La Madonna Litta, capolavoro dell’Ermitage di San Pietroburgo, torna a Milano dopo trent’anni

Il Museo Poldi Pezzoli presenta dal 7 novembre 2019 Leonardo e la Madonna Litta, una mostra di grandissimo rilievo, in cui sarà esposto eccezionalmente a Milano, per la prima volta dopo quasi trent’anni, il celebre dipinto dell’Ermitage, fra i massimi capolavori del museo nazionale russo. 

L’esposizione viene organizzata grazie al sostegno di Fondazione Bracco, Main Partner, cui si affiancano Regione Lombardia e Comune di Milano. La mostra, a cura di Pietro C. Marani e Andrea Di Lorenzo, con progetto allestitivo di Migliore + Servetto Architects e progetto grafico di Salvatore Gregorietti, è stata inoltre inclusa fra le celebrazioni nazionali dei 500 anni dalla morte di Leonardo da Vinci promosse e sostenute dal MiBACT – Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo, in quelle promosse dal comitato territoriale di Milano e della Lombardia e nel palinsesto Milano Leonardo 500, promosso dal Comune di Milano | Cultura. 

Insieme alla Madonna Litta verrà presentato un nucleo selezionatissimo di opere – una ventina tra dipinti e disegni di raffinata qualità – provenienti dalle collezioni pubbliche e private di tutto il mondo, eseguiti da Leonardo e dai suoi allievi più vicini (da Giovanni Antonio Boltraffio a Marco d’Oggiono, dall’ancora misterioso Maestro della Pala Sforzesca a Francesco Napoletano) negli ultimi due decenni del Quattrocento, quando il maestro viveva ed era attivo a Milano, presso la corte di Ludovico il Moro. 

La Madonna Litta è strettamente legata alla città di Milano: eseguita nel capoluogo lombardo nel 1490 circa, mostra notevoli affinità stilistiche con la seconda versione della Vergine delle rocce conservata alla National Gallery di Londra. Nel Ducato milanese il dipinto oggi all’Ermitage conobbe una notevole fortuna, come dimostra il grande numero di copie e derivazioni eseguite da artisti lombardi che ci sono pervenute. Nell’Ottocento, inoltre, era l’opera più rinomata di una delle più importanti collezioni di opere d’arte milanesi, quella dei duchi Litta (da cui deriva il soprannome con cui è conosciuta in tutto il mondo) ed era conservata nel grande palazzo di Corso Magenta; l’Ermitage l’acquistò nel 1865 dal duca Antonio Litta Visconti Arese (1819-1866). 

Nella mostra la Madonna Litta sarà affiancata ad un altro capolavoro nato da una raffinata composizione di Leonardo, la Madonna con il Bambino del Museo Poldi Pezzoli: il dipinto, eseguito verso il 1485-1487 da Giovanni Antonio Boltraffio – il migliore fra gli allievi di Leonardo a Milano – con ogni probabilità sulla base di studi preparatori messi a punto dal maestro, è accostabile, dal punto di vista stilistico, alla prima versione della Vergine delle rocce del Louvre. Nella prima metà dell’Ottocento anche la Madonna con il Bambino apparteneva alla collezione dei duchi Litta (fu acquistata da Gian Giacomo Poldi Pezzoli nel 1864): sarà quindi un’importante occasione poter riunire nuovamente a Milano, dopo oltre un secolo e mezzo, questi due straordinari e affascinanti dipinti leonardeschi raffiguranti la Madonna con il Bambino. 

Nella mostra sarà presentato inoltre un altro quadro del Poldi Pezzoli che raffigura la Madonna allattante: riferito a un anonimo artista lombardo attivo nel primo decennio del Cinquecento, rappresenta una delle derivazioni dalla Madonna Litta più interessanti e di migliore qualità che ci siano pervenute. Saranno inoltre presenti altri dipinti raffiguranti la Madonna con il Bambino di Marco d’Oggiono, di Francesco Napoletano e del Maestro della Pala Sforzesca, che permetteranno di illustrare come Leonardo e i suoi più stretti seguaci (che spesso lavoravano sulla base di progetti e composizioni del maestro) abbiano affrontato dal punto di vista compositivo, in maniera sempre nuova e originale, questo diffusissimo soggetto. 

