non «giustifichi» l’evasione fiscale contribuirà decisamente allo sviluppo della coscienza fiscale dei contribuenti e quindi all’aumento significativo delle entrate statali.
Queste posizioni dovranno senza tardare oltre entrare in via di realizzazione cosicché la Grecia possa uscire dal coma della recessione ed essere guidata alla luce dell’ambìto sviluppo, lontano dalle applicate politiche di austerità selvagge e senza sbocco, che costituiscono la punta di diamante del capitalismo finanziario nel suo tentativo di estinzione del debito e di mantenimento del suo dominio in un’epoca di intensa e generalizzata crisi capitalistica.
I cittadini europei da parte loro dovranno mostrarsi solidali verso il dramma del popolo greco che è stato trasformato in tutti questi anni in un animale da laboratorio, visto che la parte decisamente maggiore del denaro che riceve in prestito il settore pubblico greco non finisce ai contribuenti greci, ma alle banche o per il pagamento di obblighi di prossima scadenza oppure per la ricapitalizzazione delle banche greche, il costo della quale pesa per grossa parte sui contribuenti.
Concludendo, la Grecia non sopporta di continuare con l’austerità, poiché è giunta ai suoi limiti più remoti, in quanto è crollato il tenore di vita ma anche la dignità del popolo greco e questo lo dovranno capire i creditori. Diversamente, l’ora dello scontro e della rottura non tarderà.

Isidoros Karderinis

Versione articolo in lingua russa

Isidoros Karderinis

Isidoros Karderinis è nato ad Atene nel 1967. È romanziere, poeta ed economista con studi post-laurea in economia turistica.I suoi articoli sono stati ripubblicati in giornali, reviste e siti in tutto il mondo. Le sue poesie sono state tradotte in francese. Ha pubblicato sette libri di poesia e due romanzi. Cinque di questi sono stati pubblicati negli USA e in Gran Bretagna.

E-mail: skarderinis@hotmail.gr