Fra i disegni in mostra un bellissimo studio riferibile con sicurezza alla mano di Leonardo, eseguito a punta metallica: custodito alla Biblioteca Ambrosiana, raffigura un profilo femminile e un occhio dalla palpebra nettamente delineata, che si confronta molto bene con gli occhi della Vergine nel dipinto dell’Ermitage. Inoltre alcuni splendidi studi di Boltraffio che si legano alla testa del Bambino e ai panneggi della Madonna Litta e della Madonna con il Bambino del Poldi Pezzoli (conservati rispettivamente a Parigi, Fondation Custodia, Collection Frits Lugt; a Berlino, Staatliche Museen, Kupferstichkabinett; a Oxford, Christ Church College). 

Le indagini scientifiche Grazie al sostegno di Fondazione Bracco, da sempre impegnata nella valorizzazione del rapporto tra scienza e arte, è stata anche eseguita un’articolata campagna di analisi diagnostiche su alcune opere presenti in mostra, coordinata dall’Istituto di Bioimmagini e Fisiologia Molecolare del CNR in collaborazione con l’Università di Milano e l’Università di Milano-Bicocca. Le analisi (radiografie, riflettografie ai raggi infrarossi, UV, infrarosso in falso colore…), eseguite secondo un protocollo comune, hanno dato vita a interessanti e costruttivi confronti; hanno infatti permesso di evidenziare i diversi modi di realizzare i disegni preparatori e i dipinti da parte degli artisti che operavano nella bottega di Leonardo, a stretto contatto fra loro, in un arco cronologico ristretto: dal 1482 al 1499, gli anni della presenza di Leonardo a Milano. 

Come nasce un’attribuzione La straordinaria occasione offerta dalla presenza della Madonna Litta a Milano, accanto e a diretto confronto con altre opere eseguite dagli allievi di Leonardo negli stessi anni, consentirà di illustrare al pubblico di ogni età, in modo estremamente semplice e didattico, come nasce e come si modifica nel tempo l’attribuzione di un’opera d’arte. Verrà spiegato ai visitatori della mostra in che modo l’esame dei documenti di archivio, delle informazioni sulla provenienza collezionistica e sulla fortuna critica, delle analisi diagnostiche e infine lo studio degli elementi “formali” e stilistici – attività specifica del conoscitore storico dell’arte, che si occupa in particolare di formulare le attribuzioni delle opere d’arte – abbiano consentito agli studiosi di avanzare ipotesi spesso divergenti sulla paternità di queste opere, utilizzando, per dimostrare le loro proposte, vari elementi – che oggi si sono arricchiti di nuovi strumenti scientifici – che verranno presentati nella mostra accanto agli stessi dipinti. 

I dati acquisiti dalle analisi scientifiche condotte sulle opere saranno presenti in mostra grazie ad un apparato multimediale di supporto, nonché pubblicati e consultabili, con libero accesso da parte di tutti gli utenti, anche sul sito internet del Museo Poldi Pezzoli e di Fondazione Bracco. Sarà inoltre organizzata una giornata di studi, aperta a tutto il pubblico interessato, con interventi dei maggiori specialisti degli argomenti affrontati nella mostra. 

Per tutta la durata dell’esposizione saranno inoltre organizzate diverse attività didattiche collaterali: visite guidate su prenotazione per il pubblico e le famiglie, itinerari didattici per le scuole e per i bambini, un ciclo di conferenze sui temi della mostra affidate a specialisti degli argomenti affrontati e aperte a tutte le categorie di pubblico e un ciclo di laboratori dedicati al disegno e alle arti decorative, in collaborazione con Fondazione Cologni dei Mestieri d’Arte. 

Le attività organizzate per la mostra faranno parte della rete milanese dedicata al genio di Leonardo predisposta dal Comune di Milano per suggerire ai visitatori itinerari e collegamenti con tutte le istituzioni milanesi coinvolte nelle celebrazioni leonardesche. 

Sono aperte le prenotazioni alle visite guidate.

Informazioni e prenotazioni: servizieducativi@museopoldipezzoli.it

RED





 




Lo Schiaccianoci sulle punte e sui pattini e Cenerentola (da sola)

È Lo Schiaccianoci italiano più bello, uno dei più interessanti della storia della danza, senz’altro uno dei più incantevoli: sulle familiari note di Čajkovskij e con le variopinte scene e i costumi di schiaccianoci_riccardoEmanuele Luzzati, Daniele Cipriani ripropone Lo Schiaccianoci di Amedeo Amodio al Teatro Arcimboldi di Milano, dal 2 a 4 dicembre.

La ripresa dello spettacolo coincide con il 10° anniversario della scomparsa di Emanuele Luzzati, che ha fatto risplendere le scene italiane e mondiali con i colori della sua tavolozza e l’arcobaleno della sua fantasia, nonché con il 200° anniversario della pubblicazione della novella di E.T.A. Hoffmann – Schiaccianoci e il Re dei Topi – da cui deriva la trama del balletto. La maggior parte delle edizioni dello Schiaccianoci – a partire dalla prima versione del coreografo Marius Petipa (San Pietroburgo, 1892) – si rifanno all’adattamento della novella hoffmanniana da parte di Alexandre Dumas, il quale vi introdusse quantità industriali di zucchero filato e di luci scintillanti e persino cambiò il nome della piccola protagonista: da Marie a (non a caso) Clara. La storia originale, invece, predilige le ombre e le tinte forti, spesso assenti dalle altre versioni del balletto kageyamae sottolinea il confine labile che esiste tra immaginazione e realtà.

In questa versione, creata da Amodio nel 1989 per Elisabetta Terabust e Vladimir Derevianko, durante gli anni d’oro di ATER Balletto di cui egli era all’epoca direttore, lo Schiaccianoci del titolo non è il prodotto di un sortilegio, bensì della fantasia di una bambina, la quale (come tutti i bimbi) gioca e parla coi suoi giocattoli, facendoli vivere nel mondo magico della sua immaginazione, dove uno schiaccianoci  può benissimo essere un principe, un’ombra sulla parete può diventare un drago; un mondo in cui desiderio e paura, sogno e incubo si sovrappongono in continuazione. Una rivisitazione in chiave psicologica del balletto normalmente popolato da fate, che lascia tuttavia intatto l’elemento fiabesco, poiché nulla vi è di più magico della fantasia infantile.lo-schiaccianoci-on-ice-mi-4

Quello di Amodio/Luzzati allora è uno Schiaccianoci che si rivolge a grandi e piccini e s’inserisce nell’ambito dell’impegno personale di Daniele Cipriani a recuperare il repertorio italiano del balletto della seconda metà del Novecento. Questa produzione ne è una colonna portante, esempio delle vette artistiche toccate quando alla robustezza del pensiero tedesco e all’anima russa che impregna la partitura si uniscono anche l’estro e la fantasia italiani: la coreografia di Amedeo Amodio, le scene e costumi di Emanuele Luzzati, le “ombre” ideate dal Teatro Gioco Vita e qui realizzate della Compagnia teatrale Asina sull’Isola, gli inserimenti musicali di Giuseppe Calì – volti a dare risalto all’odore sulfureo che, ogni tanto, s’insinua tra le note di Čajkovskij.

eventi-culturali-a-milano-1Un cast di prim’ordine è chiamato a partecipare a una messa in scena così importante: la prima ballerina del New York City Ballet, Ashley Bouder si alternerà con Rebecca Bianchi del Teatro dell’Opera di Roma e saranno affiancate, rispettivamente, da Alessandro Macario (Teatro San Carlo di Napoli) e Alessio Rezza (Teatro dell’Opera di Roma); insieme a loro il corpo di ballo e i solisti della Daniele Cipriani Entertainment. Una produzione imponente che vede in scena ben 40 artisti (37 ballerini, 2 artisti di teatro delle ombre e un trampoliere); dietro le quinte vi lavorano una quindicina di persone, tra maîtres, staff tecnico, sarte, ecc. Uno spiegamento di talenti che fa di questo Schiaccianoci è uno degli eventi principali della stagione.

Come sottolinea Cipriani: “Sono felice quando i sogni diventano realtà. Non sopportavo l’idea che un allestimento importante come Lo Schiaccianoci di Amedeo Amodio/Emanuele Luzzati, fosse da anni nei depositi di Aterballetto, destinato a perdersi: ho avuto il coraggio di acquistarlo e farlo rivivere, insieme ad altri allestimenti importanti tra cui la Coppélia di Amodio/Luzzati /Spinatelli. Sono lavori che fanno parte della storia del balletto italiano”.cenerentola-a-milano

Ma il dicembre della danza non finisce qui. Dal 13 al 22 dicembre al Piccolo Teatro Strehler i milanesi vedranno un grande balletto classico dal taglio fiabesco che mantiene intatta la magia e l’incanto del racconto di Perrault: è la Cenerentola di Frédéric Olivieri sulle musiche di Sergej Prokof’ev, coreografia creata dal direttore della Scuola di Ballo Accademia Teatro alla Scala per i suoi giovani allievi.

lo-schiaccianoci-on-ice-mi«Un balletto dalla forte connotazione romantica e fiabesca che ben si addice alla giovane età degli interpreti, alcuni dei quali neppure adolescenti», così Frédéric Olivieri, direttore della Scuola e autore della coreografia, definisce Cenerentola, un balletto realizzato, su commissione della Fondazione Bracco, per i suoi giovani allievi sulle musiche di Sergej Prokof’ev. Appassionato di fiabe quanto Čajkovskij, il compositore creò una musica di ritrovata classicità (con variazioni, adagi e pas de deux) perfetta per la  trasposizione in danza di una delle favole più conosciute e amate. Il carattere di ciascun personaggio è tratteggiato attraverso temi musicali che seguono le vicende narrate nella storia: così Cenerentola è caratterizzata da tre diversi temi, il primo che sottolinea il senso di oppressione e solitudine, il secondo la speranza in un futuro più roseo e il terzo l’innamoramento e la gioia della serenità raggiunta. La versione creata da Olivieri valorizza il talento dei suoi giovani danzatori dando corpo ed emozioni a personaggi da fiaba che diventano persone vive, piene di sentimenti e ribellioni, e a una fanciulla romantica, sognatrice e innamorata proprio come le ragazze di oggi.lo-schiaccianoci-on-ice-mi-2

Dopo le feste, invece, sarà la volta de Lo schiacchianoci on Ice, che trasformerà il teatro degli Arcimboldi in una pista di pattinaggio sul ghiaccio. L’anteprima dello spettacolo, il 17 gennaio (che poi continua 18-19 gennaio), è a favore di Progetto Arca, che ha preso accordi con la compagnia e il teatro per devolvere tutto il ricavato della serata a sostegno delle famiglie con minori di cui la onlus si occupa quotidianamente.

The Imperial Ice Stars tornano in Italia dopo il successo al Teatro degli Arcimboldi de “Il Lago dei Cigni On Ice” e “La Bella Addormentata on Ice”.  La particolarità degli spettacoli di The Imperial Ice Stars è quella di aver coniugato le più amate partiture classiche con coreografie mozzafiato e narrazioni romantiche, creando così un mix di adrenalinica danza su ghiaccio e interpretazione drammatica.

tony-mercer-imperial-ice-stars-nutcracker-on-iceIl noto direttore artistico Tony Mercer, universalmente riconosciuto come il principale creatore al mondo di questo genere di spettacoli, ha collaborato con l’allenatrice del team olimpico russo Tatiana Tarasova per portare la danza contemporanea su ghiaccio a un nuovo livello inserendo elementi tecnici e acrobatici mai visti, alcuni dei quali non sono mai stati classificati. La compagnia è formata 24 pattinatori tutti campioni, alcuni olimpici e mondiali, che si sono conquistati una fama internazionale per le proprie abilità artistiche, fisiche e tecniche.

Evgeny Utkin